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Punti di partenza ed arrivo |
Tempo necessario |
Dislivello in altezza
in m. |
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti) |
Arale-Casere di Porcile-Lago Grande-Bocchetta dei Lupi-Baita di quota 2180-Passo di Dordonella-Baita della Cima-Casera Dordona-Arale |
6 h |
950 |
E |
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E' notizia recente (agosto 2008): il lupo ha fatto la sua ricomparsa, dopo la lunga traversata dagli Appennini alle Alpi, sul versante orobico bergamasco, con grande preoccupazione degli allevatori di animali, ed ha già fatto qualche vittima fra le pecore.

Il lupo che sulle Orobie era di casa fino alla seconda metà del secolo XIX, quando scomparve per la caccia sistematica di cui fu fatto oggetto. Il lupo che era di casa anche nelle favole, quelle d’importazione e quelle autoctone, quelle del lupo cattivo che mangia i bambini. Il lupo che mangiava, qualche rara volta, i bambini anche fuori delle favole: segnalazioni di piccole vittime della fame dei lupi sono attestate nelle cronache valtellinesi, come quella della parrocchia di Albosaggia, che segnala due bambini sbranati nel 1625, altri nel 1633, o quella di Colorina, dove Franceschina Cornello venne uccisa il 13 novembre 1635, o, ancora, di Fusine, dove Caterina Romerio, di 4 anni, venne divorata il 6 settembre 1637 (cfr. il volume “L’uomo e la bestia antropofaga”, a cura di M. Comincini, citato in “Il versante orobico – dalla Val Fabiolo alla Val Malgina”, di Eliana e Nemo Canetta, Torino, 2005, VCDA Vivalda ed.). Il lupo che, spinto dalla fame negli inverni più freddi, scendeva al piano ed assaliva anche gli adulti, come accadde a Delebio nel dicembre del 1821.
Poi, per oltre un secolo, del lupo rimasero tracce solo nell’immaginario popolare e nella toponomastica, fino alle più recenti cronache che sembrano aprire un nuovo capitolo della travagliata vicenda del rapporto fra uomo e lupo, si spera decisamente più tranquillo. La toponomastica: qualche volta ci sono di mezzo errori pacchiani (per esempio il pian del Lupo, presso Chiareggio, in Valmalenco, è errata italianizzazione di “cià lla lóp”, piano della “lóp”, “loppa” o “lolla”, scoria della cottura del minerale di ferro). Altre volte si tratta proprio del lüff (o löff), il lupo, come nella Valle dei Lupi, sull’angolo sud-orientale della Val Lunga, dove si apre lo stretto intaglio della bocchetta o passo dei Lupi (m. 2316), che si affaccia sull’alta Val Madre e che è dominata, a nord, dalla cima dei Lupi (m. 2415). È ben vero che ai piedi della valle stanno i resti di miniere di ferro sfruttate fino al secolo XVIII, come in alta Valmalenco, ma sembra proprio che in questo caso ci sia davvero di mezzo il lupo, che anche in Val Tartano stazionò fino al secolo XIX.
Un anello escursionistico che tocchi questi luoghi si tinge, dunque, dei forti colori della suggestione; consente, inoltre, di visitare la più bella e luminosa laterale della Val Lunga, la val Dordonella, sul cui fondo si trova il passo omonimo, facile accesso all’alta Valmadre (Dordona e Dordonella sono toponimi forse riconducibili alla voce lombarda "dord", che significa "tordo").
Eccone lo schema fondamentale: si sale dalla località Arale (termine connesso con il bergamasco “aral”, cioè “spianata con cataste di legna da ardere”, oppure con il canavesano “eral”, cioè “spianata nel casale”, qui
si trova il rifugio omonimo, denominato anche rifugio Beniamino) alla
conca della casera di Porcile, si prosegue sulla sinistra fino alla
valle dei Lupi, la si risale fino alla bocchetta omonima, si scende
per un tratto in Valmadre, per poi descrivere un arco verso nord ovest,
che conduce al passo di Dordonella, per il quale si torna in Val di
Tartano.

Percorriamo, dunque, interamente la strada carrozzabile che, con fondo asfaltato e sterrato, si addentra da Tartano in Val Lunga, fino allo spiazzo nel quale si conclude, oltre le ultime baite sui prati alti alla nostra sinistra (fienili Arale). Parcheggiata l’automobile ad una quota di circa 1490 metri, oltre il secondo ponte che, sulla nostra destra, scavalca il torrente Tartano, incamminiamoci sulla pista che, volgendo a sinistra, ritorna verso la località Arale (dove si trova il rifugio Beniamino), ma lasciandolo subito, sulla destra, per immetterci sul sentiero che, procedendo in direzione sud-sud-est, porta alla casera ed ai laghetti di Porcile (si tratta del "sentér de la Crus de Purscìl").
Dopo un primo tratto in un bosco di larici, il sentiero prosegue all’aperto, diritto, sul fianco orientale della valle: i segnavia sono pochi, e sono quelli “storici” rosso-giallo-rossi. Alla nostra destra il pannello del Parco delle Orobie Valtellinesi ed un tavolo in legno con panche per una sosta amena. Ci attende il primo di tre strappi piuttosto severi, al termine del quale un tratto quasi pianeggiante supera un modesto corso d'acqua. Al termine del secondo strappo troviamo, sulla nostra sinistra, una vasca di cemento per la raccolta
dell'acqua. Nel successivo tratto con pendenza assai più dolce superiamo un secondo modesto corso d'acqua. Poi il terzo strappo, al termine del quale attraversiamo una brevissima macchia di larici, uscendo in vista della cascata del torrente Tartano, più in alto, di fronte a noi.
L’anello
dei Lupi: ecco una proposta escursionistica ricca di fascino fin dalla
denominazione stessa, che rimanda alla bocchetta di Lupi, uno dei suoi
snodi fondamentali. Si tratta di un anello che si snoda sul limite sud-orientale
della Val di Tartano, e prevede un’incursione in alta Valmadre.
Lasciamo, dunque, la statale 38 alla deviazione che, nei pressi del
viadotto sul torrente Tartano, fra Talamona ed Ardenno, costituisce
il punto di partenza della pedemontana orobica, che giunge fino a Sondrio.
Percorse qualche centinaia di metri sulla pedemontana, troviamo, a destra,
la deviazione per la Val di Tartano. Si tratta di una strada che, con
diversi tornanti, risale il dirupato versante occidentale del Crap del
Mezzodì, raggiungendo, dopo un brevissimo tratto in galleria,
il primo centro della valle, Campo Tartano (m. 1049). Proseguiamo alla
volta del centro principale, Tartano (m. 1210), posto proprio laddove
la valle si biforca. Percorriamo la strada asfaltata di sinistra, che
sale in Val Lunga, superando le
diverse
località poste alla sua sinistra ed alla sua destra (Valle, Rondelli,
Piane, Pila, Le Tegge). Oltrepassata una galleria paramassi, percorriamo
un ulteriore tratto con fondo in terra battuta, fino ad un parcheggio.
Lasciata qui l'automobile, percorriamo l'ultimo tratto di strada, che
ci porta sotto il rifugio
Beniamino (m. 1500), in località Fienili Arale.
A questo punto la salita segue il sentiero (denominato “Senter
de la Crus de Purscìl”) che, dopo un tratto nel bosco,
esce di nuovo all'aperto, supera la Prima Baita ed i torrenti che scendono
dalla val Comunello e dall'alpe Dordonella, guadagnando, dopo un ultimo
tratto in un rado bosco, la piana delle baite Porcile (m. 1803). Sul
fondo della piana, a sinistra, possiamo visitare la cascata del torrentello
che scende dalla valle dei Lupi.
Torniamo, quindi, alle tre baite. Dobbiamo cercare, ora, alle spalle
delle baite, sul fianco del versante montuoso ad est (sinistra, per
chi sale alla piana), la partenza di un sentierino (denominato “Senter
de li Curtesèli”), che sale verso la piana ai piedi della
valle dei Lupi (Val di Lüf), rimanendo a sinistra della forra che
termina nella cascata già citata. Il sentiero, segnalato da segnavia
giallo-rossi, ci porta al limite di un’ampia conca morenica, dove
troviamo la “Baita de li curteselìn”, a quota 1975.
Se guardiamo in alto, a sinistra, possiamo già scorgere lo stretto
intaglio della bocchetta, che dovremo raggiungere. Lo si riconosce anche
per il corno di roccia che si trova alla sua destra. Più a destra
ancora, domina la scena il monte Cadelle (o “Scima de li Cadeli”,
m. 2483). Proseguendo per un altro tratto,
giungiamo
in vista di quello che sembra il fondo di un laghetto prosciugato (un
pianoro paludoso, coperto da eriofori), forse il quarto del sistema
degli attuali tre laghetti di Porcile (o forse l’antico luogo
di pulitura del materiale cavato dalle vicine cave di siderite, attive
nei secoli passati, quando la fame di minerali ferrosi spingeva a sfruttare
diversi luoghi orobici). Se vogliamo effettuare una breve sosta, una
volta raggiunta la “Baita di Lüf a Bas” (m. 2033),
possiamo puntare a destra, raggiungendo, in pochi minuti, il più
grande dei tre laghetti di Porcile, denominato, appunto, lago Grande (“Lac Grant”, m. 2030), per ristorarci al fresco respiro
delle sue acque.
Torniamo, quindi, alla baita ed alla traccia di sentiero (denominato
“Senter de la Val di Lüf”) che comincia a salire nella
Valle dei Lupi, fra piccoli massi e magri pascoli, raggiungendo la “Baita
di Lüf a Volt” (m. 2160), l’ultima prima della bocchetta.
Stiamo percorrendo, in questo tratto, la Gran Via delle Orobie, e, più
precisamente, del Sentiero Andrea
Paniga, che attraversa tutte le Orobie occidentali. Il pendio che
conduce all’intaglio, visto da lontano, sembra molto ripido; man
man che ci avviciniamo, però, si mostra più abbordabile.
Con qualche zig-zag e dispendio di energia, eccoci, alla fine, ai 2316
metri della bocchetta dei Lupi, che guarda sull’alta Valmadre. Mettiamo
piede, quindi, sul territorio del comune di Fusine, cominciando la discesa
(guidati da segnavia rosso-bianco-rossi) su terreno abbastanza ripido,
fino a giungere in vista di un
incantevole
microlaghetto, ad una quota approssimativa di 2220 metri. In basso,
a destra, è ben visibile il passo di Dordona (m. 2061), uno dei
più agevoli valichi orobici, raggiunto ora da una pista sterrata
che sale da Fusine e scende, sul versante opposto, fino a Foppolo, in
Val Brembana.
Pieghiamo, ora, leggermente verso sinistra, e scendiamo alla baita di
quota 2180 metri, a monte del gruppo di baite della Casera di Dordona
(dove è stato recentemente attrezzato un rifugio). Dopo un ulteriore
tratto, lasciamo alla nostra destra i segnavia, che segnalano la discesa
verso il rifugio (e con essi il Sentiero Andrea Paniga), piegando a
sinistra, per seguire una traccia di sentiero che si inerpica su un
dosso e ne aggira il filo, proseguendo, poi, nella parte bassa di un
corpo franoso.
Oltrepassato il corpo franoso, raggiungiamo una baita diroccata e da
qui cominciare, da una quota di 2250 metri circa, una salita, su debole
traccia di sentiero, o a vista, per raggiungere la ben visibile sella
del passo di Dordonella (m. 2320), che raggiungiamo senza difficoltà.
Ecco come viene descritto questo passo dalla Guida alla Valtellina del
CAI di Sondrio (1873): "Continuando...dopo Tartano a risalire per
il versante orientale si entra nella Val Lunga, disseminata di casolari
e di alpi. In alto essa offre tre valichi... Il terzo valico...unisce
le baite di Dordona della Valle di Tartano con quelle omonime di Valmadre;
la via, agevole e divertente, corre sempre fra pascoli, e siccome traversando
in alto la Valmadre si arriva al passo di Dordona che mette a Foppolo,
così essa suolsi seguire eziandio da quelli che dalla valle di
Tartano vogliono portarsi a quest'ultimo villaggio."
Ci
riaffacciamo, quindi, in Val di Tartano, e precisamente all’ampia
e verdeggiante distesa dell’alpe Dordonella (o Dordona). A nord
del passo (destra) si erge l’erbosa Cima Vallocci (m. 2510).
Cominciamo, ora, la discesa, sempre su debole traccia di sentiero, fino
ad un modesto pianoro paludoso. Oltrepassato il pianoro, incontriamo
un lungo recinto costituito da un basso muretto in pietra, con una porta,
valicata la quale, piegando leggermente a destra, raggiungiamo la Baita
della Cima (m. 2175). Pieghiamo, ora, a sinistra, attraversiamo un torrentello
e sormontiamo un dosso modesto, dal quale si domina la parte centrale
dell’alpe, segnata dalla sequenza di una baita, un baitone ed
una terza baita, posti in diagonale. L’anello è prossimo
alla chiusura: seguendo il sentiero, infatti, raggiungiamo la baita
più bassa (la Casera Dordona, a 1989 metri), dove il sentiero
piega a destra e prosegue fino ad intercettare il sentiero che da Arale
sale alla casera di Porcile. La successiva discesa ad Arale chiude l’anello,
che richiede approssimativamente 6 ore di cammino, e comporta un dislivello
in salita di circa 950 metri.
È possibile, però, anche un’interessante variante,
che lo allunga di circa un’ora. Raggiunto il baitone intermedio
(m. 2080), invece di proseguire nella discesa alla Casera, rimaniamo
poco a monte dello stesso, attraversiamo di nuovo, questa volta da destra
a sinistra, il torrentello ed imbocchiamo una traccia di sentiero che,
con andamento nel primo tratto pianeggiante, punta al crinale che delimita
a sud l’alpe. Un successivo tratto in leggera discesa, seguito
da uno in salita, ci porta al crinale che delimita l’alpe. Qui
troviamo un modesto terrazzo erboso, molto panoramico (si domina la
testata della Val
Lunga),
dal quale il sentierino riprende a scendere, verso sinistra. Seguono
una svolta a destra ed una successiva svolta a sinistra, prima che il
sentierino raggiunga l’ingresso dell’ampia conca ai piedi
della Valle dei Lupi, intercettando il sentiero che abbiamo già
percorso salendo dalla Casera di Porcile.
Invece di sfruttare quest’ultimo sentiero, però, portiamoci
al lago Grande, dal quale scendiamo, poi, seguendo i segnavia (sul cosiddetto
“Senter di Lach”), al lago Piccolo (“Lac Pinìi”,
m. 2003). La successiva discesa tocca la “Baita Pianu” (m.
2000) e la “Baita del Zapel del Lares” (m. 1900), prima
di approdare alla piana della Casera di Porcile, dopo aver descritto
un elegante ed impagabile doppio anello.


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