CARTA DEL PERCORSO
Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Rif. Omio-Passo della Vedretta Meridionale-Rif. Volta
5 h
740
EE
Rif. Volta-Passo della Vedretta Meridionale-Rif. Omio
5 h
640
EE
SINTESI. Pochi metri a sinistra (per chi guarda a monte) del rifugio Omio (m. 2100) i cartelli indicano la partenza del sentiero che porta alla valle Merdarola per la bocchetta di Medaccio (sentiero che parte con andamento pianeggiante) e del sentiero attrezzato Dario Di Paolo, che invece comincia subito a salire alla sua destra. Dopo poche decine di metri siamo al bivio segnalato nel quale i due rami del sentiero attrezzato si dividono: il primo (settentrionale, destra) sale con più decisione, mentre il secondo (meridionale, diritto) guadagna quota più gradualmente, valicando un dosso erboso ed alcuni torrentelli. Proseguiamo fiancheggiando il piede di un primo promontorio di granito, per poi tagliare gli ultimi magri pascoli della val Ligoncio lasciando a distanza, sulla destra, un secondo promontorio roccioso, che scende dalla Punta della Sfinge e dal quale precipitano alcune cascatelle. Fin qui possiamo ancora seguire una traccia di sentiero; nella rimanente salita si tratterà invece di seguire gli abbondanti segnavia rosso-bianco-rossi, che disegnano il tracciato su un terreno faticoso, per lo più costellato di massi di tutte le dimensioni, con andamento complessivo sud-ovest. Il tracciato si porta sul fianco di un terzo promontorio roccioso, risalendo poi il vallone alla sua destra, senza allontanarsi troppo dallo sperone. Superata una grande placca, pieghiamo a sinistra e sormontiamo il promontorio, con qualche semplice passo di arrampicata. Giungiamo così ad una sorta di pianoro, disseminato di una quantità enorme di massi, e ad un nuovo bivio ignoriamo due indicazioni che segnalano la deviazione a destra per salire al pizzo Ligoncio. Proseguendo diritti ci avviciniamo poi ad un'enorme placca di granito, solcata da rivoli d'acqua, aggirandola a monte. Puntiamo quindi ad un quarto ed ultimo promontorio, che risaliamo sul fianco, con qualche ulteriore semplice passo di arrampicata, raggiungendone il piccolo pianoro sommitale. Inizia l'ultimo tratto della salita al passo, che fin dalla partenza e per gran parte del percorso rimane ben visibile ai nostri occhi, con il suo profilo di larga V con alla destra una U più piccola, sulla costiera che separa la val Ligoncio dalla Val dei Ratti. Ci troviamo ora davanti a tre nevai più grandi, oltre a qualcun altro più piccolo. Il primo lo lasciamo alla nostra destra, mentre gli altri due li dobbiamo risalire (la pendenza è peraltro abbastanza modesta). L'attraversamento del secondo avviene in linea retta, non lontano dal suo margine sinistro. Eccoci così finalmente al canalino terminale: i segnavia ci guidano nell'ultima fatica in salita, e dobbiamo anche qui compiere qualche semplice arrampicata. Un grosso masso che presidia il solco del passo ci costringe ad una leggera diversione a sinistra, ma i 2840 metri del passo della Vedretta meridionale sono ben presto raggiunti. La discesa sfrutta una cengia esposta sulla sinistra (corde fisse alle quali assicurarsi soprattutto in un passaggio un po' delicati). In breve tocchimo l'alto circo della Valle dei Ratti, e proseguiamo nella discesa serpeggiando fra lastroni e blocchi, seguendo i segnavia, leggermente verso destra (andamento complessivo sud-sud-ovest). Superata la fascia dei blocchi e dei corpi franosi, approdiamo ad un terreno misto di massi e radi pascoli e raggiungiamo il rifugio Volta, ben visibile anche dall'alto (m. 2212).


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Il sentiero attrezzato dal CAI di Como e dedicato alla memoria di Dario Di Paolo è costituito da due rami: il primo congiunge il rifugio Omio al rifugio Brasca attraverso il passo Ligoncio, mentre il secondo congiunge il rifugio Omio al rifugio Volta attraverso il passo della Vedretta meridionale.
Entrambi iniziano, dunque (o terminano, a seconda del senso in cui li si percorre) alla capanna Omio (m. 2100). Pochi metri alla sua sinistra, infatti, i cartelli indicano la partenza del sentiero che porta alla valle Merdarola per la bocchetta di Medaccio (sentiero che parte con andamento pianeggiante) e del sentiero attrezzato Dario Di Paolo, che invece comincia subito a salire alla sua destra.
Dopo poche decine di metri i due rami del sentiero attrezzato si dividono: il primo (asettentrionale, destra) sale con più decisione, mentre il secondo (meridionale, diritto) guadagna quota più gradualmente, valicando un dosso erboso ed alcuni torrentelli, denominati àquè do ligùnc’, che confluiscono, più in basso, nel fiöm do ligunc’ o fiöm da caséna di lüsèrt. Proseguiamo fiancheggiando il piede di un primo promontorio di granito, per poi tagliare gli ultimi magri pascoli della val Ligoncio lasciando a distanza, sulla destra, un secondo promontorio roccioso, che scende dalla Punta della Sfinge e dal quale precipitano alcune cascatelle. Fin qui possiamo ancora seguire una traccia di sentiero; nella rimanente salita si tratterà invece di seguire gli abbondanti segnavia rosso-bianco-rossi, che disegnano il tracciato su un terreno faticoso, per lo più costellato di massi di tutte le dimensioni, con andamento complessivo sud-ovest.
Il tracciato si porta sul fianco di un terzo promontorio roccioso, risalendo poi il vallone alla sua destra, senza allontanarsi troppo dallo sperone. Superata una grande placca, pieghiamo a sinistra e sormontiamo il promontorio, con qualche semplice passo di arrampicata. Giungiamo così ad una sorta di pianoro, disseminato di una quantità enorme di massi, ed ignoriamo due indicazioni che segnalano la deviazione a destra per salire al pizzo Ligoncio. Durante questa parte della salita non possiamo mancare di ammirare il profilo sempre diverso offerto dalla Punta della Sfinge ed il poderoso bastione di granito sul quale essa si erge. La punta ed il bastione sono mete classiche per gli scalatori, per cui non ci dovremo stupire se sentiremo le loro voci sulla parete. Il pizzo Ligoncio appare invece molto meno affascinante, con la sua mole tozza e la sua cima defilata.
Ci avviciniamo poi ad un'enorme placca di granito, solcata da rivoli d'acqua, aggirandola a monte. Puntiamo quindi ad un quarto ed ultimo promontorio, che risaliamo sul fianco, con qualche ulteriore semplice passo di arrampicata, raggiungendone il piccolo pianoro sommitale. Inizia l'ultimo tratto della salita al passo, che fin dalla partenza e per gran parte del percorso rimane ben visibile ai nostri occhi, con il suo profilo di larga V con alla destra una U più piccola, sulla costiera che separa la val Ligoncio dalla Val dei Ratti.
Ci troviamo ora davanti tre nevai più grandi, oltre a qualcun altro più piccolo. Il primo lo lasciamo alla nostra destra, mentre gli altri due li dobbiamo risalire (la pendenza è peraltro abbastanza modesta). L'attraversamento del secondo avviene in linea retta, non lontano dal suo margine sinistro. Eccoci così finalmente al canalino terminale: i segnavia ci guidano nell'ultima fatica in salita, e dobbiamo anche qui compiere qualche semplice arrampicata. Un grosso masso che presidia il solco del passo ci costringe ad una leggera diversione a sinistra, ma i 2840 metri del passo della Vedretta meridionale sono ben presto raggiunti.
Possiamo finalmente vedere il versante opposto, e si apre davanti ai nostri occhi tutto il versante centro-occidentale dell'alta Val dei Ratti, ma anche buona parte della media valle. Alle nostre spalle lasciamo un panorama superbo: abbiamo davanti agli occhi l'intero arco delle celeberrime vette del gruppo Masino-Disgrazia, dai Pizzi dell'Oro ai Corni Bruciati.
Sotto di noi, infine, si dispiega il pianoro terminale dell'alta val dei Ratti, ed è uno spettacolo sorprendente: uno spazio enorme disseminato caoticamente di massi grandi e piccoli. Basta scendere di poche decine di metri per raggiungerlo, ma, amara sorpresa, la discesa su cengia esposta alla nostra sinistra non è affatto semplice. Ci troviamo infatti subito di fronte ad un passaggio molto delicato, perchè dobbiamo superare una roccia esposta, che ci offre come appiglio uno stretto corridoio, ed un saltino che ci permette di posare i piedi sulla roccia sottostante. Ci sono le corde fisse, che assistono l'intera discesa, ma questo breve passaggio richiede assolutamente che ci assicuriamo alle corde con moschettoni e cordino. Se non disponiamo di questo equipaggiamento o della necessaria preparazione, rinunciamo alla discesa, e consideriamo la salita al passo come un'occasione rara per godere di uno spettacolo panoramico superbo, offerto da uno degli osservatori più suggestivi sul gruppo del Masino-Disgrazia.
Ma, già che ci siamo, le raccomandazioni non finiscono qui: anche la salita può riservare insidie; il terreno erboso, per esempio, cela spesso buchi inattesi, e finirci dentro ci può provocare infortuni anche seri; i sassi non sempre sono immobili come pensiamo, per cui evitiamo di farci gravare sopra l'intero peso del corpo senza previa verifica.
Poniamo comunque di essere al circo terminale dell'alta Val dei Ratti, che presenta un aspetto lunare: a questo punto non ci resta che seguire con attenzione i segnavia, che ci guidano nel suo attraversamento (che descrive una diagonale verso destra, fra lastroni e corpi franosi) e nella successiva discesa, con qualche cambio di direzione, ma senza eccessive difficoltà, fino al rifugio Volta (m. 2212). Attenzione, però (e questo discorso vale anche per la salita sul versante opposto): se c'è molta foschia e scarsa visibilità, evitiamo questo sentiero, perché non possiamo appoggiarci ad alcun punto di riferimento e rischiamo di vagare a vuoto o, peggio ancora, di finire sul limite di qualche dirupo. Se veniamo investiti da un improvviso banco di foschia (cosa più facile sul versante della Val dei Ratti, che risente maggiormente delle correnti umide lariane), non procediamo, ma aspettiamo che si ripristinino condizioni buone di visibilità; se infatti perdiamo anche un solo segnavia, rischiamo di non ritrovarci più.
La traversata, dunque, va effettuata in condizioni atmosferiche buone, comporta un dislivello in salita di 740 metri (che si riducono a 638 se la effettuiamo a rovescio, partendo dal rifugio Volta) e richiede circa 5 ore.

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line.

Mappa del percorso - particolare della carta tavola elaborata da Regione Lombardia e CAI (copyright 2006) e disponibile per il download dal sito di CHARTA ITINERUM - Alpi senza frontiere


1. Novate-Brasca 2. Brasca-Gianetti 2bis. Omio-Gianetti 3. Gianetti-Allievi 4. Allievi-Ponti 5. Ponti-Chiesa Valmalenco

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CARTA DEL TERRITORIO COMUNALE sulla base della Swisstopo (CNS), che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri).
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