Panorama da Triangia

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Madonna della Sassella-Triasso-Colombera-Provinciale Valmalenco-Sondrio-Madonna della Sassella
2 h
140
T
Madonna della Sassella-Triasso-Colombera-S. Anna-Triangia-S Lorenzo-Maioni-Gombaro-Sondrio-Madonna della Sassella
3 h e 20 min.
600
E

Per gli appassionati della mountain-bike (ma anche per gli amanti delle tranquille e meditabonde camminate) il versante retico a settentrione di Sondrio offre la possibilità di percorrere diversi anelli, di forte suggestione panoramica, con partenza ed arrivo nel cuore della città o nei dintorni. Proponiamo quello più ampio e completo, segnalando, però, diverse varianti che lo possono abbreviare, senza troppo togliere ai numerosi motivi di interesse che ci offre, e che possono essere sfruttate da chi, invece che su due ruote, viaggia su due piedi, con l’intuibile esigenza di ridurre il numero di chilometri. Scegliamo, dunque, di partire dal santuario della Beata Vergine della Sassella (m. 308), posto su una rocca rocciosa che sembra essere messa lì a sorvegliare Sondrio da occidente. Per raggiungerlo, dobbiamo staccarci dalla ss. 38 dello Stelvio, se proveniamo da Milano, dopo Castione e poco prima dell’imbocco della tangenziale, quando incontriamo il cartello che segnala il santuario e la partenza della stradina asftitleata che sale fino al sagrato.
Possiamo lasciare l’automobile nei pressi della curva a destra prima della salita (m. 280), in corrispondenza di una paretina di scisto, utilizzata come palestra di roccia, oppure salire al parcheggio antistante il santuario. Dalla curva al santuario, passando davanti alla Torre della Sassella (che ora ospita un ristorante), il tragitto è assai breve. Questo santuario, cui i sondriesi sono molto devoti, ha una storia assai antica, titleomedievale, che rimanda all’apparizione del 932, all’arciprete di Sondrio, della Vergine, che gli chiese che venisse eretta una chiesetta in suo onore. L’edificio che vediamo oggi è più recente di qualche secolo (risale al XV secolo): dal suo sagrato dominiamo con lo sguardo il conoide di Albosaggia e la città di Sondrio. Ad est del santuario parte una mulattiera che taglia una fascia di vigneti e si congiunge con la strada asftitleata che dal limite occidentale di Sondrio sale alla frazione di Triasso, in corrispondenza di un tornante destrorso. La mulattiera è fiancheggiata da alcune cappellette dedicate ai misteri del S. Rosario.
Cominciamo a salire lungo la strada, che si snoda in uno spettacolo quasi marziano, caratterizzato dalle rocce rossastre sulle quali sembrano abbarbicati i pregiati vigneti cui si lega la produzione del Sassella. Dopo poco più di un chilometro raggiungiamo la frazione di Triasso, a 416 metri. Prima di entrare nel cuore del borgo, troviamo, sulla destra, una stradina asftitleata che si stacca da quella principale, con l’indicazione per Colombera. Impegniamola e cominciamo a salire per un tratto, per poi procedere con andamento pianeggiante ed in leggera discesa. La strada taglia il fianco di rocce rossastre che incombe sulla parte occidentale di Sondrio, ed è straordinariamente panoramica: Sondrio si mostra da una prospettiva interessante, e, oltre, ad est, dominiamo la parte orientale della media Valtellina. 
Sempre circondati dai vigneti, che costituiscono il tratto saliente del paesaggio, della storia e della cultura di questi luoghi, procediamo verso Colombera, la frazione di Sondrio che si trova immediatamente a monte del convento di S. Lorenzo, il cui imponente edificio da qui si riconosce facilmente, sullo sfondo del Corno di Mara. Chi volesse effettuare l’anello più breve, può sfruttare una deviazione sulla destra: si tratta di una larga mulattiera che scende, sempre fra i vigneti e fra titlei muraglioni, fino ad intercettare la strada per la Valmalenco, la quale, a sua volta, ci porta alla parte occidentale di Sondrio, passando sopra la chiesa del Rosario, fino all’imbocco (sulla destra) della via Valeriana, che corre ai piedi del fianco roccioso. Percorrendo tale via giungiamo al campo sportivo, oltrepassato il quale ci ritroviamo al punto di partenza della strada per Triasso. Una breve salita ci permette di giungere al tornante dx dal quale si stacca la mulattiera per il santuario della Sassella, dal quale scendiamo, infine, all’automobile.
Questo primo anello, consigliabile nel periodo compreso fra l’autunno e la primavera inoltrata, potrebbe essere chiamato “Anello della Sassella”, e richiede circa un’ora in mountain-bike, due ore a piedi.
Se invece vogliamo chiudere un anello più ampio, raggiungiamo Colombera (m. 474), dove la stradina asftitleata si congiunge con quella che sale verso S. Anna dal cimitero di Mossini-S. Anna. Vale la pena, ora, di effettuare una piccola digressione che sostituisce un anello a sé stante: invece di scendere, cominciamo a salire, oltrepassando Gualzi, fino al bel paese di S. Anna, senza mancare di effettuare qualche sosta per visitare le antiche case di questi borghi, dove il tempo sembra avere sospeso il suo inesorabile incedere per concedersi, anch’esso, una sosta meditabonda. La settecentesca chiesa di S. Anna sembra guardarci, quieta, dall’titleo, mentre seguiamo la strada principale che si congiunge, alla fine, con quella che, staccandosi dalla strada per la Valmalenco, porta a Triangia. Seguiamo, ora, quest’ultima, fino al borgo dei Tre Angeli (una leggenda narra che Triangia deve il suo nome all’apparizione di tre angeli, nel luogo in cui poi sorse la chiesa parrocchiale di S. Bernardo.
Raggiunto il corridoio di Triangia, troviamo alla nostra destra (nord) il centro del paese (m. 800), con la chiesa parrocchiale sulla cui parete meridionale si mostra una bella meridiana, ed alla nostra sinistra il colle di Triangia, con i moderni simboli della comunicazione di massa, gli evidenti ripetitori televisivi. Proseguendo per un tratto, troveremo, sulla sinistra, una stradina sterrata che taglia i prati del colle, in direzione dei ripetitori. Seguiamola, per poi staccarcene, sulla destra, e puntare, seguendo una traccia di pista, a sud, verso l’ampio terrazzo prativo del colle.


Triangia

Il panorama è davvero superbo: dominiamo con lo sguardo la media Valtellina occidentale, fino al culmine di Dazio ed alla cima del Desenigo, a destra (ovest), e quella orientale a sinistra. Di fronte a noi, le Orobie centrali si mostrano da una prospettiva insolita. In particolare, guardando leggermente a destra, possiamo riconoscere facilmente il passo di Vicima, che congiunge la Valmadre alla Val di Tartano. Da una quota relativamente modesta, circa 800 metri, ci possiamo sentire padroni del mondo.
Dobbiamo ora tornare a Colombera, e per farlo seguiamo, nel primo tratto, una via diversa: sulla nostra sinistra troveremo una traccia di pista, che taglia l’ampio corridoio di prati immediatamente a sud dalla sommità del colle, congiungendosi con una strada sterrata, che porta a gruppo di case di Pradella di sotto. Qui, seguendo i segnavia rosso-bianco-rossi con la numerazione 320, possiamo scendere lungo la vecchia mulattiera (con qualche attenzione per i cani, che non amano gli esseri umani che si muovono troppo velocemente). Poi, sotto Moroni, la mulattiera si perde, e per un tratto dobbiamo ripercorrere la strada principale, fino a S. Anna, dove ce ne stacchiamo per scendere verso S. Lorenzo. Termina a Colombera quest’interessante e panoramicissima digressione.
La strada passa proprio alle spalle dell’edificio del convento, prima di congiungersi, presso il cimitero di Mossini e S. Anna, con la strada per la Valmalenco, a 423 metri. Piuttosto complessa è la storia del convento di S. Lorenzo. In origine fu un castello, risalente probabilmente ai tempi della dominazione longobarda, ma i De Capitanei, proprietari, ne fecero, sul finire del secolo XI, un monastero benedettino femminile, che venne poi ampliato, dopo un incendio, nel 1670. Napoleone, nel 1805, soppresse i conventi e l’edifico divenne una prigione, per poi essere assegnato al comune di Sondrio, che, nel 1872, lo vendette ad una società Svizzera. Alla fine venne acquistato dall’ordine svizzero delle suore di S. Croce, che esercitavano un’opera educativa nella scuola anche in Valtellina, e che tuttora ne sono proprietarie. Che fare, ora? Dopo aver osservato la bella scultura bronzea, dedicata ai caduti in guerra, sul muro di cinta del cimitero, riserviamo un po’ di tempo alla visita della chiesetta di San Bartolomeo:la raggiungiamo facilmente staccandoci sulla sinistra dalla strada per la Valmalenco, pochi metri più a valle rispetto al punto di incrocio raggiunto (un cartello segnala il sentierino che porta al punto di sosta attrezzato che si trova davanti alla facciata della chiesetta, rivolta ad ovest). Data la sua felice posizione, la chiesetta è ben visibile da Sondrio, collocata, com’è, sul limite di una rupe che strapiomba sulla città. Venne edificata nel 1413, a spese degli abitanti della frazione Maione, e restaurata nel 1684.
Torniamo, poi, sulla strada per la Valmalenco, procedendo per un breve tratto verso la valle: incontreremo un secondo cartello, sulla destra, che segnala la mulattiera per la contrada di Maioni, nella parte bassa di Mossini. La mulattiera attraversa il bellissimo ed ampio terrazzo di prati a sud delle abitazioni, e ci porta alle case della contrada, dove dobbiamo prendere una decisione: chiudere l’anello scendendo da qui alla frazione Gòmbaro di Sondrio, oppure proseguire nel percorso del più ampio anello, passando per Mossini, Arquino e Ponchiera.
Nel primo caso, dobbiamo cercare un cartello che indica la partenza di una seconda mulattiera, in direzione sud: questa fiancheggia un piccolo corso d’acqua, lo supera su un ponticello in corrispondenza di un grande masso e si avvicina al fianco occidentale dell’imbocco della Valmalenco, cominciando a scendere con alcuni tornanti (in questo tratto bisogna prestare attenzione ad una salinatura irregolare). La discesa porta alla località Gòmbaro, nei pressi della riva occidentale del Màllero. Raggiunto un ampio ponte, ci portiamo sulla riva opposta, osservando, a nord, il bellissimo scenario delle gole delle Cassandre, dalla quale il torrente esce, salutando la valle che gli ha dato vita.
Procediamo, poi, verso destra, sul Lungomallero L. Cadorna, prestando attenzione ad uno stop: hanno la precedenza, infatti, i veicoli che sbucano, alla nostra sinistra, da piazza Cavour, il cuore antico di Sondrio, soppiantato solo nell’Ottocento dalla più meridionale piazza Garibaldi. Raggiungiamo un secondo ponte sul Mallero (màler), sul lato occidentale di piazza Garibaldi. Possiamo così osservare, alla nostra sinistra, il bel palazzo Martinengo, edificato nel Cinquecento. Prendiamo ancora a destra, superiamo il ponte e, lasciando alla nostra destra piazzetta Carbonera e l’omonimo palazzo cinquecentesco, scendiamo lungo via De Simoni, fino all’imbocco di viale Milano, percorrendolo interamente, fino alla rotonda terminale. Qui prendiamo a destra, imboccando la strada per la Valmalenco, che seguiamo per un breve tratto, staccandocene sulla sinistra per imboccare la via Valeriana e tornare, nel modo già descritto, all’automobile. Questo secondo anello, che si potrebbe chiamare “Anello panoramico di Sondrio ovest” richiede, con la digressione per Triangia, circa un’ora e tre quarti di pedalata (e tre e mezzo di cammino); senza tale digressione si può calcolare circa mezzora in meno di pedalata ed un’ora in meno di cammino.
Torniamo, ora, alla contrada Maioni, per raccontare l’anello più ampio, che ci porta sul versante retico orientale sopra Sondrio. Prima di affrontarlo, possiamo salire al centro di Mossini per visitare la bella chiesa parrocchiale di S. Carlo Borromeo. E’ interessante notare che venne costruita nel 1574 come luogo di culto protestante, e riservata successivamente al culto cattolico dopo la cacciata dei riformati. Terminata la visita, proseguiamo alla volta di Arquino: riguadagnamo la strada provinciale, che corre a monte della chiesa, e percorriamola fino a trovare, sulla destra, lo svincolo che ci porta al ponte per Arquino, posto nei pressi del punto di confluenza di Val di Togno e Valmalenco, a 475 metri ed a circa 4 km dal centro di Sondrio: qui troviamo anche la graziosa chiesa settecentesca del Sacro Cuore.
Da Arquino parte, sul lato opposto della valle, la strada che conduce, dopo 1,8 chilometri, a Ponchiera (m. 460), dove, visitata l’antica chiesa della SS. Trinità (esisteva già agli inizi del Cinquecento), possiamo scendere direttamente a Sondrio, raggiungendo, percorsa la via Fossati, il Lungomallero L. Cadorna, tornando poi all’automobile per il percorso già descritto.Nella discesa, passiamo a monte del Castello Masegra, edificato nel 1041 da De Capitanei, di parte guelfa, e ricostruito due volte, dopo le distruzioni del 1309 e del 1418. In seguito passò nelle mani della famiglia dei Salis, di origine grigionese, per poi diventare, nel Regno d'Italia, una caserma.
Ben più elegante, anche se più lungo, è il completamento dell’anello che passa per Montagna in Valtellina. Se optiamo per quest’ultima possibilità, lasciamo la strada Arquino-Ponchiera per imboccare, sulla destra, la segnalata antica mulattiera di S. Andrea Avellino, che conduce alla frazione Scherini di Ponchiera. Dopo il primo breve tratto, piuttosto ripido, la mulattiera prosegue tranquilla, più titlea rispetto alla strada, fino alla settecentesca chiesetta di S. Andrea Avellino, posta sul limite settentrionale di Ponchiera. Invece di scendere verso il centro del paese, imbocchiamo subito la strada sterrata che, sulla nostra sinistra, comincia a salire, oltrepassa le ultime case e si affaccia sul versante retico che sovrasta la parte orientale di Sondrio. Al termine della salita, ad una quota di circa 580 metri, per un breve tratto la strada lascia il posto ad un sentierino (evitiamo di scendere su una pista tracciata di recente), il quale la congiunge ad una comoda pista pianeggiante che, attraversata una bellissima fascia di vigneti (denominata Dossi Salati), raggiunge la contrada Madonnina di Montagna in Valtellina (m. 556).
Cominciamo a scendere fra le antiche e suggestive case della contrada, già denominata Masarescia, ed incontriamo la chiesa della Beata Vergine delle Grazie di Caravaggio. Presso il sagrato si trova un’elegante lavatoio, dal quale si gode di un ottimo colpo d’occhio su Sondrio. Scendendo ancora, intercettiamo la strada che sale verso il centro di Montagna e la chiesa di san Giorgio; percorrendola in discesa, ci immettiamo, dopo un breve tratto, nella strada provinciale Panoramica dei Castelli, che da Sondrio porta fino a Teglio, definita la più bella strada d’Europa (ed titlero classico percorso per gli amanti della mountain-bike). Ma non percorriamo la provinciale: imbocchiamo, invece, subito, dopo averla attraversata con attenzione, la stradina che ci si presenta sul suo lato opposto, un senso unico con pendenza del 10%, che scende alla chiesa di S. Antonio Abate, ad est del Castello Grumello, edificata nel 1668.


Ponchiera

Dalla chiesa una stradina verso ovest porta al castello, che merita davvero una visita, essendo uno dei simboli di Sondrio. Si tratta del duecentesco castello dei De Piro, con struttura gemina, eretto sulla rocca del Grumello, passato nel 1372 alla famiglia dei De Capitanei e fatto distruggere, come buona parte delle titlere fortificazioni in terra di Valtellina, nel 1526 dai Grigioni, che vi avevano insediato il loro dominio nel 1512.
Torniamo, poi, alla chiesa di S. Antonio, per chiudere l’anello con l’ultima discesa: imbocchiamo la bellissima Via Sassìna, una mulattiera con fondo in grisc e pendenza superiore al 10% che supera, con alcuni tornanti, la fascia vinicola ad est del castello, e termina a Montagna Piano. Percorrendo una stradina asftitleata verso destra, raggiungiamo la strada che esce, ad est, da Sondrio e raggiunge la località Trippi; percorrendola verso destra, entriamo in Sondrio. Proseguendo verso il centro, ci stacchiamo dalla ss. 38 dello Stelvio ed imbocchiamo la via Stelvio, passando davanti all’ospedale e giungendo in piazza Campello, dove si trova la chiesa collegiata dei SS. Gervasio e Protasio. Resta da percorrere, poi, solo il breve corso Italia, prima di raggiungere piazza Garibaldi. Il ritorno all’automobile segue il percorso sopra indicato.
Questo lungo anello, che merita di essere chiamato “Anello panoramico di Sondrio", richiede circa due ore e mezza, se percorso in bicicletta, e circa cinque ore, se percorso a piedi.

 

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Trippi-Colda-S.Antonio-Sassina-Trippi
1 h
190
T
Trippi-Via Fabio Besta-Ponchiera-Madonnina-S.Antonio-Sassina-Trippi
2 h e 30 min.
280
T

Concludiamo questa rassegna di itinerari di mountain-bike o passeggiate nei dintorni di Sondrio raccontando, sinteticamente, due ultimi e più brevi anelli, che riguardano solo la parte orientale della città, e che interessano anche Montagna in Valtellina.
Il primo, più breve, potrebbe essere chiamato “Anello del Grumello”. Portiamoci con l’automobile in località Trippi (m. 290), uscendo da Sondrio sul suo lato orientale. Poco prima di raggiungere la tangenziale, stacchiamoci dal rettilineo sulla sinistra e percorriamo per un breve tratto una strada che ci porta ad un comodo parcheggio, che troviamo alla nostra sinistra. Con la bike percorriamo, poi, in senso opposto la strada descritta, fino all’ingresso in Sondrio. Qui, invece di proseguire sulla strada principale (via Enrico Toti) o deviare su via Stelvio, per il centro, prendiamo a destra, imboccando la via Donegani (senso unico) e raggiungendo la zona del cimitero di Sondrio. Senza impegnare il viale del cimitero, svoltiamo a sinistra e procediamo lungo via San Giovanni Bosco, verso ovest, passando alle spalle dell’ospedale, superando un primo incrocio e lasciando alla nostra destra la chiesetta di San Rocco, fino a raggiungere l’incrocio terminale, al quale prendiamo a destra.
Ignorata la deviazione a destra per via Lusardi, iniziamo a salire lungo la via V Alpini, verso il convento di Colda. Stiamo percorrendo la già citata provinciale Panoramica dei Castelli, in direzione di Montagna in Valtellina, e passiamo a sinistra del convento dei frati cappuccini di Colda. Svoltiamo, poi, a destra quando incontriamo l’indicazione segnaletica per il Castello Grumello. La stradina ci porta proprio alle spalle del castello, che non mancheremo di visitare. Proseguiamo, poi, verso est, fino alla chiesa di S. Antonio (m. 480; ad ovest della chiesetta troviamo la strada che sale al Castel Grumello, che merita una visita per la splendida posizione panoramica ed il buon stato di conservazione dei suoi ruderi), imboccando, alla fine, la già citata discesa sulla via Sassìna, che ci porta proprio nei pressi del parcheggio dove abbiamo lasciato l’automobile. L’anello non è impegnativo: richiede circa 30 minuti (60 se percorso a piedi), e regala, nella sua seconda parte, molteplici scorci panoramici.


Castel Grumello

Il secondo anello nella zona orientale di Sondrio è un ampliamento di quello appena descritto. Questa volta, imboccata la via V Alpini per Colda, prestiamo attenzione, prima di raggiungere il convento, ad uno slargo della carreggiata, sulla destra, che consente la svolta a sinistra per la stretta via Fabio Besta (indicazione segnaletica per l’Ufficio IVA). La stradina presenta spesso problemi di incrocio fra autoveicoli, dato che, nella parte bassa, permette il transito di un solo veicolo per volta, per cui richiede attenzione, soprattutto se percorsa in discesa. Noi, invece, saliamo fino alla confluenza con la via Fossati, che sale dal Lungomallero L. Cadorna, nei pressi di piazza Garibaldi. Seguendo la via, con carreggiata ben più larga, percorriamo un tratto molto panoramico e, alla fine, giungiamo in vista delle prime case di Ponchiera (m. 470). Se siamo a piedi, possiamo sfruttare la segnalata “Via vègia”, che si stacca, sulla destra, dalla strada, e che è, invece, piuttosto faticosa per chi procede con la mountain-bike.
Entriamo, dunque, in Ponchiera: a questo punto dobbiamo lasciare, alla seconda svolta a destra, la strada principale, che procede verso Arquino, per salire alla chiesa e proseguire nella parte titlea del paese, verso nord, fino alle ultime case (contrada Scherini) ed alla chiesetta di S. Andrea Avellino. Qui ci congiungiamo con il più ampio anello, già descritto: prendendo a destra, imbocchiamo la pista sterrata che ci porta alla Madonnina (m. 556), per poi scendere a S. Antonio ed al Trippi per la via Sassìna.
Questo secondo anello potrebbe essere chiamato “Anello di Sondrio est", e richiede circa un'ora e un quarto (due ore e mezza circa a piedi).

 

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