CARTA DEL PERCORSO


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Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Diga di Gera-Rif. Bignami-Ghiacciaio di Fellaria or.-Passo Marinelli or.-Punta Marinelli
4 h e 30 min.
1200
EE
SINTESI. Saliamo in Valmalenco, a Lanzada, e proseguiamo sulla carozzabile che raggiunge Campo Franscia e prosegue terminando a Campomoro (m. 1990), presso l'omonima diga artificiale. Parcheggiamo all'ampio spiazzo ed attraversiamo il coronamento della diga, scendendo, sul lato opposto, su una pista sterrata che dopo pochi tornanti porta ad una piazzola. Di qui parte un largo sentiero che risale ripido l'aspro versante meridionale del Sasso Moro, verso ovest. Al termine della salita volge a destra (nord) ed inizia una lunga traversata, salendo molto moderatamente, verso nord-nord-ovest, sull'alto versante del bacino di Musella, prima fra radi larici, poi all'aperto, fino ad intercettare il sentiero della V tappa dell'Alta Via della Valmalenco. Il sentiero poi risale, ripido, una serie di dossi e conduce al rifugio Carate-Brianza (m. 2636). Dal rifugio saliamo alla vicinissima Bocchetta delle Forbici e, sempre seguendo i triangoli gialli della V tappa dell'Alta Via della Valmalenco procediamo nel vallone di Scerscen, passando alti, a destra, del lago delle Forbici, verso nord-nord-ovest, ed aggirando uno sperone roccioso e piegando gradualmente a destra (est), passando a sinistra del lago delle Forbici ed a destra di un microlaghetto. Pieghiamo poi leggemrnete a sinistra, scendendo a guadare alcuni torrentelli, poi risaliamo la china che ci porta ai piedi dello sperone sulla cui cima è posto il rifugio Marinelli. la traccia volge bruscamente a sinistra e, ignorata la deviazione a destra per la bocchetta di Caspoggio ed il passo Marinelli Orientale, saliamo con ripidi tornantini verso ovest, fino al rifugio Marinelli-Bombardieri al Bernina (m. 2813). Seguiamo le indicazioni del cartello che segnala il rifugio Marco e Rosa (m. 3606), posto all’inizio del sentiero (a destra del rifugio, per chi guarda a monte) che lascia il piazzale e comincia a salire, fra sfasciumi, in direzione nord-est. I numerosi segnavia (bandierine rosso-bianco-rosse e triangoli gialli dell’Alta Via della Valmalenco, di cui stiamo percorrendo la variante alta della sesta tappa) ci aiutano ad individuare il percorso meno faticoso fra gli sfasciumi ed i roccioni. Dopo un primo tratto comune, i due percorsi si dividono: le bandierine segnalano, sulla sinistra, il percorso per il rifugio Marco e Rosa, mentre i triangoli gialli segnalano quello per il passo Marinelli orientale, per il quale dobbiamo passare. Nella salita, attraversiamo verso destra alcuni torrentelli, che scendono dalla vedretta di Fellaria, superiamo, con attenzione, una fascia di roccioni, risaliamo per breve tratto un piccolo nevaietto, sotto il quale scorre un torrentello, lo lasciamo alla nostra sinistra ed approdiamo ad un microlaghetto, posto a valle della punta V Alpini (m. 3333). Lo oltrepassiamo e saliamo verso ovest fino al culmine del cordone che si affaccia sulla vedretta di Fellaria orientale. Siamo così al passo Marinelli orientale (m. 3120). Alla nostra sinistra il ghiacciaio è delimitato da un largo crinale di sfasciumi, che si restringe gradualmente in direzione della cima (sud). Mettiamo piede su questo crinale e cominciamo a salire, incontrando ben presto un primo ometto. Troviamo anche una traccia di passaggio, seguendo la quale evitiamo inutili fatiche. La traccia resta un po’ più bassa, sulla sinistra, rispetto al crinale (che è pure possibile seguire, avendo però l’accortezza di non sporgersi sulla destra, sul versante esposto), fino all’ultimo strappetto su facili rocce, che ci porta alla stretta cima della punta Marinelli (m. 3180), dove ci attende una statuetta della Madonna. Se vogliamo scendere seguendo il ghiacciaio al rifugio Bignami, regoliamoci così (adottando tutte le cautele di una traversata su ghiaccicio). Se guardiamo in direzione del pizzo Scalino (cioè verso sud-est) vediamo che la vedretta è delimitata, nella sua parte bassa (lato meridionale), da una crestina rocciosa, che scende verso sinistra. Dobbiamo scendere, con pendenza modesta, senza allontanarci troppo dal limite di destra del ghiacciaio ed aggirando alcune linee di crepa, in direzione di tale crestina. Passiamo, così, a sinistra di una piccola fascia di rocce, oltre la quale scorgiamo, sulla nostra destra, una prima ampia sella raggiunta dalla neve (m. 2967) ed una seconda bocchetta sormontata da un grande ometto (m. 3000). Piegando, quindi, leggermente a sinistra (cioè verso est) seguiamo il versante della crestina, fino a raggiungerne il limite orientale, oltre il quale, appena sotto, sulla destra, vediamo una sella sul bordo della vedretta, dalla quale scende un torrentello. Dobbiamo, quindi, piegare gradualmente a destra (est-sud-est) e scendere a questa depressione. A sinistra della sella si trova una modesta formazione rocciosa: su una grande roccia possiamo leggere, anche da una certa distanza, la scritta, in giallo, “Alta Via”, con una freccia che indica in alto a destra. Lasciamo, così, il ghiacciaio e scendiamo seguendo i triangoli gialli e gli ometti su un versante ripido, sfruttando alcune cengette, raggiungiamo un ampio ripiano, a sinistra di un nevaietto. Dobbiamo, ora, piegare decisamente a sinistra (nord) ed attraversare la conca ed affacciarci ad un ampio canalone di sfasciumi, sul cui fondo si trova un laghetto. Una traccia di sentiero corre sulla sinistra, rimanendo alta, a ridosso del versante roccioso, ed una seconda traccia, indicata dai triangoli gialli dell’Alta Via, scende, invece, più diretta, verso destra, raggiungendo la riva occidentale del laghetto Fasso, posto ad una quota di 2642 metri. Il lato settentrionale del laghetto è delimitato da una morena, sul cui filo corre la parte terminale del ramo “A” del sentiero glaciologico Luigi Marson. Lo raggiungiamo e lo seguiamo verso sud est. Proseguiamo sul filo della morena, poi attraversiamo, verso sud, un breve pianoro e ci affacciamo a monte della dolce piana dell’alpe di Fellaria. La discesa alla piana avviene facilmente, su traccia di sentiero, su un versante occupato da pascoli e massi. Raggiunta la piana, attraversiamo un primo torrentello, per poi scendere ad attraversare, su un ponticello, un secondo torrente. Pochi passi ancora e, oltrepassate le baite dell’alpe di Fellaria (m. 2401), raggiungiamo il rifugio Bignami (m. 2385). Dal rifugio, seguendo il marcato sentiero che scende verso sud-sud-ovest tagliando il versante orientale del Sasso Nero, scendiamo al camminamento della diga di Gera. Lo attraversiamo e scendiamo dal lago opposto, al grande parcheggio ed alla pista che riporta a Campomoro.


Apri qui una fotomappa del percorso di salita alla punta Marinelli dal rif. Bignami

La punta Marinelli (m. 3180) è sicuramente il più frequentato e facile “Tremila” della Valmalemco. Il motivo è semplice: quanti scelgono di salire al rifugio Marinelli e di pernottarvi, desiderando utilizzare la giornata successiva per un’ulteriore escursione prima della discesa, trovano comodo salire a questa vetta, la prima, a sud del passo Marinelli orientale, sul crinale che separa l’ampia conca del ghiacciaio di Fellaria occidentale da quella del vallone di Scerscen. La punta, come l’omonimo rifugio, è dedicata alla figura di Damiano Marinelli, membro del C.A.I. di Firenze, che molto contribuì, sul finire dell’Ottocento, all'apertura delle prime vie ai giganti della testata della Valmalenco (in particolare la via italiana al Pizzo Bernina e l’ascensione al Pizzo Roseg (da “rösa” o “rosa”, massa di ghiaccio) lungo il canalone centrale, che sarà poi chiamato "Canalone Marinelli").


Rifugio Bignami

Il rifugio, di proprietà del CAI di Sondrio, fu costruito nel 1880. Il suo nome originario era rifugio Scerscen ma, dopo la morte del suo ideatore, Damiano Marinelli, nel 1882 venne intitolato a lui. Nel tempo fu soggetto a numerosi ampliamenti (1906, 1915, 1917, 1925 e 1938), finché, dopo la seconda guerra mondiale, per impulso di Luigi Bombardieri venne raddoppiato. Alla morte del Marinelli, in seguito alla tragica caduta dell’elicottero che lo trasportava nel 1957, il suo nome venne aggiunto nell’intitolazione del rifugio, che ebbe come custode Cesare Folatti.
La difficoltà di raggiungere questa punta sta più nel portarsi all’omonimo passo (m. 3120) che nel procedere alla salita conclusiva, la quale non presenta problemi. Al passo si può giungere per due vie, dal rifugio Marinelli o da quello Bignami. Ovviamente possono essere combinate ad anello: in questo caso conviene partire dalla Bignami, dal momento che si deve risalire il ghiacciaio di Fellaria occidentale, ed è meglio farlo nelle ore mattutine. Vediamo, quindi, come fare.
Il rifugio Bignami si raggiunge facilmente salendo in automobile a Campomoro (cammòor, 6 km da Campo Franscia) e parcheggiano alla spianata raggiungibile su pista sterrata, prima della sbarra di divieto di transito (m. 1990). Poco più avanti, un cartello segnala il sentierino che porta ai piedi del muraglione della diga di Gera (dighe de la gère), che risaliamo con una doppia diagonale su strabella asfaltata. Percorso, verso sinistra, il camminamento in cima al muraglione, imbocchiamo il largo sentiero che, tagliando l’impressionante fianco orientale del Sasso Moro ed il versante denominato "còsto granda". Non attardiamoci su questo sentiero, perché, nella prima parte, pende sul nostro capo un salto di quasi mille metri, dal quale si può sempre scaricare qualche sasso, con conseguenze facilmente immaginabili. Al termine della traversata in diagonale, alla sinistra del lago di Gera, un paio di tornanti ci portano, dopo circa un’ora di cammino, alla bella spianata che ospita il rifugio Bignami (m. 2381), nella splendida cornice della vedretta di Fellaria orientale.
Dal rifugio imbocchiamo il sentiero, che all’inizio è unico, per la bocchetta di Caspoggio, la forca di Fellaria (buchèl de felérìe) ed il sentiero glaciologico Luigi Marson. Passiamo, così, accanto alle baite dell’alpe di Fellaria (m. 2401) e, ignorato il sentiero che si stacca sulla sinistra per la forca di Fellaria, scendiamo ad un ponte in legno che ci permette di passare da sinistra a destra del torrente di Fellaria. Proseguiamo, verso destra, seguendo le indicazioni blu (quelle del percorso alto del sentiero glaciologico, cioè della variante A), fino ad un successivo bivio, al quale dobbiamo prendere a destra, lasciando a sinistra le indicazioni in giallo della sesta tappa dell’Alta Via della Valmalenco (marinelli-Bignami), che passa per la bocchetta di Caspoggio.
Il sentiero attraversa un ramo secondario del torrente dell’alpe, puntando al fianco montuoso (direzione nord), leggermente a sinistra rispetto ad un grande salto roccioso che incornicia, sulla sinistra, la vedretta di Fellaria occidentale. Muovendoci fra pascoli e materiale morenico, cominciamo ad attaccare il versante, con qualche tornantino, guadagnando rapidamente quota.


Lago Fasso

In alcuni punti la traccia si fa debole e possiamo avere l’impressione di averla persa, ma così non è, perché non ci sono altri sentieri su questo versante. Affrontiamo anche un passaggio che richiede un po’ di attenzione, perché il sentiero è interrotto da terriccio franoso che dà su un ripido canalino, prima di approdare, volgendo a sinistra, alla balconata che si apre a monte del citato salto roccioso. Continuiamo a seguire con attenzione i segnavia (blu, ma anche gialli, in quanto percorriamo una variante alta della sesta tappa dell’Alta Via della Valmalenco), evitando di spostarci troppo a destra per non trovarci sul ciglio dello strapiombo. Iniziamo, quindi, una graduale discesa, superando due fasce di massi, che punta ad un crinale morenico che vediamo già davanti a noi.
Raggiunto il crinale, lo percorriamo interamente; poi, per un breve tratto, lascia il posto ad una breve fascia di pascoli e massi, che ci introduce al passaggio nel quale guadiamo facilmente un torrente che esce da un bel lago di origine glaciale, che ben presto si apre alla nostra sinistra (m. 2640). Siamo, ora, sul filo della seconda morena, che sbarra, ad est, il lago; qui, su un masso, è posto anche un cartello che illustra le vicende del ghiacciaio di Fellaria. Ci sono, ora, due possibilità, entrambe segnalare, per proseguire l’escursione. Dobbiamo risalire il largo canalone di sfasciumi a monte del lago, e possiamo farlo percorrendo interamente il filo della morena ed imboccando la traccia che volge a sinistra, passando alta, a ridosso delle rocce di destra del canalone, oppure evitando il crinale della morena e scendendo subito sulla riva del laghetto, che va contornata fino a raggiungere il centro del canalone. È decisamente consigliabile questa seconda opzione, perché la prima, nonostante sia in apparenza meno faticosa, comporta l’attraversamento di un versante reso insidioso da terriccio e sassi mobili.
Meglio, dunque, scendere sulle rive del lago, seguirle con un semicerchio in senso antiorario (attraversando anche una faticosa fascia di grandi massi) ed iniziare la risalita del canalone al suo centro, appena a destra del torrente che si immette nel lago. La traccia è un po’ ripida, ma ben individuata, e ci porta sulla soglia di un ampio pianoro superiore, chiuso, alla nostra destra, da una balconata di rocce digradanti, dalle quali scende il torrente che esce dal lembo inferiore della vedretta di Fellaria occidentale (che da qui ancora non si vede). Non dobbiamo portarci verso il canalino percorso dal torrente, ma rimanere decisamente più a destra (seguiamo l’indicazione di alcuni ometti; i segnavia, qui, latitano). Dobbiamo superare la fascia di rocce levigate: gli ometti ci indirizzano ad un ripido canalino di sfasciumi, che ci porta ad un corridoio superiore, al quale ci indirizzano in due direzioni: proseguire più o meno diritti, oppure volgere a sinistra, percorrendo interamente il corridoio.


Ghiacciaio di Fellaria orientale

Nel primo caso ci ritroviamo a destra rispetto al punto di attacco del ghiacciaio, in una zona nella quale, affacciandoci ad un’ampia conca, troviamo uno splendido laghetto glaciale, nel quale si specchiano le cime gemelle dei pizzi Argient e Zupò (che significa “nascosto”, da “zuper”, nascondere). Dalla soglia della conca dobbiamo prendere a sinistra, rimanendo più o meno alla stessa quota e raggiungendo il punto nel quale dal ghiacciaio esce il torrente che percorre il canalone. Se, invece, al corridoio di cui sopra prendiamo a sinistra, percorrendolo interamente, volgiamo, alla fine, a destra, aggirando così l’ultimo roccione e ritrovandoci proprio al punto di attacco.
Segue la salita su ghiacciaio, con tutte le cautele del caso (e con la dovuta esperienza: meglio, se insicuri, farsi guidare): la montagna mal sopporta l’eccessiva confidenza, e questo vale in particolare per i ghiacciai, anche quelli apparentemente più miti ed inoffensivi come questo, che si propone come un’ampia spianata seguita da una larga e dolce rampa che adduce al passo. Con la dovuta attrezzatura cominciamo a percorrere l’ampio falsopiano, puntando leggermente a sinistra, sul lato occidentale, nel quale si distingue la bocchetta 3000 (larga interruzione della fascia di rocce al quale sale una lingua del ghiacciaio). Raggiunto il punto nel quale la pendenza si accentua, proseguiamo rimanendo sempre non lontani dalla fascia di rocce alla nostra sinistra. Prima della metà della salita incontriamo una fascia crepacciata, che superiamo evitando i punti che possono presentare qualche insidia. Passiamo, ora, proprio sotto la punta Marinelli, facilmente riconoscibile alla nostra sinistra. Superata questa fascia, ci attendono gli ultimi sforzi, prima dei 3120 dell’ampia sella del passo.

Prima di descrivere la facile salita conclusiva che ci porta alla punta Marinelli, vediamo come raggiungere il passo per l’altra via, che ci evita la traversata su ghiacciaio. In questo caso lasciamo l’automobile nel punto terminale della strada asfaltata, in corrispondenza del rifugio Campomoro e del bar-ristoro Poschiavina, per poi scendere, con un breve tratto di strada asfaltata che si stacca sulla sinistra da quella principale, al coronamento della diga di Campomoro.
Sul lato opposto, troviamo una strada sterrata che scende ad uno spiazzo sottostante, dal quale parte, segnalato, il sentiero per il rifugio Marinelli (m. 1930 circa). Nel primo tratto questo sale, ripido, sull’aspro versante meridionale del Sasso Moro (m. 3108), con qualche tratto esposto protetto da corrimano. Il sentiero volge poi gradualmente a destra (nord-ovest), raggiungendo un più tranquillo bosco di larici, che attraversiamo percorrendo un lungo tratto con andamento quasi pianeggiante. Usciti dal bosco, riconosciamo subito la bocchetta delle Forbici (buchèl di fòrbes) e, poco sotto, il rifugio Carate Brianza (m. 2636), per il quale passa il sentiero. Per raggiungerlo, dopo aver intercettato il sentiero che sale, da sinistra, dall’alpe Musella, dobbiamo risalire una serrata sequenza di dossi (si tratta dei famosi “sette sospiri” - "set suspìir"), ai piedi del versante meridionale delle eleganti cime di Musella (m. 2990, 3079, 3094; più ad est, la cima di Caspoggio, m. 3136; queste vette sono chiamate, però, localmente, nel loro complesso, “sas di fòrbes”). Dopo due ore circa di cammino siamo, dunque, al rifugio Carate Brianza ed alla bocchetta delle Forbici, che ci introduce al grandioso, selvaggio e bellissimo vallone di Scerscen. Il rifugio ("la caràte") era, in origine, un deposito costruito, nel 1916, dagli Alpini che erano di stanza alla capanna Marinelli. Nel 1926 il comune di Torre S. Maria lo cedette all'Unione Escursionisti Caratesi, che lo ristrutturarono ed ampliarono e lo inaugurarono il 15 agosto 1927.
Il sentiero, con alcuni saliscendi, piega ora a destra (nord), correndo a mezza costa fra il versante occidentale delle cime di Musella ed il vallone di Scerscen, fino ad aggirare lo sperone di nord-ovest delle cime di Musella e piegare ancora a destra (direzione nord-est), iniziando un tratto in leggera discesa. Appaiono ora tutte le cime della parte occidentale della testata della Valmalenco, cioè, da sinistra (ovest), il pizzo Glüschaint (m. 3594), la Sella (m. 3584), i caratteristici pizzi Gemelli (m. 3500 e 3501), l’elegante e simmetrico pizzo Roseg (m. 3936), il massiccio pizzo Scerscen (m. 3971), il quattromila più orientale della catena alpina, cioè il pizzo Bernina (m. 4049) e la Cresta Güzza (m. 3869). Scendiamo, così, nel cuore del vallone che scende, alla nostra destra, dalla vedretta di Caspoggio, il piccolo ghiacciaio per il quale passa la sesta tappa dell’Alta Via, e passiamo a destra di un laghetto, prima di attraversare, su un ponticello, il torrente che scende dal ghiacciaio.


Passo Marinelli orientale

Possiamo vedere di fronte a noi la meta, cioè il rifugio Marinelli, in cima ad un imponente sperone roccioso, di color rosso cupo. Ne raggiungiamo, quindi, il fianco orientale, dopo una breve salita fra sassi e sparute erbe, per volgere a sinistra e risalirlo, con ripidi tornanti, ignorando la deviazione, a destra, per la bocchetta di Caspoggio. Dopo circa tre ore ed un quarto di cammino raggiungiamo, così, il piazzale del rifugio Marinelli (m. 2813). Siamo, più o meno, a metà della traversata, ed una sosta si impone. Durante il riposo, possiamo percorrere per un brevissimo tratto il sentiero che, dal rifugio, si dirige verso nord-ovest: aggirato uno speronino roccioso, ci offre ai nostri occhi lo spettacolo completo della parte occidentale della testata della Valmalenco.
Per riprendere il cammino, seguiamo le indicazioni del cartello che segnala il rifugio Marco e Rosa (m. 3606), posto all’inizio del sentiero (a destra del rifugio, per chi guarda a monte) che lascia il piazzale e comincia a salire, fra sfasciumi, in direzione nord-est. I numerosi segnavia (bandierine rosso-bianco-rosse e triangoli gialli dell’Alta Via della Valmalenco, di cui stiamo percorrendo la variante alta della sesta tappa) ci aiutano ad individuare il percorso meno faticoso fra gli sfasciumi ed i roccioni.


Laghetto delle Forbici

Dopo un primo tratto comune, i due percorsi si dividono: le bandierine segnalano, sulla sinistra, il percorso per il rifugio Marco e Rosa, che passa per il passo Marinelli occidentale, mentre i triangoli gialli segnalano quello per il passo Marinelli orientale, per il quale dobbiamo passare.
Nella salita, attraversiamo verso destra alcuni torrentelli, che scendono dalla vedretta di Fellaria, superiamo, con attenzione, una fascia di roccioni, risaliamo per breve tratto un piccolo nevaietto, sotto il quale scorre un torrentello, lo lasciamo alla nostra sinistra ed approdiamo ad un microlaghetto, posto a valle della punta V Alpini (m. 3333), che, vista da qui, ha un aspetto davvero elegante. Alle sue spalle si profila l’imponente complesso costituito dai pizzi Argient (forma dialettale per "Argento"; nell'ottocento veniva chiamato Piz Ladner, poi anche Piz Biondina; m. 3945) e Zupò (m. 3995), mentre, da una suggestiva finestra sulla sinistra, occhieggiano i pizzi Roseg e Scerscen. Alla nostra destra è facilmente individuabile lo sperone roccioso della punta Marinelli (m. 3180); alle sue spalle, più a destra ancora, si apre una bella finestra che mostra la parte superiore della vedretta di Caspoggio ed il versante settentrionale della cime di Musella.
Il passo Marinelli orientale è posto alla sommità del modesto lembo occidentale della vedretta di Fellarìa (o Fellerìa) occidentale. La salita ai 3120 metri del passo avviene facilmente, rimanendo nei pressi del margine destro del ghiacciaio. Ci affacciamo, così, ad un panorama grandioso: alla nostra sinistra i pizzi Argient e Zupò si mostrano in tutta la loro imponenza, ed alla loro destra vediamo la grande colata del ghiacciaio che scende dalla vedretta di Fellaria orientale. Dietro il limite superiore di quest’impressionante corridoio di ghiaccio, si scorge appena la punta superiore del piz Palü (m. 3905). Proseguendo verso destra, ecco la massiccia costiera che scende dal passo dei Sassi Rossi (m. 3510), presso il quale si scorge il bivacco Pansera (m. 3546), fino alla cima del Sasso Rosso (m. 3481). Dietro questa costiera, a destra, appare il piz Varuna (m. 3453), sull’angolo nord-orientale della testata della Valmalenco. Alla sua destra, la più modesta cima Fontana (m. 3070) e, alle sue spalle, sul fondo, uno scorcio del versante orientale della Valle di Poschiavo e le lontane cime del gruppo dell’Adamello e dell’Ortles-Cevedale. Verso sud-est, infine, si impone allo sguardo il pizzo Scalino (m. 3323), che mostra, a sinistra, la sua vedretta, chiusa dal pizzo Canciano (m. 3103).

Proprio in corrispondenza del passo inizia la facile salita alla punta Marinelli: alla nostra destra (o sinistra, se siamo saliti dalla Bignami) il ghiacciaio è delimitato da un largo crinale di sfasciumi, che si restringe gradualmente in direzione della cima (sud). Mettiamo piede su questo crinale e cominciamo a salire, incontrando ben presto un primo ometto. Troviamo anche una traccia di passaggio, seguendo la quale evitiamo inutili fatiche. La traccia resta un po’ più bassa, sulla sinistra, rispetto al crinale (che è pure possibile seguire, avendo però l’accortezza di non sporgersi sulla destra, sul versante esposto), fino all’ultimo strappetto su facili rocce, che ci porta alla stretta cima, dove ci attende una statuetta della Madonna. Il panorama è simile a quello descritto dal passo Marinelli, con, però, una maggiore apertura verso sud (cima di Caspoggio e cime di Musella, in primo piano, sezione centro-orientale delle Orobie, sullo sfondo) e verso est (gruppo dell’Adamello e gruppo Ortles-Cevedale).
Facciamo due conti: la via di salita che passa dal rifugio Bignami richiede circa 4 ore e mezza di cammino (il dislivello è di 1200 metri); quella che passa dal rifugio Marinelli è un po’ più lunga, e richiede circa 5 ore ed un quarto di cammino (il dislivello sale a 1280 metri).
Qualche nota, infine, per chi scende passando per il rifugio Marinelli (cosa consigliabile, per evitare di attraversare il ghiacciaio nelle ore più calde): il laghetto ai piedi della punta V Alpini costituisce il punto di riferimento fondamentale nel passaggio dal ghiacciaio al canalone che scende verso la Marinelli. Bisogna seguire il torrentello emissario, rimanendo alla sua sinistra, fino al nevaietto, che va attraversato verso destra nella parte mediana, appena prima della strozzatura, approdando, risalito un breve gradino di roccia, alla fascia di roccioni che si scende seguendo i triangoli gialli.

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

Mappa del percorso - particolare della carta tavola elaborata da Regione Lombardia e CAI (copyright 2006) e disponibile per il download dal sito di CHARTA ITINERUM - Alpi senza frontiere

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