CARTE DEL PERCORSO - ESCURSIONI IN VAL TARTANO - GOOGLE MAP - GALLERIA DI IMMAGINI


Apri qui una fotomappa della Val Budria con il percorso di salita al monte Tartano

Quando le valli danno il nome da un monte, o da esso lo ricevono, non sempre il monte è il più alto o più visibile. Questo accade anche in Val di Tartano, sulla cui testata (o meglio, sul crinale che si affaccia sulla Val Brembana) le carte segnalano la presenza di un monte Tartano (m. 2292), che sicuramente deve il suo nome alla valle, dal momento che localmente viene chiamato "Munt de Laach", cioè monte del lago, da un microlaghetto presente ai suoi piedi. Monte dall'aspetto piuttosto mite, ad osservarlo dal versante valtellinese, ma in posizione strategica, nel punto nodale in cui Val Budria e Val di Lemma si incontrano sul crinale.


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Monte, poi, dalla segreta possente natura, se vogliamo dar retta all'assiona latino "nomen, omen", cioè nel nome è racchiuso il destino di ogni cosa. Sull'etimo di "Tartano", infatti, il prof. Luciano Angelini, in un articolo su “Comunità”, bollettino delle parrocchie di Tartano, Campo e Sirta (n. 36, ottobre 2009), scrive: “Il nome di Tarten viene dal celtico TAR(AN), tuonare e TEN, dignità; per cui il suo significato potrebbe essere "colui che tuona o tuonante". Forte è anche la sua somiglianza con la parola inglese thunder, tuono; non solo per il significato, ma anche per la grafia e la pronuncia. Ed ancor oggi, in gallese, taranu significa tuonare. Nella mitologia celtica Taranis era il dio del tuono venerato in Gallia e in antica Britannia. In epoca romana Taranis fu associato in diversi modi a Giove. Il nome al nominativo o al genitivo, Taranis, è conosciuto solo grazie a Marco Anneo Lucano, citato dal poeta romano nel suo poema Pharsalia come una divinità celtica alla quale venivano tributati sacrifici umani. Il culto era diffuso in tutto l'antico mondo celtico. Simbolo di Taranis è la ruota raggiata, allegoria del fulmine e richiama il rombo di tuono. A Taranis era consacrata la quercia (dru) da cui prendono il nome i Druidi, gli antichi sacerdoti celtici." Vi sono però anche altre ipotesi in campo, per esempio quella dell'origine etrusca del toponimo, dalla medesima radice da cui derivarono i nomi personali Tartius e Tartonius.


Il monte Tartano (a destra), visto dalla Val Budria

Ma, a dispetto di tanta suggestione, la situazione della toponomastica del monte e di quelli vicini non è del tutto chiara. Sul crinale di confine fra Val Budria e Val Brembana, da est ad ovest, si collocano la cima quotata 2292 metri (con una cresta meridionale sulla quale sono poste le cime quotate 2252 e 2212 metri), una bocchetta quotata 2216 metri, una cima leggermente staccata dal crinale verso nord e quotata 2235 metri, la massiccia cima quotata 2318 metri, una bocchetta quotata 2231 metri e, sul confine occidentale del crinale, il poderoso monte Azzarini o Fioraro. La IGM chiama monte Tartano la cima quotata 2292 metri, non nomina la cima 2252 e chiama monte Azzaredo le cima di quota 2212. Chiama inoltre Bocchetta di Budria la bocchetta di quota 2216 metri, pizzo del Vento la cima 2235, non segnala la successiva bocchetta e segnala ovviamente il monte Azzarini o Fioraro.
La fondamentale guida del CAI-TCI, "Alpi Orobie", di Saglio, Corti e Credaro (ed. 1956, pg. 371), parla di tre cime del monte Azzaredo (2292, 2254 e 2212), aggiungendo che sulla tavoletta "Mezzoldo" della IGM la quota 2292 viene chiamata monte Tartano. Chiama passo Azzaredo la bocchetta di quota 2216 non menziona la quota 2235 metri. Non fa menzione della quota 2318 e della successiva bocchetta. Chiama infine Fioraro il monte quotato 2341 metri, aggiungendo però che viene chiamato anche monte Azzaredo o Azzarini dalla letteratura alpinistica.
Alessio Pezzotta, nell'ottima guida "Alpi Orobie over 2000" (editrice l'AL.PE., Nembro, Bergamo, 2011, pg. 311), individua il monte Tartano nella quota 2318. Anche la carta Escursionistica della Provincia di Bergamo individua nella cima di quota 2318 il monte Tartano, e chiama monte Azzaredo la cima quotata 2292 metri (il monte Tartano della IGM); la bocchetta di Budria della IGM (m. 2216) viene infine chiamata Passo di Azzaredo (per questo in molte relazioni viene chiamata anche "falsa" bocchetta di Budria), e viene individuata come bocchetta di Budria l'intaglio sul crinale di quota 2231, più ad ovest, fra monte Tartano e monte Azzarini o Fioraro.
Una recente carta edita per il Consorzio Turistico di Bassa Valtellina chiama, infine, monte Tartano o de Lach la quota 2292 (fissata però in 2290), monte Azzaredo la quota 2212, Bocchetta di Budria la bocchetta di quota 2216, pizzo del Vento la quota 2235, Cima Azzarini il monte di quota 2318, porta di Budria la successiva bocchetta e monte Fioraro il monte di quota 2431.
Un bel rebus!


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Comunque scegliamo, magari sbagliando, di rimenere fermi alla carta IGM e diciamo che il monte Tartano sia dunque la cima di quota 2292, posta là dove, sul crinale fra Val Tartano e Val Brembana, Val Budria e Valle di Lemma di incontrano. E diciamo anche che questa cima è abbastanza frequentata da escursionisti che salgono dal versante della bergamasca, potendo fruire dei vicini bivacco Zamboni (m. 2007) e rifugio Balicco (m. 1963). Più lunga e faticosa la salita dalla Val Tartano, che necessariamente parte dal parcheggio posto all'ingresso della Val Corta, quindi da una quota di circa 1160 metri, e richiede la salita dell'intera Val Budria (o Val di Lemma, a seconda dell'itinerario scelto), e quindi 4 ore abbondanti di cammino. Vediamo come salire dalla Val Budria, con la traversata elementare alla vicina cima del monte Azzaredo, scegliendo poi di concatenare la salita con la discesa dalla Val di Lemma.

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Tartano-Biorca-Val Corta-Val Budria-Saroden-Monti Tartano ed Azzaredo
4 h e 30 min.
1190
EE
Tartano-Biorca-Val Corta-Val Budria-Saroden-Monti Tartano ed Azzaredo-Bocchetta del lago-Casera di Sona di Sopra-Casera di Lemma Bassa-Tartano
8 h
1280
EE
SINTESI. All’uscita della seconda galleria di Paniga (per chi proviene da MIlano) della nuova ss 38 superiamo su un ponte il fiume Adda ed alla successiva rotonda impegniamo la terza uscita (indicazioni: Forcola 3km, Tartano 14 km). Dopo poche centinaia di metri si lascia la strada Provinciale Pedemontana Orobica per prendere a destra (strada provinciale 11) ed iniziale a salire lungo l’aspro fianco del Crap del Mezzodì. Dopo dopo 10 tornanti attraversiamo una breve galleria scavata nella roccia e ci affacciamo alla Val Tartano. Altri due tornanti sx e dx ed entriamo a Campo Tartano, uno dei due nuclei principali della valle, passando a lato della chiesa di S. Agostino (m. 1060). Proseguiamo fino a Tartano e, appena dopo la chiesa, scendiamo, sfruttando una ripida stradina che si stacca sulla destra dalla strada principale appena prima che questa entri nel ramo della val Lunga, alla frazione Biorca, ed incamminiamoci sulla strada sterrata per la Val Corta, che corre nei pressi del torrente. Al termine della stradina troviamo un ampio parcheggio, presso la riva del torrente Tartano. Lasciata qui l’automobile, incamminiamoci per una strada sterrata che, fiancheggiando il torrente, risale, con pendenza moderata, il primo tratto della Val Corta. La strada passa a valle dei ripidi prati che ospitano, alla nostra destra, le frazioni di Ca’ Fognini, della Foppa e di Ca’ Bona. La pista sterrata lascia il posto ad un sentiero e raggiunge il punto in cui la Val Corta si biforca nella Val di Lemma (ramo di sinistra, orientale) e nella Val di Budria (ramo di destra, occidentale). Giungiamo, dunque, al bivio, segnalato: ignorato il sentiero di sinistra, per la Val di Lemma, proseguiamo a destra, e, superata la contrada Bagini, ci inoltriamo nella Val Budria. Il sentiero attraversa, tranquillo, una fascia di prati e raggiunge l’ampia conca terminale del fondovalle, al cui ingresso si trova la casera di Val Budria (m. 1488). Qui il sentiero si perde, per cui dobbiamo prestare attenzione ai segnavia. Se perdiamo anche quelli, poco male: per trovare la partenza del sentiero che sale agli alpeggi del circo terminale della valle, dobbiamomantenerci a destra del torrente ed attraversare in diagonale, verso destra, tutta la fascia di pascoli e massi, superando una baita isolata (m. 1555) e salendo appena, fino al limite della boscaglia di ontani e bassa vegetazione che ricopre il salto roccioso della valle. Il sentiero è largo e marcato, in alcuni punti lastricato, anche, da una scalinatura di massi, per agevolare la salita delle mandrie alla fascia degli alpeggi. Dopo qualche tornante, raggiungiamo un ampio terrazzo di pascoli, dove ci accolgono le due baite gemelle di Saroden (m. 1974), dalle quali, in alto, a destra, è ormai ben visibile l’ampia sella erbosa del passo. Proseguiamo, sulla traccia di sentiero, che si fa più esile, fino alla vicina baita dei Pradelli di Pedena, posta sul margine inferiore di un ampio corpo franoso. Qui lasciamo la traccia che sale al vicino passo di Pedena e, seguendo l’indicazione di un cartello, imbocchiamo il sentiero (segmento della Gran Via delle Orobie) che va a sinistra e che attraversa la conca ai piedi del passo e prosegue verso est tagliando l’intera alta valle e guadagnando quota molto gradualmente. Proseguiamo salendo gradualmente e lasciando alle nostre spalle la grande ogiva del Pizzo del Vento. Ben presto vedremo alla nostra destra, sul crinale, un intaglio, appena a sinistra del Pizzo del Vento. Si tratta della Bocchetta di Budria. Lasciamo la Gran Via delle Orobie prendendo a destra, ma non in direzione della bocchetta, bensì aduna depressione erbosa sul crinale posta più a sinistra, cioè più ad est. La raggiungendo salendo in diagonale ed un po’ a zig-zag fra pietrame e modeste strisce di pascolo. Dopo l’ultimo strappo un po’ ripido, siamo sul crinale che guarda alla Val Brembana, e procedendo verso sinistra (est) cominciamo la marcia di avvicinamento alla cima. Il crinale propone qualche tratto esposto, ma, percorso con la dovuta attenzione non presenta problemi tecnici. Dopo qualche saliscendi ci ritroviamo ai piedi della rampa termina. Qui la pendenza si accentua e dobbiamo salire con calma e cautela, superando qualche roccetta mettendo le mani a terra ed appoggiandoci a destra in altri punti. Alla fine siamo alla pianetta della cima del monte Tartano (m. 2292). Proseguendo sul largo crinale in pochi minuti scendiamo alla vicina cima del monte Azzaredo (m. 2252). Torniamo alla GVO per la medesima via di salita. Proseguiamo quasi in piano verso destra. Dopo essere passati a monte della Casera del Lago (m. 2082), giungiamo ai piedi di un ripido crinale erboso, al termine del quale è posta la bocchetta di quota 2202 (buchèta de Làach), dalla quale ci affacciamo all’alta Val di Lemma. In basso, vediamo la baita quotata 2145 metri, alla quale possiamo scendere anche a vista (la traccia di sentiero è piuttosto debole). Proseguendo nella discesa, pieghiamo leggermente a sinistra, giungendo ad una coppia di baite ammodernate (casera di Sona di Sopra), nel cuore dell'alpe di Sona di Sopra, che costituisce il lato occidentale dell’ampio sistema di alpeggi dell’alta Val di Lemma. Qui troviamo tre cartelli e seguiamo quello che indica la Casera di Lemma bassa (data a 50 minuti). Scendiamo per breve tratto in direzione della baita più bassa ed isolata, sul limite nord dell'alpe, poi pieghiamo a destra, superiamo un torrentello e passiamo a destra di un pianoro acquitrinoso, salendo poi gradualmente a sinistra, in diagonale verso il pizzo Vallone (dir- nord-nord-est). Puntiamo ad un paletto con segnavia bianco-rosso, che indica il punto in cui il sentiero (segnavia bianco-rossi) si approssima ad una soglia fra le roccette e comincia a scendere verso il fondovalle, dapprima passando a sinistra di un corpo franoso, poi piegando a sinistra, sul filo di un dosso in un bosco di larici. Al termine della discesa un ometto segnala che il sentiero va a sinistra, attraversa il torrente di Sona e si porta ad una fascia di prati. Procedendo diritti passiamo per alcune baite e giungiamo infine ad ponte in legno che ci porta alla pista che risale la Val di Lemma. Percorrendolo verso sinistra, scendiamo ad in bivio: possiamo seguire la pista che volge sinistra e sale per un tratto, oppure il più diretto sentiero che scende a destra ed a ridosso del torrente Tartano (marmitta dei giganti). In ogni caso siamo al ponte oltre il quale si trova il bivio fra Val Budria e Val di Lemma (contrada Barbera). Torniamo a Tartano seguendo la pista sterrata. L’anello completo Val Budria-Val di Lemma richiede complessivamente circa 7 ore di cammino.

La salita al monte Tartano dalla Val Budria sfrutta nel primo tratto il sentiero che da Tartano sale al passo di Pedena, un tempo assai frequentato, in quanto unico valico che consentiva di passare dalla Val di Tartano alla Valle del Bitto di Albaredo. Esso è posto sul lato sud-occidentale della Valle, e precisamente sul lato sud-occidentale della Val Bùdria, il più occidentale dei rami nei quali si divide l’alta Val di Tartano. Ecco come viene descritto dalla Guida alla Valtellina del CAI di Sondrio (1873): "Un sentiero facile, che scorre fra boschi e pascoli, conduce all'alpe Budria (dal termine bergamasco “büder”, che significa “vaso fatto di scorza di abete) e poi al passo di Pedena, a tre ore da Tartano, dal quale si gode splendida vista sul bacino superiore del lago di Como e sulla catena del monte Rosa".


Baita all'ingresso della Val Budria

All’uscita della seconda galleria di Paniga (per chi proviene da Milano) della nuova ss 38 superiamo su un ponte il fiume Adda ed alla successiva rotonda impegniamo la terza uscita (indicazioni: Forcola 3km, Tartano 14 km). Dopo poche centinaia di metri si lascia la strada Provinciale Pedemontana Orobica per prendere a destra (strada provinciale 11) ed iniziale a salire lungo l’aspro fianco del Crap del Mezzodì. Dopo dopo 10 tornanti attraversiamo una breve galleria scavata nella roccia e ci affacciamo alla Val Tartano. Altri due tornanti sx e dx ed entriamo a Campo Tartano, uno dei due nuclei principali della valle, passando a lato della chiesa di S. Agostino (m. 1060). Proseguiamo poi fino a Tartano (m. 1210). Attraversato il paese, non seguiamo la strada asfaltata che prosegue per la Val Lunga, ma deviamo a destra, scendendo per una stradina asfaltata alla contrada Biorca (o Biolca, dal mantovano “biolca”, bue, oppure dal dialettale “biork”, forca, m. 1140). Al termine della stradina troviamo un ampio parcheggio, presso la riva del torrente Tartano.


Il sentiero per il passo di Pedena

Lasciata qui l’automobile, incamminiamoci per una strada sterrata che, fiancheggiando il torrente, risale, con pendenza moderata, il primo tratto della Val Corta. La stradapassa a valle dei ripidi prati che ospitano, alla nostra destra, le frazioni di Ca’ Fognini, della Foppa e di Ca’ Bona. Abbiamo, così, modo di osservare le numerose baite, un tempo centri pulsanti di una vita modesta e tenace, oggi silenziosi testimoni di una presenza umana che si rinnova solo nel periodo estivo o nei finesettimana. Interessante la loro struttura: il piano inferiore, che ospita stalla e cucina, è costruito in muratura, mentre quello superiore, con le stanze da letto, cui si accede da scale esterne o ballatoi, è in legno, con tronchi sovrapposti e connessi ad incastro negli angoli.


Baite in Val Budria

Ci sono alpeggi, in alto, nascosti dalla ripida fascia di boschi di conifere e rocce: in particolare, l’alpe Pisello, ai piedi del monte omonimo, che culmina nel passo del Pisello, per il quale si può scendere all’alpe Madrera, sopra Talamona. Purtroppo questa bella traversata è, per ora, del tutto sconsigliabile, perché il sentiero è stata in buona parte mangiato dalla vegetazione, a causa dell’abbandono dei luoghi. Alcune ripide vallecole scendono al fondovalle della Val Corta, la valle del Pisello, la val Brusada e la valle della Bratta, su un fianco montuoso ripido ed insidioso, per chi volesse percorrerlo fuori dei sentieri. Ancor più selvaggio è l’aspetto del fianco opposto della valle, alla nostra sinistra (fianco orientale). Qui non vi sono prati; solo, in cima al versante che separa Val Corta e Val Lunga, i prati della baita Tacher, che guardano all’alpe Gavet, ai piedi del dosso Tacher.


Sentiero per il passo di Pedena

La pista sterrata si fa sentiero e raggiunge il punto in cui la Val Corta si biforca nella Val di Lemma (Val de Lèma, ramo di sinistra, orientale) e nella Val di Budria (Val de Bödre, ramo di destra, occidentale). Il versante che divide le due valli si presenta ai nostri occhi come un ampio eregolare dosso interamente ricoperto da un bosco di conifere, ed è denominato, in dialetto, lo Züch. Giungiamo, dunque, al bivio, segnalato: ignorato il sentiero di sinistra, per la Val di Lemma, proseguiamo a destra, e, superata la contrada Bagini, ci inoltriamo nella Val Budria.


Casera di Val Budria

Il sentiero attraversa, tranquillo, una fascia di prati, mentre si apre al nostro sguardo la testata della valle: il passo di Pedena, sulla destra, non si vede ancora, mentre si distinguono, sulla sinistra, le cime del pizzo del Vento (m. 2235) e del monte Tartano (m. 2292). Raggiungiamo, così, l’ampia conca terminale del fondovalle, al cui ingresso si trova la casera di Val Budria (m. 1488). Qui il sentiero si perde, per cui dobbiamo prestare attenzione ai segnavia. Se perdiamo anche quelli, poco male: per trovare la partenza del sentiero che sale agli alpeggi del circo terminale della valle, dobbiamo mantenerci a destra del torrente ed attraversare in diagonale, verso destra, tutta la fascia di pascoli e massi, superando una baita isolata (m. 1555) e salendo appena, fino al limite della boscaglia di ontani e bassa vegetazione che ricopre il salto roccioso della valle. Il sentiero è largo e marcato, in alcuni punti lastricato, anche, da una scalinatura di massi, per agevolare la salita delle mandrie alla fascia degli alpeggi.


Baita ai Pradelli di Pedena

Dopo qualche tornante, raggiungiamo un ampio terrazzo di pascoli, dove ci accolgono le due baite gemelle di Saroden (m. 1974), dalle quali, in alto, a destra, è ormai ben visibile l’ampia sella erbosa del passo. Proseguiamo, sulla traccia di sentiero, che si fa più esile, fino alla vicina baita dei Pradelli di Pedena, posta sul margine inferiore di un ampio corpo franoso.
Qui lasciamo la traccia che prosegue la salita verso il vicino passo di Pedena e
, seguendo l’indicazione di un cartello, imbocchiamo il sentiero (segmento della Gran Via delle Orobie, come, del resto, quello che sale al passo di Pedena), che va a sinistra, attraversa la conca ai piedi del passo e prosegue tagliando l’intera alta valle, guadagnando quota molto gradualmente.
Si tratta di un sentiero non sempre evidente (attenzione ai segnavia), ma panoramico e rilassante: guardando a nord, dominiamo l’intera Val Budria e, sul fondo, possiamo godere lo spettacolo sempre affascinante delle cime del gruppo del Masino, fino al monte Disgrazia. Passiamo, così, ai piedi del pizzo del Vento (m. 2235), elevazione posta in una posizione curiosa, avanzata rispetto allo spartiacque che separa la Val Tartano dalla Val Brembana. Il pizzo nasconde la bocchetta di Budria, che si affaccia sulla Val Brembana.


Bocchetta di Budria e Pizzo del Vento

Proseguiamo salendo gradualmente e lasciando alle nostre spalle la grande ogiva del Pizzo del Vento. Ben presto vedremo alla nostra destra, sul crinale, un intaglio, appena a sinistra del Pizzo del Vento. Si tratta della Bocchetta di Budria, facile valico che permette di scendere sul versante di Val Brembana al ripiano che ospita il bivacco Zamboni ed il rifugio Baricco. Chi sale da questo versante, una volta giunto alla bocchetta, attacca subito il crinale alla sua destra, che scende alla bocchetta dalla cima del Monte Tartano.


Apri qui una fotomappa della salita alla cima del monte Tartano

A noi conviene invece lasciare la Gran Via delle Orobie prendendo a destra, ma non in direzione della bocchetta, bensì aduna depressione erbosa sul crinale posta più a sinistra, cioè più ad est. La raggiungendo salendo in diagonale ed un po’ a zig-zag fra pietrame e modeste strisce di pascolo. Dopo l’ultimo strappo un po’ ripido, siamo sul crinale che guarda alla Val Brembana, e procedendo verso sinistra (est) cominciamo la marcia di avvicinamento alla cima.


L'ultimo tratto di salita al monte Tartano e la traversata al monte Azzaredo

Il crinale propone qualche tratto esposto, ma, percorso con la dovuta attenzione non presenta problemi tecnici. Dopo qualche saliscendi ci ritroviamo ai piedi della rampa termina. Qui la pendenza si accentua e dobbiamo salire con calma e cautela, superando qualche roccetta mettendo le mani a terra ed appoggiandoci a destra in altri punti.


Il passo di Pedena visto dalla cima del monte Tartano

Alla fine siamo alla pianetta della cima del monte Tartano (m. 2292), con il curioso ometto rovesciato (cioè con lastre più larghe della base alla sua sommità). Molto ampio e suggestivo il panorama, soprattutto a nord, dove lo sguardo raggiunge l’intero gruppo del Masino e la testata della Valmalenco. Si distinguono, così, da sinistra a destra, la punta Torelli (m. 3137) e la punta S. Anna (m. 3171) che precedono il celeberrimo pizzo Badile (badì, m. 3308), cui fa da vassallo la punta Sertori (m. 3195). Segue il secondo signore della Val Pocellizzo, il pizzo Cengalo (cìngol, m. 3367). Alla sua destra i puntuti pizzi Gemelli (m. 3259 e 3221), il passo di Bondo (pas da bùnd, m. 3169), che dà sulla Val Bondasca, in territorio svizzero, ed i pizzi del Ferro occidentale o cima della Bondasca (m. 3267), del Ferro centrale (m. 3287), e del Ferro orientale (m. 3200).


Apri qui una panoramica su Gruppo del Masino e testata della Valmalenco visti dalla cima del monte Tartano

Alla loro destra spicca la poderosa cima di Zocca (m. 3175), sulla testata della valle omonima, seguita dalla punta Allievi (m. 3121), dalla cima di Castello (la più alta del gruppo del Masino, con i suoi 3392 metri), e dalla punta Rasica (rèsga, m. 3305). I tre poderosi pizzi Torrone (turùn, occidentale, m. 3351, centrale, m. 3290, ed orientale, m. 3333) chiudono la valle omonima, che precede l’ampia Val Cameraccio, sulla cui testata si pongono il monte Sissone (sisùn, m. 3330), la punta Baroni, o cima di Chiareggio settentrionale (m. 3203), le cime di Chiareggio centrale (m. 3107 e 3093) ed il monte Pioda (m. 3431), posto immediatamente a sinistra dell’imponente ed inconfondibile monte Disgrazia (m. 3678).
La testata della Valmalenco, poi, propone i suoi giganti, i pizzi Roseg, Scerscen e Bernina, la Cresta Güzza, i pizzi Agient, Zupò e Palù. Molto bello ed ampio anche i panorama sul versante della Val Brembana. Ad ovest, infine, il passo di Pedena, sorvegliato dal monte Azzarini a sinistra e dal monte Pedena a destra, apre lo sguardo alle Orobie Occidenali, chiuse dall'inconfondibile corno del monte Legnone.


La Val Brembana vista dal monte Tartano

Procedendo sul largo crinale che dalla cima scende leggermente verso sud-ovest ci possiamo portare in una manciata di minuti alla cima del monte Azzaredo (m. 2252). Non vediamo più, da qui, i giganti retici, ma possiamo di nuovo godere dello splendido orizzonte che si apre a sud. Tornati sulla cima del monte Tartano, ridiscendiamo al circo alto della Val Budria per la medesima via di salita.


Apri qui una fotomappa della traversata della Val Budria dal passo di Pedena alla bocchetta di Lago

Se non vogliamo tornare a Tartano ripercorrendo i passi dell’andata, possiamo allungando un po’ il ritorno, proseguire verso destra sulla Gran Via delle Orobie, per traversare alla Val di Lemma.Dopo essere passati a monte della Casera del Lago (casèra de Làach, m. 2082), giungiamo così ai piedi di un ripido crinale erboso, al termine del quale è posta la bocchetta di quota 2202 (bucheta de Làach), dalla quale ci affacciamo all’alta Val di Lemma. In basso, vediamo la baita quotata 2145 metri, alla quale possiamo scendere anche a vista (la traccia di sentiero è piuttosto debole).


Salita alla buchèta de Làach

Proseguendo nella discesa, pieghiamo leggermente a sinistra, giungendo ad una coppia di baite ammodernate (casera di Sona di Sopra), nel cuore dell'alpe di Sona di Sopra, che costituisce il lato occidentale dell’ampio sistema di alpeggi dell’alta Val di Lemma. Qui troviamo tre cartelli e seguiamo quello che indica la Casera di Lemma bassa (data a 50 minuti), lasciando quindi la GVO, che prosegue più alta.


Val di Lemma dal sentiero Sona di Sopra-fondovalle

Scendiamo per breve tratto in direzione della baita più bassa ed isolata, sul limite nord dell'alpe, poi pieghiamo a destra, attraversiamo un torrentello e passiamo a destra di un pianoro acquitrinoso, salendo gradualmente in diagonale verso il pizzo Vallone (dir. sud-sud-est). Piegando leggermente a sinistra cominciamo a vedere il sentiero e soprattutto un paletto con segnavia bianco-rosso, che indica il punto in cui il sentiero si approssima ad una soglia fra le roccette e comincia a scendere verso il fondovalle, dapprima passando a sinistra di n corpo franoso, poi piegando a sinistra, sul filo di un dosso in un bosco di larici.


Apri qui una panoramica dell'alpe Sona di Sopra

Al termine della discesa un ometto segnala che il sentiero va a sinistra, attraversa il torrente di Sona e si porta ad una fascia di prati. Procedendo diritti verso nord oltrepassiamo alcune baite e giungiamo infine ad ponte in legno che ci porta alla pista che risale la Val di Lemma. Percorrendolo verso sinistra, scendiamo ad in bivio: possiamo seguire la pista che volge sinistra e sale per un tratto, oppure il più diretto sentiero che scende diritto a ridosso del torrente Tartano (marmitta dei giganti).


Apri qui una fotomappa della discesa dalla bocchetta di Lago al fondovalle della Val di Lemma

In ogni caso siamo al ponte oltre il quale si trova il bivio fra Val Budria e Val di lemma (contrada Barbera). Torniamo a Tartano seguendo la pista sterrata. L’anello completo Val Budria-Val di Lemma richiede complessivamente circa 7 ore di cammino.


Apri qui una panoramica sulla Val di Lemma dall'alpe di Sona di Sopra

CARTA DEL PERCORSO SULLA BASE DI © GOOGLE MAP (FAIR USE)

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