Prato Maslino

Il termine Maslino significa, etimologicamente, piccolo maso, cioè piccolo podere, ma l’origine del nome non rende l’idea della natura del Prato Maslino, l’ampio e splendido terrazzo di prati che, ad una quota di poco superiore ai 1600 metri, si apre, a valle del dosso di Piviana, fra la Val Vignone, ad ovest, e la Val Finale, ad est: si tratta, infatti, del più bel balcone panoramico della media Valtellina.
Essendo punto di partenza per diverse interessanti escursioni e traversate, ospita anche un rifugio alpino: appena a monte del parcheggio al quale termina la strada che sale da Berbenno si trova, infatti, il rifugio Marinella, punto-tappa del Sentiero Italia (che giunge fin qui dall’alpe Scermendone e prosegue per la Valle del Caldenno e la Val Torreggio, dove si trova il successivo punto tappa, il rifugio Bosio), che dispone di 27 posti letto, servizio di ristorante e servizi, ed è aperto da maggio ad ottobre (gestione: Botta Mino – Tel. cellulare: 348 3552002; telefono fisso del rifugio: 0342  563577).
Sul lato occidentale, in posizione rialzata (m. 1630), fra belle baite e nei pressi di una fontana in cemento, spicca la chiesetta dedicata a S. Bernardo. Su una targa, all’interno, leggiamo che questo tempietto dedicato a San Bernardo fu eretto dalle fondamenta in questo luogo assai ameno, detto Prato Maslino, nel 1949, “certum majorum pietatis testimonium”, cioè come sicura testimonianza della pietà dei nostri vecchi, ed è ora stato restaurato e benedetto in forma solenne il 20 di agosto del primo anno del terzo millennio dalla Natività di Nostro Signore Gesù Cristo, “ingenti christifidelium concursu plaudentibus cunctis”, cioè con grande afflusso di fedeli di Cristo che hanno tutti applaudito. Sulla piccola torretta che ospita la campanella si trova anche una graziosa meridiana, che ci regala, come sempre accade con questi strumenti, una riflessione sul tempo: “Tempus, nunc fluens”, cioè “Il tempo, che (proprio, anche) ora scorre”, che non cessa mai di scorrere.
Alla chiesetta accorrono ancora i fedeli il 20 agosto di ogni anno, nella celebrazione della festa del santo.
Sul lato opposto, invece, spicca una sorta di piccolo monumento naturale, un enorme masso erratico spaccato nel mezzo ed attrezzato, su un lato, per l’arrampicata.
È ancora oggi facilmente individuabile la duplice anima di Prato Maslino. Da una parte (sul lato orientale) quella antica, legata alla pratica dell’alpeggio, di cui parlano ancora la casera, il baitone per il ricovero del bestiame, le fontane, alle quali i capi si abbeveravano e le poche baite che hanno conservato l’antica struttura, con sassi a vista e tetto in piode su travi di legno. La struttura di queste baite era modesta ed essenziale: il piano-terra, spesso anche parzialmente interrato, fungeva da stalla e da servizio, mentre quello rialzato ospitava nei due-tre mesi estivi i casari ed i “cascìn”, i ragazzi che li aiutavano nelle varie attività di alpeggio: qui si trovava un camino, un tavolo, qualche panca ed un pagliericcio per il riposo notturno. Dall’altra, l’anima più moderna: a partire dagli anni sessanta iniziò, infatti, la ristrutturazione di vecchie baite e la costruzione di nuovi edifici che hanno fatto gradualmente dell’alpeggio (che aveva fornito durante la Seconda Guerra Mondiale un rifugio a molti fuggiaschi) una tipica località di villeggiatura estiva.
Tornando al lato occidentale dei prati, nella sua parte settentrionale inizia la mulattiera che sale in Val Vignone, dalla quale si può procedere verso nord-ovest, lungo il Sentiero Italia, fino al bivacco Scermendone (con possibile discesa successiva alla Piana di Preda Rossa e quindi ai rifugi Ponti o Scotti, oppure all’alpe Granda ed al rifugio Alpe Granda), oppure verso nord, all’alpe Baric, con possibile successiva salita al crinale a monte della Croce dell’Olmo o alla bocchetta che si trova immediatamente ad ovest del pizzo Bello: in entrambi i casi si può successivamente scendere facilmente in Val Terzana, dalla quale, poi, per il passo di Scermendone (m. 2595), si può passare in alta Valle di Caldenno, traversando al passo di Caldenno (m. 2517) e di qui scendendo al rifugio Bosio, in Val Torreggio (Valmalenco). I cartelli dei CAI di Berbenno, recentemente costituitosi (2005) agevolano queste traversate.
Ne troviamo due già all’inizio della mulattiera per Vignone: il primo indica, nella direzione del lato opposto, cioè orientale, dei prati, Prato Isio, dato ad un’ora, l’alpe Caldenno, data ad un’ora e 30 minuti ed il passo Scermendone, dato a 4 ore; il secondo indica che la mulattiera porta all’alpe Vignone in un’ora e che proseguendo si può salire, in 2 ore e 50 minuti, al pizzo Bello, o traversare, in 2 ore e 40 minuti, al lago di Scermendone (curiosamente, non indica che il medesimo passo Scermendone, menzionato dal precedente, è raggiungibile anche per questa via, ed in un tempo inferiore, diciamo 3 ore e 40 minuti).

PRATO MASLINO-PRATO ISIO

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Prato Maslino-Prato Isio
50 min.
130
E
SINTESI. Dal parcheggio basso di Prato Maslino, poco sotto il rifugio Marinella (m. 1610) imbocchiamo la pista che procede verso est (destra per chi garda a monte), fino a trovare il sentiero che se ne stacca sulla destra (1590 metri) e scende ad attraversare a 1540 metri la Val Fontanin, per poi attraversare la Val Grande e risalire al lato occidentale di prato Isio (m. 1660, sul lato opposto rispetto alla piazzola di parcheggio dove termina la carozzabile).

Da Prato Maslino si può anche traversare, come indicato appunto dal primo cartello, a Prato Isio sfruttando un facile sentiero che attraversa la Val Funtanìn e la Val Grande. La partenza si trova sotto il fianco orientale della parte mediana dei prati (si può prendere come punto di riferimento il masso erratico, ed abbassarsi da lì al limite del bosco ed alla pista forestale, procedendo poi per un tratto lungo questa), poco dopo uno slargo sulla sinistra della nuova pista tagliafuoco che, dal parcheggio di Prato Maslino, procede verso nord-est: il sentiero se ne stacca, scendendo sulla destra (attenzione, però, a non confonderlo con il sentiero che si stacca della medesima pista in un punto precedente, e che scende a Pra Misciold).


Prato Maslino

Il sentiero scende fino a raggiungere il punto più basso, di quota 1540; inizia, poi, pur con qualche saliscendi, a risalire gradualmente, fino al limite occidentale di Prato Isio, a 1669 metri. La traversata, nel cuore delle ombrose e splendide peccete dell’alta Val Finale, richiede un’ora o poco meno di cammino. Esiste anche un sentiero più alto, detto “sentée del gàt”, che corre ad una quota approssimativa di 2000 metri, nell’alta Val Finale, al di sopra del limite dei boschi, e porta alla parte alta del dosso sul quale è posto Prato Isio: non è però facile trovarne la partenza, per cui, tutto sommato, è meglio affrontarlo solo con la guida di un conoscitore dei posti.  


Prato Maslino

Si può salire a Prato Maslino in automobile, ma anche, ovviamente, in mountain-bike (si tenga, però, presente, in questo caso, che la salita è abbastanza impegnativa e propone diversi strappi: la pendenza media è del 12%). Salendo da S. Pietro Berbenno verso il centro di Berbenno, dopo qualche tornante si ignora la deviazione, sulla destra, di via Conciliazione (che passa sotto la chiesa di S. Maria Assunta e si prosegue imboccando via Fontana Savia; si intercetta, così, via S. Benigno e, dopo un tratto a destra, si prende a sinistra, imboccando la via Garibaldi, che sale alla frazione di Regoledo, ad ovest di Berbenno. Dopo alcuni tornanti, superiamo le ultime case della frazione e ci troviamo ad un bivio: proseguendo diritti si sale a Monastero, mentre svoltando a destra (come chiarisce un cartello) si inizia a salire a Prato Maslino.
Prendiamo, dunque, a destra. Nel primo tratto la strada, con andamento complessivo nord-est, supera i prati di Fumaset, Muscio e Bardagli e si porta quasi sul ciglio del versante orientale della Val Finale, a quota 850 metri circa. Piega, poi, decisamente a sinistra, salendo in direzione ovest ed effettuando un lungo traverso, interrotto solo da due brevi tornanti in località Balzarro (Pra Balzàr), che ci fanno passare a monte della grande Baita dei Cacciatori (m. 1000). Ignorata, in corrispondenza di due cassonetti della spazzatura, la successiva deviazione a destra per Prà Campiscio e Prà Misciold, raggiungiamo il bel maggengo della Foppa, una splendida conca di prati posta a 1090 metri, che la strada, piegando a destra, taglia con andamento diritto sud-nord, in un tratto rialzato rispetto al livello dei prati, nel quale l’antico fondo in “risc” (costituito da ciottoli arrotondati opportunamente disposti), per fortuna, è stato conservato.
La strada piega poi a sinistra ed assume, quindi, nuovamente l’andamento nord-ovest per un breve tratto, portandosi sul ciglio del versante orientale della Val Vignone. Qui piega a destra ed assume la direzione complessiva nord-est, salendo, con numerosi tornanti e con pendenza severa, nella cornice di un’ombrosa pecceta, più o meno sul filo del largo dosso del Faedo (da “fagetum”, faggeto): in poco più di 2 km guadagniamo 400 metri di quota (per farci un’idea di cosa questo significhi, teniamo presente che con pendenza medie si guadagnano 100 metri circa ad ogni chilometro). I tornanti si susseguono incalzanti, finché, ignorata una prima deviazione a sinistra, una seconda a destra (in corrispondenza di due cassonetti della spazzatura) per il maggengo dei Cornelli ed una terza di nuovo a destra (si tratta di una pista tagliafuoco che scende verso Pra Misciold: probabilmente sarà completata in futuro), sbuchiamo ad una prima ampia radura, un incantevole pianoro a quota 1518, che precede di poco Prato Maslino. Ripresa la salita, l’asfalto lascia il posto allo sterrato, ma ormai la meta è vicina: dopo un ultimo tornante destrorso (al quale ignoriamo una pista secondaria che si stacca sulla sinistra: porta al punto di partenza della mulattiera per l’alpe Vignone, ma parcheggiare è problematico), la pista termina ad un ampio parcheggio, sul limite inferiore dell’ampio terrazzo di Prato Maslìno, a 1610 metri circa.
Chi non volesse salire in automobile ed insieme non se la sentisse di affrontare una pedalata così impegnativa, tenga presente che un paio di ottimi itinerari per salire a piedi, evitando la monotonia della strada asfaltata e partendo da Monastero di Berbenno o dal primo tratto della strada medesima.

MONASTERO-PRATO MASLINO

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Monastero-Foppa-Preda-Cornelli-Prato Maslino
2 h e 30 min.
830
E
SINTESI. Saliamo con l’automobile, dalla frazione delle Ere (la raggiungiamo staccandoci, sulla destra, dalla strada provinciale Valeriana da S. Pietro di Berbenno ad Ardenno, dopo aver oltrepassato Pedemonte), passando per la Maroggia, a Monastero di Berbenno (5 km da Ere) e, prendendo a destra, portiamoci alla via Panoramica, nella parte alta del paese, raggiungendo il parcheggio nei pressi del cimitero (m. 645). Saliamo sulla carozzabile per il Gaggio di Monastero e dopo una sequenza di tornanti dx-sx- troviamo una prima pista che se ne stacca sulla destra, poi una seconda che seguiamo salendo a Piazzida (m. 889). Qui lasciamo la pista, saliamo alle baite ed appena prima di queste imbocchiamo la mulattiera che sale nel bosco verso destra, uscendo ai prati della Foppa (m. 1096). Saliamo sul tratto di strada in risc', poi lasciamo la carozzabile prendendo una pista sulla destra. quale la pista piega a destra e scende alla parte bassa dei prati. Qyuando questa comincia a scendere, invece di seguirla, la lasciamo andando a sinistra, imboccando non il sentiero che prosegue, diritto, verso est, ma quello che, alla sua sinistra, sale verso nord-est, fiancheggiato per un tratto da un muretto a secco. Il sentiero ci porta in un bel bosco di faggi; la traccia sembra perdersi, ma, piegano leggermente a destra e seguendo più o meno il centro di una sorta di corridoio, in breve raggiungiamo il limite inferiore dei prati della Preda (m. 1160), dove troviamo un grande masso erratico. Sul limite alto di destra troviamo un accenno di pista che, percorso verso destra, oltre una sbarra, conduce ad una piazzola alla quale termina una pista sterrata. A nord della piazzola (cioè a monte) imbocchiamo un sentiero che prende a sinistra (nord-ovest), passando a sinistra di una vasca in cemento e di un casello dell’acqua ed a monte dei prati. Il sentiero prosegue, diritto, nella salita in un bosco di faggi ed abeti, sempre in direzione nord-ovest, accentuando, per un tratto, la sua pendenza. Alla fine della traversata il bosco si dirada e ci ritroviamo sul limite sud-orientale dell’ampia conca di prati del maggengo dei Cornelli (m. 1336). Saliamo al limite alto occidentale dei prati, dove troviamo un sentiero che sale verso sinistra, a monte della baite più alte, intercettando ben presto una pista sterrata. Lasciamo, però, subito questa pista per salire, a vista, nella facile pineta che abbiamo di fronte, tendendo leggermente a sinistra: dopo una breve salita, intercettiamo la strada asfaltata per Prato Maslino, nella serie di serrati tornanti sul lungo dosso del Faedo. Seguendola, raggiungiamo Prato Maslino (m. 1610).

Da Monastero, innanzitutto. Saliamo con l’automobile, dalla frazione delle Ere (la raggiungiamo staccandoci, sulla destra, dalla strada provinciale Valeriana da S. Pietro di Berbenno ad Ardenno, dopo aver oltrepassato Pedemonte), passando per la Maroggia, a Monastero di Berbenno (5 km da Ere) e, prendendo a destra, portiamoci alla via Panoramica, nella parte alta del paese, raggiungendo il parcheggio nei pressi del cimitero.


La Foppa

Lasciata qui l’automobile, a circa 645 metri, mettiamoci in cammino. Lasciando alla nostra destra la strada asfaltata che scende a Regoledo di Berbenno, iniziamo a salire su quella di sinistra, per il Gaggio di Postalesio, lasciando a sinistra la bella cappelletta settecentesca dedicata a Santa Apollonia. Dopo il primo tratto che sale in direzione nord-ovest, incontriamo un tornante dx e subito dopo uno sx, in corrispondenza del quale si stacca dalla strada, sulla destra, una pista sterrata. Poco oltre se ne stacca, sempre sulla destra, una seconda, che imbocchiamo, lasciando la strada per il Gaggio. Si tratta di una pista sterrata che inizia un lungo traverso nel bosco, in direzione est-sud-est. Dopo una serie di tornanti sx-dx-sx-dx, la pista raggiunge uno spiazzo posto appena sotto i prati e le poche baite della località Piazzida (m. 889).
Qui dobbiamo abbandonarla (prosegue scendendo e traversando il versante boscoso fino ad intercettare la strada asfaltata per Prato Maslino) per salire, lungo una mulattiera, al maggengo della Foppa. La troviamo procedendo così: una brevissima pista secondaria si stacca dalla principale, sulla sinistra, e porta allo slargo che funge da parcheggio per chi sale alle baite con autoveicoli; a destra dello slargo vediamo la partenza della mulattiera, con muretto a secco sulla sinistra. Passiamo, così, a monte di un paio di baite, proseguendo in direzione nord-ovest.


La Foppa

Terminato il muretto a secco, la mulattiera piega a destra (nord-est), salendo per un buon tratto. Quando la traccia sembra farsi più larga e meno netta, pieghiamo leggermente a sinistra, assumendo un andamento nord. Siamo in uno splendido bosco di pini ed abeti. Poco più in alto piega ancora leggermente a destra ed assume per un tratto un andamento quasi pianeggiante (viene qui raggiunta da un sentiero che sale da destra), prima di riprendere a salire in direzione est-nord-est, intercettando la strada asfaltata per Prato Maslino. Seguiamo, ora, per un breve tratto la strada: dopo una curva a sinistra ed una a destra, usciamo dal bosco alla splendida conca di prati del maggengo della Foppa (m. 1096), tagliati dalla strada che sale diritta verso nord, rialzata rispetto ai prati e con fondo in “risc”. All’ingresso dei prati, sulla destra, troviamo una cappelletta fatta erigere nel 1896 da Bartolomeo Da Sogno.
Saliamo, ora, lungo la strada: sulla sinistra si apre un suggestivo scorcio panoramico che ci mostra il corno del monte Legnone, il corno del Colino e la cima del Desenigo. Terminata la parte con fondo in “risc'”, la strada per Prato Maslino piega a sinistra; noi, invece, imbocchiamo una pista sterrata che si dirige a destra e passiamo a sinistra di una baita nuova, prima di raggiungere il rudere di una baita, alla nostra sinistra, poco oltre il quale la pista piega a destra e scende alla parte bassa dei prati. Invece di seguirla, la lasciamo andando a sinistra, imboccando non il sentiero che prosegue, diritto, verso est, ma quello che, alla sua sinistra, sale verso nord-est, fiancheggiato per un tratto da un muretto a secco. Il sentiero ci porta in un bel bosco di faggi; la traccia sembra perdersi, ma, piegano leggermente a destra e seguendo più o meno il centro di una sorta di corridoio, in breve raggiungiamo il limite inferiore dei prati della Preda (m. 1160), interamente circondati dal bosco. Un enorme masso erratico posto in mezzo alle baite sul limite alto dei prati ci spiega la loro denominazione (“preda” significa, appunto, masso).
Tagliamo in diagonale i prati, verso destra: sul limite alto di destra troviamo un accenno di pista che, percorso verso destra, oltre una sbarra, conduce ad una piazzola alla quale termina una pista sterrata che giunge fin qui da Campiscio (maggengo che si trova più ad est, ad una quota leggermente inferiore, 1100 metri).


Cornelli

A nord della piazzola (cioè a monte) possiamo osservare la partenza di un sentiero che prende a sinistra (nord-ovest): imboccandolo, passiamo a sinistra di una vasca in cemento e di un casello dell’acqua ed a monte dei prati (vediamo, sotto di noi, il grande masso della Preda). Il sentiero prosegue, diritto, nella salita in un bel bosco di faggi ed abeti, sempre in direzione nord-ovest, accentuando, per un tratto, la sua pendenza. Alla fine della traversata il bosco si dirada e ci ritroviamo sul limite sud-orientale dell’ampia conca di prati del maggengo dei Cornelli (m. 1336), dominato, ad ovest, dall’elegante profilo della cima del Desenigo.
Portiamoci, ora, sul lato opposto, cioè occidentale, dei prati, al quale arriva una pista che sale dalla strada asfaltata per Prato Maslino. Invece di scendere lungo questa pista, saliamo al limite alto occidentale dei prati, dove troviamo un sentiero che sale verso sinistra, a monte della baite più alte, intercettando ben presto una pista sterrata, che proviene anch’essa dalla strada asfaltata per Prato Maslino e prosegue verso est iniziano una lunga discesa (è, per ora – gennaio 2008 - interrotta: molto probabilmente scenderà fino ad intercettare l’analoga pista interrotta che sale da Pra’ Misciold). Lasciamo, però, subito questa pista per salire, a vista, nella facile pineta che abbiamo di fronte, tendendo leggermente a sinistra: dopo una breve salita, intercettiamo la strada asfaltata per Prato Maslino, nella serie di serrati tornanti sul lungo dosso del Faedo.
Ora non ci resta che seguirla (oppure, abbreviando di poco la salita, cercare i segni del vecchio sentiero, che saliva con andamento diretto più o meno sul filo del dosso e che in parte è stato ovviamente cancellato dalla strada). Arriviamo, così, al pianoro-radura di quota 1518, che attraversiamo da sud a nord, seguendo poi l’andamento della strada, che piega a sinistra. Passiamo, così, a monte della baita più occidentale; poco dopo, osservando alla nostra destra, possiamo individuare la traccia della vecchia mulattiera, che sale diretta ad intercettare di nuovo la strada (ora sterrata) poco prima del parcheggio di Prato Maslino, che raggiungiamo dopo aver percorso sulla strada un ultimo tratto verso destra (ma possiamo anche, per accedere direttamente ai prati, imboccare un sentiero che vediamo a sinistra della strada, e che ci porta sul lato orientale di Prato Maslino, alle spalle della chiesetta di S. Bernardo).
La salita da Monastero richiede, complessivamente, circa due ore e mezza di cammino di cammino; il dislivello approssimativo è di 830 metri. Se non vogliamo tornare a Monastero per la medesima via di salita può essere un’ottima idea quella di chiudere un anello che passa per i Prati di Gaggio di Monastero. Li raggiungiamo facilmente portandoci sul limite di nord-ovest di Prato Maslino, là dove giunge anche una stradina in cemento che si stacca dalla strada principale all’ultimo tornante destrorso prima del parcheggio. La stradina termina proprio nel punto in cui inizia la mulattiera che conduce all’alpe Vignone (segnalazione con cartelli del C.A.I.), ad una quota approssimativa di 1600 metri (siamo, infatti, un po’ più bassi rispetto alla parte centrale dei prati). Incamminiamoci sulla mulattiera, che prosegue con andamento sostanzialmente pianeggiante verso nord-ovest, fino a raggiungere il solco di una valle che confluisce da est nella Val Vignone. Oltrepassata la valle, la mulattiera prosegue verso ovest, raggiungendo il filo di un largo dosso, dove inizia a salire, piegando a destra (nord-ovest).
Appena prima che inizi la salita, possiamo vedere facilmente, sulla sinistra, a quota 1602 metri, un sentiero che se ne stacca, proseguendo lungo il boscoso fianco occidentale del dosso, fino a superare un valloncello, oltre il quale piega a sinistra (andamento ovest). Superato un secondo valloncello, il sentiero piega ancora leggermente a sinistra (andamento ovest-sud-ovest) e ci porta, ad una quota approssimativa di 1520 metri, al largo dosso che ospita, più in basso, i prati del Gaggio di Monastero. Qui la traccia si perde un po’, ma non ci sono difficoltà, perché, piegando ancora a sinistra, scendiamo tenendo il centro del dosso, con andamento sud-ovest.
La discesa è piuttosto ripida e ci fa perdere rapidamente quota, portandoci alle baite più alte dei prati (m.1313), dove troviamo anche due meridiane che ci ricordano che “panta rei”, tutto scorre, secondo la celebre affermazione del filosofo antico Eraclito, e che quindi vale il “carpe diem”, cogli l’attimo fuggente, secondo l’invito del poeta latino Orazio. Dopo un’ultima ripida discesa raggiungiamo il punto terminale della strada asfaltata che giunge sin qui da Monastero (e che prosegue, come pista sterrata, traversando al sistema dei maggenghi alti sopra Buglio). Percorso su questa un breve tratto, passiamo a destra di una graziosa chiesetta (m. 1229). Non ci resta, ora, che seguire la strada (non ci sono, purtroppo, alternative di sentieri che rendano più breve e meno monotona la discesa) che inanella una serie di tornanti prima di scendere ad attraversare il ramo orientale della Val Vignone, per poi proseguire nella discesa fino al parcheggio presso il cimitero di Monastero, dove ritroviamo l’automobile.


Pra Misciold

PRA MISCIOLD -PRATO MASLINO

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Tornate a quota 840-Pra Misciold-Prato Maslino
2 h e 30 min.
740
E
SINTESI. Dal tornante sx di quota 840 della carozzabile per Prato Maslino parte la mulattiera che sale a Pra Misciold. Alla parte alta dei prati (m. 1150) intercettiamo una pista; la seguiamo verso destra, in salita, e dopo una coppia di tornani sx-dx termina (m. 1260), lasciano il posto ad un sentiero che seguiamo superando due corridoi aperti nella compagine degli abeti per servire probabilmente una teleferica; i segnavia ci hanno lasciato a Pra Misciold, qui vediamo solo, su qualche tronco, sporadici segmenti blu. Giunto in vista di un valloncello poco marcato, però, il sentiero scarta bruscamente a sinistra prende la direzione sud-ovest, ripassando per i due corridoi fra gli alti abeti. Oltrepassato il secondo, piega di nuovo a destra, tagliandoli per la terza volta ed assumendo una pendenza più marcata. A quota 1480 circa giungiamo ad una pianetta con un muretto a secco a monte: il sentiero scarta per un tratto a sinistra e poi volge subito dopo a destra, aggirando a monte il muretto. Poco oltre, ad una quota approssimativa di 1510 metri il sentiero volge a sinistra e passa a destra di un grande masso affiorante, sul quale è segnato il numero 21. Effettuiamo, quindi, l’ultimo traverso che ci porta ad intercettare la nuova pista tagliafuoco che dal parcheggio di Prato Maslino porta alla località Vaninette; alla nostra destra vediamo uno slargo sul lato sinistro della pista. Prendiamo a sinistra e, dopo un breve tratto, vediamo, oltre il limite degli alberi, sulla nostra destra, l’enorme masso erratico sul lato orientale di Prato Maslino. La pista, con andamento pianeggiante, ci porta, in breve, al parcheggio di Prato Maslino (m. 1610).

Ecco, infine, come raggiungere Prato Maslino salendo per il versante opposto (orientale) dell’ampia fascia di boschi a monte di Berbenno. Punto di partenza è il tornante sinistrorso di quota 840 sulla strada asfaltata che sale a Prato Maslino (posto nel punto in cui la strada si affaccia, quasi, al versante della Val Finale e che precede il lungo traverso che porta a Pra Balzar, con un tratto quasi scavato nella roccia). A questo tornante parte, infatti (la riconosciamo anche per il ben visibile segnavia bianco-rosso su un sasso), la mulattiera che sale verso nord, lungo i boschi del versante occidentale della Val Finale, fino al maggengo di Pra Misciold. Parcheggiamo, dunque, l’automobile ad uno slargo nei pressi del tornante e cominciamo a salire in uno splendido bosco di castagni e faggi, accompagnati da diversi segnavia bianco-rossi (non ne abbiamo trovato nessuno, invece, salendo da Monastero). Dopo il primo lungo tratto di salita, segue un tratto in falso-piano, che ci porta ad attraversare un valloncello poco marcato, oltre il quale riprendiamo a salire, fino ad un valloncello più marcato, superato il quale il sentiero prende a destra, per poi tornare ad assumere l’andamento nord. Dopo una prima coppia di rapidi tornantini, più avanti il sentiero piega a sinistra, assumendo la direzione nord-ovest e proponendo una serie di diversi tornanti in rapida successione, che ci portano ad affacciarci alla parte bassa di Pra Misciold.
Invece di salire direttamente alle baite, però, il sentiero rimane nel bosco e sembra per un tratto voler procedere oltre; piega, però, poi a sinistra e torna verso i prati, intercettando il punto terminale di una pista che giunge fin qui staccandosi dalla strada asfaltata per Prato Maslino. Saliamo, dunque, lungo la pista, fino ad intercettare, all’altezza della baita più alta dei prati (m. 1150), la pista principale che sale da Pra Campisco (si tratta della pista che si stacca, sulla destra, dalla strada per Prato Maslino all’altezza dei due cassonetti verdi che si trovano dopo Pra Balzar e prima della Foppa). Volendo, possiamo giungere fin qui in automobile ed iniziare da una quota più alta la salita a Prato Maslino.
Seguiamo, ora, la pista principale vero destra, cioè in direzione opposta rispetto al maggengo di Pra Campiscio. Salendo lungo la pista, superiamo un tornante sinistrorso ed uno destrorso, passando poi a destra di un casello dell’acqua. Ad una quota di circa 1260 metri termina (per ora, gennaio 2008) la pista, lasciando il posto ad un sentiero che prosegue salendo nella medesima direzione nord-nord-ovest in una bella pecceta.


Pra Misciold

Nella salita superiamo due corridoi aperti nella compagine degli abeti per servire probabilmente una teleferica; i segnavia ci hanno lasciato a Pra Misciold, qui vediamo solo, su qualche tronco, sporadici segmenti blu. Giunto in vista di un valloncello poco marcato, però, il sentiero scarta bruscamente a sinistra prende la direzione sud-ovest, ripassando per i due corridoi fra gli alti abeti. Oltrepassato il secondo, piega di nuovo a destra, tagliandoli per la terza volta ed assumendo una pendenza più marcata. A quota 1480 circa giungiamo ad una pianetta con un muretto a secco a monte: il sentiero scarta per un tratto a sinistra e poi volge subito dopo a destra, aggirando a monte il muretto. Poco oltre, ad una quota approssimativa di 1510 metri il sentiero volge a sinistra e passa a destra di un grande masso affiorante, sul quale è segnato il numero 21. Effettuiamo, quindi, l’ultimo traverso che ci porta ad intercettare la nuova pista tagliafuoco che dal parcheggio di Prato Maslino porta alla località Vaninette; alla nostra destra vediamo uno slargo sul lato sinistro della pista. Prendiamo a sinistra e, dopo un breve tratto, vediamo, oltre il limite degli alberi, sulla nostra destra, l’enorme masso erratico sul lato orientale di Prato Maslino. La pista, con andamento pianeggiante, ci porta, in breve, al parcheggio di Prato Maslino, dopo circa due ore e mezza di cammino dal tornante di quota 840 (il dislivello approssimativo in salita è di 740 metri).
Se vogliamo tornate per una via almeno parzialmente diverse, seguiamo la strada principale che scende verso destra dal parcheggio (prima sterrata, poi asfaltata), fino alla piana di quota 1518 metri. Proseguiamo poi sui rapidi tornantini, fino a trovare una pista che se ne stacca sulla sinistra ad un tornante dx. Percorriamo quest’ultima per un tratto, fino a trovare, sul suo lato destro, un sentiero che la lascia, scendendo in diagonale al lato nord-occidentale della conca dei Cornelli (lo abbiamo descritto parlando della salita da Monastero: ora seguiamo per un buon tratto questo itinerario a rovescio). Tagliamo, quindi, in diagonale i prati verso sinistra, fino al limite sud-orientale: appena sotto le ultime baite troviamo, a 1330 metri circa, la partenza di un sentiero che effettua, diritto, una lunga diagonale in direzione sud-est, che ci fa scendere fino al punto terminale della pista che raggiunge il maggengo della Preda (m. 1160). Seguendola verso est, intercettiamo, ai prati del maggengo di Pra Campisco (Pra Campisc, m. 1100) la pista principale che, seguita verso sinistra porta alla strada asfaltata di Prato Maslino; noi, invece, procediamo verso sinistra, salendo alla parte alta di Pra Misciold, dove ce ne stacchiamo, sulla destra, scendendo su una pista secondaria, fino alle baite più in basso. Qui ritroviamo, segnalato dai segnavia bianco-rossi, il sentiero che abbiamo utilizzato salendo e che ora ci riporta all’automobile al tornante di quota 840.       


Campisc'

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

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