CARTA DEL PERCORSO - GALLERIA DI IMMAGINI - ALTRE ESCURSIONI IN VAL TARTANO - GOOGLE MAP


Lago di Sopra (clicca qui per ingrandire)

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Parcheggio di Arale-Laghi Piccolo, Grande e di Sopra
2 h
635
E
Parcheggio di Arale-Laghi Piccolo, Grande e di Sopra-Passo di Porcile
2 h e 30 min.
820
E
Parcheggio di Arale-Laghi Piccolo, Grande e di Sopra- Passo di Tartano
2 h e 30 min.
680
E
SINTESI. Percorrendo la ss 38, dopo il viadotto sul Tartano la lasciamo per prendere a destra (per chi proviene da Milano) e poco dopo ancora a destra, imboccando la strada che dopo 12 tornanti raggiunge Campo Tartano. Proseguiamo fino a Tartano e qui imbocchiamo la strada asfaltata e poi la pista che percorre la Val Lunga, fino al suo termine, in località Arale. Parcheggiata, dunque, l’automobile ad una quota di circa 1490 metri, lasciamo alla nostra destra un ponte sul torrente Tartano, e proseguiamo sulla pista che, volgendo a sinistra, ritorna verso la località Arale (dove si trova il rifugio omonimo), ma la lasciamo subito, prendendo a destra per immetterci sul sentiero (poco visibile alla partenza, poi più marcato) che procede in direzione sud-sud-est. Dopo tre strappi severi alternati a tratti meno aspri, raggiungiamo il ponticello in cemento che scavalca il torrente che scende dalla val Dordonella. Il sentiero volge, quindi, a destra (sud) ed entra in un nuovo bosco di larici, proponendo una sequenza di tornanti sx-dx-sx-dx-sx-dx, dopo l'ultimo dei quali, vinto il primo gradino glaciale che ci introduce all'alta Val Lunga, usciamo in vista dell’ampia conca dell’alpe di Porcile (m. 1800). Scavalcato il torrente Tartano grazie a qualche pietra, lasciamo alla nostra sinistra le tre casere dell'alpe Porcile. Proseguiamo diritti (direzione sud-ovest), su un versante erboso, seguendo, fino alla sommità di un dosso, il muretto del bàrek dell'alpe. Superata una macchia di radi larici, imbocchiamo un tratto quasi pianeggiante, nel quale pieghiamo leggermente a sinistra e passiamo per la porta (zapèl) che si apre nel muretto di un nuovo bàrek. Attraversato un prato, pieghiamo a destra e saliamo alla "Baita del Zapèl del Làres", quotata 1900 metri sulla carta IGM, oltre la quale siamo ad un bivio al quale prendiamo a sinistra (ometto e segnavia rosso-giallo-rosso; a destra si va al passo di Tartano). Seguendo il "Sentér di Làch" procediamo, quasi in piano, in direzione di una baita (“Baita pianu”, m. 2000) che vediamo più avanti (direzione sud-est). Non passiamo, però, per questa baita, ma stiamo più bassi: dopo un breve tratto scalinato, infatti, incontriamo una leggera discesa. Poi una breve salita ci porta a tagliare uno splendida piana di prati ondulati. Guadiamo, quindi, il ramo del torrente Tartano che esce dal lago Piccolo (“Lac pinii”, m. 1986), e poco oltre lo vediamo, più in basso, alla nostra destra. Dopo essere passati a sinistra di due roccioni e della baita quotata 2003 metri, ci affacciamo all’ampia conca del lago Grande (“lac Grant”, m. 2030). Raggiunta una palina con alcuni cartelli, prendiamo a destra, troviando, subito, una targa del Sentiero Andrea Paniga (la sezione occidentale della Gran Via delle Orobie); poco oltre, dobbiamo prestare attenzione ad una biforcazione, alla quale non proseguiamo sul sentiero che punta a destra, ma pieghiamo a sinistra (indicazione “GVO” e segnavia bianco-rosso su una roccia). Dopo una salita con qualche tornantino, superiamo una portina e ci affacciamo ad una pianetta con fondo di torba, dove si trova il bivio principale: la Gran Via delle Orobie prosegue a destra, per salire al crinale e portarsi al passo di Tartano; noi, invece, prendiamo a sinistra, sul sentiero segnalato con la numerazione 201. Ci portiamo, così, alla baita quotata 2095 metri, leggermente rialzata rispetto alla riva settentrionale del terzo dei laghetti di Porcile, il lago di Sopra (“lac de Sura”), che resta alla nostra destra. Proseguiamo senza scendere alle rive del lago, ma rimanendo alti sul versante che lo sbarra a nord; seguendo i segnavia rosso-bianco-rossi, affrontiamo, quindi, l’ultima parte della salita al passo di Porcile. Il sentiero (in diversi tratti non c’è una vera e propria traccia, e si può salire a vista) volge leggermente a destra ed assume la direzione sud-est, fino alla sella del passo di Porcile (m. 2290). Ridiscesi al Lago di sopra, possiamo allungare l'escursione. Nei pressi della sua riva occidentale, alla nostra sinistra, parte un sentiero alto (segnavia rosso-bianco-rossi), che effettua una prima salita, una successiva discesa ed una seconda salita, che conduce, dopo un ultimo strappo in una fascia di bassa vegetazione, al dolce crinale della Val Lunga, appena ad est del passo di Tartano. Da qui la discesa alla croce del passo (m. 2108) è breve. Raggiunto il passo, ridiscendiamo su comodo sentiero segnalato, che si ricongiunge con quella che abbiamo già percorso alla baita di quota 1900. Torniamo quindi ad Arale per la medesima via di salita.


Passo di Porcile

Facciamo un salto indietro nel tempo, di circa 20.000 anni, portandoci nel cuore del Pleistocene superiore, al tempo dell’ultima glaciazione, quando la Valtellina era percorsa da un’immensa colata dello spessore di circa 1.800 metri, che si muoveva alla velocità di circa 10-15 metri al giorno. L’azione di questa enorme massa di ghiaccio ha dato alle sue montagne la forma che siamo abituati ad ammirare. Da questo abbagliante oceano emergeva solo il profilo delle catene orobica e retica, con le relative testate e costiere. Si deve all’azione poderosa dei ghiacci anche la formazione dei caratteristici circhi glaciali, vale a dire pianori e conche situati ad una quota superiore ai 1.600-1700 metri.
I ghiacci esercitarono azioni diverse: un’azione abrasiva, che lisciava la superficie rocciosa sottostante, un’azione di frantumazione della massa rocciosa ed, infine, un’azione di escavazione, cioè di asportazione del materiale roccioso frantumato. In circostanze particolari il concorso di queste azioni ha determinato questi caratteristici circhi, dalla tipica forma semicircolare, delimitata da pareti scoscese. Molti di questi circhi ospitano i laghetti alpini di origine glaciale.
Fra i più belli e caratteristici della catena orobica sono da annoverare sicuramente i laghetti di Porcile, sulla testata della Val Lunga, che hanno una disposizione caratteristica, su tre ripiani successivi, detta “a rosario”. Essi costituiscono altrettante perle della Val di Tartano, la maggiore attrattiva per gli escursionisti che amano raggiungere scenari suggestivi ed incontaminati con uno sforzo relativamente ridotto.

Per illustrare meglio le caratteristiche di questi laghi e dell'ambiente che li ospita riportiamo le informazioni che ci vengono offerte dal bel volume "Laghi alpini di Valtellina e Valchiavenna", di Riccardo De Bernardi, Ivan Fassin, Rosario Mosello ed Enrico Pelucchi, edito dal CAI, sez. di Sondrio, nel 1993:
I tre laghetti sono situati su livelli diversi, a poca distanza l'uno dall'altro, sui morbidi declivi che scendono dal Monte Valegino (2415 m) e dal Passo di Porcile (2290 m), sotto la cima più imponente ed erta, ma non molto più rilevata, del Monte Cadelle (2483 m), un punto panoramico molto rilevante di questo tratto della catena orobica. Come s'è già detto, i tre laghetti. dai colori cangianti tra l'azzurro, il verde, il grigio, situati tra pendici verdeggianti e brevi bastionate di rocce rotte, alla confluenza di vallecole ricche di neve e acque e poi di erbe e fiori, concorrono a comporre una sorta di quintessenza di paesaggio alpestre.


Il lago Grande

A poca distanza una Valle dei Lupi non riesce a preoccupare troppo... (sempre che il toponimo originario non abbia - come è possibile - tutt'altro significato. Si ricorda che in questa valletta vi era miniera di ferro).È possibile immaginare qui la forma e il corso delle antiche colate glaciali che hanno escavato le conche, smussato le forme di una roccia ora friabile (micascisti), ora più resistente (gneiss) creando uno svasato altopiano dove stanno alcuni tra i migliori pascoli delle Orobie. L'accesso è relativamente agevole, per bei sentieri, dal parcheggio in fondo alla Val Lunga (1400 m ca.), passando per la Casera Porcile (1800 m), in una prima conca prativa, donde poi la vallata si apre a ventaglio, con varie possibilità di salita.”


Apri qui una fotomappa delle principali escursioni in Val Lunga

Per salire a visitarli portiamoci con l’automobile al parcheggio terminale della carrozzabile che, da Tartano, si addentra in Val Lunga, posto poco oltre la località Arale (termine connesso con il bergamasco “aral”, cioè “spianata con cataste di legna da ardere”, oppure con il canavesano “eral”, cioè “spianata nel casale”), dove si trova il rifugio Beniamino (m. 1485).
Dal parcheggio (m. 1470 circa) raggiungiamo, poco oltre la località di Cesura, denominata così perché costituiva il punto di separazione fra la parte della Val Lunga permanentemente abitata e la parte abitata solo d’estate, il “Senter de la Crus de Purscil” (segnavia rosso-giallo-rossi e rosso-bianco-rossi), che si addentra in direzione del fondovalle e porta al passo di Tartano, sormontato dalla caratteristica grande croce denominata, appunto, Croce di Porcile.
Nel primo tratto camminiamo all’ombra di un fresco bosco, per poi uscire all’aperto ed oltrepassare la Prima Baita (m. 1584) e la Baita Bianca (m. 1624). Proseguiamo a salire verso sud, oltrepassando, su un ponte di cemento, il torrentello che scende dalla val Dordonella. Pieghiamo, poi, leggermente a destra (sud-est) e, attraversata una breve fascia di larici, raggiungiamo la verdeggiante conca erbosa che ospita le baite della Casera di Porcile (m. 1809). Siamo, qui, nel cuore dell’antichissima civiltà del Bitto, il celeberrimo formaggio grasso d.o.p. prodotto nelle vicine valli del Bitto di Albaredo e Gerola, ma, appunto, anche in Val di Tartano.
Attraversato il torrente che attraversa, pigro, l’amena piana, non ci dirigiamo verso le baite, ma proseguiamo verso destra, fra radi larici e pascoli, in direzione sud-ovest, fino alla Baita del Zapel del Lares (m. 1900), dove si trova un bivio: il Senter de la Crus de Purscil prosegue verso destra, mantenendo la direzione sud-ovest; noi, invece, dobbiamo prendere a sinistra (sud-est), imboccando il Senter di Lach, che attraversa il torrentello che esce dal più piccolo e più basso dei laghi, il Lach Pinìi (lago Piccolo, m. 2005). Incontriamo, quindi, la Baita Pianu (m. 2000), con un bel tavolino che invita ad una sosta ristoratrice, e, poco oltre, il primo laghetto, uno specchio d’acqua modesto.
Proseguendo sul sentiero, eccoci, dopo pochi minuti, al secondo lago, il Lach Grant (lago Grande, m. 2030), specchio d’acqua più ampio, splendido, nei suoi colori, soprattutto in autunno, quando riflette i colori brillanti ed accesi che anticipano l’impero delle bianche nevi invernali.
Può essere interessante leggere, a distanza di oltre un secolo, le note che sul lago stese il dott. Paolo Pero, professore di Storia Naturale al Liceo “G. Piazzi” di Sondrio, nell’operetta “I laghi alpini valtellinesi”, edita a Padova nel 1894:
La valle Tartano è abbellita non poco, nella sua estremità piùelevata del ramo destro o di val Lunga, per la presenza di tre laghetti alpini, dai più smaglianti colori, che potrebbero formare oggetto d'ampio studio
non solo al naturalista ricercatore, ma eziandio al più abile artista. Non molto distanti fra loro ed a non grande differenza dílivello, limitati a S. dalle pendici che si staccano dal monte Cadelle (2483 m.), che s'innalza ad E., e che si congiungono con quelle che s'avanzano dalla cima di Lemma (2376 m.) a S.O., sono separati da alcune prominenze della roccia in posto, che ivi forma un altipiano molto accidentato, per l'alternanza di rilievi e di cavità, le quali difficilmente vengono colmate, per la grande resistenza della roccia alla degradazione meteorica, la quale conserva l'aspetto delprimitivo sollevamento. S'argomenta quindi da ciò come questi siano laghi d'origine orografica. La roccia che li circonda, e che emerge nella parte più elevata della valle, appartiene a quella stessa formazione che incontrammo ai laghi del Publino, a quel particolare gneis biancheggiante dalla struttura eminentemente cristallina, che qui diventa molto quarzoso, conosciuto col nome di Surella-gneis. Questa speciale formazione, più sviluppata nelle alpi centrali, è limitata, nella catena Orobica, fra il passo di S. Marco d'Albaredo ed il pizzo Zerna ad E. del corno Stella. Io ho ristretto le mie ricerche solo al più grande di questi laghi, posto fra i due minori ed alquanto più ad E., poiché la sua regione litorale mi parve più d'ogni altro abbondante di vita animale e vegetale specialmente algologica. Esso ha una forma perfettamente rotonda, con un piccolo affluente, che proviene dal piccolo lago superiore, e con emissario di poche acque che si scaricano nell'altro laghetto a N.O. Le sponde sono, per una stretta zona all'intorno, mollemente ondulate ed alquanto erbose, per il limo che vi si deposita, quando il lago s'innalza alquanto sul livello ordinario, ma dopo un lieve salto cedono tosto la superficie alle acque. Le spiaggie sommerse, poco inclinate, sono ricoperte di ciottoli scheggiosi e di ampie lastre gneissiche, alquanto giallognole per l'aderenza d'una minuta patina organica ricchissima di Diatomee. Poco più lungi s'abbassa notevolmente e diventa assai melmosa. Verso ovest vi sono alcune insenature paludose nelle quali si sviluppano in straordinaria quantità i girini della Rana Iemporaria Linn. Questo lago ha l'altitudine di 2029 m, e la superficie di 31200 m.q. Le sue acque presentano un color verde chiaro, il VI della scala Forel. La temperatura esterna era di 17° C. l'interna di 15° C. alle ore 3 pom. del giorno 18 Luglio 1893, ed il cielo perfettamente sereno. Nella regione esterna del lago, e sopra altri poggi circostanti poco elevati, ho potuto fare raccolta delle seguenti fanerogame, fra le quali appare nuovo per la flora valtellinese il Trifolium noricune Wulf”.
Qui troviamo quattro cartelli; quello che indica la direzione dalla quale proveniamo dà la casera di Porcile a 30 minuti ed Arale ad un’ora e 10 minuti; quello che indica la direzione alla nostra sinistra dà la bocchetta dei Lupi (che si raggiunge percorrendo il Senter de la Val di Lüf) ad un’ora e 30 minuti, Valmadre a 2 ore e 20 minuti ed il passo di Valbona a 4 ore e 20 minuti (Gran Via delle Orobie); i due cartelli che segnalano la traccia di destra (e che sono però diversamente orientati) danno, invece, l’uno il passo di Tartano a 30 minuti, quello di Pedena a 3 ore e 10 minuti e quello di S. Marco a 5 ore (Gran Via delle Orobie), il secondo, maggiormente orientato verso il monte, dà il passo di Porcile a 40 minuti. È questa la direzione che ci interessa.
Prendiamo dunque a destra, troviando, subito, una targa del Sentiero Andrea Paniga (la sezione occidentale della Gran Via delle Orobie); poco oltre, dobbiamo prestare attenzione ad una biforcazione, alla quale non proseguiamo sul sentiero che punta a destra, ma pieghiamo a sinistra (indicazione “GVO” e segnavia bianco-rosso su una roccia). Dopo una salita con qualche tornantino, superiamo una portina e ci affacciamo ad una pianetta con fondo di torba, e troviamo il bivio principale: la Gran Via delle Orobie prosegue a destra, per salire al crinale e portarsi al passo di Tartano; noi, invece, prendiamo a sinistra, sul sentiero segnalato con la numerazione 201.
Ci portiamo, così, alla baita quotata 2095 metri, leggermente rialzata rispetto alla riva settentrionale del terzo dei laghetti di Porcile, il lago di Sopra (“lac de Sura”), che resta alla nostra destra.


Lago Piccolo e Lago Grande (clicca qui per ingrandire)

La visita alle tre perle della Val Tartano è, così, terminata: possiamo riposarci e godere dell’ottimo panorama, soprattutto verso nord, dove ammiriamo la Costiera dei Cech e diverse cime del gruppo del Masino. Camminiamo da circa due ore, ed una sosta nel silenzioso scenario di questi luoghi ristora corpo ed anima. Poi, dobbiamo decidere se intraprendere subito il ritorno, oppure allungare l’escursione. Nel secondo caso, abbiamo un paio di interessanti possibilità.
Possiamo, innanzitutto, salire al vicino passo di Porcile (m. 2290), posto sulla testata della valle, fra il monte Cadelle, a nord-est (m. 2843) ed il monte Valegino, a sud-ovest (m. 2415). Ecco come viene descritto il passo dalla Guida alla Valtellina del CAI di Sondrio (1873): "Continuando...dopo Tartano a risalire per il versante orientale si entra nella Val Lunga, disseminata di casolari e di alpi. In alto essa offre tre valichi... Il secondo valico s'apre fra la cima di Valegina e il monte Cadelle (2530 m.), e conduce direttamente a Foppolo; il sentiero che guida a questo passo si stacca dall'ultima baita, in fondo alla valle, e sale ripido costeggiando tre graziosi laghetti."


Lago di Sopra

Se optiamo per questa soluzione, dobbiamo portarci alla baita solitaria nei pressi della riva orientale del lago. Proseguiamo senza scendere alle rive del lago, ma rimanendo alti sul versante che lo sbarra a nord; seguendo i segnavia rosso-bianco-rossi, affrontiamo, quindi, l’ultima parte della salita al passo di Porcile. Il sentiero (in diversi tratti non c’è una vera e propria traccia, e si può salire a vista) volge leggermente a destra ed assume la direzione sud-est, verso l’evidente sella del passo, intagliata fra il versante che culmina nella cima delle Cadelle, a sinistra, ed il monte Valegino (m. 2415), a destra. Salendo, possiamo per un buon tratto godere di un ottimo scorcio sul lago di Sopra, che resta, basso, sulla nostra destra.
In corrispondenza di una piccola pozza, ignoriamo una deviazione segnalata, sulla sinistra, per il passo di Dordona (sentiero 201 A) e proseguiamo nella salita al passo. Poco oltre, troviamo anche un sentiero che si stacca sulla destra da quello per il passo, ed effettua una traversata che taglia il versante settentrionale del monte Valegino, congiungendosi con il sentiero che, raggiunto il crinale, si porta al passo di Tartano. Noi però ignoriamo anche questa seconda deviazione.
Ci affacciamo, così, al corridoio terminale; il passo, però, non è posto sul punto più basso della depressione, ma sulla sinistra, un po’ più in alto; per raggiungerlo, quindi, il sentiero piega per un tratto a sinistra, salendo un po’, quindi punta al crinale: questo ci permette di evitare una faticosa fascia di massi.
Dai 2290 metri del passo di Porcile ci affacciamo sulla Val Brembana e possiamo vedere, più in basso, la località turistica di Foppolo (m. 1500). Sul passo troviamo tre cartelli. Quello che si riferisce alla direzione dalla quale proveniamo dà i laghi di Porcile a 30 minuti (segnavia 201), il passo di Tartano ad un’ora (segnavia 201) e la Ca’ S. Marco a 5 ore (segnavia 101). Nella direzione della Val Brembana, invece, due cartelli danno rispettivamente il monte Cadelle ad un’ora e Foppolo (segnavia 201) ad un’ora e mezza.
Il sentiero, sempre segnalato, prosegue, scendendo in alta Val Brembana. Dal passo possiamo intravedere anche uno scorcio della piana che ospita la località di Fòppolo.
Torniamo, ora, al Lach de Sura, per illustrare una seconda possibilità di ampliamento dell’escursione. Nei pressi della sua riva occidentale parte un sentiero alto (segnavia rosso-bianco-rossi), che effettua una prima salita, una successiva discesa ed una seconda salita, che conduce, dopo un ultimo strappo in una fascia di bassa vegetazione, al dolce crinale della Val Lunga, appena ad est del passo di Tartano. Da qui la discesa alla croce del passo (m. 2108) è breve. Una discesa breve ma interessantissima: da questo osservatorio, infatti, possiamo cogliere in un solo colpo d’occhio tutti e tre i laghetti di Porcile, apprezzando, in particolare, gli ampi catini glaciali che li ospitano e la disposizione progressiva a semicerchio, in una progressione, dal basso, da sinistra a destra. Raggiunto il passo, possiamo osservare le fortificazioni che erano parte integrante del vasto sistema orobico (Linea Cadorna), costruito durante la Prima Guerra Mondiale nel timore che l’esercito austro-ungarico, violando la neutralità svizzera, calasse in Valtellina dalla Valle di Poschiavo. Il ritorno dal passo alla piana di Porcile avviene seguendo il comodo sentiero segnalato, che si ricongiunge con quella che abbiamo già percorso alla baita di quota 1900.

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La Biorca

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