Campane di Sondalo 1, 2, 3, 4; Mondadizza 1, 2, 3; Le Prese 1, 2; Frontale


Sondalo

Sondalo è un comune valtellinese posto sul limite settentrionale dell’antico Terziere superiore di Valtellina, ai confini della contea senza conte, cioè della Magnifica Terra della Contea di Bormio, oggi comunemente chiamata alta Valtellina. Il suo territorio fu frequentato fin da epoche remote e preistoriche. Lo provano le celebri incisioni rupestri (o petroglifi) scoperti dall’archeologo Davide Pace sulla cosiddetta Rupe Magna di Grosio, nel 1966, che risalgono a quattro fasi preistoriche principali, databili rispettivamente al IV-III millennio a.C. (Neolitico ed Età del Rame), al II millennio a.C. (Età del Bronzo), ai secoli XII-VIII a.C. ed infine ai secoli VIII-VI sec. a.C. (Età del Ferro). La rupe è posta presso il punto di confluenza della Val Grosina nell’alta Valtellina, in un’area che probabilmente ebbe un grande valore rituale in epoca preistorica e fino al VI sec. a.C., per poi diventare centro di insediamento permanente. Un’area di rilievo primario, crocevia delle direttrici sud-ovest-nord-est (solco principale della Valtellina) e sud-est-nord-ovest (passo del Mortirolo, che congiunge Valcamonica e Valtellina, e Val Grosina). Nel territorio di Sondalo, inoltre, venne rinvenuto nel 1884 un manufatto preistorico, un macinello a doppia impugnatura, ora conservato nel Museo Valtellinese di Storia ed Arte a Sondrio. La terra sondalina dovette poi essere colonizzata da popolazioni diverse in epoca pre-romana, probabilmente Leponzi e Celti, di cui restano tracce nella toponomastica.


Sondalo

Sondalo entrò nella storia con la conquista romana nel 16 d. C. (sul suo territorio sono state rinvenute monete di conio romano). Le popolazioni di Valtellina non ebbero però mai la cittadinanza romana, ma rimasero sempre nel rango dei “dediticii”, cioè degli assoggettati.
La disgregazione dell’Impero Romano d’occidente portò alle invasioni (o migrazioni, a seconda dei punti di vista) delle popolazioni germaniche e probabilmente Sondalo fu inglobata, dopo il 489, nel regno ostrogoto di Teodorico, in quel medesimo V secolo nel quale si colloca la prima penetrazione del cristianesimo nella valle. L’offensiva Bizantina riconquistò probabilmente alla “romanità” la valle della Mera, anche dopo l'irruzione e la conquista dei Longobardi (568); nell'VIII secolo, però, con il re Liutprando il confine dei domini longobardi raggiunse il displuvio alpino. Con i Longobardi venne anche il nome, dalla medesima radice da cui proviene Sondrio, cioè dal termine “sundru” che designa una terra amministrata direttamente dal signore. Qui si insediò molto probabilmente una arimannia longobarda, la cui economia era fortemente legata a pastorizia ed allevamento. Il nome “Sondalo” potrebbe però anche derivare anche da un nome gentilizio longobardo ed il borgo dovette far parte di una linea di difesa fortificata ai confini dei territorio tenuti dai Longobardi. Sconfitti, nel 774, i Longobardi da Carlo Magno, Sondalo rimase parte del Regno d’Italia, sottoposto alla nuova dominazione franca.


Sondalo: chiesa di S. Maria ed ospedale Morelli

Furono in quel periodo gettate le basi delle pievi nelle valli dell’Adda e della Mera. “La divisione delle pievi”, scrive il Besta, “appare fatta per bacini… aventi da epoche remote propri nomi, come è infatti accertato per i Bergalei, i Clavennates, gli Aneuniates”. La pieve di Santo Stefano di Mazzo fu, dopo l’anno Mille, insieme a quelle di S. Fedele presso Samolaco, di S. Lorenzo in Chiavenna, Ardenno e Villa, di S. Stefano in Olonio, di S. Eufemia o S. Pietro in Teglio, dei martiri Gervasio e Protasio in Bormio e Sondrio e di S. Pietro in Berbenno e Tresivio, uno dei poli fondamentali dell'irradiazione della fede cristiana. Sondalo venne forse inserita nella pieve di Mazzo, ma non è dato certo: di fatto il servizio religioso fu inizialmente assicurato dai monaci dell’Abbazia di S. Abbondio in Como, ai quali spettò inoltre fino al 1624 la nomina del parroco. Nel 1010 infatti il Vescovo Alberico di Como dotò il neonato monastero benedettino di S. Abbondio di numerosi beni, disseminati in varie località della Diocesi, fra cui Sondalo. Nella donazione era compresa anche la chiesa di S. Maria in Sondalo, citata in un atto del 1025. Questi beni, per successive donazioni, crebbero progressivamente e nel 1316 ammontavano a 235 appezzamenti di terreno per complessive 1914 pertiche.


Chiesa di S. Agnese a Sondalo

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La frammentazione dell’Impero di Carlo portò all’annessione del Regno d’Italia a quello di Germania. Il 3 settembre 1024 l’imperatore Corrado succedette ad Enrico II, inaugurando la dinastia di Franconia. L’anno successivo il toponimo “Sondalo” si trova citato in un atto di vendita di beni posti a Sondalo, che risale appunto al 1025. Negli anni seguenti compare citato nelle forme Sondallo, Sondello, Sondelle oppure Somdale o anche Sundalum. Nel secolo XI si dovette verificare anche una grande calamità naturale, di cui è rimasta traccia nella memoria popolare: una grande frana scesa dal monte Fo avrebbe seppellito la contrada Roncolaccio, deviando il torrente Migiondo e formando il lago di Migiondo, poi prosciugato nei secoli successivi. In quel medesimo secolo Sondalo fu infeudata ai De Misenti, mentre nel seguente secolo XII fu assegnata in feudo, nel 1150, dal vescovo di Como Ardizzone ad Artuico Venosta, della potente famiglia altoatesina di Matsch, chiamata nel secolo XI da Enrico IV a presidiare la pieve di Mazzo per tenere libero il passaggio dalla Valtellina ai territorio imperiali. Ma a Sondalo anche la diocesi di Como aveva importanti interessi: nel Medioevo fu costante il flusso migratorio di famiglie di origine comasca che salivano fin qui per amministrare l’ingente patrimonio del Monastero di S. Abbondio e della Mensa Vescovile di Como. Nel suo territorio, in ragione della posizione strategica di porta di accesso all’alta vale, sono attestate tre fortificazioni, un castrum Sumdali, un castrum Alundi (in località Nalont) ed un castrum Braitinum sotto la cima del monte Storile, all’ingresso della Val Grosina. Il primo fu probabilmente un recinto fortificato, costruito nel 1071 a protezione del primo nucleo di Sondalo, ai piedi della chiesa di S. Maria.


Sondalo

In quei secoli la comunità di Sondalo fu coinvolta nelle lotte fra i ghibellini Venosta ed i guelfi della famiglia Torriani, un cui esponente era Vescovo di Como (il territorio di Sondalo e Mazzo apparteneva feudalmente a Como). A Sondalo infatti era stato eretto il castello di Boffalora o Buffalora, integrato in un sistema di segnalazione e difesa che scendeva al castello di Grosio, passando poi per il Castello di Pedenale a Mazzo ed al castello di Bellaguarda a Tovo. Protagonista di questo periodo di tensioni fu la forte figura di Corrado Venosta (unico, in Valtellina, a riscuotere imposte), le cui vicende, dal 1262 al 1277, potrebbero ispirare la sceneggiatura di un film storico e d’azione. Corrado riaccese le tensioni fra i Venosta ed i Vescovi di Como, inserendosi nelle lotte feudali fra guelfi e ghibellini nella città di Como. Nel 1262, con l’aiuto di banditi Valtellinesi e di fuorusciti Milanesi guidati dal condottiero Simone da Locarno, si unì, infatti, alla famiglia ghibellina dei Rusconi e prese Como, sconfiggendo i guelfi di Raimondo Torriani. Questi, però, il 26 dicembre di quel medesimo anno ripresero la città e Corrado Venosta fu costretto a fuggire. Non rinunciò tuttavia alla sua lotta contro il partito guelfo, nonostante il Vescovo di Como, il medesimo Raimondo Torriani, avesse confermato, per tenerlo buono, i suoi diritti feudali su Mazzo.


Sondalo

Venuto meno al giuramento di obbedienza, dovette affrontare nel 1269 la reazione del vescovo, che salì fino alla piana di Mazzo per farlo prigioniero. Ma Corrado si asserragliò nel vicino castello di Boffalora, a Sondalo, e con una sortita riuscì a catturare lo stesso vescovo, tenendolo prigioniero per due anni, dal 1270 al 1272, vendicando così lo smacco subito a Como sette anni prima. Ciò attirò su di lui e sulla sua famiglia una solenne scomunica ed una reazione militare promossa da Napo Torriani, signore di Milano e zio del prigioniero Raimondo Torriani. Le milizie milanesi (300 fanti, cui si aggiungevano milizie comesche, vercellesi, cremonesi e cremasche) si presentarono così di fronte al castello di Boffalora, che dovette arrendersi dopo qualche mese di assedio e fu distrutto (anche se poi venne probabilmente ricostruito, a difesa del paese, nel 1335 e definitavamente distrutto all’inizio della dominazione delle Tre Leghe Grigie, nel primo quarto del Cinquecento). Corrado dovette fuggire, ma non si diede per vinto. Si avvicinò ad ambienti eretici (patarini) e venne quindi catturato dalle milizie che facevano da scorta all’inquisitore padre Pagano da Lecco, “Inquisitore dell’eretica pravità”, giunto a Mazzo con due confratelli e due notai. Mentre stava per essere condotto a Mazzo fu però liberato, il 26 dicembre del 1277, da suoi partigiani, che in un agguato uccisero lo stesso padre inquisitore. Il cadavere dell’inquisitore, poi proclamato beato, rimase esposto per giorni, senza che, narrano le cronache, subisse alcun segno di corruzione, mentre i suoi assassini fuggivano in Val Camonica per il passo del Mortirolo. L’enormità del fatto indusse il papa Nicolò III ad occuparsene in alcune lettere apostoliche, nelle quali definiva Corrado “fautore e difensore degli eretici ed egli stesso eretico manifesto”. Certo lo stesso Nicolò III non era probabilmente figura integra e cristallina, se Dante lo pose a testa in giù in una fossa nell’ottavo cerchio e nella bolgia dei simoniaci. Ma, sia come sia, la veemente reazione della chiesa colse nel segno e l’annosa e romanzesca vicenda legata all’ambizione di Corrado Venosta terminò con la sua uscita di scena e con la sua morte, probabilmente a Bergamo,, nel 1284. Non uscì invece di scena la famiglia dei Venosta, che si vide confermata dai Vescovi di Como nei suoi diritti feudali sulla pieve di Mazzo e quindi anche su Sondalo.


L'ospedale Morelli di Sondalo

Nel 1335 i Visconti signori di Milano estesero il loro dominio su Como e sulla Valtellina, che da essa dipende. Nel 1335 (Statuti di Como) figurava come “comune vicinantie de Sondali”. Il territorio comunale, fino alla fine del XVIII secolo, fu organizzato in terra mastra (Sondalo) e frazioni (Sommacologna, Taronno, Sontiolo, Mondadizza e contrada di Monte Feleito, Grailè, Le Prese, Frontale, Fumero). Durante il periodo visconteo-sforzesco il terziere superiore della Valtellina venne diviso in baliaggi, uno dei quali era Sondalo, con un proprio podestà, di nomina ducale. In quel periodo l’importanza di Sondalo è testimoniata anche dalla presenza di tre chiese, S. Agnese, S. Marta e S. Maria. Nel 1347 S. Maria divenne chiesa parrocchiale, anche se Sondalo divenne parrocchia autonoma solo intorno al 1430 (nonostante spettasse sempre al monastero di S. Abbondio in Como la nomina del parroco).
Le prime famiglie sondaline attestate furono gli Stoppa (originari di Nibiallo, poi “Stoppani”; da essi discenderanno i Sermondi, i Garavatti ed i Partesana), i Ferrari, i Beccaria di Tresivio, i Lambertenghi, i De Comitibus, gli Zobiani, i Pozzi, i Visalberghi, i Battalia, i Sassella, i Pedrini, i Rusca, gli Imeldi ed i Pizempazi, anch’essi provenienti da Tresivio. Nel successivo Quattrocento si affermeranno i Castelli, i Sermondi, i Menini ed i Bassanini. Nel 1339 furono fissati definitivamente i confini fra Sondalo e Grosio e di lì a poco, probabilmente, il comune autonomo di Sondalo si dotò di propri statuti, probabilmente quelli codificati nel “Liber ordinum universitatis Sondali” del 1720. L’organizzazione del comune era articolata nella vicinanza, assemblea plenaria dei capifamiglia, che aveva validità con la presenza di almeno due terzi degli aventi diritto, e nel consiglio di comunità o consiglio ordinario, formato da rappresentanti delle frazioni. Il decano, o console della comunità, rappresentava il comune nelle assemblee di terziere, rendeva pubblicamente conto della propria amministrazione allo scadere del mandato annuale. Ufficiali di comunità erano il notaio, o attuario o cancelliere, che stendeva gli atti e sovraintendeva all’amministrazione; il servitore, che pubblicava gli atti comunali; le guardie comunali; per la stima di beni e la trattazione di affari economici o transazioni, la comunità si eleggeva dei sindaci o procuratori, con mandato anche di più anni.


Sondalo

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A metà del Quattrocento ai Visconti succedettero gli Sforza, ed in epoca sforzesca fu infeudato alla famiglia Zenoni di Bormio e in data 28 febbraio 1487 al nobile milanese Nicola Negri, ma già nel XII secolo era individuato come entità comunale, con propri ufficiali.
Gli Sforza dovettero fronteggiare i primi tentativi di egemonia sulla Valtellina operati dalle Tre Leghe Grigie. Correva l’anno di grazia 1487. Un esercito proveniente da Coira (Lega Caddea, o della Casa di Dio) e dalla lega delle Dieci Diritture, in tutto sei o settemila fanti, con 400 cavalli ed una schiera di donne al seguito, scendendo dalla Valdidentro, si presentò, il 27 febbraio, alle porte di Bormio. Al loro comando Giovanni Loher, Ermanno Capaul e Nicola Buol. A quel tempo da circa un secolo e mezzo la Valtellina era sottoposta alla signoria dei Duchi di Milano, i Visconti prima, gli Sforza dalla metà del quattrocento. Le truppe del duca Ludovico il Moro rinunciarono a difendere la città, che venne saccheggiata. Era il primo di una serie di episodi destinati a ripetersi quasi in serie: gli invasori avevano in animo di fare bottino pieno discendendo per intero la valle, a titolo di risarcimento per la mancata esenzione dai dazi doganali da parte del governo ducale. Una debole difesa alla stretta di Serravalle fallì, costando la vita a quaranta soldati ducali. Ecco, dunque, i temutissimi fanti grigioni, con quelle facce arcigne che sembrava fatte della stessa lega degli elmetti e delle pancere di ferro, scendere lungo il Terziere Superiore saccheggiando e terrorizzando le popolazioni, compresa, molto probabilmente, quella di Sondalo. Dopo lo scontro con le truppe ducali a Caiolo e la pace di Ardenno, i Grigioni lasciarono, in cambio di un pesante riscatto, le terre occupate, e Sondalo rinnovò il 3 aprile 1487 il giuramento di fedeltà al duca di Milano Ludovico Sforza. Non era ancora il momento di una signoria stabile sulla Valle dell’Adda, ma sarebbe venuto di lì a poco, ad inizio Cinquecento.


Sondalo

Non fu, il Cinquecento, secolo clemente, almeno nella sua prima metà: la natura si mostrò più volte piuttosto matrigna che madre. Nel 1513 la peste infierì in molti paesi della valle, Bormio, Sondalo, Tiolo, Mazzo, Lovero, Tovo, Tresivio, Piateda, Sondrio, Fusine, Buglio, Sacco, e Morbegno, portandosi via diverse migliaia di vittime. Dal primo agosto 1513 al marzo del 1514, poi, non piovve né nevicò mai, e nel gennaio del 1514 le temperature scesero tanto sotto lo zero che ghiacciò perfino il Mallero. Le cose andarono peggio, se possibile, l’anno seguente, perché nell’aprile del 1515 nevicò per diversi giorni e vi fu gran freddo. Nel 1526 la peste tornò a colpire in Valtellina, soprattutto nel terziere di Mezzo, e ne seguì una dura carestia, come da almeno un secolo non si aveva memoria, annota sempre il Merlo. L’anno successivo un’ondata di freddo e di neve nel mese di marzo aggravò la situazione. Dalle calende d’ottobre del 1539, infine, fino al 15 aprile del 1540 non piovve né nevicò mai, tanto che, scrive il Merlo, “per tutto l’inverno si saria potuto passar la Montagna dell’Oro (cioè il passo del Muretto, dall’alta Valmalenco alla Val Bregaglia) per andar verso Bregaglia, che forse non accadè mai tal cosa”. La seconda metà del secolo, infine, fu caratterizzata da una grande abbondanza di inverni rigidi e nevosi ed estati tiepide, nel contesto di quel tendenziale abbassamento generale delle temperature, con decisa avanzata dei ghiacciai, che viene denominato Piccola Età Glaciale (e che interessò l’Europa fino agli inizi dell’Ottocento). C’è davvero di che far meditare quelli che (e non son pochi) sogliono lamentarsi perché non ci sono più le stagioni di una volta…


San Bernardo in Val di Rezzalo

Dal punto di vista politico il Cinquecento si apre con la caduta di Ludovico il Moro, che pone termine alla signoria milanese sulla Valtellina ed apre una breve parentesi di dominio francese sulla Valtellina. Nel 1503 i rappresentanti del comune di Sondalo (analogamente a quelli di Lovero) ottennero dal duca di Milano il privilegio che la comunità potesse eleggere da sé un podestà, dei commissari e dei luogotenenti, con beneplacito del feudatario, ed anche senza, purché fossero persone capaci, e che il feudatario dovesse confermarli senz’altro; il podestà avrebbe avuto autorità in materia civile e penale. Sondalo e Lovero ottennero inoltre che gli aggravi che il comune pagava ab immemorabili e i redditi prima spettanti al signore feudale dovessero ricadere da allora in poi per metà al comune. Il comune di Sondalo avrebbe amministrato le sue cose separatamente, e così quello di Lovero. Tutti questi privilegi furono accordati e confermati da re Luigi, come duca di Milano, e dal parlamento reale il 16 maggio 1503 (Guler 1616).


Scorcio di Sondalo

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Nel 1512 il dominio francese, passato alla storia come uno dei più invisi e nefasti, venne soppiantato da quello delle Tre Leghe Grigie sulla Valtellina, ed almeno all’inizio i nuovi signori non vennero visti con occhio ostile. A Sondalo comparvero probabilmente il 24 giugno.
Essi proclamarono di voler esercitare un dominio non rapace e prepotente, ma saggio e rispettoso delle autonomie dei valligiani, chiamati "cari e fedeli confederati" nel misterioso patto sottoscritto ad Ilanz il 13 aprile 1513 (di cui si conserva solo una copia secentesca, sulla cui validità gli storici nutrono dubbi); ma per mettere bene in chiaro che non avrebbero tollerato insubordinazioni, nel 1526 abbatterono tutti i castelli di Valtellina e Valchiavenna, compreso probabilmente quello di Boffalora (anche perché non li potevano presidiare ed avevano dovuto subire, l'anno precedente, il tentativo, fallito, di riconquista della Valtellina messo in atto da un famoso avventuriero, Gian Giacomo Medici detto il Medeghino). Sulla natura di tale dominio controverso è il giudizio degli storici; lapidario è il Besta: "Nessun sollievo rispetto al passato; e men che meno un limite prestabilito alla pressione fiscale. Nuovi pesi si aggiunsero ai tradizionali... I Grigioni... ai primi di luglio del 1512... imponevano un taglione di 21.000 fiorini del Reno pel pagamento degli stipendiari del vescovo di Coira e delle Tre Leghe.... Per quanto si cerchi non si trova al potere dei Grigioni altro fondamento che la violenza. Sarà magari verissimo che i Grigioni non fecero alcuna promessa ai Valtellinesi; ma è anche vero che questi non promisero a loro una perpetua sudditanza".


Sondalo

I nuovi signori sentirono inoltre il bisogno, per poter calcolare quante esazioni ne potevano trarre, di stimare la ricchezza complessiva di ciascun comune della valle. Furono così stesi gli Estimi generali del 1531, che offrono uno spaccato interessantissimo della situazione economica della valle (cfr. la pubblicazione di una copia secentesca del documento che Antonio Boscacci ha curato per il Bollettino della Società Storica Valtellinese). Nel "communis Sondali” sono registrate case e dimore per complessive 1921 lire, 29 pertiche di orti per 93 lire, 14274 pertiche di prati e pascoli per 5703 lire, campi e selve per 2431 lire, mulini, pile e fucine per 74 lire, due segherie per 3 lire, boschi e “communantiae” per 75 lire, alpeggi con capacità di carico di 340 capi per 68 lire. Il valore complessivo dei beni era dunque di 7726 lire (per avere un'idea comparativa, Grosio fece registrare un valore di 7747 lire). La questione degli alpeggi meriterebbe una trattazione a parte, poiché il territorio sondalino comprendeva una specie di enclave nella Val Grosina, oggetto di aspre contese con i grosini. Si tratta dell’alpeggio di Redasco, sfruttato dai Sondalini ma rivendicato dai Grosini. Si alternarono sentenze di segno diverso, e si giunse ad episodi tragici: alcuni Grosini nel 1545 incendiarono la “casera di sundalìn” ed uccisero, nei pressi del ponte di Grosio, Niccolò detto Monaco, di Sondalo. Solo il 22 luglio del 1598 la contesa venne definitivamente composta da una sentenza che riconobbe ai Sondalini il diritto di utilizzare l’alpeggio di Redasco, in cambio di un forte indennizzo da pagare ai Grosini.


Chiesa di S. Maria a Sondalo

Nel 1523 avvenne a Sondalo l’unico episodio di processo ed esecuzione di una presunta strega, Maria di fu Tonio del Silleto, moglie di Giovanni di fu Martino del Luoto (tale era uno dei soprannomi dei Valmadre). L’episodio non ebbe seguito, neppure nel funesto Seicento, quando in Valtellina si moltiplicarono i casi di sventurate torturate e mandate al rogo come streghe confesse. Sull'attendiblità di confessioni estorte con indicibili tormenti a quel tempo non ci si ponevano troppe domande.
Sul finire del Cinquecento i rapporti fra Grigioni e Valtellinesi si fecero più tesi, perché i primi favorirono l’introduzione della religione riformata, generalmente malvista dai secondi soprattutto per la sua negazione del culto dei santi e della Madonna. A Sondalo non si ha notizia dell’insediamento di protestanti, ma un episodio miracoloso che impressionò fortemente l’immaginario popolare sembra rimandare a questo tentativo di mantenere integra la purezza della fede. L'11 ottobre 1583, vicino alla strada che conduce alle chiese di S. Marta e S. Agnese, da una rupe sgorgò d'improvviso una sorgente d'acqua pura, ancora attiva, che di gran beneficio per Sondalo, dove mancavano acque potabili costantemente limpide. Si gridò al miracolo e si attribuì a S. Clemente.


Fumero

Sul finire del Cinquecento, nel 1589, il vescovo di Como di origine morbegnese, Feliciano Ninguarda, visitò il paese, e così scrisse nella sua relazione: “A tre miglia sopra Grosio, salendo in linea retta la Valtellina verso Bormio, a un colpo di bombarda sulla sinistra della strada, vi è ai piedi del monte un altro paese, Sondalo, di circa duecentocinquanta famiglie, con diversi villaggi e frazioni ad esso uniti con circa settecento abitanti tutti cattolici; questo borgo di Sondalo pretende di essere indipendente dalla chiesa arcipretale di Mazzo. Sopra il paese sul colle vi è l'insigne e bellissima chiesa parrocchiale dedicata all'Assunzione della B. V. Maria, con elegantissimi ornamenti, provvista di calici e di paramenti sacri, con in mezzo all'altare maggiore un bellissimo tabernacolo decorato, per la conservazione della SS. Eucaristia contenuta in una pisside di argento. Fuori e intorno alla chiesa c'è un bel cimitero chiuso da mura. Vicino alla chiesa da una parte c'è la casa del parroco e un'altra del custode, e da un'altra una terza casa per il predicatore della Quaresima, che durante l'anno è in uso della confraternita del SS. Corpo di Cristo di tale parrocchia. Il curato di questa chiesa parrocchiale è il sac. Nicola Meminello, nativo del luogo, dotto e assai zelante nella cura d'anime; oltre al curato servono nella stessa chiesa i seguenti sacerdoti e chierici, tutti nativi del posto: prete Giovan Pietro Sermondi; prete Evangelista Bormina; prete Pietro Angelo Quadrio; prete Oliviero Del Sasso; diacono Gabriele Imeldi; suddiacono Pietro Antonio Aleminello; chierico Lorenzo Sermondi.


Fumero

In altra parte del paese, a destra della chiesa parrocchiale, vi è un'altra bella chiesa dedicata a S. Marta e dotata; il reddito annuo può mantenere il cappellano; su richiesta della comunità questo beneficio fu dato dal Vescovo al chierico Martino Giandoleto, che studia a Milano. Poco oltre la predetta chiesa di S. Marta vi è un'altra chiesa sul colle, sopra la strada che conduce verso Bormio, ed è dedicata a S. Agnese, il cui beneficiario è il sacerdote Giovan Antonio Casulario, canonico di Bormio, divenuto poi arciprete. Sotto il colle della predetta chiesa di S. Agnese, non lontano dal paese, sorge la chiesa della B. V. Maria detta del Ponte e dedicata ai SS. Rocco e Sebastiano. Da un'altra parte del paese vi è la chiesa di S. Francesco. A un miglio sopra la chiesa di S. Francesco c'è la frazione di Sommacologna, dove c’è la chiesa di S. Caterina martire, distante dal paese un miglio. A un miglio in linea retta da Sondalo verso Grosio c'è la frazione di Somtiolo con la chiesa dedicata a S. Matteo, posta vicino alla strada. A un miglio dalla frazione di Somtiolo c'è un'altra frazione, Taronno, con la chiesa dedicata a S. Giacomo Apostolo. A sei miglia da Sondalo, scendendo verso Grosio, a destra sul colle, vi è la frazione di Migiondo, con la chiesa dedicata alla SS. Trinità. A destra, appena fuori della strada che conduce a Bormio, vi è un’altra frazione chiamata Mondadizza.”


Chiesa di S. Agnese a Sondalo

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Nel 1617, a Basilea, viene pubblicata l'opera "Pallas Rhaetica, armata et togata" di Fortunat Sprecher von Bernegg, podestà grigione di Teglio nel 1583 e commissario a Chiavenna nel 1617 e nel 1625; vi si legge (trad. di Cecilia Giacomelli, in Bollettino del Centro Studi Storici dell’Alta Valtellina, anno 2000): "Il comune più a nord di questo terziere è Sondalo, un paese importante, dove, nei pressi della chiesa di S. Agnese, si trovava un castello omonimo del comune di Sondalo fanno parte alcune località vicine, come Le Prese, così chiamata perché nei paraggi una piccola torre serra … la vallata. A Le Prese appartengono la Val Finez e la Valle di Rezzalo, dalla quale scende il torrente Rezzalasco che si getta poi nell’Adda, come fanno tutti i corsi d’acqua della Valtellina. Qui si trovano Frontale e Fumero; seguono Bolladore, Mondadizza, la contrada del Pont, Monfeleido, Sommacologna, Migiondo, Sontiolo e, sulla montagna Taronno."


Sondalo

Giovanni Guler von Weineck, nell’opera “Raetia”, pubblicata a Zurigo nel 1616, traccia questo quadro di Sondalo: “TERZIERE SUPERIORE. — Questo si divide in undici comuni, fra i quali il primo che s'incontra è Sondalo, posto sulla riva destra dell'Adda. Al comune di Sondalo appartengono alcune frazioni: sulla riva sinistra dell'Adda c'è il villaggio di Le Prese, che è l'ultimo verso il territorio di Bormio; sul monte dirimpetto sorge Frontale, e dietro a questo si apre la valle di Fumero, che ha una chiesa e parecchie case e devolve le sue acque nell'Adda, entrandovi poco sotto Le Prese; seguendo l'Adda s'incontra poi Mondadizza e più in basso Bolladore; cui segue sul monte il villaggio Taronno. Sulla riva destra dell'Adda, dipendono da Sondalo il vicino villaggio di Sommacologna e lafrazione di Migiondo. Tutto questo tratto di paese,insieme col comune di Lovero che sta molto più avalle, come vedremo, fu un giorno dai duchi di Milano infeudato col mero e misto impero ai nobiliZenoni di Bormio.
Quando poi un nobile Nicolino, della medesimastirpe, perdette per qualche misfatto il suo feudo equesto ricadde alla camera ducale, il duca Gian Galeazzo Maria Sforza, con l'approvazione di Ludovico Sforza, suo tutore e amministratore, infeudò di tutte quelle terre il nobile milanese Nicola Negri, per sé e per i suoi discendenti di sesso maschile in perpetuo. Il diploma venne emesso da Milano, in data 28 febbraio 1487, e fu poi confermato con altro, il 1495, da Ludovico Maria Sforza. Alla stessa maniera, quando Luigi XII Re di Francia, di Sicilia e di Gerusalemme, divenne padrone del ducato di Milano, nel 1499 confermava di nuovo al menzionato Nicola Negri e successori, tutti i paesi, villaggi e frazioni posti in entrambi i comuni di Sondalo e Lovero, pieve di Mazzo e diocesi di Como; beninteso col mero e misto impero e con tutte le rendite, regalie e proventi di quel territorio. Morto Nicola, tutti questi diritti signorili passarono in eredità a Bartolomeo suo figlio; ma, poiché questo era minorenne, ne assunse la tutela Battista De Negri, fratello del defunto suo padre: a lui il comune di Sondalo si rivolse per ottenere alcuniprivilegi, che finalmente ottennero, nel 1503, i suoi rappresentanti Giovanni e Francesco Imeldi e Silvestro Zuccola del Raffagnino, prestando a lui come signore, il doveroso omaggio in Milano, a nome del comune.


Chiesa di Santa Marta a Sondalo

Costoro dunque riportarono da Milano il privilegio che la comunità di Sondalo potesse eleggere per sè un podestà, dei commissari e dei luogotenenti, col beneplacito del feudatario ed anche senza, purché fossero persone capaci, che il feudatario dovesse confermarli senz'altro; e che il podestà avesse autorità di giudicare nelle cause penali e civili. Qualora poi il comune non potesse accordarsi in questa scelta, doveva considerare come suo podestà quello di Tirano, che esercita anche nel territorio di Sondalo la sua giurisdizione; ma ciò non doveva durare oltre l'anno, e solo fino al giorno in cui il popolo, unanimemente od a maggioranza di voti, avesse eletto un proprio podestà; a questo poi si dovevano pagare quelle contribuzioni che prima si usavano dare al podestà di Tirano e al governatore della Valtellina in Tresivio. …
Il comune di Sondalo avrebbe poi amministrato tutte le cose sue separatamente
e cosi quello di Lovero. Infine il signore feudale51 obbligava a non accrescere nel comune di Sondaloi suoi gravami, ma anzi a limitarli alla somma dicentosessantotto lire. tre soldi e sei denari imperiali.che sarebbero stati riscossi a Sondalo in quattrorate diverse. Il feudatario non avrebbe dovuto imporrenè esigere nessun'altra prestazione di personee di cose. Tutti questi privilegi furono accordati e confermati da re Luigi. come duca di Milano, e dal parlamento reale il 16 maggio del detto anno 1503.”


Frontale

Un quadro sintetico di Sondalo nella prima metà del Seicento è offerto dal prezioso manoscritto di don Giovanni Tuana (1589-1636, grosottino, parroco di Sernio e di Mazzo), intitolato “De rebus Vallistellinae” (Delle cose di Valtellina), databile probabilmente alla prima metà degli anni trenta del Seicento (edito nel 1998, per la Società Storica Valtellinese, a cura di Tarcisio Salice, con traduzione delle parti in latino di don Abramo Levi).
Vi leggiamo: “Sondalo, un tempo sede di governo durante la dominazione dei potenti duchi di Milano, ha ad oriente la Valcamonica e il Bormiese; a mezzogiorno e ad occidente c'è Grosio,a settentrione le catene montuose di Bormio. Il paese è ricco di ottimi cereali e pingue pastorizia, luogo di lavorazione del lino; gode di un clima limpidissimo, ma talmente rigido da non permettere la sopravvivenza della vite; la gente compensa più che copiosamente con vino importato. Una volta era un paese ricco, ma ora è quasi depresso per incendi dei nemici, per devastazioni belliche, per un'epidemia di peste, per danni frequenti dovuti a litigi senza fine. Ha otto villaggi: Sontiolo a mezzogiorno con l'oratorio di S. Rocco, ai confini con Grosio; Tarrone, che si eleva sul suddetto villaggio dalla montagna posta ad oriente, con l'oratorio di S. Giacomo; Mondadizza su un pendio assai coltivato, con la chiesetta di S. Giovanni Battista; Le Prese con la chiesa di S. Gottardo sulla stessa strada per Bormio con un ospizio per i viandanti; Frontale, sulla montagna,sovrastante Le Prese; Fumero, sulle stesse gole dei monti, attraverso i quali si va verso Bormio, la Valfurva, la Valcamonica e Ponte di Legno. Da questa parte la sponda sinistra dell'Adda è ombreggiata dalle cime dei monti nevosi. Sulla sponda destra del fiume si trova Migiondo, a mezzodì su un pendio campestre, con la chiesetta della SS. Trinità; Sommacologna che sulla sommità del pendio si adagia fra i campi ai piedi della montagna, con l'oratorio di S. Abbondio; Monte Faleit, abitato solo in parte e con tuguri, con una cappelletta dedicata alla Madonna della neve.


Chiesa di S. Gottardo a Le Prese

Lo stesso paese [Sondalo] ha una chiesa parrocchiale dedicata a S. Maria assunta in cielo, ben in vista in un luogo eminente e roccioso, sottratta di recente dalla vigilantissima pietà dei fedeli a incombente rovina e caduta, e ampliata e frequentata sia per la dolcezza del clima limpidissimo„sia per l'elevato significato delle eleganti pitture sul magnifico accesso. Nel paese ci sono degli altri oratori, cioè S. Marta con un reddito sicuro per provvedere al culto divino da esercitare una volta al mese da parte di un sacerdote designato, S. Francesco, S. Rocco presso il ponte superiore, S. Agnese sugli speroni di rocce del ponte, ove un tempo era l'antichissima torre Boffalora dei Venosta: ora, se si eccettua la cappella molto malridotta dal tempo,vecchissimo monumento di antica pietà, tutto è ridotto a ruderi e macerie. Anche questa, una volta al mese, viene aperta per la messa celebrata per lascito da un sacerdote designato. L'intera comunità conta millecinquecento anime.
È un luogo coltivabile a cereali sia sui monti che si levano verso est, sia nel piano verso Adda; di là dall'Adda si presta meglio al fieno. Gli alti monti sono assai adatti al pascolo per l'estate e alla raccolta di legname. Frontale e Fumero, lontani sei miglia dal parroco e dalle funzioni sacre, ottennero l'erezione in parrocchia da Lazzaro Carafino, nella visita pastorale fatta solennemente nella valle nel 1629, e lo stesso anno la chiesa di S. Lorenzo, nel villaggio di Frontale, fu elevata a parrocchiale e le fu assegnato un parroco residente. Questi è suffraganeo di quello di Sondalo. Gli abitanti vivono soprattutto di latte, i più ricchi anche di carne e cereali: non pochi si trasferiscono all'estero come spalloni. La montagna è completamente coltivata; quasi tutto l'anno è occupato dalla fienagione e dal taglio della legna. A Fumero sorge la chiesetta di S. Antonio. Da lì, attraverso la strettissima Val di Rezzalo, si va in Valcamonica. Le Prese, al confine della Valtellina, sorge tra rocce scoscese e incombenti sulle teste di quelli che guardano; da lì la strada verso i monti di Bormio è breve, ma gravosa e in ogni stagione dell'anno appena appena sicura”.


Migiondo

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Ma, nonostante da queste annotazioni non traspaia, il Seicento fu un secolo fosco, nel quale le ombre sopravanzarono di gran lunga le luci. Già nel 1587 a Grosotto scoppiarono disordini tra cattolici e riformati, sinistro preludio di quanto sarebbe accaduto oltre trent’anni dopo. La convivenza fra cattolici e minoranza di riformati era qui, come nel resto della Valtellina, carica di tensione. Un anno, sopra tutti, merita di essere ricordato come funesto, il 1618: in Europa ebbe inizio la Guerra dei Trent’Anni, nella quale Valtellina e Valchiavenna furono coinvolti come nodi strategici fra Italia e mondo germanico; a Sondrio, al colmo delle tensioni fra cattolici e governanti grigioni, che favorivano i riformati in valle, venne rapito l’arciprete Niccolò Rusca, condotto a Thusis per il passo del Muretto e fatto morire sotto le torture. Nel luglio del 1620 la reazione della nobiltà cattolica valtellinese partì dalla vicina Grosotto, per iniziativa di Giacomo Robustelli, che guidò una spedizione su Tirano, atto d’inizio della rivolta contro il governo grigione e della feroce caccia al protestante passata alla storia con l’infelice denominazione di “Sacro Macello valtellinese”, dovuta alla monografia dedicatale dallo storico Cesare Cantù (1832). Non si hanno notizie di uccisioni di protestanti a Sondalo, anche perché qui la religione riformata molto probabilmente non attecchì. I ribelli chiamarono in aiuto gli Spagnoli, che salirono fino a Sondalo gravandola di requisizioni o mere spoliazioni di utensili e vettovaglie.


Fumero

La reazione delle Tre Leghe non si fece attendere: corpi di spedizione scesero dalla Valchiavenna e dalla Valmalenco. Il primo venne però sconfitto al ponte di Ganda e costretto a ritirarsi al forte di Riva. Tre reggimenti confederati, uno di Grigioni, uno di Zurighesi ed un terzo di Bernesi, scesero dall’alta Valtellina, forzarono la stretta di Serravalle e misero a ferro e fuoco il territorio di Sondalo: a Le Prese ed a Frontale profanarono le chiese, a Mondadizza bruciarono 56 case, a Taronno ne bruciarono 13 ed a Somtiolo 14. A Sondalo bruciarono 106 case e la chiesa di S. Maria, di cui restarono solo le mura ed il campanile. Gli abitanti dovettero assistere attoniti dalle balze dei monti sui quali si erano rifugiati. La battaglia di Tirano fermò la controffensiva dei confederati, ma un’alleanza fra Francia, Savoia e Venezia, contro la Spagna, sotto la cui protezione i ribelli si erano posti, fece nuovamente della valle un teatro di battaglia. Morbegno, dopo l’incendio del 1623, che distrusse un quarto dell’abitato, venne occupata nel 1624 dal francese marchese di Coeuvres, che vi eresse un fortino denominato “Nouvelle France”. Le vicende belliche ebbero provvisoriamente termine con il trattato di Monzon (1626), che faceva della Valtellina una repubblica quasi libera, con proprie milizie e governo, ma soggetta ad un tributo nei confronti del Grigioni.
Ma la valle godette solo per breve periodo della riguadagnata pace: il nefasto passaggio dei Lanzichenecchi portò con sé la più celebre delle epidemie di peste, descritta a Milano dal Manzoni, quella del biennio 1630-31 (con recidiva fra il 1635 ed il 1636). L’Orsini osserva che la popolazione della valle, falcidiata dal terribile morbo, scese da 150.000 a 39.971 abitanti (poco più di un quarto). La stima, fondata sulla relazione del vescovo di Como Carafino, in visita pastorale nella valle, è probabilmente eccessiva, ma, anche nella più prudente delle ipotesi, più di un terzo della popolazione morì per le conseguenze del morbo.


Fumero

Neppure il tempo per riaversi dall'epidemia, e la guerra di Valtellina tornò a riaccendersi, con le campagne del francese duca di Rohan, alleato dei Grigioni, contro Spagnoli ed Imperiali. Il duca, penetrato d'improvviso in Valtellina nella primavera del 1635, con in una serie di battaglie, a Livigno, Mazzo, S. Giacomo di Fraele e Morbegno, sconfisse spagnoli e imperiali venuti a contrastargli il passo. Il vicino comune di Mazzo fu dunque teatro di una delle più importanti battaglie di questa campagna, combattuta il 3 luglio 1635. Il Rohan, con 3000 Francesi e 600 Grigioni, sconfisse gli Imperiali del duca di Fernamont, che vennero messi in fuga ed attraversarono disordinatamente il vecchio ponte in legno sull’Adda. Il ponte non resse, e tragicamente molti di loro vennero uccisi dai fucilieri francesi o annegati dalle acque del fiume. Mille Imperiali furono fatti prigionieri e forse solo poche centinaia riuscirono a trovare riparo a Bormio. Molto maggiore fu il numero dei morti. Molti imperiali in fuga cercarono di varcare il ponte di San Rocco a Migiondo, che però era stato bruciato, per cui dovettero improvvisare una disperata difesa contro i Francesi, che si trasformò in una nuova strage.


Chiesa di S. Agnese a Sondalo

Fu una delle più brillanti vittorie del Rohan. Troppo brillanti, per non far temere ai Grigioni che l’influenza della Francia potesse diventare troppo forte. Ciò spiega la svolta del 1637, cioè il rovesciamento delle alleanze: i Grigioni, che pretendevano la restituzione di Valtellina e Valchiavenna (mentre i Francesi miravano a farne una base per future operazioni contro il Ducato di Milano), si allearono segretamente con la Spagna e l'Impero e cacciarono il Duca di Rohan dal loro paese. Le premesse per la pace erano create e due anni dopo venne sottoscritto il trattato che pose fine al conflitto per la Valtellina: con il Capitolato di Milano del 1639 i Grigioni tornarono in possesso di Valtellina e Valchiavenna, dove, però l’unica religione ammessa era la cattolica. I Grigioni restaurarono l'antica struttura amministrativa, con un commissario a Chiavenna, un podestà a Morbegno, Traona, Teglio, Piuro, Tirano e Bormio, ed infine un governatore ed un vicario a Sondrio.


San Bernardo in Val di Rezzalo

Termina così il periodo più tragico della storia sondalina e valtellinese, periodo nel quale guerre, carestie e peste, cioè il triplice volto della sciagura contro il quale già si pregava nelle invocazioni medievali, avevano colpito duramente la demografia e quindi l’economia di Sondalo, tanto che dalla metà del Seicento si fece gradualmente più accentuato il fenomeno dell’emigrazione, soprattutto di artigiani come i calzolai, ma anche di facchini, verso le città della serenissima Repubblica di San Marco. In una cronaca di un anonimo camuno del Seicento leggiamo, infatti: “Sondalo, terra grossa, sul salvatico, che non fanno vino; bellissime genti, zavatini d’Italia, massime a Vicenza, Padova, Verona. Fanno de buone carni cioè vitelli, formaggi, buttiri. Fanno 3000 anime de comunione. Adesso la terra è tutta bruciata, parte da’ soldati del Re, parte da Grisoni onde son destrutti in terza generatione”. Ma l’emigrazione sondalina si diresse anche verso Ferrara, Mantova, la Svizzera e l’Austria.
La ripresa economica e demografica si concretizzò a partire dalla seconda metà del Seicento, e poi in modo più convinto nel Settecento, che pure non fu secolo privo di asprezze, anche sotto il profilo climatico. Il secolo, nella sua prima parte, fu caratterizzato da alcuni inverni eccezionalmente rigidi, primo fra tutti quello memorabile del 1709 (passato alla storia come “l’invernone”, “l’inverno del grande freddo”), quando, ad una serie di abbondanti nevicate ad inizio d’anno, seguì, dal giorno dell’Epifania, un massiccio afflusso di aria polare dall’est, che in una notte gelò il Mallero e parte dell’Adda. Ed ancora, nel 1738 si registrò una nevicata il 2 maggio, nel 1739 nevicò il 27 ed il 30 marzo con freddo intenso, nel 1740 nevicò il 3 maggio, con freddo intenso e nel 1741 nevicò a fine aprile, sempre con clima molto rigido e conseguenze disastrose per le colture e le viti.


Baite in Val di Rezzalo

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La situazione a metà del settecento è così sintetizzata dallo storico, Francesco Saverio Quadrio, nelle “Dissertazioni critico-storiche intorno alla Rezia di qua dalle Alpi oggi detta Valtellina”, Edizione anastatica, Bologna, Forni, 1971:
"Sondalo era già un tempo ragguardevolissimo, e grosso Luogo, e sotto ai Duchi di Milano aveva esso pure il suo Pretore. Confina dall'Oriente coi Bormiesi, e i Camuni, dal Mezzodì, e dall'Occidente coi Grosini; e dal Settentrione colle Chiusure, e coll'Alpi de' predetti Bormiesi. Le disgrazie, g'incendii, e le Guerre lo hanno abbassato di quella ricchezza, e splendore, in cui un tempo già era. Ha tuttavia sotto se varie Terre, che sono Tiolo di sopra, Tarrone, il Bolladore, Mondadizza, Le Prese, Frontale, e Fumera, dal sinistro Lato dell'Adda; e dal destro Migionto, Somma Cologna, Mon-Filio, abitato sparsamente, e di Case seminato.
Nella Notizia dell'Imperio si ha Teriolum Rheetice Oppidum. Il Lazio, e il Pighio hanno giudicato, che fosse il Castello detto Tirolo. Ma non è, che Tiolo, corrotto da Teriolo, dove già era Popolazione e Fortezza. Da Fumera per Vie non facili, ma pur praticate, si passa a' Camuni, e a' Furvensi. A Sondalo pur s'aspettano le due Valli di Fine, e di Rezen, onde piglia il suo nome il Rezalasco, che va a scaricarsi nell'Adda. Sopra la Contrada appellata del Ponte, da esso Sondalo non più discosta, che un quarto di Miglio, in sul largo Dosso di una Rupe vi si veggono tuttavia gli Avanzi di quell'antica Fortezza, che Buffalora era detta, e che fu da' Venosti già posseduta. Questo Nome le venne ad essa dal Monte detto latinamente Pes Phalaris, corrotto in Buffalora; e Phalaris è noto, ch'era una antica Città dell'Etruria, che quivi dovettero forse gli antichi Itali rinnovare; ma della quale non abbiamo potuto rinvergarne ulteriori notizie. In Sondalo fiorivano già i Sermondi."


Baite in Val di Rezzalo

Il settecento si concluse con la bufera napoleonica, che pose termine al dominio grigione sulla Valtellina: nel 1797, anno in cui furono congedati gli ufficiali grigioni. In base al progetto di divisione in distretti della Valtellina e Bormio (progetto 2 dicembre 1797), il comune di Sondalo sarebbe stato inserito nel distretto ottavo con capoluogo Tirano. Con l’organizzazione del dipartimento dell’Adda nel regno d’Italia (decreto 8 giugno 1805), il comune di Sondalo venne ad appartenere al cantone IV di Bormio: comune di III classe, contava 1.900 abitanti. Nel prospetto del numero, nome e popolazione dei comuni del dipartimento dell’Adda secondo il decreto 22 dicembre 1807, il comune denominativo di Sondalo, con 1.952 abitanti totali, figurava composto dalle frazioni di Sondalo (604), Monte Feleit (224), Sommacologna (140), Migiondo (100), Taronno (83), Sontiolo (46), Mondadizza (210), Frontale (272), Fumero (113), Prese (100).


Alta Val di Rezzalo

Molto severo sul periodo della dominazione francese in Valtellina è Dario Benetti (cfr. l’articolo “I pascoli e gli insediamenti d’alta quota”, in “Sondrio e il suo territorio”, IntesaBci, Sondrio, 2001), il quale sostiene che esso rappresentò l’inizio di una crisi senza ritorno, legata alla cancellazione di quei margini di autonomia ed autogoverno per Valtellina e Valchiavenna riconosciuti durante i tre secoli di pur discutibile e discussa signoria delle Tre Leghe Grigie:”L’1 aprile 1806 entrò in vigore nelle nostre valli il nuovo codice civile, detto Codice Napoleone, promulgato nel 1804. A partire da questo momento si può dire che cessi, di fatto, l’ambito reale di autonomia delle comunità di villaggio che si poteva identificare negli aboliti statuti di valle. I contadini-pastori continueranno ad avere per lungo tempo una significativa influenza culturale, ma non potranno più recuperare le possibilità di un pur minimo autogoverno istituzionale, soffrendo delle scelte e delle imposizioni di uno Stato e di un potere centralizzati. Già l’annessione alla Repubblica Cisalpina, peraltro alcuni anni prima, il 10 ottobre 1797, dopo un primissimo momento di entusiasmo per la fine del contrastato legame di sudditanza con le Tre Leghe, aveva svelato la durezza del governo francese: esso si rivelò oppressivo e contrario alle radicate tradizioni delle valli; vennero confiscati i beni delle confraternite, furono proibiti i funerali di giorno, fu alzato il prezzo del sale e del pane, si introdusse la leva obbligatoria che portò alla rivolta e al brigantaggio e le tasse si rivelarono ben presto senza paragone con i tributi grigioni. Nel 1798 a centinaia i renitenti alla leva organizzarono veri e propri episodi di guerriglia, diffusi in tutta la valle: gli alberi della libertà furono ovunque abbattuti e sostituiti con croci. Nel 1797, dunque, la Valtellina e contadi perdono definitivamente le loro autonomie locali, entrano in una drammatica crisi economica e inizia la deriva di una provincializzazione, di una dipendenza dalla pianura metropolitana e di un isolamento culturale e sociale che solo gli anni del secondo dopoguerra hanno cominciato a invertire”.


Maggenghi sopra Fumero

Cadde anche Napoleone, lasciando ai posteri l’ardua sentenza sulla sua gloria, ed il dipartimento dell’Adda venne assoggettato al dominio della casa d’Austria, nel regno lombardo-veneto. Il 18 giugno 1859, nel contesto della II Guerra d’Indipendenza, a Sondalo giunse il celeberrimo Giuseppe Garibaldi, che vi soggiornò due notti. Risaliva la Valtellina incalzando le truppe Austriache dopo la vittoria di San Fermo.
Alla proclamazione del Regno d’Italia (1861) Sondalo contava 2941 abitanti. La statistica voluta dal Prefetto di Sondrio Scelsi rilevò, nel 1866, nel nucleo centrale di Sondalo 686 persone (298 uomini e 388 donne), con 144 famiglie e 73 case (di cui 5 vuote). A Frontale vivevano 357 persone (171 uomini e 186 donne), in 76 famiglie e 23 case (di cui una vuota). A Le Prese vivevano 298 persone (138 uomini e 160 donne), in 60 famiglie e 26 case. A Mondadizza, infine, vivevano 341 persone (165 uomini e 176 donne), in 67 famiglie e 31 case, di cui una vuota. Il registro delle infermità contava 16 cretini (cioè, con termine in quel periodo tecnico, affetti da ritardo mentale per una sindrome legata alla cattiva alimentazione), 28 sordomuti e 3 ciechi. Veniva registrata anche una fornace da calce, di proprietà della Fabbriceria della Biorca.


L'ospedale Morelli di Sondalo

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La popolazione sondalina passò a 3103 abitanti nel 1871, 3101 nel 1881, 3177 nel 1901 e 3732 nel 1911. Il 2 agosto del 1885 in un incendio andarono a fuoco 14 case di Migiondo.
Ecco come la Guida alla Valtellina edita a cura della sezione valtellinese del CAI nel 1884 (II ed. a cura di Fabio Besta) descrive il paese e la sua storia: “Sotto il monte, sulla sponda destra dell’Adda, bellamente appare il borgo di Sondalo (960 m.) (3101 ab.), colla sua bianca chiesa, che si innalza pittorescamente sopra una piazza costrutta ad arte con lungo giro di arcate. Sondalo è borgo antico, e sotto i duchi di Milano aveva un proprio Pretore. L’11 ottobre 1583, vicino alla strada che conduce alle due vecchie chiese di S. Marta e di S. Agnese, dalla rupe sienitica sgorgò d’improvviso una sorgente di acqua pura che perdura tuttavia, e che fu un gran beneficio per Sondalo dove mancavano acque potabili costantemente limpide. Si gridò al miracolo e lo si attribuì a S. Clemente. Allude al fatto l’affresco che sta sulla casa dirimpetto alla sorgente e che lo Zaccaria vuole sia del Vallorsa. … I casolari e le chiese sparse sulla china del monte fra il verde smalto dei prati, fra i campi e le selve, danno a questa contrada un aspetto vario e piacevole, laonde va posta fra le più interessanti della Valtellina superiore. Il territorio di Sondalo è ricco di miniere; vi sono ardesie , vi si rinvenne in copia iperstene e orniblenda del Labrador e orniblenda comune, moltissimi cristalli di rocca, e molti piccoli granati. Qui anche i castagni sono scomparsi; l’Adda ha assunto quasi un aspetto di torrente e scorre schiumeggiante fra i massi. Il castello di Boffalora.


Maggenghi sopra Fumero

Le storie valtellinesi e comensi parlano spesso di un castello di Boffalora in Valtellina, celebre a quei tempi per molte vicende di guerra. Le indicazioni storiche e la tradizione popolare ci avevano già indotti a credere che il castello di Boffalora sorgesse su quella falda del monte che andando a Bormio si vede sporgere a sinistra verso la strada, appena usciti dal villaggio di Bolladore, e precisamente sul poggio che sovrasta alla chiesuola di S. Agnese. Alcuni scavi testè fatti eseguire dal benemerito sacerdote Nicolò Zaccaria, per conto della famiglia Visconti-Venosta, i quali posero a nudo robusti ruderi di torri, ci assicurano in questa opinione. Il castello di Boffalora (fatto dal Venosta alla fine del secolo XII) ricevette una speciale rinomanza nel secolo XIII da Corrado di Venosta che fu, a quel tempo, il più ardito e potente condottiero dei ghibellini in Valtellina. Dal 1200 al 1270 vediamo Corrado a capo di tutte le imprese contro i Guelfi della Valtellina e di Como, e contro i Torriani. Raimondo Torriani, vescovo di Como, che gli aveva mosso guerra ed era penetrato in Valtellina, fu vinto da Corrado e tenuto per parecchi anni prigioniero nel castello di Boffalora. I Guelfi allora mossero grosse bande contro Corrado, da Milano, da Como e dalla Valsassina. Il castello sostenne un lungo assedio e resistette. Corrado, alla fine, ottenute valide guarentigie, lasciò libero il vescovo Raimondo, il quale fu poi eletto l’anno 1273 patriarca di Aquileia.


Maggenghi sopra Fumero

Morto Corrado, il castello di Boffalora scomparve. Alcuni storici si perdettero in molte congetture per spiegarne la distruzione: le induzioni però in tal caso ci paiono semplici. Durante l’assedio del castello vediamo Egidio, nipote di Corrado, caduto nelle mani dei nemici, consegnato all’Inquisizione e sottoposto in Como alle censure di quel tribunale. E finalmente, in un documento del tempo, troviamo che un frate Guido da Conconnato, Inquisitore di Lombardia, delle Marche e del Genovesato, assolve Egidio e la sua famiglia con il patto di non prestare aiuto, in nessun caso, allo zio Conradus de Venosta et de Metch e di ubbidire alla chiesa …: di più, Egidio si obbligava di consegnare il castello di Boffalora al Tribunale dell’Inquisizione, ai Vitani di Como e ai De Capitanei di Sondrio, capi della della parte guelfa. … Morto Corrado, il patto fu eseguito. È quindi facile presumere che inquisitori e guelfi, come ebbero il castello in mano loro, lo abbiano distrutto. …
La Valle di Rezzo — Questa valle, ricca di pascoli, è popolata di casolari e di malghe. In poco più di un'ora si sale dal piano a Frontale, allegro villaggio fra campi circondati di boschi, dal quale si gode ampia veduta sulla vallo dell'Adda. Dopo Frontale la valle si fa angusta: il torrente scorro in un profondo burrone e in rivelato cascate precipita al basso, con fragore. Il sentiero, sospeso a rupi verticali, discende il monte verso Fumero, altro casolare presse cui appaiono gli faggi e gli ultimi abeti, poi prosegue sulla destra del Rezzalasco fino a Faccia, dove passa sulla sponda sinistra. Da qui un sentiero faticoso sale a destra il vallone, e guida a un passo che mette in Val Grande, e per essa in Vezza in Valcamonica. La stradicciuola continua sulla sinistra del torrente fino a Drazze e a S. Bernardo, chiesuola non lontana dal giogo. I monti che fiancheggiano la Val di Rezzo sono alti e non di rado elevansi a foggia di pareti: in alto sono sormontati da ghiacciai. La parte superiore della valle è melanconica: un lungo e monotono altipiano, appena curvo a sufficienza per determinare i due versanti, l’unisce alla Valle del Piano o dell'Alpe che metta in Val Gavia e per essa in breve a S. Catterina.”


Apri qui una panoramica sulla Val di Rezzalo

Il 7 febbraio del 1908 bruciò la frazione di Taronno: si salvò la sola chiesa. Pesante fu il tributo del paese alla Grande Guerra. Una targa posta in Piazza della Repubblica a Sondalo riporta i seguenti nominativi di soldati caduti nella Prima Guerra Mondiale: Andreoli Vittorio di Gregorio, Asi Lorenzo di Arturo, Besio Giacomo fu Battista, Bianconi Stefano di Antonio, Capitani Angelo di Domenico, Capitani Felice fu Fedele, Capitani Giovanni fu Giuseppe, Camozzi Eugenio fu Giovanni, Cappelletti Erminio fu Giovanni Battista, Cappelletti Giovanni Giacomo di Pietro, Carcer Giusto fu Giuseppe, Cinti Nicola fu Luigi, Cossi Giacinto fu Martino, Cossi Giovanni Battista fu Giovanni Antonio, Cossi Lorenzo fu Lorenzo, Cossi Martino fu Martino, Cristani Giacomo di Antonio, Cristani Giacomo di Lorenzo, D'Alba Paolo fu Mauro, Dal Pozzo Carlo di Antonio, Dal Pozzo Domenico fu Giovanni Battista, Dal Pozzo Pietro Antonio fu Giovanni Antonio, Dal Pozzo Pietro fu Pietro, Dal Pozzo Simone fu Giovanni Antonio, Della Valle Andrea fu Bortolo, Della Valle Remiglio fu Bortolo, Fanti Bernardo Battista fu Bernardo, Gadda Giulio di Agostino, Gadda Onorato fu Giacomo, Gambarri Giuseppe di Francesco, Garavatti Giuseppe fu Bortolo, Gatti Emilio di Agostino, Gheffoli Angelo di Giacomina, Kofler Isidoro fu Achille, Mazzetta Giovanni di Pietro, Muscetti Biagio fu Giacomo, Muscetti Martino di Domenico Agostino, Peiti Giovanni Battista Felice fu Stefano, Pozzi Anselmo di Carlo, Quetti Giacomo di Bernardo, Ricetti Antonio fu Antonio, Ricetti Bortolo fu Giacomo, Ricetti Lorenzo fu Maria, Ricetti Pietro di Lorenzo, Ricetti Pietro di Lorenzo, Ricetti Stefano di Lorenzo, Ricetti Stefano di Lorenzo, Rondoni Flaminio di Santina, Sassella Enrico fu Andrea, Sassella Isidoro fu Andrea, Simonelli Battista di Stefano, Simonelli Domenico fu Domenico, Simonelli Giovanni Domenico di Stefano, Simonelli Michele di Giuseppe, Simonelli Pietro fu Antonio, Togni Pietro fu Giovanni, Tortorelli Giuseppe fu Timoteo, Zappa Giorgio di Martino, Zappa Giovanni Battista fu Pietro, Zappa Vittorio di Pietro, Zubiani Stefano di Gaspare, Zubiani Virgilio fu Giuseppe, Carnevali Candido fu Pietro.

La popolazione sondalina passo a 3469 abitanti nel 1921, 3143 nel 1931 e 3819 nel 1936.


Chiesa di Santa Maria Maggiore

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Un ampio quadro di Sondalo fra le due guerre, della sua storia e del suo patrimonio artistico si può ricavare da “La Valtellina – Guida illustrata”, a cura di Ercole Bassi, 1928 (V ed.): "Sondalo è sede del comune omon. (m. 939 - ab. 527-3473 - P.T. - alb. Pozzì - autom. per Bormio e Tirano) al quale appartengono le fraz. di Frontále, Mondadizza. (con latt. turn e coop. di cons.), Le Prése (con latt. turn.), Fumero, Bolladore, Somtiolo, Somma Cologna (con latt. turn., coop. di consumo), Migiondo (latt. turn.). In Sondalo vi sono le latt. turn. di Terra Maggiore e Terra. Minore. nonchè una coop. di cons. - un circ. agric. coop. - la coop. muratori «La Fratellanza› -un'agenzia. della Banca Pìcc. Cred. - una rapp. della Banca Popolare di Sondrio - med. - farm. - asilo infan. - - corpo filarmonìco. Da Sondalo si sale, in circa mezz'ora di strada (con serv. d'auto}, al Primo Sanatorio Italiano Dr. A. Zubiani, stabilimento di cura per malati di petto agiati, eretto in ridente e saluberrima posizione, nel folto della Pineta di Sortenna. Nel luglio 1923 si è costituito una Soc. An. per la costruzione di altro sanatorio.
Sondalo anticamente dipendeva dal Monastero di S. Abbondio di Como. Nel 1400 ebbe propri consoli di giustizia. Fu arsa dai Grigioni nel 1487. La parrocchiale e ricca di una pianeta con ricami del sec. XV, di uno stendardo di pregio, di un calice con effigiatí nei tre scudetti a smalto della base S. Sebastiano, M. V. col B. e S. Rocco, e di una bellissima croce d'argento della fine del 500. Possiede quadri ed affreschi di Gio. Mattoni, due quadri 'di Carlo Marni dietro il coro, e bei lavori di ferro battuto. Un'altra grande e bella tela, del 500, rappresenta molti Santi e Sante. Un altar maggiore possiede un bel ciborio di legno intagliato del 600. Lo Zaccaria ricorda. una stupenda pala che attribuisce a Pietro Ligari con M. V., il B. e S. Giovanni Battista all'altare di S. Giuseppe, che è invece di G. B. Muttoni; l'abside, formata dall'antica chiesa, è di stile lombardo; il dipinto nel vecchio cimitero col Padre Eterno che sostiene il Crocifisso è del sec. XV. Il sac. Zaccaria fa menzione anche dell'oratorio di Dal Ponte eretto nel 1490, ove comincia la salita di Boffalora,che possiede un'artistica pianeta del 400. Le porte hanno stipiti di marmo lavorato; l'ancona di legno ha statuette e fregi graziosi; sopra la mensa vi è un bel dipinto raffigurante M. V. che porge un pomo al B., con S Gio. Battista, S. Rocco e S. Sebastiano, attribuito al fratello del Valorsa. Vi è pure un magnifico Crocefisso con S. Caterina e S. Agnese, e la data del 1598, pittura attribuita al Vallorsa, sembra col concorso di un suo fratello. Merita dl essere veduto anche l'altare di S. Innocenzo nella chiesa di S. Agnese. Quella antichissima di S. Marta, monum. nazionale, contiene nel coro e sotto la estesi affreschi del sec. XV o XVI. Non poche furono in recenti restauri cuperti da intonaco bianco; poche sono ben conservate; le più sono guaste dall'umidità; tutte sono interessanti per l'arte e portano frequenti iscrizioni coi doni dei donatori, autori e la data. Rimonta al sec. XI come la vicina chiesa di S. Maria.


Sondalo

Nella casa parrocchiale vi è una splendida stufa in legno intagliato e intarsiato. Sul trave sotto la gronda leggesi la data del 1601. A C. Valorsa sono attribuiti dal sac. Zaccaria in questo comune i seguenti dipinti: a) in una santella a mezza via per Boffalora, sopra la contrada di Tiolo: il Padre Eterno che porta il Crocefisso , la Vergine, S. Giovanni, un papa e un vescovo; ai lati Gesù legato alla colonna e Gesù in Croce; b) il Crocifisso e due angeli con M. V., la Maddalena e altri santi, coi blasoni delle famiglie Bassanini, ora estinta, e Raselli, situati sul vecchio muro della sagristia; c) il bellissimo affresco che rappresenta il Crocifisso colla V. M., S. Clemente e S. Giovanni, sulla casa di faccia ad una sorgente d'acqua freschissima (detta fontana di S. Clemente), apparsa d'improvviso l'11 ottobre 1583.
Nel territorio di Sondalo si trovano rocce di ardesia, orniblenda comune e del Labrador, cristalli di rocca, graniti e dioriti; vi esiste una miniera di arsenico. Sono notevoli le marmitte dei giganti nella località Boscaccia.
Sopra la chiesetta di S. Agnese, ove trovasi un affresco del 1483 col Crocefisso, M. V. ela Maddalena, esisteva il rinomato castello diBoffalora, che vuolsi eretto dai Galli, tenuto poi dai Goti, indi dallafamiglia Venosta, e di:trutto nel 1273. Ivi il già nominato Corrado Venosta, capo dei Ghibellini. vinse e tenne per più anni prigione il vescovo Raimondo da Como, che gli aveva mosso guerra. A Tiolo cessa la vite che ancora abbellisce coi suoi pampini le costiere di Grosio e di Grosotto; a Bolladore la valle si espande in una conca ridente di prati e di boschi di abeti, solcata dall'Adda, che esce impetuoso dalla stretta di Serravalle a Le Prese. Si incontra dapprima il villaggio di Mondadizza (metri 946), detta «la terra delle belle fanciulle », ove sbocca la Valle di Rézzo, che vanta una cava di marmo saccaroide, risalendo la quale per la valle e il passo di Fumero (metri 1465), si può portarsi a S. Caterina.


Sondalo

Poco dopo Mondadizza si trova la vecchia chiesa della Madonna della Biorca ove in una nicchia della facciata vi è una delicata M. col B. in atto di benedire colla destra, e di prendere una colomba colla sinistra: è un po' deperita e si ritiene del Valorsa; nell'interno si conserva un pregevole dipinto su tavola. Circa km. 2 più innanzi si incontra il villaggio di Le Prése Nuove (m. 950), ove nel 1866 ví fu un combattimento fra Valtellinesi ed Austriacì. Di faccia a Le Prese, sul fianco sinistro dell'Adda, vi è il villaggio di Frontale, da cui si può entrare in Val di Rezzo. Nella chiesa vi sono altari di marmo finissimo, e una tavola del Valorsa con l'Imbalsamazione della Salma di Gesù. A Le Prese comincia il canale per l'impianto idroelettrico del Comune di Milano, lungo km. 12, tutto in galleria, con una sezione alta m. 1,50, larga m. 2,60 in alto e m. 2,30 al fondo. All'origine vi è un serbatoio giornaliero invernale di mc. 600000 munito di diga mobile; il salto all'estremo è di metri 324,50. A km. 2 oltre Le Prese, il Ponte del Diavolo (m. 1002) porta sull'altra sponda della valle. Poco più avanti è la Serra, ove si scorgono gli avanzi della torre che con un castello ivi chiudeva in Contado di Bormio…"


L'ospedale Eugenio Morelli

La storia della Sondalo fra le due guerre è segnata dalla costruzione del più grande sanatorio d’Europa, voluto dal governo fascista e da Eugenio Morelli, pneumatologo di Teglio. Questi, in qualità di alto consulente per l’organizzazione antitubercolare dell’INFPS, l’Istituto Nazionale Fascista di Previdenza Sociale, fu il primo in Italia ad organizzare una seria lotta contro la tubercolosi e nel 1929 fece eseguire un’analisi sulle condizioni meteorologiche del versante a monte di Sondalo (dove già dal 1901 funzionava il Pineta di Sortenna, che fu il primo sanatorio italiano, fondato dal dottor Ausonio Zubiani), evidenziando come si trattasse del luogo ideale per realizzare un sanatorio, grazie alla buona esposizione alla luce solare, all’aria secca ed alla protezione dai freddi venti di settentrione. La monumentale opera richiese 8 anni, dal 1932 al 1940, per edificare 9 padiglioni in grado di ospitare fino a 300 malati ciascuno. Il quarto padiglione pare riproducesse il profilo delle corazzate della Regia Marina. Durante la Seconda Guerra Mondiale nel sesto e nel settimo padiglione furono nascoste opere d’arte preziose provenienti da musei e collezioni private, tra cui dipinti di Rubens, Tintoretto e Segantini. Solo al termine di questo conflitto anche l’allestimento del complesso sanatoriale (conosciuto dai sondalini come “Il Villaggio”) ebbe termine e questo potè cominciare ad ospitare i primi pazienti. Il sanatorio rimase attivo fino al 1973 per poi essere trasformato nell’attuale presidio ospedaliero dell’Azienda Ospedaliera Valtellina e Valchiavenna.


L'ospedale Eugenio Morelli

Nel secondo dopoguerra la popolazione sondalina passò a 4806 abitanti nel 1951, 5434 ne 1961, 5728 (massimo storico) nel 1971, 5217 nel 1981, 4954 nel 1991, 4499 nel 2001 e 4237 nel 2011.
Oggi Sondalo è un comune di 96 kmq, che confina a nord con il comune di Valdisotto, ad est con Vezza d’Oglio e Ponte di Legno e a sud ed ovest con Grosio. La sua identità è ancora fortissimamente legata alla presenza del grande Ospedale, ma anche a molteplici iniziative culturali e musicali che ne allargano gli orizzonti ad una dimensione internazionale.


Dipinto su una casa a Sondalo

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