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Apri qui una fotomappa del versante retico di Postalesio e Castione Andevenno

Postalesio è un comune che si trova sul versante retico mediovaltellinese, fra Berbenno di Valtellina, ad ovest, e Castione Andevenno, ad est. Il nucleo centrale si trova, ad una quota di poco superiore ai 500 metri, a monte dell’ampio conoide di deiezione formato dal torrente Caldenno, che scende dalla valle di Postalesio, ad ovest del paese.
A monte dell’abitato si sviluppa l’ampio dosso che è delimitato ad ovest dalla valle di Postalesio e ad est dalla valle del Boco (o Bocco: il termine deriva da “sbocco” o, più probabilmente, da “bocc”, ariete), e che scende dal monte Caldenno (m. 2669), il punto di massima elevazione del territorio comunale. Si tratta di un territorio non ampio (circa 11 kmq), ma che presenta moltissimi aspetti di interesse etnografico, naturalistico ed escursionistico.
Il suo territorio ha un'estensione di 10,6 kmq ed è costituito da una sorta di striscia che dal crinale che separa la media Valtellina dalla Val Torreggio (Valmalenco) scende fino al fondovalle. Il confine settentrionale, che separa Postalesio da Torre di S. Maria (Valmalenco), corre su questo crinale dal monte Caldenno (vertice di nord-ovest, m. 2669) al Sasso Bianco (vertice di nord-est, m. 2490). Il confine occidentale, che separa Postalesio da Berbenno di Valtellina, scende quasi diritto, dal monte Caldenno verso sud, passando per il monte Colina e la croce Capin, attraversando da est ad ovest il solco della valle di Postalesio (che però, a dispetto del nome, rientra quasi interamente nel territorio del comune di Berbenno) e passando per il dosso di Campi, prima di scendere al fiume Adda.
Il confine orientale, che separa Postalesio da Castione Andevenno, scende, con andamento ugualmente diritto, verso sud dal Sasso Bianco, tagliando il fianco occidentale della valle del Boco (o Bocco) e passando ad ovest dell’alpe Mangingasco (Ciaz) e della frazione di Vendolo (che appartengono a Castione, mentre rientrano nel territorio di Postalesio, ad ovest di tale confine, Prà Lone e Ca’ Moroni). Il confine meridionale, infine, che separa Postalesio da Cedrasco, segue un tratto del fiume Adda.
Interessante è anche la sua storia. Postalesio fu, in passato, comune del terziere di mezzo della Valtellina, e, dal punto di vista religioso, appartenne alla pieve di Berbenno.
La zona fu forse abitata fin dall'epoca preistorica, se ha fondamento l'ipotesi, avanzata dal'Orsini e dal Moroni, dell'esistenza di un castelliere su un poggio boscoso sul confine fra i comuni di Postalesio e Castione. Un castelliere è, in un certo senso, l'antenato del castello: si tratta di un piccolo villaggio fortificato, costituito da una torre centrale e da una cerchia di mura, di cui sono rimaste tracce, che rimandano ad epoche preistoriche, nell'Istria e nella Venezia Giulia. In epoca romana queste strutture furono utilizzate come fortilizi, spesso trasformati, infine, in epoca medievale, nei più conosciuti castelli. Se l'Orsini ed il Moroni hanno ragione, dunque, questo poggio era abitato già sin dalla fine dell'età della pietra. Il primo si basa soprattutto su considerazioni toponomastiche: i termini "caslìr" e "postàl" in Trentino designano i castellieri della Valle dell'Adige; dalla medesima radice, dunque, deriverebbe "Postalesio", con il significato di località in prossimità di un castelliere preistorico. Anche Castione potrebbe avere un etimo simile (questa volta, però, evidentemente dal latino "castrum", accampamento, luogo fortificato). Il Moroni si basa, invece, su considerazioni legate alla natura del luogo, e scrive: "Tra Castione e Postalesio, precisamente duecento metri ad ovest del Vendolo, notasi un'altura di probabile origine morenica con i fianchi rivestiti di castani e betulle, mentre la sommità è parzialmente disseminata di abeti. Un comodo sentiero da Vendolo in dieci minuti porta su questa altura a 530 metri sul livello del mare... dove con sorpresa notai che la sommità, invece di essere tondeggiante, era perfettamente spianata formando all'incirca un rettangolo con centocinquanta metri di lato est-ovest per cento. A settentrione erano disseminati numerosi abeti, mentre il resto del piano era prativo con ai lati poco sottobosco. Pensai lungamente al motivo di una simile spianata e chi poteva averla compiuta. Il piano attuale si era ottenuto sbancando circa cinquantamila metri cubi di materiale morenico di non facile escavazione." Il brano è citato da un articolo di Rinaldo Rapella su "Le vie del Bene", il quale aggiunge: "Prosegue il Moroni osservando anche la presenza di muri a secco, di grossi massi provenienti dallo sfacelo d'una antica muratura che si dimostra maggiormente robusta là dove più facile è l'accesso al pianoro. Da queste e da altre constatazioni il Moroni avanza l'ipotesi che su questo pianoro esistesse un antico castelliere".
Ma veniamo ad epoche a noi assai più vicine. Il toponimo del paese si trova citato per la prima volta in un atto di transazione di una vigna in “Postalese” (Postalesio) redatto ad Andevenno nel luglio del 1035. Il paese, raccolto nel Medioevo intorno alla chiesetta di S. Martino (edificata nel 1250), fu feudo della famiglia comense dei Greco, che vi eresse un castello, passato, nel XIII secolo, alla famiglia Dusdei di Sondrio. Il comune, che comprendeva gli abitati di Sambrolo, Dosso e Lono, dovette formarsi tra XII e XIII secolo. Nel 1335 compariva, negli Statuti di Como, come “comune loci de Postalese”. Inizialmente il comune di Postalesio estendeva il suo territorio anche a sud dell’Adda, e comprendeva anche l’attuale abitato di Cedrasco, che si rese autonomo nel 1442. Postalesio si staccò dalla pieve di Berbenno e si costituì come parrocchia di patronato comunale nel 1425.
Nel 1512 iniziarono i quasi tre secoli di dominio delle Tre Leghe Grigie sulla Valtellina. I nuovi signori sentirono il bisogno, per poter calcolare quante esazioni ne potevano trarre, di stimare la ricchezza complessiva di ciascun comune della valle. Furono così stesi gli Estimi generali del 1531, che offrono uno spaccato interessantissimo della situazione economica della valle (cfr. la pubblicazione di una copia secentesca del documento che Antonio Boscacci ha curato per il Bollettino della Società Storica Valtellinese). Nel "communis Postalesij " vengono registrate case e dimore per un valore complessivo di 338 lire (per avere un'idea comparativa, Forcola fa registrare un valore di 172 lire, Tartano 47, Talamona 1050, Morbegno 3419); gli orti si estendono per 8 pertiche ed hanno un valore di 29 lire; i prati ed i pascoli hanno un'estensione complessiva di 1326 pertiche e sono valutati 797 lire; boschi e terreni comuni sono valutati 18 lire; campi e selve occupano 2509 pertiche e sono valutati 2023 lire; gli alpeggi, che caricano 90 mucche, vengono valutati 18 lire; i vigneti si estendono per 526 pertiche e sono stimati 900 lire; vengono torchiate 22 brente di vino (una brenta equivale a 90 boccali), valutate 22 lire; il valore complessivo dei beni è valutato 4156 lire (sempre a titolo comparativo, per Tartano è 642, per Forcola 2618, per Buglio 5082, per Talamona 8530 e per Morbegno 12163).
Nel 1602 Postalesio risulta diviso nelle contrade di Moroni, Crapo, Sondrini, Smachetti, Inversi, Belini, Albertazi, Sambrolo, Contrata, Molino, Menno, Gregoli, Quadra de fondi, Vendol, organizzate tra XVII e XVIII secolo nelle quattro quadre “de Inversis”; “de Summo”, o “de Monte”; “de Fondo”; “Contrata”. Ogni contrada aveva propri consiglieri e ogni quadra propri sindaci. L’assemblea generale dei capifamiglia di Postalesio, o vicinanza, veniva convocata per decidere e ratificare gli argomenti più importanti della vita comunitaria, come l’elezione del decano e dei consiglieri. Il decano, eletto annualmente, rappresentava il comune nei consigli di terziere, era responsabile della gestione finanziaria, della quale rendeva conto al termine del mandato; presiedeva inoltre il consiglio. Il consiglio (consiglio di comunità) era l’organo di governo del comune ed aveva l’importante incombenza della nomina degli ufficiali ed incaricati del comune: il cancelliere; il servitore, che svolgeva le funzioni di messo comunale; il caneparo, responsabile della gestione economica; il camparo, addetto alla sorveglianza dei beni comunali; i deputati degli estimi. Consiglio e vicinanza si nominavano, poi, dei procuratori o agenti per le cause in materia civile, criminale o ecclesiastica.


San Martino

Postalesio, secondo il resoconto della visita pastorale del vescovo di Como, di origine morbegnese, Feliciano Ninguarda, contava, nel 1589, 130 fuochi, vale a dire 650 abitanti circa; ma lasciamo a lui la parola: "Oltre Berbenno, salendo leggermente verso destra per un miglio e mezzo, vi è il paese di Postalesio, con 130 famiglie tutte cattoliche; vi è la chiesa parrocchiale dedicata a S, Martino Vescovo, che è retta dal sac. Bartolomeo Fontana di Bema. A un quarto di miglio sulla montagna vi è un'altra chiesa di campagna, dedicata a S. Antonio Abate. Discendendo per un altro quarto di miglio, in pianura nei pressi dell'Adda, sorge un'altra chiesa dedicata a S. Colombano, dotata di beni e che in altri tempi fu la parrocchiale di Postalesio. Più oltre, verso l'Adda, vi è un'altra chiesa dedicata a S. Giorgio e dotata di beni".
Nel 1624, cioè circa una generazione dopo, Postalesio contava 610 abitanti. Cinque anni dopo il paese non fu risparmiato dalla tremenda epidemia di peste, che si diffuse in Valtellina portata dai Lanzichenecchi che vi transitarono nel quadro delle vicende belliche della Guerra dei Trant’Anni. Secondo alcuni la popolazione complessiva della valle scese da 150.000 a poco meno di 40.000 abitanti, ed una riduzione di proporzioni simili si può congetturare anche per Postalesio, che quindi dovrebbe essere scesa ad una cifra intorno ai 170 abitanti. Sappiamo per certo che una grida datata 29 novembre 1629 ed esposta presso il cimitero di S. Martino proibiva che venissero esportati gradi al di fuori del territorio di Postalesio, pena la confisca del carico e, nei casi più gravi, addirittura la morte: la disposizione era, evidentemente, dettata dal timore che il passaggio attraverso territori dove il morbo infieriva maggiormente ed il successivo ritorno a Postalesio aggravasse la situazione sanitaria del paese.
Un quadro sintetico di Postalesio nella prima metà del Seicento è offerto dal prezioso manoscritto di don Giovanni Tuana (1589-1636, grosottino, parroco di Sernio e di Mazzo), intitolato “De rebus Vallistellinae” (Delle cose di Valtellina), databile probabilmente alla prima metà degli anni trenta del Seicento (edito nel 1998, per la Società Storica Valtellinese, a cura di Tarcisio Salice, con traduzione delle parti in latino di don Abramo Levi). Vi leggiamo: “Postalesio, confinante da mattina con Castione, è levato sopra la pianura un quarto di miglio. Haverà 300 anime. Ha un territorio abbondante di vino, grano et fieno. La montagna è atta più per pascoli che per legnagiare. È sottoposta a una grande e dannevole ruina, quale non solo distrae li campi et vini nella pianura, ma minaccia l’ultimo sterminio alla terra. Ha l’aria mediocremente sana. La chiesa parochiale è di S. Mathia [S. Martino]. Ha tre altri oratorij, uno di S. Columbano nel piano, l’altro di S. Giorgio appresso la terra, l’altro di S. Antonio in un dosso sopra la terra.”
Un sintetico schizzo della media Valtellina da Sondrio ad Ardenno ci viene offerto dalle annotazioni (1621) di un anonimo cronista originario della Valcamonica (pubblicato nell’articolo «Paesi e paesani di Valtellina nella descrizione di un anonimo del Seicento» di Sandro Massera,  in un numero della Rassegna Economica della Provincia di Sondrio della CCIAA):
Vi sono de sotto de Sondrio le terre de Castiòn, Berbèn, Pedemónt Pestolés, Arden e tutte queste sono lavoranti de vigne, ma gran parte ne vanno in Italia per fachini, che ne sono piene le dovane e magazin de vini. In Roma, Napoli, Mesina, Palermo non vi è canton de fachini che non siano de costoro: huomini non di grande statura, ma sperti, acorti, amatori del dinaro.
Sarebbero anche belle le donne di Pedemònt, Pestolés, Berben e Arden; è che non tengono troppo all'eleganza. Vestiscono a un certo modo male, massime le donne, che più presto rendono risa che altrimente et se le donne fossero vestite bene, di bellezza ordinariamente stariano al paro delle romane di bellissimo sangue
.”

Solo dall’ultimo quarto del Seicento iniziò una progressiva ripresa, testimoniata anche dall’edificazione dell’attuale chiesa parrocchiale dedicata a S. Antonio Abate, fra il 1685 ed il 1698 (ma completata nel 1784; il campanile della chiesa venne eretto, invece, nel 1774, ed è stato recentemente restaurato).
Lo storico Francesco Saverio Quadrio, nelle “Dissertazioni critico-storiche intorno alla Rezia di qua dalle Alpi oggi detta Valtellina” (Edizione anastatica, Bologna, Forni, 1971), ci offre, a metà del settecento, queste notizie del paese: “Postalesio (Postalesium). Questa Comunità è altresì di quattro Quadre costituita, che sono Postalesio Piano, la Contrada di San Braulio, corrottamente detta Sambrolo, il Dosso, e Lotto. Quivi fiorirono le Famiglie de' Greci fin dal 1200. come si trae da' Documenti, degli Uguccioni ec.”
Alla fine del Settecento, e precisamente nel 1797, quando la bufera napoleonica pose termine al dominio delle Tre Leghe in Valtellina, gli abitanti erano risaliti a 473. Nella Repubblica Cisalpina, (1801) Postalesio era uno dei settanta comuni che costituivano il distretto III di Sondrio del dipartimento del Lario, mentre nel successivo Regno d’Italia (1805) Postalesio divenne comune di III classe, nel cantone I di Sondrio, e contava 269 abitanti. Cadde anche Napoleone, ed il dipartimento dell’Adda, nel 1815, venne assoggettato al dominio della casa d’Austria, nel Regno lombardo-veneto: Postalesio figurava, con i suoi 269 abitanti, come comune aggregato al comune principale di Berbenno, nel cantone I di Sondrio, ma ottenne ben presto (l’anno successivo) l’autonomia. A metà dell’Ottocento, e precisamente nel 1853, Postalesio, con la frazione Spineda, era comune del I distretto di Sondrio, con consiglio comunale, senza ufficio proprio e con una popolazione che era tornata ai livelli di inizio Seicento (612 abitanti).
All'unità d'Italia (1861) Postalesio contava 642 abitanti. Importante fu il contributo degli abitanti di Postalesio alle guerre risorgimentali. Alla I Guerra d'Indipendenza (1848-49) parteciparono Albareda Giovanni fu Andrea, Bona Andrea fu Bartolomeo, Belini Lorenzo fu Bartolomeo, Bernoi Antonio fu Domenico, Bettolatti Giacomo fu Antonio, Corlatti Pietro du Domenico, Sondrini Colombano fu Giuseppe e Smachetti Pietro du Pietro. Alla III Guerra d'Indipendenza (1866) parteciparono, invece, Balardini Martino di Pietro, Bona Martino fu Martino, Betolatti Antonio di Antonio, Bettolatti Giovanni di Antonio, Bettolatti Andrea fu Andrea, Branchi Amedeo, Bianchi Andrea, Del Filippo Smachetti Giacomo, Delmolino Pietro di Giovanni, Fontana Domenico fu Domenico, Fontana Andrea fu Domenico, Gandelli Antonio di Antonio, Montani Pietro fu Andrea, Sondrini Pietro fu Bartolomeo e Smachetti Andrea fu Giacomo. Montani Pietro, infine, partecipò alla campagna del 1870, che portò all'annessione di Roma, poi proclamata capitale d'Italia.
La popolazione continuò ad aumentare nei decenni successivi: nel 1871 gli abitanti erano 681, nel 1881 702 e nel 1901 826, massimo storico. Il XX secolo fece, invece, segnare una leggera flessione: nel 1911 gli abitanti erano scesi ad 801. Nella prima guerra mondiale caddero, fra gli abitanti di Postalesio, Gelindo Balardini, Virgilio Sondrini, Pietro Montaini, Antonio Sondrini, Basilio Dalone e Tomaso Tomasi. Il periodo fra le due guerre mondiali confermò la tendenza: dai 737 abitanti del 1921 si scese ai 613 del 1931 ed ai 620 del 1936.
Il 1922 è un anno importante nella vita del paese, che viene allacciato ad una centralina sul torrente Caldenno e quindi può disporre dell'energia elettrica: se consideriamo quanto sia difficilmente immaginare la nostra vita quotidiana senza di essa, possiamo ben misurare l'importanza della svolta.
Ecco come Ercole Bassi, ne “La Valtellina – Guida illustrata” del 1928 (V ed.), presenta il paese: ”Da S. Pietro continuando la provinciale, dopo circa tre chilometri si trova a sinistra una rotabile che sale a Postalésio (m. 520 - ab. 741 - osterie), nella cui parrocchiale vi sono affreschi di Gio. Pietro Romegialli. Circa mezz'ora sopra Postalesio, sulla sponda sinistra del vallone, è notevole il fenomeno dovuto all’erosione delle acque meteoriche che lasciò in piedi pilastri di terra indurita, coperti da una grossa pietra, e che gli abitanti del luogo chiamano il Duomo di Milano e anche la Piramide. Fenomeni simili si trovano nell'Alto Adige, e sono frequenti nell'Appennino.”
Nella seconda guerra mondiale Postalesio contò, fra i suoi caduti, Silvio Candiani, Mansueto Fontana, Riccado Smachetti, Pietro Albertazzi, Giulio Smachetti, Franco Beneggi e Luigi Dalone, mentre furono dichiarati dispersi Dino Albareda, Rino Del Molino, Davide Del Molino e Rino Fontana. Sostanzialmente stazionario, infine, l'andamento demografico nel secondo dopoguerra: nel 1951 si contarono 585 abitanti, nel 1961 550, nel 1971 571, nel 1981 579, nel 1991 576, nel 2001 609 e nel 2005 599.


Postalesio

Si raggiunge facilmente Postalesio staccandosi sulla sinistra dalla ss. 38 dello Stelvio, per chi la percorra in direzione di Sondrio, allo svincolo, segnalato, dopo la stazione di S. Pietro Berbenno, ed immediatamente prima del ponte sul torrente Caldenno. La strada, dopo un primo tratto di salita (nel quale passa ad est della frazione di Spinedi, dove si trova l’antichissima chiesetta di S. Colombano), intercetta la pedemontana retica che proviene da sinistra (ovest), dalla frazione Polaggia di Berbenno, che si trova a circa 2 km da Postalesio. Percorrendo la pedemontana, verso destra, giungiamo ai piedi del paese, dove si trova un bivio: proseguendo verso destra sulla pedemontana passiamo a lato dell’antica chiesetta di S. Martino, che risale al 1250 e fu la prima chiesa parrocchiale.
La strada prosegue, poi, verso est, aggirando un dosso boscoso, superando il nucleo di Vèndolo (frazione di Castione, a 2,9 km da Postalesio) ed il torrente Boco su un ponte e raggiungendo Castione Andevenno. Se, invece, a bivio prendiamo a sinistra, saliamo nel cuore del paese. Dopo qualche tornante, passiamo proprio sotto il poderoso muraglione che sostengono il terrapieno sul quale è edificata la nuova chiesa parrocchiale di S. Antonio Abate.
Raccontiamo, infine, un possibile percorso di visita al paese in mountain-bike, che parte dal posteggio presso lo stabilimento Colavev, a ridosso della ss. 38 dello Stelvio. Saliamo lungo la via al Porto, al termine della quale prendiamo a destra e portiamoci all’incrocio con la via San Giorgio, dove svoltiamo a sinistra, iniziando a salire in direzione del paese. Dopo qualche tornante, intercettiamo la strada che proviene, sulla nostra sinistra, da Polaggia, e proseguiamo verso destra. Oltrepassato, sulla destra, il cimitero e scavalcato, su un ponte, il torrente Caldenno, raggiungiamo, a quasi 3 km dalla partenza, all’incrocio all’ingresso del paese: qui prendiamo a sinistra e risaliamo la via Martiri della Liberta' che, attraversato il centro, giunge al poderoso muraglione della Chiesa di S.Antonio Abate, a poco meno di 3 km e mezzo dalla partenza.


San Colombano

Proseguendo nella salita, impegnamo un tornante sinistrorso, seguendo l'indicazione per le Piramidi di Postalesio e salendo fino al parcheggio della riserva naturale, a poco più di 6 km dalla partenza. Dopo l’immancabile visita al sito delle piramidi, torniamo al parcheggio e riprendiamo a salire sulla pista che porta fino all’alpe Colina. Noi, però, ci fermiamo molto prima: al successivo tornante sinistorso della pista, infatti, la lasciamo per imboccare una pista che se ne stacca sulla destra e raggiunge il bellissimo nucleo di Ca' Moroni, a circa 7 km e mezzo dalla partenza.
Ripercorriamo, quindi, in discesa la strada, fino alla parte alta del paese; qui, prima di giungere alla chiesa di S. Antonio, la lasciamo, sulla destra, per imboccare la via Simonini, che attraversa la parte antica del paese, attraversata la quale ci ritroviamo all'incrocio già incontrato salendo, dopo quasi 11 km e mezzo dalla partenza.
Questa volta, però, invece di proseguire la discesa sulla medesima via di salita, svoltiamo a sinistra, imboccando la via Vanoni, prendendo poi a destra, per la via San Martino, dove troviamo la chiesetta medievale, ancora ben conservata, a quasi 12 km dalla partenza. Saliamo di nuovo all’incrocio e cominciamo a scendere per la medesima via di salita, ripassando dal cimitero e prendendo a sinistra al bivio che propone, a destra, la direzione per Polaggia e Berbenno.



Postalesio

Al secondo tornante destrorso, però, invece di proseguire sulla larga strada asfaltata, imbocchiamo una stradina sterrata che se ne stacca sulla sinistra, proseguendo nella discesa e passando per i resti dell’antichissima chiesetta di San Colombano, recentemente restaurata. La pista, alla fine, ricongiunge con via San Giorgio. Passando per via Spinedi e via Porto, torniamo, alla fine, al posteggio presso la Colavev, chiudendo un giro che ha uno sviluppo complessivo di 15 km, ottimo soprattutto ad autunno inoltrato, in inverno ed in primavera.

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

CARTA DEL TERRITORIO COMUNALE sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

ESCURSIONI A POSTALESIO

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