CARTA DEL PERCORSO 1, 2


Alpe Visogno

Quest’articolo vuol essere un contributo che arricchisce quanto già riportato nel felice volumetto “Sui Sentieri della Guerra Partigiana in Valsassina – Il percorso della 55° Brigata F.lli Rosselli”, recentemente edito a cura di G. Fontana, E. Pirovano e M. Ripamonti, per iniziativa dell’A.N.P.I. di Lecco. Vi si racconta l’epopea del ripiegamento della brigata, nel novembre 1944, per sfuggire al rastrellamento nazi-fascista, dalla Valsassina alla Val Bregaglia (Svizzera), passando per la Val Gerola, la Costiera dei Cech, la Valle dei Ratti e la Val Codera.
Il volumetto non si limita a raccontare vicende e vicissitudini della travagliata marcia, ma propone anche un’escursione in sei giorni che ne ricalca le orme, da Introbio a Bondo. La seconda tappa ipotizza una traversata da Poira di
Civo (Costiera dei Cech) al bivacco Primalpia, nel cuore della Valle di Ratti, passando per il passo di Malvedello, un’esile striscia di pascolo che interrompe il frastagliano crinale roccioso sulla verticale del bivacco Bottani-Cornaggia. Un passaggio piuttosto difficile, forse effettivamente praticato da alcuni elementi della brigata. Qui si propone un’escursione in due giorni che prevede due direttrici alternative, l’una (quella bassa per il passo del Culmine o forse per quello della Piana) sicuramente seguita dalla maggior parte dei partigiani, l’altra (quella alta, per il passo di Visogno) probabilmente utilizzata da elementi che scelsero il passaggio più diretto e sicuro alla Valle dei Ratti. In entrambi i casi, dobbiamo dedicare la prima giornata a portarci in quota, ricalcando, comunque, le orme della 55sima che, valicato il fiume Adda in punti diversi, si ricompone a Poira di Civo e prosegue compatta alla volta dell’alpe Visogno.
È bene premettere, al racconto dell’escursione, una sintetica scheda storica. Nell’ottobre del 1944 le forze nazifasciste organizzano un rastrellamento in grande stile che interessa la Valsassina. Gli elementi della brigata partigiana 55sima Rosselli, per sfuggire all’accerchiamento, decidono di ripiegare in Svizzera, lasciando solo alcune unità sul territorio della valle orobica, nell’intento di non perdere il contatto con la popolazione locale. Il grosso della brigata sale, quindi, in Val Troggia e, valicata la bocchetta di Trona ("buchéta de Truna"), si affaccia sulla Val Gerola, di cui attraversa l’intero fianco occidentale, passando per gli alpeggi di alta quota, al fine di evitare il presidio di SS italiane che staziona a Pedesina.


I Tre Cornini

Dalla Corte scende, quindi sul fondovalle, varcando, in punti diversi, con il favore delle tenebre, il fiume Adda. È il 3 novembre. Gran parte degli elementi, risalito il versante orientale della Costiera dei Cech, si ritrovano alla piana di Poira, sopra Civo, già sede, per alcuni mesi, del comando della 40sima Matteotti. Il racconto dei testimoni diventa, da qui, meno chiaro. Vengono scelte diverse direttrici per passare in Val dei Ratti. La direttrice bassa, più agevole ma pericolosa, comporta la traversata verso il limite occidentale della Costiera (con tappa all’Oratorio dei Sette Fratelli, allora ricovero provvisorio di elementi partigiani, e probabilmente anche alla Baracca dei Partigiani sopra i prati della Brusada, altro ricovero d’emergenza) ed il passaggio in Val dei Ratti per l’agevole passo del Culmine o per il più impegnativo ma sicuro passo della Piana (il primo ad ovest, il secondo ad est del monte Brusada).
La direttrice più alta, invece, passa per l’alpe Visogno, a monte di Poira e per un passo a nord dell’alpe: forse il malagevole passo di Malvedello (m. 2630), appena ad est della cima omonima, esigua striscia erbosa sul crinale, assai insidiosa con neve o ghiaccio; forse anche il passo di Visogno, ad est del primo, più agevole ed ampia depressione sul medesimo crinale. Entrambe le direttrici portano fuori dalla Costiera dei Cech e si affacciano alle montagne della Valchiavenna, congiungendosi all’alpe Codogno nella valle omonima, prima laterale importante di sud-est della Val dei Ratti.
Scese all’alpe di Lavazzo, a valle dell’alpe Codogno, le colonne procedono, anche qui in ordine sparso, verso Frasnedo, centro principale della Val dei Ratti, sul versante opposto rispetto alla Val Codogno. La Val dei Ratti, una delle più belle e meno conosciute della Val Chiavenna, non offre alcun accesso diretto al territorio svizzero: si deve, quindi, di passare in Val Codera. La traversata Val dei Ratti-Val Codera avviene sfruttando il
Tracciolino, 12 km di ferrovia a scartamento ridotto, in gran parte intagliata nella viva roccia di un versante montuoso orrido e selvaggio, alla quota costante di 910 metri, per unire gli sbarramenti idroelettrici di Moledana e Saline (a monte di Codera). Si procede di notte, in condizioni meteorologiche avverse: l’insidia del sentiero, esposto su versanti dirupati, tradisce alcuni elementi, i cui corpi verranno ritrovati nella primavera successiva. Fra il 28 ed il 29 novembre, infine, Codera, centro della valle omonima, è raggiunta. Resta, però, l’ultima e più drammatica parte della traversata, la salita alla bocchetta della Teggiola, sulla testata della valle, e la discesa, ripida ed insidiosissima, sull’opposto versante della Val Bregaglia, che si conclude a Bondo, in Svizzera, nella giornata del primo dicembre.
Noi, però, ci premureremo di ripercorrere una parte della traversata in una stagione decisamente più clemente: in estate, forse, o anche nella prima parte dell’autunno, prima che nevichi.


Passo di Visogno

POIRA - BIVACCO BOTTANI-CORNAGGIA - BIVACCO PRIMALPIA - FRASNEDO - CODERA

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Poira-Bivacco Bottani Cornaggia-Passo di Visogno-Bivacco Primalpia-Frasnedo-Tracciolino-Codera
12 h
1550
EE
SINTESI. Alla prima rotonda all'ingresso di Morbegno (per chi proviene da Milano) prendiamo a sinistra, superando un cavalcavia ed una rotonda e raggiungendo il ponte sull'Adda, oltre il quale prendiamo a destra e, dopo breve salita, ci immettiamo nella strada provinciale che sale a Dazio, procedendo a sinistra. Dopo un tornante dx, un lungo traverso ci porta a Dazio. Qui seguiamo la strada che volge a sinistra e sale a Serone, dove, presso la chiesa, prendiamo a destra (indicazioni per Naguarido e Caspano), salendo su una strada che passa per Naguarido e Chempo. Prestiamo attenzione alla deviazione a sinistra per Roncaglia e Poira, e la imbocchiamo. Oltrepassata Roncaglia, siamo alla conca di Poira e ci portiamo al termine della strada, dove parcheggiamo presso la chiesetta di S. Margherita (m. 1077). Ci incamminiamo tornando sulla strada per pochi metri e prendendo a destra (segnalazione del sentiero per i Tre Cornini ed il bivacco Bottani Cornaggia), seguendo una stradina che ci porta nella pineta, dove diventa largo sentiero che sale per un buon tratto diritto, per poi svoltare a destra ed inanellare una lunga serie di tornantini verso nord-est. Intercettata una pista tagliafuoco, riprende sul lato opposto, proponendo nuovi tornanti, fino al punto segnalato in cui volge a sinistra ed effettua un traverso verso ovest-sud-ovest, al termine del quale volge a destra e si porta al limite sud-occidentale dei prati del Pra' Sücc' (m. 1647). Il sentiero riprende alle spalle della baita più vicina e sale alle baite della parte alta dei prati. Qui, ignorata una deviazione a sinistra, proseguiamo (segnalazione) sul sentiero dei Tre Cornini, salendo verso destra (nord). Superato un piccolo corso d'acqua, il sentiero porta ad un ripiano-radura, oltre il quale sale ad un'ampia conca di sfasciumi, che viene tagliata verso sinistra. Con diversi tornantini saliamo sul dorso di un dosso che ci introduce all'alpe Visogno (m. 2003). Passiamo a sinistra del baitone dell'alpe e tagliamo l'ampio pianoro, scovando sul lato opposto la ripartenza del sentiero che sale verso sinistra il ripido versante, portandoci ad un bivio: mentre il ramo di destra si porta al crinale dei Tre Cornini, quello di destra prosegue salendo al bivacco Bottani-Cornaggia. Prendiamo dunque a destra e, dopo pochi tornanti, siamo ai piedi del bivacco Bottani-Cornaggia (m. 2327). Saliamo dal rifugio verso nord (segnavia), fino al vicino passo di Visogno (m. 2522), che si affaccia su un vallone laterale della Val dei Ratti. Scendiamo verso nord, piegando gradualmente a sinistra, fra grandi blocchi (attenzione ai segnavia). Procedendo ad ovest usciamo dal vallone e ci affacciamo all'ampio anfiteatro dell'alpe Primalpia. Al rudere di baita di quota 2007 pieghiamo a destra (nord) e scendiamo fra facili pascoli al già ben visibile bivacco Primalpia (m. 1980). Da qui proseguiamo nella discesa ignorando le indicazioni del sentiero Walter Bonatti e prendendo a sud-ovest. Seguendo i segnavia raggiungiamo il limite dell'alpe e scendiamo nella pecceta verso ovest. Attraversato un torrentello, ci portiamo al fondovalle della Val dei Ratti. Un ponte ci porta al versante opposto (settentrionale) della valle, dove intercettiamo il sentiero per il rifugio Volta. Seguendolo verso sinistra, scendiamo ai prati di Tabiate (m. 1253) e Corveggia. Qui ignoriamo la traccia che scende verso sinistra e stiamo a destra, proseguendo nella discesa che ci porta a Frasnedo (m. 1287), dove troviamo l'omonimo rifugio. Proseguiamo nella discesa sul sentiero che porta a Varceia e, a quota 900, intercettiamo il Tracciolino. Lo seguiamo verso destra ed iniziamo la lunga traversata in piano sul tracciato della ferrovia a scartamento ridotto. Il Tracciolino passa a monte di San Giorgio, poi supera il solco del vallone di Revelaso. Ignorate le deviazioni per Cola (destra) e San Giorgio (sinistra), superiamo anche il solco della Val Grande e prestiamo attenzione a sinistra, lasciando il Tracciolino per seguire il sentierino che scende a Cii ed al ponte sulla bassa Val Ladrogno. Procedendo diritti ci portiamo ad un secondo ponte, sul torrente Codera e, dopo breve salita, siamo alle baite di Codera (m. 825).


Apri qui una fotomappa della Costiera dei Cech

Raggiungiamo, dunque, la splendida conca di Poira utilizzando i mezzi pubblici da Morbegno, oppure, se disponiamo di automobili, lasciando la ss. 38, sulla sinistra, all’ingresso di Morbegno (per chi proviene da Milano), seguendo le indicazioni per la Costiera dei Cech. Raggiunto il ponte sul fiume Adda, prendiamo a destra e saliamo fino alla conca di Dazio. Continuando la salita (indicazioni per Caspano e Poira), deviamo a sinistra quando troviamo le indicazioni per Roncaglia e Poira. Seguendo la strada fino alla sua conclusione, possiamo parcheggiare nell’ampio piazzale che sta di fronte ala chiesette di Poira (m. 1077).
Qui inizia il cammino: seguiamo le indicazioni relative al Sentiero dei Tre Cornini, identificato dal numero 23. Il punto di partenza è indicato da due cartelli, sulla sinistra, della Comunità Montana Valtellina di Morbegno, che indicano il Pre Soccio (italianizzazione del Pre Sücc) ed il bivacco Bottani Cornaggia (attenzione a non imboccare, invece, la pista sulla destra Sentiero n. 23, per l'alpeggio dei Pesc, la Croce di Roncaglia e l'alta Val Toate). Iniziamo, così, a percorrere per un breve tratto una pista fra alcune case di villeggiatura, e troviamo, alla nostra sinistra, anche il vecchio cartello del Sentiero dei Tre Cornini, che dà il Pra’ Succ ad un’ora, il bivacco Bottani Cornaggia a 3 ore, la croce GAM ed il passo di Vesogno (o Visogno) a 4 ore. Poco più avanti alcuni cartelli della Comunità Montana Valtellina di Morbegno indicano il Pre Soccio, il bivacco Bottani Cornaggia, l’Oratorio dei Sette Fratelli ed i Tre Cornini. Nel primo tratto il sentiero, largo, come una mulattiera, procede quasi diritto, in direzione del monte, ma con pendenza mite.

Poi, ad un cartello che ci ricorda come la pulizia del sentiero sia nelle nostre mani, piega a sinistra e, con traccia più stretta, ma sempre molto bella e riposante (il fondo è davvero buono), risale, con molti tornanti, il versante boscoso sul lato occidentale del vallone che si apre, più in basso, fra Poira e Roncaglia di Sopra. I segnavia rosso-bianco-rossi sono pochi, ma non c’è pericolo di perdersi. A quota 1450 circa il sentiero è interrotto, per pochi metri, dal una nuova pista tagliafuoco. Scavalcata la pista, riprendiamo la salita, sempre all’ombra di un bel bosco, fra betulle e pini. Ignorata una deviazione a destra (cartello “Sentiero per acqua”), prendiamo a sinistra ed affrontiamo un lungo tratto all’aperto, in direzione ovest.
Proseguiamo sul nostro sentiero fino ad una svolta a destra: due rapidi tornantini ci portano sul limite inferiore di sinistra (ovest) dell’alpe Pre Sücc (o Pre Soccio, cioè Prato Asciutto, m. 1650). Senza attraversare la valletta che precede le baite più basse, saliamo, su traccia di sentiero, diritti verso le baite più alte, sulla sinistra del prati. Nella parte alta dei prati troviamo la traccia di sentiero, che prende a destra, e poi svolta a sinistra, portandoci ad un vecchio cartello della Comunità Montana Valtellina di Morbegno che dà i Tre Cornini ad un’ora di cammino ed il bivacco Bottani Cornaggia ad un’ora e tre quarti. Superata, quindi, l’ultima e più alta baita (m. 1727), incontriamo, ad un bivio, i nuovi cartelli della Comunità Montana e prendiamo a destra (indicazione per i Tre Cornini ed il bivacco Bottani Cornaggia). Il sentiero prosegue, dunque, verso nord-nord-est, superando anche un modesto corso d’acqua. Lo scenario è, qui, piuttosto mesto: attraversiamo una sorta di cimitero di alberi, quel che resta dopo un incendio che ha sfregiato una pineta che doveva essere davvero molto bella. Oltrepassato il corso d’acqua, prestiamo un po’ di attenzione, perché il sentiero principale prosegue sulla nostra sinistra, mentre a destra è raggiunto da una traccia secondaria (che rischiamo di scambiare per quella principale). Dopo qualche tornante fra scheletri d’albero ed alberi ancora vivi e…vegeti, approdiamo, infine, ad una splendida radura, a 1850 metri di quota. Proseguiamo, verso destra (indicazione su un masso), entrando in una piccola selva che ci permette di aggirare, da destra, appunto, una faticosa fascia di massi. Il sentiero piega, quindi, a sinistra, esce dalla selva e taglia in diagonale, verso sinistra, massi e pascoli. Ci troviamo nel cuore di un ampio vallone che scende dal ramo orientale dell’alpe Visogno. Il sentiero, con qualche tornante, guadagna quota risalendo il fianco sinistro di questo vallone; seguendolo, tagliamo un ampio dosso, finché, improvviso ed emozionante, si apre di fronte ai nostri occhio lo splendido scenario dell’alpe Visogno, delimitato, a sinistra, dal lungo crinale sul cui limite inferiore sono riconoscibili i suoi guardiani di granito, i Tre Cornini.


Panorama dalla baracca dei Partigiani

In alto, a nord, quasi sulla verticale del baitone dell’alpe, la cima di Malvedello, elevazione poco pronunciata sulla severa e gotica costiera di granito che separa la Costiera dei Cech dalla Valle dei Ratti. Guardando, invece, a destra, cioè a nord-est, distinguiamo, su una elevazione della costiera che separa l’alpe Visogno dalla Val Toate, la Croce di Roncaglia, o Ledino (m. 2093). Se, infine, guardiamo alle nostre spalle, a sud, ottimo è lo scenario orobico, che propone, in primo piano, le Valli del Bitto di Albaredo e di Gerola.


Apri qui una fotomappa degli alti bacini di Visogno e Toate

L'alpe Visogno è costituita da un ampio pianoro, sorvegliato da due baite, a quota 2003. Prima di raggiungere queste baite, incontriamo un cartello che dà il bivacco Bottani-Cornaggia ad un’ora ed il rifugio Volta a 5 ore. Nei suoi pressi, una targa dell’ A.N.P.I. di Lecco ricorda che la 55sima Rosselli è passata di qui. E qui si è divisa: il gruppo principale ha optato per una traversata verso ovest, ma diversi elementi hanno preferito un passaggio diretto sulla verticale dell’alpe. Vedremo, nella seconda giornata, i due itinerari alternativi. Per ora vediamo di raggiungere il punto di appoggio per il pernottamento, il bivacco Bottani-Cornaggia, del G.A.M. di Morbegno, posto a 2327 metri di quota e dedicato alla memoria degli alpinisti Nino Bottani e Siro Cornaggia. Il bivacco dovrebbe essere sempre aperto, ma, per sicurezza, è bene assumere informazioni ed eventualmente chiedere le chiavi ad Oscar Scheffer del G.A.M. di Morbegno (tel.: 0342 611022), oppure agli alberghi Scaloni o Ville di Poira, a Poira di Civo, o, infine, ad Anselmo Tarca, all’alpe Visogno o al Pre’ Soccio. La salita dall’alpe al bivacco non è difficile. Attraversiamo, dunque, la piana, in diagonale, verso il limite sinistro, ritrovando, infine, il sentiero che, inizialmente, sale verso sinistra, poi piega a destra (ignoriamo la traccia che punta a sinistra, in direzione del cinale che scende ai Tre Cornini), effettuando una lunga diagonale che ci porta allo speroncino di roccia su cui è posto il bivacco Bottani-Cornaggia. Qui terminano le fatiche della prima giornata, che richiede, complessivamente, circa 3 ore e mezza di cammino, necessarie per superare un dislivello approssimativo di 1250 metri, in uno scenario di grande bellezza e suggestione, anche alcuni rovinosi incendi nel secondo dopoguerra ne hanno intaccato le splendide pinete.  
Ecco il racconto della seconda giornata, con le due direttrici possibili. Quella alta, innanzitutto, più agevole (nella stagione estiva, ma non ad autunno inoltrato!). Sul crinale a monte dell’alpe Visogno, verso destra, si trova un’ampia ed invitante depressione, il passo di Visogno. Difficile pensare che non sia stata notata dai partigiani che optarono per la traversata alta, più difficile ma anche più sicura. Oggi il percorso è segnalato da segnavia rosso-bianco-rossi e bianco-rossi e parte nei pressi del bivacco, alle sue spalle. Su un grande masso, salendo, scorgiamo l'indicazione dei rifugi Volta ed Omio, che si giustifica tenendo presente che dal passo di Visogno si scende in alta Valle dei Ratti e quindi ci si può portare al rifugio Volta, dal quale, poi, la traversata può proseguire fino al
rifugio Omio (per la via più diretta del passo della Vedretta o per quella indiretta del passo di Primalpia e del passo del Calvo). L’itinerario di salita al passo punta a nord-est, districandosi fra gli ultimi magri pascoli ed una fascia di massi che occupa il piede della depressione del passo (depressione che non è visibile dal bivacco, ma che cominciamo a vedere salendo).


Panorama dai Prati della Brusada

Raggiunto, senza difficoltà, il passo (m. 2574), si apre lo stupendo scenario della testata della Valle dei Ratti, che propone, da sinistra, l’affilato profilo del sasso Manduino (m. 2888), la cima quotata m. 2846, la punta Magnaghi (m. 2871), le cime di Gaiazzo (m. 2920 e 2895), il pizzo Ligoncio, la maggiore elevazione di questa testata, con i suoi 3038 metri, i pizzi delle Vedretta (m. 2925) e Ratti (m. 2907) ed, infine, il monte Spluga o cima del Calvo (m. 2967), che, da qui, sembra la cima più alta. Valicato il passo, entriamo in terra di Valchiavenna ed iniziamo la discesa, sempre guidati dai segnavia, ai più alti pascoli dell'alpe Primalpia. La prima parte della discesa, con direttrice ovest-nord-ovest, avviene in un ampio vallone, fra sfasciumi; poi, raggiunta la parte alta dei pascoli dell’alpe, si piega leggermente a destra (nord-nord-ovest), descrivendo una diagonale che porta al ben visibile (colorato in bianco-rosso) e simpatico bivacco Primalpia (m. 1980), sempre aperto: volendo, possiamo pernottare qui.


Passo della Piana

Se, invece, vogliamo continuare nella traversata, dobbiamo proseguire nella discesa, dal bivacco, prendendo però, ora, a sinistra. Guidati dai segnavia, troviamo il marcato sentiero che scende, in direzione ovest, al limite del bosco (nel primo tratto si tratta di una debole traccia, poi si fa più marcato) e, dopo un tornante a destra, porta all’alpe di Primalpia bassa (m. 1678), Riprende, quindi, sul limite inferiore dei prati di quest’alpe, rientrando nel bosco e scendendo, con alcuni tornanti, al fondovalle (m. 1430), dove, sul limite inferiore di un ripido prato con qualche baita, troviamo il ponticello che scavalca il torrente della Val dei Ratti. Una breve risalita sul versante opposto ci porta ad intercettare il sentiero che da Frasnedo sale al rifugio Volta. Seguendolo verso sinistra passiamo per Tabiate (m. 1379) e raggiungiamo un trivio, dove è posta anche una targa dell’ANPI che ricorda la traversata della 55sima Rosselli.
Ci raggiunge qui, da sinistra, il sentiero A1, che scende da Lavazzo e dalla Nave (lo descriveremo, sotto, raccontando la variante bassa della traversata). Noi proseguiamo seguendo le indicazioni per Frasnedo e raggiungendo il maggengo di Corveggia (m. 1221), che propone un ottimo colpo d’occhio sull’alto Lario. Seguiamo, quindi, la traccia di destra e, attraversato un torrentello, incontriamo un tratturo che, con un ultimo tratto in salita, ci porta al limite orientale del grazioso paese di Frasnedo (m. 1287), che si anima, d’estate, per la presenza di villeggianti che godono della pace concessa dall’assenza di carrozzabili che salgano da Verceia (al paese si sale solo con un’ora e mezzo-due di cammino). È qui il cuore della Valle dei Ratti, che deve il suo nome non ai noti roditori, ma alla meno nota famiglia della nobiltà comasca che ne possedeva, un tempo, gran parte degli alpeggi.
Imboccata, quindi, la mulattiera per Verceia, proseguiamo la discesa passando appena a valle del nucleo di baite di Càsten, simpaticamente definita, su un cartello, frazione d’Europa (qui l’ANPI ha collocato anche una targa che ricorda la traversata della 55sima Rosselli), ed intercettando i binari del Tracciolino, a quota 910 metri.
Qui giunge anche la direttrice bassa, che ora illustriamo, partendo di nuovo dall'alpe Visogno.
La maggior parte degli elementi della 55sima optò per una traversata che dai Tre Cornini (tre grandi conglomerati di massi erratici che spiccano sul crinale occidentale dell’alpe Visogno, a m. 2021) conduce all’Oratorio dei Sette Fratelli (base partigiana) e prosegue in direzione dei passi più occidentali per la Valle dei Ratti (il passo del Culmine, forse, il più agevole, ma forse anche quello più impegnativo ma sicuro della Piana).


Codogno

Se abbiamo una buona esperienza escursionistica, possiamo ripercorrere la traversata, che avviene in buona parte su traccia di sentiero discontinua e poco marcata. Siccome abbiamo pernottato al bivacco, non ci conviene tornare all’alpe Visogno, ma scendere solo per un tratto, verso ovest, ripercorrendo i passi della precedente giornata, fino ad un bivio, dove lasciamo il sentiero che piega a sinistra e prosegue verso l’alpe, per imboccare quello di destra, che sale al crinale occidentale, a monte dei Tre Cornini. Qui, a 2180 metri, troviamo un cartello che indica la direzione per la Croce G.A.M. (posta sulla quota 2583, con una visuale splendida sulla Valle dei Ratti) e quella per l’Oratorio dei Sette Fratelli. Seguendo questa seconda direzione nord-ovest), imbocchiamo un sentiero incerto, che si snoda nella parte alta dei brulli pascoli ai piedi del crinale Cech-Ratti. Il sentiero prosegue, con qualche saliscendi, tenendosi tendenzialmente ad una quota di poco inferiore ai 2200 metri e superando diversi dossi erbosi (attenzione ad alcuni passaggi un po’ esposti), fino a raggiungere il dosso più pronunciato, dove scende fino alla solitaria e ben visibile cappella settecentesca denominata Oratorio dei Sette Fratelli o Oratorio di S. Eufemia (m. 2010).


Val dei Ratti

Era questa, nel 1944, un punto di appoggio dei partigiani della zona. Un secondo punto di appoggio venne costruito, nel luglio del 1944, dopo la battaglia di Buglio, più ad ovest, ad una quota leggermente inferiore (m. 1981): si tratta della Baracca dei Partigiani, a monte dei prati della Brusada, quasi alla stessa altezza dell’Oratorio dei Sette Fratelli, ma più ad ovest, nella parte alta del lungo dosso gemello rispetto a quello dell’Oratorio.
Proprio in direzione della baracca prosegue la traversata: dobbiamo scendere per un tratto sul largo dosso immediatamente ad ovest dell’Oratorio, passando a destra di una pineta scampata ai rovinosi incendi. Raggiunto, ad una quota di circa 1900 metri, una sorta di corridoio, alla nostra destra, dove la pendenza si fa più dolce, prendiamo a destra, lasciando la traccia di sentiero che continua a scendere. Effettuiamo, quindi, una traversata mantenendo più o meno la stessa quota, fino a raggiungere il solco dell’alta val Maronara. Raggiunto il fianco opposto della valle, scendiamo gradualmente, su traccia di sentiero che si intuisce più che vedere, puntando al limite superiore di una pineta che occupa il crinale del dosso gemello rispetto a quello dell’Oratorio dei Sette Fratelli.
Ora, se abbiamo tempo ed energie per un fuori-programma di circa 40 minuti, invece di scendere nella pineta, riprendiamo a salire sul filo del dosso, riguadagnando quota 2000 e piegando poi a sinistra: dopo una breve traversata in piano, raggiungiamo il rudere della citata baracca, appollaiata su una selle erbosa in posizione nascosta e strategica.
Ma torniamo alla pineta: qui troviamo un sentiero che scende fino ad una baita ad est dei prati Brusada, prendendo poi a destra, fino ad intercettare il sentiero per questo alpeggio (qui troviamo un cartello che segnala la Barac(h)ia di Partigian e la Cunvula – cioè la zona dell’Oratorio dei Sette Fratelli). Prendiamo, ora, a destra, fino a raggiungere la parte alta dei prati della Brusada (m. 1584), occupati normalmente dai partigiani della zona (che si ritiravano nella baracca più alta o nell’Oratorio dei Sette Fratelli quando giungeva notizia di un possibile rastrellamento). Probabilmente la 55sima giunse all’alpeggio, e proseguì verso ovest.
Senza scendere, portiamoci sul lato opposto dei prati, dove, presso una cappelletta, troviamo la ripartenza del sentiero, che si dirige all’alpe Bassetta, dove si trova il già citato passo del Culmine. Seguendolo, ci troviamo, in breve, ad attraversare un ampio ed evidente canalone: guardando in alto, vediamo che esso raggiunge il crinale, in un punto segnato da una facile sella erbosa. È, quello, il passo della Piana (m. 2052), che forse fu utilizzato per la traversata, nel timore che il passo principale fosse già presidiato da forze nazifasciste (che, di fatto, vi salirono, ma troppo tardi, dai Prati dell’O, sopra
Cino).
Il passo della Piana è raggiunto, da est, da un sentierino secondario che rimane in quota: lo troviamo sul medesimo crinale del dosso prima citato, risalendo il quale possiamo giungere alla Baracca dei Partigiani: alla prima pianetta a monte del limite superiore della pineta, troviamo la traccia del sentiero, che prende a sinistra. Possiamo anche salire al passo della Piana, con un po’ di fatica ma senza reali difficoltà, risalendo, a vista (non troviamo segnavia), per circa 300 metri di dislivello, il canalone erboso, dal sentiero Brusada-Bassetta fino al crinale.
Dal passo ci affacciamo sulla Val Codogno, prima ampia laterale sud-orientale della Valle dei Ratti. Scendiamo, poi, sempre a vista e con un po’ di cautela (non troviamo segnavia), fra macereti, verso nord-nord-ovest, fino alla visibile baita dell’alpe Codogno (m. 1878). Ad una seconda baita, quotata 1804 metri, e distante circa 300 metri dalla precedente, termina, invece, la mulattiera che proviene dal passo del Culmine e taglia il fianco occidentale e settentrionale del monte Brusada.
Vediamo, quindi, come sfruttare il passo del Culmine. In questo caso dobbiamo percorrere interamente il sentiero che dai prati della Brusada procede verso l’alpe Bassetta. Raggiunto il canalone sopra menzionato, non lasciamo, quindi, il sentiero, ma continuiamo a seguirlo e, dopo un tratto nel bosco, usciamo all’aperto, effettuando una traversata che taglia il versante meridionale del monte Brusada. Con qualche saliscendi, su un sentiero stretto ma sempre ben visibile, ci portiamo, così, al limite orientale della splendida alpe Bassetta, estremamente panoramica. Il sentiero termina ad una sorta di pianetta delimitata, a valle, da un parapetto in filo spinato, per poi riprendere in direzione del baitone dell’alpe.
Invece di seguirlo, alla pianetta prendiamo a destra, salendo al crinale, dove, con un po’ di attenzione, in una radura, scorgiamo i segnavia bianco-rossi e la scritta “Culmine” che indicano il passo del Culmine (non ci si aspetti una vera e propria sella: si tratta del punto del crinale dal quale, a quota 1818 metri, parte la mulattiera per la Val Codogno, senza alcuna visibile depressione). Imbocchiamo la mulattiera che, prima nel bosco, poi all’aperto taglia il fianco occidentale e settentrionale del monte Brusada e porta alle baite dell’alpe Codogno.
Per una via o per l’altra, qui giunsero i partigiani della 55sima che scelsero la traversata bassa. Vediamo come scendere, ora, a Frasnedo. Dalla baita quotata 1878 un sentiero, segnalato da segnavia bianco-rossi, comincia, su terreno aperto, la discesa in direzione sud-ovest, guadagnando il filo del dosso posto in mezzo a due valloni che scendono dall’alpe. Il sentiero piega quindi a destra, assumendo l’andamento nord-ovest e, con diverse serpentine, scende sul filo del dosso, finché, nella sua parte bassa, piega di nuovo a destra, attraversa il torrentello di uno dei valloni laterali e scende tranquillo ai prati dell’alpe Lavazzo (Lavazz, m. 1560), dove troviamo diverse baite, fra le quali una spicca per la moderna ristrutturazione. Dalla conca dell’alpe possiamo godere di un ottimo colpo d’occhio sull’alto Lario e sul versante occidentale della bassa Valchiavenna.
Il sentiero, ben marcato e sempre segnalato da segnavia bianco-rossi, riprende, verso destra, dalle baite più basse di destra dell’alpe, con andamento pianeggiante, districandosi fra i massi di un antico corpo franoso. Ignorata una deviazione che scende alla nostra sinistra, procediamo in direzione nord-nord-est, all’ombra di un fresco bosco, cominciando la discesa che ci porta a sbucare sull’angolo di sud-est dei prati dell’alpe Nave (m. 1454), appena a monte di una grande baita (riconoscibile per la curiosa scalinata in sasso posta perpendicolarmente alla facciata) e di una fontana in cemento.
Ottimo è il colpo d’occhio che l’alpe ci offre sul versante opposto della valle, dove, a mezza costa, vediamo bene Frasnedo. Sul versante a monte di Frasnedo distinguiamo, da sinistra, la cima di Provinaccio (m. 1636), il monte di Frasnedo (m. 1993) e la massiccia cima del Cavrè (m. 2601). L’occhio è colpito, però, dalla superba mole del Sasso Manduino (m. 2888), che si erge alle sue spalle, appena a sinistra. A destra della cima del Cavré uno spaccato dell’alta Val dei Ratti ci mostra, invece, il monte Spluga o cima del Calvo (sciöma del munt Splügam. 2967, la maggiore elevazione vista da qui), alla cui destra si distingue bene la depressione sulla quale sono posti la bocchetta di Spluga ed il passo di Primalpia, per i quali si accede in
valle di Spluga (laterale della Val Masino, sopra Cevo).
Dobbiamo, ora operare una scelta: ricalcare integralmente le orme della brigata, passando per Frasnedo, oppure optare per una versione più breve (diciamo di un’ora e mezza-due) della traversata, che scende direttamente alla diga di Moledana ed al Tracciolino, tagliando fuori il simpatico paese. 
Nel primo caso continuiamo a seguire i segnavia bianco-rossi, rimanendo sul sentiero che taglia l’alpe in direzione nord-est e poi comincia a scendere in direzione del fondovalle, dove troviamo il ponticello quotato 1259 metri. Una breve salita sul versante opposto della valle ci porta ad un nucleo di baite ed al sentiero che da Frasnedo conduce all’alta Valle dei Ratti (rifugio Volta).
Nel punto in cui intercettiamo il sentiero è segnalato il trivio su un masso (i cartelli indicatori della Comunità Montana della Valchiavenna ci dicono che abbiamo percorso il sentiero A1); qui si trova anche una targa dell’ANPI che ricorda la traversata della 55sima Rosselli. Prendendo a sinistra, scendiamo a Corveggia (m. 1221) e, seguendo le indicazioni (destra), proseguiamo verso Frasnedo, cui giungiamo dopo aver attraversato un torrentello ed aver effettuato un’ultima salita lungo un comodo tratturo.
Nel secondo caso (cioè se optiamo per una versione più breve – si fa per dire – dell’escursione) ci conviene procedere così. All’alpe Nave, lasciamo il sentiero segnalato e, poco oltre il baitone e la fontana, puntiamo alla prima baita isolata a sulla sinistra e da questa scendiamo, a vista, lungo il ripido prato, alle baite più basse di sinistra (riconoscibili anche per un recinto in legno). Appena a valle di queste baite, si riconosce una sorta di corridoio erboso, che procede verso sinistra (ovest) sul limite rado del bosco, facendosi, più avanti, sentiero ben visibile (anche se non segnalato, o meglio, segnalato solo da sporadici bolli rossi e frecce). Seguendolo, effettuiamo una traversata verso sinistra, giungendo al punto di svolta a destra (segnalato da frecce su un masso) in corrispondenza di una vallecola e di un casello dell’acqua sul suo lato opposto). Proseguiamo quindi nella discesa, su sentiero ben visibile, finché, dopo un’ultima svolta a sinistra, giungiamo in vista del limite superiore di una fascia di prati. Poco prima di accedere ai prati, prestiamo attenzione ad un sentiero che si stacca sulla destra ed imbocchiamolo: rientriamo, così, nel bosco e, dopo una serie di tornanti, raggiungiamo la parte alta dei prati di Moledana (m. 1042).
Da qui è ancora possibile, procedendo a destra, salire a Frasnedo; noi, però, prendiamo a sinistra, seguendo un sentiero marcato, fino ad un trivio: qui, mentre il sentiero principale prosegue la sua discesa fino a Verceia ed un ramo di sinistra inizia una difficile traversata al maggengo di Foppaccia, sopra Verceia, noi prendiamo a destra, portandoci, dopo una brevissima discesa, al camminamento della diga di Moledana (costruita sulla paurosa forra posta sul limite della parte inferiore della Valle dei Ratti).
Oltre il camminamento, troviamo l’inizio del Tracciolino: seguendolo. Intercettiamo, dopo un buon tratto, la mulattiera che da Frasnedo scende a Verceia: qui le due direttrici si congiungono, e da qui inizia l’ultima e più facile parte della traversata.
Si tratta, infatti, di seguire per circa 8 km il Tracciolino, ferrovia a scartamento ridotto costruita, negli anni Trenta, con arditi intagli nella viva roccia, per congiungere i bacini di Moledana e di Saline, sopra Codera. La percorriamo agevolmente, perché interamente pianeggiante, ma dobbiamo prestare un po’ di attenzione perché viene ancora utilizzata.
Non fu affato agevole, invece, la traversata per i partigiani della 55sima, cui si erano uniti elementi della 90sima Zampiero saliti da Verceia: la notte fra il 28 ed il 29 novembre dovettero infatti affrontarla in precarie condizioni di visibilità, superando tratti esposti che costarono la vita ad alcuni di loro. Oggi l’intero percorso è in sicurezza: l’unica cautela da adottare è quella di avere con sé una torcia, in quanto, dopo un primo tratto, molto panoramico (ottimo il colpo d’occhio sull’alto Lario), all’aperto si giunge ad un bivio, al quale si prende a destra, imboccando una galleria lunga circa 300 metri. Ne seguono altre, meno lunghe, che si dipanano nel cuore del tormentato versante che precipita ad ovest della cima di Provinaccio, una montagna selvaggia, incombente, impressionante, talora semplicemente orrida. La traversata è, per gli scenari che propone, un’esperienza che difficilmente si dimentica. Ma, vale la pena di ricordarlo di nuovo, se per noi oggi ha il sapore della suggestione, nell’autunno inoltrato del 1944 assunse anche le tinte della tragedia.
Terminate le galleria, troviamo, sulla sinistra, il sentiero che si stacca dal Tracciolino per scendere a S. Giorgio di Cola (m. 748), incantevole paesino adagiato in un’amena conca a monte di Novate Mezzola, che ci regala una splendida chiesetta interamente costruita in granito, un singolare cimitero raccolto sotto un enorme masso in granito ed un antichissimo avello celtico. Una breve visita richiede un fuori programma di circa 40 minuti. Poi attraversiamo il selvaggio vallone di Revelaso ed incontriamo, sulla destra, la deviazione che sale al paesino di Cola.
Poco più avanti, superata anche la val Grande, dobbiamo lasciare il Tracciolino (interrotto per una frana nell’ultimo tratto) per scendere, seguendo le indicazioni di un cartello, lungo il sentiero che se ne stacca sulla sinistra, verso Cii (m. 851), un pugno di baite che si affaccia, tranquillo e silenzioso, sull’alto Lario. Proseguendo sul sentiero, superiamo un trivio (seguiamo le indicazioni per Codera) e raggiungiamo lo splendido ponte a schiena d’asino sul torrente Ladrogno. Poco oltre, ci attende un nuovo ponte, che scavalca il solco del torrente Codera (che urla rabbioso circa 40 metri più in basso).
Un’ultima breve salita ci porta a Codera (m. 825), centro principale della valle omonima, abitato per tutto l’anno, nonostante sia raggiungibile solo con un paio d’ore di cammino dalla frazione di Mezzolpiano di Novate Mezzola. Qui termina la lunga traversata: i partigiani proseguirono risalendo l’intera valle, fino alla bocchetta della Teggiola; noi scenderemo, invece, a Novate sfruttando la splendida mulattiera (a meno che vogliamo approfittare dei due punti di appoggio costituiti dai rifugi Osteria Alpina e Risorgimento).
Due conti. La seconda giornata è davvero impegnativa, e richiede, se si passa da Frasnedo, circa 9-10 ore di cammino per entrambe le direttrici, anche se il dislivello in salita non è eccessivo (380 metri circa per la direttrice alta, 580 per quella bassa – in questo caso, però, se non si sale a Frasnedo, se ne calcolino 320 e si riduca il tempo di circa un’ora e mezza).

 

 

CARTA DEL PERCORSO (Frasnedo-Codera) sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

CARTA DEL PERCORSO (Frasnedo-Codera) sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

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