Sondrio

IL TENENTE-COLONNELLO EDOARDO ALESSI

Nato ad Aosta nel 1897, il tenente colonnello dei Carabinieri Edoardo Alessi entrò nell’Arma dei Carabinieri dove fece una brillante carriera. Nella Seconda Guerra Mondiale si distinse per il valore combattendo in Africa contro gli Inglesi nel Primo Battaglione di Carabinieri Paracadutisti. Venne poi assegnato al Comando Gruppo Carabinieri Reali di Sondrio. Nella complicata e tragica situazione successiva all’armistizio del settembre 1943 si adoperò per predisporre un piano che doveva evitare l’occupazione della Valtellina da parte dei Tedeschi.


Apri qui la targa collocata nel punto in cui il ten. col. Alessi e il sottotenente Cometti vennero uccisi

L’istituzione della Repubblica di Salò cambiò però ben presto gli scenari ed egli fu convocato a Milano, nel novembre 1943, per prestare giuramento al nuovo stato controllato dal Regime Nazista. Si rifiutò, pronunciando queste parole: "Non posso impegnare il mio onore di soldato a servire secondo lo spirito di leggi che non conosco perché non formulate, né posso impegnare la mia parola d'onore, solennemente legata al mio giuramento d'ufficiale, poiché tale parola d'onore non potrà essermi restituita se non da legittima Assemblea Nazionale. Sono sinora rimasto al mio posto per non lasciare la popolazione senza guida e desidero espressamente dichiarare che mi sento in grado di continuare ad eseguire ed a far eseguire il servizio necessario alla sicurezza ed alla tutela delle popolazioni."
Tornato a Sondrio, operò per favorire l’espatrio in Svizzera di disertori, ebrei e dissidenti destinati alla deportazione in Germania e rinchiusi nelle celle della caserma. Per questo finì sotto processo e venne condannato dal tribunale Straordinario di Sondrio a trent’anni.  Si sottrasse alla pena con l'espatrio in Svizzera, l’8 dicembre 1943, con la moglie Vincenzina Scorza. Qui si mise in contatto con esponenti della Resistenza antifascista. Il 21 maggio 1944 fu nominato Vicecommissario del primo comune liberato dalla guerra di resistenza, Campione d’Italia.


Piazza Garibaldi a Sondrio

Nel febbraio del 1945, su mandato del Comitato di Liberazione Nazionale, assunse, con il nome di battaglia “Marcello”, il comando della prima Divisione Alpina Valtellina di Volontari della libertà. La sua azione era volta ad impedire che la Valtellina diventasse il ridotto dell’estrema sanguinosa difesa dei Repubblichini a fronte di una guerra che volgeva al peggio.
L’azione di fatto riuscì, ma proprio all’indomani della liberazione di Milano, cioè il 26 aprile 1945 (ma la Valtellina fu liberata solo il successivo 28 aprile) il colonnello Alessi ed il suo aiutante sottotenente dell’Aeronautica Militare Adriano Cometti, nome di battaglia "Cesare", furono uccisi in una misteriosa imboscata poco sotto la frazione di S. Anna, mentre stavano operando un rastrellamento di camicie nere. La versione che poi fu consegnata alla storia ne attribuì la morte al fuoco di 200 Repubblichini sbandati e disperati. Il suo aiutante morì per i colpi di mitraglia, mentre lui, ferito, fu finito da un colpo di pugnale.
Al funerale partecipò un gran numero di persone. Il Governo USA inviò una corona di fiori. A Sondrio vennero intitolati alla sua memoria la Caserma del Comando Provinciale Carabinieri ed una via cittadina.


Panorama occidentale dal colle di Triangia

Gli venne concessa anche la medaglia d'Argento al Valor Militare con la seguente motivazione: "Subito dopo l'armistizio incoraggiò ed organizzò la resistenza patriottica della Valtellina. Chiamato in riunione ufficiale delle Autorità della R.S.I. a formulare diverso e contrario giuramento, con franco ed esemplare ardire e con belle e nobili parole, si rifiutò di mancare alla fede giurata. Strettamente sorvegliato ed in procinto di venire deportato riuscì a riparare in Svizzera, sempre mantenendo contatti con l'organizzazione da lui creata. Rientrato in Italia con retto apprezzamento del dovere assunse il comando delle formazioni partigiane della Valtellina, animandole d'alto spirito, potenziandole militarmente, conducendole ad ardite azioni e dando sempre, nel pericolo, sicuro esempio di coraggio e di decisione. Dirittura, capacità, abnegazione e valore procurarono al suo nome larga e duratura fama in tutta la   valle. Nell'esercizio della sua azione, di comando, accompagnato da un solo dipendente, fu aggredito da un forte reparto. Accettata animosamente l'impari lotta, cadde all'alba della liberazione, fronte al nemico e nel nome dell'Italia”. (Colombera di Sondrio 26.Aprile.1945)."


Sondrio

Nella motivazione non si specifica ulteriormente la natura del “forte reparto” da cui fu aggredito, e ciò diede adito a voci che parlano di responsabilità di altra origine. Alla sua figura è dedicato il volume “Un eroe valdostano. Il tenente colonnello dei Carabinieri Reali Edoardo Alessi”, di Pietro Buttiglieri e Michele Maurino. È anche possibile rendere omaggio alla sua figura coraggiosa e fermissima negli ideali e nel rigore percorrendo il sentiero a lui dedicato, da Sondrio a Triangia.


Sant'Anna
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IL SENTIERO DEL TENENTE-COLONNELLO EDOARDO ALESSI


Ex-convento San Lorenzo

Parcheggiata l’automobile nei pressi della piazza Garibaldi a Sondrio (m. 300), la raggiungiamo e proseguiamo verso ovest superando il ponte sul Mallero e piegando subito a destra. Passiamo così a destra dello storico palazzo Sertoli-Rajna e proseguiamo fino al nuovo ponte in metallo sul Mallero, dove pieghiamo a sinistra passando per il quartiere di Cantone. Percorsi pochi metri della via Romegialli, imbocchiamo a destra la via Baiacca, passando sotto un arco.
Intercettata la carrozzabile che sale in Valmalenco, imbocchiamo, sul lato opposto, leggermente a sinistra, una stradella acciottolata, salendo ad intercettare per la seconda volta la carrozzabile. La percorriamo salendo fino al primo tornante dx (qui ignoriamo una strada che scende a sinistra), subito dopo il quale (segnavia bianco-rosso con numerazione 320) la lasciamo nuovamente prendendo a sinistra e salendo su una stradella acciottolata.


Palazzo Sertoli-Rajna

Sopra di noi, in posizione dominante, si mostra splendidamente il complesso dell’ex-convento di San Lorenzo, in origine castello di San Giorgio della famiglia dei Capitanei di Sondrio, poi donato nel 1100 all'abbadessa Boniza, alle monache e alla chiesa dei Santi Lorenzo e Giorgio, edificata "infra castrum quod dicitur castello Sancti Laurentii", insieme a terre e decime di due fondi recintati siti nelle vicinanze della medesima chiesa. Venne così fondato un monastero femminile di osservanza benedettina, che durò fino al 1805, con significativo numero di religiose. Nel 1624, per sempio, sono attestate ventuno professe e converse, più sette educande, mentre nel 1781 il cenobio era costituito da trentatré professe e sette converse.
A valle del monastero si stendevano (e si stendono ancora oggi) splendidi vigneti delle cui rendire le monache fruivano per il sostentamento. Nel 1805 le disposizioni napoleoniche portarono alla chiusura del monastero, che passò al demanio diventando sede della guardia di finanzia, carcere, ricovero, caserma ed osteria, finché nel 1888 fu affidato alle suore dell'Ordine di Santa Croce di Metzingen, che vi aprirono un istituto feminile e successivaente un asilo. Dal 2008, infine, rimase inutilizzato ed è stato nel 2013 posto in vendita.


Verso Colombera

Proseguendo sulla stradella presto siamo ad un bivio e, prendendo a sinistra, saliamo su una stradella in direzione della frazione di Colombera. Ad un successivo bivio, prendiamo a destra, salendo su una ripida stradina che intercetta la carrozzabile S. Anna-Colombera. Prendiamo a sinistra e siamo al nucleo di Colombera (m. 471). La attraversiamo sulla via principale, raggiungendo una fontana dove troviamo un cartello giallo della Comunità Montana di Sondrio ed un segnavia bianco-rosso con numerazione 320. Andiamo a destra camminando fra le case, superiamo un piccolo piazzale con una seconda fontana ed oltrepassiamo un passaggio coperto fra le abitazioni.


Colombera

Lasciamo così alle spalle le ultime case ed imbocchiamo un sentiero che sale fra muretti a secco, raggiungendo la lapide collocata nel punto in cui il tenente colonnello Alessi fu colpito a morte. Vi leggiamo: "Qui sulla soglia del giorno prefisso la redenzione della valle il 26-4-1945 la morte accomunò nella gloria il comandante Marcello (Ten. Col. Alessi) e il fedelissimo Cesare (Adriano Cometti). Custodi del sacro olocausto gli abitanti di S. Anna e Mossini posero".


Apri qui una panoramica su Colombera e la media Valtellina

Poco più avanti attraversiamo una carrozzabile e sul lato opposto saliamo su una stradella asfaltata che quasi subito lascia il posto ad un sentiero, Passiamo a lato di un’abitazione e saliti pochi scalini intercettiamo di nuovo la carrozzabile. Alla nostra sinistra vediamo, sul lato opposto, il consueto segnavia numerato 320 che indica la ripartenza del sentiero, che troviamo dopo qualche gradino in cemento. Saliamo fra prati e vigneti, passando a sinistra delle case della frazione Moroni e raggiungendo Pradella di Sotto. Intercettiamo così una stradella e la seguiamo verso destra, portandoci alle case di Pradella di Sotto.


Sentiero verso Pradella di Sotto

In corrispondenza di un nuovo segnavia bianco-rosso numerato 320 si piega a sinistra seguendo una stradella che porta alla sommità del lungo colle di Triangia, in corrispondenza delle grandi antenne dei ripetitori televisivi della RAI (m. 800). Siamo alla soglia orientale del terrazzo glaciale di Triangia, il più ampio ed alto nella media Valtellina. Alla nostra destra il nucleo di Triangia sorride felice per la sua posizione attorno alla bianca chiesetta di san Bernardo.


Triangia

Triangia è il borgo legato ad un'antica leggenda secondo la quale qui apparvero un giorno tre angeli, che indussero i contadini del luogo a chiamare il loro paese "Tri àngei", da cui poi "Triangia", appunto.
Gli etimologisti però, assai refrattari alla suggestione delle leggende, suggeriscono una diversa origine del nome, forse da "triangula", con riferimento alla forma triangolare del terreno. In effetti nei documenti antichi la località viene menzionata con il nome di Triangola.
Sia come sia, il paese è noto per l'ottima posizione panoramica e climatica sul medio versante retico a monte di Sondrio, ad una quota di 800 metri. L'Ecomuseo del monte Rolla, che ha contribuito significativamente alla realizzazione di questo sentiero, ha sede in casa Tocalli proprio a Triangia e ne cura e valorizza le biodiversità culturali.


Triangia

Parlando del “piccolo villaggio” di Triangia la Guida alla Valtellina edita dal CAI di Sondrio (1884, II edizione, a cura di Fabio Besta) evidenzia la figura del parroco Parolini, alla cui iniziativa si deve la costruzione della strada da S. Anna a Triangia, oltre che l’istituzione dell’asilo e della scuola mista: “Egli, ottenuti gratuitamente i progetti degli ingegneri, e dal comune qualche piccolo sussidio, spinse i propri parrocchiani a lavorare per la strada nei giorni festivi, dirigendoli e guidandoli egli stesso, e potè così vedere l’opera compiuta in breve tempo. Segnaliamo volentieri alla pubblica gratitudine questo ottimo e modesto sacerdote, al quale devesi anche l’istituzione dell’asilo e della scuola mista del villaggio”.


Triangia

Triangia è collocata sul lato settentrionale di un ampio corridoio che delimita un ancor più ampio altipiano ondulato, unico per ampiezza e conformazione nelle montagne della media Valtellina. Unico per diversi motivi. La panoramicità eccellente, innanzitutto: dal Culmine di Dazio nella cornice delle cime della Val Gerola e dalla cima del Desenigo (avamposto del gruppo del Masino), a destra (ovest), al passo dell'Aprica ed al gruppo dell'Adamello, a sinistra (est), lo sguardo a sud raggiunge l'intera catena orobica nella sezione centro-orientale. L'estensione e la morfologia, poi: un piccolo altipiano esteso circa 35 ettari, con la forma ondulata e modulata da 12 dossi dall'altezza media di una decina di metri. Lungo l'avvallamento che separa il colle dal versante di Triangia corre da est ad ovest la geologicamente importante Linea Insubrica, che separa la zolla austroalpina delle alpi Retiche, appartenente alla zolla europea, da quella sudalpina delle Orobie, appartenente alla zolla africana. Forzando un po’, siamo geologicamente a cavallo fra Europa ed Africa.


La media Valtellina occidentale fino al Culmine di Dazio vista dal colle di Triangia

Ma siamo anche a cavallo fra la più recente modernità, ben rappresentata dal recinto dei ripetitori, e la lontana preistoria, che ha lasciato traccia di sé, ad ovest, nella "Zòca di mort", dove si trova infine un grande masso con numerose coppelle risalenti probabilmente all'Età del Bronzo. Evidentemente questo luogo, per la sua posizione, assunse in quel periodo una grande importanza cultuale. Questo il significato più probabile delle coppelle, corroborato dal toponimo "Zòca di mort" che rimanda a significati di sacrifici culturali di animali ("masso-altare"). Non è esclusa però anche una valenza astronomica, di riproduzione-richiamo, cioè, della disposizione degli astri osservabili dal colle.


Media Valtellina orientale e gruppo dell'Adamello visti dal colle di Triangia

Qui, nel delicato equilibrio fra il tempo lontanissimo e quello che accompagna i nostri giorni termina il sentiero del tenente colonnello Alessi. Il ritorno a Sondrio può avvenire per la medesima via di salita, oppure, fino a San Lorenzo, seguendo la comoda ma un po' monotona carrozzabile cge da Mossini sale a Triangia.

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