GALLERIA DI IMMAGINI
Punti di partenza ed arrivo |
Tempo necessario |
Dislivello in altezza
in m. |
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti) |
Musci-Pra' Fedugno-Alpe Arcoglio inferiore e Superiore-Lago di Arcoglio-Sasso Bianco-Colma di Zana-Rif. Bosio |
6 h |
1550 |
E |
Parcheggio dei Piasci-Rif. Cometti-Alpe Palù-Rif. Bosio |
1 h e 45 min. |
420 |
E |
Ciappanico-Rif. Cometti-Alpi Son, Acquabianca, Serra ed Airale-Rif. Bosio |
3 h |
1070 |
E |
Alpe Poverzone-Bocchetta del Valdone-Alpe Canale-Alpe Arcoglio inferiore e Superiore-Lago di Arcoglio-Sasso Bianco-Colma di Zana-Rif. Bosio |
7 h |
900 |
EE |
Alpe Poverzone-Alpe Colina-Colma di Zana-Rif. Bosio |
6 h |
670 |
EE |
Varianti
della prima tappa dell'Alta Via della Valmalenco
Accendi le casse se vuoi ascoltare il canto di uccelli nei boschi sopra Ciappanico
La prima tappa
dell’Alta Via della Valmalenco parte da Torre S. Maria e si
conclude al rifugio Bosio
(m. 2086), in Val Torreggio. L’itinerario classico parte dalla località Musci, a quota 1000, sulla pista che porta
ai Piasci, sale a Pra’ Fedugno e prosegue fino ad intercettare la
medesima pista nei pressi del bivio di quota 1700, prosegue, a sinistra,
fino all’alpe di Arcoglio (termine connesso con “arco”, in riferimento alla forma della valle), inferiore (m. 1976) e superiore (m. 2123),
costeggia il bellissimo laghetto di Arcoglio (m. 2234), sale alla cima
del Sasso Bianco (m. 2490), attraversa la parte alta del versante meridionale
della Val Torreggio ed infine scende al rifugio Bosio.
Ci sono due varianti,
che partono sempre da Torre, e che sono degne di menzione.
La prima, che parte sempre dai Piasci, prevede, al bivio
citato, che si prenda a destra, raggiungendo i prati dei Piasci, dove
si trova il rifugio Cometti (m. 1800), e ci si addentri, poi, in Val Torreggio, tagliandone il fianco
meridionale, fino alla Bosio.
La seconda variante parte, invece, da Ciappanìco (m. 1034), graziosa frazione di Torre. La
si raggiunge percorrendo la strada che attraversa Torre, lascia a destra
la chiesa parrocchiale di S. Maria e prosegue prendendo a destra (si ignora,
invece, la deviazione a sinistra con la segnalazione per i rifugi alpini),
attraversando, su un ponte, il torrente Torreggio, ignorando una successiva
deviazione a destra e risalendo, con qualche tornante, il primo tratto
del fianco settentrionale della bassa Val Torreggio. Raggiunta Ciappanico,
che si trova a 2,7 km da Torre, possiamo proseguire, per un tratto, su
una pista sterrata, che si stacca, sulla sinistra, dall’ultimo tratto
della strada asfaltata e porta, in breve, ad una piazzola, dove possiamo
lasciare l’automobile. Qui troviamo, sulla parete di un’antica
casa, la scritta “Benvenuti a Ciappanico alto”, e, su un pannello
arrugginito, l’indicazione “Sentiero Roma”, che si giustifica
considerando che l’ultima tappa del celeberrimo sentiero alto prevede
la traversata dalla Valle di Preda Rossa alla Val Torreggio, con discesa
finale a Chiesa Valmalenco oppure a Torre, passando appunto per Ciappanico.
Il paesino ha un fascino del tutto particolare: vi si osservano ancora
l’edificio della vecchia scuola elementare, un po’ staccato
dalle case, ed una graziosa chiesetta.
La
mulattiera, segnalata da qualche segnavia rosso-bianco-rosso, comincia
a salire, dopo un interessante tratto rialzato rispetto alla superficie
dei prati, in direzione dell’alpe Son, tagliando, in diversi punti,
la pista sterrata, che prosegue fino alla medesima alpe. Nella salita
possiamo osservare alla nostra sinistra il fianco meridionale della bassa
Val Torreggio, segnato da un imponente movimento franoso, mentre alla
nostra destra si comincia a mostrare la dirupata formazione rocciosa nota
come “Rocca di Castellaccio” (m. 1777), sede, secondo un’antica
leggenda, di una feroce banda di predoni che scendevano nottetempo a depredare
ed uccidere gli sventurati viandanti solitari nei pressi di Ciappanico.
Alle nostre spalle, infine, si vede in primo piano l’aspra e scoscesa
valle Dagua, dominata dal pizzo Palino (m. 2686), a sinistra, e dal monte
Foppa (m. 2444), a destra, sulla dorsale che separa la Valmalenco dalla Val di Togno. Superato un primo gruppo di baite, a quota 1284, raggiungiamo
il bel dosso dei prati dell’alpe Son, a 1364 metri. Ignoriamo la
deviazione a sinistra segnalata dal cartello che indica il rifugio Cometti
e l’Alta Via, portiamoci alla parte alta dei prati e riprendiamo
a salire, fino a raggiungere i prati dell’alpe Acquabianca, a 1563
metri.
Anche
qui portiamoci, seguendo l’indicazione per la Bosio segnata su un
grande masso, alla parte alta, di sinistra, dell’alpe, dove, con
un primo tratto un po’ nascosto dalla vegetazione, il sentiero riprende,
assumendo la direzione nord ed inerpicandosi, dopo aver attraversato una
radura, in un bellissimo bosco di conifere. Alla fine della salita si
congiunge con il sentiero che, dal pianoro dell’alpe Lago di Chiesa,
si inoltra in Val Torreggio tagliandone il fianco settentrionale. Percorrendo
il sentiero verso sinistra passiamo leggermente a monte dell’alpe
Serra (m. 1927), usciamo dal bosco, giungendo in vista dei Corni Bruciati,
che chiudono la valle ad ovest, attraversiamo i prati dell’alpe
Airale (m. 2097) ed infine, attraversato il Torreggio sul nuovo ponte
in legno costruito nel 2000 dai cacciatori, raggiungiamo il rifugio Bosio,
dopo circa tre ore di cammino.
Vediamo, però, ora le varianti che permettono
di raggiungere il rifugio partendo non da Torre, ma dal versante
retico mediovaltellinese, e, più precisamente, dagli alpeggi
sopra Triangia. Si tratta, anche in questo caso, di due varianti della
prima tappa dell’Alta Via della Valmalenco, entrambe ricche di motivi
d’interesse. Punto di partenza, in questo caso, può
essere l’alpe Poverzone. La via per raggiungere l’alpe passa
per Triangia, paesino che si trova nella piana a monte del colle omonimo,
che domina, ad ovest, Sondrio.
Imbocchiamo, dunque, da Sondrio la strada che sale in Valmalenco, per
lasciarla, però, abbastanza presto, non appena troviamo la strada,
segnalata, che se ne stacca, sulla sinistra, per salire, con alcuni tornanti,
a Triangia (m. 800). Qui, invece di proseguire sulla strada principale,
che comincia a scendere verso Castione Andevenno, prendiamo a destra,
attraversando il paese e passando davanti alla chiesa parrocchiale di
San Bernardo. Usciti dal paese, continuiamo a salire su una strada che
passa nei pressi del laghetto di Triangia (deviazione sulla destra) e
per la bella e panoramica frazione di Ligari (m. 1092), dove si trova
un grazioso oratorio settecentesco. Dopo una lunga traversata verso destra
(nord-est), la strada raggiunge, poi, i prati Rolla (m. 1304), dai quali
si apre un primo interessante scorcio della Valmalenco e della sua testata,
che mostra i pizzi Tremoggia ed Entova (sasa d’éntua). Segue una serie di tornanti, su
un fondo sterrato, fino ai prati della Forcola (m. 1518), ad 8 km da Triangia. Da
qui si mostrano anche le rimanenti e più famose cime della testata
della Valmalenco, cioè i pizzi Roseg, Scerscen e Bernina: si tratta
di un primo assaggio degli scenari destinati a deliziare la vista di chi
percorre interamente l’Alta Via della Valmalenco. Possiamo lasciare
qui l’automobile, allungando il cammino di circa un’ora, oppure
continuare a salire, su una strada dal fondo in alcuni punti sconnesso,
in direzione ovest, fino all’alpe Poverzone (m. 1908), presidiata
da una grande croce in metallo posta a monte di un dirupo, che domina
Sondrio.
Lasciata qui l’automobile, incamminiamoci sulla pista sterrata che
aggira il versante meridionale del monte
Rolla (m. 2277) ed effettua una lunga traversata verso nord-ovest,
fino all’alpe Colina (a 16 km da Triangia). Passiamo, così,
a monte dell’alpe Prato Secondo (m. 1928), e raggiunge, dopo una
curva a destra, il piede di un facile canalone erboso, che culmina nell’evidente bocchetta del Valdone (m. 2176), a destra del crinale meridionale del monte Canale (m.
2522). Qui dobbiamo scegliere fra le due varianti: entrare in Valmalenco
per questa bocchetta ed attraversare gli alpeggi di Torre prima di entrare
in Val Torreggio, oppure proseguire fino all’alpe Colina e da qui
salire alla Colma di Zana, sul fianco meridionale della Val Torreggio.
Esaminiamo
la prima variante. Possiamo, dalla strada, salire facilmente
alla bocchetta seguendo una traccia di sentiero (ma, se non la si trova,
si può salire facilmente anche senza percorso obbligato). La bocchetta
propone un singolare cambiamento di prospettiva: lasciato alle spalle
l’ampio e luminoso versante retico che sovrasta Castione, ci affacciamo
alla ripida ed ombrosa Val Valdone nome che deriva forse da "val domini", cioè valle del signore o del Signore), la prima laterale occidentale della
Valmalenco.
Nella discesa, dobbiamo ora seguire con attenzione i segnavia rosso-bianco-rossi,
che ci guidano su un sentiero che passa a monte delle baite dell’alpe
Valdone, tagliando, verso sinistra, i ripidi pascoli del fianco del monte
Canale (m. 2522). Il sentiero, dopo aver superato un valloncello, scende
gradualmente, fino ad un bivio: mentre la traccia principale prosegue,
più decisamente, la discesa in direzione del cuore della val Valdone
(si tratta del sentiero che si immerge negli ombrosi boschi del versante
settentrionale della valle, uscendone a Cagnoletti), una traccia meno
marcata se ne stacca sulla sinistra, proseguendo nella diagonale che taglia
il fianco orientale del monte Canale. Raggiunto un ampio dosso, il sentiero,
con traccia debole, comincia a scendere, ripido, verso il limite superiore
del bosco, per poi, poco al di sotto di quota 1900, piegare a sinistra,
ed entrare in una macchia di larici. In
questo tratto dobbiamo prestare attenzione a non perderla, seguendo i
segnavia: se dovessimo, però, smarrirla, scendiamo fin quasi al
limite del bosco di larici, rimanendo sul fianco del dosso, per poi piegare
a sinistra ed effettuare una breve traversata nel bosco: giungeremo ad
una conca facilmente riconoscibile per la presenza di una postazione di
avvistamento degli animali collocata nei pressi di uno spuntone roccioso.
Seguendo un sentiero quasi pianeggiante che passa appena a monte della
postazione, ci riportiamo sul percorso principale.
Il sentiero segnalato, invece, dopo un primo tratto incerto e quasi pianeggiante
nel cuore del bosco, scende, ripido, fino ad intercettare un sentiero
quasi pianeggiante che, seguito in direzione nord, conduce ad una sorgente
d’acqua, a quota 1847. Qui giunge anche un sentiero che sale dai
Prati Fontani, alpeggio posto a sud-est, a quota 1714. Chi scendesse per
questo sentiero, raggiunti i prati, potrebbe proseguire nella discesa,
fino ad intercettare, a quota 1500 circa, la pista che da Torre sale agli
alpeggi di Arcoglio e dei Piasci. Dalla sorgente, proseguendo sul sentiero
principale (direzione nord), guadagniamo leggermente quota, affacciandoci,
infine, ai prati dell’alpe Canale (m. 1900), dove troviamo diverse
baite ed una croce in legno. Il
panorama che si gode da qui è molto bello: la testata della Valmalenco,
verso nord-est, mostra le sue più importanti cime, vale a dire,
da sinistra, i pizzi Roseg (da “rösa” o “rosa”, massa di ghiaccio, m. 3937), Scerscen (m. 3971) e Bernina (m.
4049), la cresta Güzza (m. 3869), i pizzi Argient (m. 3945), Zupò (che significa “nascosto”, da “zuper”, nascondere, m. 3995), Palù (m. 3905) e Varuna (m. 3453). A sinistra delle
cime principali si distinguono, poi, altre cime illustri, la triade Tremoggia
( piz di tremögi, m. 3441)-Malenco (m. 3438)-Entova (m. 3329; le tre vette, nel loro insieme, erano chiamate, localmente, “tremögi”; la denominazione distinta deriva da un interesse alpinistico) ed i pizzi Gemelli (m. 3500).
Più a sinistra ancora (nord), in primo piano, troviamo le cime
del versante settentrionale della val Sassersa, vale a dire, da destra,
il monte Braccia (còrgn de bracia, m. 2909) e la cima del Duca (m. 2969). Ad est, infine,
sono riconoscibili, in primo piano, il pizzo Palino (m. 2686) ed il monte
Foppa (m. 2444), sulla dorsale che separa la Valmalenco dalla Val di Togno.
L'alpe Canale appartiene al ricco sistema di alpeggi del comune di Torre. Ecco come descrive gli alpeggi di Valmalenco Dario Benetti, nell’articolo “I pascoli e gli insediamenti d’alta quota” in “Sondrio e il suo territorio” (IntesaBci, 2001): “Gli alpeggi della Valmalenco hanno una morfologia a nucleo. Ogni famiglia aveva la propria baita. Non si spostava tutta la famiglia. Di solito andava il capofamiglia con due o tre insieme e gli altri rimanevano a lavorare i campi. Gli altri che rimanevano a casa, una volta alla settimana, andavano a portargli la roba, tutto a spalla, naturalmente, e portavano indietro il burro per venderlo e comprare farina. In alcuni casi la lavorazione del latte era effettuata in gruppi di tre o quattro famiglie che si impegnavano a turno. La produzione principale, più che il formaggio, era il burro, venduto al mercato di Sondrio (alpeggi di Lanzada) o in valle di Poschiavo in Svizzera (alpeggi di Torre). Tra gli alpeggi a nucleo più interessanti sono da considerare i due nuclei dell’alpe Arcoglio in comune di Torre, l’alpe Gembré (in pietra), Campaccio, Prabello, Brusada e l’alpe Musella in comune di Lanzada; in questi ultimi sono ancora presenti alcuni esempi antichi di edifici in legno con struttura a blockbau. Parte dei maggenghi (chiamati anche Barchi) era di proprietà comunale. Alcuni alpeggi (Gembré, Fellaria, Val Poschavina) sono a elevata altitudine e venivano utilizzati, al massimo, per un mese. In alcune alpi si falciava qualche piccolo appezzamento di prato (Pradaccio e Giumellino a Chiesa, Acquabianca, Canale, Palù a Torre) da utilizzare nelle stagioni peggiori unitamente al fieno selvatico raccolto sui versanti più alti delle creste montane”.
Dall’opera “La Valtellina (Provincia di Sondrio)”, di Ercole Bassi (Milano, Tipografia degli Operai, 1890), ricaviamo inoltre interessanti notizie statistiche sulla situazione degli alpeggi di Torre sul finire dell'Ottocento: si menzionano, infatti, le alpi Canale (60 capi, 80 giorni d'alpeggio, prodotto di 40 lire per capo, proprietà privata), Arcoglio (160 capi, 80 giorni d'alpeggio, prodotto di 49 lire per capo, proprietà privata e comunale), Zana (50 capi, 70 giorni d'alpeggio, prodotto di 35 lire per capo, proprietà privata), Airale, Serra ed Acquabianca (160 capi, 75 giorni d'alpeggio, prodotto di 40 lire per capo, proprietà privata) e Palù (80 capi, 75 giorni d'alpeggio, prodotto di 40 lire per capo, proprietà privata).
Dall’alpe Canale dobbiamo, ora, portarci all’alpe di Arcoglio
inferiore, proseguendo sul sentiero che ritroviamo sul limite dei prati
e che rientra nel bosco, aggirando il fianco che scende verso nord dal
monte Canale. Dopo aver attraversato un torrentello su un piccolo ponte
in legno, raggiungiamo, così, il limite degli ampi prati dell’alpe.
Siamo alla conca che costituisce la sezione sud-orientale dell’alpe
(m. 1960), e dobbiamo attraversarla per portarci alle baite della sezione
nord-occidentale, cui giunge anche un tratturo che si stacca dalla pista
che sale da Torre S. Maria. Qui troviamo un cartello della Comunità
Montana Valtellina di Sondrio, che ci indica l’alpe di Arcoglio
inferiore (quota 1976).
Seguendo
i segnavia rosso-bianco-rossi ed i triangoli e le frecce gialle dell’Alta
Via, che qui cominciamo a trovare, saliamo sfruttando un ripido tratturo
che diventa mulattiera e sormonta un dosso di prati, fino a guadagnare
l’alpe di Arcoglio superiore (m. 2130). Passiamo nei pressi della
chiesetta, isolata, sulla destra, rispetto alle baite, e posta a quota
2123. nei pressi della chiesetta si trova, su un sasso, l’indicazione
di un bivio: proseguendo diritti seguiamo il percorso più classico
dell’Alta Via, mentre prendendo a destra ne percorriamo una variante
più breve, che in un’ora e mezza circa ci porta al rifugio
Bosio. Rimaniamo sul percorso classico: ci siamo congiunti, infatti, con
il tracciato tradizionale che sale da Torre e prosegue per il laghetto
di Arcoglio e la cima del Sasso Bianco, per poi effettuare una lunga traversata
nell’alta Val Torreggio prima di scendere al rifugio Bosio. Riassumiamone
i punti salienti.
Sempre seguendo i triangoli gialli, proseguiamo nella salita, guadagnando
l'ultimo gradino roccioso dove ci attende la prima sorpresa del nostro
itinerario: inatteso, appare il bellissimo laghetto di Arcoglio (m. 2234),
adagiato su un balcone che fronteggia, sul lato opposto della valle, il
gruppo Scalino (m. 3323)-Painale (m. 3248). Si tratta di uno scenario
bellissimo, che il celeberrimo discesista italiano Zeno Colò definiva
fra i più belli d’Europa. Lasciato
il laghetto alla nostra sinistra, cerchiamo i segnavia che ci indirizzano
ad una traccia di sentiero a tratti poco visibile. I segnavia ci fanno
compiere un ampio arco che ci porta sul crinale fra l'alpe di Arcoglio
e l'alpe Colina, in corrispondenza di una piccola sella erbosa, dalla
quale un ripido canalone scende ai pascoli dell’alpe Colina. La
traccia prosegue verso destra salendo sul fianco del Sasso Bianco e raggiungendone
facilmente la cima (m. 2490).
Si apre, da qui, un ampio scorcio sull’alta Val Torreggio. Dietro
il piccolo ometto posto sulla cima si staglia la severa e sassosa valle
Airale, prolungamento della val Torreggio; sul crinale che la separa dalla
valle di Preda Rossa si riconosce il passo di Corna Rossa, sul quale è
posto il rifugio Desio, permanentemente chiuso in quanto pericolante.
A destra del passo, possiamo osservare, da una prospettiva un po’
insolita, il monte Disgrazia
(m. 3678). Dalla cima possiamo dominare anche l'intera testata della Valmalenco,
e l'intera catena orobica.
Dopo una sosta dedicata a gustare le bellezze del panorama, possiamo facilmente
scendere ai sottostanti pascoli dell’alta Val Torreggio, in corrispondenza
della colma di Zana.
Fermiamoci ora qui, per descrivere la seconda variante,
che conduce anch’essa alla colma di Zana (m. 2490). Torniamo,
dunque, ai piedi del canalone che porta alla bocchetta del Valdone, e
proseguiamo sulla pista sterrata che porta all’alpe Marscenzo (m.
2009). Poco oltre, seguendo una debole traccia di sentiero, si potrebbe
salire, con un po’ di attenzione, alla depressione denominata colma
di Arcoglio (m. 2313), a sinistra del monte Canale, per poi scendere,
sul versante opposto, fino all’alpe di Arcoglio. Noi, invece, proseguiamo
sulla pista, fino all’alpe Colina (m. 2076), a 16 km circa da Triangia,
dove si trova anche il grazioso laghetto omonimo.
Seguiamo la pista che dall’alpe sale verso i pascoli più
alti e, al suo termine, prendiamo a destra, su traccia debole ed incerta,
che effettua una diagonale verso destra e sale, appunto, alla bocchetta
denominata colma di Zana (m. 2417). Il versante è, qui, piuttosto
ripido, per cui la traversata alla bocchetta va fatta con la dovuta attenzione.
Ecco, infine, la sommaria descrizione dell’ultimo tratto, che conduce
dalla colma di Zana al rifugio Bosio. Dalla colma di Zana seguiamo per
un buon tratto, in leggera salita, il crinale, poi ce ne stacchiamo scendendo
ad una conca, per poi risalire ad una piccola sella posta a destra di
una cima costituita da rocce rotte. Oltre
la sella ci attende una nuova discesa ad una più ampia conca, raggiunta
la quale dobbiamo per un'ultima volta intraprendere una salita, che ci
conduce ad una porta la quale ci permette di superare il crinale che scende
dal monte Caldenno (m. 2669). Questi saliscendi ci impongono il superamento
di un dislivello in salita di circa centocinquanta metri. La porta, infatti,
è collocata quasi alla medesima altezza della cima del Sasso Bianco.
Oltre la porta inizia l'ultima discesa, inizialmente su un terreno disseminato
di grandi massi: stanchi come siamo, questo supplemento di attenzione
e di tormento per i nostri piedi non ci rallegra di certo! Poi i massi
lasciano il posto ai magri pascoli, che ci permettono una discesa più
riposante. Il tracciato tende all'inizio leggermente a sinistra, per poi
piegare a destra, superare un torrentello ed intercettare il sentiero
che scende dal passo di Caldenno, che congiunge la val Torreggio alla
valle di Postalesio. Raggiungiamo così un bel pianoro dove è
collocata una grande baita. L'ulteriore discesa ci permette di superare
gli ultimi cento metri, raggiungendo il piano dell'alta val Torreggio,
dove, in uno scenario ingentilito da radi larici e dai meandri di un quieto
torrente, si trova il rifugio Bosio, a 2086 metri.
Facciamo,
ora, un po’ di conti. La variante che conduce al rifugio dall’alpe
Poverzone passando per la bocchetta del Valdone richiede circa 7 ore di
cammino, necessarie per superare circa 900 metri di dislivello. La variante
che conduce al rifugio passando, invece, per la colma di Zana richiede
circa 6 ore di cammino, necessarie per superare un dislivello di circa
670 metri. Se, infine, partiamo dai prati della Forcola, calcoliamo un’ora
in più ed aumentiamo di circa 400 metri il dislivello.

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