Campane su YouTube: Tartano; Campo Tartano 1, 2 - GALLERIA DI IMMAGINI - ALTRE ESCURSIONI IN VAL TARTANO - CARTE DEI PERCORSI


Campo Tartano

La felice posizione di Campo Tartano, il primo paese che si incontra salendo in Val Tàrtano, lo rende meta di piacevoli e suggestive escursioni, alla scoperta di itinerari poco conosciuti all'imbocco della valle. Il paese, infatti, è un ottimo terrazzo panoramico, dal quale si domina l'intera bassa Valtellina e la parte terminale del lago di Como.
In passato il paese era molto popolato: il vescovo di Como Feliciano Ninguarda, offre, nel resoconto della sua visita pastorale in Valtellina del 1589, il seguente resoconto: "Su un altro monte a tre miglia sopra Talamona c'è Campo, con 90 famiglie tutte cattoliche. La chiesa vicecurata è dedicata a S. Agostino e viceparroco è il sac. Aurelio Insula de Campo dell'isola d'Elba, diocesi di massa e Populonia, giurisdizione di Siena, con il permesso dei suoi superiori". 90 famiglie, dunque, vale a dire 450-500 abitanti. La popolazione si distribuiva nel centro, attorno alla chiesa di S. Agostino (di origine forse trecentesca, consacrata nel 1521) ed in diversi nuclei minori, ciascuno con una propria identità, testimoniata anche dai soprannomi con i quali venivano designati i rispettivi abitanti: al Dosso di Sotto vivevano gli "scudescèer", al Dosso di Sopra i "tabacùu" (grandi consumatori di tabacco), ai Bormini i "papùu" (grandi divoratori di pappa), alla località Spini i "consìgliu" (dispensatori di consigli a tutti), ai Piubellini i "furtèza" (dal forte carattere), alla località Cantone i "sciènsa" (sapientoni), alla Costa i "lüganeghèer" (grandi appassionati di salsicce), alla frazione Case (Ca') del comune di Forcola i "pietàa" (pietosi) ed alla frazione Somvalle, sempre del comune di Forcola, i "pook timùur di Diu" (poco timorati di Dio), o "lütèer" (Luterani, con riferimento ai nuclei di Riformati qua e là sparsi in valtellina dalla seconda metà del Cinquecento). E ancora: a Ronco stavano i "garlüsèer" ed a Cosaggio i "balarìi" (grandi amanti del ballo).
Dagli archivi parrocchiali si possono ricavare dati che rendono l'idea dell'andamento demografico e del progressivo spopolamento nel secolo XX: la popolazione scende progressivamente dai 790 abitanti del 1908 ai 755 del 1938 ed ai 725 del 1948, per poi crollare ai 334 del 1982, ai 300 del 1987, ai 255 del 1990, ai 237 del 1993 ed ai 236 del 1994. (dati tratti dal "Vocabolario dei dialetti della Val di Tartano" di Giovanni Bianchini - Fondazione Pro Valtellina, Sondrio, 1994 - preziosissimo documento di una lingua e di una civiltà).


Campo Tartano

IL SENTEE DEL DOS DE LA CRUS

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Centrale elettrica allo sbocco del Tartano-Campo Tartano
2 h e 15 min.
750
E

Prima che fosse costruita l’attuale strada asfaltata, due erano le mulattiere che permettevano di salire in Val di Tartano. Una è quella che parte dalla Sirta e risale la val Fabiolo. La seconda è quella che sale dal conoide di deiezione posto allo sbocco della valle (il Sentée del Dos de la Crus).
Per trovarla, lasciamo la strada asfaltata per la Val di Tartano imboccando, dopo il primo tornante sinistrorso, la deviazione a destra che porta ad una piccola centrale idroelettrica (all'inizio della stradella si trova anche un pannello illustrativo del percorso). Qui la strada termina: bisogna proseguire su un sentierino molto sporco (sono da evitare i calzoni corti!), che ci conduce, attraverso la fitta vegetazione, ai primi sassi del grande conoide del torrente Tàrtano. Il sentiero intercetta, poi, una stradina che confluisce in una pista più larga. Seguendola fino in fondo, ci ritroviamo, a destra di una grande roccia, proprio all’imbocco della valle.
Ora torniamo indietro di qualche decina di metri e, guardando alla nostra destra, noteremo la partenza di un sentiero che sale, nel bosco, sul fianco orientale della valle (il Dos de la Crus), alternando tratti puliti e godibili ad altri in cui la vegetazione lo invade fastidiosamente. Oltrepassata una cappelletta, continuiamo a salire, con ottimi scorci panoramici sulla bassa Valtellina, seguendo quella che si rivela, in molti tratti, una mulattiera ben curata, e che giunge quasi a lambire, nel tratto superiore, la strada asfaltata.
Alla fine raggiungeremo il primo nucleo abitato della valle, la località Case di Sotto (m. 972). Dopo averla attraversata, senza salire alla strada asfaltata, proseguiamo, a mezza costa, sul fianco della bassa valle, fino ad incontrare un secondo gruppo di case e baite (il Bormino), dal quale dobbiamo salire alla strada asfaltata. Dopo pochi metri, però, incontriamo subito un sentiero che se ne stacca sulla destra: dopo aver gettato un’occhiata all’impressionante forra sul lato opposto della valle, scendiamo sul sentiero scavato nella roccia, fino al bacino artificiale della diga ENEL di Colombera.
Dal camminamento della diga, evitando di sporgerci, possiamo osservare il pauroso salto dello sbarramento, costruito proprio sulla stretta porta rocciosa posta a guardia della bassa valle. Lasciamo il bacino e saliamo, sul lato opposto della valle, sfruttando un comodo sentiero che ha dei tratti molto panoramici: davvero felice è il colpo d'occhio su Campo Tartano, i Corni Bruciati, il monte Disgrazia e la costiera Remoluzza-Arcanzo. Il sentiero porta al maggengo di Frasnino (m. 1074), per poi proseguire, verso sinistra, tagliando il fianco occidentale della bassa valle.
Torniamo sui nostri passi, fino alla casa dei guardiani della diga, per risalire, sui prati della Costa, fino a Campo Tartano (m. 1080). Salendo in direzione del Culmine di Campo, possiamo ammirare le belle baite della parte alta del paese. Il sentiero prosegue, poi, nella salita verso la croce posta alla sommità del Culmine, posta poco sopra i 1300 metri. Torniamo sulla strada asfaltata e, poco sotto la chiesa di Campo Tartano, lasciamola per imboccare un sentiero che fiancheggia per un tratto la sommità di un muraglione e poi comincia a salire; troveremo presto un bivio, al quale prendiamo a sinistra, seguendo un sentiero, spesso sporco, che oltrepassa una baita diroccata e, raggiunta una fonte spesso secca, piega decisamente a sinistra, scendendo in un fitto bosco. Intercettiamo così un sentiero più largo; prendendo a destra, raggiungiamo le baite di Case di Sopra (m. 952), mentre scendendo a sinistra ci ritroviamo sulla strada asfaltata, poco sopra la località Case di Sotto. Scesi su una stradina a quest’ultima, si torna alla centrale scendendo sulla mulattiera già percorsa in salita.

Se, però, vogliamo tornare per una via diversa da quella di salita, possiamo sfruttare la bella mulattiera della val Fabiòlo (interrotta, però, in più punti dopo gli eventi alluvionali del luglio 2008: a Campo Tartano, portiamoci nella zona de cimitero e della vicina località di Case di Sopra: qui attraversiamo il prato della bella sella erbosa posta al culmine della val Fabiolo e, raggiunta una cappelletta, imbocchiamo la bella mulattiera che scende nella valle. Passiamo, così, a sinistra delle bellissime cascate di Assola, in un ambiente severo e affascinante. Dobbiamo per buon tratto scendere a vista su un conoide di detriti alluvionali, prima di riprendere, più in basso la mulattiera; e così in altri punti più in basso. La discesa della valle, stretta ed incassata fra selvagge e scoscese pareti, che ne relegano gran parte nell'ombra,è priva di difficoltà: attraversato un ultimo ponte, ci avviciniamo alla forra terminale, che superiamo sul fianco sinistro (per noi), fino a raggiungere l'abitato di Sirta. Da qui, procedendo verso sinistra, raggiungiamo il punto in cui la strada per Tartano si stacca dalla Pedemontana orobica, e possiamo così tornare all'automobile, chiudendo un elegante anello che copre le vie "storiche" di accesso alla valle, e che richiede circa 4 ore e mezza di cammino, per superare un dislivello in altezza di circa 800 metri.

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Bassa Valtellina vista dalla strada per Campo Tartano

ANELLO FRASNINO-FOPPA-CORNA

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Campo Tartano-Frasnino-Foppa-Ponte della Corna-Provinciale-Campo Tartano
4 h
480
E

La più interessante escursione che ha come base Campo Tartano è quella che effettua una traversata sul fianco occidentale (di destra, per chi sale in valle) della Val Tartano, salendo all’alpe Postareccio ed al pizzo della Pruna. Quest’ultima cima, pur non essendo molto elevata (1801 m.) appare, proprio da Campo Tartano, imponente e massiccia, dominando l’abitato ad ovest.


Campo Tartano da Frasnino

Raggiunta con l’automobile Campo Tartano ed oltrepassata la chiesa, troviamo, sulla sinistra, il cimitero e nei suoi pressi il parcheggio al quale possiamo lasciare l’automobile (m. 1049). Sul lato opposto della strada vediamo una pista che se ne stacca, sulla destra, per scendere alla diga di Colombera dell’ENEL. Un cartello escursionistico, posto nei pressi dell’edicola del Parco delle Orobie Valtellinesi e di una fontanella, dà Frasnino a 45 minuti e Corte a 2 ore e 45 minuti (percorso n. 163). Imbocchiamo, dunque, la via Costa, in discesa, che ben presto si fa piuttosto ripida. Lasciamo sulla sinistra la stradina asfaltata che si porta alle case della frazione Costa ed imbocchiamo, a destra, una ripida pista in cemento (la pendenza, come indica un cartello, è del 25%). Dopo una svolta a destra ed una a sinistra, siamo allo sbarramento della diga (diga culumbéra, m. 960). Passiamo a sinistra della casa dei guardiani e procediamo sul camminamento. Alla nostra destra un salto pauroso (attenzione a non affacciarsi!), mentre dietro di noi bello è il colpo d’occhio su Campo, il Culmine di Campo e la croce che lo sovrasta.
Al termine del camminamento imbocchiamo il sentierino, verso sinistra, che, dopo un breve tratto in piano, volge a destra e comincia a salire, con una serie di tornantini, sul fianco roccioso chiamato “pic” (si tratta, appunto, del sentée del pìc, quasi scavato nella roccia, ma con fondo buono e scalinato). Non siamo, però, all’aperto, ma all’ombra di una selva. Dopo il sesto tornante dx, abbiamo la netta sensazione di essere sospesi sopra un grande salto, che pure non vediamo; possiamo vedere, invece, davanti a noi un bell’abete incredibilmente abbarbicato alla parete rocciosa verticale. Alle sue spalle, sempre molto bello l colpo d’occhio su Campo e sul Culmine di Campo. Segue un tratto intagliato in una roccia affiorante, poi il sentiero, che procede ora diritto e ripido, rientra nel bosco, ed infine piega a sinistra, uscendo ai prati del maggengo di Frasnino (frasnìi, m. 1074), un nucleo di quattro baite, ancora in buone condizioni, sulla maggiore delle quali è posta una bandiera italiana. Estremamente suggestivo, da qui, il colpo d’occhio sul Culmine di Campo; alla sua sinistra, un’ampia sezione della parte alta della Costiera dei Cech. Dalla bocca di un camoscio intagliato nel legno zampilla la fresca acqua di una sorgente, che si raccoglie in una fontanella. Il luogo è straordinariamente quieto e riposante. Il suo nome deriva, con ogni probabilità, dal latino “fraxinus”, “frassino”.
Il sentiero prosegue per breve tratto verso destra, per poi piegare a sinistra (ignoriamo un sentierino che se ne stacca sulla destra) e rientrare nel bosco (pecceta), passando sotto un roccione. Siamo ora su un sentiero largo, sostanzialmente una mulattiera, che procede con pendenza abbastanza dedica; cominciamo a vedere i primi segnavia bianco-rossi. I più devoti apprezzeranno, sulla destra, un’edicola dedicata a San Giuseppe lavoratore ed una seconda alla Madonna del Rosario. Dopo una sequenza di tre coppie di tornantini dx-sx, troviamo anche un segnavia rosso-bianco-rosso con numerazione 163.


Campo Tartano da Frasnino

Ignorata, a quota 1140, una deviazione a destra (sentierino), proseguiamo con pendenza meno accentuata, su riposante fondo in terra. Superata una valletta appena accenniata, siamo ad un vallone più marcato, con salto alla nostra sinistra. Oltrepassato anche questo, ignoriamo una deviazione, in piano, sulla sinistra, e continuiamo a salire. Il bosco si apre e possiamo raggiungere con lo sguardo, alle nostre spalle (nord), una prima interessante sezione del gruppo del Masino, che propone i pizzi Badile, Cenalo, del Ferro, la cima di Zocca, la cima di Arcanzo, il monte Disgrazia ed i Corni Bruciati. Verso est, invece, vediamo il fianco orientale della Val Tartano, con l’alpe e la cima di Zocca e l’imbocco della Val Vicima. Raggiunto il punto in cui la via sembra sbarrata da alcuni alberi caduti, prendiamo a destra e cominciamo a salire con una serrata sequenza di tornantini, che ci portano ad attraversare un vallone; la salita riprende sul lato opposto e ci porta ad un caratteristico passaggio in una breve macchia di abeti che sembra addossarsi l’uno all’altro: la traccia si fa più debole e quasi striscia fra i folti rami.
Poi, eccoci all’aperto, ad un gruppo di baite ancora ben tenute. Si tratta di un ottimo balcone panoramico sull’impressionante sbocco della Val Vicima nella Val Tartano, con l’ardito ponte che lo scavalca. Guardando verso il fondo della Val Tartano, vediamo una sezione della testata della Val Lunga, con il monte Valegino ed il pizzo della Scala. Alle nostre spalle, infine, cioè a sud, vediamo il monte Disgrazia affacciarsi dietro i Corni Bruciati. Alle spalle dell’ultima baita, con bellissimo ballatoio in legno, ritroviamo il sentiero, in leggera discesa. Poco più avanti, intercettiamo un sentiero che sale da sinistra; lo seguiamo verso destra, fino a superare una valletta. Poco oltre, eccoci alla valle principale che solca questo versante: la attraversiamo in un punto nel quale il torrente scorre sotto una fascia di massi franati (m. 1300 circa).


Alpe Postareccio

Oltre la valle, un bivio: il ramo di sinistra procede diritto, quello di destra sale. I segnavia ci indicano questo secondo. Passiamo a monte di prati con una baita isolata e, ad un nuovo bivio, stiamo questa volta sulla sinistra (andamento quasi in piano), ignorando il sentiero di destra, che sale. Poco più avanti, dopo una salitella, siamo ad un nuovo maggengo (m. 1325 circa), i prati della Foppa (fòpp, m. 1280 circa). Le baite sono anche qui ben curate; forse vi troverete due fra i più genuini figli di questa terra, il Gigi e la Candida, e forse anche la loro coppia di asinelli, Vègia e Tuco. Quando ci sono passato io (settembre 2009), c’era solo uno dei due asinelli.


Alpe Postareccio

Oltre le baite, ci attende ancora una leggera discesa, fino ad un bivio segnalato da tre cartelli. Entrambi i rami sono numerati 163. Scendendo verso sinistra si va alla Corna in 45 minuti ed al suggestivo ponte sulla Corna, nel cuore profondo ed ombroso della Val Tartano, in un’ora, per poi risalire sul versante opposto della valle e raggiungere, in un quarto d’ora circa, la strada provinciale. Se vogliamo effettuare un anello breve, possiamo scendere, scavalcare il torrente Tartano e, raggiunta la provinciale, tornare a Campo seguendola. Questo anello breve, che potremmo chiamare “anello Frasniì-Fòpp”, comporta un dislivello approssimativo in salita di 480 metri ed un tempo complessivo di circa 3 ore e mezza/4. Il ramo di destra, invece, porta alla Corte (alpe Postareccio) in un’ora e tre quarti. Il terzo cartello indica che siamo alla Foppa e che da qui, nella direzione dalla quale proveniamo, si scende al Frasnino in 40 minuti ed a Campo in un’ora ed un quarto.


Alpe Postareccio

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ANELLO POSTARECCIO (CURT)-PIZZO DELLA PRUNA

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Campo Tartano-Frasnino-Foppa-Marcia-Postareccio-Pizzo della Pruna-Sentieri dei mirtilli-Postareccio- Ponte della Corna-Provinciale-Campo Tartano
6/7 h
950
EE

Vediamo come allargare l’anello, salendo alla Marcia ed all’alpe Postareccio (Corte). Prendiamo, dunque, a destra, ed in breve siamo sul limite di un prato (recinto in legno): qui, però, il sentiero non entra nel prato, ma piega a destra e comincia a salire deciso con una serie di tornanti, in uno scenario che muta: siamo nel cuore di un’ombrosa pecceta, costellata di grandi roccioni con placche giallastre. Memorizziamo bene questo punto, perché se ripercorriamo questo sentiero al ritorno, non dobbiamo perdere la svolta a sinistra che ci porta al bivio segnalato dal cartello. Dopo alcuni tornanti, siamo ad un traverso a destra, quasi in piano, cui segue un traverso più lungo verso sinistra, in moderata salita, che ci porta ad una radura, che precede l’ultima breve salitella prima di approdare, passando accanto ad un grande masso con incisa una croce, alla piana della Marcia (màrscia). Si tratta di un prato con una baita solitaria e diroccata, alla nostra sinistra; al centro è acquitrinoso, meglio, è terreno di torbiera. Sulla baita, una targa che reca scritto: “Marscia. 1540 m.” Un tempo c’era una pozza, che poi gli eriofori hanno interrato. Ecco la spiegazione del suo nome. Sul fondo, a sud, dietro la linea degli abeti, lo slanciato pizzo della Scala. Il luogo è incantevole, impone, quasi, una sosta meditativa. Non sospetteremmo mai, da qui, che ai bordi di questo ampio pianoro, soprattutto verso est (alla nostra sinistra), il bosco precipita agli scuri e verticali roccioni che incombono su Tartano (chi ha visitato il centro della valle, li avrà sicuramente notati, per il loro aspetto orrido, proprio alle spalle della chiesa). Morale: questa volta più che mai, nessun fuori-sentiero!


Alpe Postareccio

A proposito di sentiero, la sua ripartenza non la troviamo attraversando i prati, ma quasi subito dopo il punto di arrivo, alla nostra destra, più o meno sulla verticale della baita che sta alla nostra sinistra. Dopo pochi tornantini nel bosco, siamo ad uno zapèl (varco fra due muretti a secco, m. 1590) che ci fa uscire dal bosco sul limite inferiore dell’ampia china di pascoli chiamata sulla carta IGM Postareccio (i cartelli la indicano invece come la Corte). Anche qui memorizziamo bene il punto nel quale il sentiero sbuca dal bosco, se intendiamo tornare per la medesima via di salita. All’inizio non ci accoglie alcuna baita: la prima baita la vediamo, alta, alla nostra destra. Il sentiero diventa debole traccia, segnalata da qualche segnavia, ma non c’è problema: intuiamo subito che dobbiamo salire in diagonale verso destra, puntando alla baita che occhieggia dietro al bordo del cambio di crinale. Superati alcuni muretti e baite diroccate, alla fine siamo alla baita, quotata 1714 metri, collocata su una sorta di balcone nel punto in cui l’alpe si distende in un’ampia conca. Bellissimo il panorama da qui: alla nostra sinistra vediamo, finalmente, l’intero gruppo del Masino, dal pizzo Porcellizzo al monte Sissone, chiuso dal superbo monte Disgrazia; ampio e straordinario è anche il colpo d’occhio sul versante orientale della Val Tartano,  sulla Val Lunga e su buona parte della Val Corta (Val di Lemma e Val Budria). 


Alpe Postareccio

Proseguiamo, dunque: dopo un primo tratto verso sinistra, che ci porta ad un sistema di roccette, pieghiamo a destra e, su sentierino, ci portiamo al gruppo delle baite più alte, la prima delle quali appare ancora ben tenuta. Dall’ultima baita proseguiamo, ora, verso nord, fino ad un cartello, che reca scritto “Cort 1699 m.” Il cartello segnala un bivio: procedendo diritti si va, in 30 minuti, al pizzo della Pruna, mentre prendendo a sinistra in 30 minuti ci si porta all’alpe gemella del Piscino ed si scende a Tartano in un’ora e 30 minuti. Il pizzo della Pruna, dunque, è vicino, anche se da qui riesce difficile intuire dove sia la sua cima, perché davanti a noi sta solo il limite del bosco. In realtà il pizzo appare come tale solo da Campo Tartano: da qui altro non è se non un poggio boscoso. Proseguiamo, su traccia di sentiero, fino al limite del bosco, dove il sentiero si fa più marcato e comincia a salire gradualmente. Se abbiamo qualche problema a trovare l’ingresso nel bosco, regoliamoci così: diamo le spalle ll’ultima baita e procediamo in diagonale verso il bosco, senza scendere né guadagnare quota. Una volta entrati nel bosco (segnavia banco-rosso su un sasso), procediamo con qualche saliscendi. Poi un tratto esposto su roccioni, un po’ impressionante, viene superato senza problemi (la sede è larga). Su un masso alla nostra destra troviamo un nuovo segnavia bianco-rosso con numerazione 163. Il sentiero comincia ora a salire e nel contempo piega gradualmente a sinistra. Superato un abete con segnavia disegnato sul tronco, la traccia si fa più debole. Superiamo anche qualche muretto a secco, ed alla fine siamo ad una radura.


Clicca qui per aprire una panoramica dall'alpe Postareccio

Il pizzo (piz de la prùna) è qui: la grande croce in larice posata  nel 1991 lo conferma. Un cartello indica: Pizzo della Pruna – m. 1795. Siccome alle nostre spalle c’è il versante boscoso che sale, non abbiamo affatto l’impressione di essere ad una cima. Il panorama, in compenso, è spettacolare, soprattutto a nord: vediamo la parte orientale della Costiera dei Cech e buona parte del Gruppo del Masino. In particolare, partendo da sinistra distinguiamo l’affilata cima del monte Spluga o Cima del Calvo (m. 2967), posto all’incontro di Valle di Spluga, Val Ligoncio e Valle dei Ratti. Mentre la testata della Valle dell’Oro resta nascosta, vediamo buona parte di quella della Val Porcellizzo, partendo proprio dal pizzo Porcellizzo (il pèz, m. 3075), seguito dal passo Porcellizzo (m. 2950), che congiunge la valle omonima all’alta Val Codera. Ecco, poi, le più celebri cime della Val Porcellizzo: la punta Torelli (m. 3137) e la punta S. Anna (m. 3171) precedono il celeberrimo pizzo Badile (badì, m. 3308), cui fa da vassallo la punta Sertori (m. 3195). Segue il secondo signore della valle, il pizzo Cengalo (cìngol, m. 3367). Chiudono la testata i puntuti pizzi Gemelli (m. 3259 e 3221), il passo di Bondo (pas da bùnd, m. 3169), che dà sulla Val Bondasca, in territorio svizzero, ed il pizzo del Ferro occidentale o cima della Bondasca (m. 3267). Procedendo verso est, ecco il pizzo del Ferro centrale (m. 3287), il torrione del Ferro (m. 3070) ed il pizzo del Ferro orientale (m. 3200), che costituiscono la testata della Valle del Ferro (laterale della Val di Mello) e sono chiamati nel dialetto di Val Masino “sciöme do fèr”. Alla loro destra la poderosa cima di Zocca (m. 3175), sulla testata della valle omonima, seguita dalla punta Allievi (m. 3121), dalla cima di Castello (la più alta del gruppo del Masino, con i suoi 3392 metri), e dalla punta Rasica (rèsga, m. 3305).


Clicca qui per aprire una panoramica dal pizzo della Pruna

I tre poderosi pizzi Torrone (turùn, occidentale, m. 3351, centrale, m. 3290, ed orientale, m. 3333) chiudono la valle omonima, che precede l’ampia Val Cameraccio, sulla cui testata si pongono il monte Sissone (sisùn, m. 3330), la punta Baroni, o cima di Chiareggio settentrionale (m. 3203), le cime di Chiareggio centrale (m. 3107 e 3093), il passo di Mello (m. 2992), fra Val Cameraccio e Val Sissone, in Valmalenco, ed il monte Pioda (m. 3431), posto immediatamente a sinistra dell’imponente ed inconfondibile monte Disgrazia (m. 3678), che chiude la Valle di Preda Rossa. Le due cime, pur così vicine, sono geologicamente separate, in quanto appartengono a mondi diversi: dal grigio granito del monte Pioda si passa al rosseggiante serpentino del monte Disgrazia. A destra di questa cime si distinguono i due maggiori Corni Bruciati (punta settentrionale, m. 3097, e punta centrale, m. 3114). A destra del monte Disgrazia sbucano appena le cime della testata della Valmalenco; si vedono bene, invece, pizzo Scalino e punta Painale.


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ANELLO CAMPO-PIZZO DELLA PRUNA-TARTANO

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Campo Tartano-Frasnino-Foppa-Marcia-Postareccio-Pizzo della Pruna-Sentieri dei mirtilli-Postareccio- Forcella-Alpe Piscino-Fognini-Foppa-Tartano-Campo Tartano
8/9 h
1000
EE

Dopo una sosta che ci permette di ammirare questa spettacolare carrellata, dobbiamo decidere se tornare sui nostri passi o allungare l’anello. Nel primo caso possiamo tornare alla Corte ed alla Marcia; di qui ridiscendere al bivio, per poi calare al ponte della Corna e chiudere l’anello sfruttando la strada provinciale. Questo secondo anello, che potremmo chiamare “anello della Pruna”, comporta un dislivello in salita di circa 950 metri; il tempo necessario è valutabile intorno alle 6/7 ore. Ma è possibile fare di più, e puntare ad un anello memorabile. In tal caso, volte le spalle alla croce ed al gruppo del Masino, continuiamo a salire su sentierino, chiamato “sentiero dei mirtilli”, verso destra. Il primo punto richiede un po’ di attenzione, perché tagliamo una china erbosa un po’ ripida. Proseguendo nella salita, siamo, in breve, ad una radura, dalla quale si apre un bellissimo scorcio ad ovest che raggiunge l’alto Lario. Vediamo, in primo piano, più a sinistra, il monte Piscino, sormontato da un grande ometto (m. 2091). Siamo sul largo crinale che separa la Val di Tartano dalla bassa Valtellina. La traccia per un tratto si perde, ma seguendo il crinale in breve la ritroviamo. Intorno a noi, diversi larici, ed anche cadevi di larici, evidentemente colpiti da fulmini. Dopo qualche saliscendi, siamo all’ampia radura di quota 1830 (la mùta), al centro della quale, su un masso, vediamo un segnavia numerato 163. Poco oltre, ad un bivio, non proseguiamo diritti, su un sentierino, ma prendiamo a sinistra, iniziando a scendere (sempre seguendo i segnavia). Ci ritroviamo, così, a monte del limite alto dell’alpe Postareccio (o Corte). Nell’ultimo tratto il sentiero sembra perdersi, ma possiamo anche scendere a vista in direzione della baita più alta, sul limite del bosco.
Ora prendiamo a destra, agganciando un largo sentiero che percorre un breve tratto di bosco, salendo fino ad uno zapèl (passaggio) fra due muretti a secco. Salendo ancora, intercettiamo un largo sentiero che viene da sinistra. Ci ritroviamo, così, poco sotto la sella erbosa della “Furscèla” (Forcella, m. 1880), che si affaccia su un vallone sopra i monti di Talamona. Una breve salita, a vista, ci porta ad affacciarci sulla bassa Valtellina, con colpo d’occhio molto ampio. Ora vediamo come chiudere l’anello. Proprio da qui parte, sul lato di sinistra, il sentierino (un po’ chiuso e poco visibile alla partenza) che, seguendo il crinale, sale al monte Piscino (m. 2091).
Volendo fare le cose in grande, si deve, ora, scendere a Tartano, passando per l’alpe Piscino. Per farlo sfruttiamo il segnalato "sentiero Alfredo" (n. 163) e cominciamo a scendere in diagonale verso destra, tornando sul largo sentiero; prendendo a destra, attraversiamo un vallone e cominciamo a scendere, in diagonale, sempre verso destra, alle baite dell’alpe Piscino. La baita più alta, datata 1958, è posta a quota 1810. Qui siamo ad un dilemma: continuare nella più lunga discesa a Tartano, o tornare all’alpe Postareccio? In questo secondo caso, infatti, dobbiamo piegare decisamente a sinistra, afferrando un sentierino che poi entra nel bosco e si fa più marcato, riattraversa il vallone che abbiamo scavalcano più in alto (qui il sentiero è franato e ci vuole un po’ di attenzione) e poi, sul lato opposto, ritorna all’alpe Postareccio. In ogni caso, da evitare è una traversata a vista del vallone che separa i due alpeggi: fuori sentiero, infatti, andiamo a cacciarci in zone esposte e dirupate. Se invece vogliamo il massimo, proseguiamo, scendendo in diagonale fino alla casera del Piscino (m. 1682), proseguendo fino al limite del bosco, dove parte un largo sentiero che scende con qualche tornante fino ad attraversare, da sinistra a destra, in vallone, prima di affacciarsi ai prati a monte della località Ca’ Fognini (fugnìi), uno dei tanti caratteristici nuclei della Val Corta (siamo, infatti, proprio all’ingresso di questa valle). Prendendo a destra, il sentiero si porta al nucleo della Foppa (fòpa), poi scende alla pista di Val Corta, che, percorsa verso sinistra, ci porta alla frazione Biorca. Qui una strada asfaltata ci fa salire al nucleo centrale di Tartano. Il ritorno a Campo avviene seguendo la strada provinciale. Questo grande anello, che potremmo chiamate “anello Postareccio-Piscino”, comporta un dislivello approssimativo di 1000 metri; il tempo necessario è di circa 8/9 ore. 

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CARTA DEI PERCORSI sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la mappa on-line

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