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ANELLO PORCELLIZZO-AVERTA PER LA FORCOLACCIA

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Rif. Gianetti-Passo Barbacan nord-ovest-Alpe Averta-Forcolaccia-Rif. Gianetti
6 h
1090
EE
SINTESI. Dal rifugio Gianetti (m. 2534) ci incamminiamo sul Sentiero Roma verso sud-est, in direzione della costiera del Barbacan. Il sentiero procede quasi in piano, con diversi saliscendi, e ci porta ad un grande masso sul quale è segnalata la deviazione a destra per il rifugio Brasca. La ignoriamo (lasciando quindi il Sentiero Roma e procedendo sul Sentiero Risari) e proseguiamo diritti, tagliando uno sperone e scendendo alla base di un canalone che sale diritto, alla nostra destra, al passo del Barbacan nord-ovest. Lasciamo ora il sentiero principale che si porta alla base della costiera del Barbacan e saliamo a sinistra, su traccia che serpeggia fra terriccio e sfasciumi (attenzione ad eventuali sassi mobili fatti cadere da chi scende). Con un po' di fatica raggiungiamo così lo stretto intaglio del passo Barbacan nord-ovest (m. 2598). Qui ci ricongiungiamo con il Sentiero Roma e cominciamo a scendere in Valle d'Averta (Val Codera), vesro ovest, su ripida traccia che a quota 2140 intercetta la traccia che scende dal gemello passo dell'Oro. Continuiamo a scendere verso ovest, pooi pieghiamo leggermente a destra e ci portiamo alle baita dell'alpe d'Averta (m. 1957). Qui lasciamo il Sentiero Roma, che prosegue la discesa al rifugio Brasca, e prendiamo a destra, cioè a nord, seguendo un sentiero che sale in direzione della grande conca che si stende ai piedi (ad ovest) delle tre cime d’Averta. Saliamo gradualmente lasciando alla nostra sinistra il sentiero che invece procede in piano verso la costiera che separa la Valle dell’Averta dalla Valle dell’Alpigia. Anche noi puntiamo a questa costiera, salendo però in diagonale il versante di pascoli sempre più magri. Attraversato un avvallamento pieghiamo ancora leggermente a destra (nord-nord-est), puntando un marcato canalone che solca le rocce della costiera. Guardando a destra, in alto, distinguiamo la larga sella della bocchetta di Sceroia, tanto invitante quanto impraticabile. Raggiunto il piede del canalone, lo saliamo fino ad uscirne ad una rampa erbosa al cui termine ci ritroviamo in cima al crestone che separa la Valle dell'Averta dalla Valle dell'Alpigia. Si apre al nostro sguardo la solitaria e selvaggia Valle Alpigia, ben poco avvezza alle visite degli esseri umani e solcata da ripidi avvallamenti. Pieghiamo a destra e saliamo verso est, seguendo il facile crestone. Le strisce d’erba lasciano gradualmente il posto alle pietraie. Diritto sopra il nostro naso si propone il severo versante occidentale della vetta meridionale del pizzo Sceroia (m. 2861), alla quale culmina il crestone. Dopo il primo tratto di salita raggiungiamo una valletta, la superiamo e saliamo lungo una striscia di pascolo, che ci porta a ridosso dei roccioni del versante ovest del pizzo Sceroia (vetta sud). Qui pieghiamo leggermente a sinistra e proseguiamo su pietraie appena a sinistra del crestone, passando a lato di un nevaietto. Vediamo ora chiaramente, un po’ a sinistra, la selletta della Forcolaccia. Traversando per breve tratto a sinistra ci portiamo ai piedi del canalino di pietrame che ci porta all’intaglio della Forcolaccia (m. 2834), per la quale ci riaffacciamo alla Val Porcellizzo. La parte più difficile dell’escursione è terminata: scendiamo ora, stando sul lato sinistro dello scivolo ai piedi della sella, verso i pascoli dell’alta valle. Superata la scorbutica fascia di roccette e pietrame, proseguiamo senza difficoltà fra lastroni e strisce di pascoli, tagliando in diagonale verso sinistra, fino ad intercettare senza problemi il Sentiero Roma che, percorso verso sinistra, ci riporta al rifugio Gianetti.


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Ci sono due importanti passi che permettono di traversare dalla Val Porcellizzo alla Val Codera, il difficile passo Porcellizzo nord ed il più agevole e famoso passo Barbacan nord-ovest, per il quale passa il Sentiero Roma. C’è però anche un passo che sta a metà fra i due. A consultare le carte si dovrebbe trattare della bocchetta di Sceroia (m. 2701), fra le cime d’Averta. Ma consultando il testo fondamentale per la pratica dell'alpinismo e dell'escursionismo in Val Masino, vale a dire la Guida dei Monti d'Italia, edita a cura del CAI e del TCI, sezione Masino-Bregaglia-Disgrazia, vol.I, redatto da Aldo Bonacossa e Giovanni Rossi, scopriamo che la bocchetta di Sceroia (m. 2702) è "la larga depressione segnata e quotata 2702 m dalle carte, immediatamente a N della cima settentrionale dell'Averta. Siccome però la parete su V. Codera non è semplice, il punto solitamente adoperato per il transito si trova più a N, all'ampia depressione immediatamente a S del Pizzo Sceroia 2861 m. Questa depressione attigua al Pizzo Sceroia è detta in V. Codera, dove è nota da tempo, La Forcolaccia 2834 m, ed è facile, sebbene con cattiva visibilità la discesa su V. Codera sia alquanto complicata... La rappresentazione delle carte è qui errata: dalla depressione 2702 una notevole parete di roccia precipita su V. Codera, sicché la traccia di sentiero delle carte è in quel tratto un'irrisione. Detto anche Passo Sceroia".
Quindi la porta sulla Valle d’Averta (laterale della Val Codera) è la Forcolaccia (m. 2834), la sella immediatamente a sud della cresta meridionale del pizzo Sceroia (m. 2947) ed a nord della cima meridionale del pizzo Sceroia (m. 2861). Non è facilissimo individuarla visivamente salendo in Val Porcellizzo, in direzione del rifugio Gianetti. Preso come riferimento il celeberrimo pizzo Badile, guardiamo alla sua sinistra: dopo le affilate ma non imponenti cime della punta S. Anna e della punta Torelli, si impone il massiccio pizzo Porcellizzo, dalla cima smussata. Alla sua sinistra, dopo una marcata depressione sul crinale, si eleva il pizzo Sceroia, meno massiccio ma ben distinguibile. Procedendo ancora a sinistra vediamo una selletta che procede una nuova elevazione del crinale (la vetta sud del pizzo Sceroia). È questa la Forcolaccia (m. 2834), alla quale sale un canalino di sfasciumi. L’ingannevole bocchetta di Sceroia si trova ancora più a sinistra, ed è decisamente più invitante vista da qui, anche se poi sul versante della valle d’Averta precipita un salto roccioso che impedisce il valico. Può essere più semplice individuarla partendo da sinistra. Sul versante occidentale della Val Porcellizzo, a destra della costiera del Barbacan, che la separa dalla Valle dell’Oro, si notano tre cime non molto elevate, che però spiccano come picchi ben delineati, quasi tre gemelli allineati. Si tratta delle tre cime dell’Averta, da sinistra meridionale, centrale e settentrionale. A destra di quest’ultima si vede la larga sella della bocchetta di Sceroia. Procedendo verso destra il crinale si eleva alla vetta meridionale di Sceroia, alla cui destra si riconosce, infine, la Forcolaccia.


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Questo valico è facilmente raggiungibile dalla Val Porcellizzo, semplicemente salendo a vista dal Sentiero Roma. Più complessa la situazione sul versante della Val Codera: la sella si colloca sulla testata dell’aspra Valle dell’Alpigia. È possibile scendere in questa valle e traversare alla Valle d’Averta, intercettando il Sentiero Roma, ma la discesa avviene a vista, senza segnavia, e richiede ottime condizioni di visibilità, terreno in condizioni ideali, esperienza escursionistica e grande prudenza. Più facile, ma sempre assai impegnativa la salita alla Forcelletta dalla Valle dell’Averta. Possiamo sfruttare un originale e pressoché sconosciuto anello che ha come base il rifugio Gianetti, e si articola così: raggiunto dal rifugio il passo Barbacan nord-ovest (Sentiero Roma), scendiamo in Valle dell’Averta fino all’alpe Averta; qui lasciamo il Sentiero Roma risalendo verso destra, scavalchiamo la costiera che separa la Valle dell’Averta dalla Valle dell’Alpigia e su terreno aspro ma non pericoloso raggiungiamo la Forcolaccia, ridiscendendo infine senza problemi al rifugio Gianetti. Ma vediamo un po’ più nel dettaglio il percorso.


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Il primo tratto dell'anello coincide con un buon tratto della seconda tappa del Sentiero Roma, percorsa a rovescio. Coincide anche con il Sentiero Risari Gianetti-Omio. Seguiamo dunque le indicazioni del Sentiero Roma (rifugio Brasca e rifugio Omio) e, lasciato il rifugio Gianetti, procediamo verso sud-ovest.
Giunti ad un grande masso, troviamo l'indicazione della deviazione, sulla destra, per il passo del Barbacan (scritta "Brasca"). I segnavia guidano ad un lungo traverso che, superando diversi ripiani, sale gradualmente al passo. Di fatto quasi nessuno, però, segue questo percorso, perché nell'ultimo tratto si debbono superare passaggi un po' esposti e non protetti, quindi insidiosi, soprattutto se la roccia è bagnata. Per questo quasi tutti preferiscono seguire il Sentiero Risari fin quasi all'attacco della Costiera del Barbacan, per poi prendere a destra e risalire il ripido canalino che adduce direttamente al passo. Lo svantaggio di questa scelta è che il canalino è costituito da sfasciumi ed è percorso in discesa da quanti effettuano la traversata Brasca-Gianetti, con il rischio della mobilizzazione di qualche masso che può diventare un proiettile pericoloso. Dobbiamo, quindi, assumere tutte le precauzioni del caso, per evitare di innescare la caduta di sassi mobili o di rimanerne vittime.
Il passo del Barbacan nord-ovest (m. 2598) è uno stretto intalgio nella roccia che apre una splendida visuale sulla media Val Codera. Un ripido canalino, spesso ingombro di neve anche a stagione avanzata, consente la discesa alla parte alta della Valle d'Averta, laterale della Val Codera. Anche qui la prudenza per evitare di smuovere massi è assolutamente necessaria. Il canalino si allarga e la pendenza si fa meno severa; raggiungiamo così un bel ripiano erboso, la Prada, con grandi massi ed una sorgente, a quota 2120 metri. Qui troviamo la deviazione a sinistra, segnalata su un masso, che sale al Passo dell'Oro (Pas dè l'Or o Caürga de l’Oor), che scende, poi, in Valle dell'Oro ed al rifugio Omio.

La successiva discesa, sempre dettata dai segnavia, avviene puntando le baite dell'alte dell'alpe Averta (vèrta, m. 1957). L'alpeggio è il più altodella valle e deve il suo nome alla posizione panoramica: è l'unico punto della valle dal quale si possono vedere i tre maggenghi di fondovalle, Saline, Piazzo e Beleniga. Venne caricato fino agli anni settanta del secolo scorso ed è costituito da tre nuclei, la Nàaf, per il quale passiamo, il Sot al Mut, alla nostra destra, più in basso, e Sur al Mut, più in alto, sopra un poggio, con una croce infissa in cima ad un masso.
Qui lasciamo il Sentiero Roma, che prosegue la discesa al rifugio Brasca, e prendiamo a destra, cioè a nord, seguendo un sentiero che sale in direzione della grande conca che si stende ai piedi (ad ovest) delle tre cime d’Averta (settentrionale, 2778, centrale, 2773 e meridionale, 2684). Saliamo gradualmente lasciando alla nostra sinistra il sentiero che invece procede in piano verso la costiera che separa la Valle dell’Averta dalla Valle dell’Alpigia. Anche noi puntiamo a questa costiera, salendo però in diagonale il versante di pascoli sempre più magri.


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Attraversato un avvallamento pieghiamo ancora leggermente a destra (nord-nord-est), puntando un marcato canalone che solca le rocce della costiera. Guardando a destra, in alto, distinguiamo la larga sella della bocchetta di Sceroia, tanto invitante quanto impraticabile. Raggiunto il piede del canalone, lo saliamo fino ad uscirne ad una rampa erbosa al cui termine ci ritroviamo in cima al crestone che separa la Valle dell'Averta dalla Valle dell'Alpigia.
Si apre al nostro sguardo la solitaria e selvaggia Valle Alpigia, ben poco avvezza alle visite degli esseri umani e solcata da ripidi avvallamenti. Pieghiamo a destra e saliamo verso est, seguendo il facile crestone. Le strisce d’erba lasciano gradualmente il posto alle pietraie. Diritto sopra il nostro naso si propone il severo versante occidentale della vetta meridionale del pizzo Sceroia (m. 2861), alla quale culmina il crestone. Dopo il primo tratto di salita raggiungiamo una valletta, la superiamo e saliamo lungo una striscia di pascolo, che ci porta a ridosso dei roccioni del versante ovest del pizzo Sceroia (vetta sud).


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Qui pieghiamo leggermente a sinistra e proseguiamo su pietraie appena a sinistra del crestone, passando a lato di un nevaietto. Vediamo ora chiaramente, un po’ a sinistra, la selletta della Forcolaccia. Traversando per breve tratto a sinistra ci portiamo ai piedi del canalino di pietrame che ci porta all’intaglio della Forcolaccia (m. 2834), per la quale ci riaffacciamo alla Val Porcellizzo. La parte più difficile dell’escursione è terminata: scendiamo ora, stando sul lato sinistro dello scivolo ai piedi della sella, verso i pascoli dell’alta valle. Superata la scorbutica fascia di roccette e pietrame, proseguiamo senza difficoltà fra lastroni e strisce di pascoli, tagliando in diagonale verso sinistra, fino ad intercettare senza problemi il Sentiero Roma che, percorso verso sinistra, ci riporta al rifugio Gianetti.


Il versante occidentale della Val Porcellizzo

Una nota conclusiva: l’anello percorso in questo senso è meno problematico di quello che prevede la discesa dalla Forcolaccia in Valle dell’Averta. Ma se, per qualsiasi necessità, si dovesse effettuare quest’ultima, si proceda così: dalla Forcolaccia si piega a sinistra portandosi a ridosso di una parete rocciosa e più in basso al crestone fra Valle dell’Alpigia e Valle dell’Averta. Disceso un breve versante erboso e superata una valletta, stiamo attenti a sinistra a non perdere il canalone che si apre nel crestone (più in basso la traversata è molto difficile). Ci infiliamo nel canalone e ne usciamo ai pascoli alti dell’Averta, scendendo poi senza difficoltà in diagonale verso l’alpe dell’Averta. In caso di visibilità scarsa questa discesa è del tutto sconsigliabile.

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