CARTE DEI PERCORSI 1, 2, 3, 4, 5, 6


Testata della Valle di Zocca


Rifugio Allievi

I rifugi Allievi e Bonacossa (m. 2395) sono posti al centro dell'anfiteatro della splendida Valle di Zocca, laterale settentrionale dela Val di Mello (Val Masino). Antenata dei rifugi fu la capanna Zocca (capàna da zòca), costruita nel 1897, a cura della sezione milanese del C.A.I. Rifatta nel 1905, venne successivamente distrutta da una valanga. Durante la prima guerra mondiale venne riedificata per ospitare un distaccamento di alpini per presidiare il passo di Zocca, che guarda alla Val Albigna, perché il generale Cadorna era convinto che lo stato maggiore svizzero avrebbe potuto concedere il permesso di passaggio alle truppe austro-ungariche, che avrebbero potuto quindi invadere la Valtellina dalla Valle di Poschiavo, dall'Engadina e dalla Val Bregaglia. Assunse, allora, la denominazione che onora Francesco Allievi, alpinista appassionato della Valle di Zocca. Durante la seconda guerra mondiale venne usata come punto di appoggio dalle formazioni partigiane e quindi danneggiata durante il rastrellamento nazifascista del 1944. Ricostruita nel 1950, è affiancata, dal 1988, dal rifugio Bonacossa. Nell'inverno del 2000 è stata seriamente danneggiato da una valanga, e successivamente ristrutturata.


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PARCHEGGIO DI VAL DI MELLO-RIFUGIO ALLIEVI

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Parcheggio di Val di Mello-Cascina Piana-Valle di Zocca-Rifugio Allievi
4 h
1350 m.
E
SINTESI. Saliamo in Val Masino sulla strada provinciale e, oltrepassata Cataeggio, parcheggiamo a San Martino. Raggiunto il parcheggio di Val di Mello (bus-navetta nella stagione estiva), ci incamminiamo sul tratturo che si addentra nella valle, oltrepasssando la località Ca' di Carna (m. 1061) e raggiungendo la località Cascina Piana (m. 1092). Procediamo oltre, stando a sinistra, fino ad incontrare il bivio segnalato al quale lasciamo il tratturo per imboccare sulla sinistra il sentiero per il rifugi Allievi-Bonacossa. Il sentiero, recentemente sistemato nei punti più ripidi con una comoda gradinatura, sale, nel primo e faticoso tratto, sulla sinistra (per noi) della valle, per poi attraversare il torrente Zocca su un bel ponte, anch'esso collocato da poco. L'ulteriore salita fino alla casera di Zocca (seminascosta, sulla destra, a m. 1725) non dà molti momenti di respiro, per poi cominciare ad assumere pendenze meno severe, uscendo dal fresco bosco di conifere e tagliando in diagonale il fianco destro della valle, fino ad affacciarsi al corridoio che immette nel pianone di Zocca che, per la sua conformazione, dà il nome alla valle (m. 2016). Attraversata la piana sul lato destro, raggiungiamo il piede dell'ultimo ed ampio zoccolo glaciale che ci separa dal circo superiore della valle. I segnavia ci guidano nel tratto in cui la traccia sembra perdersi, finché la ritroviamo e, seguendola, risaliamo faticosamente lo zoccolo, attraversando due vallecole e portandoci, nell'ultimo tratto, verso sinistra, sul bordo di un marcato canalone che scende verso la piana. Siamo ormai in vista dei rifugi Allievi e Bonacossa (m. 2385), che raggiungiamo dopo aver attraversato, proseguendo verso sinistra (nord-ovest), un torrentello.


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Uno dei più famosi alpinisti italiani, Walter Bonatti, ha definito la Val Màsino l’università dell’alpinismo. Se così è, la Valle di Zocca ("val da zòca") è sicuramente la sua aula magna, lo spazio più prestigioso e solenne, dove si tengono le lezioni più importanti. Si tratta, infatti, della valle degli alpinisti per eccellenza, tanto numerose ed eleganti sono le possibilità di scalata che essa offre, su pareti e vette divenute anch’esse assai conosciute, la cima di Zocca, la punta Allievi, la Cima di Castello ("castèl"), la punta Ràsica, il pizzo Torrone occidentale. È, però, anche la valle degli escursionisti, sia di quelli che la eleggono a meta ideale di un’uscita in Val di Mello ("val da mèl"), sia di quelli che ne fanno una tappa nel cammino del Sentiero Roma (senté róma). Non c’era bisogno, per la verità, di un così ampio preambolo per invitare gli amanti dell’escursionismo a visitarla, ma è giusto sottolineare i diversi motivi di interesse che la valle regina fra le laterali settentrionali della Val di Mello ("val da mèl") offre.
Raggiungiamo dunque, staccandoci dalla ss 38 all’altezza di Ardenno e percorrendo la statale di Val Màsino, il paese di San Martino ("san martìn"), per poi addentrarci in Val di Mello ("val da mèl"), fino al parcheggio (che nei finesettimana estivi e, dalla seconda metà di luglio fino alla fine di agosto, per l’intera settimana è raggiungibile solo a piedi o con il servizio di bus-navetta). Dal parcheggio incamminiamoci sul largo sentiero che si addentra nella valle, ignoriamo una prima deviazione a sinistra (non segnalata) per la val Qualido e raggiungiamo le baite della Cascina Piana (m. 1092). Sempre rimanendo sul lato sinistro (per noi) della valle, proseguiamo fino ad incontrare, su un grande masso, la segnalazione del sentiero (senté da zòca) che si stacca sulla sinistra da quello principale e comincia a salire in Valle di Zocca. Si tratta di una salita piuttosto faticosa, che non concede molti momenti di respiro, ma che, avvenendo in buona parte all’ombra degli alberi, non è resa più gravosa dalla calura estiva.
Dopo circa 500 metri dalla partenza possiamo osservare, a monte del sentiero (5 metri sopra, circa), nel bosco chiamato "pèsc", un larice monumentale (làres), a 1240 metri di quota: è alto 29 metri, ha una circonferenza di 590 cm ed è classificato fra gli alberi monumentali della Provincia di Sondrio.
Per un buon tratto rimaniamo sulla parte sinistra (sempre per noi) della valle; poi, sfruttando un bel ponte in legno che da qualche anno ha sostituito il precedente (a sua volta chiamato "
èl punt nöf", perché costruito, negli anni sessanta del secolo scorso, in sostituzione di un ponte più antico - punt véc' -, collocato più in alto), passiamo sul lato opposto, ammirando l’aspetto selvaggio e suggestivo del torrente Zocca che, in questo punto (a 1500 metri circa), si precipita rabbiosamente verso il fondovalle, rinnovando la sua millenaria aggressione ai grandi massi di granito che ne costellano il letto. Si capisce facilmente perché in questo tratto la valle sia chiamata "valàscia".
La fatica della salita è ripagata dalla bellezza del sentiero, che, con un ottimo recente lavoro di risistemazione, è stato per lunghi tratti scalinato, il che attenua di molto i disagi per la pendenza spesso severa. Anche la bellezza dei luoghi contribuisce a risollevare lo spirito fiaccato dalle lamentele del corpo: guadagniamo quota, infatti, all’ombra di un bellissimo bosco di larici, fra le cui fronde, ad un certo punto, occhieggia il torrione che nasconde la cima o punta di Zocca, che, pur non essendo, con i suoi 3147 metri, la più alta e neppure la più celebre vetta della testata della valle, si è meritata, anche per l’imponenza e la possanza del suo profilo, il privilegio legare il suo nome a quello della valle stessa. A 1725 metri incontriamo, qualche decina di metri a lato del sentiero, la casera di Zocca (casèra da zòca), che serve l'alpe omonima (munt da zòca), la più ricca di pecore, almeno fino a qualche decennio fa, dell'intera Val Masino.


Cima di Castello, punta di Rasica e pizzo Torrone occidentale

Poi il sentiero, superato un passaggio su placca chiamato "i punt", esce dal bosco ed affonda un lungo traverso che taglia il fianco orientale della valle, in direzione nord-ovest, avvicinandosi ad una strozzatura che introduce alla piana terminale della valle, detta Pianone (m. 2070). Poco sopra il sentiero, sulla nostra destra, si trova una grotta naturale che veniva utilizzata dai Finanzieri negli appostamenti che servivano a sorprendere eventuali contrabbandieri che scendevano con il carico verso il fondovalle: per questo era chiamata "càmer di guèrdie" (ce n'è un altra, con lo stesso nome e la stessa funzione, a monte del sentiero che dai Bagni sale al rifugio Gianetti, in corrispondenza delle cosiddette Termòpili). Sempre a monte del sentiero si trova il pascolo su pendio poco ripido che veniva chiamato "curt dai pòrsc", perché vi stazionavano i maiali. Prima di entrare nella piana oltrepassiamo un crocifisso, il "crusùn", posto a memoria dell'alpinista Agostino Parravicini, morto sullo spigolo sud del pizzo di Zocca nel 1935. Poi, ecco la conca naturale, dove il torrente si concede una pigra sosta ed un caléc spartano lascia intuire quanto fosse dura la vita di chi caricava questi monti nel periodo estivo. Una conca, in dialetto “zocùn” (Pianone, sulla carta IGM): ecco la ragione del nome della valle. Mentre l'interesse attuale della valle è legato all'escursionismo ed all'alpinismo, dobbiamo ricordare che in passato questo era un alpeggio, proprietà del comune di Val Masino, che caricava 50 capi di bestiame.

 


Attraversiamo la piana, rimanendo sul suo lato sinistro (per noi) e, seguendo i segnavia rosso-bianco-rossi, ritroviamo il sentiero che, superata una fascia disseminata di massi, riprende a salire per vincere l’ultimo grande gradone roccioso che ci separa dagli ultimi pascoli dell’alta valle, dove sono collocati i rifugi Allievi e Bonacossa ("capàna da zòca"). La prima parte del dosso, sul quale serpeggia il sentiero, viene chiamata "èl dòs de scàut", perché in passato, quando era consentito farlo, scout e campeggiatori vi collocavano le loro tende. Ma prima di affrontare gli ultimi sforzi, fermiamoci ad ammirare la testata della valle, che dalla piana mostra già la sua splendida imponenza: già si vedono la punta Allievi, dall’elegante profilo (m. 3121), la Cima di Castello ("castèl", m. 3392, la più alta vetta del gruppo del Màsino) e la punta Rasica ("rèsga", m. 3305, così denominata per la forma del suo crinale di vetta, che richiama quella di una sega), ma è sempre, alla loro sinistra, il torrione di Zocca ad imporsi per gli impressionanti bastioni di granito che culminano nell’affilato profilo della vetta.
Dalla piana ai rifugi ci vogliono circa altri tre quarti d’ora di cammino: poi, superato un valloncello, eccoci giunti alla meta, a m. 2395.
Siamo in cammino da tre ore e mezza-quattro, ed abbiamo superato un dislivello di oltre 1350 metri. Se però abbiamo ancora energie residue, ci conviene concederci una pausa, per poi riprendere il cammino. La pausa ci permette anche di scoprire un altro protagonista della valle, che si mostra, un po’ defilato, sull’estremità di destra della testata: si tratta del pizzo Torrone occidentale (m. 3351), che ha la curiosa caratteristica di essere costituito da un massiccio basamento di granito sul quale pare poggiata una punta che, vista da qui, appare sfuggente e quasi insignificante.

 

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RIFUGIO ALLIEVI-VAL TORRONE-VAL DI MELLO

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Parcheggio di Val di Mello-Cascina Piana-Valle di Zocca-Rifugio Allievi -Passo e Val Torrone-Parcheggio Val di Mello
8 h
1460 m.
EE
SINTESI. [Aggiornamento 2016: lo stato del sentiero, soprattutto nella zona della Casera Torrone, peggiora di anno in anno, per cui questo anello è al momento sconsigliabile]. Saliamo in Val Masino sulla strada provinciale e, oltrepassata Cataeggio, parcheggiamo a San Martino. Raggiunto il parcheggio di Val di Mello (bus-navetta nella stagione estiva), ci incamminiamo sul tratturo che si addentra nella valle, oltrepassando la località Ca' di Carna (m. 1061) e raggiungendo la località Cascina Piana (m. 1092). Procediamo oltre, stando a sinistra, fino ad incontrare il bivio segnalato al quale lasciamo il tratturo per imboccare sulla sinistra il sentiero per il rifugi Allievi-Bonacossa. Il sentiero, recentemente sistemato nei punti più ripidi con una comoda gradinatura, sale, nel primo e faticoso tratto, sulla sinistra (per noi) della valle, per poi attraversare il torrente Zocca su un bel ponte, anch'esso collocato da poco. L'ulteriore salita fino alla casera di Zocca (seminascosta, sulla destra, a m. 1725) non dà molti momenti di respiro, per poi cominciare ad assumere pendenze meno severe, uscendo dal fresco bosco di conifere e tagliando in diagonale il fianco destro della valle, fino ad affacciarsi al corridoio che immette nel pianone di Zocca che, per la sua conformazione, dà il nome alla valle (m. 2016). Attraversata la piana sul lato destro, raggiungiamo il piede dell'ultimo ed ampio zoccolo glaciale che ci separa dal circo superiore della valle. I segnavia ci guidano nel tratto in cui la traccia sembra perdersi, finché la ritroviamo e, seguendola, risaliamo faticosamente lo zoccolo, attraversando due vallecole e portandoci, nell'ultimo tratto, verso sinistra, sul bordo di un marcato canalone che scende verso la piana. Siamo ormai in vista dei rifugi Allievi e Bonacossa (m. 2385), che raggiungiamo dopo aver attraversato, proseguendo verso sinistra (nord-ovest), un torrentello. Seguiamo poi il Sentiero Roma verso est, lasciando a destra il sentiero che scende verso il Pianone della Valle di Zocca, guadagna quota verso nord-est, attraversa un vallone e prosegue in leggera salita verso est, portandosi ai piedi del vallone della cima di Castello e piegando leggermente a destra (dir. est-sud-est). Piega ancora leggermente a destra e procede a sud, superando la vallecola chiamata "val dè sasùn" e raggiungendo un incantevole pianoro panoramico, posto sul limite orientale della valle. Sul limite del pianoro troviamo il passo di Val Torrone (m. 2518), costituito dalla parte alta di un canalino che scende in Val Torrone. La discesa dal passo non è particolarmente difficile, ma richiede, in qualche punto, cautela, come testimoniano le corde fisse nel tratto iniziale ed in quello terminale, perché il canalino è piuttosto ripido. Attenzione, anche qui, a non lasciar cadere sassi su chi si trovasse più in basso. Scendendo, passiamo a sinistra di un caratteristico corno roccioso, che è ben visibile al termine della discesa. Alla fine la base del passo è guadagnata, a circa 2300 metri, ed il sentiero piega a sinistra (nord-est), risalendo un dosso erboso e passando molto vicino ai piedi dell’impressionante parete del picco Luigi Amedeo. Il tracciato piega poi a destra (est) ed attraversa un secondo e più marcato vallone. Il percorso storico taglia poi un roccione liscio ed molto insidioso se bagnato (placche in ferro), costato in passato la vita ad una concorrente del Kima, ed è stato modificato per procedere con maggiore sicurezza più a monte. Superato un terzo vallone, lasciamo alla nostra sinistra il Sentiero Roma e seguiamo la traccia segnalata che scende a destra verso la media e bassa valle. Scendiamo tendendo leggermente a destra e superando un torrentello, fino alla Casera Torrone (m. 1996). Senza perdere i segnavia (evitiamo assolutamente di sendere a vista), passiamo per una fastidiosa fascia di ontani e ci affacciamo al la strettoia della media valle, ai piedi dell'impressionante parete della Meridiana, che ci sovrasta sul lato destro. Scendiamo diretti, fino ad un cancelletto e ad una placca che superiamo con l'aiuto di corde fisse. Il sentiero prosegue spedito nella discesa, in un bosco, a destra del torrente di Val Torrone, fino ad intercettare la mulattiera che da Rasica sale all'alpe di Pioda. Seguendola verso destra torniamo a Rasica e percorriamo la mulattiera di Val di Mello, tornando al parcheggio presso il Gatto Rosso.


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[Aggiornamento 2016: lo stato del sentiero, soprattutto nella zona della Casera Torrone, peggiora di anno in anno, per cui questo anello è attualmente sconsigliabile].
Di nuovo in cammino, dunque. Ma verso dove? La soluzione meno faticosa per chiudere un elegante anello, percorrendo anche un pezzo del Sentiero Roma, è quella di muovere in direzione sud-est, verso il Passo di val Torrone ("pas dò turùn", m. 2518), per poi scendere nella valle omonima e, di qui, tornare al fondovalle. Seguendo una traccia e, laddove è meno evidente, i segnavia, cominciamo a guadagnare, con molta gradualità e con qualche saliscendi, quota, superando la vallecola chiamata "val dè sasùn" (che nasce tra la punta Rasica ed il pizzo Torrone Occidentale) e raggiungendo un incantevole pianoro panoramico, posto sul limite orientale della valle. Non dimentichiamoci, durante il cammino, di volgere lo sguardo verso nord e verso ovest, per gustare le forme diverse ma sempre impressionanti ed imponenti che le cime della valle assumono: siamo nel paradiso dell’alpinismo, e quasi ogni parete è, qui legata alla sua storia. Il passo lo troviamo proprio dove non ce l’aspetteremmo, perché è costituito da un canalone che, dal pianoro, scendeagli ultimi pascoli della Val Torrone ("val do turùn"). Il primo tratto della discesa richiede attenzione, perché dobbiamo superare alcune roccette insidiose, anche se le corde fisse ci permettono di muoverci in sicurezza. Poi la nostra attenzione deve essere concentrata soprattutto nell’evitare di far rotolare qualche sasso su chi può trovarsi sotto di noi. Raggiungiamo così l’alta Val Torrone, e dobbiamo lasciare il sentiero Roma per scendere ad intercettare quello che sale dalla Val di Mello ("val da mèl"). Per farlo, toccati i primi pascoli cominciamo a scendere. A vista, su un facile e poco pronunciato dosso, fra erbe e massi, evitando di portarci troppo a sinistra o di scendere in qualche valloncello. Alla fine, intorno a quota 2100, scorgeremo di nuovo i segnavia rosso-bianco-rossi, e troveremo la traccia che scende verso la casera Torrone (m. 1996). Superata una breve fascia di fastidiosi ontani, lasciamo i pascoli della valle (non prima di averne ammirata la suggestiva ed armonica testata, costituita dai tre pizzi Torrone, occidentale, centrale ed orientale), entriamo in un boschetto per poi uscire alla sommità di un canalone di sfasciumi e magre erbe. La successiva discesa verso la Val di Mello avviene senza ulteriori problemi. Alla fine intercettiamo il sentiero che percorre la valle per salire in val Cameraccio; percorrendolo verso destra, torniamo al parcheggio.

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Punta Allievi, punta di Rasica e pizzo Torrone occidentale

RIFUGIO ALLIEVI-PASSO DELL'AVERTA-VAL DI MELLO

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Parcheggio di Val di Mello-Cascina Piana-Valle di Zocca-Rifugio Allievi -Passo Averta - Val Qualido-Parcheggio Val di Mello
8 h
1600 m.
E
SINTESI. Saliamo in Val Masino sulla strada provinciale e, oltrepassata Cataeggio, parcheggiamo a San Martino. Raggiunto il parcheggio di Val di Mello (bus-navetta nella stagione estiva), ci incamminiamo sul tratturo che si addentra nella valle, oltrepasssando la località Ca' di Carna (m. 1061) e raggiungendo la località Cascina Piana (m. 1092). Procediamo oltre, stando a sinistra, fino ad incontrare il bivio segnalato al quale lasciamo il tratturo per imboccare sulla sinistra il sentiero per il rifugi Allievi-Bonacossa. Il sentiero, recentemente sistemato nei punti più ripidi con una comoda gradinatura, sale, nel primo e faticoso tratto, sulla sinistra (per noi) della valle, per poi attraversare il torrente Zocca su un bel ponte, anch'esso collocato da poco. L'ulteriore salita fino alla casera di Zocca (seminascosta, sulla destra, a m. 1725) non dà molti momenti di respiro, per poi cominciare ad assumere pendenze meno severe, uscendo dal fresco bosco di conifere e tagliando in diagonale il fianco destro della valle, fino ad affacciarsi al corridoio che immette nel pianone di Zocca che, per la sua conformazione, dà il nome alla valle (m. 2016). Attraversata la piana sul lato destro, raggiungiamo il piede dell'ultimo ed ampio zoccolo glaciale che ci separa dal circo superiore della valle. I segnavia ci guidano nel tratto in cui la traccia sembra perdersi, finché la ritroviamo e, seguendola, risaliamo faticosamente lo zoccolo, attraversando due vallecole e portandoci, nell'ultimo tratto, verso sinistra, sul bordo di un marcato canalone che scende verso la piana. Siamo ormai in vista dei rifugi Allievi e Bonacossa (m. 2385), che raggiungiamo dopo aver attraversato, proseguendo verso sinistra (nord-ovest), un torrentello. Seguiamo poi il Sentiero Roma verso ovest. Lasciamo dunque i rifugi e, superato il vallone della Zocca, cominciamo ad abbassarci di circa centocinquanta metri, prima di attaccare l’affilato sperone che dalla cima di Zocca scende verso sud-est. Riprendendo a salire, ne raggiungiamo proprio il filo, con qualche passaggio aereo servito da corde fisse. Ci portiamo, quindi, a luoghi più tranquilli e, attraversato un torrentello, saliamo ad un pianoro disseminato di grandi massi: qui dobbiamo stare attenti a non perdere la traccia, seguendo con attenzione i segnavia. In ogni caso, sulla costiera Zocca-Qualido l’attacco è abbastanza visibile, perché si trova alla destra di un evidente canalino occupato da grandi massi. L’impressione è che si debba salire di lì; invece il punto di partenza per la salita è più a destra, il che permette di evitare i rischi connessi con i sassi mobili. E’ possibile trovare anche a stagione avanzata, salendo, un nevaietto, superato il quale affrontiamo, sfruttando una stretta cengia, sempre assistiti dalle corde fisse, un tratto di roccia, prima di sbucare nella parte alta della costiera, dove ritroviamo la traccia del sentiero, stretta e un po’ esposta, ma, in assenza di neve, abbastanza sicura. Proseguendo verso sinistra (sud) sbuchiamo, dopo una breve salita, proprio nei passi delbellissimo passo dell’Averta (m. 2540). Oltre la stretta porta nella roccia dobbiamo procedere sulla sinistra, affrontando un passaggio un po' delicato (corde fisse e staffa), per poi scendere a zig-zag il canalino alla base del passo. Giunti all'alta Val Qualido, lasciamo il sentiero Roma scendendo verso sinistra e seguendo i segnavia che, superati alcuni corpi franosi, ci fanno perdere quota su un largo dosso erboso. Puntiamo in direzione della caratteristica formazione rocciosa che divide la valle in due rami (il cavalèt). Qui giunti, dobbiamo stare attenti ad una traccia di sentiero che scende verso destra su un versante di macereti, poi volge ancora a destra ed attraversa il torrente al centro del ramo di destra della valle e sul lato opposto piega a sinistra scendendo nel bosco, per poi piegare ancora a sinistra e condurre al guado (da destra a sinistra) del medesimo torrente (dopo piogge di una certa portata il guado è problematico). Sul lato opposto ci portiamo ad un'ampia radura. Una debole traccia scende verso sud, superando una macchia ed un ripido versante roccioso con alcuni tornanti scavati nella roccia (tratto esposto, attenzione). Poi volge a destra e porta a ridosso del torrente, per allontanarsene subito verso sinistra e riprendere la discesa con molto tornanti. Giunti ad una feggata, prestiamo attenzione a non perderlo; poi scendiamo tranquilli nel bosco, uscendone al tratturo di Val di Mello, presso il laghetto omonimo. Procedendo a destra torniamo in breve al parcheggio del Gatto Rosso.

Una seconda possibilità che ci si offre dai rifugi è quella di percorrere un tratto del Sentiero Roma in senso opposto, cioè verso la val Qualido. Anche in questo caso potremo chiudere un interessante anello. Lasciamo dunque i rifugi e, superato il vallone della Zocca, cominciamo ad abbassarci di circa centocinquanta metri, prima di attaccare l’affilato sperone che dalla cima di Zocca scende verso sud-est. Riprendendo a salire, ne raggiungiamo proprio il filo, con qualche passaggio aereo servito da corde fisse. Ci portiamo, quindi, a luoghi più tranquilli e, attraversato un torrentello, saliamo ad un pianoro disseminato di grandi massi: qui dobbiamostare attenti a non perdere la traccia, seguendo con attenzione i segnavia. In ogni caso, sulla costiera Zocca-Qualido l’attacco è abbastanza visibile, perché si trova alla destra di un evidente canalino occupato da grandi massi. L’impressione è che si debba salire di lì; invece il punto di partenza per la salita è più a destra, il che permette di evitare i rischi connessi con i sassi mobili.
E’ possibile trovare anche a stagione avanzata, salendo, un nevaietto, superato il quale affrontiamo, sfruttando una stretta cengia, sempre assistiti dalle corde fisse, un tratto di roccia, prima di sbucare nella parte alta della costiera, dove ritroviamo la traccia del sentiero, stretta e un po’ esposta, ma, in assenza di neve, abbastanza sicura. Proseguendo verso sinistra (sud) sbuchiamo, dopo una breve salita, proprio nei passi del bellissimo passo dell’Averta (dal dialettale "avert", cioè aperto, m. 2540), stretta porta nella rocciosa costiera, dalla quale un ultimo sguardo sulla testata della Valle di Zocca ci permette di coglierla, forse, nella prospettiva più bella.
Si tratta ora di scendere, incontrando subito il passaggio più delicato dell’escursione: per superare le roccette più alte del canalino che porta in val Qualido, infatti, dobbiamo compiere qualche studiato movimento, per raggiungere un paio di staffe infisse nella roccia: in questo punto non manchiamo di assicurarci alle corde fisse (quando percorriamo il Sentiero Roma, dobbiamo sempre essere attrezzati con imbracatura e moschettoni). Si tratta di pochi sudati metri, poi si scende tranquillamente, con qualche zig-zag su un terreno un po’ scivoloso, fino ai grandi massi dell’alta val Qualido (cartello che indica "Val Qualido"). Qui lasciamo il Sentiero Roma e scendiamo, a vista, verso sud, tendendo molto leggermente e gradualmente a destra, cioè al dosso erboso centrale della valle, e puntando al ben visibile sperone granitico (detto "cavalèt") che, più in basso, divide la valle di due rami (la bassa Val Qualido è, infatti, costituita da un ramo orientale - alla nostra sinistra - ed occidentale - alla nostra destra -: per quest'ultimo passa il sentiero da sfruttare). Dopo un centinaio di metri troviamo anche i segnavia rosso-bianco-rossi. Non c’è una vera e propria traccia di sentiero, ma la discesa non è difficile: superata la fascia di massi, scendiamo su dossi erbosi fino alla sella sottostante allo sperone.
Ora dobbiamo proseguire verso destra, su un sentiero visibile (attenzione ai segnavia bianco-rossi), portandoci, con una diagonale, al centro del ramo occidentale della valle, dove attraversiamo, senza difficoltà, il ramo del torrente Qualido. Sul lato opposto, dopo un breve tratto diritto, pieghiamo a sinistra e scendiamo in una modesta pineta, zigzagando, fino ad una radura. Giunti sul ciglio di un salto, pieghiamo a destra e rientriamo nel boschetto. Dopo un paio di tornanti, pieghiamo a sinistra ed usciamo definitivamente ll'aperto, portandoci ad un punto di guado del tornente, che dobbiamo tornare a guadare, da destra a sinistra. Questo secondo punto di guado, però, non è banale, perché nei mesi di maggio-giugno o dopo abbondanti precipitazioni a forza del torrente può essere tale da rendere pericoloso il passaggio: uno scivolone ci farebbe precipitare da un salto.
Tornati sul lato orientale del ramo occidentale della valle, troviamo un sentierino che ci porta ad una piana acquitrinosa. Qui la traccia si perde per un buon tratto. Dobbiamo, dunque, prestare attenzione e scendere tagliando il fianco della valle e restando piuttosto alti (passiamo fra due macchie di abeti piantati di recente). Raggiungiamo, così, un boschetto di abeti, dove la traccia si fa più visibile. La successiva discesa non presenta problemi di riconoscimento della traccia, anche se un po' più in basso il sentiero è letteralmente scavato sul fianco di un’enorme placca rocciosa, quindi un po' esposto. Superato anche questo tratto piuttosto impressionante, ma anche davvero interessante come esempio di ingegneria alpina (all'alpe saliva, fino a qualche decennio fa, la famiglia Della Mina di Mello, e con lei, ovviamente, le mucche), scendiamo spediti fino al fondovalle. Alla fine intercettiamo la mulattiera della Val di Mello: percorrendola verso destra, in breve siamo di nuovo al parcheggio. Menzioniamo, per concludere, una terza possibilità che si offre a chi raggiunga i rifugi Allievi e Bonacossa: la salita al passo di Zocca (pas da zòca, m. 2749), su labile traccia di sentiero e senza segnavia.

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RIFUGIO ALLIEVI-PASSO DI ZOCCA-CAPANNA DELL'ALBIGNA

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Parcheggio Val di Mello-Rif. Allievi-Passo di Zocca
5 h e 30 min.
1660
EE
Rif. Allievi-Passo di Zocca-Capanna dell'Albigna
3 h
400
EEA
SINTESI. Saliamo in Val Masino sulla strada provinciale e, oltrepassata Cataeggio, parcheggiamo a San Martino. Raggiunto il parcheggio di Val di Mello (bus-navetta nella stagione estiva), ci incamminiamo sul tratturo che si addentra nella valle, oltrepasssando la località Ca' di Carna (m. 1061) e raggiungendo la località Cascina Piana (m. 1092). Procediamo oltre, stando a sinistra, fino ad incontrare il bivio segnalato al quale lasciamo il tratturo per imboccare sulla sinistra il sentiero per il rifugi Allievi-Bonacossa. Il sentiero, recentemente sistemato nei punti più ripidi con una comoda gradinatura, sale, nel primo e faticoso tratto, sulla sinistra (per noi) della valle, per poi attraversare il torrente Zocca su un bel ponte, anch'esso collocato da poco. L'ulteriore salita fino alla casera di Zocca (seminascosta, sulla destra, a m. 1725) non dà molti momenti di respiro, per poi cominciare ad assumere pendenze meno severe, uscendo dal fresco bosco di conifere e tagliando in diagonale il fianco destro della valle, fino ad affacciarsi al corridoio che immette nel pianone di Zocca che, per la sua conformazione, dà il nome alla valle (m. 2016). Attraversata la piana sul lato destro, raggiungiamo il piede dell'ultimo ed ampio zoccolo glaciale che ci separa dal circo superiore della valle. I segnavia ci guidano nel tratto in cui la traccia sembra perdersi, finché la ritroviamo e, seguendola, risaliamo faticosamente lo zoccolo, attraversando due vallecole e portandoci, nell'ultimo tratto, verso sinistra, sul bordo di un marcato canalone che scende verso la piana. Siamo ormai in vista dei rifugi Allievi e Bonacossa (m. 2385), che raggiungiamo dopo aver attraversato, proseguendo verso sinistra (nord-ovest), un torrentello. Cerchiamo alle spalle dei rifugi i segnavia che ci indirizzano al percorso che permette di salire al passo di Zocca. Il passo è ben visibile già dai rifugi, guardando verso nord. Osserviamo l'evidente depressione sulla cresta di granito che chiude la valle: distingueremo, nella sua parte sinistra, un piccolo ma ben marcato ago roccioso, che segna il limite destro del passo. Cominciamo, quindi, la salita, tendendo leggermente a sinistra, fino a raggiungere un grande ometto posto sopra un masso, che segnala una traccia di sentiero. Seguendola, ci portiamo ai piedi del ripido crinale che scende dalla depressione, più o meno al suo centro. Iniziamo ad attaccarlo nella sua parte sinistra, tenendone il lato destro. In alcuni tratti il sentiero è buono, ma discontinuo e, soprattutto, privo di segnavia. Solo gli ometti ci guidano. La salita, verso nord-ovest, richiede cautela per qualche sasso mobile, ma non è difficile. Raggiunto il passo di Zocca (m. 2746), scendiamo in Valle dell'Albigna. Dopo un brevissimo tratto verso destra (nord-est), iniziamo una lunga diagonale verso sinistra (nord-ovest), che taglia il versante abbastanza ripido di neve e ghiaccio che dal passo scende al ghiacciaio. Passiamo così a monte dello stretto canalino centrale, sotto la verticale del passo, e dei due bastioni rocciosi fra i quali è rinserrato, lasciandoli alla nostra destra. Giunti quasi a ridosso del salto roccioso che scende a nord dalla cima di Zocca, pieghiamo a destra e scendiamo quasi diritti (nord) per breve tratto. Giunti in vista di un crepaccio, pieghiamo decisamente a sinistra (ovest) e poi di nuovo a destra (nord-est), aggirandolo e lasciando alla nostra sinistra un secondo crepaccio. Raggiumnto il ghiacciaio procediamo stando leggermente a destra, o guadagnando e seguendo il filo del cordone morenico di destra. La valle piega leggermente a destra e noi giungiamo così in vista del grande bacino di sbarramento dell’Albigna. Dopo aver guadato due corsi d’acqua, che scendono dalla Vedretta settentrionale di Castello, procediamo verso nord seguendo i segnavia e ci avviciniamo ad alcuni speroni rocciosi che scendeno verso ovest dalla punta dell’Albigna quasi a lambire la riva orientale del lago. Li tagliamo salendo alcuni gradoni su un percorso attrezzato da scale metalliche e corde fisse. Dopo alcuni saliscendi, fra formazioni rocciose e canali detritici, siamo al guado del torrente che scende dalla Vedretta di Cantone. Poi dobbiamo affrontare l’ultimo sforzo, la salita, lungo facili balze, per circa 150 metri, dell’ampio promontorio sulla cui sommità troviamo finalmente la capanna dell’Albigna (m. 2336), del Club Alpino Svizzero.

Ci sono due passi che mettono in comunicazione la Val Masino con il territorio svizzero. Il primo è il passo di Bondo (pas de bund, m. 3169), in Val Porcellizzo, che presenta difficoltà alpinistiche e tratti su ghiacciaio. Il secondo è il passo di Zocca (pas da zòca, m. 2746), nella valle omonima (laterale della Val di Mello), al quale, invece, si sale con relativa facilità, in assenza di neve (quindi a stagione avanzata o tarda).
Raggiungiamo, quindi, la Val di Mello, lasciamo l'automobile al parcheggio (nei periodi in cui questo è consentito; in estate dovremo incamminarci da San Martino o prendere il bus-navetta) percorriamola fino ad oltrepassare la località di Cascina Piana (casìna ciàna, m. 1092) e ad incontrare l'indicazione della deviazione sulla sinistra per il rifugio Allievi.
Il sentiero, recentemente sistemato nei punti più ripidi con una comoda gradinatura, sale, nel primo e faticoso tratto, sulla sinistra (per noi) della valle, per poi attraversare il torrente Zocca su un bel ponte, anch'esso collocato da poco. L'ulteriore salita fino alla casera di Zocca (seminascosta, sulla destra, a m. 1725) non dà molti momenti di respiro, per poi cominciare ad assumere pendenze meno severe, uscendo dal fresco bosco di conifere e tagliando in diagonale il fianco destro della valle, fino ad affacciarsi al corridoio che immette nel pianone di Zocca che, per la sua conformazione, dà il nome alla valle (m. 2016).
Attraversata la piana sul lato destro, raggiungiamo il piede dell'ultimo ed ampio zoccolo glaciale che ci separa dal circo superiore della valle. I segnavia ci guidano nel tratto in cui la traccia sembra perdersi, finché la ritroviamo e, seguendola, risaliamo faticosamente lo zoccolo, attraversando due vallecole e portandoci, nell'ultimo tratto, verso sinistra, sul bordo di un marcato canalone che scende verso la piana. Siamo ormai in vista dei rifugi Allievi e Bonacossa (m. 2385), che raggiungiamo dopo aver attraversato, proseguendo verso sinistra (nord-ovest), un torrentello. Dal parcheggio della val di Mello ai rifugi sono necessarie dalle tre alle quattro ore di cammino, per superare gli oltre 1300 metri di dislivello.
I rifugi sono fra i più frequentati delle Alpi centrali, anche perché la valle di Zocca è una delle mete più ambite degli scalatori, per le innumerevoli ed interessanti vie di ascensione, aperte ed ancora da aprire, che le sue famose cime (da ovest, cima di Zocca, m. 3174, punta Allievi, m. 3225, cima di Castello, m. 3392, punta Rasica, 3305, pizzo Torrone occidentale, m. 3351) offrono. Inoltre sono anche un punto di appoggio
obbligato per chi percorre il celeberrimo Sentiero Roma (senté róma). Loro antenata è la capanna Zocca, costruita nel 1897, a cura della sezione milanese del C.A.I. Rifatta nel 1905, venne successivamente distrutta da una valanga. Durante la prima guerra mondiale venne riedificata per ospitare un distaccamento di alpini per presidiare il passo di Zocca, che guarda alla Val Albigna, perché il generale Cadorna era convinto che lo stato maggiore svizzero avrebbe potuto concedere il permesso di passaggio alle truppe austro-ungariche, che avrebbero potuto quindi invadere la Valtellina dalla Valle di Poschiavo, dall'Engadina e dalla Val Bregaglia. Assunse, allora, la denominazione che onora Francesco Allievi, alpinista appassionato della Valle di Zocca. Durante la seconda guerra mondiale venne usata come punto di appoggio dalle formazioni partigiane e quindi danneggiata durante il rastrellamento nazifascista del 1944. Ricostruita nel 1950, è affiancata, dal 1988, dal rifugio Bonacossa. Nell'inverno del 1999-2000 è stata seriamente danneggiato da una valanga, e successivamente ristrutturata.
Noi, però, non ci accingiamo ad effettuare alcuna scalata, né a percorrere il Sentiero Roma. Cerchiamo, invece, alle spalle dei rifugi, i segnavia che ci indirizzano al percorso che permette di salire al passo di Zocca. Il passo è ben visibile già dai rifugi, guardando verso nord. Osserviamo l'evidente depressione sulla cresta di granito che chiude la valle: distingueremo, nella sua parte sinistra, un piccolo ma ben marcato ago roccioso, che segna il limite destro del passo.

Verso il passo di Zocca

Cominciamo, quindi, la salita, tendendo leggermente a sinistra, fino a raggiungere un grande ometto posto sopra un masso, che segnala una traccia di sentiero. Seguendola, ci portiamo ai piedi del ripido crinale che scende dalla depressione, più o meno al suo centro. Iniziamo ad attaccarlo nella sua parte sinistra, tenendone il lato destro. In alcuni tratti il sentiero è buono, ma discontinuo e, soprattutto, privo di segnavia. Solo gli ometti ci guidano.
La salita richiede cautela per qualche sasso mobile, ma non è difficile. Man mano che il passo si fa più vicino, l'ago alla sua destra assume l'aspetto più imponente di una sorta di
torre guardiana. Alla nostra sinistra, nei momenti di pausa necessaria, possiamo vedere l'aspra e dirupata parete orientale della cima di Zocca, mentre a destra si scorge un vallone che si inoltra sul fianco occidentale del gruppo di cime che comprende la punta Allievi.

Passo di Zocca

Alla fine, dopo poco più di un'ora dai rifugi, guadagniamo i 2746 metri del passo di Zocca, dove su un sasso, nel 1930, è stato segnalato il confine italo-svizzero. Oltre il passo, si apre lo scenario suggestivo dell'ampio vallone della lingua sud-orientale della Vedretta dell'Albigna. A sinistra è ben visibile la poderosa costiera granitica sulla quale si collocano la Sciora di dentro, l'Ago di Sciora e la Sciora di fuori. Il dislivello complessivo dell'escursione è di poco inferiore ai 1700 metri, ed il tempo necessario è di circa cinque ore.

Lo scenario sul versante opposto è grandioso. In particolare, alla nostra sinistra, la Sciora e l'Ago di Sciora si mostrano in tutto il loro splendore.

Valle dell'Albigna

Se abbiamo tempo ed energie, oppure se abbiamo pernottato ai rifugi Allievi-Bonacossa, l'occasione per scendere nella splendida Valle dell'Albigna è di quelle da non perdere. Qui troviamo un rifugio che può essere un ottimo unto di appoggio, la Capanna dell'Albigna. Dal passo di Zocca iniziamo la discesa alla vedretta dell’Albigna. Dopo un brevissimo tratto verso destra (nord-est, iniziamo una lunga diagonale verso sinistra (nord-ovest), che taglia il versante abbastanza ripido di neve e ghiaccio che dal passo scende al ghiacciaio. Passiamo così a monte dello stretto canalino centrale, sotto la verticale del passo, e dei due bastioni rocciosi fra i quali è rinserrato, lasciandoli alla nostra destra. Giunti quasi a ridosso del salto roccioso che scende a nord dalla cima di Zocca, pieghiamo a destra e scendiamo quasi diritti (nord) per breve tratto. Giunti in vista di un crepaccio, pieghiamo decisamente a sinistra (ovest) e poi di nuovo a destra (nord-est), aggirandolo e lasciando alla nostra sinistra un secondo crepaccio.

Ago di Sciora e Sciora

Dopo una breve discesa siamo infine sul corpo della vedretta dell’Albigna, che, a stagione inoltrata, quando il manto di neve si è sciolto, si nasconde sotto uno strato di detriti che non farebbero neppure sospettare la sua presenza. Ora procediamo sul ghiacciaio stando leggermente a destra, o guadagnando e seguendo il filo del cordone morenico di destraLa valle piega leggermente a destra e noi giungiamo così in vista del grande bacino di sbarramento dell’Albigna.
Dopo aver guadato due corsi d’acqua, che scendono dalla Vedretta settentrionale di Castello, procediamo verso nord seguendo i segnavia e ci avviciniamo ad alcuni speroni rocciosi che scendeno verso ovest dalla punta dell’Albigna quasi a lambire la riva orientale del lago. Non possiamo quindi aggirarli al piede, ma dobbiamo tagliarli salendo alcuni gradoni su un percorso attrezzato da scale metalliche e corde fisse. Ovviamente dobbiamo procedere con estrema attenzione, soprattutto in condizioni ambientali non buone (che significa anche scarse condizioni di visibilità. Dopo alcuni saliscendi, fra formazioni rocciose e canali detritici, siamo al guado del torrente che scende dalla Vedretta di Cantone.
Poi dobbiamo affrontare l’ultimo sforzo, la salita, lungo facili balze, per circa 150 metri, dell’ampio promontorio sulla cui sommità troviamo finalmente la capanna dell’Albigna (m. 2336), del Club Alpino Svizzero. Siamo in cammino da circa tre ore ed abbiamo superato un dislivello in altezza di 400 metri. Teniamo conto che poco più a valle si trova il punto di arrivo della funivia che ci permette di scendere a Pranzaria, a circa due chilometri da Vicosoprano, sul fondo della Val Bregaglia elvetica.

 

Il rifugio o Capanna dell'Albigna, di proprietà del C.A.S. Sezione Hoher Rohn, è gestito da Isabella Shär - Staad (tel.: 0041 (0)71 8550981; il telefono del rifugio è 0041 (0)82 41405), dispone di 94 posti letto e di docce ed offre servizio di mezza pensione o pensione completa. Il vecchio rifugio, interamente in legno, venne costruito nel 1910 e fu poi sommerso dalla grande diga. L'attuale struttura è stata inaugurata nel 1956.
E' gestito solo in estate (1 luglio-15 settembre), ma dispone di un locale-ricovero sempre aperto con 14 posti letto. D'estate è molto frequentato, anche dalle famiglie (ci sono camere per famiglie da 4, 6 e 8 letti), perchè servito dalla funivia da Pranzaira, dal cui punto di arrivo lo si raggiunge in poco più di un'ora di cammino, dopo aver attraversato il coronamento della grande diga (lo sbarramento, a 2165 metri di quota, nel punto massimo è alto 115 metri) che ha originato il grande lago artificiale dell'Albigna.
Si tratta di un lago imponente, che raggiunge 70 milioni di metri cubi d'acqua ed è lungo 760 metri. Venne completato nel 1959 e serve la centrale di Lobbia, sul fondo della Val Bregaglia. La sua costruzione cancellò le pittoresche cascate dell'Albigna, ma rese la valle omonima molto più accessibile, anche per i numerosi scalatori che vi trovano innumerevoli possibilità di sfruttare le splendide pareti di granito.
Per informazioni si può scrivere all'indirizzo mail capanna@albigna.ch.


La Capanna dell'Albigna

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Apri qui la carta on-line.


1. Novate-Brasca 2. Brasca-Gianetti 2bis. Omio-Gianetti 3. Gianetti-Allievi 4. Allievi-Ponti 5. Ponti-Chiesa Valmalenco

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