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Punti di partenza ed arrivo |
Tempo necessario |
Dislivello in altezza
in m. |
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti) |
Frasnedo-Corveggia-Tabiate-Bivacco Primalpia |
3 h |
760 |
E |
Frasnedo-Corveggia-Tabiate-Alpe Camera-
Alpe Talamucca-Rifugio Volta |
3 h e 30 min. |
920 |
E |

Terza
tappa - Da Frasnedo al rifugio Volta, in Val dei Ratti
Dunque,
abbiamo ipotizzato di poter dormire a Frasnedo: in caso contrario, questa
terza tappa va unita alla seconda e conviene salire al bivacco Primalpia,
piuttosto che al rifugio Volta, risparmiando più di un'ora di cammino.
Ecco come salire
al bivacco. Lasciamo Frasnedo, in direzione dell’alta
valle, sfruttando prima un tratturo, poi un sentiero che, rimanendo sulla
destra orografica della valle (sinistra, per chi sale), scende ai prati
di Corveggia (m. 1221), dai quali si gode di un buon
colpo d’occhio sull’alto Lario, ed ai quali giunge anche un
sentiero più basso, che passa per Moledana. Addentrandoci ancor
più nella Valle dei Ratti, raggiungiamo, in breve, un bivio (anzi, trivio,
considerando la direzione dalla quale veniamo: questo giustifica le tre
frecce bianco-rosse in evidenza su un masso) con alcuni cartelli della
Comunità Montana Val Chiavenna, che indicano sulla destra il sentiero
A1, per l’alpeggio Nave (dato a 45 minuti), l’alpeggio Lavazzo
(dato ad un’ora e 30 minuti) ed il passo del Culmine (dato a 2 ore
e 15 minuti). I cartelli segnalano anche che il medesimo sentiero porta,
in 2 ore e 25 minuti, al monte Bassetta (sul crinale fra Valle dei Ratti
e Costiera dei Cech), dal quale si scende al maggengo di Foppaccia (dato
a 3 ore e 25 minuti), per poi tornare, alla fine, a S. Fedele di Verceia
(tempo complessivo: 4 ore e 30 minuti). Un ottimo circuito escursionistico,
per chi parta da Verceia e sia ottimo camminatore.

Ma
a noi, per ora, interessa l’altro sentiero, quello di sinistra,
che porta, in 3 ore, al rifugio Volta. Troviamo, a questo bivio, un cartello dell'Associazione
Nazionale Partigiani Italiani, che riassume l'itinerario percorso dalla
55sima brigata Fratelli Rosselli nell'inverno del 1994 per passare da Introbio in Valsassina a Bondo in Svizzera, passando in alta Val Codera per la bocchetta della Teggiola. Essi passarono in Val Gerola,
scesero a guadare l'Adda, risalirono per la Costiera dei Cech e passarono in Val dei Ratti e da qui in Val Codera. Nella seconda giornata del Sentiero Life ed in
questa terza, dunque, ricalchiamo le orme di parte di questa memorabile
traversata (con la non lieve differenza della buona stagione). All’alpe
Primalpia le direttrici si separeranno: per salire al passo di Visogno,
infatti, bisogna salire diretti in direzione sud-est, mentre noi proseguiremo
in direzione nord-est. Ma intanto all’alpe dobbiamo ancora arrivarci.
Un cartello con la scritta cancellata, sempre a questo bivio, sta ad indicare
che la direzione per la capanna Volta è, per ora, anche quella
per il bivacco Primalpia.

Di nuovo in cammino, dunque, prendendo a sinistra. Dopo aver superato
una cappelletta, eccoci ai prati di Tabiate (m. 1253),
dove, su una baita, troviamo una targhetta azzurra con il logo “Life”.
Addentrandosi ancor più nella media valle, intorno ai 1400 metri
incontriamo un nuovo bivio, al quale bisogna prestare un po’ di
attenzione. Dal sentiero si stacca, sulla destra, un secondo
sentiero che scende ad un ponte sul torrente della valle. Su un masso
una freccia indica il bivio; in direzione del sentiero principale è
aggiunta la scritta, difficilmente leggibile, “Volta”: l’indicazione
va intesa nel senso che proseguendo su questo sentiero,
cioè rimanendo ancora per un lungo tratto sul lato sinistro (per
noi) della valle, saliamo verso il rifugio Volta del CAI di Como, posto,
a 2212 metri, sul limite dell’alpe Talamucca, nella parte centrale
dell’alta valle. Fin qui, tutto bene. Tuttavia sul medesimo masso
si trova la targhetta con il logo “Life”, il che potrebbe
indurci a credere che il Sentiero Life prosegua in questa medesima direzione,
e tocchi tale rifugio.
Non è così: dobbiamo scendere al ponte alla nostra destra,
che ci porta sul lato opposto della valle, dove troviamo una fascia di
prati con alcune baite. Un cartello che punta in direzione del ponte ha
la scritta cancellata (vi si leggeva l’indicazione per il bivacco
Primalpia). Probabilmente in futuro le indicazioni saranno più
chiare. Intanto, raggiunti i prati, dobbiamo salire verso il limite superiore,
più o meno sulla verticale rispetto al ponte, dove parte, segnalato
dal cartello giallo del Sentiero Life posto su un masso, il sentiero segnalato
che, dopo un primo traverso verso destra, piega a sinistra, superando
alcuni torrentelli, nella cornice di un bel bosco di larici, e raggiunge
l'alpe di Primalpia bassa, a m. 1678, caratterizzata da un grande larice
solitario al centro del prato.
Approssimativamente sopra la verticale del larice, leggermente a sinistra,
il sentiero riparte, e, dopo un breve tratto a destra, riprende la direttrice
verso sinistra (est), sempre nella cornice del bosco di larici.
Attraversate alcune radure, incontriamo i primi ruderi delle baite dell’alpe
di Primalpia alta. Incontriamo, quindi, un cartello che indica la deviazione
per l’alpe Nave e l’alpe Piempo, deviazione che ignoriamo.
Superato un ultimo torrentello, eccoci, infine, al simpatico edificio
del bivacco Primalpia, recentemente edificato, a 1980
metri. L’interno è accogliente: ci sono 18 brandine, disposte
in letti a castello, c’è l’acqua corrente, c’è
una stufa a gas ed un focolare, c’è la corrente generata
da un pannello fotovoltaico. C’è anche un simpatico cartello,
con una scritta che recita così: “Il pattume se si scende
a valle portarlo con sé, perché il camion non passa! Grazie!”
Se però abbiamo potuto pernottare a Frasnedo,
vale la pena di salire al rifugio Volta, seguendo il percorso vero e proprio
del sentiero Italia.
Torniamo, dunque, al bivio ed ignoriamo la deviazione a destra, salendo
ad una prima baita posta a m. 1475 e, dopo una serie di ripidi tornanti,
all'alpe Camera, posta su un bel pianoro, a m. 1792.
Siamo ormai di fronte ai gradini rocciosi che introducono al
circo terminale della valle, e si offrono due possibili percorsi. Il primo,
non segnalato e più breve, si stacca, in corrispondenza di un evidente
dosso sulla sinistra, da quello segnalato, e sale ripido, sfruttando anche
un vallone, all'alpe Talamucca, raggiungendo il rifugio Volta da sud ovest.
Il secondo, che fa parte del sentiero Italia, prosegue verso il centro
della valle, ne attraversa il torrente e risale gradualmente sul versante
opposto, fino ad intercettare il sentiero che dal dosso del Mot scende
verso un ampio vallone per poi risalire in direzione del passo di Primalpia.
Non si può sbagliare: seguendo il sentiero verso nord ovest, si risale
l'ampio dosso del Mot e si raggiunge l'alpe Talamucca,
dalla quale il rifugio viene comodamente raggiunto, dopo una traversata
verso est.
Siamo a 2212 metri, il punto più alto raggiungo, finora, dal sentiero.
Di qui si scorgono le cime della testata della valle, a partire dal Sasso
Manduino, a sud ovest (m. 2888), seguito dalla punta Magnaghi (m. 2871),
dalle Cime della Porta, a nord ovest, dal pizzo Ligoncio (m. 3038), dal
pizzo della Vedretta (m. 2907), alla cui sinistra è collocato il passo
che congiunge la nostra valle a quella dell'Oro, dal monte Spluga o Cima
del Calvo (m. 2967), verso nord est e, infine, dalla Cima del Desenigo
(m. 2845). A sinistra del pizzo Ligoncio si può scorgere, in corrispondenza
di una sorta di W, il passo della Porta, che permette di scendere in val
Spassato e, di qui, in val Codera, al rifugio Brasca.
Tenete conto che da Frasnedo al rifugio Volta esiste
un dislivello di circa 920 metri e che in circa tre ore il rifugio può
essere raggiunto. Se però siete buoni camminatori, potete compiere in
un'unica giornata questa terza tappa e quella che presento come quarta
(e quindi ridurre le prime quattro tappe a due). Per il racconto di questa
tappa, aprite la presentazione relativa, che illustra il
passaggio dal rifugio Volta a Cataeggio in Val Masino.

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