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Verceia

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Parcheggio sulla ss 36-Sasso Corbè-Verceia-Parcheggio sulla ss 36
2 h
150
T
SINTESI. Percorrendo la ss 36 dello Spluga, oltrepassata Nuova Olonio e procedendo in direzione di Chiavenna, prima di incontrare la galleria di Verceia, vediamo, sulla destra, uno slargo, caratterizzato dalla presenza di una grande fontana: si tratta, infatti, della località Fontana Pubblica (m. 202). Qui possiamo lasciare l’automobile per incamminarci sulla mulattiera segnalata che, dopo una ventina di minuti, sale al Sasso Corbè (m. 340), belvedere sul lago di Mezzola. Da qui inizia la discesa che dopo il primo ripido tratto (il corrimano a sinistra risulta molto comodo), porta ad un tratto nel quale procediamo rinserrati fra il corrimano a sinistra ed un roccione a destra; poi lo scenario si fa meno aspro, siamo ad una selva, il fondo della strada mostra un elegante acciottolato in risc', e ci portiamo alla località Acquabuona (m. 272). Traversando fra simpatici castagni e muretti a secco, in pochi minuti, infatti, siamo a Villa (m. 280), frazione poco a monte del centro di Verceia. Qui ci immettiamo, ad un tornante sx (per chi sale) sulla strada asfaltata che dal centro sale alle località di mezza costa sopra Verceia. Sul lato opposto la strada dei Cavalli riprende, in direzione della frazione Corti (a 15 minuti). Proseguiamo diritti ed attraversiamo il torrentello della Vallaccia (m. 283), passando accanto al Fontanin, cioè alla presa d’acqua che alimentava la frazione Corti. Passiamo, infine, a monte di una fascia di vigneti, prima di terminare la camminata alla strada asfaltata che raggiunge dal centro la frazione Corti (m. 250). Seguendo quest’ultima verso sinistra, ci portiamo alla parte centrale del paese, dove si trova la già citata chiesa parrocchiale di San Fedele, nei pressi della ss 36 dello Spluga. Se vogliamo per diversa via tornare all’automobile, possiamo attraversare la strada statale e portarci alla pista pedonale e ciclabile alternativa rispetto alla galleria (vietata a pedoni e ciclisti). Seguendola, torniamo sul lato opposto della galleria. Poi, con un po’ di attenzione al traffico degli autoveicoli, torniamo alla piazzola dove abbiamo parcheggiato l’automobile.

Nel 1512 le Tre Leghe Grigie divennero signore dei tre terzieri della Valtellina, della contea di Bormio e di quella di Chiavenna. Qualche anno dopo, nel 1520, un’eccezionale alluvione mutò la geografia della parte terminale della bassa Valtellina, poi chiamata Pian di Spagna: il fiume Adda, che prima sfociava nel lago di Novate Mezzola, cambiò il suo corso ed andò ad immettersi direttamente nella parte terminale del lago di Como. Si interruppero, così, i collegamenti diretti via terra fra le valli dell’Adda e del Mera, il che poneva ai nuovi signori delle due valli un problema di non poco conto. Questi, infatti, intendevano sfruttare al massimo le due valli per la loro importanza nodale nell’asse dei commerci che univano la pianura Padana ai territori di lingua tedesca. Questo asse passava per Chiavenna, Verceia, Morbegno, i passi orobici, soprattutto quello di S. Marco, quindi per la bergamasca, dal 1428 territorio della Serenissima Repubblica veneta, alleata dei Grigioni: l’apertura della storica Via Priula nel 1593 conferma l’importanza economica di questi transiti. Il nuovo corso dell’Adda, però, imponeva alle merci di passare, con un largo giro, su territori controllati da Milano (il che voleva dire dagli Asburgo, che dei Grigioni, invece, erano storici nemici). Per evitare questo, i nuovi Signori Reti decisero di ripristinare una via diretta da Verceia a Monastero di Dubino, intagliandola nella viva roccia del Sasso Corbè, o Sasso di Verceia, l’evidente roccione che ancora oggi balza all’occhio di chi percorra la ss. 36 dello Spluga prima di raggiungere Verceia. 



Verceia

Paolo Giovio, studioso comasco (1483-1552), nella Descriptio Larii lacus attesta, con queste sintetiche notazioni, il taglio di questa strada nella prima metà del Cinquecento: "Da Novato li Grisoni giù per li lati deli aspri sassi de la entrata d' Adda, han fatto una via per forza di intaglio, per poter venire a piedi nella valle Turena". Questo breve ma fondamentale raccordo fra le due valli passò alla storia con la denominazione di “Strada dei Cavalli”, perché questi cavalli vi transitavano carichi delle merci da e per l’Europa continentale.
Giovanni Guler von Weineck, uomo d’armi e governatore per le Tre Leghe Grigie della Valtellina dal 1587 al 1588, nella sua celebre opera “Raetia” (Zurigo, 1616), ci offre ulteriori notizie sulla via dei Cavalli, raccontando anche un episodio che testimonia l’asperità e pericolosità del tracciato:
Da Bocca d'Adda si può andare a Riva, in cima al lago, sia per nave che per terra. Veramente, in passato non esisteva alcuna via di terra; per altro, quando questo territorio passò sotto il dominio dei Grigioni, questi costruirono una strada sull'angusto ciglione della montagna, che s'innalza quasi a picco sul lago; ma questa strada è sassosa, stretta, pericolosa e in molti punti si dovette intagliarla nella viva roccia. Subito a fianco della strada. la montagna strapiomba nel lago. il quale è qui in parecchi punti profondissimo: perciò accaddero sino ad oggi irreparabili disgrazie, con perdita di vite umane e di ricchezze. Nè io posso ricordare senza raccapriccio come l'anno 1613, nel mese di luglio, il mio amato genero Alberto Vespasiano Salis, podestà di Morbegno. gentiluomo giovane, dabbene e di belle speranze, precipitò dalla via col suo cavallo: e la disgrazia accadde così repen­tinamente che il suo servo non potè prestargli soccorso, ma solo perdere con lui la vita nel lago. Vero è che il servo lanciò grida ed invocazioni di soccorso; ma prima che fossero intese, così lui che il padrone, il quale, nuotando con stivali e speroni, aveva perduto per primo le forze, erano calati a fondo. Più tardi. per grazia di Dio, Vespasiano venne ripescato, quasi miracolosamente, con opportuni ordigni e trasportato a Chiavenna; ivi, con nobile corteo di tutti i cittadini di Chiavenna e di altre persone del contado, egli venne tumulato con grande rimpianto nella tomba gentilizia dei Salis, dove ora la sua salma riposa, in attesa di risorgere l'estremo dì del mondo per l'eterna beatitudine e di ricongiungersi con la sua anima trionfante nel paradiso.”

Pian di Spagna

Alla strada dei Cavalli G. Scaramellini ha dedicato lo studio “La strada dei cavalli: storico tracciato stradale della bassa Valchiavenna,”(Verceia, 2002).
Di recente questa via è stata segnalata ed attrezzata per una traversata in sicurezza, per cui è fruibile da parte di chi voglia effettuare una semplice ma interessante e suggestiva camminata dalla ss 36 a Verceia. Alcuni pannelli illustrativi ci offrono interessanti informazioni storiche, relative ai commerci dell’età moderna, ma anche ad un episodio dei moti risorgimentali del 1848.
Percorrendo la ss 36 dello Spluga, oltrepassata Nuova Olonio e procedendo in direzione di Chiavenna, prima di incontrare la galleria di Verceia, vediamo, sulla destra, uno slargo, caratterizzato dalla presenza di una grande fontana: si tratta, infatti, della località Fontana Pubblica (m. 202). Qui possiamo lasciare l’automobile. Un cartello con il logo della Strada dei Cavalli segnala la partenza della larga mulattiera, e dà l’osservatorio del Sasso Corbè a 10 minuti, la località Villa a 30 e la Frazione Corti a 45 minuti. Ci incamminiamo, quindi, sulla strada dei cavalli, protetta a sinistra da corrimano. Dopo un primo tratto nel quale già molto buono è il colpo d’occhio, alla nostra sinistra, sulla riserva naturale del Pian di Spagna, siamo ad un rudere di baita, sulla destra della strada, con un pannello che ci informa che “qui, tra l’800 ed il 900, abitò la Signora Giuseppa Altrobba, detta “nona Pepa”. Vi passava la primavera e l’autunno, pascolando il bestiame ed abbeverandolo al ruscello che copioso scorreva di fianco.”
Più avanti, torniamo a vedere il Pian di Spagna, il lago di Novate Mezzola ed il monte Berlinghera che, sul lato opposto della valle, lo sovrasta. Dopo una ventina di minuti, siamo alla località Sasso Corbè (m. 240), ed un pannello ci informa che “qui la tradizione vuole che FRANCESCO DOLZINO, a capo dei patrioti che resistevano animosamente al fuoco degli Austriaci (moti del 1848), abbia tenuto lontano il nemico con uno stratagemma: montato un tronco d'albero su una slitta e facendo brillare dei mortaretti, avrebbe finto di possedere un cannone.”
Era l’ottobre del 1848 e grazie a questo espediente, il patriota chiavennasco riuscì a sfuggire, con i circa 200 volontari da lui guidati, alla cattura. A quel tempo la strada dei Cavalli aveva, però, già perso la sua valenza strategica, in quanto il governo austriaco aveva incaricato l'ingegner Carlo Donegani di progettare il nuovo collegamento tra Colico e Riva di Chiavenna, tracciato nel 1834. L’episodio, comunque, entrò nel novero delle gloriose memorie risorgimentali, tanto che il poeta Giosuè Carducci dedicò, nella raccolta “Odi barbare”, ad esso una lirica famosa, ispirata ad una bottiglia di Valtellina del 1848, che gli amici di Medesimo gli donarono (anche se si trattava di uno scherzo, perché l’anno effettivo di imbottigliamento aveva le cifre invertite, essendo il 1884!):

"Per una bottiglia di Valtellina del 1948"

”...E tu nel tino bollivi torbido
prigione, quando d'itali spasmo
ottobre fremeva e Chiavenna,
o Rezia forte! schierò a Verceja

sessanta ancora di morte liberi
petti assettati: Haynau gli aspri anni
contenne e i cavalli dell'Istro
ispidi in vista dei tre colori.

Rezia, salute! di padri liberi
figliola a nuove glorie più libera!
E' bello al bel sole dell'Alpi
mescere il nobil tuo vin cantando...”


Siamo ad una piazzola che si affaccia (non facciamolo, però, noi!) sul salto verticale che cade direttamente sulla acque del lago (così in passato; oggi alla sua base è stato scavato quanto basta per ricavarne lo spazio per la strada statale dello Spluga). Una piazzola estremamente panoramica sull’intera riserva naturale di Pian di Spagna, di cui un pannello illustra la natura e le tappe di costituzione. Guardando a nord, vediamo, in primo piano, il monte Avedeè e, alla sua destra, l’imbocco della Val Codera, incorniciato, in basso, da Novate Mezzola ed in alto dal pizzo di Prata. È, questo, il punto più alto della traversata: ora la strada comincia a scendere. Alla nostra sinistra vediamo una grande rete paramassi collocata per porre in sicurezza la sottostante strada statale. Dopo il primo ripido tratto di discesa (il corrimano a sinistra risulta molto comodo), giungiamo al punto, segnalato da un cartello, in cui avvenne l’incidente (raccontato nel brano del von Weineck, sopra riportato) che costò la vita al podestà di Morbegno Alberto Vespasiano Salis. Proseguiamo ancora per un tratto rinserrati fra il corrimano a sinistra ed un roccione a destra; poi lo scenario si fa meno aspro, siamo ad una selva, il fondo della strada mostra un elegante acciottolato in risc, sorvegliato, a tratti, da bei muretti a secco su ambo i lati. Siamo scesi alla località Acquabuona (m. 272), dove (è sempre un cartello ad erudirci), “le donne un tempo venivano a lavare i panni con qualche sollievo, data la temperatura costante dell’acqua. Allo stesso pozzo e ad altri esistenti intorno si abbeverava il bestiame che pascolava nei prati circostanti, ora invasi dal bosco”. Possiamo constatare da noi stessi la veridicità di queste indicazioni: alla vicina sorgente dovremmo trovare acqua fresca d’estate e tiepida d’inverno.
Poco più avanti, siamo ad un bivio: il sentiero di sinistra scende, in 10 minuti, alla località frana ex ss 36, mentre quello di destra, la strada dei Cavalli, prosegue in direzione delle frazioni Villa (a 5 minuti) e Corti (20 minuti).
Traversando fra simpatici castagni e muretti a secco, in pochi minuti, infatti, siamo a Villa (m. 280), frazione poco a monte del centro di Verceia. Qui ci immettiamo, ad un tornante sx (per chi sale) sulla strada asfaltata che dal centro sale alle località di mezza costa sopra Verceia. Sul lato opposto la strada dei Cavalli riprende, in direzione della frazione Corti (a 15 minuti).
Procedendo in piano, con ottimo colpo d’occhio su Verceia e sul lago di Novate Mezzola, siamo ad un nuovo pannello, sul quale leggiamo alcune notizie essenziali sul paese: fino al 1771 fu cantone del comune di Novate Mezzola (già Lezzeno Superiore), poi divenne comune autonomo con le frazioni di Vico (famosa per la battaglia del 1625) e Sceglio (famosa per i caratteristici crotti). La chiesa di San Fedele venne costruita nel sec. XV, sulla base di una preesistente chiesetta risalente al X secolo, scoperta durante gli scavi del 2004. Verceia, infine, è posta allo sbocco della Val dei Ratti, dominata dal pizzo Ligoncio (m. 3032) e dal Sasso Manduino (m. 2888).

Verceia

Lo stesso pannello indica che prendendo a destra si sale ad una fontanella. Noi, invece, proseguiamo diritti ed attraversiamo il torrentello della Vallaccia (m. 283), passando accanto al Fontanin, cioè alla presa d’acqua che alimentava la frazione Corti. Passiamo, infine, a monte di una fascia di vigneti, prima di terminare la camminata alla strada asfaltata che raggiunge dal centro la frazione Corti (m. 250). Seguendo quest’ultima verso sinistra, ci portiamo alla parte centrale del paese, dove si trova la già citata chiesa parrocchiale di San Fedele, nei pressi della ss 36 dello Spluga. Se vogliamo per diversa via tornare all’automobile, possiamo attraversare la strada statale e portarci alla pista pedonale e ciclabile alternativa rispetto alla galleria (vietata a pedoni e ciclisti). Seguendola, torniamo sul lato opposto della galleria, passando proprio sotto quel Sasso Corbè di cui abbiamo prima raggiunto la piazzola sommatale. Poi, con un po’ di attenzione al traffico degli autoveicoli, torniamo alla piazzola dove abbiamo parcheggiato l’automobile.
Questa bella camminata, consigliabile in autunno ed in primavera, richiede circa un’ora ed tre quarti. Molto ridotto il dislivello in salita, che è, approssimativamente, di 150 metri.

CARTE DEI PERCORSI sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

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