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Punti di partenza ed arrivo |
Tempo necessario |
Dislivello in altezza
in m. |
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti) |
Frasnedo-Corveggia-Primalpia-Passo Primalpia-Passo del Calvo-Rifugio Omio |
8 h |
1600 |
EE |

Eccolo,
il tappone ammazzagambe: la terza giornata del Sentiero Life è
di quelle toste, e prevede la traversata da Frasnedo al rifugio Omio in Valle dell’Oro, passando per il bivacco Primalpia (etimologicamente, la prima fra le alpi, l'alpe per eccellenza), il passo
omonimo, l’alta valle di Spluga, il passo del Calvo e la Val Ligoncio.
Si lascia, dunque, Frasnedo, in direzione dell’alta
valle, sfruttando prima un tratturo, poi un sentiero che, rimanendo
sulla destra orografica della valle (sinistra, per chi sale), scende
ai prati di Corveggia (m. 1221), dai quali si gode
di un buon colpo d’occhio sull’alto Lario, ed ai quali giunge
anche un sentiero più basso, che passa per Moledana (dalla voce milanese "moeula", mola).

Addentrandoci
ancor più nella valle, raggiungiamo, in breve, un bivio (anzi,
trivio, considerando la direzione dalla quale veniamo: questo giustifica
le tre frecce bianco-rosse in evidenza su un masso) con alcuni cartelli
della Comunità Montana Val Chiavenna, che indicano sulla destra
il sentiero A1, per l’alpeggio Nave (dato a 45 minuti), l’alpeggio
Lavazzo (dato ad un’ora e 30 minuti) ed il passo del Culmine (dato
a 2 ore e 15 minuti). I cartelli segnalano anche che il medesimo sentiero
porta, in 2 ore e 25 minuti, al monte Bassetta (sul crinale fra Valle
dei Ratti e Costiera dei Cech), dal quale si scende al maggengo di Foppaccia
(dato a 3 ore e 25 minuti), per poi tornare, alla fine, a S. Fedele
di Verceia (tempo complessivo: 4 ore e 30 minuti). Un ottimo circuito
escursionistico, per chi parta da Verceia e sia ottimo camminatore.

Ma a noi, per ora, interessa l’altro sentiero, quello di sinistra,
che porta, in 3 ore, al rifugio Volta. Troviamo, a questo bivio, anche
un cartello dell’A.N.P.I., che illustra la lunga traversata effettuata, per sfuggire all'accerchiamento da parte delle forze nazifasciste,
nel tardo autunno del 1944 dalla 55sima brigata partigiana
Fratelli
Rosselli, da Introbio, in Valsassina, alla Val Gerola e di qui alla Costiera dei Cech, con successiva traversata alla Valle dei Ratti ed alla Val Codera (da "cotaria" e quindi da "cote", cioè masso) e conclusiva discesa a Bondo (Svizzera) per la bocchetta della Teggiola. Nella seconda giornata del Sentiero Life ed in questa
terza, dunque, ricalchiamo (in senso inverso) le orme di parte di questa memorabile traversata
(con la non lieve differenza della buona stagione). All’alpe Primalpia (etimologicamente, la prima fra le alpi, l'alpe per eccellenza)
le direttrici si separeranno: per salire al passo di Visogno, infatti,
bisogna salire diretti in direzione sud-est, mentre noi proseguiremo
in direzione nord-est. Ma intanto all’alpe dobbiamo ancora arrivarci.
Un cartello con la scritta cancellata, sempre a questo bivio, sta ad
indicare che la direzione per la capanna Volta è, per ora, anche
quella per il bivacco Primalpia (etimologicamente, la prima fra le alpi, l'alpe per eccellenza).
Di nuovo in cammino, dunque, prendendo a sinistra. Dopo aver superato
una cappelletta, eccoci ai prati di Tabiate (m. 1253),
dove, su una baita, troviamo una targhetta azzurra con il logo “Life”.
Addentrandosi ancor più nella media valle, intorno ai 1400 metri
incontriamo un nuovo bivio, al quale bisogna prestare un po’ di
attenzione. Dal sentiero si stacca, sulla destra, un secondo sentiero
che scende ad un ponte sul torrente della valle. Su un masso una freccia
indica il bivio; in direzione del sentiero principale è aggiunta
la scritta, difficilmente leggibile, “Volta”: l’indicazione
va intesa nel senso che proseguendo su questo sentiero, cioè
rimanendo ancora per un lungo tratto sul lato sinistro (per noi) della
valle, saliamo verso il rifugio Volta del CAI di Como, posto, a 2212
metri, sul limite dell’alpe
Talamucca, nella parte centrale dell’alta
valle. Un cartello in legno chiarisce che il Sentiero Life si stacca dal sentiero che sale verso la testata della valle e porta al rifugio Volta..
Dobbiamo, infatti, scendere al ponte alla nostra destra,
che ci porta sul lato opposto della valle, dove troviamo una fascia
di prati con alcune baite. Un cartello che punta in direzione del ponte
ha la scritta cancellata (vi si leggeva l’indicazione per il bivacco
Primalpia (etimologicamente, la prima fra le alpi, l'alpe per eccellenza)). Probabilmente in futuro le indicazioni saranno più
chiare. Intanto, raggiunti i prati, dobbiamo salire verso il limite
superiore, più o meno sulla verticale rispetto al ponte, dove
parte, segnalato dal cartello giallo del Sentiero Life posto su un masso,
il sentiero segnalato che, dopo un primo traverso verso destra, piega
a sinistra, superando alcuni torrentelli, nella cornice di un bel bosco
di larici, e raggiunge l'alpe di Primalpia (etimologicamente, la prima fra le alpi, l'alpe per eccellenza) bassa, a m. 1678, caratterizzata
da un grande larice solitario al centro del prato. Approssimativamente
sopra la verticale del larice, leggermente a sinistra, il sentiero riparte,
e, dopo un breve tratto a destra, riprende la direttrice verso sinistra
(est), sempre nella cornice del bosco di larici.

Attraversate alcune radure, incontriamo i primi ruderi delle baite dell’alpe
di Primalpia (etimologicamente, la prima fra le alpi, l'alpe per eccellenza) alta. Incontriamo, quindi, un cartello che indica la deviazione
per l’alpe Nave e l’alpe Piempo, deviazione che ignoriamo.
Superato un ultimo torrentello, eccoci, infine, al simpatico edificio
del bivacco Primalpia (etimologicamente, la prima fra le alpi, l'alpe per eccellenza), recentemente edificato, a 1980
metri. L’interno è accogliente: ci sono 18 brandine, disposte
in letti a castello, c’è l’acqua corrente, c’è
una stufa a gas ed un focolare, c’è la corrente generata
da un pannello
fotovoltaico.
C’è anche un simpatico cartello, con una scritta che recita
così: “Il pattume se si scende a valle portarlo con sé,
perché il camion non passa! Grazie!” Qualora fossimo nella
necessità di fermarci qui, ripaghiamo la generosa iniziativa
di chi ha voluto questo prezioso punto di appoggio con il massimo rispetto
per la struttura e magari con un contributo riconoscente. Gettato un
ultimo colpo d’occhio al circo terminale dell’alta Valle
dei Ratti (il panorama è davvero superbo), dobbiamo rimetterci
in marcia per raggiungere il passo di Primalpia, seguendo i segnavia
bianco-rossi lungo il sentiero, abbastanza evidente, che punta ad una
baita solitaria, sul lato opposto dell’alpe, a nord-est rispetto
a noi. In realtà la solitudine dell’alpe è apparente
più che reale: d’estate viene ancora caricata, per cui
probabilmente ci sentirà di ascoltare il rallegrante scampanio
delle mucche, e magari anche il meno rallegrante abbaiare del cane da
pastore (chissà perché questi animali considerano gli
escursionisti dei nemici mortali dei capi di bestiame che hanno imparato
a sorvegliare: nel loro immaginario, probabilmente, costoro ritemprano
le forze divorandosi innocenti vitelli rapiti alla loro mandria).
In breve, eccoci alla baita, che ospita gli alpeggiatori, sempre disposti
a scambiare qualche parola con questi curiosi umani itineranti, e ad
offrire preziose indicazioni. Oltre la baita, il sentiero prosegue,
salendo leggermente e puntando ad un crinale che separa l’alpe
dal vallone che dovremo sfruttare per salire al passo di Primalpia.
Raggiunto il crinale erboso, in corrispondenza di un grande ometto,
si apre, di fronte ai nostri occhi, di nuovo, più
vicino, l’ampio
scenario dei pascoli dell’alpe Talamucca. Riconosciamo anche,
facilmente, il rifugio Volta, che è l’ultimo edificio,
a sinistra, nel circo dell’alta valle. Purché la giornata
dibuona,
o almeno discreta. Purtroppo la Valle di Ratti, per la sua vicinanza
al lago di Como, è spesso percorsa da correnti umide, che generano
nebbie anche dense, le quali ne velano la bellezza davvero unica. Se,
quindi, potremo godere di una giornata limpida, consideriamoci fortunati.
Scendiamo, ora, per un breve tratto sul crinale, fra erbe e qualche
roccetta, fino ad un masso, sul quale il segnavia, accompagnato dalla
targhetta azzurra con il logo “Life”, indica una svolta
a destra. Dobbiamo, ora, prestare un po’ di attenzione, perché
il sentiero, volgendo decisamente a destra, ci porta ad una breve cengia
esposta, per la quale scendiamo al canalone che adduce al passo. Le
corde fisse ci aiutano nella breve discesa, che sfrutta dapprima uno
stretto corridoio nella roccia, poi una traccia di sentiero esposta.
Con le dovute cautele, eccoci sul fondo del canalone, nel quale scorre
il modesto torrentello alimentato dai laghetti superiori. Seguendo i
segnavia, lo attraversiamo e cominciamo a risalire, sul lato sinistro
(per noi) del canalone, un ampio versante erboso disseminato di massi,
ricongiungendoci con il Sentiero Italia Lombardia nord 3. Il passo sembra
lì, a pochi minuti di cammino.
Ma, come spesso accade in questi casi, quel che ci sembra un valico
è in realtà solo la soglia di un gradino superiore. La
delusione della scoperta, però, dura ben poco, perché,
oltre la soglia, ci appare,
piccola perla di immenso valore, il laghetto
di Primalpia (etimologicamente, la prima fra le alpi, l'alpe per eccellenza) (m. 2296), a monte della quale si trova la baita al Lago
(m. 2351). Ecco uno di quegli angoli di montagna solitaria e silenziosa
che, da soli, ripagano di ogni fatica. Passando a sinistra del laghetto,
puntiamo alla selletta che ci sembra essere, finalmente, il passo agognato.
Ed invece, per la seconda volta, raggiunta la selletta siamo alle soglie
di un ultimo gradino, una conca di sfasciumi che ospita un secondo e
più piccolo laghetto (m. 2389), con un nevaietto che rimane anche
a stagioneinoltrata.
Il passo, questa volta, è davvero davanti a noi: qualche ultimo
sforzo e, salendo sul fianco destro del canalino terminale, eccoci,
finalmente, al passo di Primalpia (pàs de primàlpia, m. 2476). Un passo
che regala un’emozione intensa, perché apre un nuovo, vasto
ed inaspettato orizzonte: davanti a noi, in primo piano, l’alta
Valle di Spluga, ma poi, oltre, un ampio scorcio della piana della media
Valtellina, incorniciato, sulla sinistra, dai Corni Bruciati (protagonisti
dell’ultima giornata del Sentiero Life), sul fondo dal gruppo
dell’Adamello e, sulla destra, dalla catena orobica, che mostra
le sue più alte vette della sezione mediana. Valeva davvero la
pena di giungere, almeno una volta nella vita, fin qui: ecco un pensiero
che non potremo trattenere. Qui, di nuovo, Sentiero Life e Sentiero
Italia Lombardia nord 3 si separano: il secondo, infatti, effettua la
lunga discesa della Valle di Spluga, passando per i suoi splendidi laghetti
(dal passo si vedono solo quelli più piccoli, inferiori, mentre
restanascosto il più grande lago superiore, il “läch gränt”).
Il Sentiero Life, invece, rimane in quota, effettuando una traversata
dell’alta Valle di Spluga che, passando per il passo gemello della
bocchetta di Spluga, sale al passo del Calvo. Dobbiamo, quindi, innanzitutto
portarci alla bocchetta dello Spluga, prestando attenzione a non imboccare
il sentiero che scende sul fianco destro della valle omonima, ma portandoci
a sinistra del passo, dove un sentierino scende per un tratto sul fianco
della testata della valle, per poi congiungersi con una traccia che
effettua latraversata
alla bocchetta. Qualora perdessimo il sentierino, scendiamo per un breve
tratto lungo il Sentiero Italia: troveremo, in basso rispetto al sentiero,
sulla sinistra, un masso, sul quale è segnalata la triplice direttrice
per Frasnedo (cioè per il passo di Primalpia (etimologicamente, la prima fra le alpi, l'alpe per eccellenza), che abbiamo appena
lasciato), per la Val Masino (Sentiero Italia) e per la capanna Volta
(è la direttrice che ci interessa, a sinistra). Nella medesima
direzione, troviamo, poi, un secondo masso, con una freccia nera, in
campo bianco, e con la scritta “Cap. Volta”, affiancata
da un segnavia bianco-rosso e dalla targhetta azzurra con il logo “Life”:
è questa la direzione da prendere (a sinistra). Non possiamo,
dunque, sbagliare.
Il sentierino taglia il fianco dello sperone montuoso che separa i due
valichi. Superata una breve fascia di massi, guadagniamo una posizione
dalla quale è possibile ammirare un ampio scorcio del lago superiore
di Spluga, che, purtroppo, dobbiamo lasciare qualche centinaio di metri
più in basso rispetto a noi (è a 2160 metri, mentre noi
stiamo oltrepassando la quota 2500), ma che, anche da qui, ci regala
qualcosa del fascino profondo e selvaggio delle sue scure acque. Si
tratta di un lago che merita un’attenta considerazione, anche
perché è il più grande dell’intera Val Masino
(valle ricchissima di
scenari alpini incomparabili, ma assai povera
di laghi: menzionati il lago di Spluga, appunto, e quello, in Val Terzana,
di Scermendone, li abbiamo praticamente menzionati tutti). Sullo sfondo,
le più alte cime della catena orobica.
Oltrepassato un masso che segnala un bivio (a destra si scende alla
baita Spluga, nei pressi del già citato lago, a sinistra si prosegue
per la capanna Volta), al quale prendiamo a sinistra, eccoci, alla fine,
alla bocchetta di Spluga (bochèta dè la möca, m. 2522), dove, su un masso,
ritroviamo la targa gialla del Sentiero Life. Amplissimo il panorama,
non solo in direzione della media Valtellina, maanche,
sul lato, opposto, in direzione della media Valle dei Ratti e dell’alto
Lario. Dobbiamo, ora, stare attenti (soprattutto nell’eventualità,
non remota, di foschia e visibilità limitata) a non seguire le
indicazioni per la capanna Volta, che ci portano a scendere alla bocchetta
verso sinistra (tali indicazioni – segnavia rosso-bianco-rossi
- si giustificano in riferimento ad un percorso che, dalla bocchetta,
scende in alta Valle dei Ratti e di qui al rifugio Volta). Dobbiamo,
invece, rimanere a destra: raggiunta, sul lato opposto della bocchetta,
una grande placca di granito con un segnavia rosso-bianco-rosso sulla
sinistra, in segnavia bianco-rosso affiancato dalla targhetta azzurra
con il logo “Life” sulla destra, troviamo il punto nel quale
le due vie si separano.
Noi prendiamo a destra, senza però perdere quota, ma cominciando
a salire a ridosso delle grandi placche di granito che scendono dalla
testata nord-occidentale dell’alta Valle di Spluga. Incontriamo
alcuni segnavia rosso-bianco-rossi, poi un grande quadrato bianco, e,
ancora, segnavia rosso-bianco-
rossi sul fianco della testata. Il sentiero
sale decisamente, snodandosi fra gli ultimi magri pascoli, per poi raggiungere
la sterminata e caotica zona di sfasciumi che riempie interamente l’angolo
nord-occidentale dell’alta valle. Ora possiamo, guardando in basso,
alla nostra destra, vedere il lago superiore di Spluga nella sua interezza.
Ancora più suggestiva ci appare, sullo sfondo, la fuga di quinte
delle valli orobiche (sezione centro-orientale). Terminano i pascoli
e si fa meno accentuata, ma non meno faticosa, la salita: dobbiamo,
infatti, ora districarci fra massi di ogni dimensione, con pazienza
e cautela, seguendo la direzione dettata dagli abbondanti segnavia.
La cautela è d’obbligo: siamo ormai stanchi, e la possibilità
diprocurarci
una storta, o peggio, anche su un terreno apparentemente non pericoloso
è dietro l’angolo. Alle nostre spalle, intanto, si rende
ora ben visibile, sull’angolo sud-occidentale della valle, la
cima del Desenigo (m. 2845).
Ma dove andremo a finire? Dov’è il passo del Calvo che
ci porterà alle soglie della Val Ligoncio? Se guardiamo davanti
a noi, vedremo una larga depressione, apparentemente accessibile, dietro
la quale occhieggiano, furbi ed un po’ impertinenti, i Corni Bruciati.
Non è quello il passo. Si trova più a sinistra, ed è
costituito da un intaglio appena distinguibile su una più modesta
depressione, riconoscibile per la grande e liscia placca giallastra
sottostante. Se poi queste indicazioni non bastassero a capire qual
è la meta, poco male: con un po’ di pazienza, seguendo
i segnavia ed alcuni grandi ometti, ci si arriverà.
Dietro la
bocchetta dello Spluga appare, ad un certo punto, anche l’inconfondibile
corno del monte Legnone: ce lo ricordiamo, ha dominato lo scenario della
prima giornata del sentiero. Alla nostra sinistra, le formazioni gotiche
e tormentate della testata nord-occidentale della Valle di Spluga. Un’avvertenza:
se, per qualunque motivo, ci trovassimo nella necessità di scendere
a valle, cioè di scendere dalla Valle diSpluga,
non scegliamo di scendere, a vista, attraversando la fascia di sfasciumi
in direzione del lago: la fascia è, infatti, chiusa dal salto
di qualche centinaia di metri di rocce lisce, arrotondate e ripidissime.
Dopo quasi un’ora di traversata, eccoci, infine, alla base del
passo: un grande cerchio bianco contornato di rosso ci segnala che inizia
un tratto esposto e potenzialmente pericoloso. L’ultimo tratto
della salita, infatti, sfrutta una cengia a ridosso del fianco roccioso
di destra del versante (le corde fisse assistono questo passaggio),
poi uno stretto e ripido corridoio erboso (anche qui le corde fisse
sono di grande aiuto), ed infine un’ultima brevissima cengia (sempre
corde fisse), che ci porta non direttamente all’intaglio del passo,
ma ad uno stretto corridoio che lo precede. Ora vediamo l’intaglio,
alla nostra sinistra (su una placca rocciosa sono assicurate la targa
gialla del Sentiero Life ed una scatola metallica), ma dobbiamo prestare
attenzione anche nell’ultimo passaggino, per evitare di cadere
in un singolare buco che si spalanca, improvviso, alla nostra sinistra,
sotto un grande masso.
Eccoci, infine, ai 2700 metri del passo del Calvo.
Se il passo di Primalpia (etimologicamente, la prima fra le alpi, l'alpe per eccellenza) emoziona, quello del Calvo toglie addirittura
il fiato, perché spalanca, improvvisa e sublime, di fronte a
noi, l’intera compagine delle cime del gruppo del Masino e del
Monte Disgrazia ("desgràzia"). Da sinistra, l’occhio esperto riconosce, da sinistra,
i pizzi dell’Oro (m. 2695, 2703 e 2576), sulla testata della valle
omonima, la cima del Barbacan (sciöma dò barbacàn, o Barbacane, da un termine di origine persiana che significa "balcone", m. 2738), sulla costiera che separa
la
Valle dell’Oro dalla Val Porcellizzo ("val do porscelécc"), le cime d’Averta (dal dialettale "avert", cioè aperto, m.
2778, 2861), il pizzo Porcellizzo (sciöma dò porsceléc', m. 3075), la punta Torelli (m. 3137),
i pizzi Badile (m. 3308) e Cengalo (dal latino "cingulum", da cui anche "seng" e "cengia", stretto risalto di roccia, 3367), che spiccano, per mole ed
altezza, sulla testata della Val Porcellizzo, i pizzi Gemelli (m. 3221
e 3259), i pizzi del Ferro (sciöma dò fèr), occidentale (o cima della Bondasca, m. 3267),
centrale (m. 3287) ed orientale (m. 3200), sulla testata della valle
omonima, la cima di Zocca (m. 3175), la punta Allievi (m. 3123), la
Cima di Castello ("castèl")
(m. 3386), la punta Rasica ("rèsga") (m. 3305), le celeberrime cime della Valle di Zocca ("val da zòca"), ed ancora i pizzi Torrone occidentale (m. 3349), centrale
(m. 3290) ed orientale (m. 3333, riconoscibile per il sottile ago alla
sua sinistra), sulla testata della valle omonima, il Monte Sissone ("sisùn", in Val Masino, "còrgn de sisùm", in Valmalenco; m.
3331), le cime di Chiareggio (da "clarus", nel senso di spoglio di alberi;) m. 3203, 3107 e 3093) ed il monte Pioda (sciöma da piöda, m. 3431), sulla testata della val Cameraccio, ed infine il Monte Disgrazia ("desgràzia")
(m. 3678), che signoreggia per mole ed eleganza su tutte le altre cime,
ed ancora loro, i Corni Bruciati (m. 3097 e 3114), sulla testata della
Valle di Preda Rossa, lo scenario conclusivo del Sentiero Life.
È, questo, il punto più alto ed emotivamente più
forte dell’intero sentiero. Resta l’ultima discesa, in Val
Ligoncio e Valle dell’Oro, che ha come meta il rifugio Omio, dove
si conclude questa terza giornata. Il rifugio venne edificato nel 1937 dalla Società Escursionisti Milanesi ed intitolato alla memoria di Antonio Omio, una delle sei vittime della tragica ascensione alla punta Rasica (in Valle di Zocca) del 1935. Incendiato dalle forze nazifasciste nel 1944, perché veniva utilizzato come punto di appoggio dalle forze partigiane, venne ricostruito nel 1948 e ristrutturato nel 1970 e nel 1997.
Siamo stanchi, una certa tendenza
alla rilassatezza si può fare subdolamente strada, complice il
pensiero ingannevole: “il più è fatto!” Invece
dobbiamo rimanere concentrati ed attenti, perché il primo tratto
della discesa sfrutta la lunga ed esposta cengia del Calvo (battuta
da cacciatori, molto prima che da escursionisti),adeguatamente
attrezzata ma pur sempre da affrontare con la debita cautela e da evitare
in presenza di neve o dopo abbondanti precipitazioni (tanto per fare
un paragone forse familiare a diversi lettori, assomiglia un po’
alla discesa dal passo del Barbacan (o Barbacane, da un termine di origine persiana che significa "balcone") sud- est in Val Porcellizzo, lungo
il Sentiero Risari, da molti utilizzato come prima trappa di un abbreviato
Sentiero Roma). Ma dove ci troviamo esattamente? Ora, guardando una
cartina ci accorgiamo che sul punto di incontro fra le valli di Spluga,
Ligoncio e dei Ratti è posta la cima del Calvo (sciöma del munt Splüga), o monte Spluga
(m. 2967), che resta, nascosto, alla nostra sinistra. In realtà
le cime del Calvo sono due: la già citata è quella occidentale,
e ve n’è una seconda, orientale (m. 2873). Ebbene, la cengia
che sfrutteremo taglia, in diagonale, proprio in fianco nord-orientale
di questa seconda cima, dalla base massiccia. Dopo questi chiarimenti
geografici, cominciamo a scendere.
La traccia di sentiero segue la lunga cengia, in gran parte assistita
da corde fisse, sempre molto utili. Scendiamo con calma, assicurandoci
alle corde fisse. Sulla nostra destra si apre il selvaggio circo terminale
della Val Ligoncio (la sezione meridionale di quella che genericamente
viene denominata Valle dell’Oro), segnata dai repulsivi salti
delle cime che la incorniciano. Distinguiamo anche, più a sinistra,
la spaccatura della bocchetta di Medaccio (da "meda", mucchio, quindi monte, in forma dispregiativa), a destra della punta omonima,
per la quale si può passare dalla Val Ligoncio alla Valle della Merdarola
("val da merdaröla"). Dopo un ultimo canalino di terriccio scivoloso ed una brevissima
risalita, eccoci, alla fine, alla base del passo. Alla nostra sinistra
vediamo un nevaietto che rimane per l’intera stagione (può
servire come punto di riferimento per chi voglia riconoscere la cengia
del Calvo guardando dalla Omio). Proseguiamo al discesa, un po’
faticosamente e senza allentare l’attenzione, superando una fascia
di grandi massi. Alle nostre spalle si fa più riconoscibile il
poderoso fianco roccioso della cima del Calvo (sciöma del munt Splüga)
orientale. Alla sua destra, dopo una curiosa sequenza di irti spuntoni,
defilata, la cima del Calvo occidentale, sulla verticale del nevaietto.
La discesa prosegue, seguendo i segnavia rosso-bianco-rossi, fino ai
primi pascoli. Dopo un masso che presenta anche una croce rossa, attraversiamo
un torrentello che scende dal nevaietto e proseguiamo nella discesa,
in diagonale, verso sinistra. Dopo un buon tratto di discesa, fermiamoci
e volgiamo lo sguardo: le due cime del Calvo sono ancora più
riconoscibili, e si distingue anche, sul fianco di quella orientale,
la cengia che abbiamo sfruttato scendendo dal passo del Calvo. In direzione
opposta, al centro della valle, si distingue il rifugio Omio.
Ed è lì che, alla fine, ci porta il sentiero, che si snoda
fra i pascoli della Val Ligoncio (val dò ligùnc'), superando diversi torrentelli (àquè do ligùnc’, che confluiscono, più in basso, nel fiöm do ligunc’ o fiöm da caséna di lüsèrt) e balze.
Nell’ultimo tratto il sentiero intercetta i due rami del sentiero
Dario di Paolo, che salgono ai passi della Vedretta, per il quale si
scende nell’alta Valle dei Ratti, e Ligoncio, per il quale si
scende in valle d’Arnasca (uno dei più antichi toponimi valtellinesi, dalla radice ligure o celtica "arn", che significa "acqua").
Al rifugio Omio (m. 2100) ci godiamo, alla fine, il meritato riposo,
dopo 8 ore di cammino: il dislivello in altezza superato è, infatti,
ragguardevole (m. 1600 circa), come lo è lo sviluppo (km. 18
circa).
Prima di chiudere questa relazione, vale la pena di suggerire una possibile variante del Sentiero Life, utile per chi disponga
di soli cinque giorni, invece dei sei necessari. Questa variante prevede
che la prima giornata sia dedicata alla salita al bivacco Primalpia (etimologicamente, la prima fra le alpi, l'alpe per eccellenza) da Verceia, e la seconda alla traversata Primalpia (etimologicamente, la prima fra le alpi, l'alpe per eccellenza)-Omio
(sfruttando l’itinerario già descritto). È necessario,
quindi, solo illustrare come effettuare la salita al bivacco da Verceia.
Una premessa, però: questa variante non tradisce lo spirito del
Sentiero Life, perché parte pur sempre da un paese che si affaccia
sul lago di Mezzola, non lontano dal Pian di Spagna. Oltretutto, il
3 e 4 settembre 2005 la Carovana di Legambiente, percorrendo una versione
“ridotta” del sentiero in due sole giornate, ha scelto di
articolarle così: Verceia-Bivacco Primalpia (etimologicamente, la prima fra le alpi, l'alpe per eccellenza) e Bivacco Primalpia (etimologicamente, la prima fra le alpi, l'alpe per eccellenza)-Rifugio
Omio.
Dopo
questa excusatio non petita, vediamo come procedere. Portiamoci, con
l’automobile, alla parte alta di Verceia, sul lato sinistro, cercando
le indicazioni per la Valle dei Ratti. La strada porta alla frazione di Vico, appena sopra il paese. Qui termina il traffico libero ed inizia una strada-pista sterrata che ha raggiunto al momento la Motta (m. 850 circa). La pista agro-silvo-pastorale è chiusa al traffico dei veicoli non autorizzati, ma è possibile acquistare il permesso di transito giornaliero nei bar Val di Ratt, Pinki, Milky, Circolo "Al Sert"; presso gli uffici Comunali (tel. 0343 44137; www.comune.verceia.so.it) è possibile anche acquistare un permesso annuale. Dal termine della pista si imbocca la storica mulattiera per Frasnedo.
Si tratta di una mulattiera molto bella, riposante, che taglia, a quota 900, il Tracciolino,
passa appena sotto il bel nucleo di Càsten e porta, alla fine,
a Frasnedo. Come proseguire da Frasnedo al bivacco Primalpia (etimologicamente, la prima fra le alpi, l'alpe per eccellenza) lo abbiamo
già raccontato. Chi volesse guadagnare una quarantina di minuti
può, però, scegliere questo itinerario alternativo, che
rimane più basso e taglia fuori Frasnedo. Giunto al tracciolino,
lo imbocca verso destra, fino alla diga di Moledana (dalla voce milanese "moeula", mola; attenzione al trenino a scartamento ridotto!). Qui attraversa il camminamento
della diga posta a monte dell’impressionante ed orrida forra del
torrente ed imbocca il sentiero sul lato opposto della valle. Giunto
ben presto ad un trivio, segue le indicazioni per Moledana (dalla voce milanese "moeula", mola) (sinistra),
ignorando quelle per Verceia (destra) e per la Foppaccia (destra, salendo).

Giunto alle poche case di Moledana, controlla il tempo,
sfruttando un simpaticissimo termometro a corda (funziona così:
corda secca = bel tempo, corda bagnata = pioggia, corda rigida = freddo,
corda mossa = vento, corda invisibile = nebbia o bere meno, no corda
= ce l’hanno
rubata). Poi, ignorando il cartello che segnala, sulla destra, il sentiero
per l’alpe Nave, prosegue diritto, fino ad un ponte, sfruttando
il quale torna sul lato sinistro (per chi sale) della valle, in corrispondenza
di alcune baite. Di qui prosegue nella salita e, ignorata una deviazione
a sinistra per Frasnedo ed una deviazione a destra, raggiunge, alla
fine, ai prati di Corveggia. L’itinerario successivo
è il medesimo descritto sopra.
Questa variante comporta un dislivello in salita di circa 1400 metri,
e richiede 4-5 ore di cammino. Il suo vantaggio non è solo quello
di abbreviare di un giorno il Sentiero Life, ma anche quello di rendere
decisamente meno faticosa la seconda (terza) giornata, che si conclude
al rifugio Omio.
Chi volesse ulteriori informazioni o aggiornamenti,
può rivolgersi all’ERSAF, a Morbegno (SO), tel. 02 67404.581,
fax 02 67404.599, oppure all’Infopoint ERSAF, tel. 02-67404451
o 02-67404580; può anche scrivere a oscar.buratta@ersaf.lombardia.it,
oppure a life@ersaf.lombardia.it.
Risulta utile anche la consultazione del sito Internet www.lifereticnet.it/italiano/home.htm