Campane su YouTube: Tartano; Campo Tartano 1, 2, 3 - GALLERIA DI IMMAGINI - ALTRE ESCURSIONI IN VAL TARTANO - CARTE DEI PERCORSI


Campo Tartano

La felice posizione di Campo Tartano, il primo paese che si incontra salendo in Val Tàrtano, lo rende meta di piacevoli e suggestive escursioni, alla scoperta di itinerari poco conosciuti all'imbocco della valle. Il paese, infatti, è un ottimo terrazzo panoramico, dal quale si domina l'intera bassa Valtellina e la parte terminale del lago di Como.


Apri qui una panoramica su Campo Tartano e sul sentiero per la Crus

Nella plurisecolare rivalità che ha diviso i "Camparèi" dai "Tartanöö", cioè gli abitanti di Campo da queli di Tartano, i primi si sono sempre pensati come più evoluti, proprio perché affacciati a quell'ampio mondo che invece i secondi non potevano vedere (ed in molti casi mai avrebbero visto).
A riprova di ciò raccontano ancora l’episodio, verissimo, di quel tale Tartanöl che non aveva mai visto altro, in tutta la sua vita, se non Tartano e le sue contrade vicine. Gli capitò, un giorno, di doversi recare a Campo. Quando giunse al borgo rivale, gli si aprì innanzi agli occhi quel superbo panorama per il quale Campo è giustamente famosa: la bassa Valtellina, con i suoi paesi ben più grandi di Tartano, e poi quel bel lago, laggiù sul fondo, e, ancora, tutte quelle montagne, sullo sfondo, di cui non si riusciva neppure a vedere la fine. Rimase a bocca aperta per un bel po’, poi, sotto gli occhi divertiti del Camparèi, cui questo scenario era ben più familiare, si cavò dal capo il cappello, e lo scagliò, con tutta la forza che aveva, lontano,esclamando: “Fèrmet, capèl, che de munt tu n’èe vedüü asée”, cioè: “Fermati, cappello, che di mondo ne hai visto a sufficienza!”. Come dire: dopo aver visto un mondo così grande, che ci si può aspettare di più? Lui, che era da sempre abituato alla vista di un altro “munt”, cioè del monte, del paese natìo, dell’alpeggio, di fronte a quel vasto ed inaspettato “munt”, il mondo, era rimasto stupefatto ed appagato, quasi che la bassa Valtellina fosse un mondo così grande da soddisfare la più grande curiosità possibile.
Ovviamente in quel di Tartano non la pensavano allo stesso modo.
In passato il paese era molto popolato: il vescovo di Como Feliciano Ninguarda, offre, nel resoconto della sua visita pastorale in Valtellina del 1589, il seguente resoconto: "Su un altro monte a tre miglia sopra Talamona c'è Campo, con 90 famiglie tutte cattoliche. La chiesa vicecurata è dedicata a S. Agostino e viceparroco è il sac. Aurelio Insula de Campo dell'isola d'Elba, diocesi di massa e Populonia, giurisdizione di Siena, con il permesso dei suoi superiori". 90 famiglie, dunque, vale a dire 450-500 abitanti. La popolazione si distribuiva nel centro, attorno alla chiesa di S. Agostino (di origine forse trecentesca, consacrata nel 1521) ed in diversi nuclei minori, ciascuno con una propria identità, testimoniata anche dai soprannomi con i quali venivano designati i rispettivi abitanti: al Dosso di Sotto vivevano gli "scudescèer", al Dosso di Sopra i "tabacùu" (grandi consumatori di tabacco), ai Bormini i "papùu" (grandi divoratori di pappa), alla località Spini i "consìgliu" (dispensatori di consigli a tutti), ai Piubellini i "furtèza" (dal forte carattere), alla località Cantone i "sciènsa" (sapientoni), alla Costa i "lüganeghèer" (grandi appassionati di salsicce), alla frazione Case (Ca') del comune di Forcola i "pietàa" (pietosi) ed alla frazione Somvalle, sempre del comune di Forcola, i "pook timùur di Diu" (poco timorati di Dio), o "lütèer" (Luterani, con riferimento ai nuclei di Riformati qua e là sparsi in valtellina dalla seconda metà del Cinquecento). E ancora: a Ronco stavano i "garlüsèer" ed a Cosaggio i "balarìi" (grandi amanti del ballo).
Dagli archivi parrocchiali si possono ricavare dati che rendono l'idea dell'andamento demografico e del progressivo spopolamento nel secolo XX: la popolazione scende progressivamente dai 790 abitanti del 1908 ai 755 del 1938 ed ai 725 del 1948, per poi crollare ai 334 del 1982, ai 300 del 1987, ai 255 del 1990, ai 237 del 1993 ed ai 236 del 1994. (dati tratti dal "Vocabolario dei dialetti della Val di Tartano" di Giovanni Bianchini - Fondazione Pro Valtellina, Sondrio, 1994 - preziosissimo documento di una lingua e di una civiltà).


Campo Tartano

IL SENTEE DEL DOS DE LA CRUS

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Centrale elettrica allo sbocco del Tartano-Campo Tartano
2 h e 15 min.
750
E


Apri qui una fotomappa della salita a Campo Tartano

Prima che fosse costruita l’attuale strada asfaltata, due erano le mulattiere che permettevano di salire in Val di Tartano. Una è quella che parte dalla Sirta e risale la val Fabiolo. La seconda è quella che sale dal conoide di deiezione posto allo sbocco della valle (il Sentée del Dos de la Crus).
Per trovarla, lasciamo la strada asfaltata per la Val di Tartano imboccando, dopo il primo tornante sinistrorso, la deviazione a destra che porta ad una piccola centrale idroelettrica (all'inizio della stradella si trova anche un pannello illustrativo del percorso). Qui la strada termina: bisogna proseguire su un sentierino molto sporco (sono da evitare i calzoni corti!), che ci conduce, attraverso la fitta vegetazione, ai primi sassi del grande conoide del torrente Tàrtano. Il sentiero intercetta, poi, una stradina che confluisce in una pista più larga. Seguendola fino in fondo, ci ritroviamo, a destra di una grande roccia, proprio all’imbocco della valle.
Ora torniamo indietro di qualche decina di metri e, guardando alla nostra destra, noteremo la partenza di un sentiero che sale, nel bosco, sul fianco orientale della valle (il Dos de la Crus), alternando tratti puliti e godibili ad altri in cui la vegetazione lo invade fastidiosamente. Oltrepassata una cappelletta, continuiamo a salire, con ottimi scorci panoramici sulla bassa Valtellina, seguendo quella che si rivela, in molti tratti, una mulattiera ben curata, e che giunge quasi a lambire, nel tratto superiore, la strada asfaltata.
Alla fine raggiungeremo il primo nucleo abitato della valle, la località Case di Sotto (m. 972). Dopo averla attraversata, senza salire alla strada asfaltata, proseguiamo, a mezza costa, sul fianco della bassa valle, fino ad incontrare un secondo gruppo di case e baite (il Bormino), dal quale dobbiamo salire alla strada asfaltata. Dopo pochi metri, però, incontriamo subito un sentiero che se ne stacca sulla destra: dopo aver gettato un’occhiata all’impressionante forra sul lato opposto della valle, scendiamo sul sentiero scavato nella roccia, fino al bacino artificiale della diga ENEL di Colombera.
Dal camminamento della diga, evitando di sporgerci, possiamo osservare il pauroso salto dello sbarramento, costruito proprio sulla stretta porta rocciosa posta a guardia della bassa valle. Lasciamo il bacino e saliamo, sul lato opposto della valle, sfruttando un comodo sentiero che ha dei tratti molto panoramici: davvero felice è il colpo d'occhio su Campo Tartano, i Corni Bruciati, il monte Disgrazia e la costiera Remoluzza-Arcanzo. Il sentiero porta al maggengo di Frasnino (m. 1074), per poi proseguire, verso sinistra, tagliando il fianco occidentale della bassa valle.
Torniamo sui nostri passi, fino alla casa dei guardiani della diga, per risalire, sui prati della Costa, fino a Campo Tartano (m. 1080). Salendo in direzione del Culmine di Campo, possiamo ammirare le belle baite della parte alta del paese. Il sentiero prosegue, poi, nella salita verso la croce posta alla sommità del Culmine, posta poco sopra i 1300 metri. Torniamo sulla strada asfaltata e, poco sotto la chiesa di Campo Tartano, lasciamola per imboccare un sentiero che fiancheggia per un tratto la sommità di un muraglione e poi comincia a salire; troveremo presto un bivio, al quale prendiamo a sinistra, seguendo un sentiero, spesso sporco, che oltrepassa una baita diroccata e, raggiunta una fonte spesso secca, piega decisamente a sinistra, scendendo in un fitto bosco. Intercettiamo così un sentiero più largo; prendendo a destra, raggiungiamo le baite di Case di Sopra (m. 952), mentre scendendo a sinistra ci ritroviamo sulla strada asfaltata, poco sopra la località Case di Sotto. Scesi su una stradina a quest’ultima, si torna alla centrale scendendo sulla mulattiera già percorsa in salita.

Se, però, vogliamo tornare per una via diversa da quella di salita, possiamo sfruttare la bella mulattiera della val Fabiòlo (interrotta, però, in più punti dopo gli eventi alluvionali del luglio 2008: a Campo Tartano, portiamoci nella zona de cimitero e della vicina località di Case di Sopra: qui attraversiamo il prato della bella sella erbosa posta al culmine della val Fabiolo e, raggiunta una cappelletta, imbocchiamo la bella mulattiera che scende nella valle. Passiamo, così, a sinistra delle bellissime cascate di Assola, in un ambiente severo e affascinante. Dobbiamo per buon tratto scendere a vista su un conoide di detriti alluvionali, prima di riprendere, più in basso la mulattiera; e così in altri punti più in basso. La discesa della valle, stretta ed incassata fra selvagge e scoscese pareti, che ne relegano gran parte nell'ombra,è priva di difficoltà: attraversato un ultimo ponte, ci avviciniamo alla forra terminale, che superiamo sul fianco sinistro (per noi), fino a raggiungere l'abitato di Sirta. Da qui, procedendo verso sinistra, raggiungiamo il punto in cui la strada per Tartano si stacca dalla Pedemontana orobica, e possiamo così tornare all'automobile, chiudendo un elegante anello che copre le vie "storiche" di accesso alla valle, e che richiede circa 4 ore e mezza di cammino, per superare un dislivello in altezza di circa 800 metri.

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Bassa Valtellina vista dalla strada per Campo Tartano

SALITA ALLA CRUS DI CAMPO (CULMINE DI CAMPO)

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Campo Tartano-Crus e Culmine di Campo
50 min.
240
E


Apri qui una panoramica su Campo Tartano e sul sentiero per la Crus

Non si sottovaluti il bonario panettone di roccioni e boschi che sovrasta a nord Campo Tartano. E' un osso duro, tanto duro da aver aver resistito all'immane pressione del ghiacciaio della Val Tartano, durante l'ultima glaciazione del Quaternario, che non riuscì a spianarlo, ma si dovette dividere in due lingue, che scavarono i solchi profondi della forra di Val Tartano, ad ovest, e della Val Fabiolo, ad est.
Un motivo in più per mettere in programma la più classica e semplice camminata che parte da Campo Tartano, la salita alla Crus, appunto, cioè alla grande croce che sovrasta a nord il paese, presso la cima del cupolone boscoso del Culmine di Campo (m. 1301). Semplice ma non elementare quanto ad impegno, perché il sentiero per cui si sale propone tratti molto ripidi. In ogni caso in un’ora e mezza si sale, si gode del panorama del ndovicino Culmine e si scende.
Lasciata la SS38 dello Stelvio alla rotonda del Tartano, imbocchiamo il primo svincolo a destra (per chi viene da Milano), e ci immettiamo nella strada provinciale Pedemontana Orobica, lasciandola però alla prima deviazione a destra. Ci immettiamo così sulla Strada Provinciale della Val di Tartano, che sale sul roccioso versante occidentale del Culmine di Tartano. Dopo il dodicesimo tornante passiamo a sinistra della chiesa parrocchiale di S. Agostino e raggiungiamo la piana di Campo Tartano (m. 1060).


La frazione Ca'

Parcheggiamo appena possibile l’automobile (a lato della strada appena dopo la chiesa o poco più avanti). Torniamo poi in direzione della chiesa. Mentre sulla sinistra della strada vediamo una stradina che scende al sagrato, sula destra vediamo una scalinata che sale fra alcune case, a sinistra, ed i prati, a destra. Saliamo fino al suo termine, cioè ad una cappelletta. Andando a destra ci portiamo ad una fontana-lavatoio dove termina una stradina asfaltata. Qui proseguiamo diritti, in piano, fra e case, seguendo alcuni segnavia nero-bianco-rossi. Lasciate alle spalle le ultime case, percorriamo un sentierino che procede fra i prati, in direzione di un campo di calcetto. Alla nostra sinistra vediamo il versante meridionale del Culmine, sul quale spicca la grande Croce di Campo Tartano (Crus).
Il sentiero raggiunge le case della frazione Ca’, alle soglie della bocchetta che si affaccia sulla Val Fabiolo. Passiamo fra le case, superando una fontana con lavatoio coperto, fino al fondo del paese, in corrispondenza di uno stallone agricolo. Qui, a sinistra, vediamo la partenza di una mulattiera (segnavia rosso-bianco-rosso con numerazione 170) che si dirige in direzione opposta (ovest), salendo gradualmente fra muretti a secco in una selva appena sopra del limite superiore dei prati che stanno a monte del paese. Guardando a sinistra vedremo un bello spaccato della bassa Val Tartano, della frazione Somvalle (a sinistra), della Diga Colombera sotto il paese, della dorsale del Frasnino e del pizzo della Pruna, raggiunta dal nuovo ponte tibetano che scavalca la forra della diga.


La Crus

Superiamo una sorgente delimitata da blocchi in pietra sulla destra e saliamo con pendenza modesta per un buon tratto, diritti, verso ovest-sud-ovest (segnavia bianco-rossi), fino ad un cartello su un albero. Il segnavia rosso-bianco-rosso, numerato 170, reca la scritta “Culmen”. Qui il sentiero piega a destra (nord) e sale con andamento ripido. Ci raggiunge salendo da sinistra un secondo sentiero. La selva lascia il posto ad un luminoso bosco di larici. Più avanti il sentiero piega leggermente a sinistra (nord-ovest), e sale diritto fino ad un bivio, segnalato da un cartello che manda a destra, con la scritta “Alla Croce”.
Lasciamo quindi il sentiero che procede diritto in una pineta (si tratta del sentiero che poi scende seguendo il crestone del Culmine verso nord), e prendiamo a destra, percorrendo verso est un largo sentiero che porta nel cuore di un ripiano occupato da una splendida pineta. Troviamo una piccola struttura (Ristoro) con tavolo e panche. La Crus, anche se non la vediamo subito, è lì, a pochi metri, sulla destra, affacciata al limite della pineta che guarda su Campo Tartano (m. 1290).


Panorama settentrionale dal Culmen di Campo

Il panorama dalla Crus sulla bassa Val Tartano, ed in particolare sul pizzo della Pruna, a destra, sulla Costiera dei Gavet, al centro, e sull’imbocco della Val Vicima, a sinistra, è molto suggestivo. Ma non siamo ancora sulla sommità del Culmine. Tornando dalla Crus al Ristoro prendiamo a destra (nord), seguendo un sentierino che attraversa una breve selva ed esce alla radura sommitale del Culmine di Campo (Culmen, m. 1301), dalla quale si apre un bello scorcio panoramico verso nord. A sinistra vediamo il monte Spluga al quale culmina la Valle Spluga in Val Masino. Alla sua destra l’aspra costiera Cavislone-Lobbia e la sottile cresta dell’alpe Granda sopra Ardenno. Alle sue spalle si ergono alcune delle più note cime del gruppo del Masino. Si riconoscono, da sinistra, i pizzi Badile e Cengalo, i pizzi del Ferro Occidentale, Centrale ed Orientale e la cima di Zocca. Poi la costiera Arcanzo-Remoluzza nasconde le altre famose cime del Masino, ed infine a destra, oltre il crinale dell’alpe Scermendone, occhieggia appena il monte Disgrazia.


Apri qui una panoramica sul Gruppo del Masino dal Culmen di Campo

La salita, che ha richiesto circa tre quarti d’ora o poco più, trova qui la sua degna conclusione, prima del ritorno per la medesima via di salita.

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ANELLO FRASNINO-FOPPA-CORNA (SENTIERO DEI PONTI)


Campo Tartano e il Ponte nel Cielo

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Campo Tartano-Frasnino-Foppe-Ponte della Corna-Ponte di Vicima-Campo Tartano
3 h e 30 min.
470
EE
SINTESI. Usciamo al secondo svincolo alla rotonda alla quale termina la nuova ss 38 all’uscita della seconda galleria di Paniga. Dopo poche centinaia di metri lasciamo la strada Provinciale Pedemontana Orobica per prendere a destra (strada provinciale 11) ed iniziamo a salire lungo l’aspro fianco del Crap del Mezzodì. Dopo dopo 10 tornanti attraversiamo una breve galleria scavata nella roccia e ci affacciamo alla Val Tartano. Altri due tornanti sx e dx ed entriamo a Campo Tartano (m. 1060). Parcheggiamo e portiamoci alla chiesa di S. Agostino, passando alla sua sinistra e scendendo su un sentierino vero sinistra all'imbocco del Ponte nel Cielo (m. 1038). Acquistato il biglietto (nei finesettimana l'acquisto va fatto on-line), lo attraversiamo e saliamo al Frasnino. Superato il bivacco Frasnino ci portiamo ad un capanno. A sinistra del capanno due cartelli segnalano un bivio (m. 1060): imbocchiamo il sentiero che sale a destra (Sentiero dei Ponti, sentiero 163 per il Pustaresc’ e per il pizzo della Pruna). Dopo pochi tornanti siamo ad un bivio segnalato da cartelli e, ignorato il sentiero che scende a sinistra, restiamo sul sentiero 163 che traversa al maggengo Fopp, dato a 25 minuti. Dopo una radura, rientrati nella pecceta, riprendiamo a salire, fino al primo dei ponti del sentiero, un ponticello in legno su una ripida valletta, il Punt d’il Pelandi. Il sentiero passa poi appena sotto alcuni roccioni e dopo breve salita esce alla parte bassa di una fascia di prati. Più in alto vediamo le baite del Postareccio (Pustarèsc’, m. 1370). Rientrati nel bosco, attraversiamo l’aspro vallone della Valle del Bugno (Val dul Bögn), segnalata da un triangolo rosso dell’Alta Via della Val Tartano. Siamo quindi ad un bivio non segnalato e seguiamo il sentiero di destra, che sale raggiungendo una radura. Poco sotto, una baita solitaria e ristrutturata. Ad un nuovo bivio ignoriamo il sentierino che sale a destra e proseguiamo sul più marcato sentiero che va in piano (segnavia bianco-rosso). In breve usciamo ai prati delle Foppe (Fopp, m. 1368). Passiamo in mezzo alle baite, con una bandiera italiana, e sul limite dei prati proseguiamo sul sentiero (segnavia bianco-rosso su un sasso), che passa a sinistra di un casello dirupato e giunge subito ad un bivio, con cartelli escursionistici. Qui siamo ad un bivio al quale il sentiero 163 si biforca. Ignorato il ramo di destra, che sale alla Corte in un’ora ed al pizzo della Pruna in un’ora e mezza, imbocchiamo il sentiero che scende a sinistra, raggiungendo in 45 minuti la Corna, in un’ora il Ponte della Corna ed in un’ora e 15 minuti la strada provinciale (i tempi sono un po’ sovrastimati). Dopo pochi tornanti in pecceta, passiamo a sinistra di alcune baite ormai assediate dalla boscaglia. Seguiamo con attenzione i segnavia bianco-rossi, per evitare sentieri secondari. Per un tratto il sentiero sembra piegare decisamente a sinistra, tornando verso Campo tartano, poi volge a destra e propone una serie di tornanti nella pecceta. Passiamo poi a monte di un ampio prato con una baita ed un rudere di baita. Poco oltre siamo alla località della Corna (Barciòk), dove una bella sorgente viene incanalata in un tronco scavato. Scendendo ancora passiamo appena a sinistra della medesima baita. Il sentiero si fa più ripido, anche se la sua sede è sempre larga. Rientrati nel bosco traversiamo a destra, e troviamo il primo tratto esposto protetto da un corrimano. Prestiamo attenzione perché data la natura dei luoghi i sassi che lastricano il sentiero sono assai scivolosi. Scendiamo per un buon tratto diritti, poi ad un nuovo tratto con corrimano il sentiero volge a sinistra. Alla fine siamo al Ponte della Corna (m. 1030), in legno, sostenuto da spesse funi in acciaio. Sul lato opposto del ponte il sentiero riparte, salendo però ora con pendenza assai meno ripida in un bosco meno orrido. Saliamo per breve tratto a destra, poi traversiamo a sinistra. Ignorati un sentiero che ci lascia sulla sinistra, proseguiamo diritti fino a raggiungere la strada provinciale 11 della Val Tartano. Seguiamo la carrozzabile che ci riporta a Campo Tartano. In breve siamo all’imponente ponte di Vicima, sulla valle omonima. Proseguiamo sulla carrozzabile, che passa a lato di un’azienda a gricola ed a valle della frazione Cosaggio, alla quale sale una stradina. Poco oltre passiamo a destra delle belle baite della contrada Furfulera, che precede il quinto ed ultimo ponte dell’anello, il Punt de la Pisaferia. Proseguendo sulla strada torniamo infine a Campo Tartano.


Campo Tartano e il Ponte nel Cielo

Il 22 settembre 2018 è stato inaugurato a Campo Tartano il “Ponte nel Cielo”, che, con i suoi 140 metri d’altezza, è il ponte tibetano più alto d’Europa, sospeso sopra la forra terminale della Val Tartano, che ospita la diga Colombera. Il manufatto, lungo 234 metri, è stato commissionato alla ditta austriaca HTB Baugesellshaft dal Consorzio Pustaresc’ ed unisce il nucleo di Campo Tartano, poco sotto la chiesa di S. Agostino, da una quota di 1034,88 metri, al maggengo del Frasnino, sul lato opposto della valle, a 1038,77 metri. È costituito da 4 grandi funi a sostegno di un impalcato in grigliato metallico, con camminamento largo un metro costituito da 700 assi di larice dei boschi della Val Tartano.
L’afflusso di visitatori è stato sin da subito molto ampio: la sensazione di restare sospesi nel vuoto circondati da uno scenario di prim’ordine, con un colpo d’occhio sull’intera bassa Valtellina fino all’alto Lario, su un’ampia porzione della Costiera dei Cech, sul Culmine di Campo e sulla bassa Val Tartano, ha costituito un’attrattiva potente. Per regolamentare il flusso dei visitatori l’accesso nei finesettimana è consentito solo previo l’acquisto di un numero predeterminato di biglietti on-line, mentre nei giorni rimanenti il biglietto può essere acquistato al gabbiotto di accesso al ponte. In ogni caso il transito è consentito dalle 9.30 alle 16.30 e regolamentati da norme, che prevedono, fra l’altro, il divieto di gettare oggetti, sporgersi, correre, saltare, utilizzare il ponte con forte vento e temporali, superare il numero massimo di 100 persone sul ponte, lasciare bambini e cani incustoditi.


Campo Tartano e il Ponte nel Cielo

Per vivere l’emozione di attraversarlo bisogna imboccare la strada provinciale 11 della Val Tartano, impegnando il secondo svincolo alla rotonda alla quale termina la nuova ss 38 all’uscita della seconda galleria di Paniga. Dopo poche centinaia di metri si lascia la strada Provinciale Pedemontana Orobica per prendere a destra (strada provinciale 11) ed iniziale a salire lungo l’aspro fianco del Crap del Mezzodì. Dopo dopo 10 tornanti attraversiamo una breve galleria scavata nella roccia e ci affacciamo alla Val Tartano. Altri due tornanti sx e dx ed entriamo a Campo Tartano, uno dei due nuclei principali della valle, passando a lato della chiesa di S. Agostino (m. 1060).
Si tratta ora di parcheggiare: se siamo fortunati troviamo parcheggio subiito dopo la chiesa, sulla destra, altrimenti dobbiamo proseguire e portarci alla zona cimitero. Nel primo caso per scendere al ponte ci conviene utilizzare la scalinata e la stradina che scendono al sagrato della chiesa, che però lasciamo alla nostra destra imboccando subito la prima stradina a sinistra, fra le case del paese, e ad un bivio prendendo di nuovo a sinistra, procedendo su un sentiero che termina proprio all’ingresso al ponte. Nel secondo caso possiamo scendere sulla strada segnalata da un cartello che indica il Ponte nel Cielo, passando a sinistra del nucleo della Costa, superando un altro parcheggio e lasciando la strada, ad una curva a sinistra, per imboccare la pista che si stacca a destra e traversa all’imbocco del ponte.


Bassa Valtellina dal Ponte nel Cielo

Qui giunti, all’acquisto del biglietto ci viene messa al polso una fascetta. Posto piede sul ponte, si tratta di superare i primi secondi di timore del vuoto e, procedendo con calma e con qualche sosta, gustare scenari ed emozioni. Alla nostra destra, oltre la profonda forra del Tartano, la bassa Valtellina termina al limite settentrionale del Lago di Como, incorniciato, sul lato sinistro, dal caratteristico corno del monte Legnone. Alla nostra sinistra il profondo solco della Val Tartano ed il largo dosso in corrispondenza del quale la valle si biforca in Val Lunga e Val Corta. Davanti a noi le ripide falde boscose che scendono dal pizzo della Pruna mentre alle nostra spalle, a destra di Campo Tartano e del tondeggiante Culmine di Campo con la caratteristica croce, un breve spaccato del gruppo del Masino, con la cima degli Alli, la cima Vicima ed il pizzo della Remoluzza. Alla loro destra ed alle spalle della cresta del Sasso Arso e dei Corni Bruciati, occhieggia la cresta del monte Disgrazia (m. 3678), signore del versante retico. Sotto di noi, la diga di Colombera.


Campo Tartano e il Ponte nel Cielo

Una breve salita ci porta all’estremo opposto del ponte, dove torniamo dal cielo alla terra in corrispondenza di un poggiolo. Un sentierino ci fa salire al limite del maggengo di Frasnino (Frasnìi; il suo nome deriva, con ogni probabilità, dal latino “fraxinus”, “frassino”). Prima del ponte lo si raggiungeva con una mulattiera che partiva dal limite del camminamento della diga di Colombera. Su un tronco una mappa dei tre sentieri proposti dal Consorzio, quello dei Ponti, il sentiero 163 per l’alpe Postareccio ed il sentiero per il pizzo della Pruna. Poco distante, il bivacco Frasnino e, più in alto, a ridosso di un roccione, un capanno in legno per il birdwatching.
A sinistra del capanno due cartelli segnalano un bivio: imboccando il sentiero che sale a destra si percorrono il Sentiero dei Ponti, il sentiero 163 per il Pustaresc’ e quello per il pizzo della Pruna, mentre andando a sinistra, in piano, si traversa ad un gruppo di caratteristiche baite e si imbocca il sentiero che scende alla diga di Colombera per poi risalire a Campo Tartano.


Il bivacco Frasnino

Imbocciamo il sentiero di destra, segnalato da segnavia bianco-rossi e rosso-bianco-rossi con numerazione 163. Entriamo subito in una fresca ed ombrosa pecceta, con alcuni tornanti. Sul lato destro troviamo un quadretto devozionale dedicato a S. Giuseppe. In alcuni punti il sentiero, sempre largo, è esposto, ed è in corso di allestimento (ottobre 2018) un corrimano in legno. Alla nostra destra ignoriamo un sentierino che si stacca salendo nella pecceta e poco oltre un grande fungo in legno ricorda una delle pratiche più amate in valle. Per breve tratto il bosco si apre e sulla sinistra vediamo l’imbocco della Val Vicima. Raggiugiamo poi un bivio segnalato da cartelli e, ignorato il sentiero che scende a sinistra, restiamo sul sentiero 163 che traversa al maggengo Fopp, dato a 25 minuti. Alla nostra sinistra appare uno spaccato più ampio della Val Vicima.
Superata una fontanella in legno, raggiungiamo un primo punto panoramico: alle nostre spalle lo sguardo raggiunge il gruppo del Masino, che si eleva alle spalle del Culmine di Campo e mostra, da sinistra, il pizzo Badile, il pizzo Cengalo, i pizzi del Ferro e la cima di Zocca, prima che la costiera Remoluzza-Arcanzo nasconda alla vista le altre sue più famose cime. Sul lato destro, infine, il monte Disgrazia mostra ora una porzione un po’ più grande.


Sentiero dei Ponti da Frasnino alle Foppe

Rientrati nella pecceta, riprendiamo a salire, fino al primo dei ponti del sentiero, un ponticello in legno su una ripida valletta, il Punt d’il Pelandi. Il sentiero passa poi appena sotto alcuni roccioni e dopo breve salita esce alla parte bassa di una fascia di prati. Più in alto vediamo le baite del Postareccio (Pustarèsc’, m. 1370). Rientrati nel bosco, attraversiamo una valletta e più avanti ritroviamo gli alti e diritti abeti, che superano per nobiltà e portanza tutti gli altri alberi. Atraversato l’aspro vallone della Valle del Bugno (Val dul Bögn), segnalata da un triangolo rosso dell’Alta Via della Val Tartano, siamo ad un bivio non segnalato e seguiamo il sentiero di destra, che sale raggiungendo una radura. Poco sotto, una baita solitaria e ristrutturata.
Ad un nuovo bivio ignoriamo il sentierino che sale a destra e proseguiamo sul più marcato sentiero che va in piano (segnavia bianco-rosso). In breve usciamo ai prati delle Foppe (Fopp, m. 1368), buon punto panoramico. Alla nostra sinistra vediamo, in basso, il ponte di Vicima, per il quale passeremo, e la Val Vicima; alla sua destra il ripido solco della Valle del Castino, coronato in alto dal pizzo Torrenzuolo; alle nostre spalle di nuovo il gruppo del Masino, cui si aggiungono, sulla sinistra, le più alte cime della Costiera dei Cech. Passiamo in mezzo alle baite, con una bandiera italiana, e sul limite dei prati proseguiamo sul sentiero (segnavia bianco-rosso su un sasso), che passa a sinistra di un casello dirupato e giunge subito ad un bivio, con cartelli escursionistici.


Panorama dalle Foppe

Qui siamo ad un bivio al quale il sentiero 163 si biforca. Ignorato il ramo di destra, che sale alla Corte in un’ora ed al pizzo della Pruna in un’ora e mezza, imbocchiamo il sentiero che scende a sinistra, raggiungendo in 45 minuti la Corna, in un’ora il Ponte della Corna ed in un’ora e 15 minuti la strada provinciale (i tempi sono un po’ sovrastimati). Anche il cartello rosso del Sentiero dei Ponti ci indirizza a sinistra.
Dopo pochi tornanti in pecceta, passiamo a sinistra di alcune baite ormai assediate dalla boscaglia. Seguiamo con attenzione i segnavia bianco-rossi, per evitare sentieri secondari. Per un tratto il sentiero sembra piegare decisamente a sinistra, tornando verso Campo tartano, poi volge a destra e propone una serie di tornanti nella pecceta. Una breve apertura del bosco ci propone un ottimo colpo d’occhio sul ponte di Vicima. Passiamo poi a monte di un ampio prato con una baita ed un rudere di baita. Poco oltre siamo alla località della Corna (Barciòk), dove una bella sorgente viene incanalata in un tronco scavato. Un cartello indica l’ “Aqua déla Ram”, una particolare acqua ferruginosa cui si attribuivano particolari qualità terapeutiche.
Scendendo ancora passiamo appena a sinistra della medesima baita.


Discesa al Ponte della Corna

Inizia ora la parte più avventurosa della discesa, perché il sentiero si fa più ripido, anche se la sua sede è sempre larga. Rientrati nel bosco traversiamo a destra, e troviamo il primo tratto esposto protetto da un corrimano. Prestiamo attenzione perché data la natura dei luoghi i sassi che lastricano il sentiero sono assai scivolosi. Scendiamo per un buon tratto diritti, poi ad un nuovo tratto con corrimano il sentiero volge a sinistra. Alla nostra destra, in basso, finalmente eccolo, in ponte della Corna, gettato sul torrente Tartano, in fondo alla valle. Procediamo a ridosso di un roccione ed in prossimità del ponte comprendiamo anche la ragione del suo nome: sul nostro versante sembra poggiare su un roccione che sporge dal fianco della valle, una “corna”, appunto.


Il Ponte della Corna

Eccoci al Ponte della Corna (m. 1030), in legno, sostenuto da spesse funi in acciaio. Una ventina di metri più in basso scorre il torrente Tartano, che indugia in un ripiano prima di precipitare in un gola. Il suo alito freddo sale ad afferrarci. Conoscete quel modo di dire? “Parti delle corna e spunta il diavolo”. Non sarà che il nome del ponte allude proprio a lui? Qui davvero sembre di essere agli inferi, soprattutto quando la luce del sole non lo raggiunge. Dal cielo agli inferi! E allora, hai visto mai… La tentazione di andarsene in fretta è forte, ma qualche attimo per lasciarsi prendere dalla natura potentemente selvaggia del luogo possiamo pur indugiare.


Il torrente Tartano dal ponte della Corna

Sul lato opposto del ponte il sentiero riparte, saendo però ora con pendenza assai meno ripida in un bosco meno orrido. Saliamo per breve tratto a destra, poi travesiamo a sinistra. Ignorati un sentiero che ci lascia sulla sinistra, proseguiamo diritti fino a raggiungere la strada provinciale 11 della Val Tartano. Sul lato opposto il sentiero riparte subito, ed un carello indica che sale a Dossala ed al Barghèt. Noi però lo lasciamo e seguiamo la carrozzabile che ci riporta a Campo Tartano. Un ritorno nienta affatto monotono, costellato di scorci panoramici suggestivi.
Superato il cartello del km 13 in breve siamo all’imponente ponte di Vicima, sulla valle omonima. Niente più cielo, niente più inferi, qui abbiamo a che fare con la storia. Il motivo ci attende sul lato opposto del ponte, che attraversiamo sulla passerella pedonale a sinistra. Qui giunti, sul lato opposto della strada troviamo una targa nella quale si celebra l’intervento del celebre ministro valtellinese Vanoni, che questo ponte volle per superare il plurisecolare isolamente di Tartano rispetto alla Valtellina.


Il ponte di Vicima

In un discorso pronunciato in Senato il 16 febbraio 1956, poco prima della morte, così presentò l'inaccettabile situazione di Tartano e della sua valle nell'Italia che, dopo la riscostruzione del secondo dopoguerra, si avviava al boom economico: "Non posso dimenticare che vi è nella mia provincia un piccolo comune di 1200 abitanti, il quale ancora oggi è collegato con la pianura per mezzo di una mulattiera, sicché occorrono cinque ore di cammino a piedi per raggiungerlo e quando si sale, come io qualche volta ho fatto prima e dopo la mia vocazione politica, e ci si accosta al palazzo municipale e si vede il ricordo dei caduti nelle due guerre e si nota che questo piccolo villaggio di montagna ha avuto nelle due guerre il maggior rapporto tra popolazione residente e caduti, si orienta necessariamente la propria opera, come credo di avere sempre fatto nella mia vita politica, affinché questi 1200 contadini montanari abbiano una tranquillità economica ed una speranza in un avvenire per sé e per i propri figli." Queste parole sono ora scolpite in una lastra di granito posta, nel 1966, con l'intitolazione "La popolazione della Val Tartano a Ezio Vanoni, Ministro della Repubblica", sul fianco roccioso della montagna. Dietro le alte grate del ponte si intravvede la forra paurosa della bassa Val Vicima. La vecchia strada lo attraversava con una galleria scavata nella roccia ed un più modesto ponte.


La contrada Ronco

Proseguiamo sulla carrozzabile, che passa a lato di un’azienda a gricola ed a valle della frazione Cosaggio, alla quale sale una stradina. Il colpo d’occhio si fa davvero interessante: rivediamo Campo Tartano ed alle sue spalle il gruppo del Masino è sostituito dalla testata della Valle Spluga, a destra del versante orientale della Costiera dei Cech. Poco più a valle vediamo alte alla nostra destra le case della frazione Ronco. Poco più avanti rivediamo il Ponte del Cielo, e possiamo apprezzare lo sperone roccioso sul quale poggia Frasnino.


Campo Tartano dalla SP11

Poco oltre passiamo a destra delle belle baite della contrada Furfulera, che precede il quinto ed ultimo ponte dell’anello, il Punt de la Pisaferia. Siamo ormai in vista di Campo Tartano e sulla destra vediamo la partenza del sentiero che sale all’alpe Zocca ed alla cima omonima. Restiamo sulla carrozzabile e giungiamo in vista della splendida sella erbosa che costituisce il culmine della Val Fabiolo, scavata da un ramo del ghiacciaio che nel quaternario modellò la Val Tartano. Qui fu costretto a dividersi in due lingue, perché il colle del Culmine di Campo, costituito da durissime rocce, non si lasciò spianare. Oltre la sella, riecco, sullla sinistra, i pizzi del Ferro.
Passiamo a sinistra della contrada Somvalle, che appartiene al comune di Forcola, e dopo un’ampia curva a sinistra torniamo a Campo Tartano, passando davanti al cimitero e concludendo questo fascinoso anello escursionistico, fra cielo, inferi e storia.


Campo Tartano e Ponte nel Cielo dalla SP11

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ANELLO POSTARECCIO (CURT)-PIZZO DELLA PRUNA

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Campo Tartano-Frasnino-Foppa-Marcia-Postareccio-Pizzo della Pruna-Sentieri dei mirtilli-Postareccio- Ponte della Corna-Provinciale-Campo Tartano
6/7 h
950
EE


Alpe Postareccio

Vediamo come allargare l’anello, salendo alla Marcia ed all’alpe Postareccio (Corte). Prendiamo, dunque, a destra, ed in breve siamo sul limite di un prato (recinto in legno): qui, però, il sentiero non entra nel prato, ma piega a destra e comincia a salire deciso con una serie di tornanti, in uno scenario che muta: siamo nel cuore di un’ombrosa pecceta, costellata di grandi roccioni con placche giallastre. Memorizziamo bene questo punto, perché se ripercorriamo questo sentiero al ritorno, non dobbiamo perdere la svolta a sinistra che ci porta al bivio segnalato dal cartello. Dopo alcuni tornanti, siamo ad un traverso a destra, quasi in piano, cui segue un traverso più lungo verso sinistra, in moderata salita, che ci porta ad una radura, che precede l’ultima breve salitella prima di approdare, passando accanto ad un grande masso con incisa una croce, alla piana della Marcia (màrscia). Si tratta di un prato con una baita solitaria e diroccata, alla nostra sinistra; al centro è acquitrinoso, meglio, è terreno di torbiera. Sulla baita, una targa che reca scritto: “Marscia. 1540 m.” Un tempo c’era una pozza, che poi gli eriofori hanno interrato. Ecco la spiegazione del suo nome. Sul fondo, a sud, dietro la linea degli abeti, lo slanciato pizzo della Scala. Il luogo è incantevole, impone, quasi, una sosta meditativa. Non sospetteremmo mai, da qui, che ai bordi di questo ampio pianoro, soprattutto verso est (alla nostra sinistra), il bosco precipita agli scuri e verticali roccioni che incombono su Tartano (chi ha visitato il centro della valle, li avrà sicuramente notati, per il loro aspetto orrido, proprio alle spalle della chiesa). Morale: questa volta più che mai, nessun fuori-sentiero!


Alpe Postareccio

A proposito di sentiero, la sua ripartenza non la troviamo attraversando i prati, ma quasi subito dopo il punto di arrivo, alla nostra destra, più o meno sulla verticale della baita che sta alla nostra sinistra. Dopo pochi tornantini nel bosco, siamo ad uno zapèl (varco fra due muretti a secco, m. 1590) che ci fa uscire dal bosco sul limite inferiore dell’ampia china di pascoli chiamata sulla carta IGM Postareccio (i cartelli la indicano invece come la Corte). Anche qui memorizziamo bene il punto nel quale il sentiero sbuca dal bosco, se intendiamo tornare per la medesima via di salita. All’inizio non ci accoglie alcuna baita: la prima baita la vediamo, alta, alla nostra destra. Il sentiero diventa debole traccia, segnalata da qualche segnavia, ma non c’è problema: intuiamo subito che dobbiamo salire in diagonale verso destra, puntando alla baita che occhieggia dietro al bordo del cambio di crinale. Superati alcuni muretti e baite diroccate, alla fine siamo alla baita, quotata 1714 metri, collocata su una sorta di balcone nel punto in cui l’alpe si distende in un’ampia conca. Bellissimo il panorama da qui: alla nostra sinistra vediamo, finalmente, l’intero gruppo del Masino, dal pizzo Porcellizzo al monte Sissone, chiuso dal superbo monte Disgrazia; ampio e straordinario è anche il colpo d’occhio sul versante orientale della Val Tartano,  sulla Val Lunga e su buona parte della Val Corta (Val di Lemma e Val Budria). 


Alpe Postareccio

Proseguiamo, dunque: dopo un primo tratto verso sinistra, che ci porta ad un sistema di roccette, pieghiamo a destra e, su sentierino, ci portiamo al gruppo delle baite più alte, la prima delle quali appare ancora ben tenuta. Dall’ultima baita proseguiamo, ora, verso nord, fino ad un cartello, che reca scritto “Cort 1699 m.” Il cartello segnala un bivio: procedendo diritti si va, in 30 minuti, al pizzo della Pruna, mentre prendendo a sinistra in 30 minuti ci si porta all’alpe gemella del Piscino ed si scende a Tartano in un’ora e 30 minuti. Il pizzo della Pruna, dunque, è vicino, anche se da qui riesce difficile intuire dove sia la sua cima, perché davanti a noi sta solo il limite del bosco. In realtà il pizzo appare come tale solo da Campo Tartano: da qui altro non è se non un poggio boscoso. Proseguiamo, su traccia di sentiero, fino al limite del bosco, dove il sentiero si fa più marcato e comincia a salire gradualmente. Se abbiamo qualche problema a trovare l’ingresso nel bosco, regoliamoci così: diamo le spalle ll’ultima baita e procediamo in diagonale verso il bosco, senza scendere né guadagnare quota. Una volta entrati nel bosco (segnavia banco-rosso su un sasso), procediamo con qualche saliscendi. Poi un tratto esposto su roccioni, un po’ impressionante, viene superato senza problemi (la sede è larga). Su un masso alla nostra destra troviamo un nuovo segnavia bianco-rosso con numerazione 163. Il sentiero comincia ora a salire e nel contempo piega gradualmente a sinistra. Superato un abete con segnavia disegnato sul tronco, la traccia si fa più debole. Superiamo anche qualche muretto a secco, ed alla fine siamo ad una radura.


Clicca qui per aprire una panoramica dall'alpe Postareccio

Il pizzo (piz de la prùna) è qui: la grande croce in larice posata  nel 1991 lo conferma. Un cartello indica: Pizzo della Pruna – m. 1795. Siccome alle nostre spalle c’è il versante boscoso che sale, non abbiamo affatto l’impressione di essere ad una cima. Il panorama, in compenso, è spettacolare, soprattutto a nord: vediamo la parte orientale della Costiera dei Cech e buona parte del Gruppo del Masino. In particolare, partendo da sinistra distinguiamo l’affilata cima del monte Spluga o Cima del Calvo (m. 2967), posto all’incontro di Valle di Spluga, Val Ligoncio e Valle dei Ratti. Mentre la testata della Valle dell’Oro resta nascosta, vediamo buona parte di quella della Val Porcellizzo, partendo proprio dal pizzo Porcellizzo (il pèz, m. 3075), seguito dal passo Porcellizzo (m. 2950), che congiunge la valle omonima all’alta Val Codera. Ecco, poi, le più celebri cime della Val Porcellizzo: la punta Torelli (m. 3137) e la punta S. Anna (m. 3171) precedono il celeberrimo pizzo Badile (badì, m. 3308), cui fa da vassallo la punta Sertori (m. 3195). Segue il secondo signore della valle, il pizzo Cengalo (cìngol, m. 3367). Chiudono la testata i puntuti pizzi Gemelli (m. 3259 e 3221), il passo di Bondo (pas da bùnd, m. 3169), che dà sulla Val Bondasca, in territorio svizzero, ed il pizzo del Ferro occidentale o cima della Bondasca (m. 3267). Procedendo verso est, ecco il pizzo del Ferro centrale (m. 3287), il torrione del Ferro (m. 3070) ed il pizzo del Ferro orientale (m. 3200), che costituiscono la testata della Valle del Ferro (laterale della Val di Mello) e sono chiamati nel dialetto di Val Masino “sciöme do fèr”. Alla loro destra la poderosa cima di Zocca (m. 3175), sulla testata della valle omonima, seguita dalla punta Allievi (m. 3121), dalla cima di Castello (la più alta del gruppo del Masino, con i suoi 3392 metri), e dalla punta Rasica (rèsga, m. 3305).


Clicca qui per aprire una panoramica dal pizzo della Pruna

I tre poderosi pizzi Torrone (turùn, occidentale, m. 3351, centrale, m. 3290, ed orientale, m. 3333) chiudono la valle omonima, che precede l’ampia Val Cameraccio, sulla cui testata si pongono il monte Sissone (sisùn, m. 3330), la punta Baroni, o cima di Chiareggio settentrionale (m. 3203), le cime di Chiareggio centrale (m. 3107 e 3093), il passo di Mello (m. 2992), fra Val Cameraccio e Val Sissone, in Valmalenco, ed il monte Pioda (m. 3431), posto immediatamente a sinistra dell’imponente ed inconfondibile monte Disgrazia (m. 3678), che chiude la Valle di Preda Rossa. Le due cime, pur così vicine, sono geologicamente separate, in quanto appartengono a mondi diversi: dal grigio granito del monte Pioda si passa al rosseggiante serpentino del monte Disgrazia. A destra di questa cime si distinguono i due maggiori Corni Bruciati (punta settentrionale, m. 3097, e punta centrale, m. 3114). A destra del monte Disgrazia sbucano appena le cime della testata della Valmalenco; si vedono bene, invece, pizzo Scalino e punta Painale.


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ANELLO CAMPO-PIZZO DELLA PRUNA-TARTANO

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Campo Tartano-Frasnino-Foppa-Marcia-Postareccio-Pizzo della Pruna-Sentieri dei mirtilli-Postareccio- Forcella-Alpe Piscino-Fognini-Foppa-Tartano-Campo Tartano
8/9 h
1000
EE

Dopo una sosta che ci permette di ammirare questa spettacolare carrellata, dobbiamo decidere se tornare sui nostri passi o allungare l’anello. Nel primo caso possiamo tornare alla Corte ed alla Marcia; di qui ridiscendere al bivio, per poi calare al ponte della Corna e chiudere l’anello sfruttando la strada provinciale. Questo secondo anello, che potremmo chiamare “anello della Pruna”, comporta un dislivello in salita di circa 950 metri; il tempo necessario è valutabile intorno alle 6/7 ore. Ma è possibile fare di più, e puntare ad un anello memorabile. In tal caso, volte le spalle alla croce ed al gruppo del Masino, continuiamo a salire su sentierino, chiamato “sentiero dei mirtilli”, verso destra. Il primo punto richiede un po’ di attenzione, perché tagliamo una china erbosa un po’ ripida. Proseguendo nella salita, siamo, in breve, ad una radura, dalla quale si apre un bellissimo scorcio ad ovest che raggiunge l’alto Lario. Vediamo, in primo piano, più a sinistra, il monte Piscino, sormontato da un grande ometto (m. 2091). Siamo sul largo crinale che separa la Val di Tartano dalla bassa Valtellina. La traccia per un tratto si perde, ma seguendo il crinale in breve la ritroviamo. Intorno a noi, diversi larici, ed anche cadevi di larici, evidentemente colpiti da fulmini. Dopo qualche saliscendi, siamo all’ampia radura di quota 1830 (la mùta), al centro della quale, su un masso, vediamo un segnavia numerato 163. Poco oltre, ad un bivio, non proseguiamo diritti, su un sentierino, ma prendiamo a sinistra, iniziando a scendere (sempre seguendo i segnavia). Ci ritroviamo, così, a monte del limite alto dell’alpe Postareccio (o Corte). Nell’ultimo tratto il sentiero sembra perdersi, ma possiamo anche scendere a vista in direzione della baita più alta, sul limite del bosco.
Ora prendiamo a destra, agganciando un largo sentiero che percorre un breve tratto di bosco, salendo fino ad uno zapèl (passaggio) fra due muretti a secco. Salendo ancora, intercettiamo un largo sentiero che viene da sinistra. Ci ritroviamo, così, poco sotto la sella erbosa della “Furscèla” (Forcella, m. 1880), che si affaccia su un vallone sopra i monti di Talamona. Una breve salita, a vista, ci porta ad affacciarci sulla bassa Valtellina, con colpo d’occhio molto ampio. Ora vediamo come chiudere l’anello. Proprio da qui parte, sul lato di sinistra, il sentierino (un po’ chiuso e poco visibile alla partenza) che, seguendo il crinale, sale al monte Piscino (m. 2091).
Volendo fare le cose in grande, si deve, ora, scendere a Tartano, passando per l’alpe Piscino. Per farlo sfruttiamo il segnalato "sentiero Alfredo" (n. 163) e cominciamo a scendere in diagonale verso destra, tornando sul largo sentiero; prendendo a destra, attraversiamo un vallone e cominciamo a scendere, in diagonale, sempre verso destra, alle baite dell’alpe Piscino. La baita più alta, datata 1958, è posta a quota 1810. Qui siamo ad un dilemma: continuare nella più lunga discesa a Tartano, o tornare all’alpe Postareccio? In questo secondo caso, infatti, dobbiamo piegare decisamente a sinistra, afferrando un sentierino che poi entra nel bosco e si fa più marcato, riattraversa il vallone che abbiamo scavalcano più in alto (qui il sentiero è franato e ci vuole un po’ di attenzione) e poi, sul lato opposto, ritorna all’alpe Postareccio. In ogni caso, da evitare è una traversata a vista del vallone che separa i due alpeggi: fuori sentiero, infatti, andiamo a cacciarci in zone esposte e dirupate. Se invece vogliamo il massimo, proseguiamo, scendendo in diagonale fino alla casera del Piscino (m. 1682), proseguendo fino al limite del bosco, dove parte un largo sentiero che scende con qualche tornante fino ad attraversare, da sinistra a destra, in vallone, prima di affacciarsi ai prati a monte della località Ca’ Fognini (fugnìi), uno dei tanti caratteristici nuclei della Val Corta (siamo, infatti, proprio all’ingresso di questa valle). Prendendo a destra, il sentiero si porta al nucleo della Foppa (fòpa), poi scende alla pista di Val Corta, che, percorsa verso sinistra, ci porta alla frazione Biorca. Qui una strada asfaltata ci fa salire al nucleo centrale di Tartano. Il ritorno a Campo avviene seguendo la strada provinciale. Questo grande anello, che potremmo chiamate “anello Postareccio-Piscino”, comporta un dislivello approssimativo di 1000 metri; il tempo necessario è di circa 8/9 ore. 

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CARTA DEI PERCORSI sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la mappa on-line

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