Il cuore selvaggio delle Orobie orientali

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In corrispondenza della stazione ferroviaria di Chiuro lasciamo la statale 38, attraversiamo il fiume Adda sul ponte Baghetto e saliamo, verso sinistra, al centro di Castello dell'Acqua, dove si trovano la Chiesa parrocchiale (vedi foto a sinistra), il Municipio e, poco sopra la Chiesa, i resti di una torre medievale. Visitato il centro e la torre, ridiscendiamo al bivio che precede la salita al centro e qui imbocchiamo la stradina che conduce alla frazione Paiosa, dove, presso l'edicola del Parco delle Orobie possiamo lasciare l'automobile (m. 667).
Proseguiamo su un tratturo che risale il versante sinistro orografico della val Malgina, forse, insieme alla val Fabìolo, la più selvaggia ed ombrosa delle Orobie Valtellinesi.
Solo gradualmente la sua testata si mostra ai nostri occhi. Vi si distinguono, da sinistra, il passo della Malgina (o dell'Omo di Malgina), a 2621 metri, il pizzo del Diavolo di Malgina (m.2926) e le cime del Druet (m.2913), dal cui selvaggio versante nord scendono numerosi valgelli.
Superate le baite Carro, Campo e Colombini, imbocchiamo un sentiero che, in breve, conduce alla bella radura del Pian della Valle, dove si trova il bivacco baita Pian della Valle (vedi foto a destra), posto a 1176 metri, di proprietà del comune di Castello dell'Acqua dove, durante il periodo dell'apertura estiva, si può trovare un punto d'appoggio per il pernottamento se si vuol salire al passo della Malgina, al pizzo del Diavolo di Malgina o al passo della Pesciöla (Gran Via delle Orobie).
A questo punto bisogna stare attenti a non seguire il sentiero segnalato (segnavia bianco-rossi) quando questo conduce alla riva del torrente Malgina; bisogna invece rimanere sul versante sinistro idrografico della valle, proseguendo su un sentiero che conduce ad una radura, posta a circa 1200 metri, di fronte all'impressionante fronte nevoso e detritico (vedi foto sotto) scaricato dal canalone della Malgina (m. 1400 di dislivello).
Nella radura il sentiero si perde, ma guardando con attenzione si scorgono, su alcuni grandi massi, i segnavia rosso-giallo-rossi, che conducono al margine di destra, in alto, del dosso della radura. Qui si ritrova il sentiero che, raggiunta una pianetta sulla quale incombe una grande roccia, piega a sinistra ed effettua un lungo traverso, superando alcuni valgelli, anche con l'ausilio, in un punto, di corde fisse. Superato così un primo gradino roccioso, ci si ritrova in una seconda radura. Il sentiero prosegue verso sud-est e porta sopra il bivacco La Petta, che si raggiunge dopo una breve discesa (m. 1452, vedi foto sopra, a sinistra). Il bivacco, sempre aperto, ha una dotazione piuttosto spartana, ma permette di pernottare.
Per salire
al rifugio Baita Pesciöla, per il valico della Pesciöla, invece di scendere al bivacco, si prosegue, prestando attenzione ai segnavia e puntando leggermente a destra, fino a raggiungere i piedi del bastione roccioso, che si risale verso destra, fino alla radura dove si trova la baita della Foppa di sotto (m. 1793), raggiunta piegando verso sinistra. Dalla baita si inizia un'ultima lunga diagonale verso destra (est, poi nord est), che porta ai 1965 metri del valico della Pesciöla, dal quale, volgendo di nuovo a sinistra, si raggiunge facilmente il rifugio Baita Pesciöla (m. 2004). La traversata richiede attenzione, anche perché è facile trovare rocce bagnate e quindi insidiose. Se invece si vuol salire al passo della Malgina, si scende alla prima radura, si attraversa con cautela il fronte detritico, facendo attenzione ai crepaccetti e ci si ritrova ai cartelli della Gran Via delle Orobie che segnalano il sentiero per il passo.

 
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