Al classico Trekking della Valle Spluga, in otto tappe, si può accostare un trekking di sei giorni che copre l'intera Valle Spluga orientale, con punto di partenza ed arrivo a Campodolcino. Trekking vario e splendido in condizioni meteorologiche ideali. Non ci sono passaggi davvero ostici, ma solo pochi tratti attrezzati con corde fisse. Qualche passaggio su nevaio rende utili i ramponi. Questo trekking può inoltre essere variamente modulato e ridotto, in corso d'opera, a tre giorni o più. La versione più breve, su tre giorni, può essere così articolata: Campodolcino-Madesimo; Madesimo-Rif. Bertacchi; Rif. Bertacchi-rif. Chiavenna-Campodolcino. In ogni caso il trekking regala le più ampie soddisfazioni anche agli escursionisti più esigenti, che hanno modo di gustare cime, laghi e scenari di questo angolo di Alpi Retiche.


Cima da Lagh in Val di Lei

TREKKING DELLA VALLE SPLUGA ORIENTALE - QUINTA TAPPA: DAL RIF. CHIAVENNA AL BIV. CHIARA E WALTER

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Rif. Chiavenna-passo dell'Angeloga-Alpe Mottala-Val di Ca'-Bivacco Chiara e Walter
6 h e 30 min.
1050/430
E
SINTESI. Dal rifugio Chiavenna, seguendo le indicazioni del sentiero C3, procediamo in direzione nord-est, sfruttando diversi tornanti su ripido versante, che ci portano proprio a ridosso delle formazioni rocciose terminali. Poco prima di raggiungerle il sentiero ci propone anche un passaggio un po’ esposto, che va affrontato con concentrazione. Poi, ecco il corridoio che si apre fra le rocce, e nel quale si infila un piccolo corso d’acqua: alcuni gradini ed alcune corde fisse ci permettono di superare quest’ultimo ostacolo, prima di uscire ad un nuovo ampio scenario, dominato dal lago Nero (m. 2352). Percorriamo il lato settentrionale (di sinistra, per noi) del lago, seguendo il sentiero per il passo di Angeloga. Procedendo verso est-sud-est passiamo accanto al laghetto delle Streghe e ci portiamo al corridoio del passo dell'Angeloga (m. 2391, piccola croce in legno). Ci affacciamo all'ampia Val di Lei. Seguendo i segnavia del sentiero C5 che, nel primo tratto, coincide con il C3. Non scendiamo in direzione del lago Ballone, ma restiamo alla sua sinistra, procedendo verso nord. Raggiunto il torrentello che più in basso confluisce nel lago, pieghiamo a sinistra infilandoci in un corridoio erboso, poi a destra ed a sinistra, superando un secondo torrentello. Siamo sempre alti rispetto alla conca del lago e superiamo un terzo torrentello, piegando a destra e di nuovo a sinistra, attraversando un ripiano in direzione di uno zoccolo di roccette. Qui, a quota 2310, i sentieri C3 e C5 si separano: noi andiamo a destra. La successiva discesa procede su un largo dosso, in direzione sud-est, fino a quota 2220, dove il sentiero piega a sinistra ed assume l’andamento nord-est, inanellando una lunga serie di tornantini. A quota 2120 volgiamo ancora a destra (sud-est), giungendo in vista delle baite dell’alpe Mottala. Il sentiero si avvicina al solco della valle del torrente che scende dal lago Ballone e, piegando a sinistra (andamento est), scende con una serie di tornantini diritto all’alpe, che si trova sul limite meridionale del lungo lago di Lei (oltre 8 km). Percorriamo ora verso destra la pista sterrata che costeggia l’intera sponda occidentale del lungo lago di Lei, fino al ponte che scavalca il ramo del Reno di Lei che scende dal Vallone dello Stella. Subito dopo il ponte, vediamo che la pista piega a sinistra e porta ad un suggestivo ponticello in pietra sul ramo del Reno di Lei. Non procediamo in quella direzione, ma stiamo sulla destra, imboccando il sentiero (segnavia rosso-bianco-rossi e bolli gialli) che risale la lunga Val di Ca’, passando subito vicino ad una fontana, appena a valle dell’alpe Scalotta (m. 1971). Qui la traccia non si vede, ma la troviamo facilmente poco più in alto, in corrispondenza di un masso con segnavia. Dopo il primo tratto verso est, con alcuni tratti scalinati nella roccia, il sentiero volge gradualmente a destra (sud-est e sud), inoltrandosi nella gola terminale della Val di Ca’. Cominciamo a salire vicino al ripido versante della gola, l'’andamento diventa quasi pianeggiante e procediamo fra pietre e fondo erboso, approssimandoci al torrente di fondovalle. Superato un vallone che scende alla nostra destra (m. 2140), ignoriamo una traccia che ci lascia sulla sinistra e, con qualche saliscendi, raggiungiamo una piana glaciale. riprendiamo a salire molto gradualmente, incontrando un baitello diroccato ed attraversando alcuni torrentelli che scendono dal versante alla nostra sinistra.  La pendenza si fa un po’ più accentuata e l’andamento piega molto leggermente a destra (sud-sud-ovest). Dopo il guado del torrentello a quota 2270 metri il sentiero piega ancora un po’ a destra, assumendo l’andamento sud-ovest. Il sentiero alterna tratti in salita a brevi discesa e propone il guado di altri torrentelli, fino ad un falsopiano a quota 2450 metri circa. Qui prendiamo per breve tratto a destra (ovest), poi di nuovo a sinistra (sud-ovest). Sul suo limite attraversiamo l’ennesimo torrentello e cominciamo ad affrontare un versante di sfaciumi, riprendendo la salita. Superato un valloncello, scavalchiamo un dosso morenico (m. 2480) e procediamo sempre in direzione sud-sud-ovest. Il sentiero qui si vede solo a tratti, e sono i segnavia e gli ometti a suggerire la direttrice più agevole. Superato un valloncello a quota 2550, pieghiamo decisamente a sinistra (direzione sud-est), affondando un versante di massi più consistenti. Poi, a quota 2610 circa, pieghiamo a destra e, procedendo verso sud, risaliamo il largo vallone che scende dal passo di Lei, puntando al grande ometto che lo sorveglia. Procediamo alla destra del torrentello che scende da un laghetto sul passo, mentre il vallone si restringe; ci portiamo quindi alla sua sinistra ed approdiamo alla riva settentrionale del laghetto di Lei, il più grande di un sistema di pozze disseminate fra i roccioni levigati. Procediamo diritti verso sud, seguendo la riva orientale del laghetto fino al suo bordo, poi, superate alcune pozze e con qualche saliscendi, sempre seguendo segnavia ed ometti, ci troviamo di fronte il lato posteriore del bivacco Chiara e Walter (m. 2660).

La quinta giornata del Trekking della Valle Spluga orientale coincide con la settima tappa del Trekking della Valle Spluga e prevede la traversata dal rifugio Chiavenna (tornando dal passo di Angeloga alla Val di Lei) al bivacco Chiara e Walter al passo di Lei. La solitudine di luoghi remoti, appannaggio di grandi camminatori, la caratterizza.
Il rifugio Chiavenna (m. 2044; cfr. www.rifugiochiavenna.it; info rifugio.chiavenna@libero.it; tel.: 339 6246881 - Mario Barelli), di proprietà del CAI di Chiavenna, è uno dei rifugi storici della Valle Spluga. Fu inaugurato il 6 luglio 1924, alla presenza del poeta Giovanni Bertacchi, appassionato cantore di questi scenari alpini. Non fu però il primo rifugio all'alpe Angeloga: prima del 1928, infatti, esisteva un un Rifugio privato gestito da Battista Trussoni, prima, Paolin Trussoni, poi, punto di appoggio per la salita al pizzo Stella, una delle più ambite e celebrate negli anni pioneristici dell'alpinismo in questo angolo occidentale delle Alpi Retiche. La sua struttura è ancora visibile accanto a quella del rifugio. Durante la seconda guerra mondiale il rifugio Chiavenna fu danneggiato dagli scontri fra forze partigiane e nazi-fasciste, che culminarono nella battaglia di Angeloga, il 26 aprile 1945, quando già Milano era stata liberata. Per questo dal 1949 il CAI di Chiavenna mise in atto lavori di ristrutturazione che ne ripristinarono l'agibilità. Fu interessato da ampi lavori di rustrutturazione fra il 1995 ed il 2004 e dispone attualmente (2017) di 68 posti letto, 70 posti pranzo e 50 posti tavola esterni. E' dotato di un annesso locale invernale con 5 posti.


Il rifugio Angeloga

In prossimità del rifugio Chiavenna partono tre sentieri, quello sfruttato per l’ascensione al pizzo Stella, quello che, in direzione opposta, effettua una bella e facile traversata di mezza costa alla Motta di Madesimo (C10) e quello che sale diritto al ripiano del lago Nero (C3). Quest’ultimo si inerpica sull’erboso e ripido versante che scende all’alpe dall’ultimo gradino roccioso, che la separa dalla piana del passo di Angeloga.
Riprendiamo, quindi, il cammino in direzione nord-est, sfruttando diversi tornanti che ci portano proprio a ridosso delle formazioni rocciose terminali. Poco prima di raggiungerle il sentiero ci propone anche un passaggio un po’ esposto, che va affrontato con concentrazione. Poi, ecco il corridoio che si apre fra le rocce, e nel quale si infila un piccolo corso d’acqua: alcuni gradini ed alcune corde fisse ci permettono di superare quest’ultimo ostacolo, prima di uscire ad un nuovo ampio e bellissimo scenario, dominato dal lago Nero (m. 2352).
A dispetto del nome, questo lago non ha nulla di tetro, anzi, in una bella giornata, regala riflessi di un blu intenso. Alla sua destra, è sempre il pizzo Stella a farla da padrone, anche se ora il suo primato è insidiato dal pizzo Peloso (m. 2780), dal profilo, oltre che dal nome, assai meno elegante. Percorriamo, dunque, il lato settentrionale (di sinistra, per noi) del lago, seguendo il sentiero per il passo di Angeloga.
Raggiunto il suo limite orientale, lasciamo per un po' il sentiero, piegando a destra e passando a valle di un piccolo specchio d'acqua: dopo una breve salita su un dosso erboso, giungiamo a scovare un secondo e più piccolo lago, il lago Caldera (m. 2369), che dal sentiero non si vede. Questa breve digressione ci costa pochi minuti di cammino supplementare, ma ci regala uno scorcio panoramico di grande suggestione, che coniuga le scure acque del lago allo svelto profilo del pizzo Stella, che occhieggia alle sue spalle.
Tornati al sentiero, lo percorriamo verso il passo, incontrando ancora un piccolo specchio d’acqua, sinistramente denominato “Lago delle Streghe”. Se ne fa menzione nell’incantevole volumetto di don Abramo Levi, “Spartiacque”, (L’Officina del Libro, Sondrio, 2004): “…il … Lago delle Streghe, …  a dispetto del nome, si presenta come un laghetto ameno, inoffensivo, di un ovale quasi perfetto. Ma non si sa mai. Non si sa mai donde possa venire lo stregamento, e in quale veste esso si presenti: folletto, turbine, incantesimo, allucinazione, sbigottimento, incubo, oppure scontro anomalo fra il fuori e il dentro, tra il mare immenso del mondo e la piccolissima vela che lo solca ancorata unicamente al principio di individuazione.”
Ma nessuno stregamento ci potrà impedire di varcare la soglia del passo di Angeloga, a 2391 metri di quota, una piccola porta fra le rocce arrotondate: probabilmente non ce ne accorgeremmo, se non vi fosse una piccola croce di legno che lo segnala. Eppure proprio qui passa lo spartiacque che separa il bacino del Po da quello del Reno. La Val di Lei, alla quale accediamo valicando il passo, appartiene infatti, idrograficamente, al territorio svizzero, anche se politicamente è ancora territorio italiano. La particolarità della valle è accresciuta dalla presenza di un enorme bacino artificiale, dalla capacità di oltre 200 milioni di metri cubi, il cui sbarramento rientra nel territorio della Svizzera, cui è riservato, quindi, lo sfruttamento idroelettrico.
L'alpe Pian del Nido. Foto di Massimo Dei Cas www.paesidivaltellina.itLa valle non appare improvvisamente, oltre il passo, ma si mostra gradualmente. Appare, innanzitutto, la sua costiera orientale, che impressiona per il senso di solitudine suscitato dalla mancanza di segni di insediamento umano, e cominciano a mostrarsi, alla nostra destra, anche le eleganti cime che costituiscono la testata est della val di Cà, prolungamento meridionale della Val di Lei: si tratta della cima di Lagh, o cima di Lago (m. 3083), la punta Rosso (m. 3053) ed il pizzo Bles (m. 3045), ai cui piedi si stendono alcune piccole vedrette. Comincia ad intravedersi, ancora più a destra, anche il ghiacciaio ai piedi del versante settentrionale del pizzo Stella, chiamato ghiacciaio Ponciagna.
Il nome della valle significa "Valle del Lago"; ma richiama anche una misteriosa presenza femminile, suggerita anche da antiche leggende.
Appena valicato il passo, ecco, qualche decina di metri sotto di noi, un altro bel lago, il lago Ballone (termine che deriva da “pallone”; m. 2321). Forse troveremo anche qualche capo di bestiame, perché i pascoli della Val di Lei sono particolarmente pregiati.


Per illustrare meglio le caratteristiche di questi luoghi, riportiamo le informazioni che ci vengono offerte dal bel volume "Laghi alpini di Valtellina e Valchiavenna", di Riccardo De Bernardi, Ivan Fassin, Rosario Mosello Rosario ed Enrico Pelucchi, edito dal CAI, sez. di Sondrio, nel 1993:
Laghetto al passo di Angeloga. Foto di Massimo Dei Cas www.paesidivaltellina.itNell'alto bacino del Torrente Rabbiosa, che si riversa nel Liro a Campodolcino, molto sopra l'abitato di Fraciscio, c'è un'area alpestre ricca di laghi, siti a quote diverse, ma sostanzialmente su due piani: quello dell'Alpe Angeloga (attorno ai 2000 m) e quello del Passo dell'Angeloga (attorno ai 2350 m). Il Lago di Angeloga è una
pozza rotonda di acqua verde che riflette i pascoli circostanti, un tempo assai importanti e floridi, un elemento ideale di una segantiniana «abbeverata».
Gli altri laghi stanno in tutt'altro ambiente, cioè su un alto scalino roccioso in un piccolo altipiano sopra il quale un ghiacciaietto sospeso, in epoche arcaiche, ha scavato le fosse in cui stanno i laghetti, ha accumulato le morene e i massi, ha modellato i dossoni di friabile roccia scistosa. Il Lago «Nero», certo dal colore prevalente delle acque, soggette però a quella quota e in un ambiente siffatto a mutevoli giochi di luce; il Lago Caldera forse così denominato dalla forma vagamente rotondeggiante e dall'essere affossato entro pendii più incombenti. Ma ve ne sono altri minori e, poco in là dal passo, Sentiero per Mottala e cima di Lago. Foto di Massimo Dei Cas www.paesidivaltellina.itgià in Val di Lei, ancora altri molto piccoli e uno maggiore (Lago Ballone), in una continuazione del pianoro glaciale che costituisce oggi anche un punto di osservazione eccezionale sul sottostante lunghissimo lago artificiale che occupa il fondo della Val di Lei.
Si tratta, nel complesso, di un ambiente straordinario, anche per la presenza incombente del Groppera e la vista sul Pizzo Stella, per il colpo d'occhio su tutto l'anfiteatro sottostante, per la varietà dei microambienti fisici e biologici.
Certo il luogo non è di comodissimo accesso, sia che si salga da Fraciscio lungo la bella mulattiera che percorre la vallata, sia che si parta da Motta di Campodolcino, a una quota sensibilmente superiore, per poi affrontare lo scenografico sentiero che sale (e scende) lungo le pendici meridionali della Colmenetta e del Groppera, sotto gli spuntoni della suggestiva costa di Fortezza sempre con una vista meravigliosa sulle vallate sottostanti. Poi, una volta raggiunta l'Alpe Angeloga per l'una o per l'altra delle due vie, ancora non è finito il cammino, perché per raggiungere i laghi superiori si deve risalire una ripida costa-canale erbosa e percorrere una breve gola scavata nelle rocce dello spalto roccioso, subito a valle del Lago Nero. L'impressione, alla fine del viaggio, è di essere penetrati in uno spazio magico, inaccessibile, regno della luce e del vento.”

E' tempo di rimetterci in cammino dal lago Ballone. Scendendo sul sentiero che passa a sinistra del lago, dopo un paio di svolte, troviamo, a quota 2310, un bivio: pendendo a destra (sentiero C5) si scende facilmente all’alpe Mottala, sul fondo della valle, non lontano dal bivacco Pian del Nido (dismesso); prendendo a sinistra, invece, si effettua una lunga traversata che rimane sulla parte alta del versante occidentale della valle, superando le laterali valle Caurga e valle Rebella, varcando poi il crinale per scendere in val Sterla (dalla quale la discesa prosegue fino alla val Scalcoggia, appena sopra Madesimo). Dobbiamo seguire il sentiero di destra (C5).
La successiva discesa procede su un largo dosso, in direzione sud-est, fino a quota 2220, dove il sentiero piega a sinistra ed assume l’andamento nord-est, inanellando una lunga serie di tornantini. Il fondovalle è ormai vicino; a quota 2120 si volge ancora a destra (sud-est), giungendo in vista delle baite dell’alpe Mottala (la mutàla, m. 1949; mutàla è voce dialettale bregagliotta che significa grande scodella in legno con una capienza di 2 litri). Il sentiero si avvicina al solco della valle del torrente che scende dal lago Ballone e, piegando a sinistra (andamento est), scende diritto all’alpe con una serie di tornantini. L’alpe si trova sul limite meridionale del lungo lago di Lei (oltre 8 km). Un cartello dà, nella direzione che abbiamo percorso, il passo di Angeloga a 45 minuti ed il rifugio Chiavenna ad un’ora e mezza.
Percorriamo ora verso destra la pista sterrata che costeggia l’intera sponda occidentale del lungo lago di Lei, fino al ponte che scavalca il ramo del Reno di Lei che scende dal Vallone dello Stella, quindi direttamente dal ghiacciaio della Ponciagna che abbiamo potuto individuare nella precedente discesa dal passo di Angeloga. I torrenti che confluiscono nel lago di Lei hanno la denominazione di Reno di lei, perché le loro acque confluiscono nel bacino del Reno: fa un po’ impressione pensare che le acque rabbiose che scendono dal vallone finiranno il loro lunghissimo viaggio nel lontanissimo mare del Nord.
Subito dopo il ponte, vediamo che la pietra piega a sinistra e porta ad un suggestivo ponticello in pietra sul ramo del Reno di Lei che scende dalla Val di Ca’. Sul lato opposto le baite del Pian del Nido (m. 1951), ed un bivacco dismesso. Non procediamo in quella direzione, ma stiamo sulla destra, imboccando il sentiero (segnavia rosso-bianco-rossi e bolli gialli) che risale la lunga Val di Ca’, passando subito vicino ad una fontana, appena a valle dell’alpe Scalotta (m. 1971). Qui la traccia non si vede, ma la troviamo facilmente poco più in alto, in corrispondenza di un masso con segnavia. Dopo il primo tratto verso est, con alcuni tratti scalinati nella roccia, il sentiero volge gradualmente a destra (sud-est e sud), inoltrandosi nella gola terminale della Val di Ca’.
Cominciamo a salire vicino al ripido versante della gola, e cominciamo a respirare un profondissimo senso di solitudine, risalendo la lunga valle glaciale (ci vogliono almeno tre ore per percorrerla) scavata nei millenni dall’insistente azione delle acque di fusione. Riappare, in fondo alla valle, il pizzo Stella ed il ghiacciaio della Ponciagna. L’andamento diventa quasi pianeggiante e procediamo fra pietre e fondo erboso, approssimandoci al torrente di fondovalle. Superato un vallone che scende alla nostra destra (m. 2140), ignoriamo una traccia che ci lascia sulla sinistra e, con qualche saliscendi, raggiungiamo un punto della valle nel quale il torrente sembra pigramente indugiare in una piana glaciale.

Dopo un tratto in piano, riprendiamo a salire molto gradualmente, incontrando un baitello diroccato ed attraversando alcuni torrentelli che scendono dal versante alla nostra sinistra.  La pendenza si fa un po’ più accentuata e l’andamento piega molto leggermente a destra (sud-sud-ovest). Dopo il guado del torrentello a quota 2270 metri il sentiero piega ancora un po’ a destra, assumendo l’andamento sud-ovest. Lo scenario accentua il senso di solitudine: alla nostra sinistra vediamo il piccolo ghiacciaio che si annida sul fianco occidentale poco sotto la Cima di Lago, mentre a destra è il versante orientale del pizzo Stella a mostrare tutta la sua imponenza. In mezzo, diritto davanti a noi, vediamo l’intaglio del Passo di Lei, che ospita il bivacco Chiara e Walter, meta di questa settima tappa: lo riconosciamo dal grande ometto che lo sorveglia sul lato sinistro.


Laghetto sotto il passo di Lei

Bivacco Chiara e Walter

Bivacco Chiara e Walter

Il sentiero alterna tratti in salita a brevi discesa e propone il guado di altri torrentelli, fino ad un falsopiano a quota 2450 metri circa. Qui prendiamo per breve tratto a destra (ovest), poi di nuovo a sinistra (sud-ovest). Sul suo limite attraversiamo l’ennesimo torrentello e cominciamo ad affrontare un versante di sfaciumi, riprendendo la salita. Superato un valloncello, scavalchiamo un dosso morenico (m. 2480) e procediamo sempre in direzione sud-sud-ovest. Il sentiero qui si vede solo a tratti, e sono i segnavia e gli ometti a suggerire la direttrice più agevole. Superato un valloncello a quota 2550, pieghiamo decisamente a sinistra (direzione sud-est), affondando un versante di massi più consistenti. Poi, a quota 2610 circa, pieghiamo a destra e, procedendo verso sud, risaliamo il largo vallone che scende dal passo, puntando al grande ometto che lo sorveglia.


Bivacco Chiara e Walter

Bivacco Chiara e Walter

Discesa al lago di Acquafraggia

Procediamo alla destra del torrentello che scende da un laghetto sul passo, mentre il vallone si restringe; ci portiamo quindi alla sua sinistra ed approdiamo alla riva settentrionale del laghetto di Lei, il più grande di un sistema di pozze disseminate fra i roccioni levigati. Stupisce l'elegante scalinatura del sentiero, che non ci aspetteremmo in un luogo così remoto dall'umano consorzio. Stupisce assai meno se consideriamo che oggi questi luoghi hanno solo un interesse escursionistico, ma in passato il passo viveva di una vita legata al frequente transito degli armenti che dalla bassa Val Bregaglia salivano fin qui e si portavano ai ricchi pascoli della Val di Lei (di proprietà del comune di Piuro ed assai più ampi prima della costruzione dell'enorme invaso che ne occupa dalla metà del secolo scorso il fondo).
Procediamo diritti verso sud, seguendo la riva orientale del laghetto fino al suo bordo, poi, superate alcune pozze e con qualche saliscendi, sempre seguendo segnavia ed ometti, ci troviamo di fronte il lato posteriore del bivacco Chiara e Walter (m. 2660), ben visibile nel suo colore giallo brillante.  Sul versante opposto si apre un mondo diverso. Non è più la Valle Spluga, ma la bassa Val Bregaglia.

Il bivacco è stato posto qui nel 1982 dalla sezione di Chiavenna del CAI, ed è dedicato alla memoria di Chiara Giuriani e Walter Borzi. Dotato di 9 posti-letto, coperte, gas e cassetta medicinali, è un ottimo punto di appoggio per le traversate in questo settore, dal momento che l'accesso al passo dal versante italiano richiede sempre diverse ore di marcia. Serve ottimamente anche per l'ascensione al pizzo Stella dal crinale sud-orientale.
In questo luogo, perso nella solitudine delle solitudini, attendiamo l’ultimo tramonto del trekking, che non mancherà di sorprenderci ancora, perché ogni volta che la luce si spegne si rinnova uno stupore profondo.

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo (CNS), che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Anche le carte sopra riportate sono estratti della CNS. Apri qui la carta on-line

Mappa del percorso - particolare della carta tavola elaborata da Regione Lombardia e CAI (copyright 2006) e disponibile per il download dal sito di CHARTA ITINERUM - Alpi senza frontiere

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