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Uno straordinario terrazzo panoramico sulla bassa Valtellina

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Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Bioggio-Prati di Bioggio
1 h e 30 min (sentiero); 2 h (pista)
480
E
Prati di Bioggio-Brusada-Prati di Bioggio
2 h
340
E

Da Bioggio ai prati di Bioggio, cioè dal maggengo di mezza montagna all’alpeggio: un’escursione classica alla scoperta delle antiche vie attraverso le quali si articolava la vita contadina, con i suoi ritmi lenti e continui, le sue fatiche, le sue pause. Vie antiche alle quali, per la verità, si sono in buona misura sovrapposte le vie moderne percorse da veicoli a due e quattro ruote.
Come portarci, innanzitutto, a Bioggio? È possibile arrivarci con l’automobile partendo dalla parte alta di Cercino (paese che si raggiunge salendo da Piussogno, sulla provinciale Valeriana Occidentale) e percorrendo 2 km su una carrozzabile in terra battuta, oppure partendo da Mello, seguendo la carrozzabile per
S. Giovanni di Bioggio, imboccando la pista per i prati Aragno e lasciandola, sulla sinistra, al secondo tornante destrorso). È possibile, ovviamente, anche arrivarci a piedi, in tre quarti d’ora, da Pianezzo (frazione alta di Traona, raggiunta da una strada asfaltata), seguendo l’antica mulattiera che parte al termine della carrozzabile che attraversa Pianezzo.
Una volta a Bioggio (m. 771), la salita ai prati di Bioggio può seguire, sulla carta, due vie: l’antico sentiero che sale sul versante ad occidente del borgo, oppure quello che sale sul versante ad oriente. Il secondo è, però, l’unico praticamente fruibile in sicurezza, in quanto il primo, che quasi nessuno più percorre, presenta alcuni punti problematici per l’orientamento. Nessuno dei due, comunque, è segnalato con segnavia.
Partiamo, dunque, dalla soluzione sicura. Dalle baite più alte di Bioggio, dove troviamo anche un bel lavatoio, ristrutturato nel 2005, imbocchiamo il sentiero che prende a destra. Dopo una salita di circa un quarto d’ora, raggiungiamo il limite occidentale di un bel prato, con una abitazione. Il sentiero ne percorre il limite, restando alla sua sinistra, per poi salire, dopo pochi metri, alla pista sterrata S. Giovanni di Bioggio-Prati Aragno, appena sotto il terzo tornante destrorso.
Dobbiamo, ora, seguire la pista fino in fondo: essa termina appena a monte dei Prati Aragno (m. 1146), in territorio del comune di Mello, lasciando il posto ad un sentiero che, con una diagonale verso ovest, sale alla parte bassa dei prati di Bioggio (m. 1258). Prima di raggiungerla, si biforca: dobbiamo seguire il ramo di sinistra, perché quello di destra sale alla parte alta dei prati. Ad una seconda biforcazione, possiamo seguire indifferentemente l’uno o l’altro ramo.
Possiamo salire ai prati anche da S. Giovanni di Bioggio, sfruttando un sentiero per lo strascico del legname (che sale, quindi, diritto in un bel bosco di castagni): lo troviamo alle spalle della chiesa, sul versante a monte (prestiamo attenzione, però, a non seguire il sentiero che prende a destra, in direzione del cuore del Vallone, ma quello che sale, ripido e diritto, nel bosco). Questo sentiero taglia per tre volte la pista sterrata, in corrispondenza di altrettanti tornanti sinistrorsi. Poi, però, non lo troviamo più, e ci tocca seguire la pista fino ai prati Aragno.
Vediamo, ora, il sentiero più difficile. Anche questo parte dalle ultime baite di Bioggio, ma si dirige a sinistra. Inizialmente la traccia non è chiarissima, ma poi il bosco si infittisce ed il sentiero si fa più chiaro (non è un paradosso: qui di false tracce non ce ne sono, si cammina quasi assediati dalla vegetazione), anche se, in alcuni punti, è un po’ sporco. Non ci sono tornanti: per un bel tratto si sale, in diagonale, verso nord-ovest, fino ad una quota approssimativa di 1030 metri.
Qui lo scenario muta: il bosco si dirada ed il sentiero raggiunge una fascia di rocce affioranti, sulle quali, con un passaggio un po’ esposto, passa. Superate le rocce, si giunge ad un punto critico, nel senso che non è facile trovare la ripartenza del sentiero. Ci si trova in una sorta di piccola radura; a sinistra una labile traccia prosegue, con andamento pianeggiante, supera altre roccette e raggiunge un punto dal quale si apre uno scorcio panoramico su Cino, per poi perdersi. In alto, a destra, pare di intuire un’altra traccia, ma è solo un falso indizio. Il vero sentiero riprende nella parte alta della radura, e prosegue salendo nel bosco, assumendo, gradualmente, la direzione nord-est. La traccia torna a farsi discreta, ma si deve procedere con molta attenzione, perché in alcuni punti si rischia di prendere false tracce. Dopo un buon tratto di salita, si raggiunge un’ampia radura panoramica, dalla quale si scorge una buona parte della bassa Valtellina. La meta non è lontana: dopo un ultimo tratto di salita, si raggiunge il limite sud-occidentale dei Prati di Bioggio, in corrispondenza dell’ultima baita, a 1250 metri circa. Ma, ripeto, si tratta di un sentiero che richiede molto fiuto e senso dell’orientamento; è del tutto sconsigliabile, poi, percorrerlo in discesa.
La baita raggiunta riporta, sulla facciata, una sorta di storia per disegni e brevi commenti, anzi, due storie: quella del partigiano Mario Copes, che fu catturato dai tedeschi il 28 ottobre 1944 e che subì la rottura dell’orecchio destro per il colpo del calcio di un fucile, per poi scomparire; quella di Schignano, piccolo borgo in Val d’Intelvi, con le cascine come una volta, dove la gente, nel 1940, viveva con una mucca e due capre o pecore, facendo le calze. Fa riflettere quest’idea di consegnare alle pareti delle baite frammenti della storia passata. In una cornice che favorisce la riflessione.
Mentre riflettiamo, possiamo salire per un tratto: incontreremo la pista tagliafuoco che giunge fin qui dall’alpe Piazza, ad ovest, sul limite della Costiera dei Cech. Seguendola per un tratto, troviamo, sulla sinistra, la partenza di un sentiero che effettua una diagonale, superando alcuni ruderi di baita, e porta alla parte alta dei prati di Bioggio, alle baite di quota 1348. Qui troviamo le prime indicazioni, in vernice blu, del sentiero che prosegue per l’Oratorio dei Sette Fratelli, passando per il Piazzo della Nave (ampio poggio a quota 1637, che vediamo bene, sulla verticale dei prati di Bioggio).
Seguendo queste indicazioni si sale con qualche tornante, si superano tre vasche per la raccolta dell’acqua e si giunge, presso la baita più alta, a quota 1440, ad un bivio: il sentiero per l’Oratorio dei Sette Fratelli prosegue, segnalato, sulla destra, mentre sulla sinistra un sentiero, non segnalato, inizia una lunga diagonale, in direzione ovest-nord-ovest, che si conclude ai prati Brusada: teniamolo a mente, perché ne riparleremo. Ovviamente la salita al Piazzo della Nave, luogo mitico ove si racconta sia approdata l’Arca di Noè, o, più in alto ancora, all’Oratorio dei Sette Fratelli, splendido eremo di una suggestione incomparabile (m. 2010) rappresentano, ovviamente, ideali prosecuzioni dell’escursione ai prati di Bioggio, ma richiedono un buon allenamento.
Raccontiamo un’ulteriore possibilità, interessante, anche se poco nota. Una volta raggiunta la pista tagliafuoco, salendo dalle baite occidentali della parte bassa dei prati, non procediamo verso destra, ma cerchiamo il sentierino che parte, tagliando una fascia di prati a monte della pista, raggiungendo una grande cisterna in plastica per la raccolta dell’acqua. Questa è collocata nei pressi di una sorgente, a valle di una fascia occupata da materiale franoso. A sinistra della sorgente il sentiero prosegue (inizialmente segnalato da una serie di nastri di plastica), con traccia ben visibile, iniziando una lunga diagonale verso nord-ovest e salendo con pendenza graduale. Si tratta davvero di un buon sentiero, che tuttavia non è segnato su alcuna carta. Dopo aver oltrepassato il rudere di due baite isolate in una radura, il sentiero conduce al limite sud-orientale dei prati Brusada, in territorio del comune di Cino.
Per la verità non possiamo salire subito ai prati, perché incontriamo un cartello che ci ammonisce che il sentiero che vi accede è privato. È un cartello che celebra anche un misterioso San Rastelé, rappresentato con tanto di rastrello in mano e celebrato il 3 gennaio. Parrebbe, nella sostanza, un gioco di parole, visto che un altro cartello ammonisce a starsene lontani (Rastelé = rasté lé, cioè state lì?); probabilmente è il nome delle baite più basse dei prati. Comunque noi proseguiamo sul sentiero di destra, che non raggiunge i prati, ma sale, nella selva, sul loro lato orientale; più in alto li raggiunge e li risale, in diagonale, piegando leggermente a sinistra, e poi a destra, fino alla baita più alta dei Prati della Brusada (m. 1584).
Il panorama, da qui, è davvero ampio, abbraccia tutte le Orobie centrali ed occidentali e raggiunge l’alto lago di Como. Abbiamo, ora, due possibilità per tornare ai prati di Bioggio. La prima sfrutta il sentiero alto che porta al bivio sopra la parte alta dei prati di Bioggio, la seconda la pista tagliafuoco.
Nel primo caso, raggiunta la baita più alta dobbiamo prendere a destra, imboccando il sentiero che varca l’alta valle di Siro e oltrepassa alcune baite, iniziando una lunga diagonale in graduale discesa, che ci riporta al bivio sopra citato: qui prendendo a sinistra procediamo verso il piazzo della Nave, mentre continuando a scendere ci ritroviamo, alla fine, alla parte alta dei Prati di Bioggio.
Se vogliamo, invece, sfruttare la pista tagliafuoco dobbiamo scendere, dalla baita più alta dei prati Brusada, in diagonale verso sinistra, sfruttando un sentiero dapprima poco evidente, seminascosto dalla sterpaglia, poi più chiaro. Esso raggiunge il limite inferiore di destra (per noi) dei prati, ed inizia una discesa nel bosco. La traccia è sempre ben visibile, per cui non ci sono problemi a seguirla.

Attraversato un valloncello, raggiungiamo la baita isolata di Cuper di sopra (Coper volt), dove un cartello ci informa di una curiosa storia di altri tempi: il Bernardìn, padrone della Ca’ d’Ambrusìn, l’aveva fatta intonacare per renderla riconoscibile rispetto alle altre baite; qui dovevano, infatti, un venditore di Rogolo doveva portargli un caprone per il quale aveva già pagato la caparra. Oggi questo venditore farebbe davvero fatica a trovare la baita, quasi soffocata dalla vegetazione. Proseguiamo la discesa fino ad un bivio, al quale prendiamo a sinistra. Dopo l’ultimo tratto della discesa, sempre verso sinistra, nel quale superiamo un piccolo corso d’acqua, raggiungiamo, infine, la pista tagliafuoco, ad est dei prati Nestrelli. Percorrendo la pista verso sinistra, cioè verso est, alla fine torniamo ai prati di Bioggio.
Qualche indicazioni sui tempi. La salita da Bioggio ai prati di Bioggio comporta il superamento di un dislivello di 480 metri, ed avviene in un’ora e mezza circa (quasi 2 ore se seguiamo la pista sterrata). L’anello Bioggio-Brusada, a sua volta, comporta un dislivello di 340 metri, e richiede 2 ore di cammino.

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