Testata della Val Cervia e Corno Stella

DA CEDRASCO ALLA BAITA SUPERIORE DI VALCERVIA

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Strada Val Cervia-Fienili Arale-Casera Val Cervia-Baita superiore di Valcervia
3 h
650
E
SINTESI. Da Cedrasco saliamo sulla carozzabile per la Valcervia (previo acquisto del pass di transito al bar inc entro al paese) che, con diversi tornanti, passa per le Fppe ed i Campelli di Cedrasco, oltrepassati i quali, a quota 1400 circa, è chiusa al traffico dei veicoli non autorizzati. Parcheggiamo al cartello di divieto (slargo) e proseguiamo a piedi sulla pista, che ci porta ai prati dei fienili Arale (m. 1600). Una strada sterrata prosegue, dai prati, percorrendo quasi in piano un breve tratto del fianco orientale della valle, fino ad un bivio, al quale dobbiamo prendere a destra. Cominciamo, così, a scendere verso il torrente, con un paio di tornanti che ci fanno perdere circa un centinaio di metri di quota, portandoci ad unapiana, posta appena al di sotto della quota 1500 metri. La strada, allontanandosi dal torrente, riprende gradualmente a salire. Al termine della piana troviamo un ponte (m. 1556) che ci conduce sul versante occidentale (di destra, per chi sale) della valle. Poco oltre il ponte, siamo alla Casera di Val Cervia (m. 1624). Il tracciato termina a quota 1910, alla baita superiore di Val Cervia.

Da Cedrasco (m. 305), paesino del versante orobico della media Valtellina, posto ad ovest di Sondrio, fra Fusìne e Caiòlo, parte una carrozzabile che si inerpica sul fianco orientale della Val Cervia e permette di raggiungere una serie di bei maggenghi, fino ai prati di Arale. Acquistiamo al bar centrale del paese il pass di transito e cominciamo a salite sulla carozzabile. Al secondo tornante sinistrorso della strada troviamo una bella mulattiera, che se ne stacca sulla destra e, con un tracciato un po’ ripido ma elegante, che sfiora anche la forra terminale della valle, conduce dapprima ai prati delle Foppe (m. 867), proseguendo poi alla volta dei fienili Bratta (toponimo che si trova anche in Val Tartano e sopra Bianzone, e che deriva probabilmente dalla voce dialettale che significa "sterpame", "immondizia") e dei Campelli di Cedrasco, incantevole balcone panoramico sul versante retico della media Valtellina.
Nella parte più alta dei prati, quasi a proteggere le numerose baite, si trova, a 1265 metri, un tempietto dedicato alla Madonna, risalente al XVIII secolo, ampliato con un portico nel 1934 e decorato nel 1970. La chiesetta ha una pianta a croce latina ed è dedicata alla Vergine immacolata, particolarmente cara ai cacciatori, ma in generale a tutta la popolazione di Cedrasco, come è evidente dalla scritta esterna: RIFUGIO DEI / CACCIATORI PROTECGICI C.F.S. / O GIGLIO DELLE / FORESTE PROTEGGICI QUESTO TEMPIETTO / DA SECOLI TESTIMONE / DI DEVOZIONE ALLA VERGINE / LA POPOLAZIONE DI / CEDRASCO CON AMORE / E SACRIFICIO VEDE / AMPLIATO /AGOSTO 1979 / DE BUGLIO GUIDO 1970 O REGINA DEI CAMPELLI / GOCCIA DI RUGIADA CHE / SPLENDI TRAMONTI / CASOLARI E CIELI / SPLENDORE DEL MAITINO / DECORI I TUOI RAGGI D’AMORE / CI ILLUMINI IL CAMMINO / TU CHE CI METTI DEI CUORI LA / VOCE DEGLI ANGELI / TI LODIAMO / O FIORE TRA I FORI DEI / NOSTRI MONTI IL PIÙ PROFUMATO E RICERCATO / TI PREGHIAMO / A TE O MADRE DEL VERBO / VERGINE IMMACOLATA / RICORRIAMO / O FONTE D’AMORE E DI MISERICORDIA / DONACI LA GRAZIA DI VIVERE / E MORIRE NEL TUO NOME / COSÌ SIA / GIOVANNI POLI 1970. 
A questo punto possiamo scegliere di proseguire seguendo un sentiero nel bosco (segnalato da segnavia bianco-rossi, che ci hanno accompagnato lungo l’intero tracciato della mulattiera percorsa finora), oppure di utilizzare la strada, con un fondo in asfalto, cui si sostituisce, nell’ultimo tratto, il cemento. Teniamo, però, presente che la sulla strada, che giunge fin qui da Cedrasco dopo una sequenza di oltre venti tornanti, si incontra ben presto il divieto di transito ai veicoli non autorizzati (m. 1400 circa).
Superato il dirupato fianco orientale della valle ed alcuni aspri valloni laterali (come quello della val Grande), il tracciato raggiunge i riposanti prati dei fienili Arale (m. 1600). Il toponimo non è raro in ambiente alpino: basti citare l'omonima località in Val Lunga (Val Tartano), dove si trova il rifugio Beniamino. Esso deriva dalla radice "era" o "eira", che significa "aia"; può essere accostato al bergamasco "aral" (che significa "spianata dove si accatasta la legna da ardere") ed al canavesano "eral" (che significa "spazio centrale del casale").
I prati rappresentano un luogo ideale per una sosta, che a questo punto si rende necessaria, perché, se abbiamo seguito la mulattiera, siamo in cammino da circa tre ore e mezza. Ottima è la visuale su molte delle più famose cime del gruppo del Màsino, e sono soprattutto i Corni Bruciati ed il monte Disgrazia ad imporsi, verso nord, allo sguardo. Ai piedi del monte Disgrazia, infine, si può osservare, leggermente spostata a sinistra, l’intera valle di Postalesio.
Prima di proseguire, però, raccogliamo qualche elemento per conoscere meglio questa valle. Una storia, innanzitutto. La Val Cervia deve il suo nome, probabilmente, all’abbondanza di cervi, almeno in passato. Non mancavano, però, fino alle fine dell’ottocento, gli orsi, che sono protagonisti di una storia singolare. Ci viene raccontata dal naturalista ed alpinista Bruno Galli Valerio (cfr. “Punte e passi”, a cura di Antonio Boscacci e Luisa Angelici, Sondrio, 1998): “Là nella Val Cervia, gli orsi avevano trovato un nemico terribile. Non li attaccava con il fucile, ma tendeva loro delle trappole. Delle enormi trappole in ferro, fissate con delle catene, erano stese nei boschi. Dicono che ben undici orsi vi hanno lasciato la pelle. Un orso gigantesco preso per le zampe posteriori si era talmente divincolato che era caduto a testa in giù, lungo le roccie a picco, sospeso alla trappola. I suoi urli di dolore erano così forti che li udirono per tutta la notte dall'altra parte della valle. Ma gli orsi hanno, come noi uomini, qualcuno che li vendica. Parecchi anni dopo, in una di quelle trappole, il figlio del cacciatore fu intrappolato e ne ebbe una gamba sbriciolata. Gli orsi erano vendicati.
Riprendiamo il cammino. Una strada sterrata prosegue, dai prati, percorrendo quasi in piano un breve tratto del fianco orientale della valle, fino ad un bivio, al quale dobbiamo prendere a destra: la traccia di sinistra, infatti, prosegue verso l’alpe Prato dell’Acqua e raggiunge, dopo circa 2 km, la baita Caprarezza (m. 1909), nel territorio del comune di Cedrasco. Cominciamo, così, a scendere verso il torrente, con un paio di tornanti che ci fanno perdere circa un centinaio di metri di quota, portandoci ad una bellissima piana, posta appena al di sotto della quota 1500 metri. Possiamo, così, finalmente incontrare il signore della valle, cioè il torrente Cervio, che qui si concede una pigra sosta, prima di precipitare, con ripidi salti, verso la piana della media Valtellina. Un signore antagonista, la piramide rocciosa del monte Disgrazia, che ha come nemica proprio l’acqua, sembra guardarlo da un’altezzosa distanza. E’, questo, sicuramente il tratto più gentile e suggestivo di una valle che è fra le più armoniche del settore orobico centro-orientale. La strada, allontanandosi dal torrente, riprende gradualmente a salire. Al termine della piana troviamo un ponte (m. 1556) che ci conduce sul versante occidentale della valle.
Proseguiamo, guadagnando quota con molta gradualità, mentre di fronte a noi, a sud, il corno Stella (m. 2621), che domina, sul suo lato orientale, la testata della valle, svela gradualmente il suo imponente fianco settentrionale.
Poco oltre il ponte, siamo alla Casera di Val Cervia (m. 1624), in territorio del comune di Fusine; è stato avanzato il progetto di ristrutturare una vicina baita a rifugio, con locale invernale sempre aperto, per informazioni, conviene telefonare al comune di Fusine (0342 492141). La pista conduce fino a quota 1900, ai piedi dell’ultimo gradino della valle. Sul suo lato opposto, alla nostra sinistra, è ben visibile la baita Pessòlo di Stavello (m. 1905), presso la quale passa il sentiero dell’Alta Via delle Orobie, prima di cominciare a salire in direzione del passo del Tonale (m. 2352), che porta in valle del Livrio. Il tracciato termina a quota 1910, dove troviamo una nuova baita costruita di recente, la baita superiore di Val Cervia. Da qui possiamo, di nuovo, ammirare il Corno Stella, alla cui destra è ben visibile la depressione sulla quale è collocato il passo di Val Cervia (m. 2318), dal quale si scende in val di Carisone (Valle Brembana), sul versante orobico bergamasco. A sinistra del corno, invece, è altrettanto facilmente riconoscibile la sella del passo del Tonale.


Corno Stella e testata della Valcervia

Aggiungiamo, ora, qualche ulteriore elemento di conoscenza della valle, leggendo la descrizione che di essa offre la Guida alla Valtellina edita dalla sezione valtellinese del CAI nel 1884: “A poco più di un quarto d'ora a oriente di Fusine è Cedrasco, (315 m.415 ab,), da cui parte una via mulattiera , selciata e di recente costrutti, che salendo a zig-zag, per boschi cedui, conduce ai maggenghi di Foppa e dei Campelli, e all'alpe l’Arale, da cui è agevole la salita al Vespolo (2328 m.), vetta coperta di pascoli, e di vasto panorama. Dopo l'Arale la via, mantenendosi mulattiera e affatto sgombra di ciottoli, procede amenissima attraverso una folta foresta di pini; poi, superato il solito burrone che è allo sbocco di ogni valle secondaria, s'abbassa per circa dugento metri, lino quasi al torrente, il quale costeggia poi sino oltre le ultime baite. Quindi salo a girivolte al passo di Val Cervia (2300 m.). Da Cedrasco a questo passo occorrono circa sei ore e mezzo di cammino. Immediatamente al di là del passo è il lago Moro (2215 m.), che deve il nome al color cupo cui le sue acque ricevono dalle circostanti roccie. Dal lago Moro scendendo direttamente per la valle di Carisole si arriva a Carona (1145 m.), ai Branzi (862 m.) in Val Brembana. Prendendo invece, dopo lasciato il lago, la strada che taglia a destra la ripida pendice erbosa, e superando il contrafforte, si può, in poco più d'ora, sempre attraverso pascoli e prati, giungere a Foppolo (1530 m.).


Corno Stella e baita Gavazza

Chi tiene la direzione opposta, recandosi da Foppolo a Cedrasco per la Val Cervia, badi a non lasciarsi ingannare dalla via piana e larga che procede nel fondo della valle; essa incontra ben presto scosceso frane la cui traversata è malagevole sempre, talora impossibile. Poco dopo che la via è entrata nel bosco conviene prendere la stradicciuola che si alza a destra  e salire durante mezz'ora circa, per ridiscendere poi. Un sentiero non difficile conduce dalle ultime baite di Val Cervia in Val del Livrio. Il Monte Cervo a pareti scoscese, è insignificante. La salita del Corno Stella (2618 m.) direttamente da Val Cervia non fu tentata, e non vuol essere impresa facile.
Il nome di questa valle deriva forse dall'esistenza in essa di cervi. Certo è che fino al secolo XVII le foreste valtellinesi erano abitate da cervi: se ne ha la prova irrefutabile nelle licenze d'armi, che ancora si conservano in originale in alcuni archivi privati.

DALLA BAITA SUPERIORE DI VAL CERVIA ALLA VAL MADRE PER IL PASSO DI VALBONA

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Baita Superiore di Valcervia-Passo di Valbona-Casera di Valbona-Baita della Croce-Valmadre-Fusine
5-6 h
430 (2000 in discesa)
E
SINTESI. Lasciamo alle nostre spalle la baita superiore di Val Cervia e saliamo verso sinistra, in direzione di un piccolo casello per l’acqua. Seguendo una traccia di sentiero, aggiriamo, sulla sinistra, uno speroncino e guadagniamo la sommità di un dosso, giungendo, ben presto, in vista della baita La Piana (m. 2093), dove un cartello ci indica la direzione dell’Alta Via delle Orobie (sentiero Bruno Credaro), segnalata anche dai segnavia bianco-rossi. Il sentiero, sempre ben visibile, piega verso nord-est (destra) e, dopo aver aggirato un dosso poco pronunciato, ci porta ad una seconda baita, la baita Gavazza (m. 2154), per poi proseguire ancora, per un tratto, verso destra, prima di iniziare a descrive e un ampio arco verso sinistra, che ci permette di guadagnare le ultime balze ai piedi passo di Valbona (m. 2324), che raggiungimo passando fra facili roccette. Seguendo sempre i segnavia, scendiamo in alta Valmadre verso nord-ovest, con un primo traverso ed una serrata sequenza di tornantini, che ci fanno perdere rapidamente quota in una valle abbastanza incassata. Raggiunto il dosso quotato 2017 metri, sotto la Sponta Camoscera, ci raggiunge, da destra, il sentiero che proviene dalla Casera di Grassone; noi proseguiamo volgendo a sinistra verso sud-ovest, attraversiamo il torrente di Valbona e ci portiamo alla Casera di Valbona (m. 1904). Seguendo, ora, un facile sentiero, descriviamo un ampio arco in direzione ovest e ci portiamo alla baita della Croce, dalla quale, proseguendo la discesa verso destra, si guadagna la carrozzabile che risale l'intera Valmadre, fino al passo di Dordona. Seguendola, scendiamo al nucleo di Valmadre (m. 1195) e di qui a Fusine (m. 298).

Proponiamo, ora, un'interessante possibilità di prosecuzione dell'escursione (se ci siamo portati in quota con l'automobile). In alta Val Cervia si trova un terzo passo, quello di Valbona, che consente un'agevole traversata in Valmadre, seguendo un tratto della Gran Via delle Orobie (ben segnalata dai segnavia bianco-rossi e dalla sigla GVO). Per raggiungerlo lasciamo alle nostre spalle la baita superiore di Val Cervia e saliamo verso sinistra, in direzione di un piccolo casello per l’acqua. Seguendo una traccia di sentiero, aggiriamo, sulla sinistra, uno speroncino e guadagniamo la sommità di un dosso, giungendo, ben presto, in vista della baita La Piana (m. 2093), dove un cartello ci indica la direzione del sentiero che sale al passo e che, costituendo una parte dell’Alta Via delle Orobie (sentiero Bruno Credaro), è segnalato anche dai segnavia bianco-rossi. Il sentiero, sempre ben visibile, piega verso nord-est (destra) e, dopo aver aggirato un dosso poco pronunciato, ci porta ad una seconda baita, la baita Gavazza (m. 2154), per poi proseguire ancora, per un tratto, verso destra, prima di iniziare a descrive e un ampio arco verso sinistra, che ci permette di guadagnare le ultime balze ai piedi del passo. In questo tratto, volgendo lo sguardo a destra (nord-est), possiamo catturare un fugace e suggestivo scorcio della testata della Valmalenco, dominato dal pizzo Scerscen.


Apri qui una fotomappa della salita al passo di Valbona

Il passo di Valbona (m. 2324), stretto intaglio nella roccia compreso fra la Sponda Camoscera, a nord, ed un picco roccioso quotato 2465, a sud, permette di scendere nell’omonima laterale di destra della Valmadre. Seguendo sempre i segnavia, scendiamo verso nord-ovest, con un primo traverso ed una serrata sequenza di tornantini, che ci fanno perdere rapidamente quota in una valle abbastanza incassata. Raggiunto il dosso quotato 2017 metri, sotto la Sponta Camoscera, ci raggiunge, da destra, il sentiero che proviene dalla Casera di Grassone; noi proseguiamo volgendo a sinistra verso sud-ovest, attraversiamo il torrente di Valbona e ci portiamo alla Casera di Valbona (m. 1904). Seguendo, ora, un facile sentiero, descriviamo un ampio arco in direzione ovest e ci portiamo alla baita della Croce, dalla quale, proseguendo la discesa verso destra, si guadagna la carrozzabile che risale l'intera Valmadre, fino al passo di Dordona. Seguendola, scendiamo al nucleo di Valmadre (m. 1195) e di qui a Fusine (m. 298). Per evitare una lunga maratona, conviene effettuare la traversata con un'automobile di servizio parcheggiata nello piazzo del Parco Regionale delle Orobie, sopra Valmadre, a 1300 m., oppure appoggiarsi al rifugio Casera di Dordona (m. 1930), che si trova sulla pista poco sotto il passo di Dordona (m. 2061), informandosi preventivamente, sempre telefonando al Municipio di Fusine, sulla situazione di apertura estiva. La salita al passo richiede quasi quattro ore di cammino dal punto nel quale si trova il dvieto di transito per i veicoli non autorizzati: un percorso un po’ lungo, che però ha il pregio di non richiedere strappi impegnativi (se non negli ultimi tratti) e di regalare scorci panoramici fra i più belli del settore orobico centro-orientale. la successiva discesa a Valmadre richiede poco più di due ore. In tutto la traversata comporta, quindi, un cammino di circa sei ore (il dislivello in salita approssimativo è di 1100 metri).


Apri qui una foto-mappa della discesa dal passo di Valbona all'alta Val Madre (Baita della Croce)

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri).

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