Clicca se vuoi aprire un panorama a 360 gradi dalla cima gemella del monte Caldenno (quota 2672)

Il monte Caldenno, quotato 2669 metri sulla carta IGM, è il punto di massima elevazione del territorio comunale di Postalesio. È posto al vertice cui convergono i confini i tre comuni, Postalesio, appunto, a sud-est, con l’ampia conca dell’alpe Colina, Berbenno, a sud-ovest, con l’alta valle di Postalesio o valle del Caldenno, Torre di Santa Maria, a nord, con la Val Torreggio. Ma l’aspetto più interessante di questa cima è che essa costituisce un ottimo belvedere sul monte Disgrazia, sul lato opposto della Val Torreggio, a nord. Singolarmente, non si tratta della massima elevazione sul crinale che separa questa valle dal versante retico medio valtellinese: poco più ad ovest, infatti, si trova la cima quotata 2672 metri, senza alcuna denominazione sulla carta IGM. Si tratta di una cima, peraltro, ugualmente panoramica e da prendere in considerazione per la sua più facile accessibilità rispetto al monte Caldenno, la cui salita richiede esperienza e piede fermo. Per salire alla sua cima dobbiamo accedere all’ampio ripiano che si apre sul lato sud-orientale della Val Torreggio, e la via più semplice e frequentata è quella che parte dall’alpe di Arcoglio inferiore (cui giunge una pista che parte da Torre S. Maria), passa per l’alpe di Arcoglio superiore, il laghetto di Arcoglio ed il sasso Bianco, seguendo il tracciato di una delle varianti della prima tappa dell’Alta Via della Valmalenco. Si può accedere a tale ripiano, però, anche dall’alpe Colina, con percorso meno frequentato ma assai interessante, vale a dire il sentierino che da tale alpeggio sale alla Colma di Zana. Vediamo come procedere se scegliamo questa seconda opzione, meno semplice della prima.

 

PRA LONE-MONTE CALDENNO

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Pista Pra Lone-Colina - Alpe Colina - Colma di Zana - Monte Caldenno
3 h e 30 min
1000
EE
Pista Pra Lone-Colina - Alpe Colina - Colma di Zana - Quota 2672
3 h e 40 min
1000
EE
SINTESI. Da Postalesio saliamo sulla carozzabile che porta al maggendo di Pra Lone (m. 1028), proseguendo sulla pista fino alla sbarra che impedisce il transito. Parcheggiamo qui e ci incamminiamo, passando per l’isolata baita Galibio (m. 1704). La pista, infine, esce dal bosco in vista dell’alpe Colina. Ignorata la deviazione a sinistra che sale al baitone di quota 1910, ci approssimiamo al primo gruppo di baite, poste ad una quota leggermente superiore ai 1900 metri. Appena prima delle baite, troviamo una fontana, costruita interamente in pietra. La pista prosegue fino ad un secondo gruppo, più numeroso, di baite, posta e quota 1947 metri. L’ultimo gruppo di baite è quello posto a 2079 metri. Qui si trova anche un baitone, e da qui parte la pista che effettua la lunga traversata verso est che, passando per l’alpe Marscenzo, conduce all’alpe Poverzone, sopra Triangia. La ignoriamo ancora e salendo passiamo a destra del laghetto di Colina che se ne sta, nascosto da un dosso disseminato di massi e radi larici, poco distante da queste baite, ad ovest-nord-ovest, a quota 2076. Raggiungiamo il termine della pista, presso una tettoia, e prendiamo leggermente a destra, fino ad intercettare una traccia che sale in diagonale, a destra, e si porta ad un corpo franoso. Qui il sentiero sembra interrompersi: dobbiamo salire in diagonale, prendendo leggermente a sinistra, fino ad intercettare una seconda traccia, abbastanza marcata, anche se stretta, che supera alcuni punti esposti (attenzione, quindi!) e conducendo finalmente alla stretta porta che introduce all’ampia conca denominata Colma di Zana (m. 2417). La porta è riconoscibile anche per la presenza di una modesta formazione rocciosa, una sorta di piccolo gendarme, che ne presidia il lato destro. Seguendo i cartelli escursionistici dell'Alta Via della Valmalenco (ed i triangoli gialli) prendiamo ora a sinistra, salendo lungo l’ampio crinale, per poi traversare a destra e scendere ad un largo canalone. Salendo lungo quest’ultimo, raggiungiamo una caratteristica porta delimitata a destra da una elevazione secondaria. Seguendo le indicazioni per il monte Caldenno lasciamo l'Alta Via, volgiamo a sinistra (ovest-sud-ovest) e continuiamo a salire, su traccia molto debole di sentiero, su una china poco ripida, disseminata di modeste formazioni rocciose. Salendo più o meno diritti, ci portiamo ad un paio di pianori, giunti all’ultimo ripiano sotto il ripido versante che porta al crinale, puntiamo a destra, seguendo la striscia erbosa che corre sul limite di sinistra del canalone di sfasciumi: in breve, senza difficoltà, siamo ad un'ampia sella sul crinale. Prendendo a sinistra (sud-est) ci dirigiamo al monte Caldenno, superando una breve fascia di massi, sul crinale e raggiungendo la parte erbosa dello stesso, percorsa da uno stretto sentierino. Per un buon tratto procediamo senza problemi, poi dobbiamo superare il tratto più impegnativo, costituito da un breve passaggio su roccette, esposto su entrambi i lati, prima di salire all'ometto della cima del monte Caldenno (m. 2669). Dalla sella sul crinale possiamo però anche volgere in direzione contraria (nord-ovest), per salire alla vicina cima gemella, su traccia di sentiero, che ben presto ci porta ad attaccare il ripido crinale che sale alla cima. Nel primo tratto possiamo stare su una fascia di facili massi, piuttosto che sulla traccia di sentiero che corre sul filo del crinale esposto. Poi siamo ad un punto nel quale attraversiamo una versante erboso un po’ ripido (attenzione), prima di portarci alle soglie dell’ampia cupola della cima. Questa cima gemella, infatti, è in realtà un ampio ripiano ondulato, con una depressione nel mezzo: ora possiamo, destreggiandoci facilmente fra massi, portarci nel punto di massima elevazione (cima di quota m. 2672).


Apri qui una fotomappa del versante retico di Postalesio e Castione Andevenno

Partiamo, dunque, da Postalesio. La pista che conduce all’alpe Colina, infatti, costituisce un prolungamento della strada asfaltata che dal centro del paese sale al maggengo di Pra’ Lone (m. 1028). Qui, alla prima piazzola utile, conviene (se siamo buoni camminatori) lasciare l’auto e proseguire a piedi seguendo la strada sterrata, che può, comunque (nonostante il fondo sia mediocre) , essere percorsa da autoveicoli per un buon tratto, fino a quota 1700 metri circa, dove si trova il cartello di divieto di accesso ai veicoli non autorizzati. Nella salita si aprono interessanti scorci orobici, con in primo piano il pizzo Pidocchio. In alcuni punti si giunge ad intravedere la bassa Valtellina, parzialmente nascosta dal Culmine di Dazio. Se, però, abbiamo scelto di camminare, ci conviene seguire l’antica mulattiera, che intercetta in più punti la pista. La partenza della mulattiera si trova al primo tornante destrorso posto al termine dei prati del maggengo di Pra’ Lone. La mulattiera ci permette di attraversare una splendida fascia boschiva, contemplando i mille ricami e contrappunti che la luce disegna fra le multiformi ombre del sottobosco. Poco dopo aver superato una statuetta di Sant’Antonio abate, la strada esce dal bosco e punta in direzione dell’alpe, proseguendo oltre le prime baite e raggiungendo, con una deviazione, il gruppo più numeroso di baite.
L’alpe Colina, collocata a 1947 metri, ha diversi aspetti interessanti: la posizione particolarmente panoramica, la cura sobria con cui sono tenute molte baite ed i piccoli incantevoli angoli che vi si possono scovare. Il colpo d'occhio sulla sezione centrale delle Orobie è ottimo. Bisogna però proseguire, lasciando alla propria destra la strada che porta all’alpe Poverzone (dalla quale si scende a Triangia) e puntando, seguendo una traccia di sentiero, ad una baita dall’architettura curiosa. Proseguendo verso sinistra, in direzione del crinale che separa l’alpe da quella di Caldenno, si sormonta un dosso oltre il quale appare il lago di Colina (m. 2076).
Lasciamo alle spalle anche il lago e saliamo alla strada sterrata che conduce all’ultima baita. Alla nostra destra, in direzione nord-est, si mostra la cima del Sasso Bianco, facilmente riconoscibile per il colore chiaro delle sue rocce. Alla sua sinistra, si distingue il monte Caldenno, la più significativa fra le cime che chiudono, a nord, l'alpe, segnando il confine fra media Valtellina e Val Torreggio. Psoeguiamo, ora, sulla pista sterrata, fino al suo termine, presso una tettoia. Ora dobbiamo traversare il ripido pendio sottostante al crinale che separa l'ampia conca dell'alpe dalla Val Torreggio.


Panorama dalla Colma di Zana

Innanzitutto dobbiamo trovare il sentierino, procedendo dapprima a vista, prendendo leggermente a destra, fino ad intercettare una traccia che sale in diagonale, a destra, e si porta ad un corpo franoso. Il Sasso Bianco si mostra, da qui, ancora più pronunciato, sulla destra (est).
Dobbiamo raggiungere la sella poco marcata visibile a sinistra del Sasso Bianco, denominata colma di Zana (m. 2417), denominata così perché è posta sulla verticale della valle di Zana, laterale della Val Torreggio (sul versante opposto rispetto a quello in cui ci troviamo noi). Raggiunto il corpo franoso, il sentiero sembra interrompersi: dobbiamo salire in diagonale, prendendo leggermente a sinistra, fino ad intercettare una seconda traccia, abbastanza marcata, anche se stretta, che supera alcuni punti esposti (attenzione, quindi!) e conducendo finalmente alla stretta porta che introduce all’ampia conca denominata Colma di Zana (m. 2417). La porta è riconoscibile anche per la presenza di una modesta formazione rocciosa, una sorta di piccolo gendarme, che ne presidia il lato destro.


Panorama dalla Colma di Zana

Qui troviamo alcuni cartelli escursionistici: nella direzione dalla quale siamo saliti l'alpe Colina è data ad un'ora; procedendo diritti, si sale al Sasso Bianco in 15 minuti, per poi scendere all'alpe di Arcoglio superiore (data ad un'ora e 10 minuti) ed ai Piasci (un'ora e 50 minuti), seguendo il sentiero con numerazione 305, sull'Alta Via della Valmalenco; prendendo a sinistra, infine, sempre sul medesimo sentiero, si scende al Piand ella Pecora in un'ora e 20 minuti ed al rifugio Bosio in un'ora e mezza.
Ora dobbiamo seguire per un buon tratto il percorso dell’Alta Via della Valmalenco. Seguendo segnavia bianco-rossi e triangoli gialli, procediamo per un tratto salendo lungo l’ampio crinale, per poi traversare a destra e scendere ad un largo canalone. Salendo lungo quest’ultimo, raggiungiamo una caratteristica porta delimitata a destra da una elevazione secondaria. Qui troviamo tre cartelli escursionistici: il primo dà, nella direzione dalla quale proveniamo, la Colma di Zana a 30 minuti, il Sasso Bianco a 50 minuti e l’Alpe di Arcoglio Superiore ad un’ora e 50 minuti; il secondo indica che l’Alta Via della Valmalenco prosegue (scendendo) per portarsi al Pian della Pecora (50 minuti) ed infine al rifugio Bosio (un’ora e 10 minuti); il terzo, infine, segnala proprio il monte Caldenno, indicando che dobbiamo lasciare l’Alta Via prendendo a sinistra.
Mentre, dunque, l'Alta Via inizia la discesa, noi volgiamo a sinistra e continuiamo a salire, su traccia molto debole di sentiero, su una china poco ripida, disseminata di modeste formazioni rocciose. Salendo più o meno diritti, ci portiamo ad un paio di pianori, e cominciamo a vedere con maggiore chiarezza la conformazione del crinale al quale dovremo accedere per salire alla cima del monte Caldenno. Vediamo, in particolare, alla nostra sinistra una larga sella che separa la cima del monte (che si trova più o meno sulla verticale della nostra testa) e quella della già citata quota 2672. A questa sella sale un largo canalone di sfasciumi.


Valmalenco dalla sella

Ora dobbiamo puntarla: giunti all’ultimo ripiano sotto il ripido versante che porta al crinale, puntiamo a destra, seguendo la striscia erbosa che corre sul limite di sinistra del canalone di sfasciumi: in breve, senza difficoltà, siamo alla sella.
Prendendo a sinistra ci dirigiamo al monte Caldenno, mentre a destra possiamo salire alla quota 2672. Nel primo caso dobbiamo innanzitutto superare una breve fascia di massi, sul crinale, raggiungendo quindi la parte erbosa dello stesso, percorsa da uno stretto sentierino. Per un buon tratto procediamo senza problemi, anche se alla nostra destra il ripidissimo salto che precipita sulla Valle di Postalesio sicuramente impressiona. Siamo ormai in vista del regolare cono dela cima del monte Caldenno, sormontato da un grande ometto. Prima di attaccare la breve salita alla cima, però, dobbiamo superare il tratto più impegnativo, costituito da un breve passaggio su roccette, esposto su entrambi i lati. Affrontiamolo solo se siamo sicuri e se le condizioni delle roccette sono buone (asciutte). Alla fine, seguendo la traccia che compie l’ultimo strappo,siamo ai 2669 metri della cima del monte Caldenno.


Panorama dalla cima quotata m. 2672

Ottimo il panorama.  Partiamo da ovest. In primo piano, i Corni Bruciati (punta settentrionale, m. 3097, e punta centrale, m. 3114) ed il monte Disgrazia, m. 3678), separati dal passo di Corna Rossa, che congiunge Valmalenco e Val Masino; più a destra, i severi Corni di Airale, che dominano l'alpe omonima, sul versante settentrionale della Val Torreggio, nei pressi del rifugio Bosio. Ancora più a destra, le maestose cime della Valmalenco si mostrano in tutta la loro elegante imponenza: si individuano, da sinistra (ovest) il pizzo Glüschaint (m. 3594), le gobbe gemelle della Sella (m. 3584 e 3564) e la punta di Sella (m. 3511), il pizzo Roseg (m. 3936), il pizzo Scerscen (m. 3971) il pizzo Bernina (m. 4049), la Cresta Güzza (m. 3869), i pizzi Argient (m. 3945) e pizzo Zupò (m. 3995), la triplice innevata cima del pizzo Palù (m. 3823, 3906 e 3882), a monte del ramo orientale della vedretta di Fellaria e, a chiudere la splendida carrellata, il più modesto pizzo Varuna (m. 3453). Proseguiamo nel giro di orizzonte verso destra: sotto di noi appare il piccolo e grazioso laghetto di Arcoglio, e l'omonima alpe, cui possiamo scendere seguendo le indicazioni dell'Alta Via della Valmalenco. Alle sue spalle, il gruppo Scalino-Painale-Ron, sul quale si individuano, da sinistra (nord) il pizzo Scalino (m. 3323), la punta Painale (m. 3248), la cima Vicima (m. 3122) e la vetta di Ron (m. 3136). Le Orobie, infine: da qui se ne può dominare il settore centro-orientale.
Se non abbiamo troppo fiducia nella nostra esperienza o il tratto esposto ci impressiona troppo, vediamo come salire alla cima gemella di quota 2672, altrettanto panoramica e più semplice. Torniamo, dunque, alla sella sul crinale: in questo caso prendiamo a destra, sempre su traccia di sentiero, che ben presto ci porta ad attaccare il ripido crinale che sale alla cima. Anche in questo caso la vertiginosa esposizione sulla Valle di Postalesio (che ora è, però, ovviamente, alla nostra sinistra) impressiona, ma abbiamo la possibilità di procedere appoggiandoci sul meno ripido versante di destra, cioè della Val Torreggio. In particolare, nel primo tratto possiamo stare su una fascia di facili massi, piuttosto che sulla traccia di sentiero che corre sul filo del crinale. Poi siamo ad un punto nel quale attraversiamo una versante erboso un po’ ripido (attenzione), prima di portarci alle soglie dell’ampia cupola della cima. Questa cima gemella, infatti, è in realtà un ampio ripiano ondulato, con una depressione nel mezzo: ora possiamo, destreggiandoci facilmente fra massi, portarci nel punto di massima elevazione e godere dell’ampio panorama, del tutto analogo a quello descritto per il monte Caldenno. Conti alla mano, in entrambi i casi il dislivello approssimativo in salita è di 1000 metri, ed il tempo necessario è di circa 3 ore e mezza, o poco più.

 

 

 

PRATO ISIO-ALPE PALU'-PASSO DI CALDENNO-MONTE CALDENNO

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Prato Isio-Alpe Caldenno-Alpe Palù-Passo di Caldenno-Monte Caldenno
5 h
1350
EE

Per completezza, segnaliamo come salire al monte Caldenno dalla Valle del Caldenno, o Valle di Postalesio. In questo caso dal parcheggio in cima a  Prato Isio (raggiunto percorrendo la pista che sale da Polaggia di Berbenno) prendiamo la pista che porta all’alpe Caldenno, proseguendo, poi, sul segnalato sentiero che risale la valle, guadagnando dapprima l’ampia conca dell’alpe Palù, quindi il terrazzo dell’alta valle. Qui un cartello segnala un bivio: prendendo a sinistra si sale al passo di Scermendone, mentre a destra si sale a quello di Caldenno. Raggiungiamo, dunque, il passo di Caldenno,e qui, invece di seguire il sentiero segnalato che scende al rifugio Bosio, procediamo nella traversata dell’alta valle, su debole traccia di sentiero. In pratica appena sotto il passo lasciamo alla nostra sinistra il sentiero per il rifugio e prendiamo a destra, su debole traccia di sentiero, che attraversa due modesti corpi franosi. Dopo il secondo, dobbiamo stare attenti a non perdere la traccia, che scende gradualmente fino ad un bel ripiano, sulla cui soglia è posto un grande ometto. Percorso questo ripiano, ci affacciamo ad un vallone, e dobbiamo scendere fino al suo fondo, seguendo il dosso erboso, un po’ ripido, leggermente a sinistra. Sul fondo del vallone attraversiamo un modesto corso d’acqua e cominciamo a salire, in direzione di una piana occupata da sfasciumi. Puntiamo al grande masso che è posto più o meno al suo centro: dopo averlo raggiunto, vedremo i segnavia dell’Alta Via della Valmalenco. Seguendoli, continuiamo a salire, fino a raggiungere la porta di cui sopra abbiamo detto, dove si trova il cartello che indica la direzione per il monte Caldenno (ora, alla nostra destra).
In questo caso il tempo necessario si aggira intorno alle 4 ore e mezza, ed il dislivello approssimativo sale a 1350 metri.


Valle del Caldenno

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

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