Sant'Anna

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
S. Anna-Sentiero della Sassa-Triangia-Pradella di Sotto-Moroni-S. Anna
3 h
320
EE

SINTESI. Saliamo da Sondrio lungo la provinciale della Valmalenco, lasciandola sulla sinistra, alla piana di Mossini, per imboccare la strada per Triangia. Saliamo per qualche tornante, poi dopo un tornante sx lasciamo la strada scendendo a sinistra sulla strada segnalata per S. Anna, dove parcheggiamo (m. 519). Passiamo ora davanti alla chiesa di S. Anna e proseguiamo diritti scendendo ad intercettare una strada asfaltata. La seguiamo verso destra, procedendo diritti e scendendo leggermente verso sud-ovest, fino al primo tornante sx. Qui la lasciamo proseguendo diritti, su una stradella di servizio per i vigneti, che taglia il versante a mezza costa, verso sud-ovest, terminando ad una piazzola. Proseguiamo scendendo nella medesima direzione su un sentiero che quasi subito intercetta il segnalato Sentiero della Sassa, che da Triasso sale al colle di Triangia. Lo seguiamo salendo verso destra. Si tratta di un sentiero non banale, con indicazione “EE”, cioè per escursionisti esperti, perché propone passaggi esposti, che, anche se assistiti da corrimano, impongono esperienza e massima attenzione, oltre che condizioni di terreno asciutto. Il sentiero propone un bivio, al quale andiamo per pochi metri a sinistra (ovest) salendo su un terrazzo più alto. Il sentiero ora, ripreso l’andamento verso destra (nord-est), si inerpica su una fascia di roccioni e terrazzi che si superano con ripide scalette e passaggi su ciglioni con corrimano. Il sentiero (attenzione ai segnavia, soprattutto alle svolte segnalate) si fa via via più ripido. ed entra in un bosco di roverelle. Ne esce serpeggiando fra una nuova fascia di vigneti, in parte desolatamente abbandonati. Poi la pendenza si smorza ed i vigneti tornano a mostrare vita e cura. I segnavia ci portano ad una breve pista che intercetta una stradella che scende fin qui da Pradella di Sotto. Invece di seguirla seguiamo i segnavia che ci fanno salire per via diretta alla soglia del grande ripiano di Triangia, restando a sinistra dei grandi ripetitori. Giungiamo così ad un cartello del Sentiero della Memoria. Prendendo a sinistra visitiamo il masso-altare con incisioni preisoriche, poi torniamo indietro procedendo in direzione dei ripetitori. Seguiamo le indicazioni del sentiero 320, che ci fanno scendere passando a destra dei ripetitori, intercettando una stradella che scende a Pradella di Sotto (m. 707). Qui, presso un tornante dx della carrozzabile che passa a lato delle case, parte, a destra, una mulattiera che scende diretta fra i prati verso est, fino alle case di Moroni (m. 643). Qui giunti, invece di prendere a sinistra e di portarci sulla carrozzabile, andiamo a destra cercando la ripartenza della mulattiera che dopo breve tratto a destra piega a sinistra e prosegue la discesa verso est, riportandoci a S. Anna, dove l'anello si chiude.


Sant'Anna

L’anello S. Anna-Triangia è uno dei vari itinerari ad anello che si possono disegnare sul versante delle rupi del vino, per dirla con il regista Ermanno Olmi, che ha scelto proprio questa espressione come titolo di un suo film-documentario dedicato ai vigneti del versante retico sopra Sondrio. Siamo nel regno del Sassella ed il percorso, segnalato, ci permette un incontro ravvicinato con colori, profumi e panorami di questo straordinario lembo di montagna aspra e calda sopra Sondrio. Un anello godibile soprattutto in autunno e primavera, ma, in assenza di neve, anche d’inverno.


Apri qui una fotomappa del percorso

Punto di partenza è la frazione di S. Anna. La raggiungiamo imboccando da Sondrio la strada provinciale della Valmalenco. Giunti al ripiano di Mossini, dopo un’ampia curva a sinistra troviamo alla successiva curva a destra lo svincolo sulla sinistra per S. Anna e Triangia. Prendiamo a sinistra e cominciamo a salire con diversi tornanti verso est, fino a trovare, dopo un tornante sx, sulla sinistra uno svincolo segnalato per S. Anna. Prendiamo dunque a sinistra e dopo breve discesa siamo alle case di questa frazione, dove parcheggiamo (m. 519).


Sant'Anna

Passiamo ora davanti alla chiesa di S. Anna e proseguiamo diritti scendendo ad intercettare una strada asfaltata. La seguiamo verso destra, procedendo diritti e scendendo leggermente verso sud-ovest, fino al primo tornante sx. Qui la lasciamo proseguendo diritti, su una stradella di servizio per i vigneti, che taglia il versante a mezza costa, verso sud-ovest, terminando ad una piazzola.
Proseguiamo scendendo nella medesima direzione su un sentiero che quasi subito intercetta il segnalato Sentiero della Sassa, che da Triasso sale al colle di Triangia. Lo seguiamo salendo verso destra. Si tratta di un sentiero non banale, con indicazione “EE”, cioè per escursionisti esperti, perché propone passaggi esposti, che, anche se assistiti da corrimano, impongono esperienza e massima attenzione, oltre che condizioni di terreno asciutto. Il sentiero propone un bivio, al quale andiamo per pochi metri a sinistra (ovest) salendo su un terrazzo più alto.


Il sentiero della Sassa

Il sentiero della Sassa

Il sentiero ora, ripreso l’andamento verso destra (nord-est), si inerpica su una fascia di roccioni e terrazzi che si superano con ripide scalette e passaggi su ciglioni con corrimano. I vigneti qui sembrano davvero sfidare le asperità del versante montano, ed il sentiero (attenzione ai segnavia, soprattutto alle svolte segnalate) si fa via via più ripido. Sconsigliabile, se si è impressionabili, volgersi ad osservare il versante che sembra precipitare in un salto di cui non si vede il fondo. Il sentiero entra poi in un bosco di roverelle e ne esce serpeggiando fra una nuova fascia di vigneti, in parte desolatamente abbandonati.
Quando la desolazione sembra averla vinta, improvvisamente il paesaggio si addolcisce, la pendenza si smorza ed i vigneti tornano a mostrare vita e cura. I segnavia ci portano ad una breve pista che intercetta una stradella che scende fin qui da Pradella di Sotto. Invece di seguirla seguiamo i segnavia che ci fanno salire per via diretta alla soglia del grande ripiano di Triangia, restando a sinistra dei grandi ripetitori. Giungiamo così ad un cartello del Sentiero della Memoria (di cui abbiamo percorso un tratto salendo per il Sentiero della Sassa).


Triangia

Siamo alla sommità del lungo colle di Triangia (m. 800), il più ampio ed alto nella media Valtellina. Davanti a noi il nucleo di Triangia sorride felice per la sua posizione attorno alla bianca chiesetta di san Bernardo.
Triangia è il borgo legato ad un'antica leggenda secondo la quale qui apparvero un giorno tre angeli, che indussero i contadini del luogo a chiamare il loro paese "Tri àngei", da cui poi "Triangia", appunto. Gli etimologisti però, assai refrattari alla suggestione delle leggende, suggeriscono una diversa origine del nome, forse da "triangula", con riferimento alla forma triangolare del terreno. In effetti nei documenti antichi la località viene menzionata con il nome di Triangola.
Sia come sia, il paese è noto per l'ottima posizione panoramica e climatica sul medio versante retico a monte di Sondrio, ad una quota di 800 metri. L'Ecomuseo del monte Rolla, che ha contribuito significativamente alla realizzazione di questo sentiero, ha sede in casa Tocalli proprio a Triangia e ne cura e valorizza le biodiversità culturali.


Triangia

Parlando del “piccolo villaggio” di Triangia la Guida alla Valtellina edita dal CAI di Sondrio (1884, II edizione, a cura di Fabio Besta) evidenzia la figura del parroco Parolini, alla cui iniziativa si deve la costruzione della strada da S. Anna a Triangia, oltre che l’istituzione dell’asilo e della scuola mista: “Egli, ottenuti gratuitamente i progetti degli ingegneri, e dal comune qualche piccolo sussidio, spinse i propri parrocchiani a lavorare per la strada nei giorni festivi, dirigendoli e guidandoli egli stesso, e potè così vedere l’opera compiuta in breve tempo. Segnaliamo volentieri alla pubblica gratitudine questo ottimo e modesto sacerdote, al quale devesi anche l’istituzione dell’asilo e della scuola mista del villaggio”.


Triangia

È collocata sul lato settentrionale di un ampio corridoio che delimita un ancor più ampio altipiano ondulato, unico per ampiezza e conformazione nelle montagne della media Valtellina. Unico per diversi motivi. La panoramicità eccellente, innanzitutto: dal Culmine di Dazio nella cornice delle cime della Val Gerola e dalla cima del Desenigo (avamposto del gruppo del Masino), a destra (ovest), al passo dell'Aprica ed al gruppo dell'Adamello, a sinistra (est), lo sguardo a sud raggiunge l'intera catena orobica nella sezione centro-orientale. L'estensione e la morfologia, poi: un piccolo altipiano esteso circa 35 ettari, con la forma ondulata e modulata da 12 dossi dall'altezza media di una decina di metri. Lungo l'avvallamento che separa il colle dal versante di Triangia corre da est ad ovest la geologicamente importante Linea Insubrica, che separa la zolla austroalpina delle alpi Retiche, appartenente alla zolla europea, da quella sudalpina delle Orobie, appartenente alla zolla africana. Forzando un po’, siamo geologicamente a cavallo fra Europa ed Africa.


La media Valtellina occidentale fino al Culmine di Dazio vista dal colle di Triangia

Ma siamo anche a cavallo fra la più recente modernità, ben rappresentata dal recinto dei ripetitori, e la lontana preistoria, che ha lasciato traccia di sé, ad ovest, nella "Zòca di mort". la raggiungiamo tagliando a sinistra e puntando ad un evidente masso erratico posto quasi sul ciglio del terrazzo di Triangia. Si tratta di un grande masso con numerose coppelle risalenti probabilmente all'Età del Bronzo. Evidentemente questo luogo, per la sua posizione, assunse in quel periodo una grande importanza cultuale. Questo il significato più probabile delle coppelle, corroborato dal toponimo "Zòca di mort" che rimanda a significati di sacrifici culturali di animali ("masso-altare"). Non è esclusa però anche una valenza astronomica, di riproduzione-richiamo, cioè, della disposizione degli astri osservabili dal colle.


Media Valtellina orientale e gruppo dell'Adamello visti dal colle di Triangia

Il ritorno a S. Anna può avvenire seguendo la comoda ma un po' monotona carrozzabile che da Mossini sale a Triangia, oppure per una serie di mulattiere e stradelle, seguendo il sentiero dedicato al tenente colonnesso Alessi, splendida figura dell'Arma dei carabinieri e della resistenza partigiana ucciso a S. Anna il 26 aprile del 1945, due giorni prima della liberazione della Valtellina. In questo caso seguiamo le indicazioni del sentiero 320, che ci fanno scendere passando a destra dei ripetitori, intercettando una stradella che scende a Pradella di Sotto (m. 707).
Qui, presso un tornante dx della carrozzabile che passa a lato delle case, parte, a destra, una mulattiera che scende diretta fra i prati verso est, fino alle case di Moroni (m. 643). Qui giunti, invece di prendere a sinistra e di portarci sulla carrozzabile, andiamo a destra cercando la ripartenza della mulattiera che dopo breve tratto a destra piega a sinistra e prosegue la discesa verso est, riportandoci a S. Anna, dove l'anello si chiude.


Mulattiera Pradella di Sotto-Moroni

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Carta del percorso (estratto dalla CNS su copyright ed entro i limiti di concessione di utilizzabilità della Swisstopo - Per la consultazione on-line: http://map.geo.admin.ch)

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