CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

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Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Rifugio Alpe Granda-Alpe Scermendone-San Quirico-Bivacco Scermendone-Alpe Vignone-Prato Maslino
4 h
500
E
Dal rifugio alpe Granda al rifugio Scermendone
Dal rifugio Scermendone al rifugio Marinella
Questa tappa del sentiero è senz'altro la più panoramica, in quanto percorre interamente il lungo crinale Granda-Scermendone, che offre una visuale superba sulla catena orobica e sulle cime della Val Masino. Tornando, dal rifugio Granda, al limite nord-orientale dell'alpe omonima, imbocchiamo il sentiero segnalato che entra nel bosco, salendo verso nord-est con una lunga diagonale e giungendo ad intercettare, in prossimità di una croce di legno, una traccia che sale dall'alpe Verdel. Proseguiamo fino ad incontrare due brevi tornanti, poco oltre i quali dobbiamo prestare attenzione ad una traccia, non molto evidente alla sua partenza, che si stacca sulla sinistra dal sentiero principale. La traccia, dopo una serie di brevi tornanti, conduce al limite sud-occidentale dell'alpe Scermendone, uscendo dal bosco in prossimità di una baita semidiroccata. Alla nostra sinistra appare la cima quotata 2127 metri, sulla quale possiamo facilmente salire dal fianco meridionale, per ammirare un panorama di incomparabile bellezza (vedi foto sopra).
Dalla cima, infatti, si domina non solo l'intero crinale che poi si dovrà percorrere, ma anche, partendo da destra, il pizzo Bello, la val Terzana ed il passo di Scermendone che la chiude, i Corni Bruciati, la valle di Preda Rossa ed il monte Disgrazia che la sovrasta, con la sua mole regale.

 

Ma torniamo sui nostri passi e riprendiamo il sentiero: seguendo i segnavia, raggiungiamo in breve la casera dell'alpe (m. 2103).
Proseguiamo con calma,
gustando le molteplici
prospettive del panorama,
che in direzione della Val
Masino mostra la valle
dell'Oro, con il pizzo
Ligoncio in evidenza, ed
uno scorcio della valle
Porcellizzo.

 

 

 

 

 

 

 

 

Superati una baita ed un microlaghetto, il sentiero aggira a destra un dosso e punta in direzione della chiesetta di san Quirico (san Cères, m. 2131).
La chiesetta è legata ad una devozione molto antica ed è un'altra delle perle che il sentiero regala.
La terza domenica di luglio, nella celebrazione della festa del santo, la piana si riempie di tende di escursionisti che convengono per gustare la bellezza di questo terrazzo sull'immenso.

Pochi metri oltre la chiesetta si trova il rifugio Scermendone, ricavato nel 1999 da una baita riadattata, come punto d'appoggio prezioso sul sentiero Italia. Qui si può, infatti, pernottare liberamente (nella parte cui si ha libero accesso, sempre aperta, ci sono quattro posti letto, con la possibilità di ricavarne altri collocando brandine sul pavimento), oppure ci si può riparare in caso di cattivo tempo (in caso di temporale il rischio di essere colpiti da fulmini è, in questa zona, piuttosto elevato). Il rifugio offre, quindi, la possibilità di articolare con una certa libertà la cadenza delle tappe: si può scegliere, infatti, di effettuare un'unica tappa da Cataeggio al rifugio, o dall'alpe Granda al rifugio, con la possibilità, in questo secondo caso, di disporre del tempo necessario per scendere facilmente all'alpe di Scermendone basso e di qui all'incantevole piana di Preda Rossa, oppure per raggiungere il laghetto di Scermendone.

 

Si può anche scegliere un'interessante variante del sentiero Italia: nei pressi del rifugio parte, infatti, un'evidente sentiero che percorre, verso nord-est, tutta la val Terzana, oltrepassando il già citato laghetto di Scermendone e salendo al passo omonimo (visto nella foto a sinistra, dall'alto), dal quale si scende in alta val Caldenno, per poi attraversarla e raggiungere il passo omonimo, intercettando il sentiero Italia che sale dalla valle di Caldenno. Oppure, sempre dal rifugio, si può facilmente risalire il crinale, che prosegue in direzione nord-est, conduce alla Croce dell'Olmo e termina con la cima di Vignone, alla quale si sale facilmente (m. 2608). Dalla cima si può, poi, di nuovo scendere fino ad incontrare un grande ometto che segnala un sentiero il quale, puntando verso est, porta alle baite del Baric, in alta val Vignone, per raggiungere infine, di qui, la parte bassa dell'alpe Vignone, dove si riprende il sentiero Italia.

 

Se però si vuol rimanere sempre nel solco del sentiero vero e proprio, si procede, dal rifugio, verso est, seguendo le segnalazioni ed ignorando due tracce che si staccano l'una in salita, verso la Croce dell'Olmo, l'altra in discesa, verso il dosso di Oligna. Numerosi e preziosi paletti permettono di seguire una traccia che si mantiene per un buon tratto sulla quota 2100, superando alcuni valloni che confluiscono nella valle della Laresa. Questo è uno dei punti più delicati del sentiero, perché la sua traccia è poco evidente e, soprattutto, in diversi punti esposta e priva di protezioni.
Poi, finalmente, si cala in un bel bosco, raggiungendo luoghi più tranquilli e scendendo alle baite dell'alpe Vignone, dalle quali, se la giornata è limpida, lo sguardo spazia ampiamente sulla bassa Valtellina.

 

 

 

Dal limite inferiore
dell'alpe, poco sopra i
1800 metri, parte una bella
mulattiera che permette di
scendere comodamente al
prato Maslino (m. 1650),

 

 

dove questa graziosa chiesetta sembra fronteggiare la cima del Desenigo e gli ormai noti passi di Primalpia e Talamucca.
 

Il rifugio Marinella (m. 1650), presso il limite sud-
rientale del prato, permette
di concludere qui questa
tappa, che comporta un
dislivello in salita di circa
500 metri ed un tempo
complessivo che si aggira
intorno alle 3-4 ore.
Per proseguire nel cammino, apri la presentazione dell'ultima tappa, dal rifugio Marinella a Chiesa in Valmalenco.

 

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