CARTA DEL PERCORSO - GALLERIA DI IMMAGINI - ALTRE ESCURSIONI A POSTALESIO


Il presunto Castelliere di Postalesio

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Chiesetta di Colombano-Strada provinciale per Castione-Castelliere-Postalesio-Chiesetta di San Colombano
1 h e 30 min.
290
T
SINTESI. Ci stacchiamo dalla ss 38 dello Stelvio prendendo a sinistra al termine della salitella dopo Berbenno (indicazione per Postalesio). Imboccata la strada provinciale che sale a Postalesio passando per la frazione di Spinedi, poco dopo una semicurva a sinistra la lasciamo imboccando una stradina a destra, che porta alla chiesetta di San Colombano (m. 350), dove parcheggiamo. Ci incamminiamo su una stradella che si snoda fra i vigneti verso nord. Piegando leggermente a sinistra, la stradina sterrata nella strada provinciale che sale verso Postalesio. La seguiamo per un bon tratto, fino a superare su un ponte il torrente Vendolo o Boco, raggiungendo la parte bassa di Postalesio. Invece di salire verso il paese, però, restiamo sulla strada provinciale che procede andando a destra verso Vendolo e Castione. La strada attraversa due valloni, poi piega a destra. La lasciamo prendendo a sinistra non appena vediamo una pista sterrata che sale sul fianco del colle. Piegando a destra, raggiungiamo una pianetta a monte di un modesto poggio boscoso, a quota 530 metri, forse un antico castelliere. Ridiscendiamo per un tratto sulla pista sterrata, prendendo a destra non appena ne troviamo una seconda che sale in quella direzione. Questa seconda pista dopo una breve salita nella selva esce all'aperto e traversa in direzione del centro di Postalesio, confluendo in una stradina che a sua volta traversa verso ovest fino ad intercettare la strada che attraversa Castione. Seguendola in discesa passiamo sotto l'imponente muraglione della chiesa parrocchiale di S. Antonio Abate. Con qualche tornante attraversiamo in discesa il paese e torniamo al bivio dove ritroviamo la strada provinciale che seguiamo nella discesa che ci riporta all'automobile.


Postalesio

Fra storia e preistoria: una semplice camminata in quel di Postalesio ci proietta in una lontananza temporale inaspettata. La storia dell'alto medioevo, con la figura di San Colombano, la preistoria del misterioso colle fra Postalesio e Vendolo, forse un castelliere di età preistorica. Luoghi pochissimo conosciuti, a dispetto del fascino e della suggestione di cui sono carichi. Luoghi visitabili con una semplice camminata godibilissima dall'autunno alla primavera.
Per raggiungere la chiesetta legata a San Colombano ci stacchiamo dalla ss 38 dello Stelvio prendendo a sinistra al termine della salitella dopo Berbenno (indicazione per Postalesio). Imboccata la strada provinciale che sale a Postalesio passando per la frazione di Spinedi, poco dopo una semicurva a sinistra la lasciamo imboccando una stradina a destra, che porta alla chiesetta di San Colombano (m. 350), restaurata sul finire del secolo scorso.
Qui possiamo parcheggiare ad una piazzola e gustare la pace profonda ed una certa aura di misticismo che spira in questo luogo.


La chiesetta di San Colombano

Essa ci riporta ai primi secoli del Medio-Evo, quando il monachesimo occidentale ebbe tanta parte nella cristianizzazione e nell’elevazione spirituale dell’Europa. Fra i campioni di quest’opera di evangelizzazione un posto di assoluto rilievo spetta a San Colombano, robusta tempra di monaco irlandese, nato intorno al 540 nella cittadina di Navan nel Leister. Peregrinò per buona parte dell’Europa, fondando monasteri e xenodochi, e forse venne anche in Valtellina, con un pugno di monaci che lo seguivano, dopo aver visitato alcune valli dell’attuale Svizzera. Per giungere, come giunse, in Pianura Padana dovette passare per il passo dello Spluga o per quello del Bernina. L'ipotesi di un passaggio del santo dal passo del Bernina è fondata sulla diffusione del suo culto in Valtellina. Si trovano, infatti, chiesette a lui dedicate a Campo di Novate Mezzola, Mantello, Traona, Postalesio, Ravoledo di Grosio ed Oga (qui la chiesetta di S. Colombano è la più alta della provincia). E' però anche possibile che tale culto sia stati introdotto nella valle da Amalrico, che fu contemporaneamente Vescovo di Como ed abate della famosa abbazia di Bobbio, fondata proprio da S. Colombano.
Sia come sia, numerose sono le leggende legate al santo in valtellina. In quel di Traona, per esempio, si racconta che il santo di fermò in bassa valle per volontà della Regina Teodolinda, e mantenne uno stile di vita improntato alla più austera ascesi: scelse come dimora una grotta sui monti fra Traona e Mello, vivendo in solitudine, nella mortificazione e nella preghiera. La sera i falò che si accendevano sui monti segnalavano l’ora della preghiera per lui e per i monaci suoi compagni, sparsi in diverse celle o grotte. Si racconta anche che egli fu attento e solerte promotore della bonifica, del dissodamento, del terrazzamento e della messa a coltura delle terre che gli vennero assegnate dalla regina Teodolinda. In questo suo disegno, che recuperò tanta parte delle terre nella piana di Traona, si avvalse dell’opera dei monaci che lo seguivano. La fama della sua santità, con suo grande disappunto, non tardò a diffondersi, come non tardarono a diffondersi i racconti degli eventi prodigiosi legati alla sua figura. Si raccontava di una fonte che avrebbe fatto sgorgare miracolosamente da un grosso macigno, di uccelli che gli volavano sulle spalle, di scoiattoli che giocavano ai suoi piedi, di lupi ammansiti dal suo sguardo mite e fermo, e perfino di orsi che condividevano il riposo nella sua grotta. La devozione sui monti di Oga è legata ad una particolare grazie che il santo soleva concedere, quella dei figli alle donne che non riuscivano ad averne.


Chiesetta di San Colombano

La chiesetta di Postalesio è molto antica: la sua fondazione è antecedente al secolo XIII (viene citata in un documento del 1152) e la sua posizione è significativamente vicina alla via di valle (la famosa via Valeriana) e ad una località Castelàz che forse vedeva la presenza di una fortificazione. Non è escluso che nei suoi paraggi vi fosse uno xenodochio, cioè un ricovero per i viandanti. Nel corso dei secoli l'edificio sacro dovette più volte subire le conseguenze delle rovinose piene del torrente Caldenno.
Nel 1744 una rilevazione operata in occasione della visita del Vescovo Cernuschi restituisce un'immagine piuttosto spoglia della chiesa, descritta con pavimentazione di "astrico", pareti "bianche e lisce" e con pochi arredi sacri. La documentazione della visita del Vescovo Mugiasca nel 1770 parla della vicina presenza di un cimitero. La devozione verso questa chiesetta fu molto viva fino al secolo scorso: veniva spesso officiata, vi facevano tappa le rogazioni, venivano solennemente celebrate le ricorrenze di San Colombano (23 novembre) e della fondazione della chiesa (terza domenica di settembre). Nel Novecento l'edificio subì un progressivo e profondo processo di degrado, fino al restauro sul finire del secolo, che l'ha restituita se non al culto, almeno alla sua austera e delicata bellezza (cfr. per queste ed altre notozie l'articolo di Silvia Papetti "La chiesa di San Colombano a Postalesio. Recupero di un luogo fisico e riappropriazione della memoria storica di una comunità", in Bollettino della Società Storica Valtellinese, n. 64, 2011 [2012], pp. 41-56).


Chiesetta di San Martino

Mettiamo ora in cammino, su una stradella che si snoda fra i vigneti verso nord. Piegando leggermente a sinistra, la stradina sterrata nella strada provinciale che sale verso Postalesio. La seguiamo per un bon tratto, fino a superare su un ponte il torrente Vendolo o Boco, raggiungendo la parte bassa di Postalesio. Invece di salire verso il paese, però, restiamo sulla strada provinciale che procede andando a destra, passando vicino alla chiesetta di San Martino, anch'essa molto antica.
La strada lascia il paese procedendo verso est, in direzione di Vendolo e di Castione. Vediamo già davanti a noi un singolarissimo colle dalla sommità perfettamente piatta, il presunto Castelliere di Postalesio. Prima di raggiungerlo la strada attraversa due valloni, poi piega a destra. La lasciamo prendendo a sinistra non appena vediamo una pista sterrata che sale sul fianco del colle. Piegando a destra, raggiungiamo
una pianetta a monte di un modesto poggio boscoso, apparentemente insignificante. Prendendo a destra siamo subito al ripiano boscoso, a quota 530 metri, luogo di grande interesse storico, in quanto l'Orsini ed il Moroni hanno ipotizzato proprio qui l'antichissima presenza di un castelliere.


Castelliere di Postalesio

Un castelliere è, in un certo senso, l'antenato del castello: si tratta di un piccolo villaggio fortificato, costituito da una torre centrale e da una cerchia di mura, di cui sono rimaste tracce, che rimandano ad epoche preistoriche, nell'Istria e nella Venezia Giulia. In epoca romana queste strutture furono utilizzate come fortilizi, spesso trasformati, infine, in epoca medievale, nei più conosciuti castelli.
Se l'Orsini ed il Moroni hanno ragione, dunque, questo poggio era abitato già sin dalla fine dell'età della pietra.Il primo si basa soprattutto su considerazioni toponomastiche: i termini "caslìr" e "postàl" in Trentino designano i castellieri della Valle dell'Adige; dalla medesima radice, dunque, deriverebbe "Postalesio", con il significato di località in prossimità di un castelliere preistorico.
Anche Castione potrebbe avere un etimo simile (questa volta, però, evidentemente dal latino "castrum", accampamento, luogo fortificato). Il Moroni si basa, invece, su considerazioni legate alla natura del luogo, e scrive: "Tra Castione e Postalesio, precisamente duecento metri ad ovest del Vendolo, notasi un'altura di probabile origine morenica con i fianchi rivestiti di castani e betulle, mentre la sommità è parzialmente disseminata di abeti. Un comodo sentiero da Vendolo in dieci minuti porta su questa altura a 530 metri sul livello del mare... dove con sorpresa notai che la sommità, invece di essere tondeggiante, era perfettamente spianata formando all'incirca un rettangolo con centocinquanta metri di lato est-ovest per cento. A settentrione erano disseminati numerosi abeti, mentre il resto del piano era prativo con ai lati poco sottobosco. Pensai lungamente al motivo di una simile spianata e chi poteva averla compiuta. Il piano attuale si era ottenuto sbancando circa cinquantamila metri cubi di materiale morenico di non facile escavazione."


Castelliere di Postalesio

Il brano è citato da un articolo su "Le vie del Bene" di Rinaldo Rapella, il quale aggiunge : "Prosegue il Moroni osservando anche la presenza di muri a secco, di grossi massi provenienti dallo sfacelo d'una antica muratura che si dimostra maggiormente robusta là dove più facile è l'accesso al pianoro. Da queste e da altre constatazioni il Moroni avanza l'ipotesi che su questo pianoro esistesse un antico castelliere".
In effetti colpisce la forma perfettamente piana del colle, coperto da un bosco non troppo fitto. Il luogo è molto suggestivo e camminare in questo ripiano restituisce l'impressione di accedere ad una lontananza temporale indefinita.


Postalesio e, sullo sfondo, il Castelliere

Il ritorno all'automobile segue un percorso parzialmente ad anello. Ridiscendiamo per un tratto sulla pista sterrata, prendendo a destra non appena ne troviamo una seconda che sale in quella direzione. Questa seconda pista dopo una breve salita nella selva esce all'aperto e traversa in direzione del centro di Postalesio, confluendo in una stradina che a sua volta traversa verso ovest fino ad intercettare la strada che attraversa Castione. Seguendola in discesa passiamo sotto l'imponente muraglione della chiesa parrocchiale di S. Antonio Abate. Con qualche tornante attraversiamo in discesa il paese e torniamo al bivio dove ritroviamo la strada provinciale che seguiamo nella discesa che ci riporta all'automobile.


Chiesa parrocchiale di S. Antonio Abate a Postalesio

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Carta Tecnica Regionale della Regione Lombardia

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