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qui per aprire una panoramica a 360 gradi dal crinale a monte della
cima della Rosetta.

La
cima della Rosetta ("scima de la rusèta", m. 2147) è la montagna di Rasura, nonostante
non rappresenti il punto di massima elevazione del territorio comunale
(costituito dall’omonimo monte Rosetta, m. 2360). Facile da raggiungere,
rappresenta, infatti, il punto nel quale gli abitanti del paese immaginano
si raccolga il loro spirito ed il l’amore per la loro terra. È
questo spirito che viene espresso in una targa di recente collocata
sulla cima, nella quale, a firma degli “amici della cima Rosetta”,
sta scritto: “1979-2004. Nel silenzio della montagna questa croce
svetta nel cielo azzurro vegliando sulla vallata e sulla sua gente nel
nome di Dio”. Per questo motivo se abbiamo una sola giornata da
dedicare alla conoscenza di questi incantevoli luoghi, non possiamo
non sceglierla come meta della nostra escursione, considerando anche
il suo notevole valore come osservatorio panoramico.
Sono
possibili due vie di salita, una più diretta, l’altra più
lunga e graduale. Ovviamente possono essre combinate ad anello, e come
tali le raccontiamo, scegliendo la prima come via di salita, la seconda
come via di discesa. Base di partenza è il rifugio Bar Bianco
(m. 1506), dove possiamo parcheggiare l’automobile. Vediamo come
raggiungerlo. Portiamoci nella parte alta di Rasura, dove troviamo subito
un primo bivio, al quale prendiamo a sinistra, seguendo le indicazioni
per il rifugio Bar Bianco. Saliamo, così, lungo una strada asfaltata,
che, dopo poche centinaia di metri, ci porta, oltrepassata l'edicola
del Parco delle Orobie Valtellinesi (a 890 metri, in località
Piazza), ad un primo tornante destrorso.
Qui troviamo un cartello che indica la chiesetta di san Rocco: vale
la pena di lasciare per una decina di minuti l'automobile e, seguendo
un comodo sentiero in leggera salita, raggiungere la bella chiesetta,
edificata nel 1613 e restaurata nel 1995. Alla chiesetta giunge anche
una bella mulattiera che parte dal paese, e che è segnalata come
percorso di mountain-bike. Torniamo, quindi, all'automobile. La strada,
dopo altri 2 km circa, ci propone un secondo bivio, al quale ignoriamo
la stradina che, verso destra, supera il torrente Il Fiume e raggiunge
i maggenghi di Ronchi, Corte e Tagliate, dai quali si può salire
all'alpe Olano; proseguiamo, invece, verso sinistra, incontrando, in
successione, i cartelli che segnalano i maggenghi di Ova, Larice e Ciani.
In
località Ciani termina la strada asfaltata, e troviamo un'ampia
radura, dove possiamo lasciare l'automobile, per salire, seguendo un
sentiero segnalato, alla volta del Bar Bianco. Prima di iniziare la
salita, non possiamo, però, mancare di visitare il bellissimo
prato, dove troviamo una cappelletta ed alcune panche in legno. La salita,
nella splendida ornice di un bosco di larici, richiede circa 20-25 minuti,
per superare poco più di 150 metri di dislivello; dopo pochi
metri, incontriamo una fresca radura, dove una simpatica fontana può
servire se la sete si fa già sentire.
Il sentiero porta proprio alle soglie del rifugio Bar Bianco (m. 1506),
dove giunge anche la strada sterrata, che rappresenta la prosecuzione
di quella asfaltata (il percorso complessivo dalle case alte di Rasura
al rifugio è di circa 6 km, e rappresenta anche un ottimo itinerario
di mountain-bike). Possiamo, dunque, portarci fin qui con l’automobile,
se preferiamo accorciare un po’ l’escursione. Ora inizia
la salita, ripida, su un tratturo che parte dai prati a monte del rifugio,
e, superata una breve macchia di larici, sale ad intercettare un tratturo
che corre quasi pianeggiante (nella salita, ignoriamo un sentiero secondario
che si stacca sulla nostra sinistra). Prendiamo, ora, a destra, e raggiungiamo
le baite quotate 1646, dove si trova anche una targa in memoria di Silvano
Piganzoli, scomparso prematuramente nel 2002. Sul prato dietro la baita
con la targa, a monte, scorgiamo un masso sul quale è riportata
l’indicazione “Cima Rosetta 124 B”, con un segnavia
rosso-bianco-rosso.
Lasciamo
ora il tratturo, che volge qui a sinistra ed inizia la salita verso
l’alpe Culino (“cülign”, toponimo che deriva da "aquilino"; si tratta della seconda possibile via di salita)
e rimontiamo il prato, su una traccia di sentiero molto debole, che
ci porta ad un primo calec (edificio costituito dal solo abbozzo delle
mura perimetrali: il tetto era costituito da un telo che i pastori portavano
con sé) sul quale è segnato un secondo segnavia. Poco
più in alto, intercettiamo la Gran Via delle Orobie (meglio,
la sua sezione occidentale, il Sentiero Andrea Paniga), segnalata da
un cartello, che indica la partenza, sulla nostra destra, del sentiero
che in un’ora porta all’alpe Tagliata, in 2 all’alpe
Piazza ed in 5 ore e 30 minuti all’alpe Legnone. Nella medesima
direzione, seguendo il sentiero segnato 140, possiamo, invece, scendere
al rifugio della Corte.
Lasciamo il sentiero che, alla nostra destra, entra nel bosco di larici
e proseguiamo la salita all’aperto, sul filo del largo dosso erboso,
guidati da una traccia molto labile, fino ad una fontana in cemento
ed al rudere di un secondo calec. Dobbiamo affidarci, poi, a due tronconi
monchi di larice, sui quali sono segnavi altrettanti segnavia. Piegando
leggermente a sinistra, troviamo finalmente un sentiero marcato, che
supera una sorta di gradino che, con una diagonale a sinistra, porta
ad un largo dosso superiore. Qui incontriamo un nuovo troncone di larice
ed un nuovo calec, con segnavia bianco-rosso. La traccia, qui,
serpeggia
fra i macereti, ed i segnavia sui tronchi di alcuni larici ci sono d’aiuto
(siamo a non troppa distanza del crinale che ci separa dall’aspro
versante nord-occidentale della cima della Rosetta.
Poi la traccia si fa di nuovo chiara e si approssima al crinale. Possiamo
vedere, ora, le aspre rocce del versante di nord-ovest, che contrastano
singolarmente con i verdi declivi del versante orientale. La croce della
cima è ormai vicina, e la raggiungiamo dopo circa un’ora
e mezza di cammino dal rifugio Bar Bianco.
Particolarmente buono, dai suoi 2147 metri, è il colpo d'occhio,
verso nord-ovest, sul pizzo di Olano (m. 2267) e, alla sua destra, sul
meno pronunciato pizzo dei Galli (m. 2217). Eccellente, poi, è
la visuale su Morbegno, sulla Costiera dei Cech e sui monti del versante
retico, a nord, con in primo piano le cime del gruppo del Masino (dalla
cima di Castello, passando per la punta di Rasica, i pizzi Torrone ed
il monte Sissone, fino al monte Disgrazia), in secondo piano il gruppo
Scalino-Painale e, in fondo, verso nord-est, la cima Piazzi.
La discesa, ora. Sfruttiamo il sentiero che viene comunemente utilizzato
per la salita, e che lascia la cima in direzione sud-ovest, scendendo
ad una boccettina che si affaccia su un ripido canalone il quale scende
all’alta alpe Olano. Oltre la boccettina, il sentiero lascia il
crinale fra le alpi Culino ed Olano
ed
inizia a scendere tagliando il fianco montuoso. Si tratta di una larga
mulattiera, che taglia anche una fascia di rocce, prima di approdare
alla parte alta dei pascoli che sovrastano il laghetto di Culino. Lo
vediamo già bene, scendendo, in basso, sulla sinistra: una piccola
perla, quando c’è sufficiente acqua, una grossa pozza senza
particolare fascino, nei periodi di magra. Ora possiamo approssimarci
alle sue rive, in uno scenario bucolico. D’estate sentiremo anche
lo scampanio delle mucche, perché questa preziosa alpe, per fortuna,
non è stata ancora abbandonata. Presso il laghetto si trova la
baita di quota 1959.
Nei pressi della baita scorgeremo un largo sentiero che inizia a scendere,
in direzione nord-est, e che, dopo una svolta a sinistra ed una a destra,
conduce alla baita di quota. Qui troviamo tre cartelli. Il primo cartello
dà, in salita, il lago di Culino ("lach de cülìgn”, toponimo che deriva da "aquilino") a 30 minuti e la cima della
Rosetta ad un’ora e 10 minuti; il secondo, che segnala il sentiero
della Gran Via delle Orobie che passa per l’alpe Ciof, dà
l’alpe Combana a 30 minuti e Laveggiolo (“Lavegiöl”) a 2 ore e 20 minuti; il
terzo, quello che ci interessa, segnala che, proseguendo nella discesa,
ci si può portare all’alpe Olano in 50 minuti, all’alpe
Tagliata in un’ora e 50 minuti ed all’alpe Piazza in 2 ore
e 30 minuti. Si tratta di indicazioni che, però, non rientrano
nei nostri progetti, ma riguardano coloro che percorrono la Gran Via
delle Orobie, o Sentiero Andrea Paniga.
Comunque
ci incamminiamo in questa direzione, lasciamo alla nostra sinistra un
calecc (ricovero per pastori senza tetto, che veniva sostituito da un
telo che i pastori medesimi portavano con sé) ed entriamo in
un bosco di larici. La pista ha un fondo molto bello, regolare, adatto
anche per la mountain-bike (infatti, anche se con un po’ di fatica
nel tratto terminale, si può salire fino al lago di Culino ("lach de cülìgn”, toponimo che deriva da "aquilino") anche
su 2 ruote). Usciti dal bosco, incontriamo, questa volta sulla destra,
un nuovo calec e, dopo un’ultima traversata in compagnia di larici
sempre più radi, approdiamo alla parte alta dell’alpe Culino
inferiore. Guardando davanti a noi, non possiamo non ammirare, sul fondo,
lo spettacolo sempre grandioso delle cime del gruppo del Masino (da
sinistra, il pizzo del Ferro orientale, la Cima di Zocca, la cima di
Castello, la punta Rasega, i pizzi Torrone, il monte Sissone ed il monte
Disgrazia), e, sulla destra, del pizzo Scalino e della punta Painale.
Anche alla nostra destra il panorama è interessante: si aprono,
di fronte al nostro sguardo, sul fondo della Val Gerola, la selvaggia
ed ombrosa Valburga, la solare Valle di Bomino e l’ampia Valle
di Pescegallo.
Oltrepassiamo un terzo calec e cominciamo la discesa di quest’ampia
alpe. Ad un casello dell’acqua, ecco di nuovo i cartelli della
Gran Via delle Orobie, che segnalano la direzione del sentiero per l’alpe
Olano (20 minuti), l’alpe Tagliata (un’ora e 20 minuti)
e l’alpe Piazza (2 ore). In direzione di chi sale la cima della
Rosetta è, invece, data ad un’ora e 10 minuti. Oltrepassata
la Baita del Prato, a 1715 metri, scendiamo alle due baite di quota
1646, dove ci siamo
staccati
dal sentiero principale, ed, infine, al rifugio Bar Bianco (m. 1506),
ai piedi dell’alpe. Qui possiamo recuperare l’automobile,
dopo una camminata di circa 2 ore e mezza (il dislivello in salita è
di 640 metri. Se abbiamo l’automobile al parcheggio della località
Ciani, ricordiamoci che il sentiero parte sulla destra del rifugio,
e scende, ripido, fino ai prati di Ciani.