1. Novate Mezzola -
Rif. Brasca

2. Rif. Brasca -
Rif. Gianetti

Variante: Sentiero Risari
Omio-Gianetti

3. Rif. Gianetti - Rif. Allievi

4. Rif. Allievi -
Rif. Ponti

5. Rif. Ponti -
Chiesa Valmalenco


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CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line


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La seconda giornata comincia all'insegna della fatica: ci si muove, infatti, dal rifugio Brasca, salutando lo scenario della parte occidentale della testata della Val Codera, per affrontare la faticosa salita al passo del Barbacan nord, lungo la valle dell'Averta. Poco oltre il rifugio,  
all'alpe Coeder,  
si trova il cartello che indica la deviazione: il sentiero Roma, infatti, si stacca dal tracciato che prosegue addentrandosi nella media ed alta Val Codera e conducendo al bivacco Pedroni-Dal Prà, dal quale si può salire al passo della Trubinasca, per poi scendere al rifugio Sasc Fourà in Val Bregaglia (presso il rifugio Brasca si trova una cartina chiara che illustra bene queste possibilità).  
La salita in valle dell'Averta non concede respiri (tranne quelli che uno si prende da sé in qualche sosta opportuna). Guardiamo in alto, in direzione della valle dell’Averta: le tre cime gemelle, le cime dell’Averta meridionale, centrale e settentrionale sono ben visibili. Occhieggia anche, sornione e quasi irridente, alla loro destra, l’affilata punta della cima del Barbacan (m. 2738), alla cui destra si trova (non visibile da qui) il passo che dovremo varcare, cioè il passo Barbacan nord.   
Il sentiero dapprima risale, con traccia non sempre evidente ma ben segnalata, un bosco, sul versante sinistro idrografico della valle (destro per chi sale), attraversa da destra a sinistra un torrentello, poi esce all'aperto e, superati i due rami che confluiscono nel torrente principale, si porta sul lato opposto e raggiungere, a quota 1957, le baite dell'alpe. La traccia piega poi leggermente a sinistra, facendosi sempre meno evidente e prendendo un andamento est-sud-est. Tuttavia, seguendo le abbondanti segnalazioni non è possibile sbagliare.  
Bisogna solo prestare attenzione a non seguire la deviazione a destra, segnalata su un masso, per il passo dell'Oro. Risaliamo, così, passo dopo passo, la sterminata ganda dell’alta valle, in direzione dello stretto intaglio del passo. Risalendo la parte terminale della valle e prestando attenzione ai sassi mobili, si giunge infine al passo, posto a 2598 metri:   
sono trascorse più di quattro ore (al netto delle soste) dalla partenza. Dalla sommità del canalino terminale, dove si trova neve anche a stagione avanzata, si domina l'erto e sudatissimo percorso effettuato, ma si può gettare un'occhiata anche su una parte del percorso della prima giornata, cioè sulla piana della Val Codera, nella quale si distingue Bresciadega. 
Sul passo troviamo, ad attenderci, un curioso spuntone di roccia.   
Su un masso, una freccia bidirezionale bianco-rossa ci rassicura, in caso di scarsa visibilità: è proprio questa la più agevole porta fra la Val Porcellizzo e la Val Codera. Ritemprate le forze, ci si può ora disporre alla discesa, che può avvenire secondo due diverse direttrici.   
La maggior parte degli escursionisti, valicata la stretta porta del passo, scende per un canalino gemello che, ripido ed impegnativo nella prima parte, diventa ben presto assai più tranquillo. Bisogna prestare però un'estrema attenzione a non far cadere sassi mobili, perché il canalino conduce al frequentatissimo sentiero Risari (tratto Omio-Gianetti), dove eventuali sassi finirebbero per scendere ad una velocità pericolosissima.  
Nella seconda parte della discesa, si intercetta una traccia di sentiero che conduce al sentiero Risari, in prossimità di un masso che segnala, con un triangolo rosso, la deviazione per il rifugio Brasca, pochi metri prima che il sentiero, sulla destra, attacchi la costiera del Barbacan, salendo al passo del Barbacan sud-est. Ci si deve però dirigere in direzione opposta, cioè verso nord-est, alla volta del rifugio Gianetti.  
Intanto si apre davanti agli occhi l'imponente testata della val Porcellizzo, uno spettacolo davvero unico. Possiamo passare in rassegna tutte le sue cime. Si mostrano, da sinistra, le cime dell’Averta, meridionale, centrale e settentrionale (m. 2778, 2861 e 2947), il pizzo Porcellizzo (m. 3075), riconoscibile per il prolungato sperone che si incunea profondamente, scendendo verso sud-est, negli ultimi pascoli dell’alta valle, la più piccola punta Torelli (m. 3137), il celeberrimo ed inconfondibile pizzo Badile (m. 3308), la punta Sertori (m. 3288), che, alla sua destra, fa quasi da paggio, l’arrotondata ed imponente cuspide del pizzo Cèngalo (m. 3367), il più alto nella testata della valle,  
i più modesti pizzi Gemelli (m. 3229 e 3261) e, a chiudere la testata ad est, il pizzo del Ferro occidentale, o cima della Bondasca (m. 3267). A destra della testata si pone la costiera del Cavalcorto, che separa la Val Porcellizzo dalla Valle del Ferro.    
Con questo superbo spettacolo impresso nell’anima, il cammino riprende. Dopo aver superato, scendendo, uno sperone roccioso, si giunge ad un grosso masso, presso il quale il sentiero Risari si congiunge con il sentiero Roma che scende dal passo del Barbacan nord. Infatti, come già detto, esiste una seconda possibilità di valicare questo passo, quella classica e segnalata dalle carte: dal passo si può, infatti, invece di infilarsi nel canalino, si può prendere a sinistra, sfruttando inizialmente una cengia esposta  
(questo tratto manca di protezione, per cui la cautela deve essere massima; in caso di pioggia o scarsa visibilità, poi, i rischi si moltiplicano); si scende, così, verso nord, seguendo i triangoli rossi, a sinistra rispetto al canalino che termina al Sentiero Risari. 
Questo itinerario, vuoi per la sua maggiore esposizione, vuoi perché meno visibile ed intuitivo per chi raggiunga il passo dalla valle dell’Averta, è assai meno battuto. I triangoli rossi, qui, invitano a badare non tanto all'incolumità altrui, ma alla propria. La discesa verso sinistra raggiunge poi luoghi meno pericolosi, cioè i pascoli più alti, e conduce ad un ampio terrazzo ricoperto da massi e, talora fino a stagione avanzata, da neve.
Per un tratto si prosegue quasi in parallelo con il Sentiero Risari, che passa poche decine di metri più in basso,
poi, piegando leggermente a destra, si scende agevolmente ad intercettarlo, in corrispondenza di un grande masso che indica la biforcazione dei sentieri, a 2530 metri circa. A questo punto si tratta solo di proseguire in direzione del rifugio Gianetti,   
godendo dello scenario incomparabile dei pizzi Badile e Cengalo.  
Il tratto compreso fra il passo ed il rifugio è percorribile in circa un'ora e mezza.
Al rifugio, posto a 2534 metri, ci si può fermare a pernottare. Si conclude così la seconda giornata di cammino.  
Si segnala però anche un'interessante variante al percorso illustrato. Se, risalendo la valle dell'Averta, si seguono le indicazioni che portano al passo dell'Oro (m. 2526), si può poi scendere agevolmente in valle dell'Oro, raggiungendo il rifugio Omio, dove è possibile pernottare, per percorrere, l'indomani, il sentiero Risari (vedi tratto Omio-Gianetti). Bisogna tenere presente che i canalini terminali che conducono al passo dell'Oro  
e a quello del Barbacan nord presentano spesso neve anche a stagione avanzata, per cui richiedono, per essere affrontati in sicurezza, attrezzatura adeguata (ramponi e piccozza). Del resto si tratta di un'attrezzatura che non deve mancare nell'equipaggiamento di chi affronti il sentiero Roma.  

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