CARTE DEL PERCORSO


Apri qui una panoramica su Val Cervia e Valle del Livrio dalla cima del Corno Stella

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Cedrasco-Arale-Baita Pessolo-Passo del Tonale-Casera di Publino-Rifugio Caprari-Loc. Forni-San Salvatore
8 h
960
E
SINTESI. Con una prima automobile stacchiamoci dalla tangenziale di Sondrio all'altezza dello svincolo per la via Vanoni (l'unico sulla destra per chi proviene da Milano) e, raggiunta la via, dirigiamoci verso la località Porto di Albosaggia (alla rotonda, a destra per chi proviene da Milano), attraversando su un largo ponte il fiume Adda. Invece di proseguire sulla Pedemontana Orobica, deviamo a sinistra, per il centro di Albosaggia, e ad un bivio prendiamo a destra, ignorando le indicazioni per la Moia. Oltrepassato il poderoso muraglione che sorregge la chiesa parrocchiale di S. Caterina, ci portiamo al centro, dove non saliamo alla piazzetta del municipio, ma proseguiamo, passando a sinistra della famosa torre Paribelli, con un brevissimo tratto in discesa. Ignorata la strada che scende a destra, prendiamo a sinistra, lasciando però subito la strada per prendere a destra, (cartello: San Salvatore), immettendoci su una stradina asfaltata che inizia una lunga salita, passando da S. Antonio e Cantone e termina, dopo un tratto molto ripido, a S. Salvatore (m. 1311). Con la seconda automobile, acquistato il pass d'accesso al bar al centro del paese, da Cedrasco saliamo sulla carozzabile per la Valcervia che, con diversi tornanti, passa per le Fppe ed i Campelli di Cedrasco, oltrepassati i quali, a quota 1400 circa, è chiusa al traffico dei veicoli non autorizzati. Parcheggiamo al cartello di divieto (slargo) e proseguiamo a piedi sulla pista, che ci porta ai prati dei fienili Arale (m. 1600). Una strada sterrata prosegue, dai prati, percorrendo quasi in piano un breve tratto del fianco orientale della valle, fino ad un bivio, al quale dobbiamo prendere a destra. Cominciamo, così, a scendere verso il torrente, con un paio di tornanti che ci fanno perdere circa un centinaio di metri di quota, portandoci ad una piana, posta appena al di sotto della quota 1500 metri. La strada, allontanandosi dal torrente, riprende gradualmente a salire. Al termine della piana troviamo un ponte (m. 1556) che ci conduce sul versante occidentale (di destra, per chi sale) della valle. Poco oltre il ponte, siamo alla Casera di Val Cervia (m. 1624). Il tracciato termina a quota 1910, alla baita Pessolo di Stavello (m. 1905). Torniamo indietro sulla pista scendendo fino al primo tornante sx, e qui la lasciamo andando diritti e scendendo ad una valletta, dove prendiamo a sinistra e ci portiamo ad un più ampio avvallamento occupato da sfasciumi. Ci portiamo sul lato opposto, passando sul versante orientale della Val Cervia e piegando a sinistra. Una breve salita ci porta alla baita Publino (m. 2058). Qui seguiamo le indicazioni del cartello della GVO ed imbocchiamo il sentierino che sale al passo del Tonale, il terzo ed ultimo di questa lunga traversata. Nel primo tratto saliamo diritti verso est-nord-est, attraversando il vallone che scende a nord dal Corno Stella. Sul versante opposto pieghiamo a sinistra (nord) e saliamo diritti, fino ad un bivio, al quale lasciamo il sentiero che prosegue diritto traversando l’alto versante orientale della valle, per prendere a destra (est-sud-est) e puntare direttamente alla sella erbosa del passo del Tonale (m. 2352), posta a sud dell’ampia ed erbosa cima Tonale (m. 2544). Comincia dal passo la discesa in alta Valle del Livrio, che ci porterà sull’opposto versante orientale, al già visibile lago di Publino, presso il quale è posto il rifugio Caprari. Il sentierino scende verso est, sull’erboso fianco sinistro di un vallone, di cui poi, piegando leggermente a destra, raggiunge quasi il centro. Ben presto però piega di nuovo a sinistra e se ne allontana, proseguendo diritto nella discesa con pendenza media. Un po’ più in basso piega ancora a destra e si riavvicina al centro del vallone. Procediamo su terreno facile, senza problemi. Stando appena a sinistra del centro del vallone perdiamo rapidamente quota, in direzione est-sud-est, fino ad un bivio a quota 2140 metri circa. Qui ignoriamo il sentiero che volge a sinistra (nord), traversando il fianco occidentale della Valle del Livrio, e poco sotto pieghiamo bruscamente a destra (sud), traversando un dosso fra macereti e sfasciumi. Superato un avvallamento, sempre procedendo verso sud ci affacciamo al pianoro sul cui lato opposto si trova la Casera di Publino (m. 2098). Passiamo a lato della casera e proseguendo diritti dopo una breve salita ci affacciamo ad un più ampio pianoro, dove la traccia si perde (i segnavia su paletti però dettano il percorso). Lasciamo alla nostra destra la deviazione segnalata dell’itinerario che sale al Corno Stella e pieghiamo a sinistra, procedendo verso est-sud-est. Attraversiamo così un ampio corridoio fra eriofori e candide roccette. I segnavia ci fanno passare a sinistra della forra del torrente Livrio e scendere ad una conca con una pozza ed una panca. Dopo breve salita, siamo ad un quadrivio: scendendo a sinistra ci si porta sul fondo della Valle del Livrio, salendo a destra con ampi tornanti raggiungiamo il passo di Publino e sul versante opposto, di Val Brembana, vediamo, poco sotto, il bivacco Pedrinelli. Mentre andando diritti ci portiamo al lago di Publino ed al rifugio Caprari. Proseguiamo dunque diritti, passiamo a valle di un corpo franoso e del muraglione della diga, raggiungendo infine il rifugio Caprari (m. 2116), non gestito (è però sempre aperto un locale che funge da bivacco). Tornati al quadrivio con cartelli, prendiamo a destra, scendendo diretti verso nord, poco a destra del ramo centrale del torrente Livrio, tagliamo la pista della decauville ed a quota 1800 metri circa passiamo dal lato destro a quello sinistro della valle, guadando il torrente. proseguendo su sentiero abbastanza marcato ma sposco (qualche segnavia), raggiungiamo il fondo della valle e ci immettiamo in una pista. Seguendola, tocchiamo le baite dell’alpe Piana (m. 1500) e le baite della località Forno (m. 1300), per poi superare, su un ponte in legno, il torrente Livrio, portandoci alla sua destra. Proseguiamo all’ombra di una bella pineta e ci portiamo alla località Crocetta (m. 1216). Dobbiamo poi riguadagnare un centinaio di metri. Alla Teggia siamo risaliti a quota 1250, ma poi c’è una nuova discesa. La successiva salita ci riporta prati a valle della chiesa di S. Salvatore.


L'alta Val Cervia

Con due automobili a disposizione possiamo effettuare una bella traversata nel cuore del versante oronico valtellinese, a monte di Cedrasco, Caiolo e Fusine, dalla Val Cervia alla Val Madre.
Con la prima automobile lasciamo la tangenziale di Sondrio all'altezza dello svincolo per la via Vanoni (il primo per chi viene da Morbegno, l'ultimo per chi viene da Tirano). Lo svincolo ci porta sulla via Vanoni, che non va percorsa nella direzione di Sondrio, ma in quella opposta (a destra per chi proviene da Milano), seguendo le indicazioni per Albosaggia (il termine viene spesso ricondotto all’etico “alpes agia”, cioè “alpe sacra”; probabilmente, però, deriva da una gens romana, l’Albutia). Attraversato così il ponte sull'Adda, svoltiamo subito a sinistra e cominciamo a salire verso il centro del paese, ignorando la deviazione a sinistra per la Moia.
La strada, dalla quale il panorama su Sondrio e la media Valtellina è ottimo, dopo alcuni tornanti passa sotto l'imponente muraglione della chiesa parrocchiale. Poco oltre, raggiungiamo il centro, dove si trovano la piazza del Municipio e, a breve distanza, la famosa torre Paribelli: qui, fra l'altro, possiamo ammirare uno dei migliori esempi di stüa, cioè di stanza interamente foderata in legno, della provincia di Sondrio.
Raggiunto il centro, non saliamo alla piazzetta del municipio, ma proseguiamo, passando a sinistra della famosa torre Paribelli, con un brevissimo tratto in discesa. Ignorata la strada che scende a destra, prendiamo a sinistra, lasciando però subito la strada per prendere a destra (cartello: San Salvatore) per imboccare una stradina asfaltata. Nel primo tratto è tanto stretta che avremo l'impressione di avere sbagliato; poi si allarga un po', ma in diversi punti la carreggiata è alquanto stretta (e talora senza parapetti). La strada porta ad un primo bivio, al quale prendiamo a sinistra, poi ad un secondo, al quale prendiamo a destra. Passiamo per S. Antonio (a 5,2 km dal centro: qui troviamo una chiesetta recentemente restaurata), e Cantone (a 7 km dal centro), dove la valle comincia ad aprirsi. L’ultimo tratto prima di S. Salvatore è molto ripido: se siamo in molti su un’automobile poco potente, può essere che questa non ce la faccia. Siamo, infine, a S. Salvatore dopo 8,3 km dal centro di Albosaggia. Attenzione: dopo l'ultima lunga rampa, con fondo in cemento, dobbiamo impegnare una stradina sterrata che prosegue diritta e porta al piazzale della bella chiesa, non proseguire sulla sinistra.
Lasciamo l’automobile a S. Salvatore (san salvadù, m. 1311).
Con la seconda automobile
, acquistato il pass d'accesso al bar al centro del paese, da Cedrasco saliamo sulla carozzabile per la Valcervia che, con diversi tornanti, passa per le Foppe ed i Campelli di Cedrasco, oltrepassati i quali, a quota 1400 circa, è chiusa al traffico dei veicoli non autorizzati. Parcheggiamo al cartello di divieto (slargo) e proseguiamo a piedi sulla pista, che ci porta ai prati dei fienili Arale (m. 1600). Una strada sterrata prosegue, dai prati, percorrendo quasi in piano un breve tratto del fianco orientale della valle, fino ad un bivio, al quale dobbiamo prendere a destra. Cominciamo, così, a scendere verso il torrente, con un paio di tornanti che ci fanno perdere circa un centinaio di metri di quota, portandoci ad una piana, posta appena al di sotto della quota 1500 metri. La strada, allontanandosi dal torrente, riprende gradualmente a salire. Al termine della piana troviamo un ponte (m. 1556) che ci conduce sul versante occidentale (di destra, per chi sale) della valle. Poco oltre il ponte, siamo alla Casera di Val Cervia (m. 1624). Il tracciato termina a quota 1910, alla baita Pessolo di Stavello (m. 1905).

La Val Cervia è fra le meno note e frequentate del versante orobico valtellinese, ma merita una più attenta conoscenza. Così la descrive la Guida alla Valtellina edita dalla sezione valtellinese del CAI nel 1884 (II edizione): “A poco più di un quarto d'ora a oriente di Fusine è Cedrasco, (315 m.415 ab,), da cui parte una via mulattiera , selciata e di recente costrutti, che salendo a zig-zag, per boschi cedui, conduce ai maggenghi di Foppa e dei Campelli, e all'alpe l’Arale, da cui è agevole la salita al Vespolo (2328 m.), vetta coperta di pascoli, e di vasto panorama. Dopo l'Arale la via, mantenendosi mulattiera e affatto sgombra di ciottoli, procede amenissima attraverso una folta foresta di pini; poi, superato il solito burrone che è allo sbocco di ogni valle secondaria, s'abbassa per circa dugento metri, lino quasi al torrente, il quale costeggia poi sino oltre le ultime baite. Quindi salo a girivolte al passo di Val Cervia (2300 m.). Da Cedrasco a questo passo occorrono circa sei ore e mezzo di cammino. Immediatamente al di là del passo è il lago Moro (2215 m.), che deve il nome al color cupo cui le sue acque ricevono dalle circostanti roccie. Dal lago Moro scendendo direttamente per la valle di Carisole si arriva a Carona (1145 m.), ai Branzi (862 m.) in Val Brembana. Prendendo invece, dopo lasciato il lago, la strada che taglia a destra la ripida pendice erbosa, e superando il contrafforte, si può, in poco più d'ora, sempre attraverso pascoli e prati, giungere a Foppolo (1530 m.).


Corno Stella e baita Gavazza

Chi tiene la direzione opposta, recandosi da Foppolo a Cedrasco per la Val Cervia, badi a non lasciarsi ingannare dalla via piana e larga che procede nel fondo della valle; essa incontra ben presto scosceso frane la cui traversata è malagevole sempre, talora impossibile. Poco dopo che la via è entrata nel bosco conviene prendere la stradicciuola che si alza a destra  e salire durante mezz'ora circa, per ridiscendere poi. Un sentiero non difficile conduce dalle ultime baite di Val Cervia in Val del Livrio. Il Monte Cervo a pareti scoscese, è insignificante. La salita del Corno Stella (2618 m.) direttamente da Val Cervia non fu tentata, e non vuol essere impresa facile.
Il nome di questa valle deriva forse dall'esistenza in essa di cervi. Certo è che fino al secolo XVII le foreste valtellinesi erano abitate da cervi: se ne ha la prova irrefutabile nelle licenze d'armi, che ancora si conservano in originale in alcuni archivi privati.


Baita Pessolo di Stavello

La Val Cervia deve il suo nome, probabilmente, all’abbondanza di cervi, almeno in passato. Non mancavano, però, fino alle fine dell’ottocento, gli orsi, che sono protagonisti di una storia singolare. Ci viene raccontata dal naturalista ed alpinista Bruno Galli Valerio (cfr. “Punte e passi”, a cura di Antonio Boscacci e Luisa Angelici, Sondrio, 1998): “Là nella Val Cervia, gli orsi avevano trovato un nemico terribile. Non li attaccava con il fucile, ma tendeva loro delle trappole. Delle enormi trappole in ferro, fissate con delle catene, erano stese nei boschi. Dicono che ben undici orsi vi hanno lasciato la pelle. Un orso gigantesco preso per le zampe posteriori si era talmente divincolato che era caduto a testa in giù, lungo le roccie a picco, sospeso alla trappola. I suoi urli di dolore erano così forti che li udirono per tutta la notte dall'altra parte della valle. Ma gli orsi hanno, come noi uomini, qualcuno che li vendica. Parecchi anni dopo, in una di quelle trappole, il figlio del cacciatore fu intrappolato e ne ebbe una gamba sbriciolata. Gli orsi erano vendicati.


Salita al passo di Tonale dalla Val Cervia

Vediamo ora come salire al passo del Tonale e scendere in Valle del Livrio.
Dalla baita Pessolo di Stavello (m. 1905) ridiscendiamo sulla
pista fino al primo tornante sx, e qui la lasciamo andando diritti e scendendo ad una valletta, dove prendiamo a sinistra e ci portiamo ad un più ampio avvallamento occupato da sfasciumi. Ci portiamo sul lato opposto, passando sul versante orientale della Val Cervia e piegando a sinistra. Una breve salita ci porta alla baita Publino (m. 2058). Qui seguiamo le indicazioni del cartello della GVO ed imbocchiamo il sentierino che sale al passo del Tonale, il terzo ed ultimo di questa lunga traversata. Nel primo tratto saliamo diritti verso est-nord-est, attraversando il vallone che scende a nord dal Corno Stella. Sul versante opposto pieghiamo a sinistra (nord) e saliamo diritti, fino ad un bivio, al quale lasciamo il sentiero che prosegue diritto traversando l’alto versante orientale della valle, per prendere a destra (est-sud-est) e puntare direttamente alla sella erbosa del passo del Tonale (m. 2352), posta a sud dell’ampia ed erbosa cima Tonale (m. 2544).


Apri qui una fotomappa della discesa dal passo di Tonale alla Casera di Publino

Comincia dal passo la discesa in alta Valle del Livrio, ma prima bisognerà conoscere qualcosa in più di questa valle. Ci affidiamo di nuovo alla Guida alla Valtellina del 1885:
"Da Albosaggia, e precisamente dal polite sul Torchione alla contrada di Piazza parte una via mulattiera che attraversa da prima un castagneto, poi boschi di betulla, e dopo circa mezz'ora di cammino conduce a una chiesa dedicata a S. Antonio. Pochi minuti ancora e poi la strada s'addentra in lenta salita nella Valle del Livrio, mantenendosi sulla pendice orientale, lungo una zone di monte mesta e selvaggia, che i nativi chiamano, forse con nome derivato dalle antiche traditioni religiose dell'epoca romana, i Valrnani. Il nome di Livrio dato al fiume o alla Valle da molti scrittori e nelle carte geografiche, non è antico e non traduce bene quello con cui si la designano i terrieri. Essi chiamano, nel natio idioma, Liri il torrente, e questo nome avrebbe potuto essere accolto senza variationi di sorta, molto più che è uno dei tanti che la Valtellina ha comuni coll'antica Etruria, col Lazio e la Campania. Oltrepassati gli ombrosi casolari di Cantone si arriva al Forno, che dove il suo nome ad antiche fornaci di ferro ora inoperose, grosso maggengo dove si puà trovare la notte modesto ricovero. Risalendo ancora la valle si giunge all'Alpe Piana (1495 in.), a circa tre ore e mezzo da Sondrio. Fin qui s'è percorsa una strada in parte costrutta a nuovo ed in parte riparata pochi anni or sono affine di farvi passare la soenda per trasportare a Cajolo le bore ottenute dal taglio dei boschi che erano nella valle.


L'alta Valle del Livrio ed il lago di Publino

Il taglio si face porò solo interpolatamente, e i monti sono ancora rivestiti di boschi, quantunque rari e privi di quelle piante secolari che prima vi erano in gran numero, come ci manifestano i tronchi di quelle tagliate. Anche dopo Alpe Piana il sentiero corro per una mezz'ora nel fondo della valle sulla sponda sinistra del torrente, poi si eleva tortuosarnente e ripidamente fino a un'ultima alpe detta del Publino (2110 m.) che si stende sul letto di un antico stagno, fra pareti rocciose. Vi sono due commode capanne, più riparate delle altre della valle. Una la Casera costrutta in muratura a calce , l'altra la Baita in muratura a secco. Su quest'alpe trovasi un pastore di pecore dalla metà di luglio al principio di settembre; ma anche quando egli discende lascia una buona provvista di legna e la baita aperta affinché possono trovarvi riparo coloro che si portassero lassù.
Scendiamo dunque in alta Valle del Livrio, iniziando la traversata che ci porterà sull’opposto versante orientale, al già visibile lago di Publino, presso il quale è posto il rifugio Caprari. Il sentierino scende verso est, sull’erboso fianco sinistro di un vallone, di cui poi, piegando leggermente a destra, raggiunge quasi il centro. Ben presto però piega di nuovo a sinistra e se ne allontana, proseguendo diritto nella discesa con pendenza media. Un po’ più in basso piega ancora a destra e si riavvicina al centro del vallone. Procediamo su terreno facile, senza problemi. Stando appena a sinistra del centro del vallone perdiamo rapidamente quota, in direzione est-sud-est, fino ad un bivio a quota 2140 metri circa. Qui ignoriamo il sentiero che volge a sinistra (nord), traversando il fianco occidentale della Valle del Livrio, e poco sotto pieghiamo bruscamente a destra (sud), traversando un dosso fra macereti e sfasciumi. Superato un avvallamento, sempre procedendo verso sud ci affacciamo al pianoro sul cui lato opposto si trova la Casera di Publino (m. 2098).


Traversata dell'alta Valle del Livrio

Passiamo a lato della casera e proseguendo diritti dopo una breve salita ci affacciamo ad un più ampio pianoro, dove la traccia si perde (i segnavia su paletti però dettano il percorso). Lasciamo alla nostra destra la deviazione segnalata dell’itinerario che sale al Corno Stella e pieghiamo a sinistra, procedendo verso est-sud-est. Attraversiamo così un ampio corridoio fra eriofori e candide roccette. I segnavia ci fanno passare a sinistra della forra del torrente Livrio e scendere ad una conca con una pozza ed una panca. Dopo breve salita, siamo ad un quadrivio: scendendo a sinistra ci si porta sul fondo della Valle del Livrio, salendo a destra con ampi tornanti raggiungiamo il passo di Publino e sul versante opposto, di Val Brembana, vediamo, poco sotto, il bivacco Pedrinelli (annotiamolo: potrebbe tornarci utile). Mentre andando diritti ci portiamo al lago di Publino ed al rifugio Caprari. Proseguiamo dunque diritti, passiamo a valle di un corpo franoso e del muraglione della diga, raggiungendo infine il rifugio Caprari (m. 2116).Teniamo presente che si tratta di un rifugio incustodito, quindi chiuso (è possibile ritirarne le chiavi alla sede del CAI di Sondrio, in Via Trieste 27, telefono 0342 214300, dalle 21 alle 22.30 di martedì e venerdì, pagando per ogni notte 10 Euro per i Soci CAI, 15 per gli altri). E' però sempre aperto un locale che funge da bivacco ed è dotato di una stufa e due posti letto, compresi materassi, cuscini e coperte.


Traversata dell'alta Valle del Livrio

Vale la pena di leggere come si presentò il lago sul finire dell'ottocento allo sguardo del dott. Paolo Pero, professore di storia naturale al Liceo Ginnasio "G. Piazzi" di Sondrio, che così scrive, in "I laghi alpini valtellinesi" (Padova, 1894): "Presso l'estremità superiore della valle del Livrio, chiusa a sud dalla scoscesa cerchia montuosa costituita dal pizzo Zerna (m. 2567) e dal monte Masoni (m. 2631), vi sono due graziosi laghetti, chiamati Laghi del Publino, dai quali hanno origine le acque del torrente Livrio. Essi sono circondati intorno da roccia in posto e separati fra loro da depositi d'origine secondaria, in parte glaciali, in parte franosi, che derivano dallo sfacelo delle creste montuos, che s'innalzano a E., a S. e a O. di questi laghi. Il più piccolo di essi, posto alquanto più verso S., scarica le sue acque nel secondo, attraverso il detrito sopra menzionato. Si scorge quindi come in orogine dovevano formare un lago solo: la loro divisione venne operata in seguito dal lavoro e trasporto di materiali compiuto dalle forze esogene. Il maggiore di questi due laghi, pertanto, il solo degno di particolar studio, è limitato a N. dalla roccia in posto, che sorge in forma di ampi cocuzzoli arrotondati, di cui il versante minore, interno, si continua colle sponde del lago, ed il versante maggiore, esterno, s'innalza quasi perpendicolarmente sulla valle, per l'altezza di circa 200 metri. Questo è dunque un lago orografico. La roccia appartiene a quella speciale formazione di Gneis detto di Suretta o di Spluga, dalla località della valle del Liro, dove specialmente si sviluppa. Esso è un gneis biancheggiante, a struttura granitica, dai grandi cristalli di feldspato mescolati con frammenti di quarzo e con poche pagliette di mica...


Il lago di Publino

Il lago presenta una bella forma ovale la cui maggior lunghezza va da S. a N. Le sponde sono piuttosto ripide, eccettuata quella verso S. che è formata dal detrito trasportatovi continuamente dal ripido versante montuoso che s'innalza a S.E. Verso O. la sponda si abbassa pure notevolmente, per piccolo tratto, ed ivi si apre l'emissario, che, dopo breve percorso, precipita per lo scosceso dirupo del versante esterno del lago. Le sponde sommerse, che mantengono la stessa inclinazione della parte esterna, sono coperte di ciottoli e di poco limo, sul quale trovasi piuttosto scarso il feltro organico. La sua altitudine è di 2104 m. e la superficie di 84.000 m.q. Le sue acque hanno un colore verde oscuro, non ben rappresentato da nessun numero della scala Forel; il più rappresentativo sarebbe il numero V. La temperatura interna era di 10 gradi centigradi e l'esterna di 12,3 gradi centigradi alle ore 10 e mezza del giorno 19 luglio 1893, essendo il cielo assai nuvoloso." Nel secondo dopoguerra venne costruito lo sbarramento artificiale del lago, che assunse la portata di 5 milioni di metri cubi, e la condotta forzata che alimenta la centrale di Publino, costruita fra il 1949 ed il 1951 dalla Società AFL-Falck.


Il rifugio Caprari

È interessante, infine, leggere la relazione dell’escursione ai laghi del Publino effettuata da Bruno Galli Valerio, alpinista e naturalista che molto amò queste montagne, il 23 luglio 1909: “Certi moralisti sono come certe donne che, dopo di averne fatte di tutti colori quando erano giovani, diventano nella loro vecchiaia, grandi maestre di morale. E' il caso del brav'uomo che m'accompagna stamattina sulla strada di Val del Liri e che, con lunghi discorsi, vuol dimostrarmi che l'uomo muore perchè beve e si diverte colle donne. Ma a Zappello, per essere coerente colla sua morale, si butta su una giovane contadina per abbracciarla un po' troppo boccaccescamente, ma quella si difende bene e lo manda a ruzzolar per terra. Questo episodio mi persuade sempre più che dei grandi moralisti bisogna diffidare.
La stradicciuola, corre fra i larici, come in un parco. Buttando lo sguardo indietro, si vedon sul cielo azzuro Disgrazia e Corni Bruciati, sostituiti subito dopo da Roseg e Bernina.
Tutt'intorno vi sono belle felci e spighe gialle di digitale. Qua e là, cespugli di Sanguisorba dodecandra.


Il lago di Publino

I lamponi abbondano: poveri frutti che, a causa del loro nome dialettale “Mani", han fatto scrivere allo storico Quadrio che queste valli eran dedicate agli "Dei mani. Se così si trovano le etimologie, c'è da dubitare dei filologhi come dei moralisti. Al di là della Costa, i boschi di Citiso sono in piena fioritura: enormi grappoli gialli, mandan nell'aria un profumo penetrante. Le creste del Publino appaiono nere, là in fondo alla valle, sopra l'altipiano da cui cade una cascata. Sono le dieci e quaranta quando arrivo alla baita del Publino. Nuvole involgono la cima del Corno Stella. Attraverso il piano paludoso, seguendo un sentiero che fiancheggia un laghetto, raggiungo i due grandi laghi del Publino. Un leggero vento ne increspa le acque limpidissime.
Sulle rive di uno dei laghi, c'è ancora molta neve. Tutt'intorno, il terreno è stellato di soldanelle. Ci si direbbe in primavera. E' un paesaggio di una malinconia infinita, che meriterebbe un pittore. Ma i pittori della montagna son diventati rari. Quelli che se ne occupano lo fanno con colori impossiili e con allegorie incomprensibili. Mi ricordano una povera pazza che dipingeva laghi di un rosso infuocato, montagne gialle e rosse e mi diceva che lei sola vedeva il colore reale dell'acqua e delle montagne."
(Bruno Galli Valerio, "Punte e Passi", a cura di Luisa Angelici ed Antonio Boscacci, Sondrio, 1998).

Vediamo ora come completare la traversata scendendo alla seconda automobile, che abbiamo lasciato a San Salvatore. Ci sono due vie. La prima segue il sentiero che traversa l'alto versante orientale della Valle del Livrio, la seconda scende diretta al fondovalle dal quadrivio che abbiamo superato traversando al rifugio Caprari. Vediamo quest'ultima.

Valle del Livrio

Torniamo sui nostri passi al quadrivio segnalato da cartelli e scendiamo verso nord (destra). Ci infiliamo nel sentierino che scende, deciso, con rapide svolte, a sinistra di un grande corpo franoso. Dopo alcuni tornanti, pieghiamo a sinistra, superando un primo torrentello e poi il torrente Livrio (metiamo in conto di bagnarci i piedi). La successiva discesa avviene nella boscaglia, e ci porta ad incrociare la decauville che proviene dall’edificio della Sondel, visibile alla nostra destra, e prosegue verso la Val Cervia. Il sentiero la taglia e prosegue diritto nella discesa. E' molto sporco e faticoso, anche se non si perde: non vediamo dove mettiamo i piedi, e, cpmplice anche qualche buca e sasso scivoloso, il rischio di ruzzoloni o di storte è elevato. Finalmente, usciamo dal bosco in corrispondenza di una baita solitaria, sul limite dell'alpe Piana (m. 1500). memorizziamo questo punto: nel caso dovessimo salire da qui, l'imbocco del sentiero non è ben visibile, si trova a sinistra di un cartello che avverte del pericolo di piene improvvise (ci aiutano anche un paio di massi con segnavia bianco-rosso). Attraversata una radura occupata da "lavazz" e superato un singolarissimo corno roccioso, raggiungiamo la sterrata di fondovalle (chiusa al traffico dei mezzi non autorizzati), sulla quale, dopo un primo strappo in salita, prosegue una tranquilla ed un po’ monotona discesa, con lunghi tratti in piano.


Valle del Livrio

Tocchiamo le baite dell’alpe Piana (m. 1500) e le baite della località Forno (m. 1300), per poi superare, su un ponte in legno, il torrente Livrio, portandoci alla sua destra. Proseguiamo all’ombra di una bella pineta e ci portiamo alla località Crocetta (m. 1216). Qui ci accorgiamo di essere più bassi del punto di arrivo (S. Salvatore, a 1311 metri), e quindi di dover faticosamente riguadagnare un centinaio di metri (qualche saliscendi, infatti, arrotonda un po’ la quota). Alla Teggia ci accorgiamo di essere risaliti a quota 1250, ma poi c’è una nuova discesa che dà un po’ sui nervi. Ma la tenacia è premiata, ed alla fine ecco gli splendidi prati a valle della chiesa di S. Salvatore, che saluta il nostro ritorno. L'intera escursione richiede circa 9 ore di cammino.


San Salvatore

CARTE DEL PERCORSO SULLA BASE DI © GOOGLE MAP (FAIR USE)



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