ESCURSIONI IN VAL TARTANO - GOOGLE MAP - GALLERIA DI IMMAGINI - CARTA DEL PERCORSO


Apri qui una fotomappa della salita dalla Pila alla cima della Sciura

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Strada di Val Lunga-Casera di Canale-Cima della Sciura
4 h
1210
E
SINTESI. All’uscita della seconda galleria di Paniga (per chi proviene da Milano) della nuova ss 38 superiamo su un ponte il fiume Adda ed alla successiva rotonda impegniamo la terza uscita (indicazioni: Forcola 3km, Tartano 14 km). Dopo poche centinaia di metri si lascia la strada Provinciale Pedemontana Orobica per prendere a destra (strada provinciale 11) ed iniziale a salire lungo l’aspro fianco del Crap del Mezzodì. Dopo dopo 10 tornanti attraversiamo una breve galleria scavata nella roccia e ci affacciamo alla Val Tartano. Altri due tornanti sx e dx ed entriamo a Campo Tartano, uno dei due nuclei principali della valle, passando a sinistra della chiesa di S. Agostino (m. 1060). Proseguiamo fino a Tartano e qui imbocchiamo la strada asfaltata e poi la pista che percorre la Val Lunga, fino ad una galleria paravalanghe. Lasciamo l’automobile appena prima della galleria e cerchiamo sul lato sinistro della strada, verso monte, ad una quota approssimativa di 1300 metri, la partenza del sentierino che sale all’alpeggio del Gerlo, proponendo una prima diagonale verso sinistra. Dopo un tratto verso destra ed un tratto zigzagante, il sentiero si porta al centro della Valle del Gerlo e ne supera da sinistra a destra il torrentello. Dopo un tratto zigzagante, il sentiero raggiunge un bosco di conifere e si porta sul limite di sinistra di una prima fascia di prati (baita di quota 1735). Lasciamo ora il marcato sentiero prendendo la deviazione a destra che ci porta alla baita di quota 1735, chiamata localmente Baita Caurìl. Proseguiamo salendo la ripida fascia di prati alle sue spalle, passando a destra di un rudere e raggiungendo il rudere di una baita più grande. Poco più in alto vediamo una doppia fila di bassi muretti a secco, che un tempo servivano per delimitare il barek, cioè le porzioni di pascolo. Puntiamo al primo muretto e poi, piegando leggermente a destra, ci portiamo al secondo, appena oltre il quale vediamo una stalla ed una fontana-abbeveratoio. La lasciamo alle spalle salendo lungo una striscia di prati leggermente a destra, ai piedi di un salto roccioso, fino a raggiungere il limite del pascolo sul bordo della Val di Coi. Qui troviamo un terzo muretto, con uno zapèl (cioè un'apertura) presidiato da un ometto, che introduce ad un sentiero che prosegue, in una macchia di larici, portandosi al centro del ramo meridionale dell'alta Val di Coi. Sul lato opposto torniamo a procedere all'aperto e saliamo per un breve tratto, fino a raggiungere l'ampia distesa dei prati dell'alpe Canale. Davanti a noi, a nord, le baite della Casera dell'alpe, che raggiungiamo seguendo i segnavia dell'Alta Via della Val Tartano, con qualche saliscendi. Dalla casera di Canale (m. 1994) dominiamo l'intero versante occidentale della Val Lunga ed una buona porzione della sua testata. Proseguiamo sul sentiero salendo ad un poggiolo sulla lunga cresta occidentale della cima della Sciura, a quota 2060 metri. Ci stacchiamo qui dall'Alta Via della Val Tartano, che prosegue verso la Gerna, prendendo a sinistra ed iniziando una lunga salita lungo il crinale erboso, a tratti esposto sul lato sinistro (ci appoggiamo a destra). Poco oltre la metà della salita ci portiamo ad una selletta che si affaccia ad un'ampia conca che si apre alla nostra sinistra. Sempre seguendo il crinale, che qui piega leggermente a sinistra, proseguiamo nella salita fino allo strappo finale, dove la pendenza si fa assai ripida. Con buone condizioni di terreno, però, giungiamo senza difficoltà alle roccette della cima della cima della Sciura (m. 2508), che precipita, sul versante di Valmadre, con un importante salto roccioso.


Apri qui una panoramica del versante orientale della Val Tartano

Sulla poderosa costiera che separa la Val Lunga (ramo orientale della Val Tartano) dalla Val Madre si stagliano tre cime che superano i 2500 metri, nell'ordine il monte Seleron (m. 2518), la cima Vallocci (m. 2510) e la cima della Sciura, meno nota delle precedenti, ma abbastanza frequentata soprattutto dagli appassionati dello sci-alpinismo. L'itinerario escursionistico di salita è piuttosto lungo, ma non particolarmente impegnativo, a condizione che la visibilità sia almeno discreta ed il terreno asciutto, perché l'ultimo tratto del crinale erboso è assai ripido. La panoramicità della cima, dal nome intrigante che rimanda ad una misteriosa signora, ripaga gli sforzi della salita e regala orizzonti ampi e suggestivi. Vediamo come procedere.


La cima della Sciura (al centro)

All’uscita della seconda galleria di Paniga (per chi proviene da MIlano) della nuova ss 38 superiamo su un ponte il fiume Adda ed alla successiva rotonda impegniamo la terza uscita (indicazioni: Forcola 3km, Tartano 14 km). Dopo poche centinaia di metri si lascia la strada Provinciale Pedemontana Orobica per prendere a destra (strada provinciale 11) ed iniziale a salire lungo l’aspro fianco del Crap del Mezzodì. Dopo dopo 10 tornanti attraversiamo una breve galleria scavata nella roccia e ci affacciamo alla Val Tartano. Altri due tornanti sx e dx ed entriamo a Campo Tartano, uno dei due nuclei principali della valle, passando a sinistra della chiesa di S. Agostino (m. 1060). Proseguiamo fino a Tartano, dove dobbiamo imboccare la strada si addentra, proseguendo a sinistra, in Val Lunga. Qualche centinaio di metri oltre la frazione di Pila, riconoscibile per l’evidentecampanile, il tracciato è protetto da una galleria paravalanghe.


Apri qui una fotomappa della salita alla Cima della Sciura

Lasciamo l’automobile appena prima della galleria, e cerchiamo sul lato sinistro della strada, verso monte, ad una quota approssimativa di 1300 metri, la partenza del sentierino che sale all’alpeggio del Gerlo. Una diagonale verso sinistra ci porta a dominare, con un bel colpo d’occhio, la frazione della Piana (m. 1282), riconoscibile per il campanile della chiesetta: salendo da Tartano in automobile, l’abbiamo oltrepassata, sulla nostra destra. Alle sue spalle, verso nord-ovest, l’orizzonte è chiuso dal versante che sovrasta l’imbocco della Val Corta: distinguiamo, da sinistra, il monte Pisello ed il passo omonimo, la cima della Paglia, il monte Piscino e la Forcella, a monte dell’alpe Postareccio.
Il sentiero, dopo un successivo tratto verso destra, si addentra nel solco della valle del Gerlo, cominciando a salire all’ombra di alcune singolari formazioni rocciose, che sembrano poste a guardia della soglia che separa il fondo della Val Lunga dalla splendida fascia di alpeggi che percorre il fianco più alto della sua costiera nord-orientale. Per un buon tratto il tracciato descrive una fitta serpentina, quasi giocando con un torrentellosecondario che confluisce nella valle del Gerlo, e superandolo in più punti, da destra a sinistra e da sinistra a destra. Il sentiero è ancora in buono stato, e conserva, in alcuni punti, traccia dei muretti di sostegno che garantivano condizioni adeguate di transito alle mandrie che salivano, ad inizio estate, agli alpeggi.


La Baita Caurìl (di quota 1735)

Poi un traverso verso destra, nel quale la traccia si fa più debole, ci porta nel cuore del solco principale della valle, dove il torrente del Gerlo sembra scaturire, in un vivace gioco di riflessi, da una fascia di rocce nascoste, poco a monte del sentiero, dalla bassa vegetazione. Lo attraversiamo verso destra, e riprendiamo a salire. Il sentiero torna a farsi marcato, e serpeggia fra la bassa vegetazione, fino a raggiungere la fascia più bassa di un bel bosco di conifere. È come entrare in un mondo diverso. Ben presto ci ritroviamo a valle di un lungo dosso di prati, di cui scorgiamo appena, sulla nostra destra, il filo. Scorgiamo anche la baita di quota 1735. Alle sue spalle, appare un bello spaccato della costiera che divide la Val Lunga dalla Val Corta: si distinguono, da destra, l’affilata cima del pizzo della Scala, che sovrasta la conca dell’alpe omonima, la sella del passo del monte Moro, il poco pronunciato monte Moro, il monte Gavet ed il dosso Tacher.


Apri qui una fotomappa della traversata alla Casera di Canale

Lasciamo ora il marcato sentiero prendendo la deviazione a destra che ci porta alla baita di quota 1735, chiamata localmente Baita Caurìl. Proseguiamo salendo la ripida fascia di prati alle sue spalle, passando a destra di un rudere e raggiungendo il rudere di una baita più grande. Poco più in alto vediamo una doppia fila di bassi muretti a secco, che un tempo servivano per delimitare i barek, cioè le porzioni di pascolo. Puntiamo al primo muretto e poi, piegando leggermente a destra, ci portiamo al secondo, appena oltre il quale vediamo una stalla ed una fontana-abbeveratoio. La lasciamo alle spalle salendo lungo una striscia di prati leggermente a destra, ai piedi di un salto roccioso, fino a raggiungere il limite del pascolo sul bordo della Val di Coi. Qui troviamo un terzo muretto, con uno zapèl (cioè un'apertura) presidiato da un ometto, che introduce ad un sentiero che prosegue, in una macchia di larici, portandosi al centro del ramo meridionale dell'alta Val di Coi. Sul lato opposto torniamo a procedere all'aperto e saliamo per un breve tratto, fino a raggiungere l'ampia distesa dei prati dell'alpe Canale. Davanti a noi, a nord, le baite della Casera dell'alpe, che raggiungiamo seguendo i segnavia dell'Alta Via della Val Tartano, con qualche saliscendi.


Apri qui una panoramica dall'alpe Canale

Dalla casera di Canale (m. 1994) dominiamo l'intero versante occidentale della Val Lunga ed una buona porzione della sua testata. Proseguiamo sul sentiero salendo ad un poggiolo sulla lunga cresta occidentale della cima della Sciura, a quota 2060 metri. Ci stacchiamo qui dall'Alta Via della Val Tartano, che prosegue verso la Gerna, prendendo a sinistra ed iniziando una lunga salita lungo il crinale erboso, a tratti esposto sul lato sinistro (ci appoggiamo a destra). Poco oltre la metà della salita ci portiamo ad una selletta che si affaccia ad un'ampia conca che si apre alla nostra sinistra. Sempre seguendo il crinale, che piega leggermente a sinistra, proseguiamo nella salita fino allo strappo finale, dove la pendenza si fa assai ripida. Con buone condizioni di terreno, però, giungiamo senza difficoltà alle roccette della cima della cima della Sciura (m. 2508), che precipita, sul versante di Valmadre, con un importante salto roccioso.


Apri qui una panoramica sul gruppo del Masino e sulla testata della Valmalenco dalla cima della Sciura

Alla cima possiamo salire anche per una via leggermente diversa, ma sostanzialmente equivalente. Prima di raggiungere la Casera di Canale possiamo lasciare l'Alta Via della Val Tartano salendo in diagonale verso sinistra, a vista. Superato un ampio dosso, ci infiliamo in una vallone a sinistra del crinale della Cima della Sciura. Saliamo tenendone il centro, fino ad un'ampia conca occupata in parte da staciumi che si apre proprio ai piedi della cima, che si mostra diritta sopra il nostro naso. Non possiamo attaccarla direttamente, e prendiamo a destra, puntando ad una evidente sella erbosa sul crinale, che raggiungiamo superando un ultino ripido strappo. Raggiunto il crinale, lo seguiamo nell'ultimo ripido tratto che porta alla cima.


Apri qui una panoramica occidentale dalla cima della Sciura

Molto bello il panorama. A nord, da sinistra, si propongono le cime della Costiera dei Cech, seguite dal gruppo del Masino, che si propone nella sua integrale bellezza, con i pizzi Porcellizzo (m. 3075), Badile (m. 3308), Cengalo (m. 3367) e del Ferro (occ. m. 3267, centr. 3289 ed or. m. 3234). Alle spalle del vicino e tozzo monte Seleron si propongono poi le cime di Zocca (m. 3174) e di Castello (m. 3386), la punta Rasica (m. 3305), i pizzi Torrone (occ. m. 3349, cent. m. 3290, or. m. 3333), il monte Sissone (m. 3330) ed il monte Disgrazia (m. 3678). Segue la testata della Valmalenco, che propone, da sinistra, il pizzo Gluschaint (m. 3594), le gobbe gemelle della Sella (m. 3584 e 3564) e la punta di Sella (m. 3511), il pizzo Roseg (m. 3936), il pizzo Scerscen (m. 3971) il pizzo Bernina (m. 4049), i pizzi Argient (m. 3945) e pizzo Zupò (m. 3995), la triplice innevata cima del pizzo Palù (m. 3823, 3906 e 3882), ed il più modesto pizzo Varuna (m. 3453). Proseguendo verso destra, si scorge il gruppo dello Scalino, con il pizzo Scalino (m. 3323), la punta Painale (m. 3248) e la vetta di Ron (m. 3136). Più a destra, il pizzo Combolo (m. 2900) e, sul fondo, ad est, il gruppo dell’Adamello. Sempre a nord molto bella è la visuale dell'ampia conca di Bernasca, con il laghetto omonimo, che si stende ai piedi del versante settentrionale del monte Seleron.
A sud-est, sud e sud-ovest è tutto un susseguirsi di scenari, fuga di quinte, cime dei settori orobici centro-orientale, centrale ed occidentale. In primo piano, ovviamente, la parte alta di Valmadre e Val Lunga, separate dal crinale sul quale spicca la gemella cima Vallocci. Ad ovest lo sguardo si proietta oltre le alpi Lepontine e raggiunge il lontano Monte Rosa.


Le Orobie Centrali, ad est della cima della Sciura

CARTA DEL PERCORSO SULLA BASE DI © GOOGLE MAP (FAIR USE)

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