CARTA DEL PERCORSO

Rifugio Motta

Fra le passeggiate di mezza stagione in Valmalenco, alla caccia di angoli meno scontati ma non meno belli, si segnala quella che porta ad uno dei più bei balconi sul pizzo Scalino, quello di Cima Sassa, e da qui al rifugio Motta (sito web: http://rifugiomotta.blogspot.it/2010/09/balcone-sulla-valmalenco.html).

 


Panorama dal rifugio Motta

STRADA PER CAMPO FRANSCIA-RIFUGIO MOTTA

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Strada per Campo Franscia-Ponte-Cima Sassa-Rifugio Motta
3 h
840
E
SINTESI. Da Sondrio saliamo in Valmalenco, passando per Lanzada e proseguendo sulla carozzabile per Campo Franscia. Al suo ultimo tornante prima del tirone conclusivo, a circa 1300 metri di quota (località della “Voltadone”; la si raggiunge dopo 3 tornanti sx della strada Lanzada-Campo Franscia) si stacca, sulla sinistra, la pista che sale verso la località Ponte. Parcheggiamo allo slargo su questo tornante e saiamo a piedi lungo la pista, verso ovest e nord-ovest, fino al maggengo di Ponte (m. 1521). Dal limite dei prati, sulla destra, parte un sentiero segnalato che sale in un bosco di pini silvestri (numerazione 338 e 339). Superata una fascia di prati, intercettiamo una pista sterrata e la lasciamo subito tornando a salire per l’ultima breve diagonale che ci porta alla soglia dei prati di Cima Sassa (m. 1721), cui giunge anche la sterrata che prosegue da Ponte. Qui ignoriamo il sentiero che procede diritto per Uva, e prndiamo il sentiero segnalato che sale verso sinistra, entrando in pineta, con molti tornanti. Seguono una diagonale verso ovest ed altri tornanti, finché si raggiunge una seconda ampia radura. In alcuni punti della salita il panorama verso sud mostra scorci suggestivi: lo sguardo, oltre il solco della Valmalenco, raggiunge la catena orobica. Sul limite di destra della radura i segnavia indirizzano ad un’ultima diagonale, che si dirige, superando una fascia di rocce, verso sinistra ed è protetta, nei punti esposti, dalle corde fisse. Quest’ultimo tratto conduce in cima al crinale occidentale del monte Motta; scendendo verso sinistra in breve siamo al rifugio Motta (m. 2142).

Due le vie di accesso. La più semplice parte dall’ultimo tornante della strada che conduce da Lanzada a Campo Franscia, a circa 1300 metri di quota (località della “Voltadone”; la si raggiunge dopo 3 tornanti sx della strada Lanzada-Campo Franscia): da qui si stacca, sulla sinistra, la strada sterrata che sale verso la località Ponte. Si tratta della strada agro-silvo-pastorale “Ponte-Cima Sassa”, in territorio del comune di Lanzada, con traffico consentito solo ai mezzi autorizzati, come avverte un cartello. Un secondo cartello segnala la presenza in località Ponte del rifugio omonimo. Un ampio slargo consente di lasciare qui l’automobile e di fare appello alla buona forma di piedi e gambe.
La pista, con fondo in cemento e sterrato, propone subito un tratto piuttosto ripido, nel quale procediamo quasi a ridosso di ruvidi ed incombenti roccioni, incontrando, sulla sinistra, un crocifisso scolpito nel legno. Volgendo lo sguardo alle nostre spalle, in alto, vediamo per la prima volta il pizzo Scalino, il monte magico che antiche leggende rappresentano come arcano castello da cui, nelle notti di plenilunio, cavalieri e dame escano al chiaro cielo per disfide, tornei e caccie senza tempo. Fa capolino, appena, sulla sinistra. Un primo assaggio della sua arcana presenza. La strada prosegue con una pendenza meno severa, circondata da pini silvestri e larici,  fino a raggiungere un cartello che, sul lato destro della pista, segnala la partenza di un sentierino che sale per via più diretta all’alpeggio di Cima Sassa, passando per la località Tre Cruus. Ovviamente possiamo optare per questa bella, anche se un po’ ripida, salita nel bosco.
Vediamo, però, come procedere sulla più comoda pista, che ora volge a nord-ovest e, attraversate tre vallette, si affaccia, alla fine, alla località Ponte (punt). Si tratta dell’antico “Mons Pontis”, “Alpis de Pons”, alpeggio di pertinenza delle contrade di Moizi e San Giovanni. Gli ampi e luminosi prati, una sorpresa, quasi, dopo il chiaroscuro della salita, si stendono sul terrazzo morenico delimitato, e meridione, dal ripido versante boschivo che scende a Moizi e San Giovanni di Lanzada. Sul lato opposto a quello dal quale siamo usciti lo scosceso bosco della möiö separa il maggengo dal ruinùn, vasto fronte franoso ben distinguibile da Chiesa Valmalenco. La pista prosegue nella parte alta dei prati, raggiungendo la graziosissima chiesetta dedicata a Santa Teresa, edificata nel 1941. Sulla facciata leggiamo la scritta: “Farò cadere dal cielo una pioggia di rose”. Il senso di armonia e tranquillità dei luoghi, soprattutto nella solitudine della mezza stagione, ben si intonano a questa consolante promessa mariana. A lato della chiesa, un bel crocifisso di legno collocato nel 2001La pista prosegue a raggiunge il rifugio Alpe Ponte (m. 1521; cfr. il sito www.rifugioponte.it). La salita comporta circa 45 minuti di cammino ed un dislivello in salita di circa 230 metri.
Ottimo il panorama, anche se, magia del monte magico, il pizzo Scalino non si vede più. In compenso verso est, alle spalle della chiesetta, vediamo la dorsale che separa la Valmalenco dalla Val di Togno, scandita dai monti Acquanera, Palino e Foppa. A sud l’occhio raggiunge una sezione della catena orobica centrale. Proseguendo nella carrellata in senso orario, ecco le prime cime del fianco occidentale della Valmalenco, i monti Canale ed Arcoglio, seguite dal profilo decisamente più massiccio del pizzo Rachele e del monte Braccia. A nord, infine, si stende la fitta fascia boscosa che scende dal Sasso Alto.
La camminata potrebbe chiudersi qui, ma, se vogliamo vederci chiaro sulla questione del pizzo Scalino, dobbiamo allungarla di un’ulteriore mezzora o poco più, il tempo necessario per salire alla località Cima Sassa. Per farlo possiamo proseguire sulla recente pista sterrata, oppure seguire il più antico sentiero. Un escursionista non ha dubbi. Ed allora torniamo verso il limite dei prati cui giunge la pista dal Voltadone: troviamo, sulla sinistra, il sentiero che sale in uno splendido bosco di pini silvestri alti e fieri della loro antica sapienza. I cartelli escursionistici  segnalano i sentieri 338 e 339 e danno la località Cima Sassa a mezzora, Campo Franscia ad un’ora e 20 minuti ed il Rifugio Motta ad un’ora e mezza. Nel primo tratto troviamo anche un cartello su un tronco, che segnala il rifugio Motta (per le località Ponte e Cima Sassa passa, infatti, uno degli itinerari che consentono di raggiungere il rifugio posto nei pressi del Sasso Alto). Dopo una breve salita, usciamo ad una breve fascia di ripidi prati, con un gruppo di baite. Sulla prima e più alta non possiamo non osservare, a lato di un rudimentale affresco di Crocifisso, un’ancor più rudimentale e singolarissima meridiana. Oltre il limite dei prati, cerchiamo ancora invano l’appuntito profilo del pizzo Scalino. Riprendiamo la salita nel bosco: dopo un breve tratto, intercettiamo, ad un tornante sx, la pista sterrata, in corrispondenza di una fontana in pietra.
La lasciamo subito tornando a salire per l’ultima breve diagonale che ci porta alla soglia dei prati di Cima Sassa. Si tratta di un gruppo di baite a quota m. 1721. Nella luce ferma dei chiari giorni d'inverno le baite mostrano tutto lo splendore del loro silenzio. Il sentiero raggiunge il nucleo principale delle baite e lo attraversa, raggiungendo, sullo sfondo del pizzo Scalino, una cappelletta dedicata alla Beata Vergine del Rosario. Il pizzo Scalino, appunto: ora si mostra in tutta la sua armoniosa bellezza. Tanto solare e fiero di giorno, quanto arcano nelle notti in cui rivela la sua magica essenza. Il panorama presenta da qui qualche ulteriore sorpresa, rispetto a quello dalla località Ponte: a sinistra del pizzo Scalino, ecco il monte Spondascia (decisamente più goffo, quasi patetico a fronte dell’armonia del nobile vicino). Sul lato opposto, alle spalle del pizzo Rachele occhieggia una cima non meno nota e nobile, il monte Disgrazia, caro alle cronache alpinistiche inglesi come “Picco Glorioso”. Da questa località si dipartono due sentieri. Percorrendo il lato di nord est della radura, infatti, si incontra un bivio, segnalato da un cartello: il sentiero di destra conduce a Campo Franscia, mentre quello di sinistra si addentra, con rapidi tornanti, in un bosco di pini mughi ed abeti e sale verso il rifugio Motta.


Le baite di Cima Sassa

Prima di considerare l'itinerario che porta al rifugio Motta, però, raccontiamo la seconda via di accesso al maggengo di Ponte. Questa volta partiamo da Chiesa Valmalenco, e precisamente dalla frazione del Curlo. Lasciata l’automobile al parcheggio della frazione (m. 1080), superiamo il letto di un torrente in secca e guadagniamo l'opposto versante, passando sotto i cavi della funivia che da Chiesa Valmalenco sale fin nei pressi della cima del già citato Sasso Alto. Superato un grande masso attrezzato come palestra di roccia, siamo ad un bivio, al quale procediamo diritti (freccia gialla su un sasso). Entrati nel bosco, non possiamo più sbagliare, perché la traccia, segnalata da segnavia bianco-rossi, è sempre ben visibile e procede, zigzagando, in direzione est. Il sentiero, poi, piega a destra e viene raggiunto, sulla destra, più avanti, da un sentiero che sale da Lanzada, in corrispondenza di un cartello che segnala la direzione per la località Ponte.


Pizzo Scalino

Dopo un tratto quasi pianeggiante, in direzione sud-est, il sentiero cambia bruscamente direzione, volge a sinistra ed inizia a salire verso nord-est, direzione che verrà conservata fino alla fine della salita. In corrispondenza di una baita solitaria, seguiamo un cartello su un tronco e la aggiriamo sulla sinistra, per poi tornare verso destra. Ignorato, poi, un sentiero sulla sinistra, riprendiamo a salire, seguendo il crinale che scende verso sud-ovest dal balcone di Ponte e che si assottiglia. Superata una radura ed un tratto quasi pianeggiante, affrontiamo l’ultimo strappo che ci porta al limite sud-occidentale dei prati di Ponte, dove troviamo una stradina sterrata. Salendo in diagonale verso destra, siamo al rifugio Ponte, dopo circa un’ora e mezza di cammino (il dislivello approssimativo in salita è di 500 metri).
Risaliamo, ora, alla località Cima Sassa. Qui, percorrendo il lato di nord est della radura si incontra un bivio, segnalato da un cartello: il sentiero di destra conduce a Campo Franscia, mentre quello di sinistra si addentra, con rapidi tornanti, in un bosco di conifere. Ai tornanti seguono una lunga diagonale verso ovest ed altri tornanti, finché si raggiunge una seconda ampia radura. In alcuni punti della salita il panorama verso sud mostra scorci suggestivi: lo sguardo, oltre il solco della Valmalenco, raggiunge la catena orobica.
Sul limite di destra della radura i segnavia indirizzano ad un’ultima diagonale, che si dirige, superando una fascia di rocce, verso sinistra ed è protetta, nei punti esposti, dalle corde fisse. Quest’ultimo tratto conduce in cima al crinale occidentale del monte Motta (o sasso Alto, “sas òlt”). Appaiono subito, in uno scorcio esiguo sullo sfondo, le più alte cime della Valmalenco, i pizzi Roseg (da “rösa” o “rosa”, massa di ghiaccio), Scerscen, Bernina e Palù. Sulla destra, invece, si mostra in primo piano la cima del monte Motta, raggiunta dagli impianti di risalita. Verso nord ovest sono ben visibili, da destra, il Sasso d’Entova (sasa d’éntua) ed il pizzo Fora (sasa de fura o sasa ffura). Sotto la mole imponente delle cime lo sguardo incontra la bella pineta del Palù, con al centro il lago omonimo.
Dopo un breve percorso verso ovest, si giunge in prossimità del rifugio Motta (m. 2142), posto in una posizione molto panoramica. Sotto il rifugio si trovano percorsi attrezzati per l'esercizio di arrampicata sportiva. Dal rifugio buona è anche la visuale sul versante occidentale della Valmalenco. Verso sud, oltre la Valmalenco, si vede una sezione della parte centrale della catena orobica. Un ultimo sguardo al monte Fora, ormai avvinto dalle fredde ombre della sera precoce ed al monte Motta, sul quale la luce sembra voler attardarsi: è tempo di scendere, dopo aver superato, in circa due ore e mezza di cammino, 840 metri di dislivello.

 

RIFUGIO BARCHI-RIFUGIO MOTTA

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Rifugio Barchi-Alpe Palù-Rifugio Motta
2 h e 30 min.
540
E

L'accesso al rifugio dalla strada per Campo Franscia, però, non è l'unico, anche se probabilmente è il più interessante dal punto di vista escursionistico. Più breve è la salita dal rifugio Barchi, sulla pista che da San Giuseppe sale al lago Palù. Ecco come procedere.
Raggiunta Chiesa in Valmalenco, imboccando la strada che, dal suo limite nord-occidentale, sale a San Giuseppe e prosegue per Chiareggio. Nel primo tratto passiamo, su un ponte (m. 1141), dal lato sinistro (per noi) a quello destro del Mallero (màler), ed attraversiamo la zona dei giuèl (così si chiamavano le cave, dove lavoravano i giuelè, gruppi di cavatori costituiti dalle tre alle dieci unità), dove la valle si fa più stretta ed il paesaggio è segnato dalle cave di serpentino scisto (giuèl del sas di còrf). La strada comincia, poi, ad inanellare una serie di tornanti ed a guadagnare rapidamente quota, passando per la località di Val Rosera (m. 1279) e superando l’alto gradino che separa la piana di Chiesa dall’ampia e gentile piana di San Giuseppe, che raggiungiamo dopo 6 km.
La località è costituita da un nucleo di case e baite, con una chiesetta costruita nel 1926, sul lato sinistro della strada. Il panorama è dominato, verso nord, dalla triade di cime costituita, da destra, dal Sasso d’Entova (sasa d’éntua, m. 3329), dal pizzo Malenco (m. 3438) e dal pizzo delle Tre Mogge (piz di tremögi, m. 3441; le tre vette, nel loro insieme, erano chiamate, localmente, “tremögi”; la denominazione distinta deriva da un interesse alpinistico). Superata la chiesetta, troviamo, sulla destra, la deviazione per il rifugio Sasso Nero e per i Barchi. La strada conduce all’ampio piazzale del rifugio Sasso Nero, proseguendo, poi, fino ai Barchi (barch, maggengo già citato in un documento del 1556 nella formula “ad barchos” – da “barch”, tettoia di uso agricolo -), dove si trova il rifugio omonimo (m. 1698), a 2,5 km da S. Giuseppe.
Qui possiamo parcheggiare l'automobile e proseguire la salita a piedi. La salita continua su una pista sterrata che porta al rifugio Palù (m. 1947), collocato, in posizione leggermente rialzata, nei pressi del grande lago omonimo (m. 1921), a 2 km dai Barchi.
Prima di raggiungere il rifugio, però, troviamo una pista che si stacca sulla destra e passa ad ovest del lago: dobbiamo imboccarla e percorrerla interamente, nel suggestivo scenario della splendida pineta del Palù, fino a raggiungere l’alpe Palù (m. 2007), dopo 1,5 km circa dalla deviazione. La pista piega quindi a sinistra e passa a sud delle baite dell’alpe, poste in una bella conca di prati. Percorrendola, tagliamo una pista di sci e puntiamo alla ben visibile sella del passo di Campolungo (m. 2167), posto fra il monte Motta, a sud (cioè alla nostra destra) ed il monte Roggione (crèsta del rungiùm, m. 2361) a nord (cioè alla nostra sinistra).
Se interrompiamo per una breve sosta la pedalata verso il passo, possiamo ammirare lo scenario molto ampio che si è aperto alle nostre spalle, cioè ad ovest: sulla sinistra, cioè verso sud-ovest, fanno capolino il pizzo di Cassandra (m. 3226) e la cima del monte Disgrazia (m. 3678), coperto dal massiccio monte Braccia (còrgn de bracia, m. 2909), sul versante orientale della Val Orsera (val d'ursàra o d'ursèra), e dalla cima del Duca (m. 2953) e dalla punta Rosalba (m. 2803), sul suo versante occidentale. A destra della punta Rosalba si distingue la sella del bocchel del Cane (m. 2551), per la quale si può effettuare la traversata dalla Val Orsera (val d'ursàra o d'ursèra) alla Val Ventina (val de la venténa), cioè da San Giuseppe a Chiareggio. Più a destra, si apre un suggestivo scorcio dell’alta Valmalenco: si mostra la Val Bona (val buni), con la bocchetta del Forno (“buchèl bas”, in passato, “la buchèta”, “buchèta del fùren” o “buchèta del fórn”, più recentemente; m. 2775) e, alla sua destra, il monte omonimo (m. 3214). Proseguiamo nella carrellata in senso orario: a destra della Val Bona si impone il massiccio bastione del Sasso di Fora (sasa de fura o sasa ffura, m. 3318), da cui scendono le valli Nevasco (navàsch) e Forasco (furàasch). Dopo un’ampia depressione sul crinale italo-svizzero, sulla quale è posto il passo di Tremoggia (buchèta o pas di tremögi, m. 3014), ritroviamo la triade Tremoggia-Malenco-Entova. Più a destra, la mole massiccia del Sasso Nero (m. 2921) chiude l’orizzonte settentrionale. Ai suoi piedi, si stende la pineta del Palù ed il lago omonimo, che da qui dominiamo.
Riprendiamo la salita al passo: troveremo, sulla destra, una deviazione, con un cartello che segnala il rifugio Motta (m. 2236), cui possiamo salire dopo un breve tratto caratterizzato dalla pendenza accentuata. Il rifugio è posto sul balcone roccioso che si affaccia sulla bassa Valmalenco, che possiamo, quindi, in gran parte abbracciare con lo sguardo.
Per questa seconda via la salita al rifugio comporta circa 2 ore e mezza di cammino; il dislivello in salita è di 540 metri.

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

Mappa del percorso - particolare della carta tavola elaborata da Regione Lombardia e CAI (copyright 2006) e disponibile per il download dal sito di CHARTA ITINERUM - Alpi senza frontiere

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