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Il pizzo della Scala (versante settentrionale)

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Parcheggio di Arale-casera della Scala-pizzo della Scala
3 h e 15 min.
975
EE
SINTESI. All’uscita della seconda galleria di Paniga (per chi proviene da Milano) della nuova ss 38 impegniamo alla rotonda la terza uscita (indicazioni: Forcola 3km, Tartano 14 km). Dopo poche centinaia di metri si lascia la strada Provinciale Pedemontana Orobica per prendere a destra (strada provinciale 11) ed iniziale a salire lungo l’aspro fianco del Crap del Mezzodì. Dopo dopo 10 tornanti attraversiamo una breve galleria scavata nella roccia e ci affacciamo alla Val Tartano. Altri due tornanti sx e dx ed entriamo a Campo Tartano, uno dei due nuclei principali della valle, passando a lato della chiesa di S. Agostino (m. 1060). Proseguiamo fino a Tartano e qui imbocchiamo la strada asfaltata e poi la pista che percorre la Val Lunga, fino al suo termine, in località Arale. Parcheggiata, dunque, l’automobile poco prima della sua fine, a circa 1450 metri, e ci portiamo al ponte alla nostra destra, prendendo poi a sinistra, fino ad una coppia di baite. Alle loro spalle saliamo su un sentierino che va a destra, poi taglia in diagonale a sinistra e continua salendo a zigzag. Dopo una fascia di larici, siamo ad una baita isolata (m. 1650). Il sentiero non sale alla baita, ma piega a sinistra e procede in diagonale, per poi diventare per un tratto una larga mulattiera che attraversa la valle della Scala. Superato il torrentello della valle, proseguiamo su marcato sentiero che sale lungo un dosso di macereti per uscire alla parte bassa di una lunga rampa di pascoli. Lasciamo alle spalle il muretto che delimita il pascolo e saliamo diritti, verso sud. Davanti a noi sul crinale della valle è visibile la sella del passo di Tartano, riconoscibile per la grande croce. Puntiamo alla baita della croce ma, appena possibile, tagliamo a destra, risalendo in diagonale un versante di pascoli e pietrame, fino ad intercettare, in breve, il sentiero 117. Lo seguiamo verso destra nord-ovest, e saliamo fino a scavalcare di nuovo la valle della Scala. La salita termina alla casera della Scala (m. 1973). Inizia ora l'ultima impegnativa parte della salita, che avviene su percorso non segnalato. Ignorati i segnavia del sentiero 117, che prosegue diritto verso nord in direzione della costiera che separa il bacino della Scala da quello del Gavedùu, saliamo diritti alle spalle della baita, senza percorso diretto, fra roccette e strisce di pascolo, piegando gradalmente a destra (ovest) e puntando alla costiera citata, denominata Colzana. Come punto di riferimento possiamo assumere la caratteristica cima dal profilo piatto che, per la sua conformazione, è chiamata Pulpèt, cioè Pulpito (m. 2200), riconoscibile anche per lo stretto intaglio alla sua sinistra. Giunti quasi ai piedi della costiera, pieghiamo a destra e proseguiamo salendo verso sud-ovest, sempre restando vicini al piede della costiera. Raggiungiamo così, in corrispondenza di una grande pietraia, l'accesso ad un largo canalone, che cominciamo a risalire restando sul bordo di destra della pietraia. Il canalone si stringe progressivamente e noi ci portiamo dal suo lato destro a quello sinistro, salendo lungo ripidi pascoli. La salita è piuttosto ripida ma non particolarmente problematica. Su entrambi i lati il canalone, che si restringe, è chiuso da parteti di roccia. Ora, non appena le corre ce lo consentono, dobbiamo uscire dal vallone sulla sinistra, approdando, dopo un ripido strappo, ad un groppone erboso poco sotto la cime del pizzo della Scala. Piegando a destra, saliamo verso ovest la ripida china erbosa che ci porta alla pianetta sommitale del pizzo della Scala (m. 2427), dove ci attende, impiantato in un ometto, un piccolo crocifisso stilizzato.


Apri qui una fotomappa del percorso di salita al pizzo della Scala

Il pizzo della Scala (piz Cavàl, m. 2427) è la maggiore elevazione sulla costiera che separa la Val Lunga dalla Val di Lemma (Val Corta). Vista dagli alpeggi del Gavedùu si mostra, nel suo versante settentrionale, come un'elegante ed imponente piramide rocciosa, tanto bella quanto, apparentemente, inaccessibile agli escursionisti. Vista invece dal fondovalle di Val Lunga, all'altezza di Arale, mostra il suo versante orientale, dal profilo molto schiacciato ed arrotondato. La salita escursionistica a questa cima questo versante non è particolarmente difficile, anche se nell'ultimo tratto abbastanza faticosa ed impegnativa. Gli escursionisti più esperti scelgono di solito di seguire il crinale che dalla cima di Lemma scende al passo della Scala per salire al pizzo della Scala, in diversi punti affilato ed esposto. Più tranquilla anche se faticosa la salita per il canalone appena ad est della cima ed a monte della casera della Scala, sfruttato anche dagli sci-alpinisti. Vediamo questa seconda possibilità.


Baita di quota 1650

Punto di partenza dell'escursione è il parcheggio al quale termina la pista di Val Lunga, poco a valle della località Arale. Per raggiungerlo dobbiamo salire in Val Tartano. All’uscita della seconda galleria di Paniga (per chi proviene da Milano) della nuova ss 38 impegniamo alla rotonda la terza uscita (indicazioni: Forcola 3km, Tartano 14 km). Dopo poche centinaia di metri si lascia la strada Provinciale Pedemontana Orobica per prendere a destra (strada provinciale 11) ed iniziale a salire lungo l’aspro fianco del Crap del Mezzodì. Dopo dopo 10 tornanti attraversiamo una breve galleria scavata nella roccia e ci affacciamo alla Val Tartano. Altri due tornanti sx e dx ed entriamo a Campo Tartano, uno dei due nuclei principali della valle, passando a lato della chiesa di S. Agostino (m. 1060). Proseguiamo fino a Tartano e qui prendiamo a sinistra la strada di Val Lunga. Dopo l'asfalto c'è un tratto in cemento, cui segue l'ultimo pezzo con fondo in ghiaia. All'altezza della località Arale se ne stacca sulla sinistra una pista che sale al nucleo che ospita anche i due rifugi Beniamino e Il Pirata. Noi però proseguiamo diritti ancora per un breve tratto e lasciamo l'automobile ad uno slargo sul lato sinistro (m. 1450).


Cima di Val Lunga vista dal sentiero che sale versola baita della Cima

Proseguiamo per un tratto sulla pista, in direzione della testata della valle. Poco prima del punto in cui questa svolta e torna verso Arale, vediamo un ponte alla nostra destra, che ci porta sul lato opposto (occidentale) del torrente Tartano. Prendiamo a sinistra e proseguiamo su debole traccia, sempre verso la testata della valle, fino a raggiungere una coppia di baite a quota 1550 metri. Per trovare la traccia del sentiero che sale alla Scala dobbiamo salire sulla verticale delle baite, quindi verso ovest. La traccia sale per un breve tratto verso destra, poi piega a sinistra e risale una larga fascia di prati, in diagonale, fino a portarsi in prossimità della valle della Scala, dove il torrente tributario del Tartano fa sentire la sua voce. Poi la traccia piega a destra e si avvicina ad un bosco di larici.


Casera della Scala

Piega di nuovo a sinistra e prosegue zigzagando, in un boschetto di larici, fino ad uscire ad una nuova fascia di prati, in vista di una baita isolata, a quota 1650 metri circa (non è riportata sulla carta IGM; alle sue spalle si innalza lo scheletro di un larice colpito da un fulmine). Il sentiero non sale alla baita, ma piega a sinistra e procede in diagonale, per poi diventare per un tratto una larga mulattiera che attraversa la valle della Scala. Superato il torrentello della valle, proseguiamo su marcato sentiero che sale lungo un dosso di macereti per uscire alla parte bassa di una lunga rampa di pascoli. Lasciamo alle spalle la baita di quota 1805 metri e saliamo diritti, verso sud. Davanti a noi sul crinale della valle è visibile la sella del passo di Tartano, riconoscibile per la grande croce. Puntiamo alla baita della croce ma, appena possibile, tagliamo a destra, risalendo in diagonale un versante di pascoli e pietrame, fino ad intercettare, in breve, il sentiero 117. Lo seguiamo verso destra nord-ovest, e saliamo fino a scavalcare di nuovo la valle della Scala. La salita termina alla casera della Scala (m. 1973).


Apri qui una fotomappa della salita dalla casera della Scala al pizzo della Scala

Inizia ora l'ultima impegnativa parte della salita, che avviene su percorso non segnalato. Ignorati i segnavia del sentiero 117, che prosegue diritto verso nord in direzione della costiera che separa il bacino della Scala da quello del Gavedùu, saliamo diritti alle spalle della baita, senza percorso diretto, fra roccette e strisce di pascolo, piegando gradalmente a destra (ovest) e puntando alla costiera citata, denominata Colzana. Come punto di riferimento possiamo assumere la caratteristica cima dal profilo piatto che, per la sua conformazione, è chiamata Pulpèt, cioè Pulpito (m. 2200), riconoscibile anche per lo stretto intaglio alla sua sinistra.


Apri qui una fotomappa della salita al pizzo della Scala

Giunti quasi ai piedi della costiera, pieghiamo a destra e proseguiamo salendo verso sud-ovest, sempre restando vicini al piede della costiera. Raggiungiamo così, in corrispondenza di una grande pietraia, l'accesso ad un largo canalone, che cominciamo a risalire restando sul bordo di destra della pietraia. Il canalone si stringe progressivamente e noi ci portiamo dal suo lato destro a quello sinistro, salendo lungo ripidi pascoli. La salita è piuttosto ripida ma non particolarmente problematica.


La cima del pizzo della Scala

Su entrambi i lati il canalone, che si restringe, è chiuso da parteti di roccia. Ora, non appena le corre ce lo consentono, dobbiamo uscire dal vallone sulla sinistra, approdando, dopo un ripido strappo, ad un groppone erboso poco sotto la cime del pizzo della Scala. Piegando a destra, saliamo verso ovest la ripida china erbosa che ci porta alla pianetta sommitale del pizzo della Scala (m. 2427), dove ci attende, impiantato in un ometto, un piccolo crocifisso stilizzato.


Panorama settentrionale dal pizzo della Scala

Splendido ed amplissimo il panorama, soprattutto verso nord, dove lo sguardo raggiunge il gruppo del Masino e la testata della Valmalenco. A nord, da sinistra, si propongono dunque le cime della Costiera dei Cech, seguite dal gruppo del Masino, che si propone nella sua integrale bellezza, con i pizzi Porcellizzo (m. 3075), Badile (m. 3308), Cengalo (m. 3367) e del Ferro (occ. m. 3267, centr. 3289 ed or. m. 3234), le cime di Zocca (m. 3174) e di Castello (m. 3386), la punta Rasica (m. 3305), i pizzi Torrone (occ. m. 3349, cent m. 3290, or. m. 3333), il monte Sissone (m. 3330) ed il monte Disgrazia (m. 3678), che si erge, maestoso, alle spalle del più modesto e vicino monte Piscino.


Apri qui una panoramica del gruppo del Masino visto dal pizzo della Scala

Segue la testata della Valmalenco, che propone, da sinistra, il pizzo Gluschaint (m. 3594), le gobbe gemelle della Sella (m. 3584 e 3564) e la punta di Sella (m. 3511), il pizzo Roseg (m. 3936), il pizzo Scerscen (m. 3971) il pizzo Bernina (m. 4049), i pizzi Argient (m. 3945) e pizzo Zupò (m. 3995), la triplice innevata cima del pizzo Palù (m. 3823, 3906 e 3882), ed il più modesto pizzo Varuna (m. 3453). Proseguendo verso destra, si scorge il gruppo dello Scalino, con il pizzo Scalino (m. 3323), la punta Painale (m. 3248) e la vetta di Ron (m. 3136). Più a destra, il pizzo Combolo (m. 2900).


Apri qui una fotomappa dell'itinerario di salita al pizzo della Scala

Splendido è anche il colpo d'occhio sul versante della Val Brembana, a sud. Ad est si mostra l'intero arco dell'alta Val Lunga, con i ripiani dei laghi di Porcile. Alle spalle della vetta più alta della costiera orientale della Val Lunga, la cima Vallocci, fa capolino il conico pizzo del Diavolo di Tenda, nelle Orobie centrali. Alla sua sinistra il gruppo Redorta-Coca, con i giganti delle Orobie centrali. Ad ovest, infine, la suggestiva sequenza delle Valli del Bitto.
Il ritorno al parcheggio di Arale avviene per la medesima via di salita.


Il gruppo del Masino visto dal pizzo della Scala

VARIANTE. La salita alla casera della Scala può avvenire anche per via diversa, un po' più breve (di una ventina di minuti), ma con percorso meno netto. I due percorsi coincidono fino alla baita di quota 1650. Qui siamo al bivio: il sentiero della prima variante, come abbiamo visto, non sale alla baita, ma piega a sinistra e procede in diagonale, per poi diventare per un tratto una larga mulattiera che attraversa la valle della Scala.


Sentiero Gavedùu-Scala

Noi invece lasciamo la traccia alla nostra sinistra, saliamo alla baita isolata e cerchiamo, alle sue spalle, un sentierino che prosegue verso destra. Non è una labile traccia, a tratti è ben lastricato, anche se la vegetazione lo tiene sotto costante assedio. Dopo una breve traversata usciamo dalla boscaglia e volgendo a sinistra approdiamo ad una fascia di prati dove non si trova nulla se non la struttura in legno che serviva una teleferica oggi in disuso., che vediamo alla nostra sinistra. Al centro di prati si trova un masso che invita alla sosta, che ci consente di godere di un ottimo colpo d'occhio, verso est, sulla Val Dordonella.


Casera della Scala

Si tratta ora di capire dove riparta la traccia, perché qui non si vede l'ombra. Saliamo in verticale sul limite alto dei prati, dove, più o meno al centro, vediamo di nuovo il sentiero che prende a sinistra, fra la boscaglia. Il sentiero volge a destra e porta ad una seconda radura, dove si trova una nuova struttura in legno della teleferica. Tagliamo i prati passando un po' alti alla sua sinistra e proseguendo diritti ritroviamo la traccia. Attraversati piccoli ruscelli siamo ad una terza e più ampia fascia di prati. Dopo un breve tratto diritto, pieghiamo leggermente a sinistra e saliamo il versante erboso, su debole traccia, fino a sbucare al limite settentrionale dei pascoli della Scala, raggiungendo la baita quotata 1893 metri, sulla quale ci sono due segnavia rosso-bianco-rossi del sentiero 117.


Il monte Disgrazia visto dal pizzo della Scala

Abbiamo intercettato il sentiero che traversa, alto, l'intero versante occidentale della Val Lunga, passando per il sistema di alpeggi Tachèr-Gavedìi-Gavedùu. Il sentiero giunge fin qui dal Gavedùu, dopo aver tagliato una selvaggia costiera che scende verso nord-est dal pizzo della Scala (chiamata “Le Colzane”). L'ultimo tratto ce l'abbiamo proprio davanti agli occhi: a destra della baita vediamo il sentiero che supera il ripido versante grazie ad arditi muretti a secco ed una coppia di tronchi. Per la sicurezza degli escursionisti sono state collocate corde fisse, ma certo non bisogna essere facilmente impressionabili per passare di lì.


La Val Lunga e le Orobie centrali viste dal pizzo della Scala

Noi però andiamo in direzione contraria (a sinistra, per chi guarda a monte). Seguendo i segnavia, procediamo verso sud, quasi in piano, raggiungendo la casera della Scala (m. 1876). Qui lasciamo il sentiero 117 e volgiamo a destra salendo per facili balze. La salita al pizzo della Scala segue quindi l'itinerario sopra descritto.


I pizzi Badile e Cengalo visti dal pizzo della Scala

CARTA DEL PERCORSO SULLA BASE DI © GOOGLE MAP (FAIR USE)

GALLERIA DI IMMAGINI

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