SENTIERO SENSORIALE; ALTRI PERCORSI IN VAL MASINO; GALLERIA DI IMMAGINI; CARTA DEL PERCORSO

I Bagni di Masino

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Piazzola-parcheggio dei Bagni-Casa della Foresta-Baita dei Bagni-Piazzola-parcheggio dei Bagni
25 m.
80
T
SINTESI. Saliamo in Val Masino e, oltrepassate Cataeggio e San Martino, giungiamo al termine della carozzabile ai Bagni di Masino. Qui, proprio alle spalle della piazzola che riserva uno spazio a ai pullman che effettuano servizio di linea, appena prima del ponticello che introduce agli edifici dei Bagni di Masino (m. 1170). Un cartello in legno con le indicazioni “Alpe Merdarola” e “Casera Bagni” segnala la partenza della stradella che porta subito dal parcheggio ai prati sul cui limite alto di sinistra è posta la Casa nella Foresta (m. 1180). Ci dirigiamo verso la casa, lasciando alla nostra sinistra la partenza segnalata del sentiero che sale all’alpe Merdarola. Proseguiamo in piano verso destra (per chi è volto alla facciata della casa) entrando nel bosco di abeti dal quale usciamo ai prati della Baita dei Bagni. Senza scavalcare il torrente Masino, proseguiamo verso destra, rientrando in una macchia di abeti dalla quale usciamo alla parte bassa dei prati della Casa della Foresta. Con breve discesa torniamo alla piazzola del parcheggio.


Apri qui una panoramica sulla Valle dell'Oro ed il monte Boris dalla piana dei Bagni di Masino

I Bagni di Masino sono uno dei luoghi cui maggiormente si legano l'immagine e la storia della Val Masino. Furono scoperti, secondo quanto narra una leggenda, da un pastore che seguì una mucca la quale, a differenza delle altre, non si abbeverava al torrente, ma risaliva il versante del monte per bere da una sorgente di acqua calda, producendo poi molto più latte delle altre a dare notorietà ad una valle che, per il resto, rimaneva quasi tagliata fuori dal mondo e legata ad un’economia talora di pura sussistenza.


La foresta dei Bagni di Masino

Dei Bagni si aveva notizia fin dal secolo XV, come testimonia una lettera del Podestà di Morbegno, Antonio Morosio, al duca di Milano Francesco Sforza, nel 1462, nella quale si lodavano le proprietà salutari della sorgente termale e delle acque “scaturenti in Val Masino, tra le valli alpine bellissima, acque salutari per ogni languore”. Fu soprattutto il novelliere rinascimentale Matteo Bandello, che vi soggiornò diverse volte fra il 1505 ed il 1525, ad incrementare la fama dei Bagni, citandoli nelle sue novelle. Così scrive, nella sua novella XLIII: "Ora, essendo io con messer Giovanni Parravicino...un giorno andato ai Bagni del Masino per via di diporto, vi ritrovai molti gentiluomini milanesi, e comaschi... Quivi per fuggir il sonno del meriggio, che dicono i medici essere pestifero a chi prende quei bagni, sogliono dopo desinare ridursi per la più parte sotto una costa della montagna, la quale è di modo alta che il sole, passate tre o quattro ore della mattina, non la può coi suoi raggi battere."


Cime del gruppo del Cavalcorto dai Bagni di Masino

Nella sua descrizione della Valtellina nell’opera Raetia” (Zurigo, 1616) Giovanni Guler von Weineck, governatore per le Tre Leghe della valle nel 1587-88, scrive: “In quest’ultimo ramo della valle, a mezz’ora di strada cattiva  e scoscesa da S. Martino, si trovano le nobili e rinomate terme di Masino: l’acqua scaturisce da un cavo dirupo; è limpida, chiara e piacevole come bevanda… I medici sono d’avviso che quest’acqua contenga dell’oro, molto ferro, del nitro e un poco di allume; vi è parimenti dello zolfo…” Si diffonde, poi, nella descrizione delle virtù salutari di quest’acqua, “detersive, aperitive, lenitive e corroboranti”, definendola “rimedio sicuro contro i mali superficiali ed interiori del corpo: come il prurito, il pizzicore, la tigna, la rogna, la scabbia, il puzzo del corpo, le posteme, i tumori dolorosi ovvero ascessi, i sudamini, il carbonchio, le piaghe molli e purulente, le fistole alle cosce od in altre parti del corpo”. Aggiunge che “i malati di fegato e di stomaco accorrono a questi bagni come a rimedio sicuro ed infallibile” e “quanto alle donne, questi bagni hanno una efficacia straordinaria contro i fiori bianchi e tutte le malattie dell’utero…; queste acque, infine, tolgono ogni ostacolo al concepimento”. Le acque termali divennero, quindi, famose per le proprietà terapeutiche, soprattutto contro le malattie reumatiche, intestinali ed uterine, per cui i Bagni vennero denominati anche “Bagni delle Signore”, in quando molte nobildonne si sobbarcavano viaggi anche lunghi e faticosi per cercare qui il rimedio che potesse curare la loro sterilità.


Monte Boris dai Bagni di Masino

L’antica via per le terme dei Bagni di Masino non partiva, come si potrebbe pensare, dallo sbocco del torrente Masino, nel territorio di Ardenno, ma si addentrava nella valle dopo aver traversato l’intera Costiera dei Cech, partendo da Ferzonico (Mantello) e passando da Dazio e da Cevo. Ecco come la descrive Giovanni Guler von Weinceck, nell’op. cit.:
Ferzonico si dice pure Cantono. Di qui comincia la via che conduce alle terme di Masino, misurando da un estremo all’altro due miglia tedesche. Infatti da Ferzonico a Bioggio la via sale faticosamente per il monte per tremila passi, poi abbiamo un tratto piano sino a Civo; poi vi sono di nuovo millecinquecento passi di lenta salita sino a Roncaglia; e dopo Roncaglia vi sono di nuovo millecinquecento passi sino a Caspano; e di lì un tiro d’archibugio sino a Bedoglio. Da questo punto si entra nella Valmasino, nella quale si percorrono seimila passi per arrivare a S. Martino; donde con altri duemila di via diseguale e sassosa si giunge ai Bagni. Questa strada è accessibile ai cavalli e ai pedoni; ed è la più frequentata da quelli che vengono ai Bagni dal Lago di Como.”


Bagni di Masino

Al fascino delle acque si aggiunge quello dello scenario alpino: fa da cornice ai Bagni il maestoso e luminoso circo della Valle dell’Oro; alla sua sinistra, meno affascinante e visibile, la valle della Merdarola; splendida, infine, ma non osservabile dai Bagni la val Porcellizzo, a destra (nord-est) della Valle dell’Oro.


Foresta dei Bagni di Masino

Chi si trovasse ai Bagni di Masino (li si raggiunge percorrendo per intero la strada provinciale 9 di Val Masino) può approfittarne per una breve e rilassante passeggiata che segue il percorso Sentiero Sensoriale dei Bagni di Masino, il cui pannello illustrativo si trova a margine della piazzola di parcheggio che precede di poco il ponte sul torrente Masino e l’accesso al complesso dei Bagni di Masino. Il percorso, allestito dall’ERSAF, è lungo 1 km e 100, ha un dislivello in altezza contenuto (80 metri) ed un tempo di percorrenza di 20-25 minuti. Permette di immergersi con tutti i sensi in un angolo della splendida foresta dei Bagni di Masino, uno scenario di rara suggestione, circondato dalle imponenti muraglie granitiche e dai picchi che costituiscono l’avamposto delle cime delle tre valli che confluiscono nella piana dei Bagni, la Valle della Merdarola, la Valle dell’Oro e la Val Porcellizzo.


La Casa nella Foresta

Un cartello in legno con le indicazioni “Alpe Merdarola” e “Casera Bagni” segnala la partenza della stradella che porta subito dal parcheggio ai prati sul cui limite alto di sinistra è posta la Casa nella Foresta (m. 1180). Ci dirigiamo verso la casa, lasciando alla nostra sinistra la partenza segnalata del sentiero che sale all’alpe Merdarola. La struttura, di proprietà regionale, è gestita dall’ERSAF ed è ricavata dall’edificio della Casera dei Bagni, che fino all’ultimo decennio del secolo scorso veniva ancora utilizzato per la produzione casearia. Alla sua destra una delle tante icone della Val Masino, un enorme masso erratico che ha scelto di riposare per i prossimi millenni nella placida quiete della radura, ai margini di un fitto bosco di abeti, che precede le ripide sponde della costiera che separa la Valle della Merdarola dalla Val Ligoncio.


Il bosco di abeti

Se guardiamo in direzione opposta non possiamo non rimanere colpiti dal salto verticale dello strapiombo granitico che precipita sulla piana con l’edificio dei Bagni di Masino. Da qualche parte nel cuore di quella muraglia la celebre acqua termale trova la sua strada per affacciarsi dai recessi della terra alla luce del giorno. Non si fatica a credere che un’acqua sgorgante in un simile scenario abbia potuto tanto suggestionare nei secoli passati i visitatori da risultare anche per questo benefica. Sopra la muraglia una fitta abetaia si spegne ai piedi di tre coniche cime nel gruppo del Cavalcorto, a cavaliere fra la Val Porcellizzo dalla Valle del Ferro. A sinistra una breve finestra lascia intravvedere un lembo degli alti pascoli della Val Porcellizzo, sormontati dal mite profilo del pizzo omonimo. Procedendo in senso orario la finestra si chiude con il profilo slanciato e conico del monte Boris, sul limite della costiera del Barbacan, che separa la Val Porcellizzo dalla Valle dell’Oro. Più a sinistra ancora, oltre le cime degli abeti rossi, si comincia ad intravvedere la sezione settentrionale della testata della Valle dell’Oro. Quando, nelle mezze stagioni ed in inverno, l’ombra si riappropria dopo una breve pausa di luce della piana dei Bagni, il sole non si stanca di esaltare la bellezza di queste vette, ed anche se “Oro” viene da “Or” (limite, soglia), vi è un’ora del giorno in cui queste sembrano risplendere di bagliori dorati.


I prati e la centralina di rilevamento dell'inquinamento

Vicino alla Casa della Foresta c’è una centralina di rilevazione dello stato di salute di questo ecosistema forestale ed un pannello (n. 3) che ne illustra la funzione. Procediamo ora in piano in direzione della Valle dell’Oro, su un sentiero delimitato da un corrimano in legno, entrando subito del cuore del bosco di abeti, che non è tanto fitto da impedire la presenza un po’ invadente di qualche masso erratico. Un quarto pannello ci illustra le principali specie di piante che popolano la fiesta dei Bagni, vale a dire abete rosso ed abete bianco, larice, faggio e sorbo degli uccellatori.
Il sentiero serpeggia fra i massi affioranti di una paleofrana ed in breve ci porta al quinto punto di sosta. Qui non c’è nulla da leggere, ma solo una panchina per sostare nel cuore del bosco. Approfittiamo della magia del luogo per lasciar fluire sensazioni e pensieri. Se siamo particolarmente ispirati concepiremo l’embrione di qualche idea profondamente filosofica, destinato però a deperire non appena risaliremo in macchina.


La Baita dei Bagni

Dopo un tratto elegantemente lastricato, il sentiero, sempre accompagnato dal corrimano in legno, esce ad una nuova radura, disseminata dagli immancabili massi. Procediamo all’aperto e giungiamo in vista di un baitello. Si tratta della Baita dei Bagni (m. 1165), trasformata in Centro Informazioni. Un pannello ci informa che siamo nel Sito di Interesse Comunitario IT2040020 “Bagni di Masino-Pizzo Badile” e ne illustra le principali caratteristiche di flora e fauna. Se siamo fortunati potremo imbatterci in cervi, caprioli, camosci, stambecchi e marmotte. Negli anni scorsi è stata segnalata qui anche la presenza dell’orso, che qui ha soggiornato per un certo tempo. Meno appariscente ma non meno interessante la presenza di rane rosse di montagna, salamadre, lucertole vivipare e muraiole, marassi, colubri, vipere, orbettini, ramarri e biacchi. Molto ricca è anche la flora, con 647 specie vegetali censite.


Cascata del torrente Masino

Vicino al baitello ci sono quattro piccole torri in pietra, disposte in corrispondenza dei punti cardinali. Si tratta di blocchi dei principali minerali della Val Masino, il Ghiandone (Granodiorite della Val Masino), superficie ideale per scalatori e sassisti, la più caratteristica roccia della valle, il Serizzo (Quarzodiorite del monte Bassetta), talora erroneamente accostato al precedente nel connubio “Serizzo Ghiandone”, il San Fedelino, il più famoso rappresentante della famiglia dei graniti, soprattutto per le cave estrattive della vicina Val Codera (sta proprio oltre il limite delle cime della Valle dell’Oro) ed il Serpentino, che si sostituisce al regno del granito in corrispondenza del gigante della Val Masino, il monte Disgrazia, variandone significativamente il panorama cromatico con le sue tinte rosso-ruggine vagamente inquietanti e sulfuree.


Ponte in pietra sul torrente Masino

Ci avviciniamo ora al torrente Masino, soffermandoci ad ammirare, alla nostra sinistra, parte della testata della Valle dell’Oro, che propone, da sinistra, il pizzo della Vedretta, il tondeggiante pizzo Ligoncio (m. 3038), massima elevazione del gruppo, e l’enigmatica punta della Sfinge, che da qui rivela il profilo da cui ha tratto il nome. La depressione sul cui lato destro è posto il passo Ligoncio precede i pizzi dell’Oro, di cui però vediamo solo un breve scorcio del pizzo meridionale. Giunti al torrente, notiamo due ponti, uno, più recente, in legno e quello più antico in pietra. Il pannello della sosta al torrente Masino ci offre i suoi princiali elementi identificativi. Nasce in Val Porcellizzo, presso il pizzo Cengalo, e, ricevendo le acque di diversi affluenti, termina la sua corsa nel fiume Adda dopo 22 km. Localmente viene semplicemente chiamato “Fiöm”, il fiume. Se abbiamo un po’ di tempo possiamo passare sul lato opposto della piana, sfruttando uno dei ponti, e proseguire sul sentiero segnalato per il rifugio Omio. Percorsa per buon tratto la piana, prima di iniziare la salita nel bosco lasciamo il sentiero principale imboccando un sentierino che taglia a destra, nella selva, e porta ad una bella cascata del torrente Masino.


Piana dei Bagni di Masino

Tornati al Sentiero Sensoriale, restiamo a destra del torrente Masino, rientrando per breve tratto in una macchia di abeti. Incontriamo così il nono ed ultimo pannello, che ci offre interessanti informazioni su capriolo, camoscio alpino, orso bruno, volpe, martora e gigiat. Le prime tre specie animali sono scientificamente attestate, mentre sulla quarta molto si discute. Sono pochi possono vantarsi di aver visto il gigiat, vero simbolo della Val Masino (anche se varianti assai diverse sono segnalate nella vicina Costiera dei Cech e nella lontana Val di Rezzalo). A quanto dicono, si tratterebbe di un animale enorme, un incrocio fra un caprone o un camoscio (o uno stambecco).


Centralina di rilevamento dell'inquinamento

Come faccia un animale dalla taglia eccezionale a sfuggire all’osservazione dei più è un po’ un mistero. Forse perché si muove con eccezionale rapidità, nel suo habitat naturale costituito dalla Val Porcellizzo e dalle contigue valli del Ferro, di Qualido e di Zocca. Meditando sull’ultimo irrisolto mistero della zoologia contemporanea proseguiamo sul sentiero fino a tornare alla parte bassa dei prati della Casa della Foresta, dove intercettiamo il primo tratto del sentiero, ridiscendendo infine alla piazzola del parcheggio dei Bagni.


Edificio dei Bagni di Masino

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo (CNS), che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line.


1. Novate-Brasca 2. Brasca-Gianetti 2bis. Omio-Gianetti 3. Gianetti-Allievi 4. Allievi-Ponti 5. Ponti-Chiesa Valmalenco

GALLERIA DI IMMAGINI

CARTA DEL TERRITORIO COMUNALE sulla base della Swisstopo (CNS), che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri).
Apri qui la carta on-line.
CLICCA SUL SETTORE CHE TI INTERESSA PER APRIRE LE RELAZIONI ESCURSIONISTICHE

GALLERIA DI IMMAGINI

Copyright © 2003 - 2017 Massimo Dei Cas La riproduzione della pagina o di sue parti è consentita previa indicazione della fonte e dell'autore (Massimo Dei Cas, www.paesidivaltellina.it)

Escursioni e camminate (consigli ed indicazioni; I miei canali su YouTube: paesi e campane, rifugi e vette, passi e poesie, poesie, musica)
Storia, tradizioni e leggende
Immagini, suoni e parole

Copyright © 2003 - 2017 Massimo Dei Cas Designed by David Kohout