CARTE DEL PERCORSO 1, 2

RIF. BOSIO GALLI - LAGHETTI DI CASSANDRA

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Parcheggio Piasci-Rifugio Cometti-Rifugio Bosio-Laghetti della Cassandra
4 h
1050
E
SINTESI. Da Torre di S. Maria, seguendo l'indicazione per i rifugi alpini, saliamo su carozzabile al bivio Arcoglio-Piasci, presso il quale possiamo parcheggiare l'automobile (se non disponiamo del permesso di transito, parcheggiamo ai 1000 metri dei Musci, al quarto tornante sx dopo la località S. Giuseppe, dove un cartello segnala la partenza di un sentiero che sale nei boschi fino a Pra' Fedugno e taglia la pista presso questo parcheggio). Dal bivio proseguiamo diritti, raggiungendo dopo qualche saliscendi i prati dei Piasci, dove si trova il rifugio Cometti (m. 1742). All'ingresso dei prati non dobbiamo però prendere a sinistra e dirigerci al rifugio Cometti ed alla chiesetta, ma proseguire sul sentiero che passa nei pressi del primo nucleo di baite e punta alle baite sul lato opposto dell'alpeggio, cioè sul lato nord-occidentale. Superato un muretto a secco, entriamo nel bosco, pieghiamo per breve tratto a sinistra (dir. ovest), superando un valloncello ed una radura, per poi piegare a destra e tornare ad assumere la direzione ovest-nord-ovest. Inizia un traverso pianeggiante, che però precede una decisa impennata del sentiero. Raggiunto un poggio erboso (m. 1750), scendiamo per breve tratto verso ovest, fino ad un alpeggio abbandonato, con ruderi di baite ed una sorgente. Piegando leggermente a destra, attraversiamo i prati e raggiungiamo una salitella che ci immette in una sorta di corridoio, che percorriamo in piano, uscendo ad una conca con altri ruderi di baita. Più avanti ci affacciamo agli ampi prati dell'alpe Palù (m. 1971), che attraversiamo sfruttando la fascia rocciosa centrale. Lasciate alle spalle le ultime baite, entriamo in una serie di brevi vallette, che ci permettono di superare una strozzatura del torrente Torreggio, fino a raggiungere il poggio che ospita il rifugio Bosio (m. 2086), che ci appare solo nell'ultimissimo tratto. Dal rifugio Bosio superiamo verso nord il torrente sul nuovo Ponte dei Cacciatori, prendendo poi a sinistra (direzione ovest), su sentiero segnalato, che corre a destra (per noi) del torrente. Costeggiamo il piede di una bastionata di rocce, che si eleva alla nostra destra, e, su terreno disseminato di massi, pieghiamo leggermente a destra (direzione nord-ovest), fino a giungere in vista, a quota 2250 metri, della cascata del torrente. Incontriamo un'evidente segnalazione che indica la deviazione per il passo della Cassandra. Ci stacchiamo così sulla destra dal sentiero per la Desio e risaliamo un poco pronunciato dosso erboso, a sinistra di una piccola cascata. Troviamo ben presto un secondo bivio: le indicazioni per il passo ci indirizzano a destra, ma ci conviene proseguire verso sinistra, per evitare di dover superare alcune roccette non prive di qualche insidia. La traccia di sinistra, segnalata da segnavia bianco-rossi, ci permette di raggiungere la sommità di un bastione roccioso: ci troviamo così sul limitare di un bel pianoro, dove si osservano anche i resti di una baita (m. 2391). Ora dobbiamo lasciare i segnavia bianco-rossi, che proseguono verso sinistra, puntando a destra, fino a ricongiungerci con il ramo di destra che abbiamo lasciato poco sotto. I segnavia ci guidano nella risalita di un largo corridoio occupato da grandi massi. Il corridoio conduce ad un secondo pianoro, occupato in gran parte dal più basso dei laghetti della Cassandra (m. 2464). I segnavia ci guidano in una faticosa salita, a sinistra del laghetto, fra massi enormi, fino ad un terrazzo occupato da una grande ganda. Dopo un traverso verso sinistra, risaliamo un secondo e più ampio corridoio, fino a raggiungere un terzo pianoro, interamente occupato dalla morena. I segnavia proseguono verso sinistra e ci conducono ben presto ad un bivio, al quale prendiamo a sinistra, lasciando a destra la traccia per il passo della Cassandra. Seguendo i segnavia rossi e le indicazioni per il rifugio Desio si punta in direzione del ben visibile ghiacciaio della Cassandra. Ancora un breve tratto sul terreno che un tempo apparteneva al ghiacciaio, e passiamo a sinistra di un piccolo laghetto. Qualche passo su un nevaio, ignorando la deviazione a sinistra della traccia per il rifugio Desio (al passo di Corna Rossa, attualmente inagibile), e siamo ad un laghetto più ampio, il più alto, a quota 2700 m. circa, collocato proprio sotto l'estrema propaggine del ghiacciaio ed in gran parte ghiacciato anche a stagione avanzata.


Apri qui una fotomappa della Val Airale

Dici Cassandra e sei nel cuore del mito, di uno dei miti più singolari ed inquietanti fra quelli che ci sono giunti dall'antica Grecia. Ne è protagonista la figlia di Priamo che, avendo rifiutato l'amore di Apollo, fu colpita dalla maledizione di annunciare sciagure che si sarebbero avverate, senza però essere creduta da nessuno. Profetizzò così la caduta di Troia; nessuno le credette, ma Troia cadde veramente. Ora Cassandra, impietrita dal dolore, è uno dei pizzi che fa da corona alla maestosa mole del Monte Disgrazia ("desgràzia"). 
Ma è anche uno dei valloni più selvaggi ed aspri delle alpi Retiche. E' poi un ghiacciaio che si annida nel ripido vallone che scende dalla parete meridionale del Disgrazia. Ed è, infine, una serie di laghetti dove le acque del ghiacciaio, come azzurre lacrime, riposano sconsolate. Visitare questi luoghi, legati ad un misterioso annuncio di sventura, non è però né pericoloso né difficile. L'escursione può essere concentrata in una sola giornata, salendo con l'automobile al parcheggio poco distante dalla località Piasci, oppure diluita in due, con pernottamento al rifugio Bosio.

Raccontiamo la prima possibilità. Saliamo a Torre S. Maria, in Valmalenco e, poco prima di giungere alla bella chiesa parrocchiale, deviamo a sinistra, seguendo il cartello che indica i Rifugi Alpini. Una strada, con fondo in asfalto nel primo tratto, in cemento ed in terra battuta nel secondo, conduce, dopo una lunga salita, ad un bivio. Prendiamo a destra, seguendo il cartello che indirizza alla località Piasci.
Dopo una marcata discesa raggiungiamo il parcheggio, oltre il quale dobbiamo proseguire a piedi. Varchiamo un ponte ed in breve siamo ai bei prati dei Piasci. Salendo verso sinistra, superiamo una chiesetta e raggiungiamo il rifugio Cometti (m. 1720). Qui dobbiamo ignorare i triangoli gialli dell'Alta Via della Valmalenco, che sale da qui all'alpe di Arcoglio (termine che deriva da "arco"), e seguire invece le indicazioni per il rifugio Bosio. Attraversiamo così, su una traccia di sentiero, la parte alta dei prati, raggiungendo le ultime baite, alle spalle delle quali, superato un cancelletto in legno, lasciamo i Piasci ed entriamo in un bel bosco di larici. Il sentiero è qui ben visibile, anche se i segnavia sono quasi assenti. Non possiamo comunque sbagliare: ignorando una deviazione che scende verso destra, percorriamo un lungo tratto salendo molto gradualmente. Ci attende poi uno strappo severo, con qualche tornante secco, che ci fa guadagnare quota e ci permette di entrare in Val Torreggio. Il sentiero riprende quindi un andamento dolce: si alternano tratti nel bosco ad uscite in alcune amene radure, dalle quali possiamo già ammirare i Corni Bruciati, che si stagliano sul fondo della valle. Superata l'alpe Palù (toponimo assai diffuso, che deriva da "palude"m. 1971), attraversiamo alcuni corridoi limitati da bastioni rocciosi, prima di raggiungere il rifugio Bosio (m. 2086), posto al limite del lungo ed incantevole pianoro terminale della Val Torreggio, dove il torrente omonimo scende tranquillo fra alcuni massi ciclopici. Questa prima parte dell'escursione, che richiede un'ora di cammino o poco più, avviene in una cornice naturalistica veramente incantevole, caratterizzata da tonalità gentili, che evocano sentimenti di pace ed armonia.
Da qui in poi, però, tutto cambia, seppur gradualmente. Attraversiamo il Torreggio, su un bel ponte gettato nel 2000 dai cacciatori. Sul lato opposto dirigiamoci verso sinistra, seguendo le bandierine rosso-bianco-rosse che segnano il sentiero che sale al rifugio Desio (ora pericolante), presso il passo di Corna Rossa (dal quale si scende in valle di Preda Rossa). Inizialmente il sentiero ha un andamento quasi pianeggiante, poi comincia a salire, piegando anche, per un breve tratto, a destra (prestiamo attenzione ai segnavia, per non perdere questo cambiamento di direzione). Ci stiamo avvicinando alla val Airale, sassosa e severa propaggine della val Torreggio. I pascoli si fanno, infatti, sempre più radi, cedendo il passo a massi grandi e piccoli.
Prima di raggiungere un evidente gradino roccioso, incontriamo, un'evidente segnalazione che indica la deviazione per il passo della Cassandra. Ci stacchiamo così sulla destra dal sentiero per la Desio e risaliamo un poco pronunciato dosso erboso, a sinistra di una piccola cascata. Troviamo ben presto un secondo bivio: le indicazioni per il passo ci indirizzano a destra, ma ci conviene proseguire verso sinistra, per evitare di dover superare alcune roccette non prive di qualche insidia. La traccia di sinistra, segnalata da segnavia bianco-rossi, ci permette di raggiungere la sommità di un bastione roccioso: ci troviamo così sul limitare di un bel pianoro, dove si osservano anche i resti di una baita (m. 2391). Ora dobbiamo lasciare i segnavia bianco-rossi, che proseguono verso sinistra, puntando a destra, fino a ricongiungerci con il ramo di destra che abbiamo lasciato poco sotto (per intercettarlo, basta osservare i segnavia rosso-bianco-rossi su alcuni grandi massi).
I segnavia ci guidano nella risalita di un largo corridoio occupato da grandi massi. Il corridoio conduce ad un secondo pianoro, occupato in gran parte dal più grande dei laghetti della Cassandra (m. 2464), le cui dimensioni possono variare anche considerevolmente fra l'inizio e la fine della stagione estiva. Il colore azzurro delle sue acque crea un singolare contrasto con le tonalità grigio-rossicce delle rocce che dominano il grande anfiteatro che lo circonda. Intorno allo specchio d'acqua, infatti, rocce di ogni dimensione, placche rocciose e torrioni severi la fanno da padrone. Verso sud-est, in particolare, sono i Corni di Airale ad imporsi con il loro profilo aspro e quasi cupo. Un'inafferrabile profezia di sciagura sembra aleggiare in questi luoghi segregati da muraglie che escludono da ogni lato lo sguardo da un più ampio orizzonte.
Proseguiamo: i segnavia ci guidano in una faticosa risalita, a sinistra del laghetto, fra massi enormi, fino ad un terrazzo occupato da una grande ganda che il ghiacciaio della Cassandra, ritirandosi, ha lasciato dietro di sé. Dopo un traverso verso sinistra, risaliamo un secondo e più ampio corridoio, fino a raggiungere un terzo pianoro, interamente occupato dalla morena. I segnavia proseguono verso sinistra e ci conducono ben presto ad un bivio: prendendo a destra si sale, sfruttando un ampio canalone, al passo della Cassandra (m. 3097), oltre il quale ci si ritrova alla sommità del ghiacciaio della Ventina (védrècia de la venténa). Prendendo invece a sinistra e seguendo i segnavia rossi e le indicazioni per il rifugio Desio si punta in direzione del ben visibile ghiacciaio della Cassandra, il cui fronte è ormai ridotto ad un balcone pensile che si annida nel canalone della parete sud del Monte Disgrazia ("desgràzia").
Il pizzo della Cassandra (m. 3226) è là, a destra del passo, appena accennato sul massiccio fronte di rocce rossastre che chiude il vallone omonimo. Più a sinistra, invece, si innalzano, maestosi ed imponenti, i contrafforti rocciosi che culminano nella vetta del Monte Disgrazia ("desgràzia"), che, visto da qui, sembra incombere con la sua poderosa mole. Ancora un breve tratto sul terreno che un tempo apparteneva al ghiacciaio, ed ecco un piccolo laghetto, lacrima gentile ed azzurra in questi luoghi dove il senso di un'imminente ed indecifrabile tragedia sembra essersi fatto pietra.


Monte Disgrazia

Qualche passo su un nevaio, ignorando la deviazione a sinistra della traccia per il rifugio Desio (al passo di Corna Rossa, attualmente inagibile), passiamo a sinistra di un laghetto minore e siamo ad un laghetto più ampio, il più alto, a quota 2757 m. circa, collocato proprio sotto l'estrema propaggine del ghiacciaio ed in gran parte ghiacciato anche a stagione avanzata. Soffermiamoci presso la sua riva ad ascoltarne il silenzio. Forse la sventura profetizzata è quella che ci appare tutt'intorno: un giorno anche le più maestose pareti saranno sgretolate, e non ne rimarrà che un deserto di massi. Ma anche noi, come gli antichi Troiani, non crederemo a questa profezia e, tornando, serberemo l'immagine della poderosa parete del Disgrazia come simbolo dell'eterno che non passa.
E ci affideremo alle più razionali ed illuminanti note offerte dal bel volume "Laghi alpini di Valtellina e Valchiavenna", di Riccardo De Bernardi, Ivan Fassin, Rosario Mosello ed Enrico Pelucchi, edito dal CAI, sez. di Sondrio, nel 1993:
Coi due laghetti di Cassandra, sempre dislocati nella Val Torreggio, al suo estremo superiore, passiamo in tutt'altro ambiente e paesaggio. I laghi stanno quasi dirimpetto a Zana, ma invisibili perché nascosti dietro alcune guglie e spuntoni posti a contrafforte sud della valletta trasversale che chiude il bacino del Ghiacciaietto Cassandra, il quale scende precipite dalla vetta del Disgrazia.
Siamo nel cuore di formazioni montuose impervie e scoscese, costituite di rocce serpentinose, dal colore, in distanza, rosso-violaceo, dall'aspetto ferrigno e piuttosto scostante. I laghi, come anche il sovrastante Pizzo Cassandra, traggono il loro nome, come è intuibile, non certo dal mitico personaggio, ma probabilmente da una voce dialettale arcaica per indicare una gola, una forra «incassata» (c'è infatti una gola «delle Cassandre» appena a monte di Sondrio, lungo il corso del Mallero). Se è così, il luogo più rispondente alla definizione non è la montagna, imponente ma piuttosto tozza e compatta, quanto proprio il canale vallivo che adduce ai laghetti, e forse anche tutto l'ambiente glaciale del versante sud del Monte Disgrazia.
In ogni modo i due laghetti, raggiungibili a prezzo di una gita non breve e piuttosto faticosa (dal Rifugio Bosio), costituiscono un insperato elemento decorativo di un ambiente sinistro e sconvolto di rocce imponenti, di frane gigantesche, di morene. Vivido è il contrasto tra il colore turchese dell'acqua (lago inferiore, 2464 m) e il bruno rossiccio delle rocce, volgente al verde in alcuni punti, soprattutto dove le frane e le spaccature sono più recenti. Un modo non banale di approccio, anche se ancor più faticoso, è arrivare nella zona dall'alto, dopo aver risalito un ripido pendio canale erboso tra due punte, poche centinaia di metri più avanti del Rifugio Bosio, a destra. Esso consente una vista scenografica e globale su tutta l'area, che ben compensa la fatica della salita
.”

Una nota, per concludere: seguendo le indicazioni per il rifugio Desio, poco sotto il laghetto più alto, risaliamo un costolone di roccia e giungiamo al circo alto della Val Airale, caratterizzato da un lungo corridoio inclinato di rocce sulfuree sul fianco meridionale della cima di Corna Rossa (m. 3180); seguendo i segnavia, lo attraversiamo e siamo ai piedi del passo di Corna Rossa (m. 2836) , dal quale, con un po' di attenzione (segnavia e qualche catena nei punti meno agevoli) scendiamo alla parte alta della Valle di Preda Rossa, per traversare, poi, facilmente al rifugio Ponti (ma seguiamo sempre i segnavia). Dal passo possiamo però anche tornare, con percorso ad anello, al rifugio Bosio prendendo a sinistra e percorrendo l'ultima tappa del Sentiero Roma.
Nel primo tratto di discesa procediamo verso sud, fino ad un cengione che ci fa scendere dal circo superiore della valle e ci fa accedere, a quota 2570 metri circa, ad una scorbutica fascia di grandi massi, fra i quali i segnavia dettano il percorso meno faticoso. Pieghiamo decisamente a sinistra ed a quota 2500 metri circa siamo alle morene di un antico ghiacciaio e ad una strozzatura della valle, oltra la quale si comincia ad intravvedere qualcosa come una traccia di sentiero. Procediamo ora verso nord-est e sud-est, scendendo ad intercettare il sentiero che, alla nostra sinistra, sale al vallone dei laghetti di Sassersa (quello che abbiamo percorso salendo). Procediamo ancora verso sud-est, prima di piegare a sinistra e procedere in direzione est, fino alla piana del rifugio. Superato il torrente Torreggio, alla nostra destra, su un ponte in legno, eccoci finalmente al rifugio Bosio-Galli.


Val Airale

RIF. PONTI - LAGHETTI DI CASSANDRA


Apri qui una videomappa della Valle di Preda Rossa e dei suoi percorsi

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Parcheggio di Preda Rossa-Rifugio Ponti-Passo di Corna Rossa-Laghetti di Cassandra-Rifugio Ponti-Piana di Preda Rossa
6 h
1200
EE
SINTESI. Dal rifugio Ponti imbocchiamo la traccia segnalata che procede verso est-nord-est (a destra per chi guarda al monte Disrazia), traversando una fascia di lastroni, per poi piegare a destra e risalire il ripido fianco della morena centrale della Valle di Preda Rossa. Giunti sul filo della morena, troviamo l'indicazione su un masso del Sentiero Roma e scendiamo per ripida traccia sul fianco opposto, guadando poi un ramo del torrente. Saliti su un cordone morenico, seguendo i segnavia che ci fanno avvicinare al fianco orientale della valle. La traccia ci porta presso un grande masso, sul quale è scritta, in caratteri molto grandi, l'indicazione del rifugio Desio. Dobbiamo oltrepassare un pianoro occupato spesso, anche a stagione avanzata, da un nevaio, prima di giungere ai piedi della costiera, che attacchiamo in corrispondenza di un nevaio. Questo va risalito in direzione del vertice di sinistra, oppure in parte fiancheggiato a destra, salendo per gande, ed alla fine tagliato verso sinistra. Nell'ultima parte la pendenza è significativa, per cui sono consigliabili i ramponi. Tocchiamo poi un terreno misto costituito da sassi mobili e terriccio, che rende piuttosto faticosa l'ulteriore salita al passo di Corna Rossa, che avviene fra canalini e lastroni, con tratti assistiti da corde fisse. Alla fine siamo al passo, dove si trova il dismesso e pericolante rifugio Desio (m. 2836). Iniziamo ora a scendere in Val Airale seguendo il Sentiero Roma, ma, una trentina di metri sotto il passo di Corna Rossa, lo lasciamo per piegare a sinistra, in direzione est (indicazioni "Cassandra"), seguendo segnavia ed ometti nella traversata delle rosse placche del versante meridionale della cima di Corna Rossa (m. 3180). Il primo tratto della traversata non propone particolari problemi, ma circa a metà dobbiamo perdere quota su un versante di lisci roccioni, sfruttando gradoni, canalini e piccole cengie. I segnavia rosso-bianco-rossi dettano il percorso, che propone passaggi esposti, da affrontare con la massima attenzione. Dopo la breve discesa, tocchiamo un versante di sfasciumi morenici, puntando ad un grande ometto, alle cui spalle lo sguardo raggiunge la media Val Torreggio e la catena orobica. Su un vicino grande masso troviamo la segnalazione di un bivio: prendendo a destra (indicazione "Bosio") troviamo una debole traccia che si cala verso il fondo della Val Airale, intercettando il sentiero che scende dal passo di Corna Rossa, mentre andando a sinistra (indicazione "Cassandra") ci portiamo ai laghetti di Cassandra. Traversiamo dunque a sinistra, in leggera discesa, fino ad affacciarci ad un ampio vallone che si apre ai piedi del ghiacciaio della Cassandra, annidato nel versante meridionale del monte Disgrazia (m. 3678). Scendendo facilmente su terreno morenico scopriamo, così, lo splendido sistema dei laghetti di Cassandra, nascosti in un vallone nascosto ai piedi del pizzo di Cassandra. Passiamo così a destra del più alto dei laghetti (m. 2746), nelle cui splendide acque di un blu intenso si specchia il nevaio che scende dal ghiacciaio della Cassandra, e di un laghetto più piccolo. Ci affacciamo poi ad una conca più ampia e, sempre seguendo segnavia ed ometti (indicazioni "Bosio"), descriamo un arco in senso orario, quindi assumendo gradualmente l'andamento sud-est e sud ed ignorando, sulla sinistra, la deviazione per il passo Cassandra. L’arco descritto ci permette di giungere in vista dei due laghetti inferiori (m. 2464), che vediamo più in basso. Ora dobbiamo decidere se tornare per la medesima via al passo di Corna Rossa oppure proseguire nella discesa. In questo secondo caso volgiamo ancora a destra (direzione sud-ovest), scendiamo al più grande, passando a sinistra di un pronunciato torrione, quotato 2710 metri, ed a destra di una enorme ganda. In prossimità del laghetto, che resta alla nostra sinistra, procediamo verso sud per superare, con una certa fatica, una fascia di grandi massi rossi (seguiamo i segnavia, per non complicarci inutilmente la vita). Poi, piegando a destra (direzione sud-ovest), varchiamo una breve porta e, sfruttando un facile canalino, raggiungiamo il pianoro quotato 2391 metri. Volgendo a sinistra e seguendo i segnavia bianco-rossi, superiamo, con cautela, un sistema di roccette e, dopo un’ultima discesa, intercettiamo il sentiero principale che dal passo di Corna Rossa scende alla piana della Val Torreggio. Seguendolo verso sinistra raggiungiamo il rifugio Bosio-Galli, mentre prendendo a destra possiamo faticosamente risalire al passo di Corna Rossa.


Apri qui una fotomappa della Val Torreggio vista dal passo di Corna Rossa

Ai laghetti di Cassandra si può salire anche, con un'escursione tutto sommato di impegno analogo, dalla piana di Preda Rossa e dal rifugio Ponti.
Raggiunta la piana di Preda Rossa sfruttando la carrozzabile a pagamento che parte da Filorera (il nucleo appena sopra Cataeggio, in Val Masino), parcheggiamo l'automobile seguiamo il segnalato sentiero per il rifugio Ponti, passando sul lato sinistro della piana e salendo sul fianco occidentale della Valle di Preda Rossa.
Dal rifugio Ponti, seguendo le abbondanti segnalazioni, vogliamo a destra (est) per salire al passo di Corna Rossa. Questo itinerario, nella sua prima parte, coincide con quello seguito dagli alpinisti che scalano il Disgrazia. Si attraversa il primo torrente che scende dal ghiacciaio di Preda Rossa ("sgiascé"), per poi salire sul filo della grande morena centrale che termina ai piedi del medesimo ghiacciaio. Seguendo le bandierine rosso-bianco-rosse, si scende, quindi, sul lato opposto, seguendo un sentierino e, ignorate le indicazioni per il Monte Disgrazia ("desgràzia"), si raggiunge un masso sul quale è segnalato il percorso per i rifugi Desio e Bosio.

Volgendo lo sguardo alle spalle, si può godere di un buon colpo d’occhio sulla poderosa costiera Remoluzza-Arcanzo, fra Valle di Preda Rossa e Val di Mello ("val da mèl"), sulla quale sono individuabili, da nord (cioè da destra) la Bocchetta Roma ("pas da ciöda"), il pizzo della Remoluzza (sciöma da remolöza, m. 2814), il pizzo di Averta (dal dialettale "avert", cioè aperto, m. 2853), il pizzo Vicima (sciöma da veciöma, m. 2687), la cima degli Alli (sciöma dei äl, o Ali, m. 2725) e la cima di Arcanzo (m. 2715). La discesa termina sul greto del secondo torrente che scende dal ghiacciaio e che deve essere attraversato. Il sentiero è a tratti ben visibile, ma talora ci si deve affidare alle segnalazioni.
Fra massi rosseggianti sempre più numerosi e con immagini sempre diverse del Monte Disgrazia ("desgràzia", m. 3678, alla cui sinistra si individua bene la sella di Pioda, a sua volta a destra del monte Pioda - "sciöma da piöda"-), il percorso prosegue, passando a monte della seconda morena della valle, quella orientale, e giungendo ad un grande masso, su cui un’indicazione indirizza ad un nevaio che è presente anche a stagione avanzata e che deve essere risalito. E' già visibile, in alto, la piccola depressione del passo (m. 2836), posto a sud della cima di Corna Rossa (m. 3180); il Monte Disgrazia, intanto, si defila sempre più dietro la dorsale della punta di Corna Rossa.
Il nevaio va tagliato verso sinistra, o aggirato a monte, con cautela, perché, nella parte alta, è abbastanza ripido, per cui val la pena di calzare i ramponi. Raggiunta la fascia di rocce sul suo limite superiore, si inizia la salita su un fondo costituito da terriccio, sassi mobili e massi talora scivolosi. Per questo va affrontata con cautela: in un paio di punti corde fisse la rendono più sicura. Sono pochi i punti esposti, ma conviene ugualmente salire senza fretta. Poco oltre il secondo punto attrezzato con corde fisse, si raggiunge finalmente il passo di Corna Rossa (m. 2836), annunciato dalla punta del parafulmine posto nei suoi pressi (e tutt’altro che superfluo: la zona, per la presenza di rocce con alto contenuto ferroso, è particolarmente bersagliata dai fulmini; lo si tenga presente e si eviti, di conseguenza, di affrontare la salita al passo in condizioni di tempo incerto).
La prima immagine che lo sguardo incontra, oltre il passo, è quella del versante destro della Val Torreggio. Volgendo lo sguardo a sinistra si vede il versante sinistro della Val Airale, prosecuzione della Val Torreggio. Più a sinistra ancora, ecco il rifugio Desio (m. 2830), chiuso perché pericolante, a seguito delle eccezionali nevicate dell’inverno 2000-2001: esso rimane oltre il crinale, per cui non è visibile per chi sale. Il CAI di Desio medita però di ripristinarne la funzionalità, il che sarebbe davvero lodevole, considerato il suo valore storico. Fu, infatti, insieme al rifugio Marinelli, il primo costruito in Valmalenco, per facilitare l'ascensione al monte Disgrazia, ed assolveva alla sua funzione con una capienza di 18 posti letto.
Volgendoci ancora alle spalle ammiriamo la morena centrale di Preda Rossa, parte della costiera Remoluzza-Arcanzo e, sul fondo, alcune fra le più famose cime della Val di Mello ("val da mèl"), che, durante le precedenti giornate, abbiamo imparato a conoscere bene: i pizzi del Ferro ("sciöme do fèr"), la cima di Zocca ed i pizzi Torrone, fra i quali spicca, per la forma a punta di lancia, il pizzo Torrone orientale. Visto da qui, il rifugio Ponti non è che un piccolo punto perso fra le gande.
Iniziamo ora a scendere in Val Airale seguendo il Sentiero Roma, ma, una trentina di metri sotto il passo di Corna Rossa, lo lasciamo per piegare a sinistra, in direzione est (indicazioni "Cassandra"), seguendo segnavia ed ometti nella traversata delle rosse placche del versante meridionale della cima di Corna Rossa (m. 3180).
Il primo tratto della traversata non propone particolari problemi, ma circa a metà dobbiamo perdere quota su un versante di lisci roccioni, sfruttando gradoni, canalini e piccole cengie. I segnavia rosso-bianco-rossi dettano il percorso, che propone passaggi esposti, da affrontare con la massima attenzione. Dopo la breve discesa, tocchiamo un versante di sfasciumi morenici, puntando ad un grande ometto, alle cui spalle lo sguardo raggiunge la media Val Torreggio e la catena orobica. Su un vicino grande masso troviamo la segnalazione di un bivio: prendendo a destra (indicazione "Bosio") troviamo una debole traccia che si cala verso il fondo della Val Airale, intercettando il sentiero che scende dal passo di Corna Rossa, mentre andando a sinistra (indicazione "Cassandra") ci portiamo ai laghetti di Cassandra. Traversiamo dunque a sinistra, in leggera discesa, fino ad affacciarci ad un ampio vallone che si apre ai piedi del ghiacciaio della Cassandra, annidato nel versante meridionale del monte Disgrazia (m. 3678). Scendendo facilmente su terreno morenico scopriamo, così, lo splendido sistema dei laghetti di Cassandra, nascosti in un vallone nascosto ai piedi del pizzo di Cassandra.


Traversata Corna Rossa-Cassandra

Traversata Corna Rossa-Cassandra

Traversata Corna Rossa-Cassandra

Traversata Corna Rossa-Cassandra

Passiamo così a destra del più alto dei laghetti (m. 2746), nelle cui splendide acque di un blu intenso si specchia il nevaio che scende dal ghiacciaio della Cassandra, e di un laghetto più piccolo. Ci affacciamo poi ad una conca più ampia e, sempre seguendo segnavia ed ometti (indicazioni "Bosio"), descriamo un arco in senso orario, quindi assumendo gradualmente l'andamento sud-est e sud ed ignorando, sulla sinistra, la deviazione per il passo Cassandra (m. 3097), che permette di accedere alla Vedretta della Ventina (védrècia de la venténa), in alta Valmalenco (val del màler; la discesa è molto complessa, perché il ghiacciaio è crepacciato, e richiede impegno alpinistico ed assicurazione in cordata).
L’arco descritto ci permette di giungere in vista dei due laghetti inferiori (m. 2464), che vediamo più in basso.


Bivio

Traversata ai laghi di Cassandra

Vallone dei laghi di Cassandra

Lago superiore di Cassandra

Ora dobbiamo decidere se tornare per la medesima via al passo di Corna Rossa oppure proseguire nella discesa. In questo secondo caso volgiamo ancora a destra (direzione sud-ovest), scendiamo al più grande, passando a sinistra di un pronunciato torrione, quotato 2710 metri, ed a destra di una enorme ganda. In prossimità del laghetto, che resta alla nostra sinistra, procediamo verso sud per superare, con una certa fatica, una fascia di grandi massi rossi (seguiamo i segnavia, per non complicarci inutilmente la vita). Poi, piegando a destra (direzione sud-ovest), varchiamo una breve porta e, sfruttando un facile canalino, raggiungiamo il pianoro quotato 2391 metri. Volgendo a sinistra e seguendo i segnavia bianco-rossi, superiamo, con cautela, un sistema di roccette e, dopo un’ultima discesa, intercettiamo il sentiero principale che dal passo di Corna Rossa scende alla piana della Val Torreggio. Seguendolo verso sinistra raggiungiamo il rifugio Bosio-Galli, mentre prendendo a destra possiamo faticosamente risalire al passo di Corna Rossa.

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

Mappa del percorso - particolare della carta tavola elaborata da Regione Lombardia e CAI (copyright 2006) e disponibile per il download dal sito di CHARTA ITINERUM - Alpi senza frontiere

GALLERIA DI IMMAGINI

ESCURSIONI A TORRE DI S. MARIA

Copyright © 2003 - 2017 Massimo Dei Cas Designed by David Kohout