GALLERIA DI IMMAGINI; CARTA DEL PERCORSO; LE TAPPE DEL TREKKING
Lago Ghiacciato e gruppo del Suretta

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in salita/discesa
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Bivacco Suretta-Pizzo Spadolazzo-Rifugio Bertacchi
3 h
140/490
EE
SINTESI. Dal bivacco Suretta ridiscendiamo ai piedi della collina morenica, fino al lembo della vedretta del Suretta. Lasciamo ora il percorso della salita e prendiamo a sinistra, traversando la vedretta verso est, fino ad un isolotto roccioso. Prendiamo ora a destra e portiamoci alla sua gobba sommitale, per poi scendere verso sud-est lungo il declivio di sfasciumi, fino al torrente Suretta. Lo seguiamo per un tratto, poi lo attraversiamo raggiungendo di nuovo la vedretta a tagliandole nel punto in cui la traversata è più breve e meno esposta al salto ripido che descrive scendendo all’ampia conca che sta alla nostra destra. La traversata, in leggera salita, è breve, ma comunque richiede attenzione ed i ramponi con neve gelata. A questo punto una breve ultima salita ci porta ai 2580 metri del passo di Suretta, che si apre sul fianco occidentale della svizzera Val Niemet. I segnavia ci invitano a piegare a destra, salendo una china di sfasciumi, che ci porta ad affacciarci sul ripiano del lago Ghiacciato, cui scendiamo su sentiero molto ripido ed esposto, servito da corde fisse. Seguendo i segnavia procediamo un po' alti sopra la riva occidentale del lago, fino all'ampia sella del passo di lago Nero. Ignorata la deviazione a destra che scende al lago Nero, procediamo in direzione del largo crinale della cima settentrionale del pizzo Spadolazzo (direzione sud), che raggiungiamo senza difficoltà (m. 2720). Il sentiero resta poco sotto la cima; ridiscesi al sentiero, procediamo seguendolo sulla crestina fino alla cima meridionale del pizzo Spadolazzo (m. 2722, croce di vetta). La traccia che scende dal pizzo (attenzione ai segnavia) segue ancora per un tratto la cresta, poi, piegando a sinistra (dir. est), scende il ripido versante di sfasciumi che occupa il suo versante orientale (attenzione a seguire segnavia ed ometti). Dopo una lunga discesa, che richiede attenzione, il sentiero approda ad un versante più tranquillo e, tagliato un ripiano di sfasciumi, piega leggermente a destra (dir. sud-est) e si infila in una serie di corridoi chiusi da roccette arrotondate. Alla fine ci affacciamo ad un ripido versante erboso, che viene tagliato in diagonale, sempre verso destra (dir. sud). Siamo così ad un corridoio che ci porta al laghetto dello Spadolazzo. Piegando a sinistra, ci portiamo su un comodo sentiero che, tagliata una fascia di rocce arrotondate e di pascoli disseminate di pozze, confluisce nel sentiero principale che dal passo di Emet scende al rifugio Bertacchi. Percorrendolo verso destra, in breve giungiamo in vista della grande conca del lago di Emet. Contornandola sulla destra, alla fine ci troviamo al rifugio Bertacchi (m. 2196).

La quinta tappa del trekking della Valle Spluga prevede la splendida traversata dal bivacco Suretta al rifugio Bertacchi, passando per le due cime, settentrionale e meridionale, del pizzo Spadolazzo. Si tratta della tappa più leggera, con un dislivello in altezza assai contenuto, ma non certo della meno interessante, in quanto dal punto di vista panotamico sopravanza forse tutte le altre.


Discesa in Val Niemet dal passo di Suretta

Dal bivacco dobbiamo dunque portarci al passo di Suretta, e per farlo dobbiamo attraversare, con la dovuta cautela, la vedretta del Suretta (per buona parte non ripida, ma, al mattino, gelata: i ramponi offrono la necessaria sicurezza).
Ridiscendiamo, dunque, dalla collina morenica del bivacco al bordo della vedretta. Ci si offrono due possibilità. La più lunga è quella di tornare alla terrazza della cascata e proseguire, verso sinistra, seguendo i segnavia per il passo, che ci fanno attraversare il fondo dell’ampia conca ai suoi piedi ed il ripido versante che adduce ad esso. Più breve è la traversata alta della vedretta: lasciamo a destra la traccia che abbiamo prodotto sulla vedretta salendo e traversiamo verso est, fino ad un isolotto roccioso. Qui lasciamo la vedretta che lo aggira sulla sinistra e portiamoci alla sommità di questa gobba, per poi scendere una ripida ma non difficile china, fino a raggiungere un ramo del torrente Suretta.


Lago Ghiacciato

Lo seguiamo per un tratto, poi lo attraversiamo raggiungendo di nuovo la vedretta a tagliandole nel punto in cui la traversata è più breve e meno esposta al salto ripido che descrive scendendo all’ampia conca che sta alla nostra destra. La traversata, in leggera salita, è breve, ma comunque richiede attenzione ed i ramponi con neve gelata. A questo punto una breve ultima salita ci porta ai 2580 metri del passo di Suretta, che si apre sul fianco occidentale della svizzera Val Niemet (per la precisione,d ella laterale Val Ursareigls o Orsareigls). Troviamo, infatti, al centro della piana del passo un grande ometto ed un cippo di confine collocato nel 1930.
I segnavia ci invitano ora a piegare a destra, salendo una china di sfasciumi. Al termine della salita, si ai nostri occhi uno scenario difficile da dimenticare: in un ripiano poco più in basso, ad est, ecco lo stupendo lago Ghiacciato (m. 2508), cui fa da cornice il lontano pizzo di Emet (o Timùn, m. 3208).


Lago Ghiacciato

È proprio il caso di scomodare il termine inglese “serendipity”, che designa la sorpresa di chi trova qualcosa di prezioso ed inatteso, mentre sta cercando altro. Davvero, si resta fermi, a guardare, nel silenzio. Procedendo nella traversata, ecco che, per una sorta di contrappasso, ad una sorpresa piacevole ne segue una decisamente spiacevole: i segnavia ci portano sul ciglio di un salto quasi verticale, che il sentiero, quasi intagliato fra roccette e qualche lista erbosa, incredibilmente discende, con qualche tornante. L’intero tratto è servito da corde fisse, ma qui davvero conviene riporre le racchette e por mano, se li abbiamo, a cordino e moschettone per scendere in sicurezza.
Toccato il piede del salto, procediamo traversando poco alti rispetto alla riva occidentale del lago, tagliando una noiosa fascia di massi. Raggiungiamo, così,  l’ampia sella del passo di Lago Nero. Il passo ha questo nome perché, in teoria, da esso si può scendere, sul versante italiano (alla nostra destra) al lago Nero dello Spadolazzo, nascosto in un bel terrazzo sul versante meridionale della Val Suretta. In teoria: in pratica si tratta di affrontare un versante erboso molto ripido ed infido. Noi, invece, procediamo diritti, puntando alla cima che si eleva proprio davanti a noi, un cono dal vertice arrotondato. Si tratta della cima settentrionale del pizzo Spadolazzo. Il sentiero ne risale il fianco settentrionale. All’inizio si vede appena, e sono i segnavia a dettare il percorso. Poi diventa più marcato, e si snoda in un mare di sassi mobili, agevolando la salita, anche se nella sua parte terminale diventa piuttosto ripido. Il sentiero passa pochi metri sotto la cima (m. 2720), che rimane alla nostra sinistra, con il suo grande ometto che la sovrasta. Vale la pena di spendere qualche minuto in più per salire a visitarla, anche se il panorama che propone lo ritroveremo una volta giunti alla più frequentata e nota cima meridionale del pizzo Spadolazzo.
Ridiscesi al sentiero, effettuiamo una breve traversata, che ci porta ad una crestina esposta (attenzione!), la quale, con breve saliscendi, conduce alla grande croce posta sulla cima meridionale del pizzo Spadolazzo (m. 2722).

Il pizzo Spadolazzo (detto localmente mut spadulàz, da spàtula, spalla), pur non essendo fra le più alte cime della Valle Spluga, è una delle più conosciute, per diversi motivi. Innanzitutto è il monte di Madesimo: il suo massiccio profilo chiude, infatti, l’ampia piana del paese, verso nord, a destra dei verdi ed ondulati Andossi. In secondo luogo, per la sua posizione, rappresenta un ottimo belvedere sulla cerchia di tutte le più alte e famose cime della zona. Infine rappresenta la più classica meta escursionistica di chi si fermi al rifugio Bertacchi con l’intento di effettuare una camminata di un certo impegno, tornando in giornata al rifugio stesso o a Madesimo.


Clicca qui se vuoi aprire una panoramica a 360 gradi dalla cima settentrionale del pizzo Spadolazzo

Bellissimo il panorama. L’intera corona delle cime della Valle Spluga si squaderna di fronte al nostro sguardo. Partiamo da sud-ovest, descrivendo un arco in senso orario. Aprono la carrellata i pizzi Sevino (m. 3025) e Quadro (m. 3013), sulla testata della Valle del Drogo. Seguono il pizzo della Sancia (m. 2861) e la cima di Barna (m. 2862). Ed ancora, ad ovest, i pizzi Piani (m. 3148 e 3158) ed il pizzo Ferrè (el farée, m. 3103), la cima di Val Loga (m. 3004) ed pizzo Tambò (el tambò, m. 3274). A nord, in primo piano, il gruppo del Suretta (el surèta, m. 3027), ed alla sua destra i giàcitati pizzi Ursaregls (m. 2835) e Veneroccal (m. 2763). Sul fondo della Val Niemet si apre una bella finestra sulle alpi svizzere. Poi, sul fianco orientale della medesima valle, l’arrotondato piz Palü (m. 3172) ed il già menzionato pizzo di Emet, o Timùn (m. 3208). A sud, sul fondo, uno scorcio delle cime della Val Bodengo. Molto bello è anche in colpo d’occhio, in basso, sulla conca di Madesimo e, ad ovest, sul bacino artificiale di Montespluga.
La grande croce di vetta è stata posta nel 1963, per commemorare il centenario dalla fondazione del CAI. Una targa reca scritto: “Gli alpinisti di Madesimo insieme a quelli dell’intera Valchiavenna celebrandosi il secolo del Club Alpini Italiano hanno eretto questa croce sulla vetta dello Spadolazzo simbolo di fede delle genti affratellate negli ideali dello spirito. 18 agosto 1963”.
La discesa dal pizzo segue ancora per un tratto la cresta, poi, piegando a sinistra, scende il ripido versante di sfasciumi che occupa il suo versante orientale (attenzione a seguire segnavia ed ometti). Dopo una lunga discesa, che richiede attenzione, il sentiero approda ad un versante più tranquillo e, tagliato un ripiano di sfasciumi, piega leggermente a destra e si infila in una serie di corridoi chiusi da roccette arrotondate. Alla fine ci affacciamo ad un ripido versante erboso, che viene tagliato in diagonale, sempre verso destra. Alla fine della discesa ci troviamo poco distanti dalla riva settentrionale  del laghetto di Spadolazzo. Piegando a sinistra, ci portiamo su un comodo sentiero che, tagliata una fascia di rocce arrotondate e di pascoli disseminate di pozze, confluisce nel sentiero principale che dal passo di Emet scende al rifugio Bertacchi. Percorrendolo verso destra, in breve giungiamo in vista della grande conca del lago di Emet. Contornandola sulla destra, alla fine ci troviamo al rifugio Bertacchi (m. 2196). È doveroso sottolineare che questa opzione richiede esperienza escursionistica, oltre che terreno favorevole (niente neve e ghiaccio, ma anche le rocce bagnate sono insidiose).

Il rifugio Bertacchi è, dal 2011, di proprietà al CAI Valle Spluga (gestore: Daniele Gianera; tel.: 3347769683; sito web: www.rifugi.lombardia.it/sondrio/madesimo/rifugio-bertacchi.html; E-mail: rifugiobertacchi@caivallespluga.it; apertura: 15 giugno a 30 settembre - eventuali aperture parziali in periodi diversi sono da concordare con il gestore-), dedicato al grande poeta chiavennasco Giovanni Bertacchi. Lo raggiungiamo dopo circa un’ora e mezza di cammino (il dislivello approssimativo in salita è di 530 metri).
La dedica al poeta è legata anche ad una lirica nella quale egli celebrava il rifugio, prima chiamato Capanna d’Emet. La si trova nella raccolta "Il perenne domani" (1929). Eccola:
"CERCANDO L'ALTO - LA CAPANNA DELL'EMET
Entra e riposa. C'è la mensa, il fuoco, il lettuccio, la lampada... Potrai
produr la sera, com'è tuo costume, sotto la luce placida, che veglia
come un'anima al lembo de' ghiacciai. Di sugli Andossi chiederà il pastore:
- Per chi stasera splenderà quel lume?


Apri qui una panoramica dal rifugio Bertacchi

Mentre tu dorma, non inoperosa starà la notte. Il cirro che di prima sera vedesti, col suo fiocco lieve,
screziare il sereno all'orizzonte,
crescerà, crescerà da cima a cima coprendo il cielo. E tu domani, all'alba, sospinto l'uscio, incontrerai la neve.
Tutto candido intorno a te! Dai lenti ridossi ai balzi agli ultimi ciglioni, tutto un incanto sul creato alpino! Dimenticati i pascoli, i sentieri; una terra tornata al proprio inverno per rinnovare a te le sue stagioni, e rioffrirti intatto il tuo cammino."
Il panorama dal rifugio propone, a sud-ovest e ad ovest, la sequenza di cime che abbiamo già citato nel racconto della salita. A nord è sempre il massiccio versante meridionale del pizzo Spadolazzo a dominare l’orizzonte. Alla sua destra si vede l’ampia depressione che ospita il passo di Emet (o Niemet). Più a destra ancora, il pizzo di Emet (o Timun, m. 3208).
Lo sguardo è, però, attratto più che da quel che si vede alzando gli occhi, da ciò che si osserva abbassandoli. Il rifugio, infatti, è stato edificato sul bordo della grande conca glaciale che ospita il lago di Emet, che vediamo alla sua destra. Per illustrarne le caratteristiche, riportiamo le informazioni che ci vengono offerte dal bel volume "Laghi alpini di Valtellina e Valchiavenna", di Riccardo De Bernardi, Ivan Fassin, Rosario Mosello Rosario ed Enrico Pelucchi, edito dal CAI, sez. di Sondrio, nel 1993:
"ll Lago d'Emet è un lago alpino di discrete dimensioni, certamente il più grande della zona, se si escludono quelli artificializzati. È situato in prossimità del Passo d'Emet, al limite estremo di un tratto sospeso della valle Scalcoggia, sotto il quale il torrente compie un salto, concascate e rapide. Si tratta di un lago di sbarramento morenico, come attestano le collinette verso valle: ovviamente le morene hanno occluso il bacino, che era stato precedentemente escavato dal ghiacciaio. La roccia, in gran parte nelle pendici sottostanti micascisto friabile, dal lago verso il passo e le erte montagne circostanti (Piz Timun, Pizzo della Palù, oltre 3000 m) si cambia in gneiss occhiadino, aspro quanto il granito anche se si sbreccia a lastroni e cenge anziché spaccarsi in blocchi multiformi e poi sbriciolarsi, o arrotondarsi.Si tratta di una meta frequente, per la non grande distanza da Madesimo e il bel sentiero che si sviluppa un po' in fondovalle (per un tratto è una strada carreggiabile), poi affronta un'erta salita su uno sperone con vegetazione arbustiva.


Lago di Emet

È però raggiungibile anche da Montespluga, con minor dislivello, per un interessante percorso che attraversa la testata di una sorta di vallone abbandonato e arriva parimenti alla nota Capanna dell’Emet (cantata anche dal Bertacchi cui ora è intestato il rifugio), che sta proprio su cordoni morenici (ora verdi d'erba). Il lago è di colore nerazzurro, più cupo quando riflette la rossastra parete di un avancorpo del Piz Timun. Già ricordato nelle guide antiche per la pescosità (c'è sempre qualche pescatore), oggi forse è raggiunto per la vastità dei panorami, che spaziano sul lontano crinale divisorio con la Val Mesolcina (il Pizzo Quadro, la Cima di Verchenca, la costiera lineare Monte Bardan-Cima di Barna, e poi il Pizzo Ferrè col suo ghiacciaietto sospeso, via via fino al Tambò, grande massa vagamente piramidale)."


Lago di Emet

TREKKING DELLA VALLE SPLUGA - 5 - BIV. SURETTA-RIF. BERTACCHI: VARIANTE BASSE PER I LAGHETTI DI VAL NIEMET

Bivacco Suretta-Laghetti di Val Niemet-Passo di Emet-Rifugio Bertacchi
3 h
40/490
EE
SINTESI. Scesi dal bivacco Suretta al passo di Suretta (cfr. sopra), ignoriamo i segnavia del Trekking della Valle Spluga e procediamo scendendo un ampio canalone verso est, fino a vedere alla nostra destra il lago Ghiacciato. Pieghiamo a destra e ne seguiamo la sua riva orientale, per poi piegare a sinistra e scendere lungo un corridoio che lasciamo ben presto salendo a destra sul filo di un dosso che si affaccia ad un marcato vallone con nevaio. Scendendo ancora un po' troviamo il punto in cui una traccia lo attraversa e sale sul lato opposto ad una pianetta con un grande ometto. Seguendo le indicazioni per il Bertacchi procediamo diritti, pieghiamo leggermente a sinistra e scendiamo ad un primo laghetto, passiamo alla sua destra e saliamo verso sud ad un secondo laghetto, passando alla sua sinistra. Risaliamo un corridoio erboso, passiamo a destra di una pozza e ci affacciamo ad ala conca di un terzo laghetto. Passiamo alla sua destra, saliamo fra sfasciumi ed alla fine ci immettiamo in un corridoio nel quale intercettiamo i segnavia che dettano la discesa dal pizzo Spadolazzo al rifugio Bertacchi. Alla fine ci affacciamo ad un ripido versante erboso, che viene tagliato in diagonale, sempre verso destra (dir. sud). Siamo così ad un corridoio che ci porta al laghetto dello Spadolazzo. Piegando a sinistra, ci portiamo su un comodo sentiero che, tagliata una fascia di rocce arrotondate e di pascoli disseminate di pozze, confluisce nel sentiero principale che dal passo di Emet scende al rifugio Bertacchi. Percorrendolo verso destra, in breve giungiamo in vista della grande conca del lago di Emet. Contornandola sulla destra, alla fine ci troviamo al rifugio Bertacchi (m. 2196).


Apri qui una fotomappa della traversata dal passo di Suretta al passo di Emet

Chiudiamo la relazione offrendo una interessante variante, poco segnalata, che evita la salita al pizzo Spadolazzo, e quindi perde molto in panoramicità, ma offre il vantaggio di muoversi su un terreno più tranquillo e di godere di un incontro ravvicinato con i bucolici laghetti di Niemet, in territorio elvetico.
Torniamo, dunque, al passo di Suretta; ora, invece di tagliare a destra, seguendo i segnavia del Trekking della Valle Spluga, procediamo diritti, in territorio elvetico, scendendo il largo canalone che si affaccia sulla Val Niemet (più precisamente, sulla sua laterale Val Ursareigls o Orsareigls). Anche in questo caso si apre, improvvisa e bellissima, la visione del lago Ghiacciato. Ci portiamo, ora, alla sua riva orientale (quella rivolta a valle) e la contorniamo con un po’ di pazienza (il lago è di dimensioni ragguardevoli, ed ha una curiosa forma di C quasi richiusa ad O intorno ad un quasi-isolotto roccioso). Lasciato alle spalle il lago, pieghiamo leggermente a sinistra e scendiamo per un tratto un largo corridoio, che diventa un canalone e confluisce, più in basso, nella Val Ursareigls. Noi, però, lo lasciamo quasi subito per piegare a destra, guadagnare il filo di un dosso e scendere nell’ampio vallone con nevaio che si apre alla nostra destra. Non  scendiamo subito, ma ci abbassiamo al punto in cui è più facile la traversata. Sul lato opposto vediamo una traccia di sentiero che risale in diagonale il versante (troviamo anche un segmento blu su un masso nel punto in cui il sentierino parte).

 
Laghetto in Val Niemet

Raggiunta la sommità del versante, troviamo altri due ometti che ci guidano ad una pianetta, al cui ingresso è collocato un grande ometto, nel quale è innestata un’asta. Su questa leggiamo due indicazioni: proseguendo diritti ci si dirige al “Bertacchi”, mentre piegando a destra si sale allo “Spadolazzo”. Procediamo, dunque, diritti, piegando poi leggermente a sinistra ed iniziando una moderata discesa (ometto a punta di lancia), che ci porta ad un primo laghetto, il punto più basso della traversata. Qui pieghiamo a destra, contorniamo la sua riva occidentale (quella rivolta a monte) ed attraversiamo il torrentello che lo alimenta. Poco più avanti, dopo una modesta salita, ci affacciamo ad un secondo più grande laghetto, di cui contorniamo la sponda orientale, fino a giungere nel punto in cui vi confluisce il torrentello che lo alimenta. Questo scende dalla nostra destra: una breve deviazione dal percorso ci permette di salire a scovare un terzo laghetto (in parte ghiacciato anche a stagione avanzata).


Laghetto in Val Niemet

Torniamo sui nostri passi e, lasciato alle spalle il secondo laghetto, cominciamo a risalire un largo corridoio in gran parte erboso, in direzione di un grande masso a forma di corno. Passiamo, così, a destra di un quarto laghetto, più piccolo dei precedenti (poco più di una pozza), prima di affacciarci all’ampia conca che ospita il quinto lago, il più grande. Passiamo alla sua destra e continuiamo nella graduale salita, piegando leggermente a destra e tagliando una noiosa fascia di sfasciumi. Ora dobbiamo prestare attenzione: al termine del corridoio vedremo i segnavia del percorso che sale al pizzo Spadolazzo. Seguendoli verso sinistra, cominciamo la discesa al rifugio Bertacchi, che avviene come sopra descritto.
Vediamo, infine, come tornare all’automobile dal rifugio Bertacchi. Poco prima del rifugio (per chi scende dal passo di Emet) si trova un bivio, segnalato da cartelli: il sentiero che prende a destra porta a Montespluga in un’ora e mezza. Imbocchiamo, dunque, questo largo sentiero, che passa a sinistra di una caratteristica casa rosa, prima di affacciarsi all’ampio e ripido versante che scende a sud del pizzo Spadolazzo fino al fondo della Val Scalcoggia. Si tratta di un sentiero sempre largo, che attraversa però qualche tratto esposto. Proprio all’inizio, infatti, troviamo una targa che commemora Mauro, escursionista che qui perse la vita il 2 giugno del 1985. Iniziamo, dunque, la traversata, che ci porta al tratto più esposto, interamente servito da corde fisse (anche se la sede, larga e piana, è ampiamente rassicurante). Seguono alcuni saliscendi che ci portano, alla fine della traversata, sul limite settentrionale degli Andossi, dopo essere passati sotto il poderoso muraglione di una cava. Qui troviamo due cartelli; il primo indica che proveniamo dal lago di Emet, il secondo segnala un sentierino che parte alla nostra sinistra e scende all’alpe Macolini di Medesimo. Noi proseguiamo diritti e ci immettiamo su una pista sterrata che sale alla cava, alla nostra destra. Dobbiamo, ora procedere in discesa, tagliando la strada in più punti grazie a comodi sentieri che se ne staccano, consentendo una discesa più diretta. Ci ritroviamo, alla fine, sulla ss. 36 dello Spluga, nei pressi di alcune abitazioni. Dobbiamo, ora, prendere a destra e percorrere la statale per un buon tratto, fino al punto in cui se ne stacca, sulla destra, la pista che ci riporta all’automobile, in località alpe Suretta.


Lago di Emet

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo (CNS), che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Anche le carte sopra riportate sono estratti della CNS. Apri qui la carta on-line

GALLERIA DI IMMAGINI (CLICCA SULL'ANTEPRIMA PER APRIRE LA FOTO)

TREKKING DELLA VALLE SPLUGA

Escursioni e camminate
(consigli ed indicazioni; I miei canali su YouTube: paesi e campane, rifugi e vette, passi e poesie, poesie, musica)

Storia, tradizioni e leggende
Immagini, suoni e parole

La riproduzione della pagina o di sue parti è consentita previa indicazione della fonte e dell'autore
(Massimo Dei Cas, www.paesidivaltellina.it)

Designed by David Kohout© 2003 - 2017 Massimo Dei Cas