CARTA DEL PERCORSO


La cima o punta Rosa (al centro)

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Stelvio-Cima delle Tre Lingue-Cima o Punta Rosa
1 h e 45 min.
300
EE
SINTESI. Saliamo al passo dello Stelvio percorrendo per intero la strada statale 38 del Passo dello Stelvio, che, oltre Bormio, comincia a risalire la Valle del Braulio, fino ai 2757 metri del passo più alto d’Europa. Qui parcheggiamo ed iniziamo il cammino di questa lunga traversata salendo dal passo dello Stelvio alla cima delle Tre Lingue (m. 2843) in un quarto d’ora circa di cammino sulla comoda pista sale verso nord al rifugio Garibaldi, che la presidia. Presso il rifugio troviamo la targa “Rifugio Garibaldi 2845 m” e due cartelli escursionistici del Parco Nazionale dello Stelvio che segnalano il passo dello Stelvio a 5 minuti (nella direzione dalla quale siamo saliti) e nella direzione opposta il passo Umbrail o giogo di S. Maria), dato ad un’ora, la bocchetta della Forcola, data a 2 ore e 20 minuti e Cancano, dato a 5 ore e 10 minuti (ma anche, per altra via, l’alpe Muranza ad un’ora e mezza e S. Maria di Val Monastero a 3 ore e mezza). Ignoriamo questi cartelli e proseguiamo verso nord-nord-est, percorrendo il centro dell’ampia ripiano che si apre appena oltre il rifugio. Troviamo così accanto ad alcuni resti di fortificazioni e raggiungiamo il dosso della Cresta Larga, dove siamo ad un bivio segnalato da altri cartelli del Parco Nazionale dello Stelvio. Andando a destra si procede in direzione del rifugio Forcola, del Lago d’Oro e della Malga Tarces, mentre andando a sinistra si procede verso la Punta Rosa o Rötlspitz. Prendiamo dunque il sentiero di sinistra, scavalchiamo il dosso, aggiriamo sulla sinistra un altro piccolo dosso e scendiamo alla selletta di quota 2843. Il sentiero poi si impenna e sale per breve tratto sul crinale, piegando poi a destra e tagliando un ripido versante di roccette e ghiaioni, che richiede attenzione in qualche punto esposto. Oltre le roccette proseguiamo con pendenza media, verso nord-est, tagliando un ripido versante erboso, fino a raggiungere, superata qualche ultima roccetta, la vicina Sella da Piz Cotschen (2925 m), posta sull'ampia cresta est della Punta Rosa. Qui troviamo alcuni cartelli elvetici che segnalano, nella direzione dalla quale siamo saliti, la punta delle Tre Lingue a 25 minuti, a destra l’Alp Prasüra ad un’ora e mezza e S. Maria a tre ore e mezza, ed infine a sinistra Piz Cotschen e Rötelspitz (senza indicazione di tempo). Pieghiamo dunque decisamente a sinistra (ovest), seguendo la cresta sassosa (segnavia bianco-rosso-bianchi e più avanti rosso-bianco-rossi). Siamo in territorio elvetico. Seguiamo la cresta per un tratto, poi troviamo un evidente segno sulla roccia che ci manda destra, dove ritroviamo il sentiero che sale seguendo un ampio costone. Seguiamo di nuovo la cresta, verso ovest-nord-ovest, fra terriccio e rocce rotte. La pendenza si fa via via più marcata. Giungiamo così in vista dell’ultimo tratto di cresta, costituito da roccette e sfasciumi. Seguiamo la cresta per breve tratto, poi aggiriamo sulla destra un’anticima con un passaggio esposto che richiede molta attenzione (segnavia rosso-bianco-rosso e freccia bianca). Siamo ormai in vista dello slanciato cupolone della cima. Superata una curiosa spaccatura nella roccia con un masso incastrato, scendiamo ad una modesta depressione sul crinale, poi affrontiamo l’ultimo ripido tratto di cresta appoggiando leggermente a destra per evitare il salto verticale alla nostra sinistra, fino alla vicina vetta della Punta Rosa (m. 3026). Un grande ometto, una croce rossa ed un triangolo bianco ci assicurano che la cima è proprio questa. Ridiscesi alla selletta di quota 2843 possiamo proseguire per via diversa rispetto alla salita percorrendo il sentiero di sinistra, che si ricongiunge a quello principale al bivio sul pianoro della cima delle Tre Lingue.


Apri qui una fotomappa della salita dal passo dello Stelvio alla cima o punta Rosa

Se ci troviamo a transitare per il passo dello Stelvio possiamo prendere in considerazione una semplice escursione che ci porta a toccare luoghi di grande suggestione panoramica, ma anche storica, che prevede la breve salita alla facile Cima delle Tre Lingue (già chiamata pizzo Garibaldi) e la salita più impegnativa alla cima o punta Rosa (Rötelspitz).


Il passo dello Stelvio visto dalla cima o punta Rosa

La Cima Rosa (Rötelspitz, ma su alcune carte anche piz Cotschen, m. 3026) deve il suo nome al colore caratteristico delle rocce ed è la più alta elevazione della costiera del Cavallaccio, nelle Alpi Retiche, costiera che si eleva a nord del Passo dello Stelvio, tra la Valle di Trafoi, ad est, e l’elvetica Valle di Muranza (tributaria della Valle di Monastero), ad ovest. Può essere meta di un’escursione relativamente breve, che però richiede esperienza escursionistica e buone condizioni meteorologiche e di terreno, perché con neve, ghiaccio o rocce bagnate alcuni passaggi esposti possono risultare molto infidi. In condizioni ideali, invece, con uno sforzo contenuto possiamo gustare una cima panoramicamente eccezionale, con un’escursione che si arricchisce di elementi storici di grande interesse.
Saliamo, dunque, al passo dello Stelvio percorrendo per intero la strada statale 38 del Passo dello Stelvio, che, oltre Bormio, comincia a risalire la Valle del Braulio, fino ai 2757 metri del passo più alto d’Europa. Qui parcheggiamo ed iniziamo la lunga traversata verso Arnoga.
Siamo dunque al passo dello Stelvio, raggiunto dalla carrozzabile progettata dall’ingegner Donegani e costruita dal 1822 al 1825 per volontà dell’Imperatore d’Austria, con la finalità di collegare per via diretta i domini asburgici del Tirolo alla Valtellina ed alla Lombardia. Vi lavorarono, per cinque anni, 2000 operai provenienti dalla Lombardia, dal Tirolo e dal Veneto, pagati 2 lire e 25 centesimi al giorno. Lavoravano fino a 12 ore al giorno, nei mesi estivi, per sei giorni la settimana. Lo scavo delle gallerie risultava, date le tecniche del tempo, particolarmente difficile, e procedeva di un metro al giorno.
Fra le prime illustri visitatrici vi fu, nel 1826, l’arciduchessa Maria Teresa d’Austria, figlia dell’imperatore Francesco I e già sposa di Napoleone Bonaparte. Di fronte allo spettacolo superbo, dominato dalle nevi, ebbe ad esprimere il suo entusiasmo, non potendo non “ammirare da presso quel mare di nevi eterne che a guisa di una tovaglia della più fine mussola delle Indie, ricopre tutto il piano, circondato di rocce a picco altrettanto bianche fino alla sommità”. Dodici anni dopo, il 22 agosto del 1838, passò dallo Stelvio l’imperatore Francesco I d’Austria, diretto a Milano per essere incoronato Re d’Italia.


Alta Valle del Braulio, giogo di S. Maria e passo dello Stelvio

Fino al 1915, anno in cui lo Stelvio venne occupato dalle truppe Austro-Ungariche che iniziavano una lunga guerra di posizione fra regno d’Italia ed Impero Austro-Ungarico, esso venne tenuto aperto tutto l’anno al servizio di diligenze grazie all’opera di efficienti spalatori. Alla pulizia della strada erano adibiti i cosiddetti “ròtteri” (che, appunto, dovevano “rompere” la neve), robusti montanari valtellinesi e venostani, che dimoravano nei “casini” sparsi lungo il percorso. La loro opera non poteva, però, assicurare il costante sgombero della neve, per cui il transito delle carrozze nei mesi invernali avveniva smontandone le ruote e ponendole su grandi slitte trainate da cavalli. Le diligenze (servizio pubblico gestito da famiglie di imprenditori valtellinesi e tirolesi, garantito tutto l’ano fino al 1859), invece, scaricavano i viaggiatori sul limite della strada non più praticabile, affidandoli a slitte coperte che li avrebbero trasportati sul versante opposto, dove li attendeva una seconda diligenza. La IV Cantoniera sul versante valtellinese e la Caserma-Albergo Sottostelvio su quello tirolese erano, infine, veri e proprio alberghi, dotati di camere riscaldate, di grandi scuderie, di acqua potabile permanente e di un locale nel quale veniva celebrata la S. Messa.


Il passo dello Stelvio e, sullo sfondo, il rifugio Garibaldi

La Guida alla Valtellina edita dal CAI di Sondrio, a cura di Fabio Besta, nel 1884 (II edizione) ne parla in questi termini: “Là finisce la parte italiana della monumentale via che abbiamo descritta, via fra le più grandiose che siensi costrutte attraverso i monti, e per l’arditezza delle opere d’arte che incontransi ad ogni tratto, e per l’altezza a cui giunge, superiore a qualunque altra strada carrozzabile d’Europa… una colonna a destra designa la frontiera tra il regno d’Italia e l’impero d’Austria, tra Valtellina e Tirolo. Non lungi dal Giogo un’altra colonna segna poi i confini fra i tre Stati, Italia, Svizzera ed Austria; cosicché appoggiandosi ad essa si può porre un piede sopra suolo italiano, un altro su terra svizzera, e puntare il proprio bastone su territorio austriaco.”
La seconda colonna di cui parla la guida si trova su una modesta elevazione immediatamente a nord del passo, la Cima delle Tre Lingue (Piz da Las Trais Linguas, in lingua romancia, Dreisprachenspitze, in lingua tedesca). Sul ripiano della cima si incontrarono, infatti, dal 1861 al 1918, proprio alla colonnina sopra menzionata, i confini di tre stati sovrani, il Regno d’Italia (Valtellina), la Confederazione Elvetica (Canton Grigioni) e l’impero Austro-Ungarico (Sud-Tirolo). Dal 1918 il Sud-Tirolo divenne Alto Adige, incorporato nel Regno d’Italia. Ma il fascino di questa cima restò intatto.


Il rifugio Garibaldi

Iniziamo il cammino di questa lunga traversata salendo dal passo dello Stelvio alla cima delle Tre Lingue (già chiamata pizzo Garibaldi, m. 2843) in un quarto d’ora circa di cammino sulla comoda pista sale verso nord al rifugio Garibaldi, che la presidia.
Il pianoro che si stende alle spalle della cima delle Tre Lingue e del rifugio Garibaldi, all’apparenza insignificante, fu scenario, durante la Prima Guerra Mondiale, di vicende belliche che meritano di essere raccontate.
Quando scoppiò la guerra fra Regno d’Italia ed Impero Austro-Ungarico, nel maggio del 1915, l’esercito austro-ungarico occupò il passo dello Stelvio ed il monte Scorluzzo, mentre le truppe italiane si attestarono su posizioni difensive alla IV Cantoniera dello Stelvio, sul crinale del monte Scorluzzo e sul monte Cristallo. Ma fra i due belligeranti si inserì un terzo soggetto. La Confederazione Elvetica non aveva alcuna intenzione di fare da spettatrice passiva ed intendeva controllare scrupolosamente i propri confini per evitare che vi fossero sconfinamenti o anche solo che i proiettivi delle artiglierie contrapposte sorvolassero il suolo elvetico. Per questo allestì trincee e fortificazioni sulla linea di confine, lungo l’intero crinale dalla punta di Rims al piz Umbrail, al giogo di Santa Maria a salire fino, appunto, alla cima delle Tre Lingue, dove l’esercito svizzero si insediò anche nell’Hotel “Dreisprachenspitze”.


Gruppo Olrtles-Cevedale visto dal sentiero che sale alla punta Rosa

Questo posizionamento venne visto dai belligeranti più come un’opportunità che come una minaccia. Gli Italiani si trincerarono sulla linea Rims-Umbrail e presso il giogo di Santa Maria, letteralmente a ridosso delle trincee elvetiche, e lo stesso fecero gli Austro-Ungarici sul pianoro della cima delle Tre Lingue. Il motivo era semplice: restare a ridosso delle truppe elvetiche era una vera e propria assicurazione sulla vita, perché i nemici non si sarebbero azzardati ad aprire il fuoco con l’artiglieria, per evitare di colpire l’esercito neutrale, scatenando un incidente che avrebbe rischiato di aprire le ostilità su un secondo fronte. In particolare sulla cima delle Tre Lingue (allora chiamata cima Garibaldi), ed in particolare sulla Cresta Larga, gli Austro-Ungarici costruirono un vero e proprio accampamento con energia elettrica ed 80 unità abitative, chiamato, dal nome del colonnello comandante del reparto, “Lempruch”. Qui si concentravano le truppe imperiali. Il tutto sotto l’indiretta protezione dell’esercito svizzero, acquartierato a pochi metri di distanza.


Panorama settentrionale dalla punta Rosa

Quanto gli Austro-Ungarici tenessero ai neutrali vicini lo si capì nel terribile inverno del 1916. Terribile soprattutto per la sua rigidità e le abbondanti precipitazioni: la temperatura allo Stelvio scese fino a -48 gradi e si registrarono 92 nevicate. Ma non era il freddo a seminare morte, bensì le valanghe (22 solo sulla strada Trafoi-Prato, in territorio imperiale). Si calcola che un terzo circa dei morti nella grande guerra sul fronte alpino sia stato appunto vittima delle valanghe. Ma davvero singolare fu quel che accadde all’Hotel “Dreisprachenspitze”: forse per un eccesso di riscaldamento per contrastare il grande freddo, prese fuoco. Gli Austro-Ungarici si mobilitarono prontamente per dare una mano agli Svizzeri, fornendo anche materiali per restaurare la struttura. L’importante era che gli Svizzeri non se ne andassero, dando il via libera all’artiglieria italiana. E difatti non se ne andarono. Storie d’altri tempi.
Ma torniamo al racconto dell'escursione. Presso il rifugio troviamo la targa “Rifugio Garibaldi 2845 m” e due cartelli escursionistici del Parco Nazionale dello Stelvio che segnalano il passo dello Stelvio a 5 minuti (nella direzione dalla quale siamo saliti) e nella direzione opposta il passo Umbrail (o giogo di S. Maria), dato ad un’ora, la bocchetta della Forcola, data a 2 ore e 20 minuti e Cancano, dato a 5 ore e 10 minuti (ma anche, per altra via, l’alpe Muranza ad un’ora e mezza e S. Maria di Val Monastero a 3 ore e mezza).


Passo dello Stelvio visto dalla punta Rosa

Ignoriamo questi cartelli e proseguiamo verso nord-nord-est, percorrendo il centro dell’ampia ripiano che si apre appena oltre il rifugio. Troviamo così accanto ad alcuni resti di fortificazioni e raggiungiamo il dosso della Cresta Larga, dove siamo ad un bivio segnalato da altri cartelli del Parco Nazionale dello Stelvio. Andando a destra si procede in direzione del rifugio Forcola, del Lago d’Oro e della Malga Tarces, mentre andando a sinistra si procede verso la Punta Rosa o Rötlspitz. Prendiamo dunque il sentiero di sinistra, scavalchiamo il dosso, aggiriamo sulla sinistra un altro piccolo dosso e scendiamo alla selletta di quota 2843. Il sentiero poi si impenna e sale per breve tratto sul crinale, piegando poi a destra e tagliando un ripido versante di roccette e ghiaioni, che richiede attenzione in qualche punto esposto.
Oltre le roccette proseguiamo con pendenza media, verso nord-est, tagliando un ripido versante erboso, fino a raggiungere, superata qualche ultima roccetta, la vicina Sella da Piz Cotschen (2925 m), posta sull'ampia cresta est della Punta Rosa. Qui passa il confine italo-elvetico, perché a sud della sella (alla nostra destra) si stende l’alpe Glorenza, nell’altoatesina Valle di Trafoi, mentre a nord ci affacciamo all’elvetica Valle di Monastero (Val Munstair). Alla sella troviamo alcuni cartelli elvetici che segnalano, nella direzione dalla quale siamo saliti, la punta delle Tre Lingue a 25 minuti, a destra l’Alp Prasüra ad un’ora e mezza e S. Maria a tre ore e mezza, ed infine a sinistra Piz Cotschen e Rötelspitz (senza indicazione di tempo).


L'Ortles visto dalla punta Rosa

Pieghiamo dunque decisamente a sinistra (ovest), seguendo la cresta sassosa (segnavia bianco-rosso-bianchi e più avanti rosso-bianco-rossi). Siamo in territorio elvetico. Seguiamo la cresta per un tratto, poi troviamo un evidente segno sulla roccia che ci manda destra, dove ritroviamo il sentiero che sale seguendo un ampio costone. Seguiamo di nuovo la cresta, verso ovest-nord-ovest, fra terriccio e rocce rotte. La pendenza si fa via via più marcata.


Passando esposto a lato dell'anticima della punta Rosa

Giungiamo così in vista dell’ultimo tratto di cresta, costituito da roccette e sfasciumi. Seguiamo la cresta per breve tratto, poi aggiriamo sulla destra un’anticima con un passaggio esposto che richiede molta attenzione (segnavia rosso-bianco-rosso e freccia bianca). Siamo ormai in vista dello slanciato cupolone della cima. Superata una curiosa spaccatura nella roccia con un masso incastrato, scendiamo ad una modesta depressione sul crinale, poi affrontiamo l’ultimo ripido tratto di cresta appoggiando leggermente a destra per evitare il salto verticale alla nostra sinistra, fino alla vicina vetta della Punta Rosa (m. 3026). Un grande ometto, una croce rossa ed un triangolo bianco ci assicurano che la cima è proprio questa.


Apri qui una panoramica dalla punta Rosa

Straordinario il panorama. A nord-est spiccano le candide cime del Gross-Glockner (3790 m.) e della Weisskugel, ed i ghiacciai dell'Oetzthal; ad est-sud-est superbo è lo scenario del gruppo dell'Ortles, che mostra innanzitutto, da sinistra, l’Ortles, il gigante del gruppo, con i suoi 3905 metri, riconoscibilissimo anche per il cupolone nevoso che ne corona la sommità. Alla sua destra, tre piramidi eleganti e slanciate, anche se di dimensioni decisamente più piccole rispetto al signore del gruppo. Si tratta, nell’ordine, del monte Zebrù (m. 3735), del Gran Zebrù o Königspitze (m. 3851), posto su una linea arretrata rispetto alle altre due, e della Thurwieser (m. 3652). Proseguendo verso destra, si nota una cima che stona decisamente, per la sua forma a patata, con il profilo delle rimanenti: si tratta della Hintere Madatschpitze (m. 3403). Riprende, quindi, la sequenza delle piramidi, con la cima Tuckett (m. 3462) e la Kristallspitze (m. 3480).


Depressione ed ultima rampa che porta alla punta Rosa

Ecco, poi, la cima degli Spiriti (Geisterspitze, m. 3467), decisamente meno pronunciata delle precedenti, con la sua base molto ampia interamente occupata da un ghiacciaio dal quale emerge appena la cima rocciosa. Molto ampia è anche la base glaciale del Monte Cristallo (m. 3434), che chiude la rassegna delle cime. Più lontano, vedrso destra, si scorge il Cevedale, seguito dalla piramide del Tresero e dall'arrotondato monte Sobretta. All'ovest, al di là della valle del Braulio si distinguono la Cima de' Piazzi, il Pizzo Dosdè, e il pizzo S. Colombano, alle cui spalle si eleva il gruppo Bernina. Verso nord, infine, lo sguardo domina la gran folla delle cime dell'Engadina.
Ridiscesi alla selletta di quota 2843 possiamo proseguire per via diversa rispetto alla salita percorrendo il sentiero di sinistra, che resta sul versante italiano e si ricongiunge a quello principale al bivio sul pianoro della cima delle Tre Lingue. Con questa variante possiamo incontrare alcuni pannelli illustrativi che raccontano la storia del quartiere "Lampruch" dove si concentravano le truppe austro-ungariche.


Apri qui una panoramica dalla punta Rosa

Copyright 2003 - 2017: Massimo Dei Cas

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

Copyright © 2003 - 2017 Massimo Dei Cas Designed by David Kohout