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Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Barchi-Rifugio Palù-Bocchel del Torno-Sasso Nero
4 h
1220
E

Il massiccio del Sasso Nero separa i due grandi rami nei quali la Valmalenco, nella sua parte alta, si divide, vale a dire l’alta Valmalenco (val del màler), ad ovest, dal Vallone di Scerscen (a sua volta ramo superiore della Val Lanterna), ad est. Esso culmina in due cime, quella di sud-est, quotata 2917 metri, e quella di nord-ovest, di poco più alta (m. 2921).
La salita alla prima cima è alla portata di tutti, in quanto si tratta di una escursione priva di difficoltà, abbastanza sviluppata in lunghezza, ma con un dislivello abbordabile (poco più di 1200 metri, dato che si parte dai 1700 metri dei Barchi. Calcoliamo circa 4 ore di cammino: non poche, ma prive di strappi. Ecco come viene presentata nella Guida alla Valtellina del CAI di Sondrio, edita nel 1883: “Questa ascensione…è tra le più interessanti e non è punto difficile. La via che si segue offre sempre larghi orizzonti e belle vedute. In alto le rocce formate di talco-scisto sono disseminate da laminette di mica nera lucenti, che rifrangono i raggi del sole producendo vivo effetto”. Le fatiche profuse nella salita sono, infine, ampiamente ripagate: il Sasso Nero, infatti, è il migliore belvedere sulla testata della Valmalenco, e non solo:il panorama che si può ammirare dalla sua cima è incomparabile.
Partiamo, come detto, dalla località Barchi (barch, maggengo già citato in un documento del 1556 nella formula “ad barchos”, dal termine lombardo “barch”, che significa tettoia, ricovero per gli animali o deposito per gli attrezzi). Per raggiungerla dobbiamo salire da Chiesa Valmalenco (sgésa) a San Giuseppe (san giüsèf o giüsèp), lasciando poi la strada principale, che prosegue per Chiareggio, imboccando, sulla destra, la strada asfaltata che conduce dapprima all’ampio piazzale del ristorante-rifugio Sasso Nero, proseguendo poi, con fondo sterrato, fino al rifugio dei Barchi (barch, maggengo già citato in un documento del 1556 nella formula “ad barchos” – da “barch”, tettoia di uso agricolo -), in località omonima. Qui dobbiamo lasciare l’automobile, ad una quota approssimativa di 1700 metri, proseguendo a piedi e risalendo per un breve tratto la pista di discesa del Palù, fino ad incontrare, sulla sinistra, la pista sterrata che conduce al rifugio Palù.
Dopo diversi tornanti, alla fresca ombra di una splendida pineta, incontriamo il cartello che indica il rifugio, ormai prossimo. Un secondo cartello indica la cima Sasso nero (m. 2734), il Bocchel del Torno ed il rifugio Marinelli. Le ultime due indicazioni si riferiscono al percorso della quinta tappa dell’Alta Via della Valmalenco, che congiunge i rifugi Palù e Marinelli, passando per il Bocchel del Torno, l’alpe Musella e la bocchetta delle Forbici. È la prima indicazione, invece, che ci interessa e, insieme, ci sorprende: qual è, dunque, la quota del Sasso Nero, 2917 o 2734 metri? L’equivoco è facilmente sciolto. La seconda indicazione altimetrica si riferisce ad una diversa cima, posta a monte dell’alpe omonima, ed a sud della cima che dovremo raggiungere. Nella salita, passeremo a destra di questa cima minore, che però sulle carte IGM è denominata Sasso Nero.
Bene, risolto il dubbio, eccoci al rifugio Palù (m. 1947), posto a nord e nei pressi dello splendido lago Palù (anticamente chiamato semplicemente ‘l làach o lèèch, oggi làach o lèèch di palö, m. 1921), incorniciato da una pineta fiabesca. Ecco come viene presentato nella già citata Guida alla Valtellina: “Il lago non ha emissari apparenti e nessun ruscello si versa in esso: le sue acque sono tiepide tanto che vi si possono prendere i bagni… Né i pesci mancano, anzi v’abbondano le trotee vi si trovò pur anco una grossa anguilla che ora si conserva nel Museo dell’Università pavese”.
Dobbiamo, ora, percorrere per un tratto l’itinerario della quinta tappa dell’Alta Via della Valmalenco, dal rifugio Palù al Bocchel del Torno. Proprio alle spalle del rifugio, parte il sentiero, segnalato con i triangoli gialli dell’Alta Via, che, dopo un breve tratto in pineta, esce all’aperto sul limite dell’alpe Roggione (m. 2007). Davanti a noi, ad est, il Bocchel del Torno, separato dalla sella gemella del passo di Campolungo, alla sua destra, dal monte Roggione (crèsta del rungiùm, m. 2361). Alla nostra sinistra, il fianco sud del complesso massiccio che culmina con le cime del Sasso Nero. Alle nostra spalle, ad ovest, in primo piano il monte Braccia (còrgn de bracia, m. 2909, dietro il quale occhieggia il monte Disgrazia), la cima del Duca (m. 2953), la punta Rosalba (m. 2803) ed il monte Senevedo (m. 2561), sulla dorsale che separa la Val Ventina (val de la venténa) dall’alta Valmalenco. Più a destra, le cime di Rosso (m. 3369) e Vazzeda (m. 3297), la cima di Val Bona (m. 3033) ed il monte Rosso (m. 3088). A sud, infine, lo splendido scenario della pineta del Palù. Superate le baite dell’alpe, rientriamo nella pineta, raggiungendo, in breve, l’imbocco del canalino che porta al Bocchel del Torno. Qualche serrato tornantino ci porta, infine, ai 2203 metri della sella. Ad oriente appare l’inconfondibile profilo del pizzo Scalino (m. 3323), alla cui destra si individua, dietro il crinale Valmalenco-Val di Togno, la punta Painale (m. 3248).
Qui lasciamo alla nostra destra il sentiero che scende fino ad intercettare una pista sterrata tracciata di recente, e prendiamo a sinistra, seguendo le indicazioni del cartello per il Sasso Nero. Senza percorso obbligato, su traccia di sentiero, risaliamo, in direzione nord, un versante occupato da pascoli, larici e pini mughi. Poi, a sorpresa, finiamo per approdare proprio alla nuova pista, che è in via di allestimento, e che sale dall’alpe Campolungo (canlùunch). Percorso un breve tratto della pista, riprendiamo a salire lungo un versante di magri pascoli, su traccia di sentiero (o a vista, se non la troviamo), raggiungendo un modesto ripiano dal quale si mostra l’ampia sella della bocchetta di quota 2500, che dovremo raggiungere proseguendo la salita.
La salita alla bocchetta avviene sul lato destro del versante che scende da essa: qui troviamo le prime indicazioni, bolli gialli e qualche freccia. Ci affacciamo, infine, alla sella, dalla quale si mostra un suggestivo scorcio della testata della Valmalenco, che propone i pizzi Scerscen (m. 3971) e Bernina (m. 4050), la Cresta Güzza (m. 3869) e i pizzi Argient (m. 3945) e Zupò (m. 3995). Alla nostra sinistra, un bel pianoro con un minuscolo specchio d’acqua, chiuso da un canalino detritico che dovremo risalire tenendo il lato destro, a ridosso di un complesso tormentato di rocce nere.
Al termine del canalino, ci ritroviamo sul limite di un nuovo e più ampio pianoro. Di fronte a noi, la cima quotata 2814 metri, che chiude l’orizzonte, dandoci l’impressione che si tratti della meta. Invece dobbiamo passare alla sua sinistra, sfruttando un ampio corridoio, fra modeste formazioni rocciose, che sale molto gradualmente. Alla nostra sinistra, intanto, lo scenario occidentale è splendido: a destra del monte Disgrazia (m. 3678) si ammira la testata della Val Sissone, con il monte Pioda (sciöma da piödam. 3431), le cime di Chiareggio, la punta Baroni (m. 3203) ed il monte Sissone (m. 3331, chiamato anche piz sisùm e, dai contrabbandieri, “el catapìz”). Poi le già citate cime di Rosso e di Vazzeda, uno scorcio sul gruppo delle Sciore in territorio elvetico, la cima di Val Bona, il monte Rosso ed il monte del Forno (fùren, o fórn, ma anche munt rus, m. 3214). Alla nostra destra, invece, si apre, ad un certo punto, una seconda finestra sulla testata della Valmalenco, nella quale si mostra anche il pizzo Roseg (m. 3936); bellissima è, da qui, anche la veduta sul Vallone di Scerscen. Approdiamo, infine, ad un ultimo pianoro: di fronte a noi, un nevaio.
La cima è prossima, ma non la riconosciamo. Abbiamo l’impressione che sia ancora distante, sulla nostra sinistra. Invece, aggirato sulla destra il nevaio, scopriamo che è lì, alla nostra destra. Si tratta di una modesta elevazione del pianoro sommatale, sulla quale un grande ometto segnala i 2917 metri della cima sud-orientale del Sasso Nero. La cima nord-occidentale è separata da questa da un salto roccioso che la rende inaccessibile. Quindi dobbiamo fermarci qui, ma il panorama di incomparabile bellezza ci ripaga ampiamente.
Possiamo passare in rassegna tutte le cime già citate. Nessuna cima della testata della Valmalenco manca all’appello: da sinistra, ecco il pizzo Glüschaint (m. 3594), la Sella (m. 3854), i pizzi Gemelli (m. 3500 e m. 3501) ed il pizzo Sella (m. 3511). Seguono i colossi della testata del Bernina, cioè i pizzi Roseg (m. 3936), Scerscen (m. 3971) e Bernina (m. 4050), la Cresta Güzza (m. 3869) e i pizzi Argient (m. 3945) e Zupò (m. 3995); lo sguardo raggiunge, a nord-est, anche i pizzi Palù (m. 3906) e Veruna (m. 3453). Ad est, a destra del corrugato massiccio del Sasso Moro (m. 3108), la triade Scalino-Painale-Ron si impone per la simmetria delle forme. A nord ovest, invece, cioè immediatamente a sinistra della parte occidentale della testata della Valmalenco, si distingue la triade costituita dal sasso d’Entova (m. 3329), dal pizzo malenco (m. 3438) e dal pizzo Tremoggia (m. 3441). A sud, infine, l’orizzonte è chiuso dalla sezione centro-orientale della catena orobica.
Se non volete credere a chi scrive, potete prestare credito alla già citata Guida alla Valtellina: “Il ghiacciaio di Scerscen, giù nel fondo, la Sella, il Roseg e le altre vette del Bernina offrono un quadro stupendo. Sorprendente appare il Disgrazia dall’altro lato; bello il pizzo Scalino, belle le cime delle Prealpi.” Le quattro ore impiegate per superare un dislivello di circa 1220 metri sono, dunque, ampiamente ripagate.

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

Mappa del percorso - particolare della carta tavola elaborata da Regione Lombardia e CAI (copyright 2006) e disponibile per il download dal sito di CHARTA ITINERUM - Alpi senza frontiere

GALLERIA DI IMMAGINI

APPENDICE: Viene qui di seguito riportata la relazione di Paolo Pero, professore di Storia Naturale al Liceo
“G. Piazzi” di Sondrio, sul lago del Palù (nella raccolta “I laghi alpini valtellinesi”, Padova , 1894).









 

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