
Quarta
tappa - Dal rifugio Volta a Cataeggio, in Val Masino
Apri qui una galleria di immagini
Punti di partenza ed arrivo |
Tempo necessario |
Dislivello in altezza
in m. |
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti) |
Rif. Volta (o bivacco Primalpia)-Passo di Primalpia-Laghi di Spluga-Corte di Cevo-Ceresolo-Cevo-Cornolo-Cataeggio |
6 h |
650 |
E |
Se non usi Internet Explorer, clicca qui per ascoltare un commento sonoro; altrimenti accendi le casse se vuoi ascoltare un mio brano ispirato a questi luoghi
Il
primo tratto di questa quarta giornata ci impone di tornare sui propri
passi rispetto al cammino del giorno precedente: scendiamo, infatti, dal
rifugio Volta al Mot e da questo al vallone risalito il giorno prima,
senza però percorrerlo fino in fondo: seguendo le segnalazioni, infatti,
tagliamo, ad una quota approssimativa di 1950 metri, verso est (sinistra),
per risalire un canalone che si fa sempre più stretto e conduce al passo
di Primalpia (m. 2476).
I segnavia sono piuttosto scarsi, ma non si può sbagliare. Il sentiero
non si porta al centro del canalone, dal quale scende un torrentello,
ma rimane sul fianco di pascoli e massi che ne costituisce il lato sinistro
(per chi sale). Ad esso si congiunge, da destra, il Sentiero Life delle
alpi Retiche, che proviene dal bivacco Primalpia, scende nel canalone
sfruttando un passaggio attrezzato che supera il fianco roccioso alla
nostra destra (lo distinguiamo, guardando a destra) e sale fino ad intercettare
il Sentiero Italia.
Cogliamo,
dunque, l'occasione per raccontare come si ginge fin qui partendo dal
bivacco Primalpia.
Seguendo
i segnavia bianco-rossi, lasciamo il bivacco, seguendo un sentiero, abbastanza
evidente, che punta ad una baita solitaria, sul lato opposto dell’alpe,
a nord-est rispetto a noi. In realtà la solitudine dell’alpe
è apparente più che reale: d’estate viene ancora caricata,
per cui probabilmente ci sentirà di ascoltare il rallegrante scampanio
delle mucche, e magari anche il meno rallegrante abbaiare del cane da
pastore (chissà perché questi animali considerano gli escursionisti
dei nemici mortali dei capi di bestiame che hanno imparato a sorvegliare:
nel loro immaginario, probabilmente, costoro ritemprano le forze divorandosi
innocenti vitelli rapiti alla loro mandria).
In breve, eccoci alla baita, che ospita gli alpeggiatori, sempre disposti
a scambiare qualche parola con questi curiosi umani itineranti,
e ad offrire preziose indicazioni. Oltre la baita, il sentiero prosegue,
salendo leggermente e puntando ad un crinale che separa l’alpe dal
vallone che dovremo sfruttare per salire al passo di Primalpia. Raggiunto
il crinale erboso, in corrispondenza
di un grande ometto, si apre, di fronte ai nostri occhi, di nuovo, più
vicino, l’ampio scenario dei pascoli dell’alpe Talamucca.
Riconosciamo anche, facilmente, il rifugio Volta, che è l’ultimo
edificio, a sinistra, nel circo dell’alta valle. Purché la
giornata di buona, o almeno discreta. Purtroppo la Valle di Ratti, per
la sua vicinanza al lago di Como, è spesso percorsa da correnti
umide, che generano nebbie anche dense, le quali ne velano la bellezza
davvero unica. Se, quindi, potremo godere di una giornata limpida, consideriamoci
fortunati.
Scendiamo,
ora, per un breve tratto sul crinale, fra erbe e qualche roccetta, fino
ad un masso, sul quale il segnavia, accompagnato dalla targhetta azzurra
con il logo “Life”, indica una svolta a destra. Dobbiamo,
ora, prestare un po’ di attenzione, perché il sentiero, volgendo
decisamente a destra, ci porta ad una breve cengia esposta, per la quale
scendiamo al canalone che adduce al passo. Le corde fisse ci aiutano nella
breve discesa, che sfrutta dapprima uno stretto corridoio
nella roccia, poi una traccia di sentiero esposta. Con le dovute cautele,
eccoci sul fondo del canalone, nel quale scorre il modesto torrentello
alimentato dai laghetti superiori. Seguendo i segnavia, lo attraversiamo
e cominciamo a risalire, sul lato sinistro (per noi) del canalone, un
ampio versante erboso disseminato di massi, ricongiungendoci con il Sentiero
Italia Lombardia nord 3.
Giunti qui dal rifugio Volta o dal bivacco Primalpia, proseguiamo alla
volta del passo, che sembra lì, a pochi minuti di cammino.
Ma, come spesso accade in questi casi, quel che ci sembra un valico è
in realtà solo la soglia di un gradino superiore. La delusione
della scoperta, però, dura ben poco, perché, oltre la soglia,
ci appare, piccola perla di immenso valore, il laghetto di Primalpia (m.
2296), a monte della quale si trova la baita al Lago (m. 2351). Ecco uno
di quegli angoli di montagna solitaria e silenziosa che, da soli, ripagano
di ogni fatica. Passando a sinistra del laghetto, puntiamo alla selletta
che ci sembra essere, finalmente, il passo agognato. Ed invece, per la
seconda volta, raggiunta la selletta siamo alle soglie di un ultimo gradino,
una conca di sfasciumi che ospita un secondo e più piccolo laghetto
(m. 2389), con un nevaietto che rimane anche a stagione inoltrata.
Il passo, questa volta, è davvero davanti a noi: qualche ultimo
sforzo e, salendo sul fianco destro del canalino terminale, eccoci, finalmente,
al passo di Primalpia (m. 2476). Un passo che regala un’emozione
intensa, perché apre un nuovo, vasto ed inaspettato orizzonte:
davanti a noi, in primo piano, l’alta valle di Spluga, ma poi, oltre,
un ampio scorcio della piana della media Valtellina, incorniciato, sulla
sinistra, dai Corni Bruciati (protagonisti dell’ultima giornata
del Sentiero Life), sul fondo dal
gruppo dell’Adamello e, sulla destra, dalla catena orobica, che
mostra le sue più alte vette della sezione mediana. Valeva davvero
la pena di giungere, almeno una volta nella vita, fin qui: ecco un pensiero
che non potremo trattenere. Qui, di nuovo, Sentiero Life e Sentiero Italia
Lombardia nord 3 si separano:
il secondo, infatti, effettua la lunga discesa della Valle di Spluga,
passando per i suoi splendidi laghetti (dal passo si vedono solo quelli
più piccoli, inferiori, mentre resta nascosto il più grande
lago superiore, il “läch gränt”), mentre il Sentiero Life, invece, rimane in quota, effettuando
una traversata dell’alta Valle di Spluga che, passando per il passo
gemello della bocchetta di Spluga, sale al passo del Calvo.
Inizia ora una lunga discesa, di circa 1700 metri di dislivello, lungo
la Valle di Spluga. Una valle che rivela un volto selvaggio, legato ai
suoi scenari ed alla sua difficile accessibilità (anche qui l'automobile
non può oltrepassare i 700 metri di Cevo, il paesino da cui parte la mulattiera
che risale la valle). Se si ha un po' di tempo, vale la pena di fare una
puntata alla bocchetta di Spluga, posto più a nord: basta seguire le indicazioni
per la capanna Volta o del sentiero Life, tagliando, poco sotto il passo,
a sinistra ed aggirando uno sperone roccioso. La visuale che da questo
secondo passo si ha sulla valle di Spluga e l'alto Lario è molto più ampia
e suggestiva.
Terminata la diversione, si torna al passo di Primalpia e si inizia una
discesa che, nel primo tratto, è assai scarsamente segnalata ed avviene
su una traccia di sentiero molto labile. Si rimane sul versante destro
idrografico della valle, con una diagonale che perde quota solo molto
gradualmente, superando qualche valloncello, fino ad intercettare la traccia
segnalata (segnavia rosso-bianco-rossi) che dal passo posto fra valle
di Spluga e val Toate scende al più grande dei laghi della valle di
Spluga. Sebbene la discesa non sia particolarmente problematica, è opportuno
seguire le bandierine rosso-bianco-rosse per superare agevolmente l'ultimo
zoccolo con affioramenti rocciosi, che presenta qualche tratto esposto.
Il più grande dei laghetti dell'alta valle di Spluga è una piccola perla,
incastonata fra il pianoro (piuttosto accidentato) terminale della valle
ed il monte Spluga (o cima del Calvo -sciöma del munt Splüga-, m.2967), che rappresenta la maggiore
elevazione nella testata della valle.
Raggiunta la sua sponda sud-orientale, ci si deve concedere una sosta
per ammirarne la bellezza, prima di passare sul lato opposto della valle.
Un ulteriore motivo di interesse è rappresentato dal fatto che non vi
sono altri laghi, nell'intera Val Masino, oltre a questo ed a quello più
piccolo di Scermendone. Dal lago sono ben visibili i passi di Primalpia
e Talamucca (peraltro visibilissimi anche da buona parte del piano della
media Valtellina, nel tratto da Sondrio ad Ardenno: basta alzare gli occhi
verso nord ovest per individuare le forme regolari della cima del Desenigo
e, alla sua destra, le due evidenti selle dei passi.
Si riprende a scendere, dunque, sul lato sinistro della valle, oltrepassando
le casere dell'alpe (che d'estate viene ancora caricata, come, del resto,
l'alpe Talamucca) e due laghetti minori. La traccia non è sempre evidente
e le segnalazioni non sovrabbondano, ma con un po' di attenzione non ci
si può perdere (diversa è però la situazione in caso di foschia molto
bassa, ma questa è un'insidia comune a quasi tutti gli itinerari escursionistici
oltre una certa quota). Lo scenario dell'alta valle
è sempre molto suggestivo, soprattutto nel suo lato sinistro, chiuso dalla
costiera che la separa dalla valle Merdarola. Se si dovesse perdere la
traccia, molto labile in questo tratto, si può prendere come punto di
riferimento la più bassa delle casere ("casén") al di sopra del limite boschivo,
ben visibile e posta a 1939 metri, a destra di un grande masso. Oltrepassata
la casera, la discesa diventa più ripida e la traccia più marcata. Dopo
aver attraversato un tratto di bosco, si raggiunge un nuovo ampio prato,
passando molto a sinistra di un'altra casera, per poi rientrare nel bosco
e scendere alle baite diroccate della Corte di Cevo (“cort dè cèf”, m. 1769).
La successiva discesa a Ceresolo (Sceresö, m. 1041) avviene in gran parte nel bosco,
il che, d'estate, permette di difendersi dalla calura, che non fa sconti
agli escursionisti affaticati. La bassa valle di Spluga diventa sempre
meno suggestiva ed offre molti segni che testimoniano gli effetti dell'abbandono
della montagna da parte dell'uomo. Salvo poi trovare altri segni che indicano
un ritorno di interesse economico: si sta, infatti, costruendo un bacino
artificiale per una piccola centrale idroelettrica.
L'ultimo tratto della discesa avviene su una mulattiera ben costruita,
che taglia la forra terminale della valle e raggiunge un ponte posto a
circa 700 metri. Vale la pena di oltrepassarlo, per raggiungere il vicino
paesino di Cevo e scambiare qualche impressione con la gente del posto,
scendendo poi, lungo la strada, alle cascate del Ponte del Baffo, spettacolo
che certo risentirà della costruzione dell'invaso.
Il
sentiero Italia, però, non passa per il ponte, ma, poco prima che la mulattiera
lo raggiunga, se ne stacca sulla sinistra, compiendo una lunga traversata
dell'aspro e un po' desolato fianco montuoso occidentale della bassa Val
Masino. Qui la traccia è ben visibile e segnalata, ma in diversi punti
molto sporca: si tratta della sezione meno esaltante del sentiero, che,
oltretutto, impone anche l'attraversamento di un corpo franoso ed una
salita di oltre 150 metri. Superato un vallone, si raggiungono infine
le case di Cornolo (“còrnol”), Ca' di Mei e Ca' dei Sandri, per poi calare su Cataeggio (m. 787) da sud ovest. Qui, o nella vicina Filorera (m. 841, vedi immagine),
si può comodamente pernottare.
Questa tappa comporta un dislivello complessivo, in salita, di circa 650
metri, e tempi medi che si aggirano intorno alle 6 ore, sempre, ovviamente,
al netto delle soste. Consiglio però vivamente di prolungarla di un paio
d'ore, salendo, lungo la strada, al pianoro fra Filorera e San Martino
(m. 923), almeno fino alle prede, cioè ai grandi massi caduti, in qualche
mitico e remoto tempo di lotte fra giganti, dalla laterale valle di Preda.
La più grande di queste prede è la celeberrima Preda di Remenno, detta
anche Sasso Remenno (m. 943), che è anche il più grande monolito d'Europa
ed una frequentatissima palestra di roccia.
Se invece si è troppo stanchi, si potranno comunque osservare da Filorera
l'affilata cima del Cavalcorto, forse il simbolo più rappresentativo della
Val Masino, e, alla sua destra, gli eleganti pizzi del Ferro (sciöma dò fèr), testata
della valle omonima (se qualche vostro amico sta percorrendo la
terza tappa del sentiero Roma, può darsi
che stia passando proprio di lì...).
Proseguiamo
nel cammino con la presentazione della prossima tappa, la quinta, da
Cataeggio al rifugio alpe Granda.

GALLERIA DI IMMAGINI
Copyright 2008 - 2011:
Massimo
Dei Cas
Via Morano, 51 23011 Ardenno (SO)
Tel.: 0342661285
E-mail: m.deicas@tin.it


|
|
|
|
|
|
|
|
|
Storia, tradizioni e leggende |
|
|
|
|
|
|
|
|
Immagini, suoni e parole |
|
|
|
|
|
|
|
|
|