CARTA DEI PERCORSI - ESCURSIONI A TIRANO - Le campane su YouTube: Tirano S. Martino 1, 2; Tirano Santuario della B. V. Maria ; Baruffini 1, 2

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Tirano-Baruffini-Roncaiola-Tirano
3 h
580
E
SINTESI. Entrati in Tirano (da Sondrio) e superato il semaforo, subito dopo il ponte sull’Adda lasciamo la ss. 38 dello Stelvio deviando a sinistra. Siamo, così, a piazza Cavour, dove c’è ampia possibilità di parcheggio che, nei giorni festivi, non ha limiti orari. Lasciata qui l’automobile (m. 441), portiamoci al vertice della piazza che sta alla nostra sinistra e a sinistra del grande palazzo municipale. Lasciata la piazza, varchiamo l’antica porta Poschiavina ed attraversiamo il fiume Adda su un ponte. Sul lato opposto, proseguiamo diritti, superando piazzetta Pievani e raggiungendo viale Masuccio. Qui prendiamo a destra e ad un successivo bivio a sinistra (indicazioni per Baruffini). Iniziamo a salire, e ben presto l’asfalto cede il posto ad una bella e larga mulattiera lastricata in risc, circondata da vigneti. La mulattiera piega a destra e, poco sopra, intercetta la strada asfaltata per Baruffini, ad un tornante sx, in corrispondenza di un cartello che segnala Baruffini. Non seguiamo la strada asfaltata ma, proseguendo diritti, ci immettiamo in una strada secondaria, trovando ben presto, alla nostra sinistra, un segnavia bianco rosso, in corrispondenza della ripartenza della mulattiera. Questa attraversa una breve selva di castagni e torna ad intercettare la strada asfaltata. Un cartello segnala qui un bivio (m. 594) al quale si pende a destra per Baruffini, data ad un’ora. Dobbiamo, dunque, per un tratto salire verso destra, sulla strada asfaltata, fino a trovare, alla nostra sinistra, la ripartenza della mulattiera (non ci sono cartelli, solo un segnavia rosso-bianco-rosso). Poi al risc' si sostituisce lo sterrato ed il cemento. Intercettiamo la strada asfaltata che si stacca da quella per Baruffini e porta a Roncaiola. La attraversiamo e proseguiamo sul lato opposto, verso destra, passando alti rispetto al bivio Roncaiola-Baruffini. La mulattiera piega leggermente a destra, poi confluisce sulla strada asfaltata per Baruffini, presso una piazzola: la seguiamo per un tratto, fino a trovare, a sinistra, su un sasso, un segnavia bianco-rosso, che segnala la ripartenza della mulattiera (che non è molto visibile). La seguiamo nella breve salita che ci porta ad intercettare una stradina che sale dal campo sportivo. Passando a sinistra del cimitero, affrontiamo l’ultima salita, fra muretti a secco, che ci porta ai rustici ed alle prime case di Baruffini. Ci immettiamo, così, sulla strada asfaltata, che sale da destra, a monte della chiesa di S. Pietro. Proseguiamo nella salita, fino ad un bivio, al quale stiamo sulla sinistra, fino ad un nuovo bivio, al quale prendiamo ancora a sinistra. Siamo su una stradina asfaltata che supera una valletta e ci porta ad un nuovo bivio: anche qui proseguiamo a sinistra, per il nucleo del Piazzo. Restando sulla strada asfaltata, raggiungiamo le baite dell’antico nucleo del Piazzo (m. 925). Torniamo, ora, al bivio di prima, dove inizia il Sentiero del Contrabbando e della Memoria, e cominciamo a salire sulla pista che effettua una lunga traversata del versante mediano del monte, fino all’ex Caserma della Guardia di Finanza al Sasso del Gallo, presso il confine italo-svizzero. Riprendiamo a salire, per breve tratto, fino ad un bivio segnalato da diversi cartelli (980 metri). Qui scendiamo verso sinistra, uscendo dalla pecceta e tuffandoci nel solco delimitato da due muretti a secco, perché la mulattiera procede adun livello più basso rispetto a quello dei prati che la circondano. In breve, dunque, siamo a Roncaiola (m. 802). Imbocchiamo la mulattiera segnalata che, attraversata una selva, esce all’aperto fra vigneti e, con ultimo ripido tratto, scende al bivio di quota 594 metri (per nessun motivo dobbiamo uscire dal suo tracciato scendendo a vista: rischieremmo di ritrovarci sullo strapiombo che sovrasta Tirano): qui le due mulattiere, per Baruffini e Roncaiola, si ricongiungono. Ripercorrendone il primo tratto a rovescio, di riportiamo a Tirano ed a piazza Cavour.

Il versante a monte di Tirano, sul lato orientale dello sbocco della Val Poschiavina, presenta un salto verticale di roccia e, al suo culmine, quasi arroccata su un ciclopico pulpito, la frazione di Roncaiola. Più ad est si distende, invece, una fascia di vigneti che sfrutta la buona posizione solatia. Defilato, in cima a questa fascia, sta il paese di Baruffini, che ha conservato la sua fisionomia antica di borgo a carattere marcatamente agricolo. In autunno, ma anche nei mesi invernali e ad inizio primavera, una passeggiata da Tirano a Baruffini rappresenta una godibilissima esperienza che ci permette di sottrarci, per qualche ora, alle maglie del tempo, immergendoci in atmosfere, profumi e colori lontani dalla quotidianità.
Entrati in Tirano (da Sondrio) e superato il semaforo, subito dopo il ponte sull’Adda lasciamo la ss. 38 dello Stelvio deviando a sinistra. Siamo, così, a piazza Cavour, dove c’è ampia possibilità di parcheggio che, nei giorni festivi, non ha limiti orari.
Lasciata qui l’automobile (m. 441), portiamoci al vertice della piazza che sta alla nostra sinistra e a sinistra del grande palazzo municipale. Lasciata la piazza, varchiamo l’antica porta Poschiavina ed attraversiamo il fiume Adda su un ponte. Sul lato opposto, proseguiamo diritti, superando piazzetta Pievani e raggiungendo viale Masuccio. Presso un’edicola sacra che reca scritto “Comune di Tirano fece fare a.d. 1995”, troviamo una prima coppia di cartelli escursionistici che ci mandano a destra, indicando il Sentiero Italia (Roncaiola ad 1 ora e 15 minuti, Pra’ Baruzzo a 3 ore e 30 minuti e Lago di Schiazzera a 6 ore e 30 minuti) ed un secondo itinerario (quello che ci interessa) che porta a Baruffini in un’ora e mezza, a Pra’ Fontana in 2 ore e 50 minuti ed al Sasso del Gallo in 3 ore. Prendiamo, dunque, a destra ed in breve siamo ad un bivio, con altri cartelli: mentre a destra si raggiunge in 30 minuti Sentiero Valtellina e ci si porta alla diga di Sernio, a sinistra si sale verso Baruffini (itinerari 220, 222, 201, 216) e Roncaiola (itinerari 220 e 201). Iniziamo a salire, e ben presto l’asfalto cede il posto ad una bella e larga mulattiera lastricata in risc, circondata da vigneti. La mulattiera piega a destra e, poco sopra, intercetta la strada asfaltata per Baruffini, ad un tornante sx, in corrispondenza di un cartello che segnala Baruffini. Non seguiamo la strada asfaltata ma, proseguendo diritti, ci immettiamo in una strada secondaria, trovando ben presto, alla nostra sinistra, un segnavia bianco rosso, in corrispondenza della ripartenza della mulattiera.
Questa attraversa una breve selva di castagni e torna ad intercettare la strada asfaltata. Un cartello segnala qui un bivio (m. 594): a sinistra, imboccando una larga mulattiera in risc', si va a Roncaiola (Sentiero Italia), mentre a destra si prosegue per Baruffini, data ad un’ora. Dobbiamo, dunque, per un tratto salire verso destra, sulla strada asfaltata, fino a trovare, alla nostra sinistra, la ripartenza della mulattiera (non ci sono cartelli, solo un segnavia rosso-bianco-rosso).
Poi al risc' si sostituisce lo sterrato ed il cemento. Per la terza volta intercettiamo la strada asfaltata, che sale da destra, ma questa volta è la strada che si stacca da quella per Baruffini e porta a Roncaiola. La attraversiamo e proseguiamo sul lato opposto, verso destra, passando alti rispetto al bivio Roncaiola-Baruffini. È il tratto più bello della salita: la mulattiera, vegliata sul lato sinistro da un bel muro a secco che sostiene i vigneti, piega leggermente a destra, e per un tratto non abbiamo dinanzi a noi che pietre, vigneti, e lontani profili di versanti montuosi. Torniamo, quindi, sulla strada asfaltata per Baruffini, presso una piazzola, e la seguiamo per un tratto, fino a trovare, a sinistra, su un sasso, un segnavia bianco-rosso, che segnala la ripartenza della mulattiera (che non è molto visibile). La seguiamo nella breve salita che ci porta ad intercettare una stradina che sale dal campo sportivo. Passando a sinistra del cimitero, affrontiamo l’ultima salita, fra muretti a secco, che ci porta ai rustici ed alle prime case di Baruffini.
Nonostante il nome di questa frazione derivi molto probabilmente dal verbo longobardo “rauffen”, cioè “azzuffarsi”, con tutta probabilità non noteremo nulla che ne turbi l’atmosfera di pace (se non, forse, l’abbaiare di qualche cane). Ci immettiamo, così, sulla strada asfaltata, che sale da destra, e, con breve discesa verso destra, ci portiamo alla piazzetta nel centro del paese, a 792 metri. Qui ci accoglie la chiesa di S. Pietro martire, che fu consacrata nel 1537 ed eretta a parrocchia nel 1638. Si può giungere fin qui, ovviamente, anche seguendo la strada asfaltata, magari in mountain-bike: da Tirano calcoliamo poco più di 4 km.
Sul piazzale della chiesa notiamo un ampio pannello che segnala il Sentiero della memoria e del contrabbando, dedicato alle figure di Irma Rinaldi, di cui diremo, e della Guardia di Finanza Dario Cinus, morto nel tentativo di salvare la vita di un contrabbandiere che si trovava in una posizione estremamente precaria su un dirupo. Per un tratto seguiremo questo sentiero, nella traversata a Roncaiola.
Torniamo, dunque, sui nostri passi, fino al punto nel quale siamo sbucati sulla strada principale. Proseguiamo nella salita, fino ad un bivio, al quale stiamo sulla sinistra, fino ad un nuovo bivio. Qui i cartelli ci indicano che la strada di destra sale a Pra Fontana, Pra Baruzzo, Pra Zarè e Pra Campo, mentre quella di sinistra porta al Piazzo. Ci sono anche due cartelli escursionistici, entrambi relativi alla strada di sinistra: indicano l’uno Piazzo (20 minuti), Sasso del Gallo (un’ora e 5 minuti) e Roncaiola (30 minuti), l’altro il Sentiero del contrabbando e della memoria. Proseguiamo, dunque, verso sinistra, lasciandoci alle spalle le ultime case di Baruffini. Siamo su una stradina asfaltata che supera una valletta e ci porta ad un nuovo bivio: mentre la strada prosegue, a sinistra, per il nucleo del Piazzo, sulla destra se ne stacca una pista con fondo in erba. Un cartello indica che seguendo questa pista (che poi coincide con il primo tratto del Sentiero del Contrabbando e della Memoria) si raggiunge in 45 minuti il Sasso del Gallo. Si tratta di un itinerario storico, cioè dell’antichissima via che si addentrava, da Tirano, sul fianco mediano del versante orientale della Valle di Poschiavo, raggiungendo lo xenodochio di San Romerio (o Romedio).
Noi, però, restiamo sulla strada asfaltata, che ci porta alle baite dell’antico nucleo del Piazzo (m. 925). Torniamo, ora, al bivio di prima, dove inizia il Sentiero del Contrabbando e della Memoria, e cominciamo a salire sulla pista che effettua una lunga traversata del versante mediano del monte, fino all’ex Caserma della Guardia di Finanza al Sasso del Gallo, presso il confine italo-svizzero. Percorriamo il primo tratto di questa pista, trovando, alla nostra destra, una croce in ferro, una fotografia ed una targa che commemora Irma Rinaldi, uccisa il 15 dicembre del 1964 durante un’azione di contrabbando. La targa, posta dai compaesani di Baruffini, è posta sul luogo stesso della tragedia. Ciò spiega la dedica del sentiero alle due figure della Rinaldi e del Cinus: entrambi, anche se su ”fronti”, se così si può dire, diversi e per differenti motivi, furono vittime di quel contrabbando che, fino a buona parte degli anni sessanta del secolo scorso, fu attività molto praticata dalla gente del posto, come integrazione spesso preziosissima delle magre risorse legate alla vita contadina.
C’è anche una targa del Sentiero del contrabbando e della memoria, sulla quale si legge: “Località Piazzo – Nella notte fra il 14 e il 15 dicembre 1964, a soli 25 anni, moriva qui Irma Rinaldi, ferita a morte da un colpo di pistola sparato da una guardia di finanza. Si tratta dell’unica donna vittima del contrabbando durante il dopoguerra nella Provincia di Sondrio e di un tragico esempio di contrapposizione fra gli uomini. Poco più avanti si trova la cappelletta, “santella”, dedicata alla Beata Vergine Immacolata, molto cara a contrabbandieri e finanzieri, tanto invocata da ambedue nei momenti di pericolo. Possa Ella vegliare e infondere serenità negli animi e in questi luoghi, tristi e cari insieme.
Diego Zoia, nell’articolo “Commercio minore e contrabbando”, in “Mondo popolare in Lombardia – Sondrio e il suo territorio” (Milano, Silvana editoriale, 1955), ci offre un ampio quadro storico di tale fenomeno:
Il miglioramento progressivo delle condizioni di vita nei primi decenni di questo secolo, particolarmente apprezzabile a partire dagli anni Trenta quando si iniziarono nella zona grossi lavori legati alla realizzazione di centrali idroelettriche, ed il relativo maggior benessere che ne seguì ridussero l'intensità del fenomeno contrabbandiero nella zona, con l'esclusione delle frazioni di Roncaiola e Baruffini, dove rimase endemico ancora per diversi decenni.
Una reviviscenza si ebbe comunque negli anni del secondo conflitto mondiale, per effetto soprattutto della penuria di generi alimentari che si accompagna a tutti i conflitti. Il traffico illegale di confine si rifece in quell'epoca assai intenso, in entrambe le direzioni ma soprattutto dall'Italia verso la Svizzera.
Nella provincia di Sondrio, infatti, la relativa fertilità del territorio, la migliore esposizione e le quote di fondovalle più basse consentivano una discreta produzione di grani, uva e castagne.
Va poi aggiunto che erano possibili sia gli allevamenti di suini, da parte di quasi tutte le famiglie, che discrete coltivazioni orticole; tutto ciò consentiva una, se pur stentatissima, autarchia di sopravvivenza; il riso, la pasta e lo zucchero arrivavano, anche se in quantitativi limitati, dalla pianura e bene o male si riusciva a campare.
La confinante valle di Poschiavo, in territorio svizzero, presenta invece possibilità di coltivazione assai più ridotte: le quote e l'orografia non consentono la coltura della vite, riducono ad entità marginale quella del castagno e penalizzano fortemente quella dei cereali, anche i meno esigenti (segale e grano saraceno). Il contrabbando venne esercitato in periodo bellico soprattutto da donne e ragazzi, in quanto i maschi validi erano quasi tutti partiti per svolgere il servizio militare.
Il traffico divenne tanto intenso e si allargò ad una tale varietà di beni, alimentari e non (tra questi ultimi pneumatici, tessuti, binocoli, macchinari leggeri e persino profilattici) che si diede vita, in prossimità della dogana svizzera di Viano, ad un vero e proprio mercatino, con esibizione in vendita di generi vari.
In direzione opposta andavano invece i trasporti di sale, all'epoca difficilmente reperibile in Italia (soprattutto dopo il 1943) ed indispensabile alle famiglie contadine per la conservazione delle carni dei maiali dalle stesse allevati, che rappresentavano una componente fondamentale dell'alimentazione, col latte e derivati, i grani ed il vino.
Poschiavo e Brusio erano, in territorio elvetico, i centri di smistamento delle merci. Da Poschiavo partivano infatti i carichi di sale in direzione sia di Grosio (attraverso i passi della val Grosína occidentale) che verso Ponte in Valtellina e Chiuro (attraverso la val Fontana), mentre dalla zona di Brusio partivano quelli diretti verso il Tiranese. Spesso erano le donne che si incaricavano del trasporto, caricandosi sulle spalle sacchi di 20-25 kg e valicando, anche in caso di cattiva stagione, passi alpini che superano abbondantemente i 2000 metri di quota…
Negli anni Cinquanta, ma soprattutto nel decennio successivo, l'attività contrabbandiera in zona subì una progressiva quanto radicale trasformazione, legata in gran parte alle disposizioni di legge, sia in materia doganale, che di altro contenuto, relative al commercio del caffè, che fecero divenire Tirano e il suo circondario un vero e proprio centro di smistamento, a livello addirittura sovraregionale, di tale merce importata di frodo.
Causa prima di tale stato di cose furono gli elevati dazi doganali su tale genere, che rendevano oltremodo lucrosa l'evasione, combinati con le maglie troppo larghe delle disposizioni relative al trasporto del caffè tostato, che rendevano estremamente difficoltoso il controllo sulle evasioni dei dazi una volta che il prodotto fosse in territorio italiano.
…Tutto questo portò gradatamente ad un evidente snaturamento delle tradizionali forme di esplicazione dell'attività contrabbandiera: ad una vera e propria esplosione del fenomeno sotto il profilo quantitativo si accompagnò una grave degenerazione delle sue caratteristiche.
Nel solo 1965, secondo dati ufficiali, vennero denunciate per contrabbando, in provincia, 1339 persone e sequestrati 212.000 kg di caffè e 18.500 kg di tabacchi lavorati, oltre a 109 automezzi. I dati sono tra l'altro assai poco indicativi, soprattutto per quanto riguarda il caffè, per la notevole sproporzione tra le violazioni accertate e quelle commesse…
Due morti si ebbero poi, uno per parte, in occasione di un gravissimo incidente, che forse segnò il punto di svolta nell'evoluzione del fenomeno e nei rapporti tra la popolazione e le guardie di finanza.
L'episodio si verificò nel settembre 1966, lungo il pericolosissimo sentiero detto «La passerella» che dal confine svizzero porta alla frazione di Roncaiola. Due finanzieri fermarono, nel punto più pericoloso dove il sentiero è assai esposto, un contrabbandiere, il quale, spaventato e gravato del carico, fece un brusco movimento, perdendo l'equilibrio. Il finanziere Dario Cinus, che si trovava accanto, tentò di trattenerlo, ma non riuscì e precipitò anch'egli nel vuoto. Entrambi persero la vita. Il coraggioso finanziere, poco più che ventenne, venne decorato alla memoria. Sul luogo dell'accaduto una lapide li ricorda entrambi.”
Queste ampie note ci invitano a riflettere ed a meglio apprezzare il significato storico dei sentieri che stiamo percorrendo. Riprendiamo a salire, per breve tratto, fino ad un bivio segnalato da diversi cartelli. Ci intercetta qui, infatti, salendo da sinistra, il largo sentiero che proviene da Roncaiola, che un cartello dà a 10 minuti.
È, questo, il punto più alto dell’anello (980 metri). Lasciamo, dunque, la strada per il Sasso del Gallo e cominciamo a scendere verso sinistra, uscendo dalla pecceta e tuffandoci nel solco delimitato da due muretti a secco, perché la mulattiera procede ad un livello più basso rispetto a quello dei prati che la circondano. In breve, dunque, siamo a Roncaiola (m. 802), il nucleo che si impone dal fondovalle tiranese, sul pulpito strapiombante di cui abbiamo detto. Qui tutto profuma d’antico in misura ancor maggiore. Candida e spavalda, spicca la secentesca chiesetta dedicata ai santi Stefano e Lucia. Dal suo sagrato il panorama è davvero ampio, soprattutto in direzione della piana della media Valtellina, da Tirano fino a Teglio. Il ritorno a Tirano prosegue sfruttando la mulattiera segnalata che, attraversata una selva, esce all’aperto fra vigneti e, con ultimo ripido tratto, ci riporta al bivio di quota 594 metri (per nessun motivo dobbiamo uscire dal suo tracciato scendendo a vista: rischieremmo di ritrovarci sullo strapiombo che sovrasta Tirano): qui le due mulattiere, per Baruffini e Roncaiola, si ricongiungono. Ripercorrendone il primo tratto a rovescio, di riportiamo a Tirano ed a piazza Cavour, dove, dopo circa 3 ore di cammino (dislivello in altezza: 580 metri) ritroviamo l’automobile.


 

CARTA DEI PERCORSI sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la mappa on-line

ESCURSIONI A TIRANO

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