ESCURSIONI A POSTALESIO - APRI QUI UNA GALLERIA DI IMMAGINI - CARTA DEL PERCORSO

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Pista Pra Lone-Alpe Colina (Baita Galibio)- Croce Capin
2 h
578
E
SINTESI. Da Postalesio saliamo sulla carozzabile che porta al maggendo di Pra Lone (m. 1028), dove parcheggiamo. Ci incamminiamo proseguendo sulla carozzabile, ma al primo tornante sx la lasciamo imboccando l'antica mulattiera che attraversa una fascia di boschi, tagliando in diversi punti la carrozzabile. Nel primo tratto la mulattiera, che parte dal limite orientale dell’ampio dosso sul quale è posto Pra Lone, segue una direttrice che la avvicina progressivamente al lato opposto, quello occidentale. Poi, a quota 1350 metri circa, piega a destra, e si riporta sul centro dell’ampio dosso. Nell’ultimo tratto si congiunge con la pista, e prosegue in direzione nord-nord-est, passando per un casello dell’acqua che custodisce anche una statuetta di S. Antonio Abate e poco a valle dell’isolata baita Galibio (m. 1704). Fin qui possiamo anche salire in automobile. La pista, infine, esce dal bosco: siamo ormai in vista dell’alpe Colina e, ignorata la deviazione a sinistra che sale al baitone di quota 1910, ci approssimiamo al primo gruppo di baite, poste ad una quota leggermente superiore ai 1900 metri. Appena prima delle baite, troviamo una fontana, costruita interamente in pietra. La pista prosegue fino ad un secondo gruppo, più numeroso, di baite, posta e quota 1947 metri. L’ultimo gruppo di baite è quello posto a 2079 metri. Qui si trova anche un baitone, e da qui parte la pista che effettua la lunga traversata verso est che, passando per l’alpe Marscenzo, conduce all’alpe Poverzone, sopra Triangia. Il laghetto di Colina se ne sta, nascosto da un dosso disseminato di massi e radi larici, poco distante da queste baite, ad ovest-nord-ovest, a quota 2076. Rimanendo a valle dello specchio d'acqua, dirigiamoci verso sinistra (ovest), fino a trovare un sentierino che prosegue ovest, per poi piegare verso sud-ovest, tagliando il fianco meridionale della cima quotata 2453 metri (monte Colina). Dopo un tratto non lungo, il sentiero raggiunge il fianco erboso illuminato dal sole. Appare il lungo crinale che sale alla cima quotata 2453 metri, mentre a sud si vede bene il crinale restringersi, scendendo verso est. Si giunge ora in vista della meta, la Croce Capin. Dopo una lunga diagonale verso ovest, il sentiero sale, zigzagando, verso la croce, posta a 2278 metri.


Apri qui una fotomappa del versante retico di Postalesio e Castione Andevenno

Coloro che raggiungono l’alpe Colina per proseguire l’tinerario escursionistico, pensano, in genere, a due sole soluzioni: la salita al Sasso Bianco passando per la colma di Zana, oppure la lunga traversata, verso est, sulla pista che raggiunge l’alpe Poverzone, sopra Triangia.
È però il caso di segnalare una terza interessante possibilità escursionistica, che ha come meta la Croce Capin, piccola croce lignea, posta ad ovest dell’alpe, su uno sperone del crinale che separa l'alpe dalla valle di Postalesio, poco a monte di un grande dirupo. Raggiungiamo, quindi, il laghetto di Colina e, rimanendo a valle dello specchio d'acqua, dirigiamoci verso sinistra (ovest), fino a trovare un sentierino che prosegue ovest, per poi piegare verso sud-ovest, tagliando il fianco meridionale della cima quotata 2453 metri (monte Colina).
Salendo si possono ammirare, ad est, l'ampia conca dell'alpe Colina, ed i monti Canale e Rolla (sulla destra), mentre a sud est si vede un ampio segmento della catena orobica. Più a sinistra, è facilmente individuabile la cima del Sasso Bianco, riconoscibile per il colore chiaro delle rocce che la costituiscono. Sul far del tramonto, queste miti cime del versante retico compreso fra Sondrio e Postalesio sembrano accendersi di una singolare passione, regalando uno spettacolo cromatico di rara suggestione. Dopo un tratto non lungo, il sentiero raggiunge il fianco erboso illuminato dal sole. Appare il lungo crinale che sale alla cima quotata 2453 metri, mentre a sud si vede bene il crinale restringersi, scendendo verso est. Si giunge ora in vista della meta, la Croce Capin. Dopo una lunga diagonale verso ovest, il sentiero sale, zigzagando, verso la croce, posta a 2278 metri.


Panorama dalla Croce Capin

Oltre la croce, si apre uno stupendo scorcio sulla bassa Valtellina. Verso nord ovest si vede il lato occidentale della valle di Postalesio, oltre il quale svettano i Corni Bruciati. A nord il crinale sale gradualmente alla quota 2453. Ad est si distinguono con chiarezza il Sasso Bianco (a sinistra), il monte Arcoglio (termine connesso con “arco”, in riferimento alla forma della valle), di quota 2459 (al centro) ed il monte Canale (a destra). Lo sguardo raggiunge, ad oriente, il gruppo dell’Adamello. A sud, invece, si intravede, a destra del crinale, l’ampio dirupo che inizia proprio sotto la croce e che si allarga più in basso. Oltre la croce la carta IGM segnala un sentiero che scende all’alpe Caldenno, in valle di Postalesio. La traccia, però, è davvero debolissima, per cui è del tutto sconsigliabile percorrerlo se non lo si conosce, perché si rischia di perderlo, ed il versante montuoso è aspro e difficile. Resta, senza dubbio, l’amaro in bocca, perché questa è l’unica via che permette di transitare direttamente dall’alpe Colina alla valle di Postalesio: più in basso, infatti, il versante montuoso è segnato da un’enorme corpo franoso.
Chi desiderasse passare dall’alpe alla valle può, comunque, sfruttare una via indiretta e più alta: può, cioè, salire alla colma di Zana, per l’itinerario utilizzato anche da chi sale al Sasso Bianco, volgendo, poi, a sinistra e seguendo, per un buon tratto, il percorso della prima tappa dell’Alta Via della Valmalenco (triangoli gialli). Prima di scendere al rifugio Bosio, però, deve lasciare l’Alta Via ed imboccare, sulla sinistra, la traccia che sale al passo di Caldenno, che immette all’alta valle di Postalesio.
Ma torniamo a noi. Scendendo per la medesima via di salita, incontriamo ben presto una deviazione a sinistra, che sale verso nord est, con un tracciato molto panoramico. Se non vogliamo tornare per la medesima via di salita, possiamo scendere per un tratto seguendo il crinale: poco sotto la croce potremo, così, osservare la parte più alta dell’impressionante dirupo sul fianco di sud-ovest del monte. L’ulteriore discesa su tracce di sentiero ci allontana dal crinale e conduce ad una macchia boscosa oltrepassata la quale raggiungiamo la casera posta a sud est dell’alpe. Dalla casera torniamo, infine, facilmente all’alpe.
Se abbiamo lasciato l’automobile al termine del tratto della pista consentito, cioè alla sbarra di quota 1700 circa, nella salita alla Croce Capin abbiamo superato 578 metri circa, in un’ora e mezza di cammino. Se, invece, siamo partiti da Pra Lone, abbiamo superato 1250 metri di dislivello, in poco più di 3 ore di cammino.
Raccontiamo, infine, come prolungare l’escursione con la facile salita al monte Colina, che, con i suoi 2453 metri, rappresenta la prima elevazione sul crinale che separa la valle di Postalesio, ad ovest, dalla Valle del Boco (o Bocco: il termine deriva da “sbocco” o, più probabilmente, da “bocc”, ariete), ad est. La sua facile cima erbosa si trova immediatamente a monte della Croce Capin, e per raggiungerla basta seguire il crinale, sul quale passa anche il confine fra il territorio del comune di Postalesio, ad est, e quello del comune di Berbenno, ad ovest. Una salita facile, che però richiede un po' di attenzione, in quanto il crinale, dapprima assai largo, si fa poi, via via, più stretto. Guardando in alto abbiamo l’impressione di vedere la cima erbosa del monte: in realtà essa rimane un po’ più in alto, dietro quella che da qui si mostra come la cima apparente. Un primo breve tratto di salita di porta alla pianetta di quota 2300, oltrepassata la quale il crinale riprende a salire, con pendenza, però, non severa. Ad un certo punto lo sguardo, a destra, scavalca il crinale che separa la media Valtellina dalla Valmalenco ed appaiono le superbe cime della testata di quest’ultima.
A quota 2380 raggiungiamo una sorta di gradino oltre il quale abbiamo l’impressione che ci debba essere un’ampia sella; invece ci attende una brusca strozzatura del crinale, che si restringe ad un filo piuttosto stretto e prosegue a salire, anche se con pendenza leggermente minore. Dopo un primo tratto di salita, vediamo finalmente con chiarezza la meta: diritta davanti a noi è posta l’anticima del monte Colina, di circa 9 metri più bassa rispetto alla cima, posta alla sua sinistra e quotata 2453 metri.
Raggiungiamo facilmente l’anticima, scoprendo che questa è separata dalla cima da una breve ma accentuata selletta. Dobbiamo, quindi, scendere di qualche metro con molta prudenza (il versante alla nostra destra, infatti, è costituito da un ripido canalone che precipita sul versante occidentale dell’alpe Colina; prudenzialmente, dunque, meglio appoggiarci al versante di sinistra, assai meno ripido), per poi risalire fino alla cima del cocuzzolo erboso del monte Colina (m. 2453), che raggiungiamo dopo circa tre quarti d’ora di cammino dalla Croce Capin.
Davvero buono il panorama che da qui si gode. A sud si domina l’intera catena orobica, mentre a nord-ovest appare un bello scorcio dell’alta Valle di Postalesio, dominata dai Corni Bruciati. Alla loro destra, in primo piano, a nord, il crinale che abbiamo risalito prosegue e ci propone la cima quotata 2609 metri (bella a vedersi, anche se, purtroppo, ci nasconde quasi interamente il monte Caldenno, m. 2669, e, quel che è peggio, interamente il monte Disgrazia, m. 3679). Più a destra, a nord e nord-est, sullo sfondo appare la testata della Valmalenco, sulla quale si distinguono, da sinistra, il pizzo Gluschaint (3594), le caratteristiche cime gemelle della Sella occidentale ed orientale (m. 3564), i meno pronunciati pizzi Gemelli (m. 3501) e pizzo Sella (m. 3511), i giganti della testata, pizzo Roseg (m. 3936), monte Scerscen (m. 3971), pizzo Bernina (m. 4050), Cresta Güzza (m. 3869), pizzo Argient (m. 3945), pizzo Zupò (m. 3996), chiudendo con il pizzo Palù (m. 3906). Più a destra, alle spalle della già citata triade Sasso Bianco-Monte Arcoglio-monte Canale, si vede il gruppo Painale-Scalino, che propone, da sinistra, l’inconfondibile piramide del pizzo Scalino (m. 3323), seguita dalla punta Painale (m. 3248) e dalla vetta di Ron (m. 3136), sulla cresta di confine fra l’alta Val di Togno (
Val Painale) e la Val Fontana. Il panorama è chiuso, infine, ad est, sullo sfondo, dal gruppo dell’Adamello.
Dalla cima del monte Canale si può percorrere il crinale verso nord, superando una sella, guadagnandola cima quotata IGM 2609 e, dopo una seconda sella, la cima del monte Caldenno (m. 2669). Il percorso, però, non è privo di difficoltà, per cui se ne omette la descrizione in una scheda di carattere escursionistico.

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

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