ESCURSIONI A POSTALESIO - APRI QUI UNA GALLERIA DI IMMAGINI - CARTA DEI PERCORSI

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Pista Pra Lone-Alpe Colina-Mulattiera-Croce Capin-Monte Colina
3 h e 30 min.
1000
E
Pista Pra Lone-Alpe Colina (sbarra)-Croce Capin-Monte Colina
2 h e 30 min
580
E
SINTESI. Da Postalesio saliamo sulla carozzabile che porta al maggendo di Pra Lone (m. 1028), proseguendo sulla carozzabile con fondo sterrato, fino al quarto tornante dx, poco oltre il quale, sulla sinistra, vediamo la partenza di una larga mulattiera che sale, ripida, nella fascia boscosa a monte della pista. Proseguiamo per un tratto fino a trovare una piazzola per parcheggiare, poi scendiamo al punto di partenza della mulattiera (m. 1460) e cominciamo a salire verso nord nel bosco, seguendola. Intercettiamo per due volte la pista. La seconda ritroviamo il sentiero poco oltre un casello dell'acqua. Saliamo, ora, verso sinistra, ed intercettiamo la mulattiera che sale da destra. Poco oltre, eccoci ad una modesta ed amena radura: abbiamo guadagnato il crinale, che seguiremo fino alla meta. Riprendiamo, infatti, a salire dal limite superiore della radura, senza seguire il sentiero che taglia a destra, ma rimanendo sul crinale, che, superate alcune roccette affioranti, ci propone un larice con un nuovo segno blu (altri ne troveremo, fino ad una certa quota, salendo). Il sentiero c’è e non c’è, o meglio, a tratti si individua, a tratti si indovina, ma la salita non propone difficoltà (possiamo aggirare facilmente qualche punto nel quale la vegetazione si fa più fitta appoggiandoci a destra). A quota 1680 incontriamo una seconda radura. Siamo nel cuore di una splendida pecceta, con abeti e larici, e, dopo due tratti con andamento pianeggiante o in leggera discesa, saliamo ad una terza selletta, a quota 1840. Ci attende, ora, un tratto di salita più severa, finché, a quota 1950 circa, la pendenza torna ad addolcirsi ed il bosco si fa più rado. A quota 1990, in un punto nel quale il bosco è tornato a farsi più fitto, incontriamo una rete di recinzione che impedisce l’accesso ad un tratto del crinale (probabilmente per la pericolosità potenziale del tratto, esposto a mo’ di cornice sul dirupo che si apre alla nostra sinistra). Ci appoggiamo, dunque, a destra, e riconosciamo un sentiero che inizia una traversata del dosso verso destra. Non seguiamo, però, questa traccia ma, appena possibile, risaliamo sul crinale, proseguendo nella salita. Poco sopra, il crinale ha un’impennata e la traccia tende leggermente a destra, lasciandolo e risalendo una sorta di corridoio fra radi larici. Al termine del corridoio, a quota 2040 circa, volgiamo di nuovo a sinistra e torniamo sul crinale, procedendo tra radi larici e macereti. A quota 2110 iniziamo a procedere all'aperto. Procediamo non distanti dal ciglio del dirupo, sulla nostra sinistra; guardando in alto, possiamo scorgere, sul ciglio del dirupo più alto e marcato, la croce Capin (m. 2278), che alla fine raggiungiamo, dopo circa 2 ore ed un quarto di cammino. Porseguiamo a salire verso nord e siamo alla pianetta di quota 2300, oltrepassata la quale il crinale riprende a salire, con pendenza, però, non severa. A quota 2380 raggiungiamo una sorta di gradino oltre il quale ci attende una brusca strozzatura del crinale, che si restringe ad un filo piuttosto stretto e prosegue a salire, anche se con pendenza leggermente minore. Dopo un primo tratto di salita, vediamo finalmente con chiarezza la meta: diritta davanti a noi è posta l’anticima del monte Colina, di circa 9 metri più bassa rispetto alla cima, posta alla sua sinistra e quotata 2453 metri. Raggiungiamo facilmente l’anticima, scoprendo che questa è separata dalla cima da una breve ma accentuata selletta. Dobbiamo, quindi, scendere di qualche metro con molta prudenza (il versante alla nostra destra, infatti, è costituito da un ripido canalone che precipita sul versante occidentale dell’alpe Colina; prudenzialmente, dunque, meglio appoggiarci al versante di sinistra, assai meno ripido), per poi risalire fino alla cima del cocuzzolo erboso del monte Colina (m. 2453), che raggiungiamo dopo circa tre quarti d’ora di cammino dalla Croce Capin.


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Le valli di Postalesio, ad ovest (che, nonostante il nome, è pressoché interamente nel territorio del comune di Berbenno di Valtellina) e del Boco (o Bocco: il termine deriva da “sbocco” o, più probabilmente, da “bocc”, ariete), ad est (nel territorio dei comuni di Postalesio e Castione), sono divise da una dorsale che dal monte Caldenno, a nord (m. 2669), scende, passando per la croce Capin (m. 2278, che si affaccia sui dirupi del vasto movimento franoso che occupa il lato orientale della bassa Valle di Postalesio), fino ad allargarsi nella vasta fascia di boschi a mezza costa, proprio a monte dell’abitato di Postalesio.


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Su questa dorsale si trovano, oltre al monte Caldenno, altre due elevazioni, quella quotata 2609 ed il monte Colina (non nominato né sulla carta IGM, né sulle carte Kompass), cima che si colloca a 2453 metri, a monte della croce Capin. Quest’ultima cima, di facile accesso, può essere la meta di un’interessante e panoramica escursione, la quale, a sua volta, può avvenire seguendo tre vie diverse, con differente livello d’impegno (fisico, non tecnico).
La più impegnativa, ma anche più suggestiva, segue interamente il filo del dosso della dorsale sopra menzionata, mentre le altre due lo sfruttano solo nell’ultimo tratto, dalla croce Capin alla cima. Dobbiamo salire con l’automobile da Postalesio a Pra’ Lone (m. 1028), dove la strada con fondo asfaltato termina, e proseguire, per un buon tratto, sulla rotabile per l’alpe Colina (che, purtroppo, propone diversi tratti con fondo in cattive condizioni). Salendo da Pra’ Lone, dobbiamo prendere come punto di riferimento il quarto tornante destrorso, poco oltre il quale, sulla sinistra, vediamo la partenza di una larga mulattiera che sale, ripida, nella fascia boscosa a monte della pista. È, questo, il punto nel quale inizia la salita al monte Colina. Ora si pone il problema del parcheggio, che risolviamo proseguendo per un ulteriore tratto sulla pista, fino a trovare, più in alto, uno slargo con fondo lastricato in pietra, in corrispondenza del punto nel quale una pista secondaria si stacca dalla principale, sulla destra, per scendere a monte dei prati Cigolosa (m. 1422).
Lasciata qui l’automobile, torniamo indietro, scendendo fino al punto di partenza della mulattiera, che resta, ora, sulla nostra destra, ad una quota approssimativa di 1460 metri (su un sasso sul lato della rotabile osserviamo un segno blu). La mulattiera sale, con diversi tornanti, nel bosco, per poi intercettare, a quota 1530 metri, la rotabile (in un tratto che sale dalla nostra destra, con fondo in cemento), proseguendo, subito, sul suo lato opposto. Dopo una diagonale verso destra (nord-est), intercettiamo per la seconda ed ultima volta la rotabile (che sale ora da sinistra ed ha di nuovo il fondo in terra battuta), a quota 1560, in corrispondenza di un casello per l’acqua (potremmo, in verità, salire fin qui con l’automobile: in questo caso il tornante di riferimento è il quinto destrorso).


La Croce Capin

Saliamo sulla carreggiata appena prima del casello, e la attraversiamo, trovando, sul lato opposto, la partenza di un sentiero. Saliamo, ora, verso sinistra, ed intercettiamo la mulattiera che sale da destra (si tratta della prosecuzione della mulattiera che abbiamo già percorso, e che riparte più a monte rispetto al casello dell’acqua). Poco oltre, eccoci ad una modesta ed amena radura: abbiamo guadagnato il crinale, che seguiremo fino alla meta. Riprendiamo, infatti, a salire dal limite superiore della radura, senza seguire il sentiero che taglia a destra, ma rimanendo sul crinale, che, superate alcune roccette affioranti, ci propone un larice con un nuovo segno blu (altri ne troveremo, fino ad una certa quota, salendo).
Il sentiero c’è e non c’è, o meglio, a tratti si individua, a tratti si indovina, ma la salita non propone difficoltà (possiamo aggirare facilmente qualche punto nel quale la vegetazione si fa più fitta appoggiandoci a destra). A quota 1680 incontriamo una seconda radura, anch’essa piccola, ma molto bella. Proseguendo nella salita, in un punto nel quale la vegetazione alla nostra sinistra si dirada possiamo godere di un bello scorcio panoramico: distinguiamo, verso sud, da sinistra, la Valle del Livrio, la Val Cervia, la Val Madre ed il lato occidentale della
Val Gerola. A destra del monte Legnone, che chiude la compagine orobica, distinguiamo le Alpi Lepontine ed un angolo dell’alto Lario. Più a destra ancora riconosciamo, infine, la cima del Desenigo. A quota 1730 ecco una terza radura, con un masso che presidia il suo lato alto di sinistra. Sul lato alto di destra, invece, troviamo la ripresa del sentiero.
Superiamo un punto nel quale la vegetazione si infittisce appoggiandoci a destra e, tornati sul crinale, osserviamo, in uno squarcio della vegetazione, uno dei Corni Bruciati, l’impressionante dirupo della parte orientale della bassa Valle di Postalesio ed infine, sulla sua verticale, la meta, il monte Colina (o meglio, la sua anticima meridionale). Siamo nel cuore di una splendida pecceta, con abeti e larici, e, dopo due tratti con andamento pianeggiante o in leggera discesa, saliamo ad una terza selletta, a quota 1840, dove ci si propone un nuovo colpo d’occhio sul versante dirupato. Scorgiamo anche, da qui, il punto, abbastanza vicino (quota 1860 circa), nel quale la pendenza si fa più accentuata, prima che il bosco lasci il posto ai pascoli alti.
Ci attende, ora, un tratto di salita più severa, finché, a quota 1950 circa, la pendenza torna ad addolcirsi ed il bosco si fa più rado. Guardando a destra, scorgiamo, in successione, gli alpeggi di Prato Isio e Prato Maslino e, alle loro spalle, il Culmine di
Dazio, il monte Legnone ed uno scorcio dell’alto Lario. Sulla destra, invece, si apre, ad un certo punto, un bel colpo d’occhio sulle cime, da sinistra, del Sasso Bianco (riconoscibile per il colore candido delle rocce calcaree), del monte Arcoglio (termine connesso con “arco”, in riferimento alla forma della valle) e del monte Canale. A quota 1990, in un punto nel quale il bosco è tornato a farsi più fitto, incontriamo una rete di recinzione che impedisce l’accesso ad un tratto del crinale (probabilmente per la pericolosità potenziale del tratto, esposto a mo’ di cornice sul dirupo che si apre alla nostra sinistra). Ci appoggiamo, dunque, a destra, e riconosciamo un sentiero che inizia una traversata del dosso verso destra. Non seguiamo, però, questa traccia ma, appena possibile, risaliamo sul crinale, proseguendo nella salita. Poco sopra, il crinale ha un’impennata e la traccia tende leggermente a destra, lasciandolo e risalendo una sorta di corridoio fra radi larici. Al termine del corridoio, a quota 2040 circa, volgiamo di nuovo a sinistra e torniamo sul crinale, procedendo tra radi larici e macereti.
A quota 2110 circa possiamo dire di esserci lasciati la macchia alle spalle: ora siamo ai pascoli più alti, anche se possiamo vedere ancora, qua e là, qualche abete e qualche larice. Procediamo non distanti dal ciglio del dirupo, sulla nostra sinistra; guardando in alto, possiamo scorgere, sul ciglio del dirupo più alto e marcato, la croce Capin (m. 2278), che alla fine raggiungiamo, dopo circa 2 ore ed un quarto di cammino.
È già, di per se stessa, questa croce, con il suo fascino e la sua collocazione panoramica, degna meta di un’escursione a se stante. Il suo fascino è legato alla posizione particolarissima: innanzitutto siamo, come già detto, proprio sul ciglio del più alto ed impressionante dei dirupi che precipitano sul versante orientale della bassa Valle di Postalesio, deturpata da un vasto movimento franoso; poi passa di qui l’unico sentiero che collega le valli di Postalesio e del Boco (ci raggiunge, con traccia appena visibile, da destra, e prosegue, rimanendo in quota, su un versante insidioso e ripidissimo, a sinistra). Meglio sarebbe dire, però, collegava, in quanto sul versante della Valle di Postalesio si perde in una fascia selvaggia ed insidiosa, per cui è del tutto sconsigliabile cercare di seguirlo per scendere in questa valle. Ed infatti, noi proseguiremo l’escursione salendo, su terreno assai più sicuro, al monte Colina.
Prima, però, di raccontare gli ultimi sforzi prima della cima, vediamo come giungere fin qui per via più breve e meno faticosa. Torniamo, dunque, alla rotabile per l’alpe Colina e percorriamola interamente, fino alla sbarra di quota 1880 metri circa, che impedisce l’accesso all’alpe agli autoveicoli. Parcheggiata l’automobile allo slargo presso la sbarra, cerchiamo, sulla sinistra della pista, la partenza di un sentiero che, con andamento sostanzialmente pianeggiante, effettua un traverso in una fitta pecceta, in direzione sud-ovest, attraversando un valloncello ed uscendo alla parte bassa di una fascia di prati, appena a valle del muretto a secco che la delimita. Poco più in alto, sulla destra, vediamo il baitone quotato 1910 metri sulla carta IGM. A monte del baitone si apre un ampio canalone, che possiamo risalire a vista senza troppe difficoltà (anche se la pendenza non è modesta), e che ci porta diritti alla croce Capin. È, questa, la via più breve per arrivarci (basta un’ora o poco più di cammino).


Monte Colina

Ecco, infine, una terza possibilità, che richiede un po’ più di tempo ma minore fatica. Lasciata l’automobile presso la sbarra che chiude la pista, proseguiamo su questa fino alle baite dell’alpe Colina. Raggiungiamo, quindi, sfruttando per un ulteriore tratto la pista e lasciandola sulla sinistra, lo splendido laghetto di Colina; ora, rimanendo a valle dello specchio d'acqua, dirigiamoci verso sinistra (ovest), fino a trovare un sentierino che taglia il basso versante montuoso e prosegue ovest (sinistra), per poi piegare verso sud-ovest, tagliando il fianco meridionale del monte Colina. Salendo si possono ammirare, ad est, l'ampia conca dell'alpe Colina, ed i monti Canale e Rolla (sulla destra), mentre a sud est si vede un ampio segmento della catena orobica. Più a sinistra, è facilmente individuabile la cima del Sasso Bianco. Dopo un tratto non lungo, il sentiero raggiunge il fianco erboso illuminato dal sole. Appare, ora, la cima del monte Colina, mentre a sud si vede bene il crinale restringersi, scendendo verso est. Si giunge ora in vista della meta, la Croce Capin. Dopo una lunga diagonale verso ovest, il sentiero sale, zigzagando, verso la croce, posta a 2278 metri. Questa terza possibilità richiede circa un’ora e mezza di cammino.
Resta, ora, il racconto della salita alla cima del monte Colina. Una salita facile, che semplicemente avviene seguendo il crinale a monte della Croce Capin, dapprima assai largo, poi, via via, più stretto. Guardando in alto abbiamo l’impressione di vedere la cima erbosa del monte: in realtà essa rimane un po’ più in alto, dietro quella che da qui si mostra come la cima apparente. Un primo breve tratto di salita di porta alla pianetta di quota 2300, oltrepassata la quale il crinale riprende a salire, con pendenza, però, non severa. Ad un certo punto lo sguardo, a destra, scavalca il crinale che separa la media Valtellina dalla Valmalenco ed appaiono le superbe cime della testata di quest’ultima.
A quota 2380 raggiungiamo una sorta di gradino oltre il quale abbiamo l’impressione che ci debba essere un’ampia sella; invece ci attende una brusca strozzatura del crinale, che si restringe ad un filo piuttosto stretto e prosegue a salire, anche se con pendenza leggermente minore. Dopo un primo tratto di salita, vediamo finalmente con chiarezza la meta: diritta davanti a noi è posta l’anticima del monte Colina, di circa 9 metri più bassa rispetto alla cima, posta alla sua sinistra e quotata 2453 metri.
Raggiungiamo facilmente l’anticima, scoprendo che questa è separata dalla cima da una breve ma accentuata selletta. Dobbiamo, quindi, scendere di qualche metro con molta prudenza (il versante alla nostra destra, infatti, è costituito da un ripido canalone che precipita sul versante occidentale dell’alpe Colina; prudenzialmente, dunque, meglio appoggiarci al versante di sinistra, assai meno ripido), per poi risalire fino alla cima del cocuzzolo erboso del monte Colina (m. 2453), che raggiungiamo dopo circa tre quarti d’ora di cammino dalla Croce Capin.
Davvero buono il panorama che da qui si gode. A sud si domina l’intera catena orobica, mentre a nord-ovest appare un bello scorcio dell’alta Valle di Postalesio, dominata dai Corni Bruciati. Alla loro destra, in primo piano, a nord, il crinale che abbiamo risalito prosegue e ci propone la cima quotata 2609 metri (bella a vedersi, anche se, purtroppo, ci nasconde quasi interamente il monte Caldenno, m. 2669, e, quel che è peggio, interamente il monte Disgrazia, m. 3679). Più a destra, a nord e nord-est, sullo sfondo appare la testata della Valmalenco, sulla quale si distinguono, da sinistra, il pizzo Gluschaint (3594), le caratteristiche cime gemelle della Sella occidentale ed orientale (m. 3564), i meno pronunciati pizzi Gemelli (m. 3501) e pizzo Sella (m. 3511), i giganti della testata, pizzo Roseg (m. 3936), monte Scerscen (m. 3971), pizzo Bernina (m. 4050), Cresta Güzza (m. 3869), pizzo Argient (m. 3945), pizzo Zupò (m. 3996), chiudendo con il pizzo Palù (m. 3906). Più a destra, alle spalle della già citata triade Sasso Bianco-Monte Arcoglio-Monte Canale, si vede il gruppo Painale-Scalino, che propone, da sinistra, l’inconfondibile piramide del pizzo Scalino (m. 3323), seguita dalla punta Painale (m. 3248) e dalla
vetta di Ron (m. 3136), sulla cresta di confine fra l’alta Val di Togno (
Val Painale) e la Val Fontana. Il panorama è chiuso, infine, ad est, sullo sfondo, dal gruppo dell’Adamello.
Facciamo due conti: se siamo saliti per la via più lunga abbiamo impiegato approssimativamente 3 ore, per superare un dislivello di poco meno di 1000 metri. Se abbiamo sfruttato la via direttissima, invece, siamo saliti in poco meno di due ore (il dislivello, in questo caso, è di circa 580 metri). Se siamo saliti passando dal laghetto di Colina, infine, abbiamo impiegato due ore e mezza o poco meno, per superare il medesimo dislivello di circa 580 metri.
Un’ultima notazione: le vie più brevi di salita possono anche essere sfruttate per la discesa, qualora abbiamo scelto la più lunga. Se scegliamo di scendere passando per il laghetto di Colina, però, prestiamo particolare attenzione alla poco visibile traccia di sentiero che taglia il fianco del monte Colina. Se, invece, scendiamo per l’ampio canalone a sinistra della Croce Capin, non ci sono particolari problemi: raggiunto il baitone quotato 1910 metri ci portiamo alla parte bassa dei prati, superiamo il muretto a secco e cerchiamo, a sinistra, il sentiero che effettua la traversata fino al punto nel quale la pista è chiusa dalla sbarra. Seguendo la pista possiamo, infine, tranquillamente tornare all’automobile.

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

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