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La prima tappa del settore quarto del Sentiero Italia – Lombardia nord è interamente caratterizzata da scenari solitari, di alta quota, disseminati di massi, rocce, magri pascoli, silenzi, pareti dall’aspetto mite o cupamente strapiombante: non incontriamo un solo albero sul nostro cammino.
La seconda tappa, invece, ci introduce a scenari più dolci: diminuisce, innanzitutto, la quota, e si presentano alcuni bei boschi, all’ombra dei quali anche i pensieri sembrano trovare un riparo ed un conforto. Si tratta di compiere una traversata che ci porta fuori della Val Fontana
e ci fa accedere al bel versante retico compreso fra Teglio e Tirano, raggiungendo Prato Valentino, solare meta di villeggiature estive e di sciate invernali. Partiamo, dunque, dal rifugio Cederna-Maffina: ci attende una lunga discesa, che ci farà condurrà alla località di S. Antonio, facendoci perdere oltre 1300 metri di quota, inizialmente su sentiero, poi su carrozzabile.
La discesa all’alpe Forame avviene su un sentiero ben segnalato, sorvegliato dalla punta Painale,
che si snoda fra i numerosi dossi e le pianette che nascondono, fino all’ultimissimo tratto di cammino, la capanna a chi sale (segno della sua presenza, infatti, è, per costoro, la bandiera collocata a poca distanza dal rifugio).
Con diversi tornanti scendiamo alla prima piana dell’alpe, a quota 2168,
dove si trovano anche i resti
di una grande baita, segno dell’importanza di questa valle come alpeggio per le mandrie transumanti.
Un altro segno della ricchezza di quest’attività è la ricca presenza di romici alpini, o “lavazz”, in dialetto: si tratta, infatti, di una pianta nitrofila, che trova il suo terreno elettivo laddove la presena di bestiame garantisce al terreno una concimazione abbondante, e quindi un consistente apporto di azoto.
Superato un ultimo gradino roccioso, raggiungiamo l’ultima grande apertura della val Forame, prima della gola terminale.
Attraversando il torrentello, a quota 2055, ci portiamo sulla destra della valle, percorrendone un buon tratto, fino ad un ponticello che ci riporta sul lato sinistro,
prima di cominciare la discesa all’alpe Campiascio, entrando in un bosco e sfruttando il suo fianco settentrionale. Nel primo tratto il sentiero corre quasi a ridosso della gola del torrente, poi piega a sinistra (nord-est), scende di circa cinquanta metri su un versante caratterizzato da larici secolari
e piega di nuovo a destra (est-sud-est), tenendo la destra di un valloncello e calando, su un terreno reso piuttosto disordinato da materiale depositato dalle slavine, sul limite terminale dell’alpe Campiascio (m. 1722). Nel primo tratto della discesa dall’alpe Forame potremo scorgere, alla nostra destra, una lapide che commemora la morte del finanziere Giuseppe Nardelli, caduto insieme ad un commilitone durante un’azione contro il traffico di contrabbando.
All'alpe Campiascio troviamo il cartello che indica la partenza del sentiero per la capanna Cederna Maffina,
e, soprattutto, il punto terminale della carrozzabile che ci accompagnerà per il resto della lunga discesa (m. 1680).
La monotonia del cammino è attenuata dalla contemplazione dei bellissimi scenari che la Val Fontana, poco frequentata, ingiustamente, dagli escursionisti, regala.
Sono soprattutto alcuni splendidi boschi di abeti ad attirare la nostra attenzione.
Scendiamo, così, all’incantevole Pian dei Cavalli (m. 1548), un’ampia piana che ispira sentimenti di serenità e dolcezza. Un po’ più in basso parte, alla nostra destra, il sentiero che sale alla laterale Val Malgina, che, attraverso il passo omonimo (m. 2619), immette sul fianco di nord-ovest dell’alta val Saiento, laterale della Valle di Poschiavo, in Svizzera, a poca distanza dal lago del Matt.
Segue, nella discesa, la località Campello, dove troviamo il già citato rifugio ANA intitolato al finanziere Massimino Erler (m. 1400). Qui potremmo passare sul lato opposto della valle (cioè dal sinistro al destro),
per poi salire nella selvaggia e solitaria Val Vicima, che si stende ai piedi di cime che già abbiamo citato nella precedente tappa del Sentiero Italia, vale a dire, da sud, della vetta di Rhon (m. 3136), della cima Vicima (m. 3122), alla cui sinistra è collocata l’omonima e ben visibile bocchetta che permette di scendere in val Painale (m. 2869) e della punta Painale (m. 3248), che domina, con il suo profilo severo, anche l’alpe Forame.
Proseguiamo, invece, sulla carrozzabile, fino alla ridente località di S. Antonio, dove potremmo concederci una sosta per spezzare la tappa, visto che siamo in cammino da un paio d’ore. Proprio all’uscita dell’ultima semicurva a sinistra che ci porta in vista delle case del paesino troviamo, a quota 1250 metri circa, segnalata sulla nostra sinistra, la partenza del sentiero che dovremo seguire per continuare nella nostra traversata.
Vale però la pena di scendere ancora, sulla strada asfaltata, per visitare il paesino, fino alla bella chiesetta che troviamo al suo ingresso.
Il tratto di sentiero che ci attende, da S. Antonio fino alla località di Dàlico, sul lungo dosso che scende dalla Costa di San Gaetano, coincide con un tratto del Sentiero del Sole, e precisamente con la seconda parte della sezione che congiunge le località di San Bernardo, sopra Ponte in Valtellina, e, appunto, Dàlico, sopra Castionetto di Chiuro. Per questo troveremo numerosi segnavia bianco-rossi, che tracciano, con molta precisione, l’intero percorso di questo sentiero, che effettua una lunga traversata, su quote medio-alte, dal Trippi, presso Sondrio, al santuario della Madonna di Tirano.
 
Di nuovo in cammino, dunque, verso Dàlico, con l’avvertenza di procedere a gambe e braccia coperte, se vogliamo evitare qualche urticatura che, in alcuni tratti del sentiero, sarebbe, in caso contrario, quasi inevitabile. Nel primo tratto il sentiero passa a monte di alcuni prati. Ignorata una deviazione che sale alla nostra sinistra, ci ritroviamo, poi, sul corpo di una frana, che attraversiamo agevolmente, per risalire, con strette serpentine in direzione sud-est, un dosso erboso, che costituisce lo sbocco della laterale val Frassino. Il sentiero riprende, poi, un andamento meno ripido e riassume l’originaria direzione sud (destra),
procedendo nel cuore di alcuni boschi che, a tratti, immergono l’escursionista in un’atmosfera magica, sospesa, irreale. Camminiamo, dunque, in tutta tranquillità, attraversando un paio di piccoli corsi d’acqua laterali ed ignorando altre deviazioni che salgono alla nostra sinistra.
Quando, ormai, si vede bene, davanti a noi, il lungo dosso che scende dalla Costa di San Gaetano, in un tratto nel bosco i due sentieri si separano. Dobbiamo prestare molta attenzione, perché, a quota 1540 metri circa, ci stacchiamo sulla sinistra dal sentiero principale, e la deviazione non è evidente, anche se è segnalata da due grandi bandierine rosso-bianco-rosse disegnate su un masso.
Per la verità, anche se perdiamo la deviazione, non ci dobbiamo disperare, perché questa ci porta su un sentierino piuttosto disagevole, sia perché poco visibile, sia perché ostruito da una vegetazione disordinata, tanto che, quando approdiamo alla strada sterrata che dalla parte bassa di Dàlico sale alle sue propaggini più alte, tiriamo un sospiro di sollievo.
Intercettiamo questa strada al tornante destrorso (per chi sale) posto a poca distanza dalla chiesetta di San Gaetano (m. 1550), nei cui pressi troviamo anche una fontana che può risultare preziosa se siamo a corto d’acqua. Nel punto in cui il sentiero raggiunge la strada sono collocati dei cartelli che ci informano sulla duplice possibilità di proseguire, salendo, sul Sentiero Italia, oppure di raggiungere, dopo una lunga discesa, Castionetto di Chiuro.
A questo punto possiamo, però, anche giungere per via diversa. Torniamo, dunque, al bivio nel bosco: se, ignorando la deviazione, proseguiamo sul sentiero principale, sbuchiamo dapprima in un bel prato, dal quale possiamo scorgere un piccolo spicchio dell’alta Val Fontana, per poi immergerci di nuovo in un bel bosco di larici, fino alla sua conclusione, in una piccola radura che precede immediatamente alcune baite di Dàlico. Ci ritroviamo, così, su una stradina che sale ad intercettare la strada principale, a quota 1450 metri circa: percorrendo quest’ultima in salita, raggiungiamo, in breve, la chiesetta di San Gaetano.
Da San Gaetano proseguiamo la salita, fino al termine della strada,
in corrispondenza della baita più alta di Dàlico, a quota 1699.
Dobbiamo, ora, prestare attenzione, per individuare un sentierino, poco visibile, che dal lato orientale della baita (il lato destro) taglia, rimanendo alla medesima quota, i prati, aggirando un dosso erboso e giungendo ad intercettare un sentiero che sale dal nostro lato destro. Qui, all’incrocio, troviamo, su un sasso, la segnalazione del Sentiero Italia, che ci informa, con una freccia, che dobbiamo proseguire sulla traccia che continua, quasi pianeggiante e nel bosco, a destra, non su quella che prosegue la salita a sinistra, sul limite del bosco stesso. Se abbiamo difficoltà ad individuare il sentierino che parte dalla baita, possiamo anche tornare sui nostri passi e scendere al secondo tornante destrorso (per chi scende): qui parte, sulla sinistra (non è molto visibile, ma non si può non trovarlo) il sentiero che sale fino a tagliare il Sentiero Italia, proprio in corrispondenza del sasso con il segnavia.
Entriamo, dunque, in un bel bosco, iniziando la traversata della Val Rogna, su un sentiero in molti punti poco visibile, che si mantiene su una quota costante compresa fra i 1650 ed i 1680 metri. I segnavia sono scarsi, e dobbiamo rimanere concentrati per non uscire dal tracciato. Dopo il primo traverso in un bosco incantevole, raggiungiamo una radura dove troviamo alcuni ruderi di baita, circondati da una ricca vegetazione: si tratta della località Vestoregia (m. 1643).
Il sentiero passa alle spalle delle baite e prosegue in direzione del torrente di Val Rogna, che attraversiamo per approdare al versante orientale della stessa.
In questa sezione il sentiero è quasi soffocato dalla debordante vegetazione che lo circonda.
Inizia ora la seconda parte della traversata, che, con qualche saliscendi, ci porta a monte dei prati delle baite di Valrogna.
Una notazione: sulla carta Kompass questa traversata è segnata ad una quota inferiore di almeno 100 metri.
Torniamo al percorso: uscito dal bosco presso i prati, il sentiero non scende al loro limite superiore, ma prosegue un po’ più alto, fino ad intercettare una pista che sale alla nostra destra ed a raggiungere le case più occidentali della località di Prato Valentino. Intercettiamo, così, una strada sterrata, che possiamo seguire nel suo ramo sinistro (che sale leggermente), oppure, come indicano i segnavia, in quello destro (in leggera discesa):
in entrambi i casi ci ritroveremo presso il grande edificio del ristorante-rifugio Baita del Sole, a 1730 metri, presso il quale possiamo pernottare, dopo un cammino complessivo di 5-6 ore, ed un dislivello superato in salita di circa 500 metri.

Segnalo un modo alternativo per effettuare la traversata della Val Rogna, che ci sottrae la gioia dell’immersione nel bosco, ma ci regala un tracciato panoramicamente più interessante. Torniamo, dunque, all’incrocio fra i due sentieri, ad oriente della baita più alta di Dàlico: invece di seguire le indicazioni sul masso e di proseguire nel bosco, scegliamo il sentiero di sinistra, che sale diritto sull’ampio e solare versante di nord-ovest della valle, su un terreno erboso, disseminato di qualche rara pianta. Il sentiero, la cui traccia si fa debole, prosegue diritto, guadagnando gradualmente quota. Davanti ai nostri occhi, sull’altro lato della valle, il bellissimo dosso di Prato Valentino. Siamo circa duecento metri sotto un più famoso sentiero, che effettua la medesima traversata sul cosiddetto Viale della Formica, assai battuto, in passato, dai contrabbandieri. Dopo aver attraversato qualche macchia di alberi, giungiamo ad un bel prato, nel quale la traccia sembra perdersi: basta però fare qualche passo in salita, per intercettare una traccia che proviene da sinistra e prosegue, con traccia più marcata, verso il solco della valle, che raggiungiamo, in corrispondenza di un casello dell’acqua, a 1849 metri di quota. Il sentiero si è fatto più evidente, ed inizia ora una vera e propria pista, che ci permette di tagliare tranquillamente il versante opposto della valle, fino a raggiungere, a quota 1828, il limite occidentale di un dosso erboso di Prato Valentino. Qui troviamo la strada sterrata che sale dalle case di Prato Valentino ai punti di arrivo degli impianti di risalita. Scendendo sulla strada, raggiungiamo facilmente la Baita del Sole. Questa variante ci impone circa 150 metri aggiuntivi in salita, mentre il tempo di percorrenza si dilata di circa 30-45 minuti. Per concludere il cammino, apri la quarta presentazione.

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