Apri qui una foto-mappa della Val Cameraccio e della Val di Mello viste dalla bocchetta Roma

ANELLO VAL CAMERACCIO-VAL TORRONE

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Parcheggio Val di Mello-Casera di Pioda-Alpe Cameraccio-Passo Cameraccio-Val Torrone-Parcheggio Val di Mello
10 h
1900 m.
EE

SINTESI. [Aggiornamento 2016: lo stato del sentiero, soprattutto nella zona della Casera Torrone, peggiora di anno in anno, per cui è sconsigliabile la discesa. Questo anello è dunque al momento sconsigliabile]. Saliamo lungo la provinciale di Val Masino, oltrepassando Cataeggio e parcheggiando a San Martino. Sfruttando il bus-navetta (estate) ci portiamo al parcheggio di Val di Mello e percorriamo il tratturo che si addentra nella valle, passando per Ca' di Carna e Cascina Piana, oltre la quale proseguiamo sulla sinistra ed ignoriamo, a sinistra, la deviazione del sentiero che sale in valle di Zocca. Attraversato su un ponte il torrente di val di Zocca e la località di Rasica, proseguiamo salendo ed ignorando, sulla sinistra, la deviazione per la val Torrone. Troviamo, poco oltre, il ponticello sul torrentello che scende dalla val Torrone, e proseguiamo salendo in una fitta pineta, uscendo di nuovo all'aperto, a quota 1559, presso le baite della Casera di Pioda. Non è facile trovare, qui, la ripartenza del sentiero: si deve evitare una traccia che corre, pianeggiante, verso il centro della valle, e risalire, invece, i prati alle spalle delle baite (sulla nostra sinistra): sul limite del bosco si ritrova il sentiero che, dopo una serie di rapidi tornantini, volge a sinistra e conduce, poco sopra i 1700 metri, ad una nuova radura, dove si trova una baita isolata, dominata dalla Torre del Cameraccio meridionale. Il sentiero, con traccia più incerta, si avvicina alla costiera del Cameraccio, che separa la valle dalla val Torrone, mentre la boscaglia si fa sempre più rada. Bisogna prestare molta attenzione ai segnavia, per non perdere un sentiero dalla traccia assai labile. Esso piega per due volte a destra, riprendendo altrettante volte a salire più direttamente; superiamo, così, un primo torrentello, per poi puntare verso un secondo corso d'acqua; troviamo anche, su un masso, le indicazioni per il rifugio Ponti. Superato il secondo torrentello, la salita prosegue per dossi erbosi, tendendo leggermente a sinistra. Se intendiamo tornare per la medesima via di salita, ci conviene memorizzare bene il piccolo promontorio erboso raggiunto dopo l'attraversamento del secondo torrentello: da qui in avanti, infatti, la traccia si perde, per cui proseguiamo salendo, facilmente, a vista. Gli ultimi magri pascoli lasciano gradualmente il posto ad una fascia di massi, fra i quali si annida anche qualche nevaietto. Se vogliamo varcare il passo Cameraccio, sul vertice di nord-ovest della valle, dobbiamo proseguire salendo in verticale, o piegando leggermente a destra. Al termine della salita, fra quota 2600 e quota 2700, ci si ricongiunge con il sentiero Roma, che scende dal passo di val Cameraccio. Il sentiero è individuabile per i numerosi segnavia rosso-bianco-rossi che ne costellano il percorso (in qualche tratto troviamo anche le più vecchie croci color amaranto). Seguendo il sentiero sinistra saliamo al passo del Cameraccio (m. 2950), largo corridoio oltre il quale troviamo un nevaio ed una sella morenica. restiamo sul lato destro del passo, a ridosso del versante roccioso e scendiamo lungo un sistema di placche aiutati da corde fisse. Raggiunto il nevaio alla base del passo, lo tagliamo in diagonale verso sinistra e ci affacciamo all'alta Val Torrone, scendendo su una traccia zigzagante che segue un cordone morenico. Una ripida discesa ci porta a passare a destra del bivacco Manzi-Pirotta; proseguendo verso destra, raggiungiamo il centro della valle, proprio ai piedi della sua bellissima testata. Per tornare in Val di Mello dobbiamo procedere per un buon tratto verso il passo di Val Torrone, sempre seguendo il sentiero Roma, fino a trovare, non lontani dall'imbocco del passo, sulla sinistra, i segnavia, che segnalano la labile traccia che, staccandosi dal Sentiero Roma, scende, tendendo leggermente a destra e superando un torrentello, fino alla Casera Torrone (m. 1996). Senza perdere i segnavia (evitiamo assolutamente di sendere a vista), passiamo per una fastidiosa fascia di ontani e ci affacciamo al la strettoia della media valle, ai piedi dell'impressionante parete della Meridiana, che ci sovrasta sul lato destro. Scendiamo diretti, fino ad un cancelletto e ad una placca che superiamo con l'aiuto di corde fisse. Il sentiero prosegue spedito nella discesa, in un bosco, a destra del torrente di Val Torrone, fino ad intercettare la mulattiera che da Rasica sale all'alpe di Pioda. Seguendola verso destra torniamo a Rasica e percorriamo la mulattiera di Val di Mello, tornando al parcheggio presso il Gatto Rosso.

In fondo alla Val di Mello, unica, per bellezza fra le valli delle Alpi Retiche, non troviamo più gli scenari bucolici, raccolti ed un po' pigri del lungo e dolce fondovalle, ma uno sterminato e solitario anfiteatro, che si impenna fino a raggiungere la testata della valle, la Val Cameraccio (val camaràsc). Per essere precisi, la Val Cameraccio è solo la parte sinistra (nord-ovest) di questo ampio circo glaciale, mentre quella destra è denominata Pioda ("piöda"); in mezzo, la "val casìn".
Per raggiungerla, si deve percorrere l’intera Val di Mello, partendo dal parcheggio: superata la località di Cascina Piana (casìna ciàna), incontriamo la deviazione, a sinistra, per la valle di Zocca e attraversiamo, su un ponte, il torrente di val di Zocca; oltrepassata anche la località di Rasica ("rèsga"). La mulattiera, chiamata senté dò camaràsc' o senté da piöda, comincia, poi, a salire, avvicinandosi al fianco occidentale della val Cameraccio, che chiude a nord-est la Val di Mello, nella cornice di una splendida pecceta, chiamata "peghèra".
Dobbiamo prestare attenzione: appena prima del ponticello (punt del turùn, m. 1298) sul torrente che scende dalla Val Torrone (fiöm do turùn), da essa si stacca il sentiero che permette di accedervi, segnalato dalla scritta “Torrone” su un masso. Noi, però, ignorata la deviazione, sulla sinistra, per la val Torrone, proseguiamo diritti, varchiamo il ponticello e proseguiamo la salita in una fitta pineta, uscendo di nuovo all'aperto, a quota 1559, presso le baite della Casera di Pioda (casèra da piöda).

Val Cameraccio

Non è facile trovare, qui, la ripartenza del sentiero: si deve evitare una traccia che corre, pianeggiante, verso il centro della valle, e risalire, invece, i prati alle spalle delle baite: sul limite del bosco si ritrova il sentiero che, dopo una serie di rapidi tornantini, volge a sinistra e conduce, poco sopra i 1700 metri, ad una nuova radura, dove si trova una baita isolata, dominata dalla Torre del Cameraccio meridionale. Il sentiero, con traccia più incerta, si avvicina alla costiera del Cameraccio, che separa la valle dalla val Torrone, mentre la boscaglia si fa sempre più rada. La val Cameraccio desta un forte senso di solitudine, per la sua vastità ed il suo silenzio. Il primo tratto della costiera Remoluzza-Arcanzo la separa dalla valle di Preda Rossa. Bisogna prestare molta attenzione ai segnavia, per non perdere un sentiero dalla traccia assai labile. Esso piega per due volte a destra, riprendendo altrettante volte a salire più direttamente; superiamo, così, un primo torrentello (il fiöm da piöda), per poi puntare verso un secondo corso d'acqua (il fiöm da zocùn o dò camaràsc); troviamo anche, su un masso, le indicazioni per il rifugio Ponti: tagliando la parte mediana della valle, infatti, si può puntare direttamente alla bocchetta Roma, e di qui scendere al rifugio, in valle di Preda Rossa. Nel tratto fra i due torrentelli è già ben visibile la testata della valle, dominata dal monte Pioda (sciöma da piöda, m. 3431), dietro la cui cima si nasconde quella più famosa del monte Disgrazia.

Torre del Cameraccio meridionale

Superato il secondo torrentello, la salita prosegue per dossi erbosi, tendendo leggermente a sinistra. Alle spalle, si apre una visuale sempre più ampia sulla Val di Mello e, sullo sfondo, sulle valli Merdarola e Ligoncio. Se intendiamo tornare per la medesima via di salita, ci conviene memorizzare bene il piccolo promontorio erboso raggiunto dopo l'attraversamento del secondo torrentello: da qui in avanti, infatti, la traccia si perde, per cui proseguiamo salendo, facilmente, a vista (ma nel ritorno, se non ritroviamo il punto dal quale si scende al torrentello, rischiamo di perderci fra le grandi placche rocciose della media valle).  
Gli ultimi magri pascoli dell'alpe Cameraccio (che in passato, proprietà del comune di Cino, caricava 60 capi di bestiame) lasciano gradualmente il posto ad una fascia di massi, fra i quali si annida anche qualche nevaietto. Non esiste un percorso obbligato, la scelta della direttrice dipende dalla meta. Se vogliamo varcare il passo Cameraccio (pas do camaràsc), sul vertice di nord-ovest della valle, dobbiamo proseguire salendo in verticale, o piegando leggermente a destra.
Al termine della salita, fra quota 2600 e quota 2700, ci si ricongiunge con il sentiero Roma (senté róma), che scende dal passo di val Cameraccio, il ben visibile intaglio a sinistra del pizzo Torrone orientale (m. 3333), caratterizzato dall’inconfondibile profilo a punta di lancia. Il sentiero è individuabile, più che per la traccia (che solo in alcuni tratti si vede), per i numerosi segnavia rosso-bianco-rossi che ne costellano il percorso (in qualche tratto troviamo anche le più vecchie croci color amaranto).

Monte Pioda

Diamo, ora, un’occhiata alle costiere che delimitano la valle. Ad ovest la costiera Torrone-Cameraccio propone, da sud (sinistra), la punta meridionale del Cameraccio (m. 2743), la Torre di Re Alberto (m. 2832), la Torre Sud di Cameraccio (m. 2898), la Torre centrale di Cameraccio (m. 2889), la Torre nord di Cameraccio (m. 2950) e, a ridosso (appena a sud) del passo di Cameraccio (m. 2950), la punta di Cameraccio (m. 3026). Una curiosità che riguarda la triade delle cime punta meridionale di Cameraccio-Torre di re Alberto-punta di Cameraccio (ma potrebbe riferirsi anche alla tre torri di Cameraccio, meridionale, centrale e settentrionale): vengono indicate, con espressione dialettale, come i “tri prèvet”, cioè i “tre preti”, con riferimento ai parroci di Cino (“scìn”), Mello (“mèl”) e Cercino (“scerscìn”), perché questi tre comuni possedevano buona parte degli alpeggi della zona. In particolare, il comune di Cercino possedeva l'alpe Cameraccio (munt dò camaràsc), nella parte alta del circo glaciale, poi venduta, nel 1970, all'Azienda Regionale delle Foreste. Delle tre cime, quella del prèvet de mèl è la più alta, a simboleggiare la maggiore estensione dei possessi di Mello nella valle omonima; non sfigurano, però, a suoi lati, il prèvet de scerscìn (a nord-est) ed il prèvet de scìn (a sud-ovest).
Proseguendo verso destra, osserviamo la testata della valle: dal pizzo Torrone orientale parte una possente muraglia granitica che termina con il monte Sissone ("sisùn", in Val Masino, "còrgn de sisùm", in Valmalenco, m. 3331, fino agli anni cinquanta del secolo scorso punto di passaggio dei contrabbandieri da e per la Svizzera), che, visto da qui, si mostra poco pronunciato. A destra del monte Sissone, si individua, dopo la depressione del passo di Chiareggio (m. 3110), la punta Baroni (m. 3203). La punta Baroni, o cima settentrionale di Chiareggio, è il vertice di nord-ovest in una successione di tre vette denominate Cime di Chiareggio. Le rimanenti due sono la cima centrale di Chiareggio (m. 3107) e la cima meridionale di Chiareggio (m. 3093), alla cui destra si vede il passo di Mello (m. 2992). A sud-est delle tre cime, infine, l'elegante piramide del monte Pioda nasconde sempre la cima del monte Disgrazia; fra l'ultima cima di Chiareggio e le propaggini di nord-ovest del monte Pioda (sciöma da piöda) è collocato, a quota 2992, il passo di Mello (pàs dè mèl), sul quale si trova il bivacco Odello-Grandori.

Pizzo Torrone orientale

Sul versante orientale, infine, la costiera Remoluzza-Arcanzo propone la bocchetta Roma (pas da ciöda, m. 2898), il pizzo (o punta) della Remoluzza (sciöma da remolöza, m. 2814), il pizzo dell’Averta (sciöma da vertàla, m. 2824), il pizzo Vicima (sciöma da veciöma, m. 2853), la cima degli Alli (sciöma dei èl, m. 2758) e la cima d’Arcanzo (sciöma dè narchènz, o l'omèt, chiamata Cima di Prato Baro nella guida alla Valtellina del CAI di Sondrio del 1884, m. 2715).
La lenta e faticosa salita (siamo partiti da una quota di poco superiore ai 1000 metri, cioè dal parcheggio di Val di Mello, ed ora, dopo circa cinque ore di cammino, vaghiamo fra quota 2600 e 2700) è sicuramente mitigata dallo splendore dello scenario che, in una bella giornata, la testata della valle offre (evitiamo, invece, escursioni in condizioni di tempo incerto, perché una repentina diminuzione della visibilità renderebbe problematico il ritorno).
Se abbiamo sufficienti energie, possiamo puntare al passo Cameraccio, seguendo, verso sinistra, il sentiero Roma. Per raggiungere i 2950 metri del passo occorrono, dal parcheggio di Val di Mello, 6 ore circa di cammino. La sella del passo, occupata da un nevaio, rappresenta il punto più alto del Sentiero Roma: da qui dominiamo non solo l'alta val Cameraccio (scorgendo anche, dietro il monte Pioda, la selvaggia parete nord del monte Disgrazia - m. 3678 -), ma anche un buon tratto della costiera che separa la valle di Preda Rossa dalla val Torreggio (e sono, qui, i Corni Bruciati ad imporsi allo sguardo). Nella salita verso il passo, ci troviamo proprio ai piedi del massiccio doppio salto roccioso che dalla cima del pizzo Torrone orientale scende fino ai più alti nevai della valle. Per uno scenario che si chiude, alle nostre spalle, uno, diverso, ma non meno suggestivo, si apre di fronte al nostro sguardo: è la serrata e verticale successione di quinte delle costiere che separano le valli laterali della Val di Mello a colpirci, al primo colpo d'occhio.


Alta Val Cameraccio e passo del Cameraccio

Siamo alle soglie della Val Torrone, nella quale scendiamo in un primo tratto su nevaio, poi superando, con l'ausilio di corde fisse, una fascia rocciosa, posta sul lato destro del canalino che adduce al passo. Al termine della discesa ci ritroviamo sul bordo di un nevaio, che tagliamo in diagonale verso sinistra, raggiungendo una fascia di massi sulla quale dobbiamo cercare i segnavia del sentiero Roma, seguendo i quali raggiungiamo una fascia di terriccio e massi, fino alle ultime balze erbose dell'alta Val Torrone. Una ripida discesa ci porta a destra del bivacco Manzi-Pirotta; proseguendo verso destra, raggiungiamo il centro della valle, proprio ai piedi della sua bellissima testata. Per tornare in Val di Mello dobbiamo procedere per un buon tratto verso il passo di Val Torrone, sempre seguendo il sentiero Roma, fino a trovare, in vista del passo, sulla sinistra, i segnavia, che segnalano la labile traccia che, staccandosi dal Sentiero Roma, scende, tendendo leggermente a destra e superando un torrentello, fino alla Casera Torrone (m. 1996). Senza perdere i segnavia (evitiamo assolutamente di sendere a vista), passiamo per una fastidiosa fascia di ontani e ci affacciamo al la strettoia della media valle, ai piedi dell'impressionante parete della Meridiana, che ci sovrasta sul lato destro. Scendiamo diretti, fino ad un cancelletto e ad una placca che superiamo con l'aiuto di corde fisse. Il sentiero prosegue spedito nella discesa, in un bosco, a destra del torrente di Val Torone, fino ad intercettare la mulattiera che da Cascina Piana sale all'alpe di Pioda. Seguendola verso destra torniamo a Cascina Piana e percorriamo la mulattiera di Val di Mello, tornando al parcheggio presso il Gatto Rosso. Questo anello richiede un tempo complessivo di circa 10 ore (il dislivello in salita è di circa 1900 metri).

PARCHEGGIO DI VAL DI MELLO-BIVACCO KIMA-RIFUGIO PONTI

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Parcheggio Val di Mello-Casera di Pioda-Alpe Cameraccio-Bivacco Kima
6 h
1650 m.
EE
Parcheggio Val di Mello-Casera di Pioda-Alpe Cameraccio-Bocchetta Roma-Rifugio Ponti
9 h
1840 m.
EE
SINTESI. Saliamo lungo la provinciale di Val Masino, oltrepassando Cataeggio e parcheggiando a San Martino. Sfruttando il bus-navetta (estate) ci portiamo al parcheggio di Val di Mello e percorriamo il tratturo che si addentra nella valle, passando per Ca' di Carna e Cascina Piana, oltre la quale proseguiamo sulla sinistra ed ignoriamo, a sinistra, la deviazione del sentiero che sale in valle di Zocca. Attraversato su un ponte il torrente di val di Zocca e la località di Rasica, proseguiamo salendo ed ignorando, sulla sinistra, la deviazione per la val Torrone. Troviamo, poco oltre, il ponticello sul torrentello che scende dalla val Torrone, e proseguiamo salendo in una fitta pineta, uscendo di nuovo all'aperto, a quota 1559, presso le baite della Casera di Pioda. Non è facile trovare, qui, la ripartenza del sentiero: si deve evitare una traccia che corre, pianeggiante, verso il centro della valle, e risalire, invece, i prati alle spalle delle baite (sulla nostra sinistra): sul limite del bosco si ritrova il sentiero che, dopo una serie di rapidi tornantini, volge a sinistra e conduce, poco sopra i 1700 metri, ad una nuova radura, dove si trova una baita isolata, dominata dalla Torre del Cameraccio meridionale. Il sentiero, con traccia più incerta, si avvicina alla costiera del Cameraccio, che separa la valle dalla val Torrone, mentre la boscaglia si fa sempre più rada. Bisogna prestare molta attenzione ai segnavia, per non perdere un sentiero dalla traccia assai labile. Esso piega per due volte a destra, riprendendo altrettante volte a salire più direttamente; superiamo, così, un primo torrentello, per poi puntare verso un secondo corso d'acqua; troviamo anche, su un masso, le indicazioni per il rifugio Ponti. Superato il secondo torrentello, la salita prosegue per dossi erbosi, tendendo leggermente a sinistra. Se intendiamo tornare per la medesima via di salita, ci conviene memorizzare bene il piccolo promontorio erboso raggiunto dopo l'attraversamento del secondo torrentello: da qui in avanti, infatti, la traccia si perde, per cui proseguiamo salendo, facilmente, a vista. Gli ultimi magri pascoli lasciano gradualmente il posto ad una fascia di massi, fra i quali si annida anche qualche nevaietto. Se vogliamo varcare il passo Cameraccio, sul vertice di nord-ovest della valle, dobbiamo proseguire salendo in verticale, o piegando leggermente a destra. Al termine della salita, fra quota 2600 e quota 2700, ci si ricongiunge con il sentiero Roma, che scende dal passo di val Cameraccio. Il sentiero è individuabile per i numerosi segnavia rosso-bianco-rossi che ne costellano il percorso (in qualche tratto troviamo anche le più vecchie croci color amaranto). Prendendo a destra, traversiamo passando per il bivio al quale si stacca sulla sinistra il percorso per il passo di Mello (segnalato su un grande masso). Lo ignoriamo ed in breve, proseguendo sul sentiero Roma, scendiamo al bivacco Kima (m. 2700), sul cordone di una grande morena. Scendiamo sul sentierino lungo il crinale, poi pieghiamo a sinistra e ne tagliamo il fianco, passando accando ad una pozza. Il sentiero taglia una seconda morena ed assume la direzione sud, procedendo verso la costiera Remoluzza-Arcanzo. Iniziamo a salire e, superati due nevai, siamo ai piedi della costiera ed un tratto attrezzato (staffe e corde fisse) ci aiuta a superare le prime rocce. Proseguiamo la salita dapprima in diagonale verso destra, poi verso sinistra. Un ultimo passaggio assistito da corde fisse ci porta alla bocchetta Roma (m. 2898). La discesa verso sud in Valle di Preda Rossa, non difficile e ben segnalata, avviene fra grandi massi e sfasciumi, Nel primo tratto traversiamo a destra, su massi anche instabili, poi scendiamo restando vicini al piede della costiera e descrivendo un arco che attraversa anche due piccoli nevai, per poi perdere gradualmente quota puntando in direzione del rifugio Ponti (m. 2559), già ben visibile.

Se, però, abbiamo a disposizione due automobili (o, meglio ancora, due giorni), possiamo puntare alla Bocchetta Roma (m. 2898), sul lato opposto della valle (sud-est). Lo possiamo fare effettuando una diagonale verso destra, fino ad intercettare il Sentiero Roma, che ci porta ai piedi di un nevaio che precede l'attacco alla fascia di rocce posta sotto la depressione sulla quale è collocata la bocchetta. Il primo tratto della salita richiede attenzione, nonostante la presenza di corde fisse; qualche passaggio, infatti, comporta passi di arrampicata, seppure semplici; il tratto mediano, invece, è più tranquillo, e ci porta all'ultima fascia di massi che precede il crinale: anche qui occorre prudenza. La bocchetta ci introduce ad un nuovo mondo: alla ricca tavolozza dei grigi della val Cameraccio si sostituisce quella delle tonalità rosseggianti: siamo, appunto, ai limiti nord-occidentali della valle di Preda Rossa, al cospetto del monte Disgrazia, che ne domina la testata.

E' probabilmente da qui che la val Cameraccio mostra il suo volto più ampio ed impressionante: appare come un luminoso deserto di pietre, che sovrasta i pascoli dell'alpe Cameraccio e dell'alpe Pioda. Dalla bocchetta, se la giornata è buona, possiamo anche dominare buona parte della laterali settentrionali della Val di Mello, l'alta val Torrone, l'alta valle di Zocca, l'alta val Qualido, l'alta valle del Ferro; Oltre la Val di Mello, lo sguardo raggiunge anche le valli Ligoncio e Merdarola, mentre rimangono nascoste le valli Porcellizzo e dell'Oro. Particolarmente felice è il colpo d'occhio sul massiccio delle cime di Zocca e delle Sciore, mentre più a destra sono i pizzi Torrone occidentale (m. 3351), centrale (m. 3290) ed orientale (m. 3333) a regalare un'immagine di rara bellezza. La sosta alla bocchetta Roma, per la sua panoramicità, è uno di quei momenti che non si dimentica.
Ma viene anche il tempo di scendere: i segnavia disegnano un percorso che, nel primo tratto, ci costringe a qualche faticoso movimento fra grandi massi. Si tratta di una discesa di circa quaranta minuti, verso una meta che ben presto si rende visibile, più in basso, il rifugio Ponti. Dopo essere rimasti quasi a ridosso della frastagliata costiera Remoluzza-Arcanzo, che separa la val Cameraccio dalla valle di Preda Rossa, cominciamo a descrivere un arco che, su un tracciato che si fa gradualmente più agevole, ci porta ai 2559 del rifugio Cesare Ponti, dove possiamo pernottare, dopo circa 8-9 ore dicammino dal parcheggio della Val di Mello (il dislivello in salita, in questo secondo caso, è di 1840 metri circa). Se, però, disponiamo di un'automobile alla piana di Preda Rossa (m. 1990), possiamo, seguendo un facile sentiero, raggiungerla con 30-40 minuti di ulteriore cammino, consegnando alle quiete acque che la attraversano gli ultimi inesprimibili pensieri che accompagnano il congedo da questi luoghi di incomparabile bellezza.

È interessante, infine, leggere il resoconto della discesa dalla Val Cameraccio a San Martino effettuata il 27 luglio 1910 da Bruno Galli Valerio, alpinista e naturalista che molto amò queste montagne:  “Un canale di ghiaccio ci porta su roccie più sicure e di là, per nevai e ghiacciaio, arriviamo alle tre pomeridiane in mezzo alle gande dell'anfiteatro superiore della Val di Mello. E' un anfiteatro grandioso e selvaggio, dominato dal Torrone orientale, che appare da questa parte come una lancia. Scendiamo sulla destra della valle costeggiando le pareti scoscendenti che separano la Val di Mello dalla Val Torrone e arriviamo a un pascolo dove, dopo tante ore di cammino, incontriamo i primi esseri viventi: pastori e vacche. La valle diviene sempre più pittoresca. Dietro il Disgrazia, sulla nostra destra si rizzano enormi gendarmi, sulla sinistra precipitano delle cascate. Seguendo la destra della valle, passiamo la Casera di Cameraccio e ci portiamo su una specie di promontorio coperto di larici, in mezzo alla valle le cui pareti cadono a picco sul fiume. Facciamo là una lunga sosta; sotto di noi i prati della Val di Mello, lontano le cime del Calvo e del Ligoncio incorniciate dai larici. Un sentiero a zig-zag ci porta rapidamente alle rive del fiume. Attraversati boschi di abeti, sbuchiamo nel piano verde della parte bassa della Val di Mello, così bella colle sue grandi pareti che la chiudono dalle cengie coperte di enormi faggi, col suo torrente che scorre in mezzo ai prati e nel quale si rizza qua e là un enorme blocco di granito. La piccola chiesa di S. Martino di Val Masino appare e, alle sette e mezzo, arriviamo al paese.” (Bruno Galli Valerio, “Punte e passi”, a cura di Luisa Angelici ed Antonio Boscacci, Sondrio, 1998).

Monte Pioda

BIVACCO KIMA-MONTE SISSONE

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Parcheggio Val di Mello-Casera di Pioda-Alpe Cameraccio-Bivacco Kima
6 h
1650 m.
EE
Bivacco Kima-Monte Sissone
3-4 h
600
EE
SINTESI. PRIMO GIORNO. Saliamo lungo la provinciale di Val Masino, oltrepassando Cataeggio e parcheggiando a San Martino. Sfruttando il bus-navetta (estate) ci portiamo al parcheggio di Val di Mello e percorriamo il tratturo che si addentra nella valle, passando per Ca' di Carna e Cascina Piana, oltre la quale proseguiamo sulla sinistra ed ignoriamo, a sinistra, la deviazione del sentiero che sale in valle di Zocca. Attraversato su un ponte il torrente di val di Zocca e la località di Rasica, proseguiamo salendo ed ignorando, sulla sinistra, la deviazione per la val Torrone. Troviamo, poco oltre, il ponticello sul torrentello che scende dalla val Torrone, e proseguiamo salendo in una fitta pineta, uscendo di nuovo all'aperto, a quota 1559, presso le baite della Casera di Pioda. Non è facile trovare, qui, la ripartenza del sentiero: si deve evitare una traccia che corre, pianeggiante, verso il centro della valle, e risalire, invece, i prati alle spalle delle baite (sulla nostra sinistra): sul limite del bosco si ritrova il sentiero che, dopo una serie di rapidi tornantini, volge a sinistra e conduce, poco sopra i 1700 metri, ad una nuova radura, dove si trova una baita isolata, dominata dalla Torre del Cameraccio meridionale. Il sentiero, con traccia più incerta, si avvicina alla costiera del Cameraccio, che separa la valle dalla val Torrone, mentre la boscaglia si fa sempre più rada. Bisogna prestare molta attenzione ai segnavia, per non perdere un sentiero dalla traccia assai labile. Esso piega per due volte a destra, riprendendo altrettante volte a salire più direttamente; superiamo, così, un primo torrentello, per poi puntare verso un secondo corso d'acqua; troviamo anche, su un masso, le indicazioni per il rifugio Ponti. Superato il secondo torrentello, la salita prosegue per dossi erbosi, tendendo leggermente a sinistra. Se intendiamo tornare per la medesima via di salita, ci conviene memorizzare bene il piccolo promontorio erboso raggiunto dopo l'attraversamento del secondo torrentello: da qui in avanti, infatti, la traccia si perde, per cui proseguiamo salendo, facilmente, a vista. Gli ultimi magri pascoli lasciano gradualmente il posto ad una fascia di massi, fra i quali si annida anche qualche nevaietto. Se vogliamo varcare il passo Cameraccio, sul vertice di nord-ovest della valle, dobbiamo proseguire salendo in verticale, o piegando leggermente a destra. Al termine della salita, fra quota 2600 e quota 2700, ci si ricongiunge con il sentiero Roma, che scende dal passo di val Cameraccio. Il sentiero è individuabile per i numerosi segnavia rosso-bianco-rossi che ne costellano il percorso (in qualche tratto troviamo anche le più vecchie croci color amaranto). Prendendo a destra, traversiamo passando per il bivio al quale si stacca sulla sinistra il percorso per il passo di Mello (segnalato su un grande masso). Lo ignoriamo ed in breve, proseguendo sul sentiero Roma, scendiamo al bivacco Kima (m. 2700), sul cordone di una grande morena. Qui pernottiamo.
SECONDO GIORNO.
Lasciamo il bivacco Kima percorrendo il ben segnalato Sentiero Roma verso nord-nord-ovest, cioè in direzione del passo di Cameraccio che si affaccia sulla Val Torrone e sul bivacco Manzi (altro possibile punto di appoggio per la salita al Monte Sissone). Davanti a noi il pizzo Torrone orientale spicca nettamente rispetto ad ogni altra cima, per la sua pronunciata forma a punta di lancia. Il monte Sissone, invece, di soli tre metri più basso, si mostra come una piramide che si eleva sul lato opposto della costiera granitica che si diparte verso destra dal pizzo Torrone orientale. Procedendo fra pietraie e blocchi, con attenzione costante ai segnavia, passiamo per un bivio segnalato da una palina e dalla scritta su un grande masso: a destra sale la traccia (eufemisticamente parlando) che si porta al passo di Mello ed al bivacco Odello-Grandori, mentre procedendo diritti restiamo sul Sentiero Roma. È questa seconda la nostra scelta. Guadagniamo leggermente quota fra placche di granito e pietrame, passando sotto una larga sella sulla cresta di Chiareggio. La salita culmina alla quota approssimativa di 2800 metri. Dopo un breve tratto in piano ci ritroviamo ai piedi di un largo vallone di sfasciumi che scende dal tratto di cresta delimitato dalla punta Baroni, a destra (m. 3204) e dal monte Sissone, a sinistra (m. 3330). Qui lasciamo il sentiero Roma prendendo a destra e salendo a vista verso nord, stando più o meno al centro del vallone delimitato da due creste che scendono dalla punta Baroni e dal monte Sissone. Saliamo fra fastidiose pietraie e guadagnando quota osserviamo che il vallone si allarga nella parte alta. Puntiamo ora alla sella sul crinale fra monte Sissone e punta Baroni (passo di Chiareggio, m. 3110). Procedendo in direzione del crinale possiamo trovare anche a stagione avanzata un nevaio che nasconde quel che resta del ghiacciaietto sul versante meridionale del monte Sissone. In questo ci conviene puntare al passo di Chiareggio, limitando al minimo il tratto di traversata del nevaio (calziamo prudenzialmente i ramponi perché è abbastanza ripido). A stagione avanzata, però, il nevaio è tanto ridotto che possiamo stare più a sinistra ed accedere al crinale a sinistra della marcata spalla che si eleva sulla cresta sud-orientale del monte Sissone. In entrambi i casi raggiungiamo il crinale fra alta Val Cameraccio e Val Sissone (alta Valmalenco). L’ultimo tratto di salita, che richiede molta attenzione, segue il crinale verso nord-ovest. Procediamo, con tratti esposti, fra blocchi spesso instabili e fastidioso pietrame, fino al guadagnare dopo una ventina di minuti la cima del monte Sissone (m. 3330).


Apri qui una fotomappa della salita dal bivacco Kima al monte Sissone

Sono pochissime le cime della Val Masino raggiungibili con una salita di impegno non alpinistico. Fra queste la più alta e panoramica è sicuramente il monte Sissone (m. 3330), sulla testata della Val Cameraccio (l’anfiteatro terminale della Val di Mello). La cima è assai frequentata dal versante opposto dell’elvetica Valle del Forno (partendo dal rifugio del Forno), assai meno da quello italiano, probabilmente per i tempi molto dilatati nella salita che parte dal parcheggio di Val di Mello. La salita in una sola giornata è infatti improba.
È però possibile articolarla in due giornate sfruttando il bivacco Kima, a 2700 metri, più o meno al centro dell’alto circo della Val Cameraccio. Da questo versante avvenne il 10 agosto 1864 la prima ascensione documentata, quella di Beachcroft, Freshfield, Walker, Devouassoud ed un portatore. Nei decenni successivi la cima divenne una delle vie più battute dai contrabbandieri nelle loro traversate al e dal passo del Maloja per la Valle del Forno.


Dal pizzo Torrone orientale dl monte Sissone

Fin dai primi mesi successivi all’unità d’Italia in valle venne costituito un distaccamento della Guardia di Finanza (Caserma di S. Martino), che nel 1900 era costituito da 15 unità, numero significativo, che testimonia la consistenza dei traffici di contrabbando che sfruttavano i passi, alcuni dei quali assai difficili, per la Val Codera e la Svizzera (passo Ligoncio e dell’Oro per la Val Codera, dalla quale poi si passava in Svizzera per la bocchetta della Teggiola; passi di Bondo e diZocca, ma anche cima del monte Sissone - "sisùn", in Val Masino, "còrgn de sisùm", in Valmalenco; m. 3331 - per il passaggio diretto al territorio elvetico). Lunga storia, quella del contrabbando in Val Masino. Lunga un secolo abbondante. Già Douglas W. Freshfield, alpinista inglese che ha legato la sua fama alle pionieristiche scalate nel gruppo del Masino, menziona, nel 1862, il contrabbando in valle, parlando del sentiero che dalla valle dell’Albigna raggiunge il passo di Zocca, sentiero “conosciuto soltanto dai contrabbandieri e dai pastori”. Dobbiamo portarci agli anni settanta del Novecento per assistere al tramonto del contrabbando, ormai non più conveniente economicamente.


Alta Valmalenco vista dal monte Sissone

Il passo di Zocca era il più valicato, ma si sfruttavano anche il passo di Bondo, in Val Porcellizzo, ed il monte Sissone, sulla testata della Val Cameraccio. In questi scenari si è, dunque, giocata più e più volte la partita di abilità, scaltrezza, coraggio e resistenza fra i “fènc” (letteralmente, i ragazzi: così venivano denominati, gergalmente, allo scopo di non farsi intendere, i finanzieri) o "burlandòt" ed i contrabbandieri, che, di ritorno dal “viac’ inch dè pòs”, portavan fuori dalla Svizzera “el mòrt” (il morto, cioè, nel gergo, la merce di contrabbando: sale, soprattutto nel periodo fra le due guerre e durante la seconda guerra mondiale, poi caffè e tabacco, nel secondo dopoguerra, scambiati in genere con riso e prodotti alimentari della valle). Quando andava bene, si poteva “mèt via èl mòrt”, “mettere via il morto”, non nel senso di celebrare un funerale, ma di riuscire a smerciare la merce contrabbandata, realizzando quel guadagno che ripagava dello sforzo durissimo della doppia traversata (effettuata in genere in 24-36 ore). Quando andava male, invece, si doveva fuggir via a gambe levate, lasciando sul posto la bricolla con la merce.


La cresta sud-orientale per la quale si sale al monte Sissone dalla Val Cameraccio

Una partita fra avversari, non nemici: contrabbandieri e finanzieri, infatti, senza darlo troppo a vedere, si rispettavano, ciascuno comprendendo le ragioni dell’altro, anche se fermamente decisi a non venir meno al proprio compito. Una partita che non era giocata in campo neutro, in quanto i contrabbandieri avevano dalla loro parte la popolazione locale, in genere pronta ad avvertirli del pericolo di pattugliamenti o appostamenti, anche con finti richiami alle greggi "bea, bea, ciachès"). Vi furono momenti di tensione, ma in nessun caso si giunse ad esiti tragici, che invece non mancarono in altri versanti valtellinesi interessati alla pratica del contrabbando. I finanzieri si accontentavano di requisire tutti i carichi di cui riuscivano ad impossessarsi, fingendo, per lo più, di non riconoscere i contrabbandieri fuggitivi, con i quali, poteva capitare, finivano talora per giocare qualche partita a carte, la sera, in qualche osteria.
La salita al monte Sissone riveste dunque anche questi elementi di suggestione storica.


I pizzi Torrone visti dal monte Sissone

Lasciamo il bivacco Kima (che abbiamo raggiunto il primo giorno come sopra descritto) percorrendo il ben segnalato Sentiero Roma verso nord-nord-ovest, cioè in direzione del passo di Cameraccio che si affaccia sulla Val Torrone e sul bivacco Manzi (altro possibile punto di appoggio per la salita al Monte Sissone). Davanti a noi il pizzo Torrone orientale spicca nettamente rispetto ad ogni altra cima, per la sua pronunciata forma a punta di lancia. Il monte Sissone, invece, di soli tre metri più basso, si mostra come una piramide che si eleva sul lato opposto della costiera granitica che si diparte verso destra dal pizzo Torrone orientale.
Procedendo fra pietraie e blocchi, con attenzione costante ai segnavia, passiamo per un bivio segnalato da una palina e dalla scritta su un grande masso: a destra sale la traccia (eufemisticamente parlando) che si porta al passo di Mello ed al bivacco Odello-Grandori, mentre procedendo diritti restiamo sul Sentiero Roma. È questa seconda la nostra scelta.


Cima di Castello e cima di Cantone viste dal monte Sissone

Guadagniamo leggermente quota fra placche di granito e pietrame, passando sotto una larga sella sulla cresta di Chiareggio. La salita culmina alla quota approssimativa di 2800 metri. Dopo un breve tratto in piano ci ritroviamo ai piedi di un largo vallone di sfasciumi che scende dal tratto di cresta delimitato dalla punta Baroni, a destra (m. 3204) e dal monte Sissone, a sinistra (m. 3330). Qui lasciamo il sentiero Roma prendendo a destra e salendo a vista verso nord, stando più o meno al centro del vallone delimitato da due creste che scendono dalla punta Baroni e dal monte Sissone. Saliamo fra fastidiose pietraie e guadagnando quota osserviamo che il vallone si allarga nella parte alta. Puntiamo ora alla sella sul crinale fra monte Sissone e punta Baroni (passo di Chiareggio, m. 3110).
Procedendo in direzione del crinale possiamo trovare anche a stagione avanzata un nevaio che nasconde quel che resta del ghiacciaietto sul versante meridionale del monte Sissone. In questo ci conviene puntare al passo di Chiareggio, limitando al minimo il tratto di traversata del nevaio (calziamo prudenzialmente i ramponi perché è abbastanza ripido). A stagione avanzata, però, il nevaio è tanto ridotto che possiamo stare più a sinistra ed accedere al crinale a sinistra della marcata spalla che si eleva sulla cresta sud-orientale del monte Sissone. In entrambi i casi raggiungiamo il crinale fra alta Val Cameraccio e Val Sissone (alta Valmalenco). L’ultimo tratto di salita, che richiede molta attenzione, segue il crinale verso nord-ovest. Procediamo, con tratti esposti, fra blocchi spesso instabili e fastidioso pietrame, fino al guadagnare dopo una ventina di minuti la cima del monte Sissone (m. 3330).


Monte Disgrazia visto dal monte Sissone

La cima, posta sul punto di convergenza fra Val Cameraccio, Val Sissone e Valle del Forno (Svizzera) è straordinariamente panoramica. In primo piano, verso sud-sud-est, si impone il mote Disgrazia nel suo profilo più bello e slanciato, quello per il quale venne ribattezzato dagli alpinisti inglesi che mossero alla qua conquista “Picco glorioso”. Procedendo verso destra distinguiamo i vassalli Corni Bruciati. Si stende a sud, sotto di noi, l’immensa Val Cameraccio che rifluisce nella Val di Mello. Lontane, a sud, si mostrano le cime della catena orobica occidentale. Procedendo ancora in senso orario vediamo la caotica successione delle costiere che separano le celeberrime valli laterali della Val di Mello, Val Torrone, Valle di Zocca, Val Qualido e Valle del Ferro.
Alla loro destra godiamo di un primo piano grandioso sui pizzi Torrone Orientale, Centrale ed Occidentale. A nord si apre, ai piedi dei pizzi Torrone, la splendida Valle del Forno elvetica, con la sua lunga striscia di ghiacciaio ed il suo versante occidentale presidiato dalla tozza cima di Castello e dalla poderosa cima di Cantone, scenario spettacolare che però limita di molto il colpo d’occhio verso ovest. Procedendo verso nord-est si apre un amplissimo scorcio di cime engadinesi, dietro le quali occhieggiano i giganti dell’Oberland bernese.


Monte Sissone (al centro) visto dall'alta Valmalenco

Poi, di nuovo in primo piano, lo scenario selvaggio della costiera che separa la Val Sissone dalla Valle del Forno, con la cima di Rosso di primo Piano. Alla sua destra si apre il solco profondo dell’alta Valmalenco, con la valle del Muretto in primo piano. Breve ma suggestivo è lo scorso sui giganti del gruppo del Bernina. Al termine del giro d’orizzonte l’occhio torna a sua maestà il Disgrazia, che reclama per sé il primato dell’ammirazione e non fatica ad ottenerlo. Il ritorno avviene per la medesima via di salita.  

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo (CNS, come quella sopra riportata), che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri).
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Mappa del percorso - elaborata su un particolare della carta tavola elaborata da Regione Lombardia e CAI (copyright 2006) e disponibile per il download dal sito di CHARTA ITINERUM - Alpi senza frontiere


1. Novate-Brasca 2. Brasca-Gianetti 2bis. Omio-Gianetti 3. Gianetti-Allievi 4. Allievi-Ponti 5. Ponti-Chiesa Valmalenco

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CARTA DEL TERRITORIO COMUNALE sulla base della Swisstopo (CNS), che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri).
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