Apri qui una panoramica dal rifugio Bertacchi

Al classico Trekking della Valle Spluga, in otto tappe, si può accostare un trekking di sei giorni che copre l'intera Valle Spluga orientale, con punto di partenza ed arrivo a Campodolcino. Trekking vario e splendido in condizioni meteorologiche ideali. Non ci sono passaggi davvero ostici, ma solo pochi tratti attrezzati con corde fisse. Qualche passaggio su nevaio rende utili i ramponi. Questo trekking può inoltre essere variamente modulato e ridotto, in corso d'opera, a tre giorni o più. La versione più breve, su tre giorni, può essere così articolata: Campodolcino-Madesimo; Madesimo-Rif. Bertacchi; Rif. Bertacchi-rif. Chiavenna-Campodolcino. In ogni caso il trekking regala le più ampie soddisfazioni anche agli escursionisti più esigenti, che hanno modo di gustare cime, laghi e scenari di questo angolo di Alpi Retiche.


Lago di Emet

TREKKING DELLA VALLE SPLUGA ORIENTALE - QUARTA TAPPA: RIFUGIO BERTACCHI-RIFUGIO CHIAVENNA

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Rif. Bertacchi-Passo di Sterla sett.-Val di Lei-Passo di Angeloga-Rif. Chiavenna
8 h
990/1220
EE
SINTESI. Dal rifugio Bertacchi (m. 2168) seguiamo le indicazioni del sentiero C12, che passa a sinistra del lago di Emet e procede verso est, raggiungendo il passo di Emet o Niemet (m. 2280). Non saliamo però fino al passo ma ad un tornante sx a quota 2230 circa notiamo, alla nostra sinistra, i segnavia che ci fanno lasciare il sentiero per seguire una traccia di sentiero che procede verso est, tagliando il versante di radi pascoli, nel primo tratto in piano, poi salendo leggermente, fino a raggiungere il cippo di confine n. 1, a quota 2493 m. Qui la traccia piega a destra, restando in territorio italiano e procedendo diritta in direzione sud-sud-est, nella faticosa salita di un versante di pietraie e nevaietti. A quota 2700 la traccia volge leggermente a destra, superando una gobba, poi ancora leggermente a sinistra, tornando all’andamento sud-sud-est e puntando al crinale delimitato a sinistra dalla quota 3024 ed a destra dalla quota 2844, appena individuabile. Raggiungiamo così questo crinale appena a sinistra della quota 2844, pieghiamo per breve tratto a destra, poi a sinistra, perdendo leggermente quota nell’alta Val Sterla, sempre fra fastidiose pietraie, e passando accanto ad un solitario baitello (m. 2788). Diritta davanti a noi vediamo una depressione sul crinale, fra la già citata quota 3024, a sinistra, e la modesta ma affilata cuspide del pizzo Sterla, a destra (m. 2948): si tratta del passo di Sterla settentrionale (m. 2830), il punto più alto delle otto tappe del trekking, che raggiungiamo prendendo dal lato sinistro il versante alla sua base, con un arco di cerchio in senso orario. Ci affacciamo alla Val di Lei ed inizia la lunga ma facile discesa della Val Rebella lungo il versante settentrionale. Dopo un breve tratto, su pietraia, verso est-sud-est, nel quale passiamo a sinistra di una pozza (un laghetto glaciale, m. 2637, appare poco dopo alla nostra destra), la traccia (attenzione ai segnavia) piega a sinistra ed assume l’andamento est-nord-est. Per un buon tratto procediamo non distanti dal suo solco, poi a quota 2550 cominciamo ad allontanarcene verso sinistra. Notiamo più in basso, alla nostra destra, in fondo ad un ripido crinale erboso, le baite dell’alpe Rebella. Procediamo ora verso nord-est, tagliando in diagonale un versante di prati e superando tre valloni, fino a raggiungere il ripiano con le baite dell’alpe Ganda Nera (m. 2143). Gli scuri roccioni che incombono, alla nostra sinistra, sull’alpe spiegano la ragione del suo nome. Poco oltre le baite il sentiero, prima quasi diritto, comincia ad inanellare diversi tornanti, supera un ultimo vallone e, piegando decisamente a destra, raggiunge finalmente il fondovalle (m. 1940), immettendosi sulla pista sterrata che costeggia l’enorme Lago di Lei. Seguiamo questa pista verso destra. Superato un ponticello ed un secondo sulla Val Rebella, passiamo accanto al baitello di quota 1939 e troviamo un terzo ponte. Subito dopo ci troviamo ai piedi dei prati dell’alpe Mulacetto (m. 1956), dove un cartello segnala la partenza, sulla destra, ovviamente, del sentiero che vi sale, procedendo poi fino al passo ed all’alpe di Angeloga (si tratta del sentiero C3 ed un cartello dà l’alpe Angeloga a 2 ore e mezza). Lasciamo la pista e saliamo, quindi, alle baite dell’alpe. Dopo una serie di tornanti, siamo ad un bivio, a quota 2050: qui lasciamo alla nostra destra il sentiero che sale all’alpe Caurga e procediamo verso sinistra (andamento sud-sud-ovest). Superato un torrentello, passiamo a monte del dosso quotato 2316 metri. A quota 2235 superiamo un secondo torrentello, e continuiamo a salire molto gradualmente, scendendo poi in una valletta dove ci raggiunge, salendo dalla nostra sinistra, a 2310 m., un sentiero che parte dall’alpe Mottala. Proseguiamo tagliando in diagonale verso sud-ovest un ripiano, di cui contorniamo il bordo superando due torrentelli. Poco più in basso, alla nostra sinistra, vediamo il lago Ballone (m. 2321). Pieghiamo poi a destra (ovest) passando a destra di un microlaghetto e poi piegando a destra e superando il torrentello che vi affluisce. Proseguiamo verso sud e ci infiliamo in un lungo corrodoio di micro laghetti e roccette: è il passo di Angeloga, di cui riconosciamo il punto esatto solo per una croce in legno (m. 2386). Superato il laghetto delle Streghe, pieghiamo bruscamente a destra e ci affacciamoalla grande conca che ospita il Lago Nero (m. 2352), al quale il sentiero scende passando a destra del lago, attraversando verso sinistra un torrentello e raggiungendo il ciglio di un salto roccioso, che viene superato sul lato sinistro (verso sud). L'ultima discesa di un ripido versante erboso verso sud-est ci porta al rifugio Chiavenna (m. 2044) all'alpe Angeloga, presso l'omonimo lago.

La quarta giornata del Trekking della Valle Spluga orientale coincide con la sesta tappa del Trekking della Valle Spluga e prevede il passaggio dal rifugio Bertacchi al rifugio Chiavenna attraverso due passi: quello di Sterla settentrionale, con passaggio alla Val di Lei, e quello di Angeloga, con passaggio alla Val Rabbiosa. La tappa consente quindi un incontro con la luminosa e remota Val di Lei, che regala i suoi colori solo ai camminatori più determinati.
Dal rifugio Bertacchi, come segnalano chiaramente i cartelli della Comunità Montana della Valchiavenna, partono due sentieri, l’uno, a sinistra, per la località di Montespluga, l’altro, a destra, per il passo di Niemet (o Emet), sul confine italo-svizzero. Imbocchiamo questo secondo sentiero (C12, sentiero interregionale Italia-Svizzera), che nel primo tratto procede in piano sul versante erboso che scende alla riva occidentale del lago di Emet. Lasciato il lago alle spalle, passiamo a destra di tre baite dell’alpe di Emet, cominciando a salire, con pendenza moderata, verso destra, in direzione dell’evidente depressione del passo. Superata la prima china, ci affacciamo ad un falsopiano, che precede l’ultima salita prima del rifugio.
Prima che questa inizi, però troviamo un bivio, segnalato da due cartelli, presso un grande masso: procedendo diritti ci portiamo al passo di Emet (o Niemet), prendendo a sinistra proseguiamo per il pizzo Spadolazzo (come indica anche una grande scritta su un masso). La salita al passo non è di per sè necessaria, ma, data la sua importanza storica in qualità di facile valico fra Valle Spluga e Rezia elvetica, non possiamo non toccare luoghi un tempo percorsi da mercanti ed armenti.
Torniamo ora un po’ indietro rispetto al passo, ripercorrendo il sentiero percorso: dopo un tornante dx a quota 2230 circa notiamo, alla nostra sinistra, i segnavia che ci fanno lasciare il sentiero per seguire una traccia di sentiero che procede verso est, tagliando il versante di radi pascoli, nel primo tratto in piano, poi salendo leggermente, fino a raggiungere il cippo di confine n. 1, a quota 2493 m.


Apri qui una fotomappa della salita al passo di Sterla settentrionale

Stiamo percorrendo il sentiero che viene di solito sfruttato da quanti salgono, dal rifugio Bertacchi, al pizzo di Emet (o Piz Timun), una classicissima ascensione della Valle Spluga. Al cippo la traccia piega a destra, restando in territorio italiano e procedendo diritta in direzione sud-sud-est, nella faticosa salita di un versante di pietraie e nevaietti. A quota 2700 la traccia volge leggermente a destra, superando una gobba, poi ancora leggermente a sinistra, tornando all’andamento sud-sud-est e puntando al crinale delimitato a sinistra dalla quota 3024 (elevazione poco marcata ma ben distinguibile sul lungo crinale che scende verso sud-ovest dal pizzo Emet, che vediamo chiaramente alla nostra sinistra) ed a destra dalla quota 2844, appena individuabile.
Raggiungiamo così questo crinale appena a sinistra della quota 2844, pieghiamo per breve tratto a destra, poi a sinistra, perdendo leggermente quota nell’alta Val Sterla, sempre fra fastidiose pietraie, e passando accanto ad un singolare baitello (m. 2788), perso in questa surreale solitudine. Diritta davanti a noi vediamo una depressione sul crinale, fra la già citata quota 3024, a sinistra, e la modesta ma affilata cuspide del pizzo Sterla, a destra (m. 2948): si tratta del passo di Sterla settentrionale (m. 2830), il punto più alto delle sei giornate del trekking, che raggiungiamo prendendo dal lato sinistro il versante alla sua base, con un arco di cerchio in senso orario. “Sterla” è toponimo che ottimamente descrive la natura di questi luoghi, perché è voce dialettale che significa “sterile”, se riferito a donne o ad animali, o “arido, desolato”, se riferito a luoghi.
Dal passo ci affacciamo però alla luminosa, affascinante ed amplissima Val di Lei, di cui avremo modo di approfondire la conoscenza. Per la precisione, siamo alla sommità di una delle sue laterali occidentali, la Val Rebella (o Valle del Mot Grand).

Inizia ora la lunga ma facile discesa fino al fondovalle, lungo il versante settentrionale di questa valle. Dopo un breve tratto, su pietraia, verso est-sud-est, nel quale passiamo a sinistra di una pozza (un laghetto glaciale, m. 2637, appare poco dopo alla nostra destra), la traccia (attenzione ai segnavia) piega a sinistra ed assume l’andamento est-nord-est.  Per un buon tratto procediamo non distanti dal suo solco, poi a quota 2550 cominciamo ad allontanarcene verso sinistra. Notiamo più in basso, alla nostra destra, in fondo ad un ripido crinale erboso, le baite dell’alpe Rebella.
Procediamo ora verso nord-est, tagliando in diagonale un versante di prati e superando tre valloni, fino a raggiungere il ripiano con le baite dell’alpe Ganda Nera (m. 2143). Gli scuri roccioni che incombono, alla nostra sinistra, sull’alpe spiegano la ragione del suo nome. Poco oltre le baite il sentiero, prima quasi diritto, comincia ad inanellare diversi tornanti, supera un ultimo vallone e, piegando decisamente a destra, raggiunge finalmente il fondovalle (m. 1940), immettendosi sulla pista sterrata che costeggia l’enorme Lago di Lei, che lo occupa interamente. La Val di Lei idrograficamente appartiene al territorio elvetico, essendo tributaria del bacino del Reno, mentre politicamente appartiene all'Italia. Un accordo italo-svizzero, però, ha riservato alla Svizzera il diritto di sfruttamento idroelettrico delle acque della valle. L’imponente sbarramento (lungo 690 metri e alto 173) dell'enorme invaso (dalla capacità di 197 milioni di metri cubi d'acqua) che occupa, appunto, il fondovalle, è quindi in territorio svizzero, ed è stato realizzato fra il 1958 ed il 1961.


Apri qui una fotomappa della salita dalla Val di Lei al passo di Angeloga (sentieri C3 e C5)

La valle, orientata a nord, è chiusa, ad oriente, dalla costiera che dallo Schahorn (m. 2836) scende alla cima di Lago (m. 3083) e ad occidente da quella che dal pizzo Motta (m. 2835) scende ai pizzi Groppera (m. 2948) e Stella (m. 3136). Qui prendiamo a destra, procedendo sulla pista verso il fondo del lago (sud). Superiamo così su un ponte il torrente della val Rebella.

Superato un ponticello ed un secondo sulla Val Rebella, passiamo accanto al baitello di quota 1939 e troviamo un terzo ponte, che scavalca il torrente della Val Caurga. Subito dopo ci troviamo ai piedi dei prati dell’alpe Mulacetto (m. 1956), dove un cartello segnala la partenza, sulla destra, ovviamente, del sentiero che vi sale, procedendo poi fino al passo ed all’alpe di Angeloga (si tratta del sentiero C3 ed un cartello dà l’alpe Angeloga a 2 ore e mezza).
Lasciamo la pista e saliamo, quindi, alle baite dell’alpe. Dopo una serie di tornanti, siamo ad un bivio, a quota 2050: qui lasciamo alla nostra destra il sentiero che sale all’alpe Caurga e procediamo verso sinistra (andamento sud-sud-ovest). Superato un torrentello, passiamo a monte del dosso quotato 2316 metri. A quota 2235 superiamo un secondo torrentello, e continuiamo a salire molto gradualmente, scendendo poi in una valletta dove ci raggiunge, salendo dalla nostra sinistra, a 2310 m., un sentiero che parte dall’alpe Mottala (si tratta del sentiero C5, che percorreremo il settimo giorno in discesa). Proseguiamo tagliando in diagonale verso sud-ovest un ripiano, di cui contorniamo il bordo superando due torrentelli. Poco più in basso, alla nostra sinistra, vediamo il lago Ballone (m. 2321).

Pieghiamo poi a destra (ovest) passando a destra di un microlaghetto e poi piegando a destra e superando il torrentello che vi affluisce. Proseguiamo verso sud e ci infiliamo in un lungo corrodoio di micro laghetti e roccette: è il passo di Angeloga, di cui riconosciamo il punto esatto solo per una croce in legno (m. 2386).  Proprio qui passa lo spartiacque che separa il bacino del Po da quello del Reno. La Val di Lei, dalla quale (per oggi) ci congediamo appartiene infatti, idrograficamente, al territorio svizzero, anche se politicamente è ancora territorio italiano.
Passiamo accanto a piccoli specchi d’acqua, il primo dei quali è sinistramente denominato “Lago delle Streghe”. Se ne fa menzione nell’incantevole volumetto di don Abramo Levi, “Spartiacque”, (L’Officina del Libro, Sondrio, 2004): “…il … Lago delle Streghe, … a dispetto del nome, si presenta come un laghetto ameno, inoffensivo, di un ovale quasi perfetto. Ma non si sa mai. Non si sa mai donde possa venire lo stregamento, e in quale veste esso si presenti: folletto, turbine, incantesimo, allucinazione, sbigottimento, incubo, oppure scontro anomalo fra il fuori e il dentro, tra il mare immenso del mondo e la piccolissima vela che lo solca ancorata unicamente al principio di individuazione.” Ad ogni buon conto meglio evitare di passare di qui nel cuore della notte.
Il sentiero piega bruscamente a destra e si affaccia alla grande conca che ospita il Lago Nero (m. 2352), preceduto da due laghetti vassalli. A dispetto del nome, questo lago non ha nulla di tetro, anzi, in una bella giornata, regala riflessi di un blu intenso. Alla sua sinistra il pizzo Stella, con il suo elegantissimo profilo, la fa da padrone, anche se ora il suo primato è insidiato, sulla sinistra, dal pizzo Peloso (m. 2780), dal profilo, oltre che dal nome, assai meno elegante. Percorriamo, dunque, il lato settentrionale (di destra, per noi) del lago, seguendo il sentiero fino al limite dello sbarramento costruito per sfruttarne le acque.

Ci affacciamo così all’alpe Angeloga, che però sta circa 300 metri più in basso. Per raggiungerla dobbiamo percorrere un sentiero ben marcato, ma nel primo tratto, che scende ripido fra scorbutici roccioni, aereo, esposto e protetto da corde fisse. Poi approdiamo ad un più tranquilli versante erboso, che ci permette di raggiungere finalmente la luminosissima piana dell’alpe, ingentilita dallo splendido lago dell’Angeloga (m. 2044). Eccolo, finalmente, il rifugio Chiavenna, a destra e ad una certa distanza dal lago, a ridosso invece delle caratteristiche baite dell'alpe. Non soffriremo certo la solitudine se percorriamo il trekking nella stagione estiva: la salita al rifugio da Fraciscio è infatti una delle più gettonate camminate in Valle Spluga.
Il rifugio Chiavenna (m. 2044; cfr. www.rifugiochiavenna.it; info rifugio.chiavenna@libero.it; tel.: 339 6246881 - Mario Barelli), di proprietà del CAI di Chiavenna, è uno dei rifugi storici della Valle Spluga. Fu inaugurato il 6 luglio 1924, alla presenza del poeta Giovanni Bertacchi, appassionato cantore di questi scenari alpini. Non fu però il primo rifugio all'alpe Angeloga: prima del 1928, infatti, esisteva un un Rifugio privato gestito da Battista Trussoni, prima, Paolin Trussoni, poi, punto di appoggio per la salita al pizzo Stella, una delle più ambite e celebrate negli anni pioneristici dell'alpinismo in questo angolo occidentale delle Alpi Retiche. La sua struttura è ancora visibile accanto a quella del rifugio. Durante la seconda guerra mondiale il rifugio Chiavenna fu danneggiato dagli scontri fra forze partigiane e nazi-fasciste, che culminarono nella battaglia di Angeloga, il 26 aprile 1945, quando già Milano era stata liberata. Per questo dal 1949 il CAI di Chiavenna mise in atto lavori di ristrutturazione che ne ripristinarono l'agibilità. Fu interessato da ampi lavori di rustrutturazione fra il 1995 ed il 2004 e dispone attualmente (2017) di 68 posti letto, 70 posti pranzo e 50 posti tavola esterni. E' dotato di un annesso locale invernale con 5 posti.


Il rifugio Angeloga

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo (CNS), che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Anche le carte sopra riportate sono estratti della CNS. Apri qui la carta on-line

Mappa del percorso - particolare della carta tavola elaborata da Regione Lombardia e CAI (copyright 2006) e disponibile per il download dal sito di CHARTA ITINERUM - Alpi senza frontiere

GALLERIA DI IMMAGINI

   

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