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Questo
itinerario è dedicato a coloro che amano cercare percorsi insoliti,
un po' fuori dell'ordinario, per ammirare, da un punto di vista meno
consueto, la bellezza di scenari che non ci si stanca mai di contemplare.
Lo scenario a cui alludo è quello della val Porcellizzo, fra le più
belle delle Alpi Retiche.
La salita alla valle avviene facilmente, anche se un po' faticosamente,
dai Bagni di Màsino (m. 1172), seguendo le indicazioni per il rifugio
Gianetti (m. 2534), che viene raggiunto dopo circa tre ore e mezza di
cammino.
Dovremmo ora percorrere un buon tratto di Sentiero Roma (senté róma) verso
sud-ovest, in direzione del passo del Barbacan sud-est, per giungere
ai piedi del crinale che porta alla bocchetta di Sceroia (bochèta da sceróia), meta dell'escursione.
È però consigliabile scegliere un percorso più breve, che consenta
di giungere al medesimo punto risparmiando un'ora e mezza circa. Dal
pianone della val Porcellizzo imbocchiamo, superato il torrente su un
ponticello, il sentiero classico che sale alla Gianetti ma, dopo aver
superato il primo gradone roccioso, stacchiamocene sulla sinistra, in
corrispondenza di una lamiera abbandonata e del vicino rudere di una
baita (baitùn dò porscelèc', m. 2186). Prendiamo quindi a salire, senza percorso obbligato, tendendo
leggermente a sinistra (ovest), fino a scendere, su una traccia di sentiero,
a superare un valloncello. L'ulteriore salita segue, approssimativamente,
il filo di un ampio dosso, con percorso diretto verso la testata della
valle, fino ad intercettare il sentiero Roma che, ad una quota di poco
superiore ai 2500 metri, attraversa l'arco occidentale della valle.
Guardiamo d'ora in davanti a noi, in direzione ovest, verso il
crinale che separa la valle dalle laterali di sinistra dell'alta Val
Codera: noteremo le poco pronunciate cime d'Averta, settentrionale (m.
2947), centrale (m. 2834) e meridionale (m. 2778). Noteremo anche due
marcate selle, di cui la meridionale appare più ampia e facile da raggiungere.
Consultando la carta IGM, possiamo osservare che è segnata una bocchetta,
a quota 2702, la bocchetta di Sceroia, appunto, ma non è facile
individuare dove sia.
In questi casi non resta che procedere per tentativi. La salita
alla più ampia sella è abbastanza agevole, anche se si deve superare
una fascia di grandi massi. Gli ultimi e magri pascoli giungono fin
quasi al crinale, lasciando il posto alle rocce granitiche solo negli
ultimi metri. La difficoltà di giungere al crinale non è grande, ma
grande è la sorpresa: mentre sul versante della val Porcellizzo il fianco
montuoso degrada dolcemente dalla sella verso il pianone, sul quello
opposto strapiomba, con salti rocciosi impressionanti: di qui, sicuramente,
non si passa. Proviamo allora a raggiungere la sella più settentrionale:
anche in questo caso la salita non è difficile, perché una lingua di
erba raggiunge il crinale, ma la discesa sul versante opposto è impossibile:
un salto proibitivo la impedisce.
Non resta che una terza ed ultima possibilità. La meno probabile,
guardando dalla val Porcellizzo: si tratta di un intaglio più stretto,
collocato in posizione centrale rispetto alle due selle. Dalla bocchetta
settentrionale lo si può raggiungere con una traversata non difficile,
districandosi fra qualche masso. Effettivamente qui troviamo una traccia
che scende, ripida, sul versante opposto, e che corrisponde a
quanto
segnalato sulle carte (che riportano un sentiero puntinato, quindi difficile
e discontinuo, che scende su un terreno roccioso verso ovest nel primo tratto, sud-sud-ovest nel secondo, fino
ad approdare alla selvaggia valle d'Averta ed alle omonime baite (m.
1957), dove incontra il sentiero Roma che, dalla capanna Brasca, sale
al passo Barbacan.
Non ho mai percorso questo tratto, ma, considerata la natura
dei luoghi (ben più aspra e pericolosa rispetto al versante della val
Porcellizzo), lo sconsiglio a chi non abbia esperienza alpinistica. La soddisfazione di aver raggiunto uno dei meno conosciuti
valichi della Val Masino, del resto, può, da sola, abbondantemente ripagare
delle fatiche spese. Oltretutto la bocchetta costituisce un ottimo belvedere
sul lato nord-orientale della valle, dal quale possiamo osservare, in
particolare, la massiccia costiera che dalla punta Camerozzo (m. 2876),
immediatamente a sud dell'omonimo passo, ben conosciuto da chi percorre
il Sentiero Roma, scende, attraverso la punta Paganini (m. 2790) e la
punta Moraschini (m. 2815), alla famosa cima del
Cavalcorto (m. 2763). Ma poi...
Andando, tempo dopo, a consultare il testo fondamentale per la pratica dell'alpinismo e dell'escursionismo in Val Masino, valre a dire la Guida dei Monti d'Italia, edita a cura del CAI e del TCI, sezione Masino-Bregaglia-Disgrazia, vol.I, redatto da Aldo Bonacossa e Giovanni Rossi, scopriamo che la bocchetta di Sceroia (m. 2702) è "la larga depressione segnata e quotata 2702 m dalle carte, immediatamente a N della cima settentrionale dell'Averta. Siccome però la parete su V. Codera non è semplice, il punto solitamente adoperato per il transito si trova più a N, all'ampia depressione immediatamente a S del Pizzo Sceroia 2861 m. Questa depressione attigua al Pizzo Sceroia è detta in V. Codera, dove è nota da tempo, La Forcolaccia 2834 m, ed è facile, sebbene con cattiva visibilità la discesa su V. Codera sia alquanto complicata... La rappresentazione delle carte è qui errata: dalla depressione 2702 una notevole parete di roccia precipita su V. Codera, sicché la traccia di sentiero delle carte è in quel tratto un'irrisione. Detto anche Passo Sceroia". Quindi ho sbagliato tutto: dalla larga bocchetta quotata 2702 metri bisogna prendere a destra, cioè portarsi verso nord, per trovare la Forcolaccia, non a sinistra, cioè verso sud, come ho fatto io. Morale di questa avventura: consultare prima testi attendibili evita il rischio di prendere cantonate di questo genere o, peggio ancora, di trovarsi in situazioni complicate e pericolose.