ALTRE ESCURSIONI IN VAL TARTANO - GOOGLE MAP ; GALLERIA DI IMMAGINI


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Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Parcheggio di Arale-casera e lago della Scala-baita della Croce-Parcheggio di Arale
4 h
840
EE
SINTESI. Percorrendo la ss 38, dopo il viadotto sul Tartano la lasciamo per prendere a destra (per chi proviene da Milano) e poco dopo ancora a destra, imboccando la strada che dopo 12 tornanti raggiunge Campo Tartano. Proseguiamo fino a Tartano e qui imbocchiamo la strada asfaltata e poi la pista che percorre la Val Lunga, fino al suo termine, in località Arale. Parcheggiata, dunque, l’automobile poco prima della sua fine, a circa 1450 metri, e ci portiamo al ponte alla nostra destra. prendendo poi a sinistra, fino ad una coppia di baite. Alle loro spalle saliamo su un sentierino che va a destra, poi taglia in diagonale a sinistra e continua salendo a zigzag. Dopo una fascia di larici, siamo ad una baita isolata (m. 1650) alle cui spalle un sentiero sale verso destra, piega a sinistra e raggiunge una fascia di prati. Saliamo diritti e troviamo un nuovo sentierino che va a sinistra, volge a destra e porta ad una seocnda fascia di prati. Procediamo diritti, passando poco sopra una struttura di teleferica, ritroviamo il sentierino che ci porta alla parte bassa di un vallone erboso, che risaliamo prendendo a sinistra, fino alla baita di quota 1893 (segnavia). Seguendo i segnavia verso sinistra ci portiamo alla casera della Scala (m. 1876). lasciamo i segnavia a sinistra e saliamo gradualmente ad un ripiano con una baita isolata, prendiamo a destra e saliamo al ripiano centrale con la baita di quota 2140 m., a ridosso di un roccione. Prendendo a destra scendiamo al ripiano del laghetto della Scala (m. 2100). Torniamo al ripiano centrale e scendiamo verso est-sud-est, ripassando per il ripiano con la baita isolata. Un grande ometto ci introduce ad un valloncello. Scendendo intercettiamo il sentiero che porta alla baita della Croce (m. 2040). Qui lasciamomil sentiero e scendiamo a sinistra (zapèl nel barek). procediamo a vista scendendo diritti su un largo versante di pascoli e macereti, passiamo a sinistra e ad una certa distanza di una baita in una conca (m. 1805), scendiamo ancora diritti e in vista del limite del bosco prendiamo a sinistra, fino alla partenza di una mulattiera che attraversa la valle della Scala e riporta al prato con la baita isolata di quota 1650. Ritorniamo all'automobile per la medesima via di salita.


Cima di Val Lunga vista dal sentiero per la Scala

L'angolo sud-occidentale della Val Lunga ospita una serie di gradoni glaciali fra i quali si dispone l'alpe della Scala, che forse deve il suo nome a questa struttura. A sud e ad ovest la valle è chiusa dalla cima di Lemma (scima de Lèma o piz del Turiùu, m. 2348: localmente è chiamata così perché assume la forma di un torrione) e dal pizzo della Scala (piz Cavàl, m. 2427). L'alpe della Scala aveva ad inizio Novecento un'estensione di 187 ettari e caricava 70 vacche lattifere, 22 manzi e 18 vitelli. Negli anni ottanta dello stesso secolo venivano censite 53 vacche in lattazione e 34 fra manze e vitelli. Venivano inoltre censite 13 baite ed una superficie di pascolo di 113 ettari. Un tempo alcuni ripiani ospitavano anche laghetti che poi hanno subito un progressivo interramento. Ne è rimasto uno solo, ed anch'esso non se la passa bene: una ragione in più per visitare l'alpeggio con una escursione ad anello che richiede esperienza escursionistica, perché nella prima parte sfrutta sentieri che a tratti non sono evidenti.
Per raggiungere il punto di partenza dobbiamo salire in Val Tartano, staccandoci dalla ss 38 dello Stelvio sulla destra, per chi proviene da Milano, dopo il viadotto del Tartano. Imbocchiamo così la Pedemontana orobica ma la lasciamo quasi subito prendendo a destra e salendo lungo la provinciale della Val Tartano, che dopo 12 tornanti ci porta a Campo Tartano. Proseguiamo fino a Tartano e qui prendiamo a sinistra la strada di Val Lunga. Dopo l'asfalto c'è un tratto in cemento, cui segue l'ultimo pezzo con fondo in ghiaia. All'altezza della località Arale se ne stacca sulla sinistra una pista che sale al nucleo che ospita anche i due rifugi Beniamino e Il Pirata. Noi però proseguiamo diritti ancora per un breve tratto e lasciamo l'automobile ad uno slargo sul lato sinistro (m. 1450).


Baita di quota 1650

Proseguiamo per un tratto sulla pista, in direzione della testata della valle. Poco prima del punto in cui questa svolta e torna verso Arale, vediamo un ponte alla nostra destra, che ci porta sul lato opposto (occidentale) del torrente Tartano. Prendiamo a sinistra e proseguiamo su debole traccia, sempre verso la testata della valle, fino a raggiungere una coppia di baite a quota 1550 metri. Per trovare la traccia del sentiero che sale alla Scala dobbiamo salire sulla verticale delle baite, quindi verso ovest. La traccia sale per un breve tratto verso destra, poi piega a sinistra e risale una larga fascia di prati, in diagonale, fino a portarsi in prossimità della valle della Scala, dove il torrente tributario del Tartano fa sentire la sua voce. Poi la traccia piega a destra e si avvicina ad un bosco di larici.
Piega di nuovo a sinistra e prosegue zigzagando, in un boschetto di larici, fino ad uscire ad una nuova fascia di prati, in vista di una baita isolata, a quota 1650 metri circa (non è riportata sulla carta IGM; alle sue spalle si innalza lo scheletro di un larice colpito da un fulmine). Qui siamo ad un bivio: il sentiero non sale alla baita, ma piega a sinistra e procede in diagonale, per poi diventare per un tratto una larga mulattiera che attraversa la valle della Scala. Questo itinerario, che è più semplice, può essere sfruttato per il ritorno (ma, evidentemente, anche per l'andata). Vediamo la prima possibilità.


Sentiero Gavedùu-Scala

Lasciata la traccia alla nostra sinistra, saliamo alla baita isolata, cercando, alle sue spalle, un sentierino che prosegue verso destra. Non è una labile traccia, a tratti è ben lastricato, anche se la vegetazione lo tiene sotto costante assedio. Dopo una breve traversata usciamo dalla boscaglia e volgendo a sinistra approdiamo ad una fascia di prati dove non si trova nulla se non la struttura in legno che serviva una teleferica oggi in disuso., che vediamo alla nostra sinistra. Al centro di prati si trova un masso che invita alla sosta, che ci consente di godere di un ottimo colpo d'occhio, verso est, sulla Val Dordonella.
Si tratta ora di capire dove riparta la traccia, perché qui non si vede l'ombra. Saliamo in verticale sul limite alto dei prati, dove, più o meno al centro, vediamo di nuovo il sentiero che prende a sinistra, fra la boscaglia. Il sentiero volge a destra e porta ad una seconda radura, dove si trova una nuova struttura in legno della teleferica. Tagliamo i prati passando un po' alti alla sua sinistra e proseguendo diritti ritroviamo la traccia. Attraversati piccoli ruscelli siamo ad una terza e più ampia fascia di prati. Dopo un breve tratto diritto, pieghiamo leggermente a sinistra e saliamo il versante erboso, su debole traccia, fino a sbucare al limite settentrionale dei pascoli della Scala, raggiungendo la baita quotata 1893 metri, sulla quale ci sono due segnavia rosso-bianco-rossi con numerazione 117.


Casera della Scala

Abbiamo intercettato il sentiero che traversa, alto, l'intero versante occidentale della Val Lunga, passando per il sistema di alpeggi Tachèr-Gavedìi-Gavedùu. Il sentiero giunge fin qui dal Gavedùu, dopo aver tagliato una selvaggia costiera che scende verso nord-est dal pizzo della Scala (chiamata “Le Colzane”). L'ultimo tratto ce l'abbiamo proprio davanti agli occhi: a destra della baita vediamo il sentiero che supera il ripido versante grazie ad arditi muretti a secco ed una coppia di tronchi. Per la sicurezza degli escursionisti sono state collocate corde fisse, ma certo non bisogna essere facilmente impressionabili per passare di lì.
Noi però andiamo in direzione contraria. Seguendo i segnavia, procediamo verso sud, quasi in piano, raggiungendo la casera della Scala (m. 1876). A valle della baita parte un sentiero che ridiscende verso il fondovalle, ma vale la pena di allungare l'escursione per conoscere meglio gli alpeggi della Scala. Proseguiamo verso sud-est seguendo i segnavia, con qualche saliscendi, fra roccette e radi larici. Ci attende però una spiazzante sorpresa: giunti al salto di una valletta, laddove in passato ci deve essere stata una passerella in legno, troviamo il nulla: di qui non si passa. Poco male. Torniamo un po' indietro e cominciamo a salire a vista il facile versante, per qualche decina di metri. Ritroviamo una traccia che va a sinistra ed attraversa il medesimo torrentello in una zona più tranquilla. Salendo gradualmente raggiungiamo una conca erbosa dove si trova una terza baita, quotata 2057 metri. Alle sue spalle si distinguono le cime della testata della Val Lunga, cioè, da sinistra, la cima Vallocci, le gemelle cima di Val Lunga e cima dei Lupi, l'elegante e piramidale cima delle Cadelle e l'arrotondato monte Valegino.


Laghetto della Scala

Proseguendo nella medesima direzione, cioè verso sud-est, troviamo un tratto singolare, un corridoio scalinato fra due roccioni (se non fosse che si tratta di pochi metri si direbbe che il nome dell'alpeggio derivi da qui). La scala ci porta ad un ripiano erboso, con un rudere di baita. Davanti a noi un torrione di roccia, il Turiùu, appunto, conosciuto sulle carte come cima di Lemma. Poco più avanti un grande ometto, posto sul limite del ripiano, si affaccia su un valloncello: memorizziamolo, perché di qui passa la via del ritorno. Prima, però, dobbiamo assolvere ad un dovere di pietà, la visita al laghetto moribondo.
Torniamo dunque indietro, saliamo leggermente a sinistra, verso ovest, portandoci al ripiano centrale dell'alpeggio, sul cui fondo, quasi a ridosso di un roccione, si trova la baita quotata 2140 metri. Qui confluiscono le acque del torrentello che scende da un vallone, che culmina nel passo della Scala, fra cima di Lemma e pizzo della Scala. La nostra metà però è diversa. Lo troviamo proseguendo verso destra, cioè verso nord: ci affacciamo al ripiano che, poco più in basso, ospita il laghetto, per due terzi occupato dagli eriofori che ne hanno decretato la morte per interramento. Una breve discesa ci porta alla riva del laghetto della Scala (m. 2100). Torniamo sui nostri passi, verso sud, risaliamo al pianoro centrale e proseguiamo scendendo verso est-sud-est all'ometto sul limite del facile valloncello. Dopo breve discesa, intercettiamo un sentiero che procede verso est-sud-est. Davanti a noi, sulla testata della valle, una croce segnala il passo di Tartano (m. 2108).


Pianori della Scala

Il sentiero porta diritto ad una baita quasi sotto la verticale del passo, la baita della Crus (m. 2040; il passo è infatti localmente chiamato “la Crus”). Ora dobbiamo lasciare il sentiero e scendere al barek (il basso muretto a secco che delimita una sezione dell'alpe) portandoci ad uno zapèl (apertura). Dobbiamo ora scendere verso nord, su un facile versante di pascoli e macereti, restando poco a sinistra di una valletta appena accennata. Dopo u primo tratto di discesa, intercettiamo il sentiero segnalato che abbiamo lasciato al salto sulla valletta senza ponte. Lo ignoriamo e proseguiamo nella discesa, diritti, sempre verso nord, e vediamo alla nostra destra, in una conca, una baita isolata (m. 1805). Non scendiamo alla baita, ma proseguiamo diritti, fino a scorgere il limite del bosco di larici.


Sentiero che scende dalla Scala

Pieghiamo ora a sinistra, puntando al limite di sinistra della fascia di prati: qui vediamo una marcata mulattiera che prende a sinistra ed attraversa il torrente della Scala, per poi raggiungere la parte alta della fascia di prati con la baita isolata di quota 1650. Ritroviamo il sentiero percorso salendo, e ci riporta sul fondovalle. Riattraversato il ponte sul Tartano, torniamo all'automobile.


Sentiero che scende dalla Scala

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