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Alta Valle di Spluga

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Rif. Volta (o bivacco Primalpia)-Passo di Primalpia-Laghi di Spluga-Corte di Cevo-Ceresolo-Cevo-Cornolo-Cataeggio
6 h
650
E

Il primo tratto di questa quarta giornata ci impone di tornare sui propri passi rispetto al cammino del giorno precedente: scendiamo, infatti, dal rifugio Volta al Mot e da questo al vallone risalito il giorno prima, senza però percorrerlo fino in fondo: seguendo le segnalazioni, infatti, tagliamo, ad una quota approssimativa di 1950 metri, verso est (sinistra), per risalire un canalone che si fa sempre più stretto e conduce al passo di Primalpia (m. 2476).
I segnavia sono piuttosto scarsi, ma non si può sbagliare. Il sentiero non si porta al centro del canalone, dal quale scende un torrentello, ma rimane sul fianco di pascoli e massi che ne costituisce il lato sinistro (per chi sale). Ad esso si congiunge, da destra, il Sentiero Life delle alpi Retiche, che proviene dal bivacco Primalpia, scende nel canalone sfruttando un passaggio attrezzato che supera il fianco roccioso alla nostra destra (lo distinguiamo, guardando a destra) e sale fino ad intercettare il Sentiero Italia.
Cogliamo, dunque, l'occasione per raccontare come si ginge fin qui partendo dal bivacco Primalpia.
Seguendo i segnavia bianco-rossi, lasciamo il bivacco, seguendo un sentiero, abbastanza evidente, che punta ad una baita solitaria, sul lato opposto dell’alpe, a nord-est rispetto a noi. Attenzione a non seguire le indicazioni del Sentiero Walter Bonatti (che più avanti intercettiamo e che prende a destra salendo). In realtà la solitudine dell’alpe è apparente più che reale: d’estate viene ancora caricata, per cui probabilmente ci sentirà di ascoltare il rallegrante scampanio delle mucche, e magari anche il meno rallegrante abbaiare del cane da pastore (chissà perché questi animali considerano gli escursionisti dei nemici mortali dei capi di bestiame che hanno imparato a sorvegliare: nel loro immaginario, probabilmente, costoro ritemprano le forze divorandosi innocenti vitelli rapiti alla loro mandria).
In breve, eccoci alla baita, che ospita gli alpeggiatori, sempre disposti a scambiare qualche parola con questi curiosi umani
itineranti, e ad offrire preziose indicazioni. Oltre la baita, il sentiero prosegue, salendo leggermente e puntando ad un crinale che separa l’alpe dal vallone che dovremo sfruttare per salire al passo di Primalpia. Raggiunto il crinale erboso, in corrispondenza di un grande ometto, si apre, di fronte ai nostri occhi, di nuovo, più vicino, l’ampio scenario dei pascoli dell’alpe Talamucca. Riconosciamo anche, facilmente, il rifugio Volta, che è l’ultimo edificio, a sinistra, nel circo dell’alta valle. Purché la giornata di buona, o almeno discreta. Purtroppo la Valle di Ratti, per la sua vicinanza al lago di Como, è spesso percorsa da correnti umide, che generano nebbie anche dense, le quali ne velano la bellezza davvero unica. Se, quindi, potremo godere di una giornata limpida, consideriamoci fortunati.
Scendiamo, ora, per un breve tratto sul crinale, fra erbe e qualche roccetta, fino ad un masso, sul quale il segnavia, accompagnato dalla targhetta azzurra con il logo “Life”, indica una svolta a destra. Dobbiamo, ora, prestare un po’ di attenzione, perché il sentiero, volgendo decisamente a destra, ci porta ad una breve cengia esposta, per la quale scendiamo al canalone che adduce al passo. Le corde fisse ci aiutano nella breve discesa, che sfrutta dapprima uno stretto corridoio nella roccia, poi una traccia di sentiero esposta. Con le dovute cautele, eccoci sul fondo del canalone, nel quale scorre il modesto torrentello alimentato dai laghetti superiori. Seguendo i segnavia, lo attraversiamo e cominciamo a risalire, sul lato sinistro (per noi) del canalone, un ampio versante erboso disseminato di massi, ricongiungendoci con il Sentiero Italia Lombardia nord 3.
Giunti qui dal rifugio Volta o dal bivacco Primalpia, proseguiamo alla volta del passo, che sembra lì, a pochi minuti di
cammino. Ma, come spesso accade in questi casi, quel che ci sembra un valico è in realtà solo la soglia di un gradino superiore. La delusione della scoperta, però, dura ben poco, perché, oltre la soglia, ci appare, piccola perla di immenso valore, il laghetto di Primalpia o del Manzèl (m. 2296), a monte della quale si trova la baita al Lago (m. 2351). Ecco uno di quegli angoli di montagna solitaria e silenziosa che, da soli, ripagano di ogni fatica. Qui ritroviamo per un tratto le indicazioni del Sentiero Walter Bonatti, che però subito ci lascia salendo alla nostra sinistra, al passo o bocchetta di Spluga. Passando a sinistra del laghetto, puntiamo alla selletta che ci sembra essere, finalmente, il passo agognato. Ed invece, per la seconda volta, raggiunta la selletta siamo alle soglie di un ultimo gradino, una conca di sfasciumi che ospita un secondo e più piccolo laghetto (m. 2389), con un nevaietto che rimane anche a stagione inoltrata.
Il passo, questa volta, è davvero davanti a noi: qualche ultimo sforzo e, salendo sul fianco destro del canalino terminale, eccoci, finalmente, al passo di Primalpia (m. 2476). Un passo che regala un’emozione intensa, perché apre un nuovo, vasto ed inaspettato orizzonte: davanti a noi, in primo piano, l’alta
valle di Spluga, ma poi, oltre, un ampio scorcio della piana della media Valtellina, incorniciato, sulla sinistra, dai Corni Bruciati, sul fondo dal gruppo dell’Adamello e, sulla destra, dalla catena orobica, che mostra le sue più alte vette della sezione mediana. Valeva davvero la pena di giungere, almeno una volta nella vita, fin qui: ecco un pensiero che non potremo trattenere. Qui, di nuovo, Sentiero Life e Sentiero Italia Lombardia nord 3 si separano: il secondo, infatti, effettua la lunga discesa della Valle di Spluga, passando per i suoi splendidi laghetti (dal passo si vedono solo quelli più piccoli, inferiori, mentre resta nascosto il più grande lago superiore, il “läch gränt”), mentre il Sentiero Life, invece, rimane in quota, effettuando una traversata dell’alta Valle di Spluga che, passando per il passo gemello della bocchetta di Spluga, sale al passo del Calvo.
Inizia ora una lunga discesa, di circa 1700 metri di dislivello, lungo la Valle di Spluga. Una valle che rivela un volto selvaggio, legato ai suoi scenari ed alla sua difficile accessibilità (anche qui l'automobile non può oltrepassare i 700 metri di Cevo, il paesino da cui parte la mulattiera che risale la valle). Se si ha un po' di tempo, vale la pena di fare una puntata alla bocchetta di Spluga, posto più a nord: basta seguire le indicazioni per la capanna Volta o del sentiero Life, tagliando, poco sotto il passo, a sinistra ed aggirando uno sperone roccioso. La visuale che da questo secondo passo si ha sulla valle di Spluga e l'alto Lario è molto più ampia e suggestiva.
Terminata la diversione, si torna al passo di Primalpia e si inizia una discesa che, nel primo tratto, è assai scarsamente segnalata ed avviene su una traccia di sentiero molto labile. Si rimane sul versante destro idrografico della valle, con una diagonale che perde quota solo molto gradualmente, superando qualche valloncello, fino ad intercettare la traccia segnalata (segnavia rosso-bianco-rossi) che dal passo posto fra valle di Spluga e val Toate scende al più grande dei laghi della valle di Spluga. Sebbene la discesa non sia particolarmente problematica, è opportuno seguire le bandierine rosso-bianco-rosse per superare agevolmente l'ultimo zoccolo con affioramenti rocciosi, che presenta qualche tratto esposto. Il più grande dei laghetti dell'alta valle di Spluga è una piccola perla, incastonata fra il pianoro (piuttosto accidentato) terminale della valle ed il monte Spluga (o cima del Calvo -sciöma del munt Splüga-, m.2967), che rappresenta la maggiore elevazione nella testata della valle.
Raggiunta la sua sponda sud-orientale, ci si deve concedere una sosta per ammirarne la bellezza, prima di passare sul lato opposto della valle. Un ulteriore motivo di interesse è rappresentato dal fatto che non vi sono altri laghi, nell'intera Val Masino, oltre a questo ed a quello più piccolo di Scermendone. Dal lago sono ben visibili i passi di Primalpia e Talamucca (peraltro visibilissimi anche da buona parte del piano della media Valtellina, nel tratto da Sondrio ad Ardenno: basta alzare gli occhi verso nord ovest per individuare le forme regolari della cima del Desenigo e, alla sua destra, le due evidenti selle dei passi.
Si riprende a scendere, dunque, sul lato sinistro della valle, oltrepassando le casere dell'alpe (che d'estate viene ancora caricata, come, del resto, l'alpe Talamucca) e due laghetti minori. La traccia non è sempre evidente e le segnalazioni non sovrabbondano, ma con un po' di attenzione non ci si può perdere (diversa è però la situazione in caso di foschia molto bassa, ma questa è un'insidia comune a quasi tutti gli itinerari escursionistici oltre una certa quota). Lo scenario dell'alta valle è sempre molto suggestivo, soprattutto nel suo lato sinistro, chiuso dalla costiera che la separa dalla valle Merdarola. Se si dovesse perdere la traccia, molto labile in questo tratto, si può prendere come punto di riferimento la più bassa delle casere ("casén") al di sopra del limite boschivo, ben visibile e posta a 1939 metri, a destra di un grande masso. Oltrepassata la casera, la discesa diventa più ripida e la traccia più marcata. Dopo aver attraversato un tratto di bosco, si raggiunge un nuovo ampio prato, passando molto a sinistra di un'altra casera, per poi rientrare nel bosco e scendere alle baite diroccate della Corte di Cevo (“cort dè cèf”, m. 1769).
La successiva discesa a Ceresolo (Sceresö, m. 1041) avviene in gran parte nel bosco, il che, d'estate, permette di difendersi dalla calura, che non fa sconti agli escursionisti affaticati. La bassa valle di Spluga diventa sempre meno suggestiva ed offre molti segni che testimoniano gli effetti dell'abbandono della montagna da parte dell'uomo. Salvo poi trovare altri segni che indicano un ritorno di interesse economico: si sta, infatti, costruendo un bacino artificiale per una piccola centrale idroelettrica.
L'ultimo tratto della discesa avviene su una mulattiera ben costruita, che taglia la forra terminale della valle e raggiunge un ponte posto a circa 700 metri. Vale la pena di oltrepassarlo, per raggiungere il vicino paesino di Cevo e scambiare qualche impressione con la gente del posto, scendendo poi, lungo la strada, alle cascate del Ponte del Baffo, spettacolo che certo risentirà della costruzione dell'invaso.
Il sentiero Italia, però, non passa per il ponte, ma, poco prima che la mulattiera lo raggiunga, se ne stacca sulla sinistra, compiendo una lunga traversata dell'aspro e un po' desolato fianco montuoso occidentale della bassa Val Masino. Qui la traccia è ben visibile e segnalata, ma in diversi punti molto sporca: si tratta della sezione meno esaltante del sentiero, che, oltretutto, impone anche l'attraversamento di un corpo franoso ed una salita di oltre 150 metri. Superato un vallone, si raggiungono infine le case di Cornolo (“còrnol”), Ca' di Mei e Ca' dei Sandri, per poi calare su Cataeggio (m. 787) da sud ovest. Qui, o nella vicina Filorera (m. 841, vedi immagine), si può comodamente pernottare.
Questa tappa comporta un dislivello complessivo, in salita, di circa 650 metri, e tempi medi che si aggirano intorno alle 6 ore, sempre, ovviamente, al netto delle soste. Consiglio però vivamente di prolungarla di un paio d'ore, salendo, lungo la strada, al pianoro fra Filorera e San Martino (m. 923), almeno fino alle prede, cioè ai grandi massi caduti, in qualche mitico e remoto tempo di lotte fra giganti, dalla laterale valle di Preda. La più grande di queste prede è la celeberrima Preda di Remenno, detta anche Sasso Remenno (m. 943), che è anche il più grande monolito d'Europa ed una frequentatissima palestra di roccia.
Se invece si è troppo stanchi, si potranno comunque osservare da Filorera l'affilata cima del Cavalcorto, forse il simbolo più rappresentativo della
Val Masino, e, alla sua destra, gli eleganti pizzi del Ferro (sciöma dò fèr), testata della valle omonima (se qualche vostro amico sta percorrendo la terza tappa del sentiero Roma, può darsi che stia passando proprio di lì...).

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

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