GALLERIA DI IMMAGINI; CARTA DEL PERCORSO; LE TAPPE DEL TREKKING


Apri qui una fotomappa della salita dal rifugio Carlo Emilio al passo del Servizio

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in salita/discesa, in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Rif. Carlo Emilio-Biv. Passo del Servizio-Bivacco Ca' Bianca
5h
1010/560
EE
Variante: Rif. Carlo Emilio-Biv. Passo del Servizio-Rifugio Maria Curti (Gusone)
4h
570/670
EE
Variante 2: Biv. Passo del Servizio-Bivacco Ca' Bianca
4h
590/670
EE
Variante 3: Biv. Passo del Servizio-Rifugio Maria Curti (Gusone)
4h
150/670
EE
SINTESI. Dal rifugio Carlo Emilio (m. 2153) seguiamo le indicazioni del sentiero C21, che, con qualche saliscendi, segue il lato occidentale del bacino del Truzzo, procedendo dapprima in direzione nord-ovest, poi in direzione nord ed infine in direzione nord-est, e scavalcando 5 corsi d’acqua. Superato su un ponticello il torrente principale della valle, raggiungiamo così le baite dell’alpe Truzzo (m. 2110). Pieghiamo leggermente a sinistra e, lasciate alle spalle le ultime baite, proseguiamo in direzione nord, restando sempre sul lato destro (per noi) della valle. Il sentiero, superato un valloncello, si avvicina al torrente di fondovalle, per poi tornare ad allontanarsene su un terreno un po’ acquitrinoso (m. 2168). Sempre tenendo la direzione nord, il sentiero sale un po’ più deciso su un versante di magri pascoli fino ad un dosso che adduce ad una sorta di stretto vallone fra le rocce appena a destra del torrente principale. Superata con la dovuta prudenza questa scorbutica fascia di rocce (con un passaggio in una sorta di canalino: attenzione, soprattutto con terreno bagnato!), ci affacciamo alla parte superiore della valle e, piegando leggermente a sinistra, tagliamo, guidati dai segnavia su alcuni massi, la conca dello Zocòn, occupata da neve anche ad inizio luglio. Lasciamo alla nostra sinistra la traccia per la salita al pizzo Quadro e, mantenendo la direzione nord, con qualche svolta siamo ad un singolare corridoio erboso pianeggiante, che percorriamo volgendo decisamente a destra (direzione est): si tratta del Pian di Valsèn, a sud-ovest del Motto Alto. Il corridoio termina al passo del Servizio (m. 2584), che si affaccia sull’ampia fascia dei pascoli alti dell’alpe del Servizio. Scollinando dal passo verso est, in pochi minuti siamo al bivacco Passo del Servizio (m. 2550), su un pianoro poco sotto (400 metri lineari circa) il passo. Scendiamo poi seguendo una debole traccia di sentiero, verso nord-est, zigzagando fra gli sfasciumi (ad inizio di luglio potremo trovare ancora neve) e tagliando il fianco orientale del Motto Alto. Il traverso termina alla sella di quota 2423, dove troviamo un cartello danneggiato. Qui ignoriamo la traccia di destra che scende all'alpe del Servizio e proseguiamo diritti (sentiero C21), superando in grande ometto a quota 2390 m. Più in basso ci riportiamo quasi a ridosso del crinale che si affaccia sulla valle della Sancia, fino a scendere ad un’ampia sella erbosa, chiusa a nord-est dalla cima quotata 2170 metri. Non procediamo in direzione della cima, ma pieghiamo a sinistra, scendendo su traccia di sentiero il versante erboso, fino ad un tratto esposto che il sentiero, stretto ma ben marcato, taglia superando valloncelli che precipitano ripidi sulla Valle della Sancia (attenzione, soprattutto con neve o terreno bagnato). Superato il tratto esposto il sentiero giunge sul bordo di un dosso e piega bruscamente a sinistra, proseguendo nella discesa in direzione sud-ovest. Dopo una serrata serie di tornantini eccoci finalmente sul fondo della Valle della Sancia (è questo il nome del ramo meridionale dell’alta Valle di Starleggia. Qui prendiamo a sinistra, percorrendo una pista che ci porta al piccolo sbarramento ENEL che cattura le acque della valle (m. 2010). Ci portiamo ora, sfruttando un ponticello, sul lato opposto (settentrionale) della valle, con breve salita, e pieghiamo a sinistra, seguendo la traccia di sentiero che, procedendo in direzione nord-ovest, sale alla sella erbosa che separa la Valle della Sancia dalla gemella Val Fioretta (questo è il nome del ramo settentrionale dell’alta Valle di Starleggia). Dopo un tratto pianeggiante, lasciamo a sinistra una traccia che procede a ridosso del fondovalle e cominciamo a salire, procedendo quasi diritti, dolci balze erbose. Raggiunta così la sella di quota 2275, dobbiamo prestare un po’ di attenzione per individuare le deboli tracce del sentiero che salgono al bivacco Ca’ Bianca, posto poco sotto il crinale della Val Fioretta. Lo vediamo chiaramente, quasi sulla nostra verticale, e sembra a portata di mano, anche se la salita rimanente è piuttosto faticosa. Prendiamo come punto di riferimento due microlaghetti (il primo ancora vitale, il secondo moribondo per un avanzato processo di interramento). Alla loro sinistra, cioè verso monte, saliamo un versante di balze erbose, che ci porta ad un modesto pianoro, con un grande ometto. Proseguiamo nella salita tagliando leggermente in diagonale verso sinistra, fino ad affacciarci al largo canalone terminale, interamente occupato da sfasciumi scaricati dal selvaggio fianco del pizzo della Sancia. Pieghiamo, ora, a destra, puntando verso il centro del canalone. A tratti si vede una traccia di sentiero che serpeggia fra i massi, di dimensioni medio-piccole. Alzando il capo, possiamo, ora, distinguere l’edificio del bivacco. Alla sua destra vediamo anche una coppia di pali, quel che resta della teleferica con la quale le piode ricavate dalla cava venivano calate alla piana di San Sisto. Nella parte più alta del canalone, il sentiero si porta sul suo lato di destra e risale il dorso di una formazione rocciosa che per un po’ nasconde il bivacco alla nostra vista attenzione con rocce bagnate!). Superato questo punto, siamo finalmente alla meta: alla nostra sinistra vediamo il bivacco Ca’ Bianca (m. 2565), posto sulla soglia di un saltino.
VARIANTE: Dopo aver scavalcato su un ponticello presso lo sbarramento ENEL il torrente sul fondo della Valle della Sancia, prendiamo a destra, seguendo il ciglio della valle e percorrendo un sentiero che procede in parallelo ad esso fra rododendri. Inizia poi una discesa su un dosso di macereti, diritto nel primo tratto. Piega quindi a sinistra, facendosi più marcato e correndo alto su alcuni salti rocciosi. Superato un filo d’alpeggio, proseguiamo sul sentiero che scende fino al limite alto dei pascoli a monte di Cusone. Il sentiero marcato si interrompe: ora scendiamo in mezzo ad un piacevole scivolo erboso prodotto probabilmente da una slavina che si è mangiata i rododendri. Proseguendo diritti, raggiungiamo il muretto che delimita un alpeggio e lo seguiamo verso sinistra, fino alle prime baite di Cusone. Poco oltre, superiamo su un ponticello in sasso un ramo del torrente. Proseguendo su traccia di sentiero, scendiamo per un ulteriore tratto, fino ad un ponticello in legno, oltre il quale siamo di nuovo in vista dell'ex rifugio Curti (ora agriturismo Baita dei Fiori, m. 1884), al quale saliamo facilmente
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Apri qui una panoramica sul bacino del Truzzo

La seconda giornata del trekking parte, dunque, dal rifugio Carlo Emilio. Almeno sulla carta. In pratica, però, la prima parte di questa traversata, cioè la salita al bivacco Ca’ Bianca, va anticipata alla prima giornata, essendo difficile reperire le chiavi del rifugio.
In ogni caso seguiamo le indicazioni del sentiero C21, che, con qualche saliscendi, segue il lato occidentale del bacino del Truzzo, procedendo dapprima in direzione nord-ovest, poi in direzione nord ed infine in direzione nord-est, e scavalcando 5 corsi d’acqua. Superato su un ponticello il torrente principale della valle, raggiungiamo così le baite dell’alpe Truzzo (m. 2110). Pieghiamo leggermente a sinistra e, lasciate alle spalle le ultime baite, proseguiamo in direzione nord, restando sempre sul lato destro (per noi) della valle. Il sentiero, superato un valloncello, si avvicina al torrente di fondovalle, per poi tornare ad allontanarsene su un terreno un po’ acquitrinoso (m. 2168). Sempre tenendo la direzione nord, il sentiero sale un po’ più deciso su un versante di magri pascoli, fino ad un dosso che adduce ad una sorta di stretto vallone fra le rocce appena a destra del torrente principale.
Superata con la dovuta prudenza questa scorbutica fascia di rocce (con un passaggio in una sorta di canalino: attenzione, soprattutto con terreno bagnato!), ci affacciamo alla parte superiore della valle e, piegando leggermente a sinistra, tagliamo, guidati dai segnavia su alcuni massi, la conca dello Zocòn, occupata da neve anche ad inizio luglio. Lasciamo alla nostra sinistra la traccia per la salita al pizzo Quadro e, mantenendo la direzione nord, con qualche svolta siamo ad un singolare corridoio erboso pianeggiante, che percorriamo volgendo decisamente a destra (direzione est): si tratta del Pian di Valsèn, a sud-ovest del Motto Alto.
Di qui possiamo dominare buona parte del bacino del Truzzo e del cammino percorso. In primo piano, davanti al nostro naso, il pizzo Quadro (m. 3013), che da qui giustifica il suo nome, con la cima, appunto, squadrata. Alla sua sinistra il pizzo Sevino (m. 3025) ed il pizzo Forato (m. 2967). In fondo alla vallata, il bacino del Truzzo (meglio, la sua parte superiore); più in alto, il lago del Fermo.


Apri qui una panoramica dal passo del Servizio

Il corridoio termina al passo del Servizio (m. 2584), che si affaccia sull’ampia fascia dei pascoli alti dell’alpe del Servizio. Molto bello il panorama che si apre sulla Valle Spluga, ma che possiamo ammirare in tutta la sua ampiezza scendendo ancora un po', fino al vicino bivacco. Sul versante delle Lepontine, a nord, ecco i gemelli Pizzi Piani, l’affilatissimo pizzo Ferrè ed il poderoso pizzo Tambò. Passando al versante retico, distinguiamo il gruppo del Suretta ed a seguire, in senso orario, l’affilato pizzo di Emet, il monte Mater, la slanciata e regolarissima piramide del pizzo Groppera ed il maestoso cupolone del pizzo Stella, ad est. E se questo non bastasse, proseguendo verso destra scorgiamo le cime del gruppo del Masino, in Val Bregaglia, con i celeberrimi pizzi Badile e Cengalo. Ed ancora, la testata della Val Schiesone, chiusa dal pizzo di Prata. Ma la bellezza dello scenario non è legata solo alle cime: dominiamo gli Andossi e Madesimo (ad un certo punto compare anche il lago di Montespluga), la Motta e la Madonna d’Europa, Fraciscio e la Val Rabbiosa, la sequenza crescente degli alpeggi di Gualdera, Bondeno ed Avero, nell’omonima valle. Si tratta degli scenari che il trekking toccherà da vicino nelle tappe successive.
Scollinando dal passo verso est, in pochi minuti siamo al bivacco Passo del Servizio (m. 2550), su un pianoro poco sotto (400 metri lineari circa) il passo. Si Tratta di una costruzione in pietra inaugurata nel 1995 dal CAI Valle Spluga, sempre aperta, con 9 posti letto e dotazione di coperte. Dispone anche di cucina con bombola di gas, stoviglie ed illuminazione alimentata da panelli fotovoltaici. Nei suoi pressi si trova acqua di fusione (c’è anche un microlaghetto).


Apri qui una panoramica dal Bivacco del Servizio

Costituisce un prezioso punto di appoggio per il Trekking della Valle Spluga, ma anche per altre traversate che interessano il solare versante dei monti di Campodolcino (per esempio, si può salire al bivacco proprio da Campodolcino, pernottare qui – tariffa 2013: 3 Euro ai soci CAI, 5 ai non soci – per poi traversare, nella giornata successiva, alla Val Starleggia, scegliendo fra i molti bellissimi itinerari possibili – al bivacco Ca’ Bianca, al Pian dei Cavalli, alla Val Febbraro,…). Infine ci si può riposare qui per poi salire al pizzo Quadro, la cima sulla testata del bacino del Truzzo, che si presenta in primo piano a chi si affaccia al passo del Servizio.

Proseguendo (o iniziando) la traversata del secondo giorno del trekking, iniziamo una lunga discesa che ci porterà sul fondovalle della Valle della Sancia. Seguendo una debole traccia di sentiero, procediamo verso nord-est, zigzagando fra gli sfasciumi (ad inizio di luglio potremo trovare ancora neve) e tagliando il fianco orientale del Motto Alto. Il traverso termina alla sella di quota 2423, dove troviamo un cartello danneggiato. Possiamo, comunque, individuare le indicazioni del sentiero che percorriamo, il C21: nella direzione dalla quale proveniamo  il bivacco del Servizio è dato a 45 minuti ed il rifugio Carlo Emilio a 2 ore e 15 minuti. Qui ci raggiunge, salendo da destra (segnavia rosso-bianco-rossi) il sentiero che sale dall’alpe del Servizio di Campodolcino.


Apri qui una panoramica dal crinale del Fil Marsc'

Dobbiamo stare attenti a non seguirli: dobbiamo, infatti, restare in prossimità del crinale che strapiomba sulla Valle della Sancia, con i ripidi salti rocciosi del Fil Marsc’. Così procedendo affrontiamo una breve salitella, prima di riprendere la discesa su traccia di sentiero, che si allontana un po’ dal crinale e ci porta ad un grande ometto a quota 2390 m. Zigzagando fra roccette e magri pascoli, restiamo alti sulle dolci balze dell’alpe del Servizio: vediamo, in particolare, più in basso, alla nostra destra, una pozza adagiata in un catino di rocce ed un laghetto, chiamato lago Bianco del Servizio. I segnavia non sono abbondantissimi, ma non piantano mai veramente in asso. Più in basso ci riportiamo quasi a ridosso del crinale, fino a raggiungere un’ampia sella erbosa, chiusa a nord-est dalla cima quotata 2170 metri.


Discesa dal bivacco Passo del Servizio

Non procediamo in direzione della cima, ma pieghiamo a sinistra, scendendo su traccia di sentiero il versante erboso, fino ad un tratto esposto che il sentiero, stretto ma ben marcato, taglia superando valloncelli che precipitano ripidi sulla Valle della Sancia (attenzione, soprattutto con neve o terreno bagnato). Superato il tratto esposto il sentiero giunge sul bordo di un dosso e piega bruscamente a sinistra, proseguendo nella discesa in direzione sud-ovest. Dopo una serrata serie di tornantini eccoci finalmente sul fondo della Valle della Sancia (è questo il nome del ramo meridionale dell’alta Valle di Starleggia. Qui prendiamo a sinistra, percorrendo una pista che ci porta al piccolo sbarramento ENEL che cattura le acque della valle (m. 2010).


Valle della Sancia

Da qui possiamo meglio apprezzare la conformazione di questa valle, dominata, sull’angolo di sinistra, dall’affilato profilo del pizzo Quadro (m. 3013), che da qui non merita certo la denominazione assegnatagli. Alla sua sinistra il cupolone un po‘ tozzo del Motto Alto (m. 2770). Proseguendo verso sinistra, vediamo una sequenza di roccioni scorbutici e corrugati: ecco la ragione della denominazione di Fil Marsc‘, cioè filo marcio. Dietro quelle rocce si snoda il sentiero che abbiamo seguito nella discesa.


Testata della Val Fioretta

Ci portiamo ora, sfruttando un ponticello, sul lato opposto (settentrionale) della valle, con breve salita, e pieghiamo a sinistra, seguendo la traccia di sentiero che, procedendo in direzione nord-ovest, sale alla sella erbosa che separa la Valle della Sancia dalla gemella Val Fioretta (questo è il nome del ramo settentrionale dell’alta Valle di Starleggia). Dopo un tratto pianeggiante, lasciamo a sinistra una traccia che procede a ridosso del fondovalle e cominciamo a salire, procedendo quasi diritti, dolci balze erbose. Raggiunta così la sella di quota 2275, dobbiamo prestare un po’ di attenzione per individuare le deboli tracce del sentiero che salgono al bivacco Ca’ Bianca, posto poco sotto il crinale della Val Fioretta. Lo vediamo chiaramente, quasi sulla nostra verticale, e sembra a portata di mano, anche se la salita rimanente è piuttosto faticosa.
Prendiamo come punto di riferimento due microlaghetti (il primo ancora vitale, il secondo moribondo per un avanzato processo di interramento). Alla loro sinistra, cioè verso monte, saliamo un versante di balze erbose, che ci porta ad un modesto pianoro, con un grande ometto. Proseguiamo nella salita tagliando leggermente in diagonale verso sinistra, fino ad affacciarci al largo canalone terminale, interamente occupato da sfasciumi scaricati dal selvaggio fianco del pizzo della Sancia. Pieghiamo, ora, a destra, puntando verso il centro del canalone. A tratti si vede una traccia di sentiero che serpeggia fra i massi, di dimensioni medio-piccole. Alzando il capo, possiamo, ora, distinguere l’edificio del bivacco. Alla sua destra vediamo anche una coppia di pali, quel che resta della teleferica con la quale le piode ricavate dalla cava venivano calate alla piana di San Sisto.  
Nella parte più alta del canalone, il sentiero si porta sul suo lato di destra e risale il dorso di una formazione rocciosa che per un po’ nasconde il bivacco alla nostra vista attenzione con rocce bagnate!). Superato questo punto, siamo finalmente alla meta: alla nostra sinistra vediamo il bivacco Ca’ Bianca (m. 2565), posto sulla soglia di un saltino. Alla sua soglia accediamo, dopo circa 3 ore e mezza di cammino (1000 i metri di dislivello), da una scaletta in sasso. All’interno, leggiamo, su una targa: “Eretto nel 1931 da Mainetti Scaramella Pietro Feliciano Lorenzo Natale Battista P. Antonio a ricordo”. Vicino al rifugio, a nord (destra per chi sale) parte il sentiero che in una quarantina di minuti porta al passo di Barna, cui si accede dopo aver attraversato un singolare corridoio-trincea fra rocce (ottimo il colpo d’occhio sulla Mesolcina).
All’origine questa struttura venne edificata nel 1931 come ricovero per i lavoratori alle cave di beola poste appena sotto il crinale crinale che si stende dal pizzo della Sancia, a sud, al passo di Barna ed al pizzo Dalè, a nord, sulla testata della Val Fioretta (Valle di Starleggia). La cava funzionò fino a qualche decennio fa, poi venne dismessa. Dal recupero della struttura nacque poi il bivacco Ca’ Bianca, poco frequentato, per la verità, anche se collocato sull’itinerario della seconda tappa del trekking della Valle Spluga. L'edificio è stato ristrutturato nel 1997 dal CAI Vallespluga per fungere da punto di appoggio nel percorso del trekking della Valle Spluga.
La salita al bivacco dalla Valle di Starleggia riveste anche un notevole interesse storico: si tratta infatti di un itinerario di grande importanza nei secoli passati, essendo il più diretto (anche se meno agevole rispetto al passo di Baldiscio, più a nord) fra Campodolcino e Mesocco, centro della Mesolcina. Termina qui la seconda tappa, in questo luogo solitario e silenzioso, uno scorcio di montagna ritagliato apposta per riflettere e sommergere il cuore nelle malinconie del tramonto.


Se però qualcuno preferisse luoghi improntati a maggiore socievolezza ed allegria, potrebbe fruire di una variante che taglia fuori il bivacco e conclude la seconda giornata al rifugio Maria Curti (o Gusone, all’alpe omonima, chiamata anche Cusone, m. 1884), fra i verdi pascoli della Valle di Starleggia. Per farlo procediamo così. Dopo aver scavalcato su un ponticello il torrente sul fondo della Valle della Sancia, prendiamo a destra, seguendo il ciglio della valle e percorrendo un sentiero che procede in parallelo ad esso fra rododendri. Inizia poi una discesa su un dosso di macereti, diritto nel primo tratto. Piega quindi a sinistra, facendosi più marcato e correndo alto su alcuni salti rocciosi. Superato un filo d’alpeggio, proseguiamo sul sentiero che scende fino al limite alto dei pascoli a monte di Cusone.
Il sentiero marcato si interrompe: ora scendiamo in mezzo ad un piacevole scivolo erboso prodotto probabilmente da una slavina che si è mangiata i rododendri. Proseguendo diritti, raggiungiamo il muretto che delimita un alpeggio e lo seguiamo verso sinistra, fino alle prime baite di Cusone. Poco oltre, superiamo su un ponticello in sasso un ramo del torrente. Proseguendo su traccia di sentiero, scendiamo per un ulteriore tratto, fino ad un ponticello in legno, oltre il quale siamo di nuovo in vista dell'ex rifugio Curti (ora agriturismo Baita dei Fiori, m. 1884), al quale saliamo facilmente.
Lo svantaggio di questa variante è che se siamo partiti da bivacco Passo del Servizio abbiamo percorso una tappa quasi interamente in discesa. Del resto, non possiamo neppure anticipare un tratto della terza tappa, perché mancano i punti di appoggio intermedi.


Apri qui una fotomappa del TVS nelle valli della Sancia e Fioretta (II e III tappa)

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo (CNS), che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Anche le carte sopra riportate sono estratti della CNS. Apri qui la carta on-line

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