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Punti di partenza ed arrivo |
Tempo necessario |
Dislivello in altezza
in m. |
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti) |
Tartano-Arale-Lago Grande di Porcile-Passo di Tartano-Cima di Lemma-Casere di Lemma alta e bassa-Val Corta-Tartano |
7 |
1200 |
E |
Se
abbiamo a disposizione una sola giornata e vogliamo conoscere una delle
più ampie e belle valli delle Orobie valtellinesi, l'itinerario
denominato anello della val Lunga e della val Corta è la soluzione
migliore. La denominazione si riferisce alla conformazione della valle,
che, all'altezza del suo centro principale, Tàrtano, si biforca
in due rami, uno orientale, la val Lunga, l'altro occidentale, la val
Corta. Quest'ultima, a sua volta, all'altezza della località
Barbera (termine derivato da “barba”, cioè “zio”) si divide nella val di Lemma, ramo orientale, e nella val Budria (dal termine bergamasco “büder”, che significa “vaso fatto di scorza di abete),
ramo occidentale.
L'anello ci permette, partendo da Tartano, di risalire interamente la
val Lunga e di tornare al paese scendendo dalla val di Lemma. Siccome
si tratta di un percorso classico, si trova indicato su diversi cartelli
ed è interamente coperto dai segnavia rosso-bianco-rossi.
Per arrivare a Tartano lasciamo la statale 38 dello Stelvio all'altezza
del viadotto sul torrente Tartano (a destra se veniamo da Morbegno),
percorrendo circa 800 metri della Pedemontana orobica e lasciandola
a sua volta per imboccare la strada per la val di Tartano, che risale
arditamente il fianco occidentale del Crap del Mezzodì, raggiunge
dopo circa 10 km Campo Tartano e dopo 14 Tartano.
Qui (m.1210) lasciamo l'automobile e ci inoltriamo, seguendo una strada
asfaltata, nella val Lunga.
Dovremo
percorrere circa quattro chilometri su questa strada, ma non sarà
un percorso noioso, perchè ci permette di osservare le numerose
fraziosi che testimoniano la vitalità passata di questa valle.
Alcuni di questi nuclei abitati, come accade spesso in val Tartano,
sono posti su prati che hanno una pendenza molto ripida e danno quasi
un'impressione di vertigine. In località Rondelli tr
oviamo
segnalata da un cartello una variante di cui parleremo. Per ora continuiamo
sul lato destro idrografico della valle, su una strada che, poco oltre
una galleria paramassi, diviene sterrata e ci porta alle località
Pra' di Ules e Arale (termine connesso con il bergamasco “aral”, cioè “spianata con cataste di legna da ardere”, oppure con il canavesano “eral”, cioè “spianata nel casale”), dove si trova, a 1485 metri, il rifugio omonimo
(detto anche rifugio Beniamino), l'unico della val di Tartano. Poco oltre il nucleo del rifugio, che rimane più in alto rispetto alla pista, questa termina ad una piazzola, lasciando il posto ad un sentiero. Ignoriamo il ponte sul torrente Tartano, alla nostra destra, e prendiamo a sinistra, entrando in un bosco e cominciando a guadagnare più
rapidamente quota. Usciti di nuovo all'aperto, attraversiamo su un ponticello in cemento il torrente che scende
dalla val Dordona.
Dopo un ulteriore strappo raggiungiamo il pianoro
dove si trovano le baite di Porcile (m.1803), e qui attraversiamo il
torrente della Val Lunga. Seguendo i segnavia, cominciamo a salire prima
di raggiungere le baite, verso sud-ovest (destra), fino a raggiungere
un bivio: le indicazioni ci segnalano che a destra sale il sentiero
per il passo di Tartano, mentre a sinistra quello per i laghi ed il
passo di Porcile. Al passo dobbiamo arrivare, ma vale la pena evitare
il percorso diretto, optando per quello di sinistra che ci porta, poco
oltre una baita isolata, al primo dei tre laghi, il lago Piccolo (m.2005);
salendo, lo lasciamo alla nostra destra per raggiungere, in breve, il
più ampio e bello dei tre laghi, il lago Grande (m.2030). Facciamo
un ultimo sforzo e saliamo anche al terzo dei laghi, il lago di Sopra
(m.2095), su una traccia di sentiero che parte dal lato occidentale
del lago e sale facilmente fra qualche roccetta. Dal lago di Sopra di
può poi raggiungere, seguendo i segnavia su un percorso che comincia
a salire dal lato di sud-est del lago, al passo di Porcile (m.2290),
dal quale si può scendere a Fòppolo, in val Brembana.
Noi invece torniamo al lago Grande e, seguendo i segnavia che si staccano
verso ovest dalla sua sponda meridionale (cioè da quella verso
il m
onte),
saliamo, inizialmente per gande, poi su traccia di sentiero, al crinale
che separa la val Lunga dalla val Brembana e, dopo averlo percorso in
direzione ovest, scendiamo al passo di Tartano, segnalato da una evidente
croce (m.2108). Nella discesa al passo possiamo osservare le trincee
scavate durante la Prima Guerra Mondiale, quando questo sarebbe potuto
diventare un fronte importante se quello dello Stelvio avesse ceduto.
Dal passo dobbiamo salire all'erbosa cima di Lemma (m.2348, massima
elevazione dell'escursione), seguendo i segnavia su una traccia di sentiero
che ne risale il fianco erboso meridionale. Dalla cima dominiamo non
solo l'alta val Lunga, con una bella visione sinottica dei laghi Grande
e di Sopra, ma anche tutta l'alta val di Lemma, nella quale dobbiamo
scendere.
La discesa può avvenire seguendo il crinale, oppure
scendendo facilmente al passo di Scala, che vediamo a nord, appena sotto
di noi. Se seguiamo il crinale, su un sentiero sempre visibile, ma in
qualche punto un po' esposto sul versante della val Brembana, possiamo
farlo fino al passo di Lemma (m.2137), dal quale si può scendere, sul versante di Val Brembana,
al rifugio Baita Camoscio.
A questo punto facciamo una sosta, per raccontare
la variante preannunciata, che potrebbe essere preziosa qualora il fondovalle
fosse chiuso, nel tratto S. Antonio-Teggie, alla circolazione di mezzi
e persone per rischio idrogeologico legato ad abbondanti precipitazioni
(il versante montuoso sopra S. Antonio è particolarmente a rischio
sotto questo profilo).
Torniamo
a Rondelli, scendiamo al torrente, che varchiamo su un ponte, risaliamo
con rapidi tornanti in un fresco bosco il versante occidentale della
valle, raggiungiamo gli alpeggi di Gavet (m.1724) e Gavedin (m.1805),
pieghiamo a sinistra (sud-est), seguendo i segnavia, raggiungiamo, aggirato
un dosso di larici, la baita del Gavedon (m.1897), tagliamo il fianco
orientale boscoso del monte Gavet fino ad un tratto finale un po' esposto
(corda fissa), ignoriamo i segnavia che ci invitano a salire un ripido
canalino alla nostra destra, raggiungiamo la Casera della Scala e da
questa saliamo facilmente al passo della Scala, dal quale possiamo altrettanto
facilmente, seguendo una traccia di sentiero, scendere in alta val di
Lemma.
Il punto di convergenza di questi due itinerari è la parte
occidentale dell'alta val di Lemma. Cerchiamo visivamente i segnavia,
ad occidente di tutte le baite che vediamo nell'alta valle (possiamo
prendere come punto di riferimento un microlaghetto quasi completamente
ricoperto dagli eriofori). Questi ci indicano il sentiero che scende
alla Casera di Lemma alta (m.1986, sul lato occidentale della valle).
Qui dobbiamo stare attenti a non prendere il sentiero di sinistra, che
porta all'alpe di Sona di Sopra, ma quello che scende leggermente verso
destra, raggiungendo, con qualche tornante, il fondovalle, superando
il torrente e portandosi sul lato destro della valle. A questo punto
non possiamo più sbagliare: la discesa prosegue su q
uesto
sentiero e, superate le casere di Lemma Bassa e di Sona Bassa, raggiunge
un ponte, in località Barbera, dove la val di Lemma si congiunge
con la val Budria. Prima del ponte, però, il sentiero, diventato
ampia mulattiera lastricata, scende a ridosso del torrente che forma
alcune marmitte dei giganti seminascoste dalla vegetazione. Il ponte
ci porta sul lato sinistro della val Corta; proseguendo su quella che
ormai è diventata una strada sterrata, raggiungiamo in breve
la località Biorca (o Biolca, dal mantovano “biolca”, bue, oppure dal dialettale “biork”, forca), frazione di Tartano (m.1140), dalla quale
risaliamo all'automobile percorrendo una strada asfaltata. Siamo in
cammino da 6-7 ore ed abbiamo superato un dislivello complessivo di
circa 1200 metri.