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Ai laghetti di Schiazzera
Il
rifugio Alpe Schiazzera può essere base di partenza per alcune belle escursioni. La più
facile ha come meta il lago di Schiazzera, che si raggiunge in circa un'ora
di cammino. Alle spalle del rifugio una serie di cartelli escursionistici chiarcse le idee. I sentieri 230 e 201 possono essere imboccati in duplice direzione: andando verso destra si sale, in 35 minuti, al dosso erboso sovrastato da una croce, detto Monte Croce (m. 2279), di cui abbiamo visto il dirupato salto del versante sud-occidentale, alla nostra destra, salendo lungo il ripido tratturo che dal parcheggio porta al rifugio. Seguendo la medesima direttrice si effettua il giro dell'intero circo terminale della valle, da est ad ovest, fino al lago di Schiazzera (dato ad un'ora e 45 minuti) e tornando al rifugio dopo 2 ore e tre quarti. Lo stesso giro lo si può effettuare, ovviamente, in senso inverso: in tal caso si raggiunge il lago di Schiazzera in un'ora e 45 minuti (con possibile digressione al passo del Portone, dato a 2 ore). Questa seconda direttrice, però, è la medesima che, innestandosi sul Sentiero Italia, che raggiunge la valle, come abbiamo visto, da Pra' Baruzzo, effettua la traversara alla Val Piana e di qui a Malghera, in 8 ore.
Procediamo, dunque, diritti (lasciando alla nostra destra il sentiero che sale al Monte Croce), alle spalle del rifugio, imboccando una pista che punta al baitone dell'alpe Schiazzera. Qui giunti, pieghiamo a sinistra, su largo sentiero, portandoci ad un ponticello in legno che ci permette di scavalcare il torrente Schiazzera. Dopo un breve strappo, percorriamo un rilassante corridoio erboso che ci porta all'incrocio con la pista militare che costituisce anche il già citato Sentiero Italia (numerazione: 201), che giunge fin qui da Pra' Baruzzo e prosegue verso Salina, le valli piana, Guinzana e Pdruna e Malghera. Un cartello escursionistico si riferisce proprio ad esso e dà il lago Schiazzera a 45 minuti, il monte Croce a 2 ore e Malghera a 7 ore e 45 minuti. Procediamo, ora, sulla comoda pista militare. Comoda perché tracciata con sapienza, assecondando le curve di livello, in modo che la pendenza sia regolare e mai eccessiva. Questo allunga un po' il percorso, ma consente di camminare senza stancarsi troppo. Mentre lavorano le gambe, camminano anche i pensieri: che ci fa una pista militare così ben curata in un luogo pacifico e solitario come questo? La risposta ci porta agli scenari della prima guerra mondiale ed alle preoccupazioni del generale Cadorna, che non si fidava della neutralità elvetica ed era convinto che lo stato maggiore svizzero, simpatizzando per gli austro-ungarici, potesse concedere loro il passaggio attraverso la valle di Poschiavo, che sarebbe risultato rovinoso per la situazione italiana, in quanto avrebbe tagliato fuori il fronte dell'Ortles-Cevedale-Adamello, esponendo la pianura lombarda ad una catastrofica invasione. Per questo il Cadorna fece tracciare, sui versanti retico ed orobico, una fitta rete di mulattiere che servivano postazioni le quali sarebbero servite a bersagliare dall'alto l'esercito invasore. Sulla pista, dunque, dovevano passare non solo truppe, ma anche muli e pezzi d'artiglieria: questo spiega la cura con la quale fu tracciata. Non servì, però, mai, per fortuna, al suo scopo. Serve, invece, ottimamente agli scopi dei pacifici camminatori.
Volgendo a destra, scavalca il ramo più occidentale del torrente Schiazzera, che sceden dal lac Brodeg brontolando rumorosamente per cose sue, come fanno tutti i torrenti. Lo lasciamo dire e procediamo: dopo qualche giravolta, aggiriamo un dosso e, quasi d'incanto, la sua voce scompare. Effettuando un ampio arco in senso antiorario, seguiamo un largo cordone morenico e passiamo leggermente alti rispetto al laghetto di Pian Fusino (m. 2261), che vediamo alla nostra destra. Il laghetto è posto sul limite occidentale dell'ampia e bucolica spianata chiamata Pian Fusino, dove indugiano ancora, pigramente, le mucche al pascolo.
Ci appressiamo, ora, ad una soglia ed abbiamo la netta impressione che dietro di essa si celi il lago di Schiazzera. In realtà c'è ancora un tratto, quasi pianeggiante, prima di giungere presso le rive del tranquillo lago di Schiazzera (o lago Grande di Schiazzera), preceduto da una grande pozza (m. 2392). La zona è tranquilla ed appartata: vegliano sul lago, a nord, le tre cime chiamate di Schiazzera (da ovest, m. 2818, 2813 e 2800). Alla loro sinistra, il pizzo chiamato l'Ometto (m. 2769), legato ad una leggenda che, nella sosta, possiamo anche ascoltare e meditare.
Ebbene, viveva un tempo a Grosio un uomo che tale consapevolezza aveva interamente smarrito. Il suo nome era Michelozzo, signore di Grosio, uomo di rara presuntuoso. Credeva di essere invincibile, di sapersi trarre da ogni impaccio, e se ne stava così, pieno di sé, nel suo castello. Una sera dimenticò di dire le preghiere, ed il diavolo piombò nella sua camera, nella torre del castello, portandoselo via, in un vorticoso viaggio aereo nelle tenebre profonde. Poi venne il momento di lasciarlo, perché la notte volgeva al termine. ma prima di farlo, il diavolo gli rivolse queste parole beffarde: "Prova, ora, tu che credi di poter tutto, a tornare al tuo castello. Provaci, ometto!"
Michelozzo, senza sapere come, si ritrovò in cima ad un monte che precipita a picco sulla Val di Poschiavo. Non sapeva dove fosse, né come tornare alla propria dimora. Capì, allora, quanto fosse debole, e bisognoso d'aiuto. Così, con umiltà, pregò i Santi che lo aiutassero. Venne S. Michele, e Michelozzo cadde ai suoi piedi, ringraziandolo. Il santo lo riportò a volo al suo castello. Aveva capito la lezione: l'uomo che confida solo nelle sue forze è uno sciocco. Da allora divenne saggio ed umile, mentre la cima che gli aveva fatto vivere l’esperienza del più profondo disorientamento venne chiamata “Ometto”, quasi a ricordare che ogni uomo, in fondo, è ometto. C'è da aggiungere, per scrupolo, che la cima di cui narra la leggenda potrebbe anche essere quella un po' più a nord, alla testata della Val Pedruna (Val Grosina Occidentale), chiamata Sasso dell’Uomo, o Ometto (om, m. 2789).
Ma il grande protagonista dello scenario è alle nostre spalle, a sud. Il monte Masuccio (m. 2816), che ci ha già mostrato, sul nostro lato di sinistra, un volto arcigno nella salita, ora appare con una forma inattesa ed arcana, un cono quasi perfetto, che si innalza, imperioso ed enigmatico, sulla spianata dell'ampia valle. Lì è l'origine della spirale, lì il vertice. Lì, anche, la meta di una classica escursione che, tuttavia, sfruttando un crinale esposto, anche se in alcuni punti attrezzato, viene classificata dalla Guida dei Monti d'Italia CAI-TCI come d'impegno alpinistico, ancorché facile. Limitiamoci, dunque, ad interrogare il senso di quella forma regolare e, vista da qui, imponente.
Circuito dell'alta Val Saiento
Carichi di interrogativi senza risposta, chiediamo più facili risposte al cartello escursionistico, che ci propone un bivio: lasciando la pista ed imboccando un largo sentiero sulla sinistra si sale, in 40 minuti, al passo Portone (sentiero 230). La pista militare, invece, accompagna il Sentiero Italia (201) e porta in un'ora ed un quarto al monte Croce, in 4 ore e 10 minuti all'alpe Piana ed i 7 ore a Malghera. proseguiamo, dunque, sulla pista, che volge gradualmente a destra, aggirando un poggio di rocce levigate. Alzandoci un po', raggiungiamo con lo sguardo il terzo laghetto dell'alta valle, posto a sud del lago di Schiazzera, in direzione del monte Masuccio: è chiamato localmente lac Brodeg (m. 2356), cioè lago sporco, per il colore opaco delle acque. Passiamo, poi, a sinistra dell'arrotondata cima del poggio e proseguiamo, con tratto in leggera discesa, iniziando un lungo traverso, in direzione nord-est, che taglia il fianco meridionale della cima orientale di Schiazzera.
Riprendiamo a salire, passando a sinistra di una grotta attrezzata a fortificazione e piegando leggermente a sinistra, fino a raggiungere il vallone centrale della valle, dove scrorre un torrentello, a quota 2417. Qui un nuovo cartello escursionistico del Sentiero Italia dà l'alpe Salina ad un'ora e 20 minuti, l'alpe Piana a 3 ore e 45 minuti e Malghera a 6 ore e 35 minuti. Seguendo ancora la pista, iniziamo una salita con pendenza moderata, che ci porta, descritto un ampio arco in direzione sud-est prima, sud-sud-est, poi, a toccare il filo dell'ampio crinale erboso che separa la conca di Schiazzera dall'aspro versante retico a monte di Vione, solcato dalle valli di Ruini e di Pradei. La pista lo percorre, in discesa, per un buon tratto, passando da quota 2440 a quota 2280 circa. A questo punto, giunti alla croce che dò il nome al monte (Monte Croce, m. 2279), lasciamo il Sentiero Italia, che prosegue alla nostra sinistra, per imboccare il sentiero, segnalato, che piega a destra a scende deciso sul fianco occidentale del dosso, con qualche tornante, in direzione nord-ovest. Il fondo è buono ma in alcuni tratti esposto, per cui procediamo con attenzione. Alla fine della discesa ci ritroviamo, fra gande e macereti, sul limite orientale dell'alpe Schiazzera; una traccia dis entiero ci riporta nei pressi del rifugio, dove chiudiamo questo circuito che richiede poco più di due ore di cammino (il dislivello aprossimativo in altezza è di 350 metri.
Passo e cima di Schiazzera
Dal lago di Schiazzera è possibile anche portarsi al passo ed alla cima omonima. Per farlo, seguiamo il Sentiero Italia fino al cartello nei pressi del torrentello a quota 2417. Qui lasciamo la pista per iniziare a salire, su sentiero e traccia di sentiero, diritti, in direzione nord-nord-ovest, seguendo l'andamento del largo vallone che scende all'alpe Schiazzera. Rimaniamo sempre sul fondo del vallone, raggiungendo un primo ampio pianoro, dove si trova anche una pozza nella quale il monte Masuccio, che da qui mostra un volto, se possibile, ancora più arcigno, si specchia a fatica. Seguendo il sentiero, saliamo, piegando leggermente a sinistra, ad una spianata superiore, caratterizzata da un masso erratico solitario. Guardando al crinale sopra di noi, individuiamo la sella più bassa e cominciamo a salire, in diagonale, verso destra, il versante erboso, abbastanza ripido ma non insormontabile, che ci separa da essa. Una traccia di sentiero, piuttosto debole, ci aiuta. Con un po' di attenzione, per evitare di scivolare, su erba insidiosa, raggiungiamo, alla fine, i 2546 metri del passo di Schiazzera, chiamato anche passo di Zochi o di Zuchèt, con probabile riferimento alla conformazione del versante dal quale siamo saliti. Siamo in cammino (dal rifugio Alpe Schiazzera) da circa due ore, ed abbiamo superato un dislivello approssimativo in salita di 460 metri. Si apre, davanti a noi, la valle Piana, laterale
meridionale della Val Grosina Occidentale. Si tratta di un passo assai poco frequentato; l'itinerario di salita e quello di discesa non sono segnalati da segnavia, e non c'è alcun cartello escursionistico, nonostante si tratti di una variante interessante del Sentiero Italia, che consente il passaggio diretto dal rifugio Alpe Schiazzera all'alpe Piana, senza passare per l'alpe Salina.
Il versante della valle Piana è assai diverso e più selvaggio, occupato in gran parte da sfasciumi e da qualche nevaietto. La traccia per la quale scendere è debolissima o addirittura non c'è; comunque non è difficile, tenendosi sul lato destro della valle, e sulla sinistra del canalone che scende dal passo, superare il salto che si affaccia al lungo pianone che le dà il nome. Toccato il pianone, si segue il torrente, restando sulla destra, per poi passare a sinistra e, con breve salita, intercettare una pista che scende al baitone del rifugio alpe Piana, a 1883 metri. Qui ritroviamo il Sentiero Italia, che sale da destra e prosegue a sinistra traversando alle valli Guinzana e Pedruna, prima di raggiungere lo splendido nucleo di Malghera, baricentro della Val Grosina occidentale, con il sorprendente santuario della Madonna della Misericordia (o Madonna della Neve, o del Muschio). La traversata dal rifugio Alpe Piana al ricovero Malghera, per questa via, richiede circa 6 ore di cammino.
Dal passo di Schiazzera, però, possiamo anche intraprendere una bella ascensione, alla facile cima di Schiazzera orientale (m. 2800), che si innalza ad ovest del passo. Si
tratta della più orientale delle tre cime che dominano la testata dell'alta Val Saiento. Per la dolcezza e regolarità del versante orientale, che si sfrutta nella salita, è anche un'interessante e segnalata meta per coloro che praticano lo sci-alpinismo. Raggiungerla è abbastanza semplice. Seguendo un sentierino che percorre il crinale, ci portiamo verso ovest e, superato un cocuzzolo erboso, scendiamo di pochi metri fino all'attacco del largo crestone erboso che scende dalla cima verso est. Teniamo, però, presente che è possibile giungere fin qui, se non siamo interessati a toccare il passo di Schiazzera, per via più breve e meno faticosa in questo modo: raggiunto il secondo pianoro di cui abbiamo parlato sopra, invece di prendere a destra andiamo a sinistra, risalendo il canalone erboso a destra di una colata di sfasciumi, fino al punto in cui, piegando a destra, raggiungiamo senza fatica la sella. Prima di salire, osserviamo la cima che abbiamo di fronte. Colpisce ed impressiona per la profonda differenza dei due versanti. Quello settentrionale, che guarda alla valle Piana, è orrido, verticale, costituito da pareti strapiombanti (rocce intrusive di tipo granatoide, dioriti) e da canaloni. Quello opposto, invece, è un tranquillo scivolo erboso, delimitato da un'ampia fascia di sfasciumi.
Da questa sella, dunque, saliamo diritti, rimanendo sempre abbastanza vicini al versante di valle Piana, su traccia di sentiero. Oltrepassata un striscia franosa, la traccia tende a perdersi, ma non c'è problema: proseguendo un po' a zig-zag siamo ad un'ultima breve fascia di piccoli blocchi, oltre la quale pochi ulteriori metri di salita su morbito tappeto erboso ci portano alla cima orientale di Schiazzera (m. 2800), dopo circa tre ore di cammino dal rifugio Alpe Schiazzera (il dislivello è di circa 710 metri).
Nessun ometto, nessuna croce, ma un panorama di prim'ordine. Prendiamo come riferimento il monte Masuccio, a sud, il cui profilo ci è ormai familiare: alle sue spalle, provedendo verso destra, vediamo alcune valli dell'alta Val Camonica (valle di Campovecchio, val Brandet) e gli impianti di risalita dell'Aprica, sormontati dal Dosso Pasò. Segue poi la serrata sequenza di cime e valli delle Orobie orientali e centrali, su cui si distinguono il pizzo Torena, il pizzo del Diavolo di Malgina, le cime dei Cagamei, il pizzo di Coca, il pizzo di Rodes, prima che le cime sfumino in una indistinzione dalla quale solo l'occhio esperto può recuperarle. Verso est si propongono, in primo piano, il già menzionato pizzo Ometto, o Banderola (m. 2794), e la cima centrale di Schiazzera (m. 2813, che nasconde allo sguardo quella occidentale. Alle loro spalle, più lontane, le cime del pizzo Combolo, del pizzo Malgina e del complesso che va dalla vetta di Ron alla punta Painale. Più a destra ancora, appena a sinistra della cima centrale di Schiazzera, il pizzo Scalino. Procedendo verso nord-ovest, appare un bello spaccato della testata della Valmalenco, con la triade Tremogge-malenco-Entova, le cime della Sella, la triade Roseg-Scerscen e Bernina ed i pizzi Argient, Zupò e Palù. Il versante occidentale della Valle Piana nasconde in parte le cime del comprensorio del passo Bernina, a nord. Da nord a nord-est appaiono il corno di Dosdè, la cima Viola, le cime di Lago Spalmo e la cima Piazzi. Poi si scorge una congerie di cime del livignasco, seguite, ad est, dal gruppo Zebrù-Ortles a Cevedale. A sud-est il massiccio dell'Adamello. Insomma, le fatiche per raggiungere questa cima sono ampiamente ripagati.
Passo Portone
Dal laghetto di Schiazzera è anche possibile salire al passo Portone (m. 2633), o Banderola, che si affaccia sul ripido versante della Valle di Poschiavo a monte di Brusio e Viano. Come già detto, un cartello escursionistico segnala questa possibilità, che sfrutta un ben marcato sentiero il quale lascia a destra il lago di Schiazzera ed attacca il versante montuoso ad occidente dello stesso, con andamento regolare. Dopo una sequenza di tornanti sx-dx-sx-dx-sx-dx, siamo a ridosso di una formazione rocciosa. I tornanti si fanno più serrati, la pendenza più ripida ed il terreno più incerto per qualche franetta. Lasciata a sinistra la formazione rocciosa, la salita prosegue, sempre piuttosto ripida, passando a sinistra e quasi sul ciglio di un salto roccioso (attenzione). Pochi sforzi ancora, e siamo alla pianetta del passo Portone, segnalato da un grande ometto (m. 2633). Il sentiero inizia la discesa sul ripido versante opposto dal limite settentrionale del passo. Dal rifugio al passo Portone calcoliamo circa due ore o poco meno di cammino (il dislivello approssimativo è di 550 metri). Il panorama è più limitato rispetto a quello della cima Schiazzera, ma propone un bel colpo d'occhio sulla piana ad est di Tirano e sul versante orientale della Valle di Poschiavo.
Il pannello escursionistico al parcheggio sotto il rifugio segnala la possibilità di percorrere, dal passo, l'intero crinale, descrivendo un arco verso sud e sud ovest, raccordandosi con il percorso che sale da Pra Campo, sopra Baruffini, per procedere nella salita alla cima del monte Masuccio. Ma quest'ultima, come detto, propone qualche passaggio esposto e di difficoltà alpinistica, anche se classificata come F.
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