ALTRI PERCORSI IN VAL MASINO - CARTA DEL PERCORSO

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Cornolo-Sasso Bianco
2 h e 30 min.
800
EE

Esiste una Val Masino sconosciuta, dove si incontrano, oggi, solo gli aspri orizzonti del silenzio, che hanno sostituito gli altrettanto aspri scenari di una vita povera, stentata. La si incontra nei magri alpeggi che si trovano, qua e là, sulle aspre costiere di monti assai meno conosciuti rispetto agli splendidi giganti di granito per i quali la valle è famosa. Ma è un incontro non facile: si tratta di una montagna esigente, severa, che non tollera un superficiale avventurismo. Per conoscerla, ci conviene affidarci a chi ne conosce gli incerti sentieri, perché smarrirne la traccia significa perdersi fra luoghi dirupati, esperienza quantomeno paurosa, quando non realmente pericolosa.
Se, dunque, non abbiamo questa possibilità, ricostruiamo questi scenari nella nostra fantasia, dove il passo può ugualmente regalare emozioni, ed è molto più sicuro. Il primo paese che incontriamo salendo in Val Masino lungo la ex ss. 404, ora strada provinciale,, a 10 km circa dalla sua partenza, è Cataeggio (cata(i)öc’), che ne costituisce anche il centro amministrativo. Qui ci accoglie la chiesa di San Pietro, che si staccò dalla parrocchia di Mello nel 1719.
Se torniamo indietro per un tratto, troviamo, sulla destra (per chi scende), un cartello che indica Cornolo (“còrnol”) e che segnala la partenza di una stradina asfaltata: percorrendola, attraversiamo, su un ponte, il torrente dell'aspra val Pegolera. La strada, poi, si fa poi sterrata e raggiunge la chiesa semidiroccata di san Bernardo: siamo nella silenziosa Còrnolo, dove, nei mesi autunnali ed invernali regna il silenzio. Non si direbbe che questa località, nascosta da fitti boschi di castagni, era, un tempo, più popolata di Cataeggio, e che la chiesa, oggi abbandonata agli insulti del tempo, era il più importante centro di culto nella valle (si tratta della sgésa dè còrnol, probabilmente antica e dedicata già nel cinquecento a S. Bernardo). Còrnolo (còrnol), infatti, ha origini assai antiche e, sul finire del Cinquecento il vescovo di Como, Feliciano Ninguarda, registra che si tratta di uno dei centri più importanti della valle. Era costituito da cinque diversi nuclei, cà dè sèndre, cà dè mèi, cà dè còrnol, cà dò sgiovanùn, cà dò stelìn. Non deve, quindi, sorprendere, sulle mura di una delle abitazioni abbandonate, un dipinto che attenua il senso di povertà suscitato da questi luoghi. Ma dobbiamo ora incamminarci alla scoperta di luoghi ancora più nascosti ed inquietanti.
Poco oltre le case di Ca' di Mei (cà dè mèi, da "mei", che significa "miglio") si trova un trivio, al quale svoltiamo a destra, salendo su una pista tracciata per servire una cava dismessa. Al terzo tornante destrorso parte, sulla sinistra, un evidente sentiero pianeggiante, che seguiamo fino a quando svolta a destra; lì dobbiamo lasciarlo, per imboccare un sentiero che sale nel bosco e che, all'inizio, è assai incerto. Poi la traccia si fa un po' più chiara, ma va seguita sempre con grande attenzione: non ci sono segnavia, infatti, che ci possano essere d'aiuto.
Nella salita, incontriamo qualche apertura panoramica, che ci permette di osservare Cataeggio, dominato dalla poderosa mole del monte Piezza (sciöma da pièsa), che chiude la costiera Remoluzza-Arcanzo e che divide la Val Masino nei suoi primi due grandi rami superiori, quello che giunge a San Martino (biforcandosi poi nelle valli dei Bagni e di Mello), a sinistra, e quello che sale fino alla piana di Preda Rossa, ai piedi del momte Disgrazia, a destra. Il monte Disgrazia resta nascosto dalla costiera Remoluzza-Arcanzo, ma da qui possiamo osservare i Corni Bruciati.
Il sentiero dopo un primo tratto di traversata nel bosco, prosegue la salita sul crinale di un lungo dosso (circondato dagli inaccessibili e paurosi valloni dell'òdola, a sinistra - sud - e della val pegolèra, a destra - nord -) raggiunge una croce di ferro, infissa in un masso per commemorare un defunto. Nella salita, piuttosto ripida, attraversiamo un luminoso bosco di betulle, passiamo per un punto di sosta denominato "cadrìga" (sedia) ed un bosco denominato "pianùn" (nonostante sia tutt'altro che piano!)..
Dobbiamo avere l'accortezza di memorizzare con estrema attenzione luoghi e dettagli, per evitare di perdere il sentiero nella discesa, evenienza non improbabile, dal momento che in alcuni tratti risulta poco visibile. Approfittando di qualche nuova apertura, possiamo gettare un'occhiata sulla val di Tartano, o sul lungo crinale che porta all'alpe Granda e che divide la Valtellina dalla Val Masino.
Attraversiamo, poi, una fascia di roccette nella quale il bosco si dirada, prima di raggiungere una pianetta chiusa da una fascia di rocce: aggirata questa fascia sulla destra, eccoci, finalmente, ai prati dell'alpe Sasso Bianco (sàs biènch), posta, su un bel poggio (chiamato "saselùn dè sàs biènch"), a 1680 metri di quota. Siamo in cammino da poco più di due ore, ed abbiamo superato circa 800 metri in altezza.
Le numerose baite testimoniano l'antica importanza dell'alpeggio: oggi questi luoghi sono, invece, battuti solo dai cacciatori. Mentre, a nord-est, il monte Disgrazia continua a nascondersi, a destra dei Corni Bruciati compaiono la Val Terzana ed il pizzo Bello. Lo sguardo raggiunge anche, a sud-est, l'intera catena orobica centro-orientale.
Se guardiamo sulla carta IGM troveremo indicato un sentiero che prosegue salendo ad una bocchetta, la quale introduce all'alpe Cavislone, laterale della valle di Spluga (a sua volta, prima laterale di sinistra - per chi sale - della Val Masino): è però del tutto sconsigliabile avventurarsi oltre l'alpe, perché il sentiero si perde, esponendoci al rischio di vagare senza orientamento fra aspri dirupi.

 

 

 

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