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La
seconda giornata comincia all'insegna della fatica: ci si muove,
infatti, dal rifugio Brasca, salutando lo scenario della parte
occidentale della testata della Val Codera, per affrontare la
faticosa salita al passo del Barbacan nord, lungo la valle dell'Averta.
Poco oltre il rifugio, |
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all'alpe Coeder, |
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si
trova il cartello che indica la deviazione: il sentiero Roma,
infatti, si stacca dal tracciato che prosegue addentrandosi nella
media ed alta Val Codera e conducendo al bivacco Pedroni-Dal Prà,
dal quale si può salire al passo della Trubinasca, per poi scendere
al rifugio Sasc Fourà in Val Bregaglia (presso il rifugio Brasca si
trova una cartina chiara che illustra bene queste possibilità). |
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La
salita in valle dell'Averta non concede respiri (tranne quelli che
uno si prende da sé in qualche sosta opportuna). Guardiamo in alto,
in direzione della valle dell’Averta: le tre cime gemelle, le cime
dell’Averta meridionale, centrale e settentrionale sono ben
visibili. Occhieggia anche, sornione e quasi irridente, alla loro
destra, l’affilata punta della cima del Barbacan (m. 2738), alla cui
destra si trova (non visibile da qui) il passo che dovremo varcare,
cioè il passo Barbacan nord. |
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Il
sentiero dapprima risale, con traccia non sempre evidente ma ben
segnalata, un bosco, sul versante sinistro idrografico della valle
(destro per chi sale), attraversa da destra a sinistra un
torrentello, poi esce all'aperto e, superati i due rami che
confluiscono nel torrente principale, si porta sul lato opposto e
raggiungere, a quota 1957, le baite dell'alpe. La traccia piega poi
leggermente a sinistra, facendosi sempre meno evidente e prendendo
un andamento est-sud-est. Tuttavia, seguendo le abbondanti
segnalazioni non è possibile sbagliare. |
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Bisogna solo prestare attenzione a non seguire la deviazione a
destra, segnalata su un masso, per il passo dell'Oro. Risaliamo,
così, passo dopo passo, la sterminata ganda dell’alta valle, in
direzione dello stretto intaglio del passo. Risalendo la parte
terminale della valle e prestando attenzione ai sassi mobili, si
giunge infine al passo, posto a 2598 metri: |
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sono
trascorse più di quattro ore (al netto delle soste) dalla partenza.
Dalla sommità del canalino terminale, dove si trova neve anche a
stagione avanzata, si domina l'erto e sudatissimo percorso
effettuato, ma si può gettare un'occhiata anche su una parte del
percorso della prima giornata, cioè sulla piana della Val Codera,
nella quale si distingue Bresciadega. |
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Sul
passo troviamo, ad attenderci, un curioso spuntone di roccia. |
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Su un
masso, una freccia bidirezionale bianco-rossa ci rassicura, in caso
di scarsa visibilità: è proprio questa la più agevole porta fra la
Val Porcellizzo e la Val Codera. Ritemprate le forze, ci si può ora
disporre alla discesa, che può avvenire secondo due diverse
direttrici. |
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La
maggior parte degli escursionisti, valicata la stretta porta del
passo, scende per un canalino gemello che, ripido ed impegnativo
nella prima parte, diventa ben presto assai più tranquillo. Bisogna
prestare però un'estrema attenzione a non far cadere sassi mobili,
perché il canalino conduce al frequentatissimo sentiero Risari
(tratto Omio-Gianetti), dove eventuali sassi finirebbero per
scendere ad una velocità pericolosissima. |
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Nella
seconda parte della discesa, si intercetta una traccia di sentiero
che conduce al sentiero Risari, in prossimità di un masso che
segnala, con un triangolo rosso, la deviazione per il rifugio Brasca,
pochi metri prima che il sentiero, sulla destra, attacchi la
costiera del Barbacan, salendo al passo del Barbacan sud-est. Ci si
deve però dirigere in direzione opposta, cioè verso nord-est, alla
volta del rifugio Gianetti. |
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Intanto si apre davanti agli occhi l'imponente testata della val
Porcellizzo, uno spettacolo davvero unico. Possiamo passare in
rassegna tutte le sue cime. Si mostrano, da sinistra, le cime dell’Averta,
meridionale, centrale e settentrionale (m. 2778, 2861 e 2947), il
pizzo Porcellizzo (m. 3075), riconoscibile per il prolungato sperone
che si incunea profondamente, scendendo verso sud-est, negli ultimi
pascoli dell’alta valle, la più piccola punta Torelli (m. 3137), il
celeberrimo ed inconfondibile pizzo Badile (m. 3308), la punta
Sertori (m. 3288), che, alla sua destra, fa quasi da paggio,
l’arrotondata ed imponente cuspide del pizzo Cèngalo (m. 3367), il
più alto nella testata della valle, |
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i più
modesti pizzi Gemelli (m. 3229 e 3261) e, a chiudere la testata ad
est, il pizzo del Ferro occidentale, o cima della Bondasca (m.
3267). A destra della testata si pone la costiera del
Cavalcorto, che separa la Val Porcellizzo dalla Valle del Ferro. |
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Con
questo superbo spettacolo impresso nell’anima, il cammino riprende.
Dopo aver superato, scendendo, uno sperone roccioso, si giunge ad un
grosso masso, presso il quale il sentiero Risari si congiunge con il
sentiero Roma che scende dal passo del Barbacan nord. Infatti, come
già detto, esiste una seconda possibilità di valicare questo passo,
quella classica e segnalata dalle carte: dal passo si può, infatti,
invece di infilarsi nel canalino, si può prendere a sinistra,
sfruttando inizialmente una cengia esposta |
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(questo tratto manca di protezione, per cui la cautela deve essere
massima; in caso di pioggia o scarsa visibilità, poi, i rischi si
moltiplicano); si scende, così, verso nord, seguendo i triangoli
rossi, a sinistra rispetto al canalino che termina al Sentiero Risari. |
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Questo
itinerario, vuoi per la sua maggiore esposizione, vuoi perché meno
visibile ed intuitivo per chi raggiunga il passo dalla valle dell’Averta,
è assai meno battuto. I triangoli rossi, qui, invitano a badare non
tanto all'incolumità altrui, ma alla propria. La discesa verso
sinistra raggiunge poi luoghi meno pericolosi, cioè i pascoli più
alti, e conduce ad un ampio terrazzo ricoperto da massi e, talora
fino a stagione avanzata, da neve. |
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Per un tratto si prosegue quasi
in parallelo con il Sentiero Risari, che passa poche decine di metri
più in basso, |
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poi, piegando leggermente a destra, si scende
agevolmente ad intercettarlo, in corrispondenza di un grande masso
che indica la biforcazione dei sentieri, a 2530 metri circa. A
questo punto si tratta solo di proseguire in direzione del rifugio Gianetti, |
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godendo dello scenario incomparabile dei pizzi Badile e Cengalo. |
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Il tratto compreso fra il passo ed il rifugio è percorribile in
circa un'ora e mezza. |
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Al
rifugio, posto a 2534 metri, ci si può fermare a pernottare. Si
conclude così la seconda giornata di cammino. |
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Si
segnala però anche un'interessante variante al percorso illustrato.
Se, risalendo la valle dell'Averta, si seguono le indicazioni che
portano al passo dell'Oro (m. 2526), si può poi scendere agevolmente
in valle dell'Oro, raggiungendo il rifugio Omio, dove è possibile
pernottare, per percorrere, l'indomani, il sentiero Risari (vedi
tratto Omio-Gianetti). Bisogna tenere presente che i canalini
terminali che conducono al passo dell'Oro |
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e a
quello del Barbacan nord presentano spesso neve anche a stagione
avanzata, per cui richiedono, per essere affrontati in sicurezza,
attrezzatura adeguata (ramponi e piccozza). Del resto si tratta di
un'attrezzatura che non deve mancare nell'equipaggiamento di chi
affronti il sentiero Roma. |
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