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La Curt (Alpe Postareccio)

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Tartano-Alpe Piscino-Curt-Pizzo della Pruna
2 h e 30 min.
660
E
Biorca-Fognini-Alpe Piscino-Curt-Pizzo della Pruna-Muta-Furscela-Alpe Piscino-Fognini-Biorca
4 h e 45 min.
790
E
SINTESI. Percorrendo la ss 38, dopo il viadotto sul Tartano la lasciamo per prendere a destra (per chi proviene da Milano) e poco dopo ancora a destra, imboccando la strada che dopo 12 tornanti raggiunge Campo Tartano. Proseguiamo fino a Tartano e qui imbocchiamo la strada che scende verso destra alla Biorca (m. 1140), dove parcheggiamo. Percorriamo un breve tratto sulla pista sterrata della Val Corta per poi lasciarla ed imboccare la sterrata che sale verso destra (indicazioni per il sentiero Alfredo, ai ripidi prati del versante occidentale della valle. Andando a destra ci portiamo alle baite di Fognini (m. 1298). Subito dopo queste baite non prendiamo a destra, ma a sinistra, salendo in direzione dei prati a monte della contrada. Troviamo, ben presto, un bivio, al quale ignoriamo il sentiero che sale diritto alla parte alta dei prati e prendiamo a destra, seguendo le indicazioni del sentiero Alfredo. Attraversato un vallone, seguiamo il sentiero che dopo un tratto in piano piega a sinistra e comincia a salire verso ovest-nord-ovest, seguendo il ripido dosso boscoso compreso fra il vallone, che resta alla nostra sinistra, e la più marcata valle del Piscino, alla nostra destra (attenzione a non imboccare un sentiero che scende verso destra alla contrada della Biorca). Ben presto il sentiero piega a destra (nord) e diventa marcata mulattiera, che guadagna quota con diversi tornanti nella splendida cornice di un bosco di superbi abeti. Piegando ancora a sinistra, procediamo salendo verso nord-ovest, fino al limite della pecceta, dalla quale usciamo a quota 1600, alla parte bassa dei ripidi prati dell'alpe Piscino, in corrispondenza di un rudere di baita. La mulattiera lascia il posto ad un sentierio che sale verso nord, con direzione quasi diritta (spostata leggermente a destra), fino alla baita cartografata come Casera di Piscino (m. 1682), che si trova approssimativamente nella parte mediana dei prati. Proseguiamo sulla traccia tendendo leggermente a destra, in direzione delle baite più alte dell'alpe Piscino (la più alta, datata 1958, è a quota 1810 metri). Non raggiungiamo, però, queste baite, ma pieghiamo a destra, puntando ad una baita intermedia, a quota 1700 metri circa. Procediamo verso destra (per chi guarda a monte), seguendo una traccia appena visibile all'inizio, poi più marcata, che procede in piano verso nord, in direzione della parte alta della Valle del Piscino. Entriamo così nel bosco, attraversiamo il centro del vallone e procedendo verso est sempre quasi in piano attraversiamo la fascia boscosa del versante nord del vallone, uscendo dalla pecceta sul limite dell'ampio e splendido ripiano dell'alpe della Curt (la Corte, cartografata però sulla carta IGM come alpe Postareccio), raggiungendo la baita isolata di quota 1702 metri. Pieghiamo ora a sinistra ed in leggera salire seguiamo una debole traccia che attraversa il prati verso nord-ovest, raggiungengo il corpo centrale dell'alpe, alla baita, quotata 1714 metri, collocata su una sorta di balcone nel punto in cui l’alpe si distende in un’ampia conca. Proseguiamo, dunque: dopo un primo tratto verso sinistra, che ci porta ad un sistema di roccette, pieghiamo a destra e, su sentierino, ci portiamo al gruppo delle baite più alte, la prima delle quali appare ancora ben tenuta. Dall’ultima baita proseguiamo, ora, verso nord, fino ad un cartello, che reca scritto “Cort 1699 m.” Il cartello segnala un bivio: procedendo diritti si va, in 30 minuti, al pizzo della Pruna, mentre prendendo a sinistra in 30 minuti ci si porta all’alpe gemella del Piscino ed si scende a Tartano in un’ora e 30 minuti. Proseguiamo nella direzione del pizzo della Pruna, su traccia di sentiero, fino al limite del bosco, dove il sentiero si fa più marcato e comincia a salire gradualmente. Se abbiamo qualche problema a trovare l’ingresso nel bosco, regoliamoci così: diamo le spalle ll’ultima baita e procediamo in diagonale verso il bosco, senza scendere né guadagnare quota. Una volta entrati nel bosco (segnavia banco-rosso su un sasso), procediamo con qualche saliscendi. Poi un tratto esposto su roccioni, un po’ impressionante, viene superato senza problemi (la sede è larga). Su un masso alla nostra destra troviamo un nuovo segnavia bianco-rosso con numerazione 163 (Sentiero Alfredo). Il sentiero comincia ora a salire e nel contempo piega gradualmente a sinistra. Superato un abete con segnavia disegnato sul tronco, la traccia si fa più debole. Superiamo anche qualche muretto a secco, ed alla fine siamo ad una radura: una croce in larice segnala che questo è il pizzo della Pruna (m. 1795). Ridiscendiamo a Tartano per la medesima via di salita, o con più largo giro. volte le spalle alla croce ed al gruppo del Masino, continuiamo a salire su sentierino, chiamato “sentiero dei mirtilli”, verso destra. Il primo punto richiede un po’ di attenzione, perché tagliamo una china erbosa un po’ ripida. Proseguendo nella salita, siamo, in breve, ad una radura, dalla quale si apre un bellissimo scorcio ad ovest che raggiunge l’alto Lario. Vediamo, in primo piano, più a sinistra, il monte Piscino, sormontato da un grande ometto (m. 2091). Siamo sul largo crinale che separa la Val di Tartano dalla bassa Valtellina. La traccia per un tratto si perde, ma seguendo il crinale in breve la ritroviamo. Intorno a noi, diversi larici, ed anche cadevi di larici, evidentemente colpiti da fulmini. Dopo qualche saliscendi, siamo all’ampia radura di quota 1830 (la mùta), al centro della quale, su un masso, vediamo un segnavia numerato 163. Poco oltre, ad un bivio, non proseguiamo diritti, su un sentierino, ma prendiamo a sinistra, iniziando a scendere (sempre seguendo i segnavia). Ci ritroviamo, così, a monte del limite alto dell’alpe Postareccio (o Corte). Nell’ultimo tratto il sentiero sembra perdersi, ma possiamo anche scendere a vista in direzione della baita più alta, sul limite del bosco. Ora prendiamo a destra, agganciando un largo sentiero che percorre un breve tratto di bosco, salendo fino ad uno zapèl (passaggio) fra due muretti a secco. Salendo ancora, intercettiamo un largo sentiero che viene da sinistra. Ci ritroviamo, così, poco sotto la sella erbosa della “Furscèla” (Forcella, m. 1880), che si affaccia su un vallone sopra i monti di Talamona. Una breve salita, a vista, ci porta ad affacciarci sulla bassa Valtellina, con colpo d’occhio molto ampio. Cominciamo poi a scendere in diagonale verso destra, afferrando un largo sentiero che, superata una fascia smottata alla parte alta della Valle del Piscino, si riporta al limite alto dell'alpe Piscino. Proseguiamo nella discesa, sempre verso destra, fino alle vicine baite alte dell’alpe Piscino. La baita più alta, datata 1958, è posta a quota 1810. Ora proseguiamo nella discesa in direzione della baita più bassa, raggiunta la quale cerchiamo la partenza, nella pecceta, della marcata mulattiera che scende diretta alla parte alta dei prati sopra la Biorca. Qui possiamo di nuovo piegare a destra, superando un vallone e tornando a Fognini, oppure prendere a sinistra e scendere per via più diretta alla Biorca (ma questo secondo sentiero è tutto da verificare per la presenza di un largo smottamento a monte della Biorca, per cui vale la pena di stare sul sicuro e ripercorrere la medesima via di salita).


Clicca qui per aprire una panoramica sul gruppo del Masino dal pizzo della Pruna

Percorrendo la ss 38, dopo il viadotto sul Tartano la lasciamo per prendere a destra (per chi proviene da Milano) e poco dopo ancora a destra, imboccando la strada che dopo 12 tornanti raggiunge Campo Tartano. Proseguiamo fino a Tartano. Qui giunti, scendiamo sulla stradina asfaltata che, all’uscita dal paese verso la Val Lunga, si stacca, subito, dalla strada per questa valle, sulla destra, e scende, con qualche tornante, alla piana che si apre allo sbocco della Val Corta, dove si trova la frazione della Biorca (da “biork”, forca). Qui si trova un ampio parcheggio, dove è possibile lasciare l’automobile (se fosse interamente occupato, è possibile lasciarla anche in alcuni slarghi della sterrata che si inoltra, per un tratto, in Val Corta). Partiamo, dunque, da una quota approssimativa di 1160 metri, incamminandoci sulla sterrata della Val Corta, per breve tratto, fino al punto in cui se ne stacca sulla destra una sterrata che sale, con pochi tornanti, alle contrade alte poste all’ingresso della valle, sul suo lato occidentale. Troviamo qui anche un cartello che segnala il Sentiero Alfredo e dà la contrada Fognini a 15 minuti, la Corte ad un'ora e 10 minuti ed il pizzo della Pruna ad un'ora e 40 minuti.


Panorama dalla Foppa.

Seguendola, raggiungiamo lo sllargo al quale termina, in corrispondenza delle baite della Foppa (“Via Fòpa”, m. 1298), dove troviamo uno splendido esempio di elegante ballatoio in legno ancora in ottimo stato. Qui la sterrata termina, ad uno slargo.
Questa contrada riveste un notevole interesse per gli studiosi della struttura degli insediamenti rurali in Valtellina. Scrive, al proposito, Dario Benetti, nell’articolo “Abitare la montagna.Tipologie abitative ed esempi di industria rurale”, (in AA.VV., “Sondrio e il suo territorio”, Silvana Editoriale, Milano, 1995):
"La val Corta è, insieme alla val Lunga, una delle due diramazioni terminali della val Tartano. Fino al 1987 questa valle era raggiungibile solo a piedi tramite una mulattiera che scendeva, con ripidi tornanti, dalla contrada Corsuolo. Per questo motivo e per il fatto che la stessa strada carrozzabile è giunta in val Tartano dopo gli anni Sessanta essa conserva un elevato numero di edifici in legno e pietra del secolo XVIII ed anche XVII, pressoché intatti. A mezza costa, sul versante sinistro della val Corta erano poste le frazioni abitate (nell'ordine verso l'interno della valle: Dosso dei Fognini, Poppa, Dosso di Bona, Bagini) fino all'ulteriore biforcazione della valle che sale verso la testata suddivisa in val di Lemma e in val Budria. Qui rimanevano solo altri due insediamenti permanenti verso la val di Lemma: Barbèra e, infine, Zoccada.
La contrada Foppa è, in assoluto, quella meglio conservatasi, con esempi di dimore permanenti e di edifici rurali di origine medievale con ampliamenti settecenteschi. Nell'archivio parrocchiale della chiesa di S. Barnaba di Tartano, è citata l'esistenza di una «masone lignea coperta di Piode con la corte davanti, sita ubi dicitur in Foppa» in una pergamena del 1519. L'insediamento è costituito da una schiera di edifici di abitazione permanente (suddivisi in tre unità abitative) posti sotto un'unica grande copertura con andamento parallelo alle linee di livello del terreno e da due edifici minori ad uso rurale. La parte residenziale ha tetto a due falde con manto di copertura in «piode selvatiche» e si sviluppa su tre piani. Al piano terreno sono ricavati gli spazi per le cucine, le stile rivestite di legno con pigna in muratura, i locali per la lavorazione del formaggio e, contro terra, per la conservazione dei prodotti alimentari (cantine). Al piano superiore, tramite scala interna, si raggiungono le camere, sopra ancora il sottotetto. Il rilievo architettonico ha rivelato l'esistenza di una parte più antica, medievale, a cui successivamente venne aggiunto un muro più a valle. Caratteristici sono i balconi del primo plano con parapetto a cassetta. Il dislivello del terreno è tale che a monte non ci sono aperture, non emergendo il volume del corpo del fabbricato dal terreno. Gli edifici rurali hanno la parte al piano terreno destinata a stalla e quella al piano superiore a fienile; quest'ultima ha struttura in legno a travi incastrate."

Riprendiamo il cammino ed imbocchiamo il sentiero verso destra (nord), che porta alle case della contrada Fognini (termine che deriva dalla voce lombarda “fogn”, “fognìn”, che significa “oggetto nascosto”). Superata una fontana, troviamo sulla nostra sinistra due grandi esempi di costruzione con la tecnica del “carden” o “cardana”. Si tratta di una tecnica costruttiva che caratterizza le popolazioni Walser, denominata anche “blockhaus” o “blockbau”, centrata sull’utilizzazione del legno, in quanto le pareti sono, in parte o totalmente, costituite da travi che si intrecciano e si incastrano negli angoli. L’incastro dei tronchi di legno sull’angolo era detto “scepàda” o “incucadüra”. Con tale tecnica venivano costruite, in genere, le pareti del piano superiore degli edifici adibiti a stalla e fienile, mentre quello inferiore era in muratura. Esempi di questa architettura rurale sono, in Val Tartano, frequenti.
Subito dopo queste baite non prendiamo a destra, ma a sinistra, salendo in direzione dei prati a monte della contrada. Troviamo, ben presto, un bivio, al quale ignoriamo il sentiero che prosegue diritto, verso la parte alta dei prati, ma quello che piega a destra (indicazioni del Sentiero Alfredo), portandosi verso l'aspro solco di un aspro vallone. Attraversato il vallone, seguiamo il sentiero che dopo un tratto in piano piega a sinistra e comincia a salire verso ovest-nord-ovest, seguendo il ripido dosso boscoso compreso fra il vallone, che resta alla nostra sinistra, e la più marcata valle del Piscino, alla nostra destra (attenzione a non imboccare un sentiero che scende verso destra alla contrada della Biorca).


Mulattiera per l'alpe Piscino

Ben presto il sentiero piega a destra (nord) e diventa marcata mulattiera, che guadagna quota con diversi tornanti nella splendida cornice di un bosco di superbi abeti. Piegando ancora a sinistra, procediamo salendo verso nord-ovest. A metà salita circa il bosco si apre e la mulattiera si districa fra roccette insidiose. Poi, dopo un ultimo tratto in pecceta, la mulattiera sale al limite della pecceta, dalla quale usciamo a quota 1600, alla parte bassa dei ripidi prati dell'alpe Piscino, in corrispondenza di un rudere di baita.


Baita all'alpe Piscino

La mulattiera lascia il posto ad un sentierio che sale verso nord, con direzione quasi diritta (spostata leggermente a destra), fino alla baita cartografata come Casera di Piscino (m. 1682), che si trova approssimativamente nella parte mediana dei prati. Proseguiamo sulla traccia tendendo leggermente a destra, in direzione delle baite più alte dell'alpe Piscino (la più alta, datata 1958, è a quota 1810 metri).
Non raggiungiamo, però, queste baite, ma pieghiamo a destra, puntando ad una baita intermedia, a quota 1700 metri circa. Procediamo verso destra (per chi guarda a monte), seguendo una traccia appena visibile all'inizio, poi più marcata, che procede in piano verso nord, in direzione della parte alta della Valle del Piscino. Appena prima di entrare nel bosco, su un frammento di muretto, a sinistra del sentiero, vediamo un segnavia bianco-rosso. Evitiamo in ogni caso di procedere tentando di attraversare a vista la Valle del Piscino.


Attraversando l'alta Valle del Piscino, verso la Curt

Entriamo così nel bosco, attraversiamo il centro del vallone, dove il sentiero si vede appena al centro di uno smottamento (attenzione!), e procedendo verso est sempre quasi in piano attraversiamo la fascia boscosa del versante nord del vallone, uscendo dalla pecceta sul limite dell'ampio e splendido ripiano dell'alpe della Curt (la Corte, cartografata però sulla carta IGM come alpe Postareccio), raggiungendo il limite del prati della Curt. Procediamo ora verso nord-ovest, in direzione della ben visibile baita, quotata 1714 metri, collocata su una sorta di balcone nel punto in cui l’alpe si distende in un’ampia conca. Bellissimo il panorama da qui: alla nostra sinistra vediamo l’intero gruppo del Masino, dal pizzo Porcellizzo al monte Sissone, chiuso dal superbo monte Disgrazia; ampio e straordinario è anche il colpo d’occhio sul versante orientale della Val Tartano,  sulla Val Lunga e su buona parte della Val Corta (Val di Lemma e Val Budria). 


Alpe Postareccio (Curt)

Proseguiamo, dunque: dopo un primo tratto verso sinistra, che ci porta ad un sistema di roccette, pieghiamo a destra e, su sentierino, ci portiamo al gruppo delle baite più alte, la prima delle quali appare ancora ben tenuta. Dall’ultima baita proseguiamo, ora, verso nord, fino ad un cartello, che reca scritto “Cort 1699 m.” Il cartello segnala un bivio: procedendo diritti si va, in 30 minuti, al pizzo della Pruna, mentre prendendo a sinistra in 30 minuti ci si porta all’alpe gemella del Piscino ed si scende a Tartano in un’ora e 30 minuti.


Alpe Postareccio (Curt)

Il pizzo della Pruna, meta del Sentiero Alfredo, è vicino, anche se da qui riesce difficile intuire dove sia la sua cima, perché davanti a noi sta solo il limite del bosco. In realtà il pizzo appare come tale solo da Campo Tartano: da qui altro non è se non un poggio boscoso. Proseguiamo, su traccia di sentiero, fino al limite del bosco, dove il sentiero si fa più marcato e comincia a salire gradualmente. Se abbiamo qualche problema a trovare l’ingresso nel bosco, regoliamoci così: diamo le spalle ll’ultima baita e procediamo in diagonale verso il bosco, senza scendere né guadagnare quota. Una volta entrati nel bosco (segnavia banco-rosso su un sasso), procediamo con qualche saliscendi. Poi un tratto esposto su roccioni, un po’ impressionante, viene superato senza problemi (la sede è larga). Su un masso alla nostra destra troviamo un nuovo segnavia bianco-rosso con numerazione 163 (Sentiero Alfredo). Il sentiero comincia ora a salire e nel contempo piega gradualmente a sinistra. Superato un abete con segnavia disegnato sul tronco, la traccia si fa più debole. Superiamo anche qualche muretto a secco, ed alla fine siamo ad una radura.


Clicca qui per aprire una panoramica dall'alpe Postareccio (Curt)

Il pizzo (piz de la prùna) è qui: la grande croce in larice posata  nel 1991 lo conferma. Un cartello indica: Pizzo della Pruna – m. 1795. Siccome alle nostre spalle c’è il versante boscoso che sale, non abbiamo affatto l’impressione di essere ad una cima. Il panorama, in compenso, è spettacolare, soprattutto a nord: vediamo la parte orientale della Costiera dei Cech e buona parte del Gruppo del Masino. In particolare, partendo da sinistra distinguiamo l’affilata cima del monte Spluga o Cima del Calvo (m. 2967), posto all’incontro di Valle di Spluga, Val Ligoncio e Valle dei Ratti. Mentre la testata della Valle dell’Oro resta nascosta, vediamo buona parte di quella della Val Porcellizzo, partendo proprio dal pizzo Porcellizzo (il pèz, m. 3075), seguito dal passo Porcellizzo (m. 2950), che congiunge la valle omonima all’alta Val Codera. Ecco, poi, le più celebri cime della Val Porcellizzo: la punta Torelli (m. 3137) e la punta S. Anna (m. 3171) precedono il celeberrimo pizzo Badile (badì, m. 3308), cui fa da vassallo la punta Sertori (m. 3195). Segue il secondo signore della valle, il pizzo Cengalo (cìngol, m. 3367).


Alpe Postareccio (Curt)

Chiudono la testata i puntuti pizzi Gemelli (m. 3259 e 3221), il passo di Bondo (pas da bùnd, m. 3169), che dà sulla Val Bondasca, in territorio svizzero, ed il pizzo del Ferro occidentale o cima della Bondasca (m. 3267). Procedendo verso est, ecco il pizzo del Ferro centrale (m. 3287), il torrione del Ferro (m. 3070) ed il pizzo del Ferro orientale (m. 3200), che costituiscono la testata della Valle del Ferro (laterale della Val di Mello) e sono chiamati nel dialetto di Val Masino “sciöme do fèr”. Alla loro destra la poderosa cima di Zocca (m. 3175), sulla testata della valle omonima, seguita dalla punta Allievi (m. 3121), dalla cima di Castello (la più alta del gruppo del Masino, con i suoi 3392 metri), e dalla punta Rasica (rèsga, m. 3305).


Poggio del pizzo della Pruna

I tre poderosi pizzi Torrone (turùn, occidentale, m. 3351, centrale, m. 3290, ed orientale, m. 3333) chiudono la valle omonima, che precede l’ampia Val Cameraccio, sulla cui testata si pongono il monte Sissone (sisùn, m. 3330), la punta Baroni, o cima di Chiareggio settentrionale (m. 3203), le cime di Chiareggio centrale (m. 3107 e 3093), il passo di Mello (m. 2992), fra Val Cameraccio e Val Sissone, in Valmalenco, ed il monte Pioda (m. 3431), posto immediatamente a sinistra dell’imponente ed inconfondibile monte Disgrazia (m. 3678), che chiude la Valle di Preda Rossa. Le due cime, pur così vicine, sono geologicamente separate, in quanto appartengono a mondi diversi: dal grigio granito del monte Pioda si passa al rosseggiante serpentino del monte Disgrazia. A destra di questa cime si distinguono i due maggiori Corni Bruciati (punta settentrionale, m. 3097, e punta centrale, m. 3114). A destra del monte Disgrazia sbucano appena le cime della testata della Valmalenco; si vedono bene, invece, pizzo Scalino e punta Painale.


Panorama dall'alta Valle del Piscino

Qui termina il Sentiero Alfredo Possiamo tornare per la medesima via di slita, oppure allungare un po' l'itinerario sfruttando il Sentiero dei Mirtilli e passando per la Forcella. In tal caso, volte le spalle alla croce ed al gruppo del Masino, continuiamo a salire su sentierino, chiamato “sentiero dei mirtilli”, verso destra. Il primo punto richiede un po’ di attenzione, perché tagliamo una china erbosa un po’ ripida. Proseguendo nella salita, siamo, in breve, ad una radura, dalla quale si apre un bellissimo scorcio ad ovest che raggiunge l’alto Lario. Vediamo, in primo piano, più a sinistra, il monte Piscino, sormontato da un grande ometto (m. 2091). Siamo sul largo crinale che separa la Val di Tartano dalla bassa Valtellina. La traccia per un tratto si perde, ma seguendo il crinale in breve la ritroviamo. Intorno a noi, diversi larici, ed anche cadevi di larici, evidentemente colpiti da fulmini. Dopo qualche saliscendi, siamo all’ampia radura di quota 1830 (la mùta), al centro della quale, su un masso, vediamo un segnavia numerato 163. Poco oltre, ad un bivio, non proseguiamo diritti, su un sentierino, ma prendiamo a sinistra, iniziando a scendere (sempre seguendo i segnavia). Ci ritroviamo, così, a monte del limite alto dell’alpe Postareccio (o Corte). Nell’ultimo tratto il sentiero sembra perdersi, ma possiamo anche scendere a vista in direzione della baita più alta, sul limite del bosco.


La Val Tartano vista dalla Furscèla

Ora prendiamo a destra, agganciando un largo sentiero che percorre un breve tratto di bosco, salendo fino ad uno zapèl (passaggio) fra due muretti a secco. Salendo ancora, intercettiamo un largo sentiero che viene da sinistra. Ci ritroviamo, così, poco sotto la sella erbosa della “Furscèla” (Forcella, m. 1880), che si affaccia su un vallone sopra i monti di Talamona. Una breve salita, a vista, ci porta ad affacciarci sulla bassa Valtellina, con colpo d’occhio molto ampio. Cominciamo poi a scendere in diagonale verso destra, afferrando un largo sentiero che, superata una fascia smottata alla parte alta della Valle del Piscino, si riporta al limite alto dell'alpe Piscino. Proseguiamo nella discesa, sempre verso destra, fino alle vicine baite alte dell’alpe Piscino. La baita più alta, datata 1958, è posta a quota 1810.
Ora proseguiamo nella discesa in direzione della baita più bassa, raggiunta la quale cerchiamo la partenza, nella pecceta, della marcata mulattiera che scende diretta alla parte alta dei prati sopra la Biorca. Qui possiamo di nuovo piegare a destra, superando un vallone e tornando a Fognini, oppure prendere a sinistra e scendere per via più diretta alla Biorca (ma questo secondo sentiero è tutto da verificare per la presenza di un largo smottamento a monte della Biorca, per cui vale la pena di stare sul sicuro e ripercorrere la medesima via di salita).

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